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mercoledì 26 settembre 2012

Scontro tra caste

Su Sallusti, che io vedo come individuo e non come giornalista (come credo debbano fare tutti quelli che dichiarano di essere contro le caste) ritengo che debbano essere scissi i due concetti di "condanna" e di "pena". Se è colpevole, e tre sentenze in tal senso credo lo sanciscano definitivamente, deve essere condannato. Nessuno può diffamare altri individui, e se lo fa o ne è responsabile, deve pagare. Ma 14 mesi di carcere sono un chiaro atto di terrorismo psicologico verso chi esercita la professione. Quello che non capisco è lo sdegno di quel centrodestra che ha continuamente chiesto il carcere per i giornalisti. E quello che capirò ancora meno è se sarà trovata una soluzione "bonaria" di aggiustamento per questo caso. Se la legge è uguale per tutti e gli individui sono tutti uguali, la soluzione per Sallusti (che nel migliore dei casi sarà la milionesima vittima di una sentenza sbagliata) deve essere successiva alla soluzione per tutti gli altri. In caso contrario avremo assistito alla ennesimo scontro tra caste, giornalisti contro magistrati, con immenso spiegamento di forze da entrambe le parti, che si sarà conclusa con la mediazione della terza e forse più potente casta, la politica. Tutto quello che potrà scaturire da un accordo a tre del genere vedrà soccombente l'unica vera associazione di individui naturalmente lecita : i cittadini.

lunedì 28 dicembre 2009

Morte di un pensionato.


Il tono dell’articolo pubblicato sulla Gazzetta del Sud di oggi 28 dicembre 2009, riguardante l’avvio di un’inchiesta sulla morte di Franco Nisticò, ex sindaco di Badolato e presidente del Comitato per la Statale 106 jonica, lascia trasparire tutta l’arroganza e presunzione della macchina propagandistica pro-Berlusconi attualmente funzionante a massimo regime. Non intendo entrare nel merito delle responsabilità (se ce ne sono) sulla sua morte, né della buonezza o meno delle argomentazioni sostenute da Nisticò durante il suo intervento sul palco della manifestazione “No-Ponte”, non è questo il momento. Sto parlando della morte di un uomo che era impegnato politicamente e socialmente nella difesa di quello in cui credeva. Non ha alcuna importanza essere d’accordo o meno in quello che sosteneva Nisticò; la sua storia ed il suo impegno, e soprattutto la sua tragica morte, avrebbero meritato ben altra menzione che quella che gli ha riservato la Gazzetta del Sud nell’articolo del 28 dicembre. Ma si sa: ormai la sinistra ha in mano i giornali ed attacca continuamente il Premier, allora bisogna bilanciare utilizzando i “pochi” mezzi di cui dispone l’attuale maggioranza, cercando di sminuire tutto, anche la morte di un uomo. Intendiamoci, non è possibile per nessuno riuscire a sminuire la morte di un essere umano, ma è possibile cercare di minimizzarne il significato. Per la Gazzetta del Sud quel giorno è morto un pensionato; non un manifestante contro il ponte sullo stretto, non un cittadino calabrese ex sindaco di Badolato, presidente del Comitato per la statale 106 , ben conosciuto in Calabria: un pensionato. A nulla vale che precedentemente, a caldo, i titoli (anche della Gazzetta del Sud) siano stati altri: allora sarebbe stato difficile mischiare le carte, ne parlavano tutti i giornali. Adesso che la notizia è decantata, dovendo parlare dell’argomento, si può anche tralasciare qualche "piccolo" particolare che danneggerebbe la “causa”! Ed ecco che nell’Italia dei comitati e delle associazioni, dove basta fondare il “comitato contro questo” o “pro quello” per avere uno spazio sugli organi d’informazione senza che questi si preoccupino neanche di verificarne la consistenza, il presidente di un Comitato di cui fanno parte le Province di Reggio Calabria, Catanzaro e Crotone, i comuni di Reggio Calabria, Bovalino, Locri, Gioiosa, Davoli, Sellia, Cutro, Rossano, Cassano, Soverato e tanti altri enti ed associazioni, quando muore (in quel modo, s’intende) diventa semplicemente “un pensionato”. Avrei voluto vedere le reazioni (della Gazzetta del Sud in primis) ad un titolo del tipo: “Scagliata contro un imprenditore milanese una statuetta del Duomo di Milano”. E non mi si dica che il paragone non calza, per favore: sull’aggressione al Premier i giornali della propaganda non perdono occasione di riempire pagine e pagine. L’ultimo articolo (che ho letto io) pretende di paragonare Berlusconi ai Grandi della Storia, naturalmente su “Il Giornale”. Grandi è scritto maiuscolo, non è all’inizio del periodo e non viene dopo un punto, tanto per precisare. È palese il tentativo di assimilare gli attentatori dei vari Kennedy, Martin Luter King, etc. al povero Tartaglia, per fare da ciò scaturire la stessa similitudine tra le vittime. Ma che relazione c’è tra un attentatore che uccide la propria vittima con una pistola o un coltello, ed un poveraccio che ce l’ha (chissà perché) con un governante e gli scaglia contro alla prima occasione quello che si trova a portata di mano senza ucciderlo? La stessa che c’è tra i Grandi della Storia e il nostro Premier. Per essere ricordati tra i Grandi della Storia bisogna aver fatto ben altro che l’ovvio; raccogliere spazzatura, dare la casa a chi non ce l’ha, fare arrestare i delinquenti, sono cose di ordinaria amministrazione per un amministratore (scusate il gioco di parole); certo, chi non lo fa andrebbe sanzionato, ma chi lo fa non fa altro che il proprio dovere. Perciò, quale Grande della Storia? La Storia, quella con la S maiuscola, non ha bisogno di essere imbeccata da nessuno. Il tempo darà ragione e torto rispettivamente a chi li avrà meritati. Peccato però che forse sarà troppo tardi.

martedì 22 dicembre 2009

Ho recuperato il mito.


Questo post è la copia integrale di un articolo di Marcello Veneziani pubblicato su "Il Giornale". Non ritengo necessario fare alcun commento; solo la soddisfazione di leggere con piacere una delle poche vere "penne" attualmente in circolazione (questo al di là di quello che dice, anche se in questo caso sono perfettamente d'accordo).


"SONO L'ISLAMICO MOHAMED. LA MAESTRA MI NEGA IL PRESEPE"

-La lettera immaginaria di un bambino musulmano esasperato dallo zelo multiculturale che nasconde Gesù Bambino e i Re Magi-

Salve, sono Mohamed Venez-Janiì, bambino musulmano di anni dieci. Stamattina ero contento di andare a scuola perché dovevamo andare a vedere il presepe e a festeggiare con i canti di Natale. Invece stamattina la maestra ha detto che per rispetto nei miei confronti si resta in classe e non si festeggia Natale. Gesù Bambino è troppo offensivo per noi islamici, ha detto, la Madonna vergine, devota e madre, è un insulto ai diritti delle donne, i Re Magi sono tre offese alla Costituzione repubblicana, gli Angeli sono una presa in giro dei trans, il bue e l’asinello sono un’offesa ai diritti degli animali ridotti a termosifoni della grotta, e il panettone è un insulto consumista alla fame nel mondo. Ma il Natale tutto, ha detto, mortifica quelli come me, che non sono cristiani, ci offende e ci prende pure in giro perché ci riduce nel presepe a beduini, pastori e cammellieri. Ma la maestra non sa che per noi islamici beduini non è un’offesa, e nemmeno pastori e cammellieri. Mio zio è cammelliere e ha pure le capre e io da grande volevo fare il beduino. Comunque Natale non si festeggia per rispetto mio.
La maestra della classe accanto, più furba, ha trasformato il Natale in festa della luce: io non lo so, perché vengo da lontano, ma forse a Natale si festeggia la santa natività dell’Enel. La maestra del piano di sotto, invece, non ha fatto festeggiare e ha spogliato l’albero di tutte le palle luminose perché quattro ladri hanno rubato l’insegna ad Auschwitz; ma non ho capito che c’entra con Gesù Bambino.
Non vi dico la rabbia che mi ha preso quando ci ha detto che non si andava più a cantare «Tu scendi dalle stelle» e non si mangiava più il panettone per rispetto di noi islamici. E non solo mi sono arrabbiato perché ci hanno tolto una bella mattinata di festeggiamenti, ma questa cosa che non si festeggia perché ci sono io musulmano mi ha fatto odiare per la prima volta da tutti i miei compagni di classe perché hanno capito che a causa mia e della mia famiglia non si festeggia Natale e non si canta ma si interroga e si fanno i compiti. Mi hanno preso per uno che piange e si arrabbia se gli altri festeggiano, non ama il Bambinello e detesta la Madonna come il Panettone.
Dicono che vengo dalla Rabbia saudita. Non mi invitano più alle feste perché pensano che io sono contrario e gliela tiro. Vedono me, mia madre Fatima e mio padre Alì, come guastafeste e anche un poco terroristi. E invece non è vero: a me piace Natale e a casa mia di solito a Natale si mangia l’Agnellone perché pure per noi è una mezza festa, mi è simpatico il Bambinello, la gente intorno al presepe è tutta delle parti mie, non c’è nemmeno un personaggio padano o inglese. Tutti mediorientali come me. Salvo gli angeli che sono come le hostess degli aerei, vivono in cielo e non hanno una terra loro.
Questa storia che si deve rispettare me che sono islamico mi ha stufato. Il giorno prima della festa di tutti i santi, la mia maestra ha detto che non dobbiamo festeggiare perché si offendono non solo gli islamici, gli ebrei e i non credenti ma pure i protestanti. Poi, d’accordo con il capo d’istituto, ci ha riuniti tutti intorno alla cattedra e ha tolto dal muro il crocifisso. Ha detto che quel segno lì, sperduto sul muro a fianco alla lavagna, che non avevo mai notato, offendeva me e tutti quelli che come me non credono e non pregano per Cristo. A me è dispiaciuto vedere quel poveretto magro magro e già sofferente, pieno di sangue e con quei chiodi conficcati nelle mani e nei piedi, finire in una busta di plastica e andare chissà dove; raccolta differenziata, almeno spero. I miei amici dicevano: ma che ti ha fatto Gesù Cristo, che ha fatto alla tua famiglia? E io non sapevo cosa dire perché non mi aveva fatto niente, non mi offendeva affatto, mi faceva pena. Mio padre ne aveva parlato pure bene, diceva che era un profeta, comunque una brava persona. E non ce l’aveva con noi musulmani né tifava per gli americani anche perché quando c’era lui, non c’erano ancora né l’Islam né l’America.
Ma ora che la maestra ha tolto il crocifisso, l’albero, il presepe, la festa di Natale, i canti e le preghiere perché offendevano me, una mia amichetta ha detto: ma perché sei così incazzuso e ti offendi per ogni cosa che abbiamo e festeggiamo noi? Ma io non mi offendo affatto, è lei, la maestra, che dice così. Ho paura che ci toglieranno pure Pasqua perché offende noi musulmani. Ho paura che si inventeranno qualcosa per toglierci pure le vacanze dell’estate e diranno che non si fanno perché noi musulmani odiamo il mare e preferiamo il deserto. Bugia, a me piace il mare. Io non so perché voi italiani vi vergognate di fare le cose che avete sempre fatto, di far vedere agli altri le cose che vi piacciono da sempre; non volete farci capire che pure voi avete un dio, solo che lo chiamate e lo vedete in altro modo. Ho l’impressione che questa maestra - che legge la Repubblica ma siccome è pluralista, come dice lei, porta a volte in classe l’Unità, Il fatto e Il manifesto - trova la scusa che c’è in classe l’islamico ma è lei che non sopporta il Natale.
Forse perché s’annoia, forse perché da bambina perdeva a tombola, forse perché il marito la trova racchia, o non so, perché detesta la Croce, il Papa e tutti i suoi dipendenti. A me il presepe piace; mi piace meno quel panzone vestito di rosso, Babbo Natale, che mi sembra un pagliaccio carico di vizi, pensa solo a ingrassare e a farci ingrassare e mi fa pure paura perché è travestito. Anzi una volta ho chiesto alla maestra come si dice di uno che ama i bambini? E lei mi ha detto «pedofilo».
Babbo Natale allora è pedofilo. Perché non lo mettete in galera? Ma poi non dite che lo fate per rispetto del bambino islamico. Smettetela perché se andiamo avanti così, nessuno mi invita più a giocare insieme. Non avete capito che a forza di rispettarmi, mi state escludendo da ogni vostra festa. Comunque ora che non ci sente la maestra dico la parolaccia: Buon Natale.

di Marcello Veneziani
(da www.ilgiornale.it)

mercoledì 16 dicembre 2009

Mi è crollato un mito!


Ho letto sul giornale online “Il calcestruzzo” un articolo di Marcello Veneziani, giornalista e scrittore di notevole spessore, che mi ha lasciato praticamente senza parole per un paio di ore. Si tratta del pezzo intitolato: “Chi grida al tiranno legittima il tirannicidio”. Riporto di seguito alcuni passaggi tra i più (a mio parere) pesanti e direi anche inappropriati all’argomento che l’autore intende trattare. (L'articolo è pubblicato anche su "Il Giornale")
“Al di là della campagna d’odio e d’insulti contro Berlusconi che ha l’alibi di essere reciproca, c’è un motivo preciso e unilaterale che basta da solo a legittimare la violenza contro il premier: è l’accusa, rivolta da Di Pietro, un pezzo di sinistra, varia stampa, tv e intellettuali, di essere un tiranno. D’ora in poi dev’essere chiara una cosa: chiunque definisce tirannide o regime fascista il governo di Berlusconi si assume la responsabilità politica e civile di mandante morale delle aggressioni subìte da Berlusconi e di ogni altro eventuale attentato. Perché si sa che per abbattere il tiranno è ammesso anche il tirannicidio, lo dice anche la giurisprudenza liberale e democratica. In difesa della libertà e dei diritti umani si può anche uccidere il dittatore. Saddam docet. E se si giudica tiranno Berlusconi, se lo si definisce pubblicamente in questo modo, si legittima l’attentato contro di lui e si ritiene lecita ogni violenza pur di eliminare il despota. Se Berlusconi eguale Mussolini, poi, è possibile anche fare di Piazza Duomo un nuovo Piazzale Loreto perché è ammesso perfino il massacro e lo scempio del dittatore, secondo i medesimi civilissimi, democraticissimi e umanissimi signori.” Resto basito. Leggo praticamente un certificato di autorizzazione morale ed anche per certi aspetti giuridica a commettere un reato, camuffato da critica verso il reato stesso. -Attenzione- dice Veneziani-che Di Pietro e altri con le loro parole stanno legittimando i potenziali attentatori alla vita del premier ad agire, qualora essi interpretassero in un certo modo le accuse di tirannia che ogni giorno vengono lanciate contro Berlusconi. Qual è il “certo modo”? Se non lo hanno capito glielo dico io! Cos’è che li legittima? Qualora non lo sapessero glielo dico io!- E così chiunque legga l’articolo e in qualche modo sia gia portato a credere alle “farneticanti” accuse di Di Pietro, ma non abbia le basi culturali ed ideologiche per potere sviluppare con i fatti la malsana voglia di farsi giustizia del "tiranno", troverà un qualificato testo scritto da un autorevole giornalista, di destra oltretutto, che lo indirizzerà senza alcuna indecisione verso l’azione. Veneziani non può certo pensare che l’articolato ragionamento esplicitato sia inteso nel senso da lui voluto da un soggetto potenzialmente portato a commettere un tirannicidio. E’ naturale e logico pensare ad una persona psichicamente instabile, di bassa cultura e certamente facilmente manovrabile o influenzabile, altrimenti non potrebbe cadere nella trappola delle accuse di Di Pietro per come le ha descritte Veneziani. Un tale soggetto non potrà certo capire la finezza del ragionamento, lo prenderà alla lettera e così si sentirà titolato ad agire, magari spinto da qualcun altro che lo indottrinerà a dovere cavalcandone l’ignoranza. Si penserà, come mi sono sforzato di pensare io, che la premessa che ho riportato (l’articolo è ben più lungo e vi invito a leggerlo perché riporta considerazioni veramente qualificate e di sostanza sul concetto di tirannia e democrazia in Italia che vale la pena leggere) sia intesa da parte dell’autore come una “provocazione” per svegliare le coscienze; mi sono sforzato ma non ci sono riuscito perché mi è venuto in mente che proprio perché in Italia la democrazia c’è non è ammissibile che un concetto sia reato se detto da uno e provocazione se detto da un altro. Concludo con un’altra considerazione: non sono d’accordo sul concetto che a chi vuole commettere un reato di tale gravità coscientemente occorra anche una spinta verbale alla Di Pietro; se così fosse sarebbero a rischio della vita anche tutti quelli che si oppongono politicamente alla attuale maggioranza, visto che vengono giornalmente catalogati dal Premier come comunisti ed è risaputo cosa ne pensano dei comunisti in certi ambienti nazi-fascisti. Direi che ormai siamo alla frutta, e l’abbiamo trovata matura, quasi marcia.

venerdì 11 dicembre 2009

Pandemia......di balle.


Ecco finalmente la verità! La pandemia fino ad oggi tanto temuta è la più lieve della storia e (aggiungo io) probabilmente lo sarà per sempre, visti i dati così irrisori che la riguardano. E’ come al solito vergognoso l’atteggiamento dei giornali che dopo aver per mesi provveduto a diffondere paura e preoccupazione tra la popolazione, adesso come se nulla fosse riportano le ultime (buone) notizie senza minimamente vergognarsi. Ho preso come esempio “Il Giornale”: ieri 10 dicembre 2009, sul sito web riportava: -Come previsto: la «A» è un’influenza di serie B-. Molto pittoresco quel “come previsto”! Se torniamo indietro nel tempo troviamo una miriade di articoli sull’argomento che dicono tutt’altra cosa. Ne cito alcuni: 24 luglio 2009 -Influenza, allarme Oms: "Il virus in tutto il pianeta" In 2 miliardi a rischio-; 30 agosto 2009 -Il virus sarà più violento e colpirà i polmoni-; 31 ottobre 2009 -La pandemia? C’è già: raddoppiati in una settimana i contagi nel Lazio-; 4 novembre 2009 -Paese con la febbre: 17 morti Oltre 250mila i contagiati-. Ed a leggere il testo degli articoli ci sarebbe solo da chiudersi in casa e sigillare porte e finestre. …Come previsto: la «A» è un’influenza di serie B… Ma che cosa avevano previsto? Come al solito si sono preoccupati di volta in volta di uscire con il titolo più “ad effetto” possibile, che avrebbe prodotto le vendite maggiori. Così ecco che dopo il periodo in cui era produttivo per le vendite diffondere allarmismo, è giunto il momento di passare alla notizia che la gente voleva: l’influenza A è più leggera della normale influenza. Ripeto, ho preso ad esempio “Il Giornale”, ma potrei citare nello stesso modo tutte le altre maggiori testate giornalistiche italiane. VERGOGNA! A proposito....non mi meraviglierei se tra poco qualcuno se ne uscisse con la balla gigante che la pandemia è stata limitata dalla campagna di vaccinazione. In qualche modo i vari governi dovranno pur giustificare i miliardi di dollari/euro distribuiti alle ditte farmaceutiche; in particolar modo il neo Premio Nobel per la Pace Barak Obama, che appena 20 giorni fa ha firmato il piano di emergenza nazionale contro la pandemia che non c'è. Sull'operato del nostro governo stendo un velo pietoso. Un saluto a Topo Gigio.