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mercoledì 5 settembre 2012

Antonello Venditti non è personaggio gradito in Calabria, ci venga se vuole come turista, ma non come cantante.


In altre parole, venga in Calabria a spendere soldi, se vuole, ma  non a incassarne dai calabresi.
Era il settembre 2009 quando scoppiò il caso "Venditti vs Calabria", come fu definito dalla stampa. Antonello Venditti, durante un suo concerto del 2008 in Sicilia, aveva pronunciato parole offensive e gratuite nei confronti della Calabria e dei calabresi: "Perchè Dio ha fatto la Calabria?...Ho conosciuto un ragazzo calabrese che prendeva il traghetto per la Sicilia, dove trovava una ragione, la cultura. In Calabria non c'è veramente niente, ma niente che sia niente." Il cantante era stato ripreso in un video caricato su Youtube, che il giornale online Strill.it scoprì e rese pubblico.

 In breve tempo semplici cittadini, esponenti della cultura (quella negata da Venditti) e politici di tutta la regione manifestarono la loro indignazione per il gesto compiuto dal cantante; gesto che appariva ancora più scorretto considerando le parole che Venditti aveva detto nel 2007 sul lungomare di Reggio Calabria, dove aveva elogiato la Calabria, asserendo di non capire come si potesse parlarne male. (Ma in quel momento era a libro paga dei cittadini calabresi, verrebbe da pensare). 
Alla fine di un mese veramente frenetico, con interviste a Venditti anche dalla televisione nazionale, lettere ai giornali a raffica da parte di cittadini indignati e quant'altro, il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Scopelliti (in pre-campagna elettorale in corsa per la poltrona di governatore della Calabria) si recò a Roma a casa del cantante per riappacificarsi a nome dei calabresi; chi gliene abbia dato mandato è ancora un mistero, ma la fotografia di Scopelliti e Venditti a braccetto fa ancora innervosire tanta gente. Anche il governatore pro-tempore Agazio Loiero si recò da Venditti, naturalmente, ed anche lui ottenne parole di scusa e la promessa di recarsi "a breve" in Calabria e di mettersi a disposizione per "fare qualcosa per la terra che amava". Il tutto in barba al semplice, civile, naturale concetto che dovrebbe essere chi offende a recarsi a trovare l'offeso per chiedere scusa, e non il contrario. E si parla di spostarsi da Reggio a Roma, mica di attraversare la strada. Qualcuno, dalla Calabria, propose a Venditti un concerto riparatore gratuito, ma da quel giorno, era l'ottobre 2009, nessuno lo ha mai visto qui da noi, se non in televisione. 

Venditti si è scusato con argomentazioni ridicole, infondate, insostenibili di fronte al video che lo inchioda alle sue responsabilità, ma i nostri due "ambasciatori" autoincaricatisi di risolvere la questione, facendo "i fissa pi non ghiri a' guerra" (gli scemi per non andare in guerra) accettarono le scuse ed il caso fu chiuso. Dopo tre anni, come se niente fosse successo, dopo avere preso in giro i calabresi con le sue patetiche scuse, Antonello Venditti si ripresenta in Calabria con un megaconcerto (nelle intenzioni degli organizzatori) a Vibo Valentia, il 28 settembre 2012. Un megaconcerto con prezzi per niente popolari, vista la attuale situazione di crisi. Viene solo ed esclusivamente per guadagnare denaro. Comunque, al di là del concerto che si terrà (credo) in ogni caso, ritengo che Antonello Venditti debba essere messo a conoscenza del fatto che in realtà nessuno gli ha creduto, probabilmente neanche i suoi due interlocutori di allora. Perchè il vero problema, quello che di più brucia, non sono le parole dette in Sicilia (sicuramente gravi) ma l'ambiguità, la falsità del suo comportamento. Non è e non sarà mai più persona gradita in Calabria, perchè ha offeso e cercato di raggirare i calabresi, prima elogiandoli in loro presenza dopo offendendoli fuori dalla regione, e per finire recitando scuse ridicole. Nessuno gli impedirà di venire e nessuno gli vieterà di cantare, ci mancherebbe altro, ma certo pochi calabresi lo saluteranno vedendolo per la strada e pochi calabresi lo andranno a vedere e gli batteranno le mani. 

mercoledì 31 marzo 2010

Lo tsunami Scopelliti travolge il centrosinistra calabrese.

Da:  RETE PER LA CALABRIA,  riprendo questo pezzo di Giovanni Pecora che secondo me rende molto bene l'idea sull'argomento per quanto riguarda l'aspetto relativo al centrosinistra ed alle cause della disfatta elettorale senza precedenti:


Lo tsunami Scopelliti travolge il centrosinistra calabrese. E adesso cacciateli tutti.

Come avevamo ampiamente previsto noi, popolo degli incazzati con il centrosinistra, il loierismo, l’emirato di Peppe Bova, il familismo amorale di Nicola Adamo, hanno creato solo un impero di carta, di tessere finte e tesseramente gonfiati, che uno tsunami elettorale, quello dove i voti sono veri, e non di plastica come nelle primarie, ha spazzato letteralmente via.
Non è stato merito – o almeno non solo merito – di Scopelliti, ma demerito di una classe dirigente di centrosinistra non solo autoreferenziale e non radicata realmente sul territorio, ma immorale, collusa con il potere trasversale delle lobbies politico-affaristiche come quella rappresentata dal direttore di “Calabria Ora” Paolo Pollichieni, odiosa nei rapporti con la propria stessa minoranza interna.
Adesso i “Signori delle tessere” hanno dilapidato in soli cinque anni un patrimonio di consenso e voti, riuscendo nella memorabile impresa di portare il centrosinistra dal 63% del 2005 al miserrimo 31% che le proiezioni danno in questo momento
Avevamo previsto – e per la verità auspicato – non una sconfitta, ma uno tsunami che ripulisse la nostra terra da questo ciarpame politico. Siamo stati accontentati al di là di ogni nostra più fosca previsione.
Adesso anche i sordo-ciechi dirigenti nazionali PD come Franceschini e Bersani dovranno scegliere: o dare ancora ossigeno a questi cadaveri politici, agli zombie Loiero, Adamo e Bova, o cacciarli via e ricominciare da zero.
Anche il dato di Callipo è ininfluente, doppiamente ininfluente, cioè sia come segnale di cambiamento (evidentemente la gente non ha creduto alla favoletta dell’imprenditore illuminato, ma che in effetti ha deciso di fare tutto da solo, col solito metodo padronale che evidentemente gli è congeniale), né dal punto di vista dell’ipotetica alleanza con il centrosinistra, visto che tutti insieme avrebbero raggiunto sì e no il 40%.
I calabresi hanno fatto una scelta di campo netta e chiara per un cambiamento radicale, senza nebulosità ed avventure.
Adesso per cinque anni governerà Peppe Scopelliti, con un largo mandato popolare. Un mandato che gli deriva in buona parte dall’astensionismo di almeno un 5/6% di elettori che la volta scorsa avevano votato centrosinistra, ed io penso di almeno un 15% di elettori che la volta scorsa avevano votato Loiero, e stavolta hanno votato Callipo o direttamente Scopelliti.
Tradotto in cifre accorpate, potremmo dire che un inedito “terzo polo” alternativo in questo momento storico in Calabria esiste, e può contare su una base di partenza di circa il 20% di elettori.
Questa potrebbe diventare la vera e dirompente novità in Calabria, una novità politica che potrebbe diventare non solo utile, ma addirittura indispensabile all’avvento della “Calabria che vorremmo”.
Soprattutto se riuscirà a risolvere i nodi del protagonismo basato sul nulla al suo interno e si darà delle regole democratiche di rappresentanza. Ma ancor di più se saprà cominciare a dialogare con tutti, per il bene della Calabria, al di là degli steccati ideologici.
L’alternativa si costruisce nei confronti del malaffare, della mafia, della massoneria deviata, e nelle loro collusioni con la politica. La battaglia si deve fare PER una Calabria diversa dal passato, che per noi ha purtroppo un solo colore: il nero del lutto.
Se guardiamo alla disfatta di personaggi come Bova, Adamo ed i loro manutengoli in affari come Pollichieni, dovremmo veramente esultare.
Ma se vogliamo veramente il bene della Calabria dobbiamo esser molto sobri, perchè il cammino del cambiamento è appena cominciato.
Deve dare prova di profondo cambiamento di mentalità il centrodestra guidato da Scopelliti, perchè altrimenti tutto sarebbe vano.
Ma deve dimostrare reale volontà di cambiamento anche il centrosinistra calabrese, che ha portato questa parte politica al livello elettorale più basso di tutti i tempi, ma che neanche di fronte alla peggiore delle disfatte dimostra di avere, almeno fino alle notizie a caldo, un minimo di etica politica: notizie colte qua e là ci dicono infatti di cupe riunioni a porte chiuse in cui si sta tentando – come nella migliore tradizione di sinistra – di buttare la colpa della sconfitta su “eventi esterni imprevedibili”, improbabili “tradimenti”, orride “collusioni”.
Dicono di tutto, tranne la cosa più semplice: “non siamo più credibili come classe politica”.
Mai, specialmente tra gli ex comunisti, UNO che abbia il fegato di assumersi la responsabilità di una sconfitta così macroscopica ed irrimediabile traendone la conclusione più logica: CAMBIARE MESTIERE.
Quando il popolo ti castiga in maniera così pesante ed inequivocabile, un politico per bene, un galantuomo, restituisce le chiavi e se ne torna a casa a fare il vecchio mestiere che faceva prima di essere “onorevole”.
Ah, già.
Forse il problema è proprio questo. Da quelle parti di gente che abbia un mestiere oltre alla politica non è che ce ne sia poi tanta.
Ma con quello che hanno messo in tasca in tanti anni di potere politico, almeno i più importanti di loro, potrebbero anche permettersi il lusso di vivere di rendita, perbacco.
Vediamo dunque chi di loro avrà il buonsenso di lasciare le chiavi del partito e farsi da parte.
Si accettano scommesse.
Giovanni Pecora

(pubblicato con l'autorizzazione dell'autore)

mercoledì 3 febbraio 2010

PAGLIACCI!


Il Partito Democratico indice le primarie in Calabria! In pratica dopo almeno un mese di discussioni sull'aria fritta il risultato è quello di dire "fino ad ora abbiamo sbagliato". Ora per completare la pagliacciata rimane solo da "eleggere" a candidato con le primarie il governatore uscente Agazio Loiero, cosa che appare più che probabile. Ne esce azzerato come immagine tutto il PD, regionale e nazionale. Lunga vita a Berlusconi & C.

sabato 23 gennaio 2010

Il PD calabrese: L'armata Brancaleone


Da sempre la storia ci insegna che le armate composte da mosaici di razze, oppure ideologie, o meglio ancora da mercenari, si sono sempre sfaldate alla prima occasione aldilà dei risultati ottenuti. Mi sorge il dubbio che i fautori del bipolarismo politico abbiano pensato proprio a questo, sperando rispettivamente che l’altra parte si sfaldasse analogamente ai grandi eserciti del passato. La situazione attuale è penosa, inutile negarlo, con una maggioranza che si tiene unita a forza di ricatti reciproci e la consapevolezza che comunque l’opposizione meglio non sta. Con un’opposizione ridicola che per anni ha fatto campagne elettorali basate sulle “biricchinate” del leader avversario e che ha cambiato continuamente leader nazionali e locali a fronte di un unico avversario negli ultimi 15 anni. Ma adesso, quando ormai l’esperienza dovrebbe avere insegnato non qualcosa, ma tutto, assistiamo all’apice dello sfascio totale: lo spettacolo vergognoso che il Partito Democratico calabrese sta dando in questo giorni sta praticamente consegnando nelle mani del candidato della destra il prossimo governo regionale. Non è che la cosa sia un male a prescindere, anzi, ma la palese debolezza di una delle parti in lizza potrebbe causare l’infiltrazione di elementi diciamo “poco adatti” a rivestire cariche amministrative perché supportati da elettori interessati “economicamente” (o per altri motivi, e con un'opposizione come quella che a questo punto dovrebbe prospettarsi non c'è da stare allegri). Sembra il testo di un pezzo da “Zelig”: fino a qualche giorno fa il PD basava la sua campagna elettorale sulla democraticità delle primarie; successivamente, a seguito di una voce relativa ad un accordo con l’UDC secondo cui in cambio dell’alleanza il partito di Casini avrebbe addirittura ottenuto la candidatura alla presidenza, il PD sospende le primarie (come dire, a chi ha un po’ di cervello: la democrazia va bene ma eventualmente decido io); a seguito di ciò il presidente uscente Loiero si dissocia e minaccia di candidarsi da solo (come dire: il candidato devo essere io, perché sono talmente fedele al partito che se non mi candidate me ne vado); in risposta il PD si autoconvoca stigmatizzando il comportamento di Loiero, con un documento firmato da centinaia dirigenti (credo che siano giunti ad un migliaio, una volta negli eserciti c’erano più soldati che ufficiali ma ormai senza gradi nessuno combatte più); il giorno dopo esce un comunicato del vice presidente dell’assemblea regionale PD Pino Gentile, che si dissocia dal documento e chiede conto della firma messa a suo nome arbitrariamente, avanzando anche sospetti sull’autenticità di altre firme; ma ecco il colpo di scena: il dirigente del PD di Cittanova Pino Gentile risponde al suo omonimo, sempre sulla stampa, che la firma è la sua, e che non può pretendere di avere la titolarità del nome (in un partito serio un equivoco del genere si sarebbe risolto al proprio interno con una semplice telefonata mentre in un partito come l’attuale PD sono di moda le sceneggiate che si trasformano in farsa); per finire (ma solo fino ad oggi) la famosa assemblea degli autoconvocati, guarda caso, è stata rinviata a data da destinarsi con le solite motivazioni fumose. Risultato: addio primarie; ennesima figuraccia di fronte agli elettori; chiara immagine di scarsa coesione e pessimo coordinamento. Ma chi li vota a questi? A proposito, complimenti all'UDC che è in grado di spostare i suoi elettori come pecore da destra a sinistra in tutta Italia, garantendo accordi di tutti i tipi a seconda della convenienza. In Calabria è riuscita ad annullare la sinistra e probabilmente adesso farà l'alleanza con la destra. Sarà stata una cosa voluta?