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lunedì 4 agosto 2014

Il macchinista e la bistecca

Come per tante altre città del sud, una cosa che non manca e non mancherà mai a Reggio è l’ironia unita all’innata tendenza al pettegolezzo che rende gossip qualsiasi episodio di natura dubbia o poco chiara, estrapolato dal suo contesto e riadattato alla fantasia del primo spettatore, il quale non esiterà a raccontarlo a sua discrezione a qualcuno che lo rilancerà aggiungendoci qualcosa di suo.
Mi viene in mente la storia delle due signore entrambe mogli di macchinista, che s’incontrano in macelleria e mentre attendono il loro turno, com’è normale, chiacchierano tra di loro:
-  ...si, signora, me’ maritu turnau stamatina prestu, iu a Napoli…. ‘Ciù dissi ieu mi si curca nu pocu, ma iddu nenti, si ‘ndi iu ‘nto giardinu ! Ora haiu a pigghiari un chilu ‘i tritatu, cusì fazzu ‘a pasta ‘o furnu, e ddu purpetti pi stasira. S’i mangiunu i me figghi, me maritu dissi chi iddu non voli carni, si mangia ‘na ‘nzalata ‘i pumaroru...-
-  Me maritu parti a menziornu e torna stasira, signora... dissi chi voli ‘na bistecca, ch’havi a fari ‘u rapidu!-
Molto probabilmente il mio collega aveva chiesto alla moglie di preparargli un piatto veloce da cucinare non avendo tanto tempo a disposizione, come per esempio proprio una fetta di carne arrostita. Ma da questo scambio di battute, ascoltato da qualche buontempone presente e riportato a modo suo, è venuta fuori la storiella del macchinista che per fare “il Rapido” (treno in realtà impegnativo dal punto di vista delle energie quanto qualsiasi altro) aveva bisogno di mangiare “una bistecca”.
Siamo fatti così, dopo tutto neanche male se mettessimo altrettanta creatività in altre cose più produttive, per esempio nell’immaginare e realizzare una città migliore.


lunedì 7 maggio 2012

Quando si avvia un treno.....

Quando si avvia un treno, diretto chissà dove, con esso si muovono decine di pensieri, speranze, fantasie e realtà. Perché sul treno per i viaggiatori oltre che leggere un libro o chiacchierare non c’è altro da fare se non guardare il paesaggio, e guardando fuori il pensiero non può fare a meno di volare. Meglio ancora se il paesaggio è quello calabrese, tirrenico o ionico, poco importa: se non c’è il mare a stimolare la fantasia, c’è la campagna. Lavoro sui treni da 26 anni, faccio il macchinista e lo spettacolo che i viaggiatori si vedono passare di lato spesso senza avere il tempo di focalizzare le immagini, io me lo gusto da una posizione privilegiata: estate, inverno, sole, pioggia, neve, i treni si muovono sempre, ogni giorno e con tutte le condizioni climatiche.
Ed ogni stagione, ogni tempo ed ogni luogo ha il suo odore ed i suoi colori caratteristici: l’odore della salsedine del mare, del gelsomino, della zagara, del finocchio selvatico, della cipolla di Tropea fortissimo e penetrante in certi periodi, della terra bagnata, della terra secca ed appena arata; i colori della ginestra, dell’agave, dell’acacia, dei papaveri, della mimosa, del grano. Il giallo dei campi d’estate, il verde degli oliveti, il bianco della neve.
A maggio, mentre scrivo, buona parte della linea ferroviaria è fiancheggiata da alberi in fiore, acacia soprattutto, ed a folate giunge alle narici il profumo del gelsomino, uno degli odori più belli che esistano, a mio parere.
Lavorare. Qualsiasi lavoro di questi tempi è una fortuna, ma avere un ufficio dove il panorama cambia continuamente istante per istante, dove il sole tramonta e poi sorge nuovamente, dove i colori e gli odori della natura entrano e s’impossessano dei tuoi pensieri...beh, questo è un privilegio che pochi fortunati hanno.
Io sono uno di questi.