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lunedì 25 giugno 2012

Ponte sullo stretto e centrale a carbone...clamorosa intercettazione telefonica!


Clamoroso! Sono venuto in possesso del testo dell’intercettazione di una conversazione telefonica svoltasi qualche settimana fa tra un politico calabrese ed un politico romano. Quanto emerge dal testo potrebbe scatenare un vero terremoto politico-giudiziario che sconvolgerebbe in modo definitivo il panorama politico calabrese. Di seguito il testo dell’intercettazione:

-Pronto? parlo con il politico di Roma “A” Mario?
-Si, sono io, chi parla?
-Ciao Mario, sono Franco, il politico calabrese A. I politici calabresi B,C,D,E e tutto l’alfabeto mi hanno incaricato di chiamarti; sai, è per quel problema del ponte sullo stretto...non lo fate più, ormai è sicuro... noi avevamo tanto contato sulle entrate che ne sarebbero derivate. Per decenni avremmo potuto gestire appalti e forniture, con una rendita garantita a tutto l’alfabeto locale. Adesso come si fa?
-Franco, dovete capire che in questo momento sarebbe suicida, per noi politici dell’alfabeto nazionale, portare avanti un’opera così costosa e, diciamocelo pure, inutile, anzi dannosa. Con i soldi dello stato non possiamo fare quello che vogliamo, attualmente. C’è l’Europa che ci sta sul collo, la gente è sull’orlo della disperazione, spendere soldi pubblici per il ponte in questo momento non si può proprio....
-Caro Mario, tu sai benissimo che i patti non erano questi... noi in Calabria vi abbiamo sostenuto per decenni, portandovi voti e potere anche in controtendenza con il resto della nazione, e voi in cambio dovete ripagarci con quanto concordato: il fiume di denaro che deriverebbe dall’apertura vera dei lavori del ponte.
-Ti ripeto che non è possibile, sei un politico anche tu, non venirmi a parlare di accordi da rispettare. Quando mai in politica si rispettano gli accordi? Comunque, non fasciatevi la testa prima di rompervela...in realtà abbiamo già pensato ad una soluzione, e ne abbiamo trovata una che parzialmente può soddisfare le vostre legittime esigenze.
-Sarebbe?
-Hai presente la questione di Saline Joniche... la centrale a carbone che gli svizzeri vogliono costruire?... Bene! Stiamo per dare parere favorevole, e contiamo che anche voi sul posto spingiate in tal senso, per fare partire il progetto. I soldi impiegati saranno dei privati, stranieri ed extraeuropei tra l’altro, nessuno potrà avere niente da dire sull’investimento... È perfetto! Certo, voi dovrete fare la vostra parte; fino ad oggi pochi di voi hanno apertamente dichiarato di essere favorevoli al progetto, e tutto sommato hanno fatto bene quelli che sono stati contro...ma da adesso dovete TUTTI schierarvi a favore; avrete il parere favorevole del governo e con quattro chiacchiere sulla crisi, sullo sviluppo, sui posti di lavoro, non avrete difficoltà a voltare gabbana...tanto da voi quelli attenti a queste cose sono pochi, e di solito non li sta a sentire nessuno. Ripeto, TUTTI dovrete essere favorevoli, chi si schiererà contro non entrerà nella spartizione. Cominciate dai sindaci dei paesi interessati... rappresentano la popolazione, se li convincete potrete dire che la gente è d’accordo.
-Si, sembra una cosa buona, ma non ne ricaveremo certo le cifre che avremmo avuto dal ponte...
-Ma allora non avete capito niente? Sul ponte c’è ancora da giocarci la questione della penale da pagare alla società appaltatrice... se li vogliono, quei soldi, qualcosa devono lasciare... e poi abbiamo pronti tutta una serie di progetti mastodontici che frutteranno soldi a palate. Si tratta solo di aspettare che passi la crisi, e poi ripartiremo esattamente come prima...tutto l’alfabeto insieme; ci sarà solo da stabilire se recitarlo cominciando dalla A oppure all’inverso, dalla Z, ma anche su questo ci metteremo d’accordo, come abbiamo sempre fatto: si può vincere in due modi, vincendo veramente o convincendo l‘altro a mettersi in condizione di perdere. Ti devo lasciare adesso, ho all'altro telefono il politico A dell'alfabeto siciliano... m'immagino già cosa vorrà....
-O.K. allora informo gli amici che devono mettersi al lavoro... ti saluto.
-Ciao....

È chiaro che quanto scaturisce dall’intercettazione apre uno scenario sconosciuto fino ad oggi, che vede la classe politica calabrese unita al di sopra dei partiti e movimenti, nell’obiettivo primario di mantenere pieno e florido il proprio portafogli anche a costo di vendere la propria gente. Chi lo avrebbe mai detto?
-----------
(naturalmente il dialogo riportato è pura fantasia dell'autore, anche se basato su un ragionamento logico che non è poi tanto difficile sviluppare, visto come stanno andando le cose in Calabria. Nessuna persona specifica è individuabile nei personaggi, per i fatti invece, lascio aperta ogni ipotesi)

venerdì 30 settembre 2011

Etna e i barbari du carbuni

I facci i mia, cchiù sutta i Petrajanca,
c’esti ‘na terra tartassata e stanca.
Undi ‘na vota ciuriva ‘u bergamottu
ora non c’è cchiù beni, è nu desertu.

Eppuru stu desertu di ferraglia
mmuccia vicinu a iddu ‘a meraviglia,
di sta natura chi non molla ‘u regnu
chi l’omu danneggiau senza ritegnu.

Oasi di paci a mmenzu o’ scatafasciu
c’è nu laghettu, taverna d’i pennuti
figghi di sta natura violentata
ultimi signi d’antica floridezza.

C’esti nu vecchiu dettu di 'sti parti
chi dici chi la crapa castiata
non si presenta cchiù mi faci dannu
nto postu chi pigghiau la bastunata.

Ma si sta terra aviva sulu crapi,
dannu nd’aviva pocu o puru nenti.
Inveci circolannu pochi  crapi,
e assai storti, avventurieri e delinquenti.

Dopu portu, fabbrichi e officini,
fallimenti dill’ingegnu umanu,
sulu sti novi testi sopraffini
putivunu sturiari novità!

Mentri nda tuttu u mundu ill’energia
si parra i suli, ventu e di natura
chisti vonnu i sta terra a dannazioni
e parranu mi bruciunu carbuni.

Scindiru comu i barbari i ‘na vota,
si presentaru comu sarbaturi
e sbandierandu benessiri e lavuru
seminaru discordia e falsità.

Ma a genti da Salina parrau chiaru
non voli cchiù velenu e inquinamentu,
e si mi permettiti mancu jeu,
chi di focu e di fumu mi nd’antendu.

Ci vogghiu diri a sti politicanti,
chi continunu mi jarmunu zizzania,
chi a natura, chi jeu rappresentu,
ormai esauriu la so pazienza.

Quandu virunu chi mi ncazzu e jettu focu
iddi pensunu ch’è cosa naturali.
Non sannu quantu sugnu 'nnasiatu
mi pensu a quantu l’omu è disgraziatu.

venerdì 23 settembre 2011

SEI-REPOWER ha finanziato i comitati per il Si al carbone


Il Coordinamento delle Associazioni dell'Area Grecanica esprime profonda indignazione per il comportamento ingiustificabile della REPOWER, socia di maggioranza della SEI s.p.a., che cerca di acquisire consensi foraggiando i comitati "spontanei" per il si al carbone. Ai microfoni del programma Rundschau, della tv svizzera SF, Kurt Bobst , CEO di Repower, ha confessato di aver finanziato con 9000 franchi svizzeri i comitati pro carbone, affinchè gli aderenti e i simpatizzanti degli stessi potessero presenziare alla manifestazione tenutasi il 27 agosto 2011 a Coira in Svizzera.
Questi comitati, pertanto, rappresentano l’unico esempio di organizzazione “spontanea” in cui la “spontaneità” sembrerebbe essere incentivata da finanziamenti di scopo. Stando a quanto emerso da un’altra inchiesta giornalistica condotta da Mnews.it, la Repower, inoltre, avrebbe anche “supportato” la comunicazione istituzionale degli attivisti del SI, facendo redigere i comunicati stampa dei comitati direttamente da propri dipendenti.
Il Coordinamento è fortemente sdegnato per i metodi a dir poco censurabili usati dalla RePower che, mentre ufficialmente, parla di dialogo e confronto con la popolazione poi, adotta comportamenti che Irene Aegerter, vicepresidente dell'Accademia svizzera delle scienze tecniche e co-firmataria di una lettera aperta contro le centrali a carbone, definisce ASSOLUTAMENTE IMMORALI.
Quello che le due inchieste hanno portato alla luce è a dir poco indecoroso. Le popolazioni dell’Area Grecanica sono state raggirate per tre anni dai comitati "spontanei" del si che, alla luce dei fatti emersi, di spontaneo sembrano avere ben poco.
Tutto questo, ironia della sorte, è accaduto mentre alcuni comitati del Si e qualche consulente della SEI, lanciavano una campagna denigratoria nei confronti del Coordinamento, al fine di smentire, attraverso dichiarazioni palesemente contrastanti con la realtà dei fatti, la buona riuscita della manifestazione No Carbone di Coira, in Svizzera.
Il Coordinamento, a questo punto, non può che chiedersi come mai una multinazionale come RePower, che si dichiara sicura della bontà del proprio progetto, abbia deciso di ricorrere a questi mezzucci per creare consenso e soprattutto: cosa ancora potrebbe emergere da tutta questa torbida vicenda?
Il Coordinamento continuerà con sempre maggiore determinazione a vigilare e a lottare in difesa del territorio, informando in modo chiaro, onesto e trasparente, affinchè il NO espresso ripetutamente a gran voce da tutta la popolazione e dalle istituzioni, sia un NO consapevole!
Coordinamento Associazioni Area Grecanica

martedì 24 maggio 2011

ARMATO DI PAROLA

Stamattina ho ricevuto una email da Flavio Stasi, calabrese, attivista in prima fila contro le centrali a carbone; la premessa era questa: --"Invio questo scritto, uscito nei giorni scorsi sulle pagine di un quotidiano regionale, a redazioni, giornalisti, compagni di una o di dieci battaglie, amici. Lo faccio con lo spirito che è nello scritto stesso, quello di condividere una paura per essere più forte, ma soprattutto di sollevare un problema e di stimolare un ragionamento ed un moto di coraggio in una terra di troppi silenzi"-- Non credo che ci sia bisogno di ulteriori parole...leggete il post...e se credete e ne avete la possibilità, diffondetene il testo:
 
"Erano lì, sedute comodamente a tavola in una pizzeria nei pressi dell'Università, le bestie che una settimana fa mi hanno massacrato per strada senza motivo, in tre. I delicatoni ordinavano un'insalata, ben pettinati, curati, uno di loro di certo lampadato. Io ho il naso fratturato, me lo hanno rotto con pugni e gomitate, e da poco ho rimosso i punti all'arcata sopraccigliare. Mi trovavo lì solo per prendere una pizza da portar via. Dopo avermi visto ed aver sussurrato qualcosa sottovoce tra loro, ghignando, il lampadato si è alzato venendo fuori, nei pressi del forno a legna dove stavo aspettando la mia pizza. Lentamente mi è passato vicino, ha dato un'occhiata fuori dalla pizzeria, dove era parcheggiata la mia macchina, come a dirmi che la stava tenendo d'occhio, dopo di che è tornato al tavolo. 
Li ho denunciati, sono stati identificati, e credo che non abbiano apprezzato granché la cosa. Di ritorno a casa, tra rabbia e paura, mi sono chiesto se è ancora il caso di restare qui, vivendo fianco a fianco con questi guappetti da quattro soldi ma talmente vigliacchi da poter fare qualsiasi cosa se solo hanno la certezza di poter vincere facilmente o di poter scappare al momento giusto. 
 Funziona così: ti massacrano e tu passi i giorni seguenti tra ospedali e caserme, a lavare il sangue dalla macchina, a tranquillizzare chi ti sta vicino mentre allo specchio tranquillizzi te stesso. Loro nel frattempo vanno dall'estetista, spacciano coca e mangiano insalate. 
Non c'è una volante a proteggerti in ogni luogo. Gli angoli deserti e bui nelle città ad immagine di questa società, fatte di lustri in centro e giungle in periferia, sono tanti. Ricordo che ci abbiamo provato, tempo fa, a spiegare che non servono le telecamere e gli eserciti per garantire sicurezza, ma servono luoghi vivi e sociali, colmi di discussioni e di vigili occhi umani, non di inutili occhi elettronici nel deserto. Ricordo che parlavamo proprio del luogo in cui sono stato picchiato per una ventina di minuti, senza che passasse nessuno per aiutarmi in qualche modo. Ricordo che lo abbiamo fatto invano. 
Io non ho il denaro per permettermi una scorta, figuriamoci, e neanche una porta blindata. Non ho il porto d'armi per autodifesa e dovrei comunque essere davvero incazzato per sparare a qualcuno. 
 E allora ti dici: quasi quasi me ne vado, per paura o per quieto vivere. Hanno vinto, perché non sei stato il primo, e non sarai l'ultimo, e sulle piccole vigliaccherie impunite, le violenze di strada, le sopraffazioni di quartiere e le conseguenti paure ed omertà, si costruiscono le grandi mafie e questa società di sudditi e sovrani. 
Allora non me ne vado più. Mi armo di parola. Non conosco nomi e cognomi, ed in verità non voglio conoscerli. So che i vili sanno di esserlo, e dovranno guardarsi allo specchio per quello che sono, e saranno riconosciuti e derisi per quello che sono. Non parlo solo di quei tre, ma di tutti quelli come loro. 
Si aggirano per le città come saprofagi, ma a differenza di questi non hanno nè un'utilità naturale nè una dignità sociale. Io non mi credo né Falcone né Impastato, non state leggendo "l'Idea Socialista", anche perché non ho a che fare con Rina e Badalamenti, ma con poveretti che la società ha trasformato in aspiranti tronisti con troppi film di Tomas Milian alle spalle. E del resto se potessi scegliere, non li metterei in galera, mi basterebbe che si guardassero allo specchio schifati.
Tanta gente in questi giorni, per strada o nei negozi, mi confessa la propria disavventura, esperienza diretta o da genitori, fratelli, amici, quasi come se solo chi ha vissuto qualcosa di simile avesse la pazienza di ascoltare. La mia gente, che avrebbe dovuto avere uno sguardo rabbioso e determinato nei confronti di chi deturpa e condanna con la propria bassezza la nostra terra, che amo più di ogni altra cosa, invece mi guarda con occhi rassegnati e compatenti. No, non me ne vado più. In pizzeria sono passato quasi tre ore fa, due ore fa mi sentivo debole, mentre ora, pur avendo letto solo io ciò che ho scritto, mi sento forte e circondato da miei simili. Allora a voi tre ed a tutti quelli come voi, dico: venite a massacrarmi ora, anche in dieci contro uno. Potete spaccarmi tutte le ossa, potete sfigurare il mio volto e sfasciare la mia auto, potete accoltellarmi o spararmi, ma non farete neanche un graffio a quello che ho scritto, a quello che penso, e resterete comunque delle ignobili bestie senza dignità. A tutti gli altri, alla mia gente, imploro di non avere paura, di non restare in silenzio nei confronti delle ingiustizie e delle violenze, di avere il coraggio di vivere liberi, di essere Uomini. 
 


 

Flavio Stasi
video


venerdì 25 marzo 2011

Un concorso di idee per il futuro di Saline Joniche (senza carbone)

La Provincia di Reggio Calabria bandirà nei prossimi giorni un concorso internazionale di idee per la “Riqualificazione del waterfront di Saline Joniche e la realizzazione di un Parco naturale e Antropico”. Un concorso per il quale, su richiesta dell’Assessore all’Ambiente Giuseppe Neri, sono stati stanziati 80 mila euro, che mira a sollecitare un intervento urgente e risolutivo su un’estesa area dalle forti valenze naturalistiche, geologiche, storico-culturali e paesaggistiche, purtroppo da anni simbolo di scelte e interventi fallimentari.
E’ la risposta della Provincia al perseverare di tentativi di gruppi imprenditoriali stranieri di realizzare nel Comune di Montebello una centrale a carbone; un’opera impattante dal punto di vista ambientale, nociva alla salute umana e devastante per ogni ipotesi di rinascita turistica, agricola e commerciale della zona, dell’Area Grecanica e dell’intero ambito provinciale. E’ un serio e fondato incentivo alla ricerca di alternative ecosostenibili, la creazione di opportunità occupazionali stabili e salubri per i giovani e la promozione del territorio reggino all’interno e l’esterno dei confini nazionali.
Il concorso di idee predisposto dall’Assessorato all’Ambiente, a cui potranno partecipare liberi professionisti singoli e associati, società di professionisti e di ingegneria, riguarderà progetti corredati di studi di fattibilità economico-finanziaria attraverso investimenti pubblici e privati (project financing), miranti alla valorizzazione di quattro punti focali nell’area ricadente tra Capo d’Armi e la fiumara Sant’Elia:
-) l’ex area industriale della Liquichimica, cattedrale nel deserto in disuso da anni e segno del fallimento della politiche industriali propinate ai reggini, unitamente al porto di Saline;
-) l’Oasi faunistica dei laghetti del Pantano, inserita tra i siti di interesse comunitario “Natura 2000”, che accoglie varie specie di uccelli protetti da direttive europee;
-) le Officine Grandi Riparazioni (Ogr), altra infrastruttura dismessa e oggetto in passato di studi per la riconversione a polo delle energie alternative;
-) il relitto della “Laura C”, l’imbarcazione che giace nei fondali marini antistanti questo tratto costiero.
Attraverso il concorso internazionale di idee, la Provincia di Reggio Calabria ribadisce la posizione espressa dal Presidente Giuseppe Morabito, dalla Giunta e, all’unanimità, dal Consiglio di netta contrarietà all’ipotesi di sviluppo incentrata su combustibili fossili, nonché l’impegno rivolto verso un modello socialmente ed ecologicamente sostenibile, basato sulla fruizione responsabile del territorio e la condivisione delle scelte con le popolazioni locali.

Reggio Calabria, 23 marzo 2011
I Consiglieri Provinciali
Omar Minniti
Bernardo Russo

sabato 13 novembre 2010

Reggio Calabria: il Consiglio Provinciale ribadisce il NO alla centrale a carbone a Saline Joniche, ma c'è chi gioca con due (o tre) mazzi di carte.

C'è qualcuno che bara
Il 12 novembre il Consiglio provinciale di Reggio Calabria, nel corso di un consiglio "aperto" ha approvato all'unanimità una mozione con cui conferma definitivamente il proprio "No" alla costruzione di una centrale a carbone di Saline Joniche. Hanno aperto i lavori dell'assemblea il vicepresidente Gesualdo Costantino ed il promotore della mozione, il consigliere di Rifondazione Comunista Omar Minniti. Già nella premessa è stata confermata la ferma contrarietà all'attuazione del progetto, definito ''dannoso e illusorio per il territorio''. Sono intervenuti anche i sindaci dei comuni interessati: per il sindaco di Bagaladi, Federico Curatola... "il nuovo tentativo di colonizzazione di questa terra non è giustificato da una debole chimera occupazionale; il nostro territorio ha già rigettato in passato il trapianto di questi organi distruttivi. Ma non ci si può fermare al rifiuto: bisogna creare una piattaforma base per una politica attiva e una democrazia partecipata. Bisogna che noi cittadini tracciamo insieme una concreta alternativa di sviluppo per la nostra terra. Propongo quindi che la popolazione si pronunci con una consultazione elettorale su quest’opera e su futuri progetti ad essa alternativi’". Dichiarazioni analoghe a quella di Curatola da parte dei sindaci di San Lorenzo Pasquale Sapone, di Roccaforte Del Greco Ercole Nucera e di Motta San Giovanni Paolo Laganà. Tra lo sconcerto generale due "primi cittadini", quelli di Melito Porto Salvo e di Montebello Jonico, i due comuni più interessati geograficamente dal progetto, hanno invece dichiarato il loro parere favorevole alla realizzazione della centrale a carbone. È utile rammentare che entrambi i consigli comunali, di Melito e di Montebello, si erano dichiarati a suo tempo nettamente contrari al progetto. Addirittura il sindaco di Montebello Jonico, Antonio Guarna, ha pubblicamente confermato l'opposizione alla centrale il 6 novembre scorso in occasione della manifestazione tenutasi a Saline Jonica. Come niente fosse, invece, Giuseppe iaria, sindaco di Melito Porto Salvo ha dichiarato:  ''La centrale a carbone di Saline Joniche è un'occasione per noi tutti, un'occasione di rilancio del territorio. Basti pensare ai numerosi posti di lavoro che la costruzione dell'opera creerebbe. Se vogliamo dire no, dobbiamo avere un'alternativa che crei altrettante occasioni per i cittadini''. Sul voltafaccia di Iaria pesa il dubbio di quanto potrebbe essere stato detto in una riunione interdetta alla stampa ed "a porte chiuse" tenutasi recentemente tra alcuni consiglieri del comune di Melito ed i rappresentanti della SEI. Indefinibile dal punto di vista della coerenza la posizione del sindaco di Montebello Jonico, Antonio Guarna, che pur ribadendo ancora una volta che il proprio consiglio comunale si è espresso contro il progetto della Sei, ha voluto sottolinearne i (presunti) vantaggi occupazionali dicendo ''meglio morire con la pancia piena piuttosto che a stomaco vuoto''. Alla fine, come dicevo, è comunque scaturita una mozione di rifiuto del progetto "carbone" votata all'unanimità, anche dai consiglieri del centrodestra, quindi. Purtroppo le competenze dell'Ente Provincia in materia non hanno potere vincolante. Discorso diverso per la Regione, che però, continua a latitare nel merito nonostante le dichiarazioni d'intenti di molti tra i suoi rappresentanti tra cui per esempio il vicepresidente del Consiglio Regionale Alessandro Nicolò che intervistato  all'assemblea di Saline sabato scorso aveva detto: "siamo contrari alla realizzazione della centrale a  carbone, valuteremo ogni cosa ascoltando la gente che è venuta qui stamattina in massa a esprimere il suo dissenso". Vedremo! Mi sbaglierò, spero, ma forse non è un caso che all'assemblea di Saline Joniche i (pochi) consiglieri regionali del centrodestra presenti (tra cui anche Nicolò) non hanno detto una parola alla platea; hanno solo rilasciato dichiarazioni alla stampa. Al sindaco di Montebello Jonico vorrei dire che IO, TRA MORIRE CON LA PANCIA PIENA E MORIRE A STOMACO VUOTO, PREFERISCO VIVERE PIU' A LUNGO POSSIBILE!

domenica 7 novembre 2010

Saline Joniche:manifestazione per dire NO alla centrale a carbone.


Saline Joniche (Reggio Calabria) 06.11.2010
Un fronte compatto e trasversale per dire ''NO alla centrale a carbone a Saline Joniche''. Stamattina, nella struttura sportiva della cittadina jonica politici, associazioni, movimenti e semplici cittadini si sono riuniti per dire tutti insieme un chiaro ed inequivocabile NO! alla paventata costruzione della famigerata centrale a carbone, un’opera definita da molti dannosa ed inutile.  NO quindi al progetto della SEI S.p.a. multinazionale svizzera con molti azionisti italiani, che però ha incassato nei giorni scorsi una (non tanto) sorprendente valutazione positiva da parte della commissione Valutazione Impatto Ambientale del Ministero per l’ambiente in merito alla fattibilità di una centrale la cui natura è in aperto contrasto con la legge regionale calabrese che vieta la costruzione di centrali a combustibile fossile. Nuccio Barillà di Legambiente, il presidente della Pro Loco di Montebello Jonico Domenico Romeo, Pasquale Barbaro del comitato No al Carbone e il sindaco di Bagaladi Federico Curatola, al tavolo della presidenza hanno moderato gli interventi e hanno a loro volta espresso un’opinione che pur con varie piccole sfaccettature, è risultata univoca. Sono intervenuti Flavio Stasi membro del Comitato No al Carbone, Tito Solendo del WWF Calabria, Giuseppe Bova, ex presidente del Consiglio Regionale, Nino De Gaetano, Omar Minniti, Gesualdo Costantino, Nino Mallamaci, Michelangelo Tripodi, Giuseppe Giordano e gli inossidabili Natino Aloi e Renato Meduri, il sindaco di Montebello Jonico, Antonio Guarna, oltre a tanti attivisti ed esponenti di movimenti ambientalisti. Non è mancata qualche inevitabile polemica e frecciata verso chi non era presente all’importante manifestazione pur dichiarandosi contrario alla centrale sulle pagine dei giornali. Indiscutibile infatti il ruolo decisivo che avrebbe qualora lo volesse l’ente Regione, a cui basterebbe una semplice delibera di diniego della concessione del terreno per bocciare definitivamente un progetto che, ormai è chiaro, è inviso alla maggior parte della popolazione calabrese.
Pasqualino Placanica
(pubblicato su costaviolaonline.it)



Federico Curatola Sindaco di Bagaladi



Tito Solendo del WWF Calabria

Naturalmente c'ero anch'io.


martedì 5 ottobre 2010

Omar Minniti (Prc-Fds): “Centrale a carbone di Saline Ioniche, i “cavalli di Troia” vengono allo scoperto”.

di Omar Minniti*
La nomina di una “Commissione di esperti” per valutare l’impatto della centrale a carbone di Saline Ioniche, è oggettivamente un atto di cedimento davanti al progetto Sei. La decisione assunta dai Sindaci dell’area – ad eccezione di Bagaladi e San Lorenzo – ed anche da quello di Reggio Calabria Giuseppe Raffa, suona come un segnale di apertura possibilista nei confronti delle mire della multinazionale elvetica e stride con le dichiarazioni, esternate anche di recente, da quei Comuni. Negli atti ufficiali tali amministrazioni manifestano la propria adesione al fronte del “no”, per poi riunirsi, sarebbe il caso di dire con modalità quasi “carbonare”, per dare vita ad un organismo che dovrebbe accertare ciò che è già certo ed acclarato: l’impatto ambientale e sulla salute della centrale. Un organismo che costerà ai contribuenti 20 mila euro e che si ritroverà tra le mani le stesse carte a cui hanno avuto accesso la Provincia di Reggio e la Regione Calabria, che hanno bocciato senza mezzi termini il progetto Sei, definendolo aberrante e deleterio per l’ecosistema locale e la sicurezza delle popolazioni. Un organismo, meramente consultivo e dai pareri non vincolanti, che si insedierà proprio mentre presso il Ministero dell’Ambiente sta volgendo a termine il lavoro della Commissione di verifica sulla centrale, che si esprimerà sul Via.
Che cosa ha fatto cambiare opinione ai Sindaci, alcuni dei quali hanno fatto del “no” al carbone uno dei leitmotiv delle proprie campagne elettorali? Sono state forse le opere cosiddette “compensative” promesse dalla Sei a far divenire possibilisti anche i più acerrimi nemici della centrale?
Ai consiglieri comunali di quegli enti il compito di verificare e, se del caso, di sconfessare l’operato dei Sindaci. Ai cittadini, le associazioni e i movimenti quello di rilanciare la mobilitazione contro la centrale e i suoi nuovi “cavalli di Troia”.
Reggio Calabria, 5 ottobre 2010
*Consigliere provinciale Prc-Fds

sabato 3 luglio 2010

Centrale a carbone a Saline e assegni di ricerca sulle scorie nucleari, la replica dell’INGV



Con un lungo comunicato stampa, la Dott.ssa Fedora Quattrocchi, dirigente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ha replicato al mio intervento di ieri su Saline Ioniche. Intervento attraverso il quale sollevavo gravi perplessità su due assegni di ricerca finanziati all’INGV dalla SEI s.p.a., la società interessata al progetto della centrale a carbone a Saline Ioniche. In particolare, faceva venire i brividi l’oggetto di uno dei due assegni: “Parametrizzazione della qualità e degli spessori del cap-rock argilloso, necessaria all’individuazione ed alla catalogazione in ambiente GIS delle aree potenzialmente idonee per geotermia profonda, stoccaggio geologico di CO2CH4 e scorie nucleari“.
La Dott.ssa Quattrocchi, pur confermando la convenzione triennale che ha legato la multinazionale elvetica del carbone all’INGV e l’avvio dei due assegni  sempre grazie ai fondi della SEI s.p.a., dichiara che la ricerca di potenziali siti di stoccaggio “nulla ha a che vedere con attività specifiche sul territorio della Regione Calabria“.  Per garantire il diritto di replica e favorire il massimo pluralismo delle opinioni, pubblico per intero, di seguito, la replica della Quattrocchi. Ma, al tempo, stesso non posso che ribadire i dubbi e le preoccupazioni. La dirigente dell’INGV afferma che le scorie nucleari non finiranno in Calabria, a Saline. E’ una garanzia o una dichiarazione di buoni intenti? Risulta , infatti, che le aree destinate a tali rifiuti radioattivi sono ancora in via d’individuazione e che una prima mappa non sarà presentata prima del 23 settembre, come annunciato in altra sede dalla stessa Quattrocchi. Andiamo avanti. Visto che le ricerche non riguarderebbero il territorio della Calabria, che interesse ha la SEI a finanziarle? Tutto può trovare giustificazione nella nobile volontà  di questi “mecenati” moderni di finanziare la scienza e la ricerca? La SEI è una società che non opera direttamente in altre aree dello Stivale, se non attraverso le aziende partner. Essa è nata, infatti, con un un unico scopo: “lo sviluppo di attività legate alla ricerca e alla produzione energetica nel territorio di Saline “. Si tratta di “ossi duri” che, nonostante la contrarietà quasi unanime delle istituzioni locali e dei cittadini, da anni perseverano nell’intento di creare un impianto a carbone nel Reggino. A questo punto, le cose sono due: 1) o la SEI, dopo aver incassato un niet – l’ennesimo (dopo Provincia e Regione) – a quanto pare anche dal Ministero dell’Ambiente, ha gettato la spugna e sta abbandonando la Calabria per puntare altrove; 2) oppure la SEI, utilizzando l’azione su tanti fronti meritevole di enti pubblici come l’INGV, sta cercando di ricalibrare il suo progetto in attesa che qualcosa muti nello scenario nazionale e regionale.
Restiamo in attesa. Di certo adesso il fronte del No alla centrale è di nuovo in allerta ed è ben lungi dallo smobilitare. Di seguito il comunicato integrale della Dott.ssa Quattrocchi:
************************
“Ho letto con grande sorpresa un lungo articolo in cui il Consigliere Provinciale di Reggio Calabria, Omar Minniti del Partito Rifondazione Comunista, chiede spiegazioni sul fatto che l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), ed in particolare, a responsabilità della Unità Funzionale di “Geochimica dei Fluidi, Stoccaggio Geologico e Geotermia” che rappresento, sul finanziamento recente  di 2 “Assegni di Ricerca” annuali, con risorse della Società SEI S.p.A. al fine studiare la presenza o meno  di siti del sottosuolo idonei a geotermia, allo stoccaggio geologico di scorie nucleari, di anidride carbonica e gas serra (CO2).
Tengo a precisare che l’oggetto dei suddetti “Assegni di Ricerca” annuali nulla ha a che vedere con attività specifiche sul territorio della Regione Calabria; tra l’altro, la Calabria, per le sue caratteristiche sismiche i) difficilmente potrebbe accogliere siti geologici profondi per scorie nucleari, ii) ha solo poche zone geotermiche e iii) entroterra ha pochissimi siti di stoccaggio gas se non assenti, mentre INGV concentra la sua attenzione off-shore (fuori costa). Riguardo ai rapporti con la SEI S.p.A., INGV era stata incaricata dalla medesima, tramite una convenzione firmata nel 2007 e già conclusa, a realizzare uno studio sullo stoccaggio dell’anidride carbonica; tale convenzione non ha quindi nulla a che vedere con i suddetti “Assegni di Ricerca” annuali. INGV, in piena libertà, finanzia le proprie attività di ricerca utilizzando l’insieme dei fondi raccolti dall’Istituto, siano essi finanziamenti diretti (pubblici o privati) su progetti specifici oppure disponibilità interne provenienti da lavori pregressi. In quest’ultimo caso, l’Istituto in totale e corretta trasparenza  specifica all’interno dei bandi l’origine delle risorse interne utilizzate anche se provenienti da altre attività, com’è il caso delle risorse economiche provenienti da una convezione firmata nel 2007.”
INGV, proprio in quanto ente di ricerca no-profit,  ed in particolare la suddetta Unità Funzionale “Geochimica dei Fluidi, stoccaggio geologico e geotermia” della Sezione Roma 1, ha avviato vari studi di fattibilità stoccaggio CO2, metano, scorie nucleari e geotermia (rinnovabili) e studi territoriali su medesimi argomenti, con fondi ordinari INGV e con fondi esterni di provenienza di aziende private di natura petrolifera e di produzione elettrica su tutto il territorio nazionale, tra cui in Calabria. In particolare in tale regione INGV ha potuto avviare studi  anche grazie a fondi esterni di SEI S.p.A. Saline Joniche, da noi internamente denominati “Rezia Energia”, che ha commmissionato a INGV nel passato studi su una delle tecnologie di stoccaggio geologico: quella, e SOLO quella, per lo stoccaggio geologico di CO2, dovendo abbattere eventualmente in futuro le emissioni di una possibile centrale a carbone. La suddetta unità funzionale, di cui sono responsabile come dirigente, quindi utilizza ed organizza i fondi di ricerca siano essi ordinari interni o di provenienza esterna (regioni, industrie, comuni, etc….), come tipicamente avviene in tutti gli istituti di ricerca no profit- su tutta la gamma delle argomentazioni di ricerca portate avanti dal gruppo di ricerca stesso e nella fattispecie: stoccaggio geologico di CO2, stoccaggio geologico di metano, stoccaggio di superficie e geologico di scorie radiattive e geotermia (rinnovabili).
Bandire pubblicamente, e si specifica “pubblicamente”, 2 assegni di ricerca sulle suddette tematiche, a disposizione quindi di qualsiasi giovane cittadino italiano che abbia quei requisiti richiesti, incluso dottorato di ricerca e voto di laurea di 110/lode, quindi i massimi requisiti di curriculum di giovani neolaureati e neodottorati di questo paese  è l’operazione più democratica che un ente di ricerca pubblica possa e debba fare, seguendo le leggi vigenti della pubblica ricerca. Il fatto che, per tali bandi di ricerca, si utilizzino fondi che sono stati ottenuti nel passato da INGV, a seguito di un pregresso, e specifico “pregresso” studio di fattibilità di stoccaggio geologico di CO2 in Calabria, ai fini della costruzione di una centrale a carbone pulito e non emissivo a Saline Ioniche, NON significa assolutamente che a Saline Ioniche sarà in futuro costruita  una centrale geotermica, un sito di stoccaggio metano o un sito superficiale o profondo di scorie nucleari. Il bando infatti non si riferisce affatto alla Calabria o all’area di Saline Ioniche, ma a tutto il territorio nazionale, come da incarichi istituzionali dell’ente di ricerca INGV e come da testo pubblico della mia audizione in Senato – Commissione Ambiente dell’ 8 giugno 2010, in presenza di tutti o quasi i senatori della suddetta commissione. Specifico che su tali temi di utilizzo razionale e pianificato del sottosuolo ai fini di un congruo mixing energetico tra rinnovabili, carbone, metano e nucleare, l’INGV farà a breve una scuola internazionale, la prima al mondo nel suo genere, dal 25 al 30 settembre 2010, Omar Minniti del PRC è  sentitamente invitato per tutto il periodo o per lo meno alla tavola rotonda del 29 settembre. Specifico che la mia scuola è patrocinata dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile. Gli altri sponsor di tale scuola internazionale, oltre  a INGV sono CNR e Ambasciata USA. Benvenuto quindi Omar Minniti anche per fare una bella chiacchierata sul mixing energetico nazionale e … con il “federalismo” regionale.
Prof. Fedora Quattrocchi
Resp. Unità Funzionale “Geochimica dei Fluidi, Stoccaggio Geologico e Geotermia” Sezione Roma 1 INGV
Docente a contratto di “trasporto e confinamento di CO2” Università Roma 2 Tor Vergata, Ingegneria Industriale
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venerdì 2 luglio 2010

Centrale a carbone a Saline Ioniche, la SEI finanzia due assegni di ricerca e ora spunta anche l’ipotesi nucleare.



Ufficialmente a Saline Ioniche tutto è fermo al 2008. Tramite il proprio sito web, la multinazionale svizzera SEI – impegnata nel tentativo di realizzare una centrale di 1.320 MW  sul territorio di Saline Ioniche (Rc) – annunciò di aver “presentato agli organi competenti il Progetto Definitivo, lo Studio di Impatto Ambientale, comprensivo di documentazione per il rilascio dell’Autorizzazione Ambientale Integrata, lo Studio Architettonico e la Sintesi non Tecnica relativi al progetto della centrale”.  Tale presentazione ha avuto luogo tra il 18 e 20 giugno di due anni fa, riguardando 25 amministrazioni nazionali e locali, tra cui il Ministero dello Sviluppo Economico, il Ministero dell’ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Regione Calabria, la Provincia di Reggio Calabria e i Comuni di Montebello Jonico, Motta San Giovanni, Melito di Porto Salvo, Bagaladi, Roghudi, Condofuri, San Lorenzo, Calanna e Reggio Calabria. Sull’onda delle proteste della popolazione e delle associazioni ambientaliste, gli enti locali competenti si sono opposti alle mire della SEI apponendo due pesanti pietre, difficilmente aggirabili. La Provincia, tramite il parere espresso il 16 settembre 2008 dal Settore Pianificazione Territoriale ed Urbanistica, ha bollato le mire degli svizzeri sul carbone come “pregiudizievoli alle valenze paesistiche ed ambientali”, i cui effetti possono “provocare una significativa alterazione dei luoghi” e sono “deleteri e aberranti per l’insieme paesaggistico protetto”. Stesso atteggiamento da parte dell’allora Giunta regionale Loiero, che con delibera n.686 del 6 ottobre 2008 ha respinto al mittente l’ipotesi del carbone. Il faldone dell’ “affare SEI” è fermo su uno scaffale polveroso del Ministero dell’Ambiente. Tutto appare immobile, eppur qualcosa sottotraccia si muove. Nei giorni scorsi, l’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha indetto delle selezioni per titoli e colloqui di n. 2 assegni di ricerca, finanziati coi fondi del progetto-convenzione tra INGV e proprio la SEI Saline Ioniche spa: uno avente come oggetto le “Variazioni di anisotropia a seguito di iniezione dei fluidi e studio della sismicità indotta da iniezione di CO2 nel sottosuolo” e l’altro la “Parametrizzazione della qualità e degli spessori del cap-rock argilloso, necessaria all’individuazione ed alla catalogazione in ambiente GIS delle aree potenzialmente idonee per geotermia profonda, stoccaggio geologico di CO2CH4 e scorie nucleari”. Per entrambi gli assegni, il trattamento economico onnicomprensivo è di 19 mila euro e la durata è annuale. Ricapitoliamo: la SEI non fa mistero del progetto che intende materializzare a Saline e, “sputtanato” alla grande il modello di centrale a carbone di vecchia concezione (quello con ciminiera fumante e “salutari” nuvoloni neri), gli svizzeri stanno sostanzialmente propugnando ai calabresi l’idea del  “clean coal”, il presunto “carbone pulito”. Un metodo, ancora allo stadio sperimentale e già bocciato in numerosi paesi (tra cui gli Usa) per via degli alti costi e i rischi correlati, che prevede il “sequestro” e lo stoccaggio dell’anidride carbonica e dei gas serra  in formazioni geologiche profonde, cavità realizzate fino a 2000 metri sottoterra. Più che eliminare le emissioni si tratta, quindi, di nasconderle, mettendo a rischio l’ecosistema, le falde acquifere e l’incolumità dei cittadini al pari (se non più) delle vecchie centrali. Rimando, a tal proposito, ad una posizione di netto dissenso già assunta più di due anni fa dai gruppi consiliari del Prc e del Pdci alla Provincia di Reggio Calabria. Ma torniamo alle selezioni bandite dall’INGV. I due assegni di ricerca pagati dalla SEI mirano a mappare le aree più adatte allo stoccaggio delle emissioni e valutare l’impatto del “clean coal” sul territorio di Saline, mettendo in conto, pertanto, i pericoli connessi alla “sismicità indotta” dalle emissioni nel sottosuolo. Ciò, in un’area a conclamato rischio tellurico come quella a ridosso dello Stretto. E’ chiaro che la SEI, nonostante due anni fa annunciasse in pompa magna i piani “definitivi”, sta brancolando nel buio.  C’è in testa solo l’idea di catapultare a Saline un nuovo ecomostro, ma non si sa come e finanche dove realizzarlo. Altrimenti non si capirebbe perché s’investano dei soldi per avviare nuove ricerche volte all’ “individuazione ed alla catalogazione in ambiente GIS delle aree potenzialmente idonee”. Che razza di progetto “ultimo” è quello che ancora non prevede i luoghi fisici in sui materialmente si faranno confluire anidride carbonica e gas serra prodotti dalla centrale, processo in cui è concentrata tutta l’ “innovatività” rispetto al vecchio carbone?  Sarebbe interessante sapere, per esempio, quali risultati ha prodotto lo studio di fattibilità “per lo stoccaggio geologico di CO2 nei dintorni del polo energetico di Saline Ioniche (RC)”, svoltosi tra il 29/05/2007 e il 29/05/2010 ed assegnato dalla SEI all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, nella persona della Dott.ssa Fedora Quattrocchi. La stessa dirigente dell’INGV  che nel marzo del 2008 annunciò, in un’intervista all’Ansa, l’individuazione di “circa 200 potenziali siti per lo stoccaggio dell’anidride carbonica” e parlò di “un progetto (che) verrà annunciato a breve e sarà in Calabria, da una compagnia diversa da Enel, dove si pone entro il 2015 la costruzione di una centrale a carbone a zero emissioni”. Più inquietanti le considerazioni che seguono. Avete letto bene l’oggetto del secondo assegno di ricerca? La SEI, per mezzo dell’INGV, non sta ricercando solo zone idonee per geotermia profonda e stoccaggio geologico di CO2CH4, ma anche per scorie nucleari!! Cavità sotterranee, probabilmente sottomarine, in cui potenzialmente allocare rifiuti radioattivi… 
Tutto questo nella Calabria balzata alla cronaca nazionale per le navi dei veleni, i business delle ecomafie e la preoccupante impennata delle malattie fulminanti. Se qualcuno non ha ancora compreso il pericolo rappresentato dal carbone, gli faccio notare che ora si sta parlando dell’ipotesi (si tratta al momento di una ricerca), prevista tramite il bando di un ente  pubblico (istituto con Dl 381/1999) e finanziata da soggetti privati, di far transitare scorie nocive attraverso il nostro territorio e di immergerle al largo delle nostre coste. Senza affondamenti di carrette del mare. Senza mediazione diretta dei clan e dei servizi deviati. Senza depistaggi. Alla luce del sole. Mica sono degli sprovveduti: forse il carbone può passare  di moda, ma quello del nucleare è un “investimento durevole”, che si protrarrà nel tempo per migliaia e migliaia di anni. I progetti della SEI finora si sono rivelati peregrini, ben lungi dalla proverbiale precisione svizzera, ed hanno subito pesanti stop dalla collettività locale. Ma non credete sia arrivato il momento di capire cosa bolle realmente in pentola a Saline Ioniche, al di là delle apparenze?
Di seguito, in formato Pdf, i due avvisi di selezione emanati dall’INGV:
Avv.assegnoSEI1-1
Avv.assegnoSEI2-2

Omar Minniti (http://omarminniti.wordpress.com/)