TUTTI I DIRITTI RISERVATI

© I contenuti di questo blog, se non diversamente indicato, sono di proprietà esclusiva dell'autore/amministratore. Tutti i diritti sono riservati.
Per eventuali autorizzazioni su specifici contenuti effettuare apposita richiesta tramite email all'indirizzo pasplaca@gmail.com .
"passo la vita fuggendo dalla mia ignoranza"
NON CAPISCO...E NON MI ADEGUO!!!
su questo blog non si pubblicano commenti anonimi
Visualizzazione post con etichetta Marcello Veneziani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Marcello Veneziani. Mostra tutti i post

martedì 22 dicembre 2009

Ho recuperato il mito.


Questo post è la copia integrale di un articolo di Marcello Veneziani pubblicato su "Il Giornale". Non ritengo necessario fare alcun commento; solo la soddisfazione di leggere con piacere una delle poche vere "penne" attualmente in circolazione (questo al di là di quello che dice, anche se in questo caso sono perfettamente d'accordo).


"SONO L'ISLAMICO MOHAMED. LA MAESTRA MI NEGA IL PRESEPE"

-La lettera immaginaria di un bambino musulmano esasperato dallo zelo multiculturale che nasconde Gesù Bambino e i Re Magi-

Salve, sono Mohamed Venez-Janiì, bambino musulmano di anni dieci. Stamattina ero contento di andare a scuola perché dovevamo andare a vedere il presepe e a festeggiare con i canti di Natale. Invece stamattina la maestra ha detto che per rispetto nei miei confronti si resta in classe e non si festeggia Natale. Gesù Bambino è troppo offensivo per noi islamici, ha detto, la Madonna vergine, devota e madre, è un insulto ai diritti delle donne, i Re Magi sono tre offese alla Costituzione repubblicana, gli Angeli sono una presa in giro dei trans, il bue e l’asinello sono un’offesa ai diritti degli animali ridotti a termosifoni della grotta, e il panettone è un insulto consumista alla fame nel mondo. Ma il Natale tutto, ha detto, mortifica quelli come me, che non sono cristiani, ci offende e ci prende pure in giro perché ci riduce nel presepe a beduini, pastori e cammellieri. Ma la maestra non sa che per noi islamici beduini non è un’offesa, e nemmeno pastori e cammellieri. Mio zio è cammelliere e ha pure le capre e io da grande volevo fare il beduino. Comunque Natale non si festeggia per rispetto mio.
La maestra della classe accanto, più furba, ha trasformato il Natale in festa della luce: io non lo so, perché vengo da lontano, ma forse a Natale si festeggia la santa natività dell’Enel. La maestra del piano di sotto, invece, non ha fatto festeggiare e ha spogliato l’albero di tutte le palle luminose perché quattro ladri hanno rubato l’insegna ad Auschwitz; ma non ho capito che c’entra con Gesù Bambino.
Non vi dico la rabbia che mi ha preso quando ci ha detto che non si andava più a cantare «Tu scendi dalle stelle» e non si mangiava più il panettone per rispetto di noi islamici. E non solo mi sono arrabbiato perché ci hanno tolto una bella mattinata di festeggiamenti, ma questa cosa che non si festeggia perché ci sono io musulmano mi ha fatto odiare per la prima volta da tutti i miei compagni di classe perché hanno capito che a causa mia e della mia famiglia non si festeggia Natale e non si canta ma si interroga e si fanno i compiti. Mi hanno preso per uno che piange e si arrabbia se gli altri festeggiano, non ama il Bambinello e detesta la Madonna come il Panettone.
Dicono che vengo dalla Rabbia saudita. Non mi invitano più alle feste perché pensano che io sono contrario e gliela tiro. Vedono me, mia madre Fatima e mio padre Alì, come guastafeste e anche un poco terroristi. E invece non è vero: a me piace Natale e a casa mia di solito a Natale si mangia l’Agnellone perché pure per noi è una mezza festa, mi è simpatico il Bambinello, la gente intorno al presepe è tutta delle parti mie, non c’è nemmeno un personaggio padano o inglese. Tutti mediorientali come me. Salvo gli angeli che sono come le hostess degli aerei, vivono in cielo e non hanno una terra loro.
Questa storia che si deve rispettare me che sono islamico mi ha stufato. Il giorno prima della festa di tutti i santi, la mia maestra ha detto che non dobbiamo festeggiare perché si offendono non solo gli islamici, gli ebrei e i non credenti ma pure i protestanti. Poi, d’accordo con il capo d’istituto, ci ha riuniti tutti intorno alla cattedra e ha tolto dal muro il crocifisso. Ha detto che quel segno lì, sperduto sul muro a fianco alla lavagna, che non avevo mai notato, offendeva me e tutti quelli che come me non credono e non pregano per Cristo. A me è dispiaciuto vedere quel poveretto magro magro e già sofferente, pieno di sangue e con quei chiodi conficcati nelle mani e nei piedi, finire in una busta di plastica e andare chissà dove; raccolta differenziata, almeno spero. I miei amici dicevano: ma che ti ha fatto Gesù Cristo, che ha fatto alla tua famiglia? E io non sapevo cosa dire perché non mi aveva fatto niente, non mi offendeva affatto, mi faceva pena. Mio padre ne aveva parlato pure bene, diceva che era un profeta, comunque una brava persona. E non ce l’aveva con noi musulmani né tifava per gli americani anche perché quando c’era lui, non c’erano ancora né l’Islam né l’America.
Ma ora che la maestra ha tolto il crocifisso, l’albero, il presepe, la festa di Natale, i canti e le preghiere perché offendevano me, una mia amichetta ha detto: ma perché sei così incazzuso e ti offendi per ogni cosa che abbiamo e festeggiamo noi? Ma io non mi offendo affatto, è lei, la maestra, che dice così. Ho paura che ci toglieranno pure Pasqua perché offende noi musulmani. Ho paura che si inventeranno qualcosa per toglierci pure le vacanze dell’estate e diranno che non si fanno perché noi musulmani odiamo il mare e preferiamo il deserto. Bugia, a me piace il mare. Io non so perché voi italiani vi vergognate di fare le cose che avete sempre fatto, di far vedere agli altri le cose che vi piacciono da sempre; non volete farci capire che pure voi avete un dio, solo che lo chiamate e lo vedete in altro modo. Ho l’impressione che questa maestra - che legge la Repubblica ma siccome è pluralista, come dice lei, porta a volte in classe l’Unità, Il fatto e Il manifesto - trova la scusa che c’è in classe l’islamico ma è lei che non sopporta il Natale.
Forse perché s’annoia, forse perché da bambina perdeva a tombola, forse perché il marito la trova racchia, o non so, perché detesta la Croce, il Papa e tutti i suoi dipendenti. A me il presepe piace; mi piace meno quel panzone vestito di rosso, Babbo Natale, che mi sembra un pagliaccio carico di vizi, pensa solo a ingrassare e a farci ingrassare e mi fa pure paura perché è travestito. Anzi una volta ho chiesto alla maestra come si dice di uno che ama i bambini? E lei mi ha detto «pedofilo».
Babbo Natale allora è pedofilo. Perché non lo mettete in galera? Ma poi non dite che lo fate per rispetto del bambino islamico. Smettetela perché se andiamo avanti così, nessuno mi invita più a giocare insieme. Non avete capito che a forza di rispettarmi, mi state escludendo da ogni vostra festa. Comunque ora che non ci sente la maestra dico la parolaccia: Buon Natale.

di Marcello Veneziani
(da www.ilgiornale.it)

mercoledì 16 dicembre 2009

Mi è crollato un mito!


Ho letto sul giornale online “Il calcestruzzo” un articolo di Marcello Veneziani, giornalista e scrittore di notevole spessore, che mi ha lasciato praticamente senza parole per un paio di ore. Si tratta del pezzo intitolato: “Chi grida al tiranno legittima il tirannicidio”. Riporto di seguito alcuni passaggi tra i più (a mio parere) pesanti e direi anche inappropriati all’argomento che l’autore intende trattare. (L'articolo è pubblicato anche su "Il Giornale")
“Al di là della campagna d’odio e d’insulti contro Berlusconi che ha l’alibi di essere reciproca, c’è un motivo preciso e unilaterale che basta da solo a legittimare la violenza contro il premier: è l’accusa, rivolta da Di Pietro, un pezzo di sinistra, varia stampa, tv e intellettuali, di essere un tiranno. D’ora in poi dev’essere chiara una cosa: chiunque definisce tirannide o regime fascista il governo di Berlusconi si assume la responsabilità politica e civile di mandante morale delle aggressioni subìte da Berlusconi e di ogni altro eventuale attentato. Perché si sa che per abbattere il tiranno è ammesso anche il tirannicidio, lo dice anche la giurisprudenza liberale e democratica. In difesa della libertà e dei diritti umani si può anche uccidere il dittatore. Saddam docet. E se si giudica tiranno Berlusconi, se lo si definisce pubblicamente in questo modo, si legittima l’attentato contro di lui e si ritiene lecita ogni violenza pur di eliminare il despota. Se Berlusconi eguale Mussolini, poi, è possibile anche fare di Piazza Duomo un nuovo Piazzale Loreto perché è ammesso perfino il massacro e lo scempio del dittatore, secondo i medesimi civilissimi, democraticissimi e umanissimi signori.” Resto basito. Leggo praticamente un certificato di autorizzazione morale ed anche per certi aspetti giuridica a commettere un reato, camuffato da critica verso il reato stesso. -Attenzione- dice Veneziani-che Di Pietro e altri con le loro parole stanno legittimando i potenziali attentatori alla vita del premier ad agire, qualora essi interpretassero in un certo modo le accuse di tirannia che ogni giorno vengono lanciate contro Berlusconi. Qual è il “certo modo”? Se non lo hanno capito glielo dico io! Cos’è che li legittima? Qualora non lo sapessero glielo dico io!- E così chiunque legga l’articolo e in qualche modo sia gia portato a credere alle “farneticanti” accuse di Di Pietro, ma non abbia le basi culturali ed ideologiche per potere sviluppare con i fatti la malsana voglia di farsi giustizia del "tiranno", troverà un qualificato testo scritto da un autorevole giornalista, di destra oltretutto, che lo indirizzerà senza alcuna indecisione verso l’azione. Veneziani non può certo pensare che l’articolato ragionamento esplicitato sia inteso nel senso da lui voluto da un soggetto potenzialmente portato a commettere un tirannicidio. E’ naturale e logico pensare ad una persona psichicamente instabile, di bassa cultura e certamente facilmente manovrabile o influenzabile, altrimenti non potrebbe cadere nella trappola delle accuse di Di Pietro per come le ha descritte Veneziani. Un tale soggetto non potrà certo capire la finezza del ragionamento, lo prenderà alla lettera e così si sentirà titolato ad agire, magari spinto da qualcun altro che lo indottrinerà a dovere cavalcandone l’ignoranza. Si penserà, come mi sono sforzato di pensare io, che la premessa che ho riportato (l’articolo è ben più lungo e vi invito a leggerlo perché riporta considerazioni veramente qualificate e di sostanza sul concetto di tirannia e democrazia in Italia che vale la pena leggere) sia intesa da parte dell’autore come una “provocazione” per svegliare le coscienze; mi sono sforzato ma non ci sono riuscito perché mi è venuto in mente che proprio perché in Italia la democrazia c’è non è ammissibile che un concetto sia reato se detto da uno e provocazione se detto da un altro. Concludo con un’altra considerazione: non sono d’accordo sul concetto che a chi vuole commettere un reato di tale gravità coscientemente occorra anche una spinta verbale alla Di Pietro; se così fosse sarebbero a rischio della vita anche tutti quelli che si oppongono politicamente alla attuale maggioranza, visto che vengono giornalmente catalogati dal Premier come comunisti ed è risaputo cosa ne pensano dei comunisti in certi ambienti nazi-fascisti. Direi che ormai siamo alla frutta, e l’abbiamo trovata matura, quasi marcia.