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"passo la vita fuggendo dalla mia ignoranza"
NON CAPISCO...E NON MI ADEGUO!!!
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mercoledì 27 gennaio 2016

Comunione d'intenti. Il Popolo e l'informazione.


Il primo gennaio dell'anno 2000 l'intero pianeta festeggiò l'inizio del terzo millennio, ricordate? Fui uno dei pochissimi terrestri a passare il 1999 cercando inutilmente di fare capire ai miei vari interlocutori che in realtà non sarebbe stato così e che il secondo millennio non si sarebbe concluso il 31 dicembre 1999, bensì il 31 dicembre 2000. Niente da fare, conteggio troppo difficile. Mi adeguai, sfinito ma non domo (non potevo fare altro) al volere mondiale, e come tutti gli abitanti della Terra allo scoccare della mezzanotte stappai lo spumante inneggiando forzatamente alla nuova era. "Ttacca 'u sceccu aundi voli 'u patruni" (lega l'asino dove vuole il padrone) recita un antico detto delle mie parti. Il perché si volle anticipare di un anno l'evento sfruttando l'incommensurabile ottusità evidenziata da miliardi di individui, è chiaro: incassare con un anno di anticipo gli smisurati guadagni che ne sarebbero scaturiti. Festeggiamenti continentali, nazionali, regionali, cittadini, paesani, rionali, condominiali, familiari. Immense somme di denaro investite sul più  diabolico inganno sulla più vasta scala immaginabile realmente certificato di tutti i tempi. Partecipammo tutti a realizzarlo: chi organizzandolo, chi trascurandolo, chi tacendo, chi subendolo. Mai ci fu, e credo mai più ci sarà, una comunione d'intenti così allargata sul pianeta Terra: FESTEGGIAMO!!! L'inconfutabile dimostrazione che se si è tutti d'accordo si può fare qualsiasi cosa, anche negare lo scorrere del tempo, o anticiparlo, o posticiparlo. Non lessi, a quei tempi, nessuna nota né alcun articolo di peso che minimamente accennasse alla possibilità che si trattasse di un "errore". Nè in Italia né all'estero. Tacquero gli opinionisti, gli scienziati, il Vaticano, la Nasa, la RAI... La RAI... Quest'anno la RAI ci ha riprovato, naturalmente con le dovute proporzioni, una cosa "tra di noi": ha tentato di anticipare di circa quaranta secondi lo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre 2015. Ma stavolta non c'era l'accordo planetario, il Popolo se ne è accorto e ha protestato, i giornali hanno scritto. Scandalo. Un funzionario RAI che probabilmente ha avuto la sola colpa di eseguire disposizioni non scritte è stato appena licenziato. Siamo tutti soddisfatti, perché la legalità è una cosa seria, occorre dare un esempio e chi commette scorrettezze deve pagare. E poi, il Popolo Italiano non si prende in giro... almeno, non se non lo vuole lui. 

domenica 6 dicembre 2015

‘U ruvulu romanu (chi non era rriggitanu)


 
Foto da La Repubblica.it


A Roma si ssiccau ‘na vecchia quercia.
Aviva cchiù ‘i cent’anni, secolari.
Nc’avivunu 'ntestatu puru 'a piazza,
ma dopo non ci davunu a mangiari.

Pensavunu, 'i romani, ch’i radici
avivunu bisognu sulu 'i terra,
chi l’acqua s’a pigghiavunu iddi stessi
e non si preoccuparu mi respira

‘Nci ficiru ‘nu bellu lastricatu
chi l’acqua n’a faciva cchiù passari
e poi pensaru puru m’a recintutunu,
p’amuri non m’a ponnu danneggiari.

Ora mi veni a menti chi nti nui
sti cosi non si ponnu mai vidiri,
‘i rriggitani l’arburi s’i curunu,
ci pensa 'a nostra giunta comunali.

‘U sannu, iddi, c’a natura,
havi 'i so’ reguli, e nci portunu rispettu
mai s’u nzonnavunu mi tagghiunu,
radici o mi cangiunu un prospettu.

‘Nti nui non poti mai succediri,
chi pigghiunu magnolie secolari,
e 'i putunu a capocchia e 'i cassariunu,
pirchì 'i cristiani hannu a passiari.

Perciò faciti a menu m’i ngiuriati,
a st’amministratori comunali
ch’i magnolie rriggitani su’ o sicuru,
e l’arburi pi nui… non su’ patati!

Foto da Facebook Federazione Verdi Reggio Calabria

Foto da Facebook Federazione Verdi Reggio Calabria

venerdì 13 novembre 2015

Il controllore di gettoniere



Appare spesso prima dell’alba in stazione: età indefinibile, altezza media, magrissimo, coppola in testa, senza dubbio italiano. Il suo obiettivo è la ricerca di monetine di resto dimenticate. Inizia dalle gettoniere dei telefoni pubblici all’entrata; apre i cassettini del resto e li richiude velocemente. Poi passa a quelli delle macchinette distributrici di bibite, e infine alle biglietterie automatiche. Si muove velocemente, quasi a scatti, sembra danzare alla musica ritmica dei cassettini di metallo che si aprono e si chiudono. Completato il giro, spesso senza esito alcuno, prima di uscire dalla stazione ripassa dai telefoni e preme per sicurezza i pulsanti di restituzione resto. Il tutto in meno di tre minuti. Non guarda nessuno in faccia, non chiede niente, se ne va. Ciao.

mercoledì 14 ottobre 2015

AMORE BLINDATO

Ho rubato questa immagine l’inverno scorso, a notte fonda. Per mesi ho riflettuto se pubblicarla o no, mi sembrava di violentare l’intimità di quei due ragazzi. Da allora, ogni volta che ho acceso il computer mi si è presentata per prima. Ogni giorno un’idea diversa. Ogni giorno ho notato un particolare che mi era sfuggito il giorno prima. L’orecchino della ragazza, le sue unghie corte e colorate, la sua bellezza pulita, il girocollo d’oro del ragazzo, la sua barba, la trapunta colorata di marca italiana, la bottiglia d’acqua a terra... ogni giorno mi sono chiesto perché questa fotografia mi colpisse tanto. Chiaramente non erano migranti in cerca di lavoro, erano profughi, fuggivano dalla guerra e dalle sue atrocità. Ma non erano spaventati, pronti a scattare in piedi atterriti al primo rumore sconosciuto. Finalmente ho capito: la serenità. In una terra straniera, quasi privi di bagaglio, reduci da chissà quali tremende esperienze, dormivano tranquilli incuranti del gran trambusto che ero costretto a fare per necessità lavorative. Dormivano tranquilli nella loro camera da letto. Una camera da letto con pareti blindate, inviolabili da qualsiasi arma, da qualsiasi guerra, da qualsiasi nefandezza e perversione. Una camera da letto che si chiama AMORE. Fuori il mondo intero, me compreso. Noi non possiamo entrare, non potremo mai farlo. Non fino a quando esisteranno concetti come razza, colore della pelle, diversità. Non fino a quando l’interesse di pochi sarà messo avanti a quello di molti. Non fino a quando saranno in pochi a decidere per tutti. Resteremo fuori, con il nostro egoismo, con la nostra ottusità. Loro usciranno, saranno costretti a farlo, dovranno lottare, soffrire, lo hanno già fatto e lo faranno ancora. Ma avranno sempre, finché saranno insieme, la loro camera da letto blindata in cui terminare la giornata al sicuro. Invidio quei ragazzi, lo ammetto. Dovreste farlo anche voi. Auguri a loro.

lunedì 22 giugno 2015

Con gli attivisti NO-COKE, a difesa della mia terra e della libertà di espressione.


La SEI S.p.a.,  formata da Gruppo Repower (57,5%), del Gruppo Hera (20%), da Foster Wheeler Italiana S.r.l. (15%) e da Apri Sviluppo S.p.A. (7,5%), che vorrebbero costruire una centrale a carbone a Saline Joniche contro la ferma volontà dei cittadini, ha denunciato alcuni attivisti per una vignetta satirica pubblicata nel corso della lunga lotta contro un'iniziativa che se portata a termine metterebbe in grave pericolo la salute di centinaia di migliaia di esseri umani e danneggerebbe irrimediabilmente un territorio a vocazione turistica e naturalistica come pochi nel mondo. Gli attivisti NO-COKE Noemi Evoli,  Paolo Catanoso e Domenico La Rosa sono stati chiamati in causa in un processo che li vede accusati di aver difeso la propria terra con decisione ed ironia. Io sono con Noemi, Paolo, Domenico, e con tutti quelli che come me vogliono difendere questa terra. Il 23 giugno si terrà la terza udienza del processo, e saremo in tanti lì, al Tribunale di Reggio Calabria, a sostenere i nostri Amici.
CONTRO L'ARROGANZA DI QUESTI "SIGNORI" CHE VORREBBERO STRAVOLGERE LA NOSTRA VITA E METTERE IN PERICOLO LA NOSTRA SALUTE E QUELLA DEI NOSTRI FIGLI. QUESTI SONO GLI UNICI "STRANIERI" CHE NON VOGLIAMO ACCOGLIERE. NON VENGONO CON I BARCONI, NON SONO AFFAMATI, NON SCAPPANO DALLA GUERRA. SONO BEN VESTITI, BEN CURATI, VIVONO IN LUSSUOSE VILLE E CONTRIBUISCONO A FAR VIVERE MALE GLI ALTRI ESSERI UMANI.

giovedì 11 giugno 2015

Un Amico


Quando un amico se ne va,
e tu non sai che fare, sei impotente,
pensi che nella vita siamo niente
che il tempo scorre e non ritorna più.

Non c’è controllo, i ricordi sono tanti,
impetuosi travolgono il presente. 
Parole, immagini e sorrisi,
t’invadono la testa, devastanti.

Quando un amico se ne va
ti porta un po’ con sè, con ciò ch’è stato.
Ma ti lascia un regalo prezioso,
ti lascia la memoria del passato.

In memoria di Giovanni Federico, Amico e collega, Uomo buono, tragicamente deceduto il 10 giugno 2015 in un maledetto incidente stradale.  (R.I.P.)

domenica 29 marzo 2015

L'odore del mare. Da aprile in libreria.


Uno scrittore reggino di successo, Ermete De Salvo, incontra la misteriosa Giulia in un luogo pieno di storia e di magia, iniziando un viaggio fantastico per una città millenaria, incontrando strani personaggi. Ambientato a Reggio Calabria, un romanzo per scoprire una città invisibile, come la vede solo chi la sente sotto pelle. 
Disoblio Edizioni, prezzo 12 euro.

domenica 22 marzo 2015

Vorrei una Calabria...

In occasione della serata di apertura dell'edizione 2015 di Calabria d'autore, l'evento culturale che ormai da anni si svolge presso l'Associazione culturale "Incontriamoci sempre" di Reggio Calabria, il conduttore, Antonio Calabrò, ideatore dell'evento insieme a Marco Strati e Marco Mauro, mi ha chiesto di dare il mio contributo di pensiero. Il tema era: "io vorrei per la Calabria". Ecco il testo del mio intervento:


Vorrei una Calabria consapevole, abitata da calabresi consapevoli. Consapevoli della propria storia, consapevoli delle proprie capacità, consapevoli della propria dignità, che non sono seconde a nessun altro popolo del mondo.

Vorrei una Calabria amata, abitata da calabresi che la amano.
Vorrei una Calabria che non si pianga addosso, abitata da calabresi che non si piangano addosso.
Vorrei una Calabria battagliera, abitata da calabresi battaglieri.
Vorrei una Calabria intraprendente, abitata da calabresi intraprendenti.
Vorrei una Calabria che agisca e progetti, abitata da calabresi che realizzino quei progetti.

Per progettare occorre essere lucidi, stare con i piedi per terra. 
Occorre saper immaginare.
Anche se vengono usati come sinonimo l’uno dell’altro, sognare ed immaginare non sono la stessa cosa. 
L’immaginazione è molto spesso basata su fatti e previsioni. Dall’immaginazione frequentemente scaturisce il progetto.
Quando si sogna invece, tutto è permesso, si possono superare barriere insormontabili.
Anche dal sogno può derivare il progetto, ma più spesso può scaturire la rabbia di non vederlo realizzato. 
Ma questo accade solo a chi smette di sognare. 
Io non smetto mai.

Vorrei una Calabria che pensi. 
Vorrei una Calabria che immagini e progetti. 
Vorrei una Calabria che sogni e non smetta mai di farlo.

venerdì 26 dicembre 2014

‘A notti certi voti…



‘A notti certi voti, quandu sugnu ‘nto me’ lettu,
‘i pinseri si jettunu d’ancoddu.
E jeu, curcatu pi mi pigghiu sonnu,
inveci ‘nto lettu  mi rrizzolu.

‘Na cosa ‘i nenti mi pari ‘na muntagna, 
‘na fissaria a mia mi ccuppa l’aria,
a notti funda mi ddurmentu ch’i pinseri
‘i unu c’avi a vita all’ancallaria.

E dormu, disturbatu d’i problemi,
mi nzonnu c’haiu a cumbattiri c’u mundu,
chi sugnu sulu cuntr’a centu guai,
e chi ‘sta storia non finisci mai.

Lottu, fazzu a guerra ch’i me’ mostri, 
ma ogni vota chi pari chi vincìa,
mi rrussigghiu all’urtimu minutu,
quandu ci staiu minandu ‘u corpu ‘i grazia.

Cumbattu cuntr’a sti me’ pinseri,
ma nto sonnu sunnu cchiù forti iddi,
jeu lottu sempri, però ‘a notti è longa, 
e mi scunfortu, e ‘u cori mi pinìa.

Ma ‘a matina, poi, quandu mi jasu, 
mi rendu cuntu chi su’ cazzateddi.
Chi chiddi chi mi parivunu muntagni,
su’ cosi ‘i tutti i jorna, e ‘i fazzu a pezzi.

Mi rendu cuntu chi c’è genti, in giru,
chi pi iddi è notti puru ‘u jornu,
ch’i so’ pinseri non sunnu passeggeri,
e n’è virunu sulu quandu dormunu.

‘A notti certi voti, ‘i me’ pinseri
mi portunu nt’ an mundu ‘i fantasia.
E tandu ‘a notti non m’a cunta giusta, 
Jeu u‘ sacciu….. ma è cchiù forti i mia.

venerdì 19 dicembre 2014

Pista ciclabile "rriggitana"

Area di cantiere

Da mesi ormai tutto il circuito della “presunta” pista ciclabile messa in opera a Reggio Calabria sotto il “vigile occhio” dei commissari prefettizi e dei funzionari comunali addetti è interdetto alla circolazione dei cicli tramite misteriosi cartelli che definiscono l’intero percorso “area di cantiere”. Dalle mie reminiscenze scolastiche mi risulta che l’area di cantiere per definizione dovrebbe essere interdetta a chiunque non sia addetto ai lavori che vi si stanno (starebbero) svolgendo. 
Se ne dedurrebbe, quindi, che l’intera area individuata non dovrebbe essere accessibile ai normali cittadini. Ma non è così, almeno a giudicare dal testo dei cartelli che sanciscono il divieto. 
Solo ai cicli. Detto questo, mi rendo conto che sarebbe impossibile interdire il passaggio ai pedoni su centinaia di metri di marciapiedi, impedire a decine di esercizi commerciali di esercitare a causa dell’impossibilità di accedere ai locali, sbarrare il passo ai veicoli nei punti in cui la “presunta” pista ciclabile interseca importanti strade cittadine. 
E che, paradossalmente, dalla difficoltà ad affrontare una criticità intervenuta scaturiscono evidenti tutte le incongruenze ed inadeguatezze della precedente messa in opera. Ma il fatto è che in un’area di cantiere si dovrebbero svolgere dei lavori, secondo me. Cosa che non mi sembra accada. 
Il manufatto (chiamiamolo così) oltre che deturpare vergognosamente la nostra già tanto maltrattata città, si sta deteriorando vistosamente, in alcuni punti in maniera pericolosa per la sicurezza stradale. I lavori sono fermi, ammesso che ci sia qualcosa da fare. Stare a guardare non serve a niente. 
I nostri neo-amministratori girano regolarmente per la città, per istituto e per diletto, sono cittadini come noi e non possono non essersi poste le stesse domande. Avranno già sicuramente le risposte, quali che siano. 
E quindi? Cosa intende fare, in tempi brevi, l’Amministrazione comunale? Magari per prima cosa informare i cittadini sul come si è arrivati a questo, e un attimo dopo mettere in atto le azioni necessarie a tutelare l’opera eseguita (qualora si ritenga che almeno una parte sia recuperabile)? Individuare i responsabili tecnici (e sottolineo tecnici) di questa ennesima vergogna cittadina e prendere i necessari provvedimenti nei loro confronti, anche eventualmente con azioni volte a recuperare il danno economico derivante? 
Attendiamo le risposte, che sicuramente giungeranno a breve. Ma anche non avere risposte (o non fornirle) sarebbe una risposta, seppur non soddisfacente. 
Ah, dimenticavo, sarebbe una chiara risposta anche una “non risposta” in politichese.
Ponte Barlaam



martedì 16 dicembre 2014

Delinquenti e benefattori. (Orgoglio e pregiudizio)


-Buongiorno, vi pozzu fari ‘na domanda? (1)
-Certo, e s’a sacciu vi dugnu puru ‘a risposta! (2)
Ormai è una costante: un ferroviere in pausa che sosta per un’ora sul marciapiede della stazione riceve dalle cinque alle cinquanta richieste di informazioni. Il fatto è che di solito mi chiedono informazioni su biglietti ed abbonamenti ed io non sono in grado di rispondere, non è la mia materia. Io i treni li guido, di aspetti commerciali non ci capisco  quasi niente. Ma sarebbe inutile spiegarlo prima, meglio ascoltare la domanda ed eventualmente indirizzare l’interlocutore verso la persona giusta. Il signore che mi ha interpellato ha, credo, più o meno la mia età.
-Cu ‘stu bigliettu, ‘u pozzu pigghiari ddu trenu? (3)
Mi mostra un biglietto del Trasporto regionale, mentre mi indica un Intercity fermo al binario a fianco. Questa la so. 
-No, mi dispiace, supra a ddu trenu ci voli n’atru bigliettu. Ma state tranquillu, n’atra menz’ura rriva ‘u trenu giustu. (4)
-‘U sacciu, ma sapiti chi mi succediu? Pirdìa ’u portafogli cu centocinquanta euro, e restai senza sordi. Ia ‘nta Polizia mi fazzu ‘a denuncia, chi mi fici perdiri ‘nu saccu ‘i tempu. E avi tri uri chi sugnu ccà, ora mi suddìai, mi ‘ndi vogghiu turnari ‘a casa. Pensava chi facendu ‘a denuncia chi pirdìa i sordi mi potivanu fari ‘na carta mi ‘nchianu supra ‘o trenu senza bigliettu e mi pavu poi, quandu turnava ‘a  casa. Ma mi dissiru chi non si poti fari, chi senza bigliettu non si poti ‘nchianari e chi ‘nc’era ‘na multa salata ‘i pavari, si mi truvavunu. Sapiti, jeu non vogghiu passari pi chiddu chi cerca mi faci ‘u furbu, comu fannu sti niri e sti rumeni chi ‘nchianunu e si mmucciunu non mi pavunu ‘u bigliettu. Non tutti, p’amuri ‘i Ddiu, ma a maggior parti si. Si ‘ndi partunu ‘i casa i Cristu mi venunu ‘ccà mi fannu i furbi, mi cercunu ‘a limosina e mi rrobbunu. Jeu sugnu italianu, chiddi chi venunu ccà mi fannu i delinquenti mi si stannu ‘a sò casa. Prima mi rrivunu tutti sti stranieri ‘sti cosi non succerivunu. (5)
Lo guardo perplesso. Si vede che è una brava persona, non c’è cattiveria in quello che ha detto, ma solo tanto pregiudizio. E comunque è difficile negare che i comportamenti che ha descritto siano veri. Rinuncio ad avviare una discussione sulla materia, ho troppo poco tempo, devo riprendere a lavorare. Ma ha detto di non avere soldi, eppure ha un biglietto: cinque euro e cinquanta centesimi.
-Ma poi ‘u truvastuvu, ‘u portafogli? ‘U bigliettu comu ‘u pavastuvu? (6)
-Pi furtuna truvai fora ‘nu tassista chi sintìu e mi mprestau ‘i sordi. N’o canusciva mancu. Mi dessi cincu euro, e dumani ci nd’haiu a turnari deci. (7)
-Capiscìa bonu? Vi dessi cincu euro e dumani ndi voli deci? (8)
-Si, ma non c’è problema, dumani haiu a turnari, ndi vidimu fora e c’i portu. ‘U sacciu chi sunnu assai, ma aviva bisognu, non mi potiva mentiri mi fazzu discussioni. (9)
Avevo capito bene. Il cento per cento al giorno di interesse. Per il tassista “benefattore” il termine di usuraio sarebbe riduttivo. Non ho più tempo, devo scappare, ma una domanda al signore la voglio fare sperando che almeno lo faccia riflettere su pregiudizi e stereotipi.  
-Sentiti, ma ‘stu tassista è rumenu, niru… o italianu? (10)

(1) Buongiorno, vi posso fare una domanda?

(2) Certo, e se la so vi do anche la risposta!
(3) Con questo biglietto, posso prendere quel treno?
(4) No, mi dispiace, su quel treno occorre un altro biglietto. Ma state tranquillo, tra mezz'ora arriva il treno che potete prendere voi.
(5)Lo so, ma sapete cosa mi è successo? Ho perso il portafogli con 150 euro, e sono rimasto senza soldi. Sono andato alla Polizia per fare la denuncia, ed ho perso un sacco di tempo. Sono qua da tre ore, e mi sono seccato, voglio tornare a casa. Pensavo che facendo la denuncia mi avrebbero rilasciato un documento per salire sul treno senza biglietto, pagandolo poi, quando sarei tornato a casa. Ma mi hanno detto che non si può fare, che senza biglietto non si può salire e che c'è una multa salata da pagare se mi trovano. Sapete, io non voglio passare per quello che cerca di fare il furbo, come fanno questi neri e questi rumeni, che salgono e si nascondono per non pagare il biglietto. Non tutti, per amor di Dio, ma la maggior parte sì. Se ne partono da casa di Cristo per venire qua a fare i furbi, a cercare l'elemosina e a rubare. Io sono italiano, quelli che vengono qua a fare i delinquenti, che si stiano a casa loro. Prima che arrivassero tutti questi stranieri queste cose non succedevano.
(6)Ma poi lo avete trovato, il portafogli? Il biglietto, come lo avete pagato?
(7) Per fortuna ho trovato fuori un tassista che ha sentito e mi ha prestato i soldi. Non lo conoscevo. Mi ha dato cinque euro e domani gliene devo restituire dieci.
(8) Ho capito bene? Vi ha dato cinque euro e per domani ne vuole dieci?
(9) Si ma non c'è problema, domani devo tornare, ci vediamo fuori e glieli porto. Lo so che sono assai, ma ne avevo bisogno, non mi potevo mettere a fare discussioni.
(10) Sentite, ma questo tassista è rumeno, nero... o italiano?