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martedì 5 ottobre 2010

Omar Minniti (Prc-Fds): “Centrale a carbone di Saline Ioniche, i “cavalli di Troia” vengono allo scoperto”.

di Omar Minniti*
La nomina di una “Commissione di esperti” per valutare l’impatto della centrale a carbone di Saline Ioniche, è oggettivamente un atto di cedimento davanti al progetto Sei. La decisione assunta dai Sindaci dell’area – ad eccezione di Bagaladi e San Lorenzo – ed anche da quello di Reggio Calabria Giuseppe Raffa, suona come un segnale di apertura possibilista nei confronti delle mire della multinazionale elvetica e stride con le dichiarazioni, esternate anche di recente, da quei Comuni. Negli atti ufficiali tali amministrazioni manifestano la propria adesione al fronte del “no”, per poi riunirsi, sarebbe il caso di dire con modalità quasi “carbonare”, per dare vita ad un organismo che dovrebbe accertare ciò che è già certo ed acclarato: l’impatto ambientale e sulla salute della centrale. Un organismo che costerà ai contribuenti 20 mila euro e che si ritroverà tra le mani le stesse carte a cui hanno avuto accesso la Provincia di Reggio e la Regione Calabria, che hanno bocciato senza mezzi termini il progetto Sei, definendolo aberrante e deleterio per l’ecosistema locale e la sicurezza delle popolazioni. Un organismo, meramente consultivo e dai pareri non vincolanti, che si insedierà proprio mentre presso il Ministero dell’Ambiente sta volgendo a termine il lavoro della Commissione di verifica sulla centrale, che si esprimerà sul Via.
Che cosa ha fatto cambiare opinione ai Sindaci, alcuni dei quali hanno fatto del “no” al carbone uno dei leitmotiv delle proprie campagne elettorali? Sono state forse le opere cosiddette “compensative” promesse dalla Sei a far divenire possibilisti anche i più acerrimi nemici della centrale?
Ai consiglieri comunali di quegli enti il compito di verificare e, se del caso, di sconfessare l’operato dei Sindaci. Ai cittadini, le associazioni e i movimenti quello di rilanciare la mobilitazione contro la centrale e i suoi nuovi “cavalli di Troia”.
Reggio Calabria, 5 ottobre 2010
*Consigliere provinciale Prc-Fds

sabato 3 luglio 2010

Centrale a carbone a Saline e assegni di ricerca sulle scorie nucleari, la replica dell’INGV



Con un lungo comunicato stampa, la Dott.ssa Fedora Quattrocchi, dirigente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ha replicato al mio intervento di ieri su Saline Ioniche. Intervento attraverso il quale sollevavo gravi perplessità su due assegni di ricerca finanziati all’INGV dalla SEI s.p.a., la società interessata al progetto della centrale a carbone a Saline Ioniche. In particolare, faceva venire i brividi l’oggetto di uno dei due assegni: “Parametrizzazione della qualità e degli spessori del cap-rock argilloso, necessaria all’individuazione ed alla catalogazione in ambiente GIS delle aree potenzialmente idonee per geotermia profonda, stoccaggio geologico di CO2CH4 e scorie nucleari“.
La Dott.ssa Quattrocchi, pur confermando la convenzione triennale che ha legato la multinazionale elvetica del carbone all’INGV e l’avvio dei due assegni  sempre grazie ai fondi della SEI s.p.a., dichiara che la ricerca di potenziali siti di stoccaggio “nulla ha a che vedere con attività specifiche sul territorio della Regione Calabria“.  Per garantire il diritto di replica e favorire il massimo pluralismo delle opinioni, pubblico per intero, di seguito, la replica della Quattrocchi. Ma, al tempo, stesso non posso che ribadire i dubbi e le preoccupazioni. La dirigente dell’INGV afferma che le scorie nucleari non finiranno in Calabria, a Saline. E’ una garanzia o una dichiarazione di buoni intenti? Risulta , infatti, che le aree destinate a tali rifiuti radioattivi sono ancora in via d’individuazione e che una prima mappa non sarà presentata prima del 23 settembre, come annunciato in altra sede dalla stessa Quattrocchi. Andiamo avanti. Visto che le ricerche non riguarderebbero il territorio della Calabria, che interesse ha la SEI a finanziarle? Tutto può trovare giustificazione nella nobile volontà  di questi “mecenati” moderni di finanziare la scienza e la ricerca? La SEI è una società che non opera direttamente in altre aree dello Stivale, se non attraverso le aziende partner. Essa è nata, infatti, con un un unico scopo: “lo sviluppo di attività legate alla ricerca e alla produzione energetica nel territorio di Saline “. Si tratta di “ossi duri” che, nonostante la contrarietà quasi unanime delle istituzioni locali e dei cittadini, da anni perseverano nell’intento di creare un impianto a carbone nel Reggino. A questo punto, le cose sono due: 1) o la SEI, dopo aver incassato un niet – l’ennesimo (dopo Provincia e Regione) – a quanto pare anche dal Ministero dell’Ambiente, ha gettato la spugna e sta abbandonando la Calabria per puntare altrove; 2) oppure la SEI, utilizzando l’azione su tanti fronti meritevole di enti pubblici come l’INGV, sta cercando di ricalibrare il suo progetto in attesa che qualcosa muti nello scenario nazionale e regionale.
Restiamo in attesa. Di certo adesso il fronte del No alla centrale è di nuovo in allerta ed è ben lungi dallo smobilitare. Di seguito il comunicato integrale della Dott.ssa Quattrocchi:
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“Ho letto con grande sorpresa un lungo articolo in cui il Consigliere Provinciale di Reggio Calabria, Omar Minniti del Partito Rifondazione Comunista, chiede spiegazioni sul fatto che l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), ed in particolare, a responsabilità della Unità Funzionale di “Geochimica dei Fluidi, Stoccaggio Geologico e Geotermia” che rappresento, sul finanziamento recente  di 2 “Assegni di Ricerca” annuali, con risorse della Società SEI S.p.A. al fine studiare la presenza o meno  di siti del sottosuolo idonei a geotermia, allo stoccaggio geologico di scorie nucleari, di anidride carbonica e gas serra (CO2).
Tengo a precisare che l’oggetto dei suddetti “Assegni di Ricerca” annuali nulla ha a che vedere con attività specifiche sul territorio della Regione Calabria; tra l’altro, la Calabria, per le sue caratteristiche sismiche i) difficilmente potrebbe accogliere siti geologici profondi per scorie nucleari, ii) ha solo poche zone geotermiche e iii) entroterra ha pochissimi siti di stoccaggio gas se non assenti, mentre INGV concentra la sua attenzione off-shore (fuori costa). Riguardo ai rapporti con la SEI S.p.A., INGV era stata incaricata dalla medesima, tramite una convenzione firmata nel 2007 e già conclusa, a realizzare uno studio sullo stoccaggio dell’anidride carbonica; tale convenzione non ha quindi nulla a che vedere con i suddetti “Assegni di Ricerca” annuali. INGV, in piena libertà, finanzia le proprie attività di ricerca utilizzando l’insieme dei fondi raccolti dall’Istituto, siano essi finanziamenti diretti (pubblici o privati) su progetti specifici oppure disponibilità interne provenienti da lavori pregressi. In quest’ultimo caso, l’Istituto in totale e corretta trasparenza  specifica all’interno dei bandi l’origine delle risorse interne utilizzate anche se provenienti da altre attività, com’è il caso delle risorse economiche provenienti da una convezione firmata nel 2007.”
INGV, proprio in quanto ente di ricerca no-profit,  ed in particolare la suddetta Unità Funzionale “Geochimica dei Fluidi, stoccaggio geologico e geotermia” della Sezione Roma 1, ha avviato vari studi di fattibilità stoccaggio CO2, metano, scorie nucleari e geotermia (rinnovabili) e studi territoriali su medesimi argomenti, con fondi ordinari INGV e con fondi esterni di provenienza di aziende private di natura petrolifera e di produzione elettrica su tutto il territorio nazionale, tra cui in Calabria. In particolare in tale regione INGV ha potuto avviare studi  anche grazie a fondi esterni di SEI S.p.A. Saline Joniche, da noi internamente denominati “Rezia Energia”, che ha commmissionato a INGV nel passato studi su una delle tecnologie di stoccaggio geologico: quella, e SOLO quella, per lo stoccaggio geologico di CO2, dovendo abbattere eventualmente in futuro le emissioni di una possibile centrale a carbone. La suddetta unità funzionale, di cui sono responsabile come dirigente, quindi utilizza ed organizza i fondi di ricerca siano essi ordinari interni o di provenienza esterna (regioni, industrie, comuni, etc….), come tipicamente avviene in tutti gli istituti di ricerca no profit- su tutta la gamma delle argomentazioni di ricerca portate avanti dal gruppo di ricerca stesso e nella fattispecie: stoccaggio geologico di CO2, stoccaggio geologico di metano, stoccaggio di superficie e geologico di scorie radiattive e geotermia (rinnovabili).
Bandire pubblicamente, e si specifica “pubblicamente”, 2 assegni di ricerca sulle suddette tematiche, a disposizione quindi di qualsiasi giovane cittadino italiano che abbia quei requisiti richiesti, incluso dottorato di ricerca e voto di laurea di 110/lode, quindi i massimi requisiti di curriculum di giovani neolaureati e neodottorati di questo paese  è l’operazione più democratica che un ente di ricerca pubblica possa e debba fare, seguendo le leggi vigenti della pubblica ricerca. Il fatto che, per tali bandi di ricerca, si utilizzino fondi che sono stati ottenuti nel passato da INGV, a seguito di un pregresso, e specifico “pregresso” studio di fattibilità di stoccaggio geologico di CO2 in Calabria, ai fini della costruzione di una centrale a carbone pulito e non emissivo a Saline Ioniche, NON significa assolutamente che a Saline Ioniche sarà in futuro costruita  una centrale geotermica, un sito di stoccaggio metano o un sito superficiale o profondo di scorie nucleari. Il bando infatti non si riferisce affatto alla Calabria o all’area di Saline Ioniche, ma a tutto il territorio nazionale, come da incarichi istituzionali dell’ente di ricerca INGV e come da testo pubblico della mia audizione in Senato – Commissione Ambiente dell’ 8 giugno 2010, in presenza di tutti o quasi i senatori della suddetta commissione. Specifico che su tali temi di utilizzo razionale e pianificato del sottosuolo ai fini di un congruo mixing energetico tra rinnovabili, carbone, metano e nucleare, l’INGV farà a breve una scuola internazionale, la prima al mondo nel suo genere, dal 25 al 30 settembre 2010, Omar Minniti del PRC è  sentitamente invitato per tutto il periodo o per lo meno alla tavola rotonda del 29 settembre. Specifico che la mia scuola è patrocinata dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile. Gli altri sponsor di tale scuola internazionale, oltre  a INGV sono CNR e Ambasciata USA. Benvenuto quindi Omar Minniti anche per fare una bella chiacchierata sul mixing energetico nazionale e … con il “federalismo” regionale.
Prof. Fedora Quattrocchi
Resp. Unità Funzionale “Geochimica dei Fluidi, Stoccaggio Geologico e Geotermia” Sezione Roma 1 INGV
Docente a contratto di “trasporto e confinamento di CO2” Università Roma 2 Tor Vergata, Ingegneria Industriale
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venerdì 2 luglio 2010

Centrale a carbone a Saline Ioniche, la SEI finanzia due assegni di ricerca e ora spunta anche l’ipotesi nucleare.



Ufficialmente a Saline Ioniche tutto è fermo al 2008. Tramite il proprio sito web, la multinazionale svizzera SEI – impegnata nel tentativo di realizzare una centrale di 1.320 MW  sul territorio di Saline Ioniche (Rc) – annunciò di aver “presentato agli organi competenti il Progetto Definitivo, lo Studio di Impatto Ambientale, comprensivo di documentazione per il rilascio dell’Autorizzazione Ambientale Integrata, lo Studio Architettonico e la Sintesi non Tecnica relativi al progetto della centrale”.  Tale presentazione ha avuto luogo tra il 18 e 20 giugno di due anni fa, riguardando 25 amministrazioni nazionali e locali, tra cui il Ministero dello Sviluppo Economico, il Ministero dell’ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Regione Calabria, la Provincia di Reggio Calabria e i Comuni di Montebello Jonico, Motta San Giovanni, Melito di Porto Salvo, Bagaladi, Roghudi, Condofuri, San Lorenzo, Calanna e Reggio Calabria. Sull’onda delle proteste della popolazione e delle associazioni ambientaliste, gli enti locali competenti si sono opposti alle mire della SEI apponendo due pesanti pietre, difficilmente aggirabili. La Provincia, tramite il parere espresso il 16 settembre 2008 dal Settore Pianificazione Territoriale ed Urbanistica, ha bollato le mire degli svizzeri sul carbone come “pregiudizievoli alle valenze paesistiche ed ambientali”, i cui effetti possono “provocare una significativa alterazione dei luoghi” e sono “deleteri e aberranti per l’insieme paesaggistico protetto”. Stesso atteggiamento da parte dell’allora Giunta regionale Loiero, che con delibera n.686 del 6 ottobre 2008 ha respinto al mittente l’ipotesi del carbone. Il faldone dell’ “affare SEI” è fermo su uno scaffale polveroso del Ministero dell’Ambiente. Tutto appare immobile, eppur qualcosa sottotraccia si muove. Nei giorni scorsi, l’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha indetto delle selezioni per titoli e colloqui di n. 2 assegni di ricerca, finanziati coi fondi del progetto-convenzione tra INGV e proprio la SEI Saline Ioniche spa: uno avente come oggetto le “Variazioni di anisotropia a seguito di iniezione dei fluidi e studio della sismicità indotta da iniezione di CO2 nel sottosuolo” e l’altro la “Parametrizzazione della qualità e degli spessori del cap-rock argilloso, necessaria all’individuazione ed alla catalogazione in ambiente GIS delle aree potenzialmente idonee per geotermia profonda, stoccaggio geologico di CO2CH4 e scorie nucleari”. Per entrambi gli assegni, il trattamento economico onnicomprensivo è di 19 mila euro e la durata è annuale. Ricapitoliamo: la SEI non fa mistero del progetto che intende materializzare a Saline e, “sputtanato” alla grande il modello di centrale a carbone di vecchia concezione (quello con ciminiera fumante e “salutari” nuvoloni neri), gli svizzeri stanno sostanzialmente propugnando ai calabresi l’idea del  “clean coal”, il presunto “carbone pulito”. Un metodo, ancora allo stadio sperimentale e già bocciato in numerosi paesi (tra cui gli Usa) per via degli alti costi e i rischi correlati, che prevede il “sequestro” e lo stoccaggio dell’anidride carbonica e dei gas serra  in formazioni geologiche profonde, cavità realizzate fino a 2000 metri sottoterra. Più che eliminare le emissioni si tratta, quindi, di nasconderle, mettendo a rischio l’ecosistema, le falde acquifere e l’incolumità dei cittadini al pari (se non più) delle vecchie centrali. Rimando, a tal proposito, ad una posizione di netto dissenso già assunta più di due anni fa dai gruppi consiliari del Prc e del Pdci alla Provincia di Reggio Calabria. Ma torniamo alle selezioni bandite dall’INGV. I due assegni di ricerca pagati dalla SEI mirano a mappare le aree più adatte allo stoccaggio delle emissioni e valutare l’impatto del “clean coal” sul territorio di Saline, mettendo in conto, pertanto, i pericoli connessi alla “sismicità indotta” dalle emissioni nel sottosuolo. Ciò, in un’area a conclamato rischio tellurico come quella a ridosso dello Stretto. E’ chiaro che la SEI, nonostante due anni fa annunciasse in pompa magna i piani “definitivi”, sta brancolando nel buio.  C’è in testa solo l’idea di catapultare a Saline un nuovo ecomostro, ma non si sa come e finanche dove realizzarlo. Altrimenti non si capirebbe perché s’investano dei soldi per avviare nuove ricerche volte all’ “individuazione ed alla catalogazione in ambiente GIS delle aree potenzialmente idonee”. Che razza di progetto “ultimo” è quello che ancora non prevede i luoghi fisici in sui materialmente si faranno confluire anidride carbonica e gas serra prodotti dalla centrale, processo in cui è concentrata tutta l’ “innovatività” rispetto al vecchio carbone?  Sarebbe interessante sapere, per esempio, quali risultati ha prodotto lo studio di fattibilità “per lo stoccaggio geologico di CO2 nei dintorni del polo energetico di Saline Ioniche (RC)”, svoltosi tra il 29/05/2007 e il 29/05/2010 ed assegnato dalla SEI all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, nella persona della Dott.ssa Fedora Quattrocchi. La stessa dirigente dell’INGV  che nel marzo del 2008 annunciò, in un’intervista all’Ansa, l’individuazione di “circa 200 potenziali siti per lo stoccaggio dell’anidride carbonica” e parlò di “un progetto (che) verrà annunciato a breve e sarà in Calabria, da una compagnia diversa da Enel, dove si pone entro il 2015 la costruzione di una centrale a carbone a zero emissioni”. Più inquietanti le considerazioni che seguono. Avete letto bene l’oggetto del secondo assegno di ricerca? La SEI, per mezzo dell’INGV, non sta ricercando solo zone idonee per geotermia profonda e stoccaggio geologico di CO2CH4, ma anche per scorie nucleari!! Cavità sotterranee, probabilmente sottomarine, in cui potenzialmente allocare rifiuti radioattivi… 
Tutto questo nella Calabria balzata alla cronaca nazionale per le navi dei veleni, i business delle ecomafie e la preoccupante impennata delle malattie fulminanti. Se qualcuno non ha ancora compreso il pericolo rappresentato dal carbone, gli faccio notare che ora si sta parlando dell’ipotesi (si tratta al momento di una ricerca), prevista tramite il bando di un ente  pubblico (istituto con Dl 381/1999) e finanziata da soggetti privati, di far transitare scorie nocive attraverso il nostro territorio e di immergerle al largo delle nostre coste. Senza affondamenti di carrette del mare. Senza mediazione diretta dei clan e dei servizi deviati. Senza depistaggi. Alla luce del sole. Mica sono degli sprovveduti: forse il carbone può passare  di moda, ma quello del nucleare è un “investimento durevole”, che si protrarrà nel tempo per migliaia e migliaia di anni. I progetti della SEI finora si sono rivelati peregrini, ben lungi dalla proverbiale precisione svizzera, ed hanno subito pesanti stop dalla collettività locale. Ma non credete sia arrivato il momento di capire cosa bolle realmente in pentola a Saline Ioniche, al di là delle apparenze?
Di seguito, in formato Pdf, i due avvisi di selezione emanati dall’INGV:
Avv.assegnoSEI1-1
Avv.assegnoSEI2-2

Omar Minniti (http://omarminniti.wordpress.com/)