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martedì 16 dicembre 2014

Delinquenti e benefattori. (Orgoglio e pregiudizio)


-Buongiorno, vi pozzu fari ‘na domanda? (1)
-Certo, e s’a sacciu vi dugnu puru ‘a risposta! (2)
Ormai è una costante: un ferroviere in pausa che sosta per un’ora sul marciapiede della stazione riceve dalle cinque alle cinquanta richieste di informazioni. Il fatto è che di solito mi chiedono informazioni su biglietti ed abbonamenti ed io non sono in grado di rispondere, non è la mia materia. Io i treni li guido, di aspetti commerciali non ci capisco  quasi niente. Ma sarebbe inutile spiegarlo prima, meglio ascoltare la domanda ed eventualmente indirizzare l’interlocutore verso la persona giusta. Il signore che mi ha interpellato ha, credo, più o meno la mia età.
-Cu ‘stu bigliettu, ‘u pozzu pigghiari ddu trenu? (3)
Mi mostra un biglietto del Trasporto regionale, mentre mi indica un Intercity fermo al binario a fianco. Questa la so. 
-No, mi dispiace, supra a ddu trenu ci voli n’atru bigliettu. Ma state tranquillu, n’atra menz’ura rriva ‘u trenu giustu. (4)
-‘U sacciu, ma sapiti chi mi succediu? Pirdìa ’u portafogli cu centocinquanta euro, e restai senza sordi. Ia ‘nta Polizia mi fazzu ‘a denuncia, chi mi fici perdiri ‘nu saccu ‘i tempu. E avi tri uri chi sugnu ccà, ora mi suddìai, mi ‘ndi vogghiu turnari ‘a casa. Pensava chi facendu ‘a denuncia chi pirdìa i sordi mi potivanu fari ‘na carta mi ‘nchianu supra ‘o trenu senza bigliettu e mi pavu poi, quandu turnava ‘a  casa. Ma mi dissiru chi non si poti fari, chi senza bigliettu non si poti ‘nchianari e chi ‘nc’era ‘na multa salata ‘i pavari, si mi truvavunu. Sapiti, jeu non vogghiu passari pi chiddu chi cerca mi faci ‘u furbu, comu fannu sti niri e sti rumeni chi ‘nchianunu e si mmucciunu non mi pavunu ‘u bigliettu. Non tutti, p’amuri ‘i Ddiu, ma a maggior parti si. Si ‘ndi partunu ‘i casa i Cristu mi venunu ‘ccà mi fannu i furbi, mi cercunu ‘a limosina e mi rrobbunu. Jeu sugnu italianu, chiddi chi venunu ccà mi fannu i delinquenti mi si stannu ‘a sò casa. Prima mi rrivunu tutti sti stranieri ‘sti cosi non succerivunu. (5)
Lo guardo perplesso. Si vede che è una brava persona, non c’è cattiveria in quello che ha detto, ma solo tanto pregiudizio. E comunque è difficile negare che i comportamenti che ha descritto siano veri. Rinuncio ad avviare una discussione sulla materia, ho troppo poco tempo, devo riprendere a lavorare. Ma ha detto di non avere soldi, eppure ha un biglietto: cinque euro e cinquanta centesimi.
-Ma poi ‘u truvastuvu, ‘u portafogli? ‘U bigliettu comu ‘u pavastuvu? (6)
-Pi furtuna truvai fora ‘nu tassista chi sintìu e mi mprestau ‘i sordi. N’o canusciva mancu. Mi dessi cincu euro, e dumani ci nd’haiu a turnari deci. (7)
-Capiscìa bonu? Vi dessi cincu euro e dumani ndi voli deci? (8)
-Si, ma non c’è problema, dumani haiu a turnari, ndi vidimu fora e c’i portu. ‘U sacciu chi sunnu assai, ma aviva bisognu, non mi potiva mentiri mi fazzu discussioni. (9)
Avevo capito bene. Il cento per cento al giorno di interesse. Per il tassista “benefattore” il termine di usuraio sarebbe riduttivo. Non ho più tempo, devo scappare, ma una domanda al signore la voglio fare sperando che almeno lo faccia riflettere su pregiudizi e stereotipi.  
-Sentiti, ma ‘stu tassista è rumenu, niru… o italianu? (10)

(1) Buongiorno, vi posso fare una domanda?

(2) Certo, e se la so vi do anche la risposta!
(3) Con questo biglietto, posso prendere quel treno?
(4) No, mi dispiace, su quel treno occorre un altro biglietto. Ma state tranquillo, tra mezz'ora arriva il treno che potete prendere voi.
(5)Lo so, ma sapete cosa mi è successo? Ho perso il portafogli con 150 euro, e sono rimasto senza soldi. Sono andato alla Polizia per fare la denuncia, ed ho perso un sacco di tempo. Sono qua da tre ore, e mi sono seccato, voglio tornare a casa. Pensavo che facendo la denuncia mi avrebbero rilasciato un documento per salire sul treno senza biglietto, pagandolo poi, quando sarei tornato a casa. Ma mi hanno detto che non si può fare, che senza biglietto non si può salire e che c'è una multa salata da pagare se mi trovano. Sapete, io non voglio passare per quello che cerca di fare il furbo, come fanno questi neri e questi rumeni, che salgono e si nascondono per non pagare il biglietto. Non tutti, per amor di Dio, ma la maggior parte sì. Se ne partono da casa di Cristo per venire qua a fare i furbi, a cercare l'elemosina e a rubare. Io sono italiano, quelli che vengono qua a fare i delinquenti, che si stiano a casa loro. Prima che arrivassero tutti questi stranieri queste cose non succedevano.
(6)Ma poi lo avete trovato, il portafogli? Il biglietto, come lo avete pagato?
(7) Per fortuna ho trovato fuori un tassista che ha sentito e mi ha prestato i soldi. Non lo conoscevo. Mi ha dato cinque euro e domani gliene devo restituire dieci.
(8) Ho capito bene? Vi ha dato cinque euro e per domani ne vuole dieci?
(9) Si ma non c'è problema, domani devo tornare, ci vediamo fuori e glieli porto. Lo so che sono assai, ma ne avevo bisogno, non mi potevo mettere a fare discussioni.
(10) Sentite, ma questo tassista è rumeno, nero... o italiano?

lunedì 4 agosto 2014

Il macchinista e la bistecca

Come per tante altre città del sud, una cosa che non manca e non mancherà mai a Reggio è l’ironia unita all’innata tendenza al pettegolezzo che rende gossip qualsiasi episodio di natura dubbia o poco chiara, estrapolato dal suo contesto e riadattato alla fantasia del primo spettatore, il quale non esiterà a raccontarlo a sua discrezione a qualcuno che lo rilancerà aggiungendoci qualcosa di suo.
Mi viene in mente la storia delle due signore entrambe mogli di macchinista, che s’incontrano in macelleria e mentre attendono il loro turno, com’è normale, chiacchierano tra di loro:
-  ...si, signora, me’ maritu turnau stamatina prestu, iu a Napoli…. ‘Ciù dissi ieu mi si curca nu pocu, ma iddu nenti, si ‘ndi iu ‘nto giardinu ! Ora haiu a pigghiari un chilu ‘i tritatu, cusì fazzu ‘a pasta ‘o furnu, e ddu purpetti pi stasira. S’i mangiunu i me figghi, me maritu dissi chi iddu non voli carni, si mangia ‘na ‘nzalata ‘i pumaroru...-
-  Me maritu parti a menziornu e torna stasira, signora... dissi chi voli ‘na bistecca, ch’havi a fari ‘u rapidu!-
Molto probabilmente il mio collega aveva chiesto alla moglie di preparargli un piatto veloce da cucinare non avendo tanto tempo a disposizione, come per esempio proprio una fetta di carne arrostita. Ma da questo scambio di battute, ascoltato da qualche buontempone presente e riportato a modo suo, è venuta fuori la storiella del macchinista che per fare “il Rapido” (treno in realtà impegnativo dal punto di vista delle energie quanto qualsiasi altro) aveva bisogno di mangiare “una bistecca”.
Siamo fatti così, dopo tutto neanche male se mettessimo altrettanta creatività in altre cose più produttive, per esempio nell’immaginare e realizzare una città migliore.


lunedì 7 maggio 2012

Quando si avvia un treno.....

Quando si avvia un treno, diretto chissà dove, con esso si muovono decine di pensieri, speranze, fantasie e realtà. Perché sul treno per i viaggiatori oltre che leggere un libro o chiacchierare non c’è altro da fare se non guardare il paesaggio, e guardando fuori il pensiero non può fare a meno di volare. Meglio ancora se il paesaggio è quello calabrese, tirrenico o ionico, poco importa: se non c’è il mare a stimolare la fantasia, c’è la campagna. Lavoro sui treni da 26 anni, faccio il macchinista e lo spettacolo che i viaggiatori si vedono passare di lato spesso senza avere il tempo di focalizzare le immagini, io me lo gusto da una posizione privilegiata: estate, inverno, sole, pioggia, neve, i treni si muovono sempre, ogni giorno e con tutte le condizioni climatiche.
Ed ogni stagione, ogni tempo ed ogni luogo ha il suo odore ed i suoi colori caratteristici: l’odore della salsedine del mare, del gelsomino, della zagara, del finocchio selvatico, della cipolla di Tropea fortissimo e penetrante in certi periodi, della terra bagnata, della terra secca ed appena arata; i colori della ginestra, dell’agave, dell’acacia, dei papaveri, della mimosa, del grano. Il giallo dei campi d’estate, il verde degli oliveti, il bianco della neve.
A maggio, mentre scrivo, buona parte della linea ferroviaria è fiancheggiata da alberi in fiore, acacia soprattutto, ed a folate giunge alle narici il profumo del gelsomino, uno degli odori più belli che esistano, a mio parere.
Lavorare. Qualsiasi lavoro di questi tempi è una fortuna, ma avere un ufficio dove il panorama cambia continuamente istante per istante, dove il sole tramonta e poi sorge nuovamente, dove i colori e gli odori della natura entrano e s’impossessano dei tuoi pensieri...beh, questo è un privilegio che pochi fortunati hanno.
Io sono uno di questi.

lunedì 6 giugno 2011

Ciao Marcù!


Stamattina a Scalea (CS) è morto un ragazzo di 16 anni. Si è suicidato facendosi travolgere  da un treno, l'Eurostar 9371. Si chiamava Marco; non lo conoscevo, ma a modo suo era ferroviere come me: faceva parte del mondo ferroviario, in veste di appassionato, uno di quei ragazzi che vivono e si nutrono di locomotive e vetture ferroviarie, di scambi e binari.  Uno di quei ragazzi che spesso vedo sui marciapiedi delle stazioni intenti a fotografare tutto ciò che è ferrovia. Conosco alcuni suoi amici con cui condivideva la sua passione, che mi hanno informato dei particolari. Su Facebook, un suo amico lo saluta così:  
Un giorno, forse, ci rivedremo...magari a sbraitare sulle faccende delle nostre squadre calabresi o sul fatto che la nostra ferrovia è andata a rotoli...un giorno, forse, potrai anche spiegarmi il motivo per cui oggi hai deciso di farti inghiottire dal tuo mondo...ciao Marcù...
Quando c'è una morte sui binari, tutti gli addetti ai lavori ne vengono coinvolti emotivamente, anche se non conoscono la vittima. Ancora di più se la vittima è un collega.