L’incendio doloso dell’asilo comunale di Santa Venere non è una novità, e non è un atto rivolto contro i bambini. Punto.
Sono anni che a Reggio dei criminali compiono atti vandalici particolarmente violenti contro strutture scolastiche comunali, in particolar modo asili. E sempre in periferia. Nel settembre 2010, per esempio, fu ritrovato un ordigno inesploso (e inefficiente) nel cortile della scuola materna di Cannavò, ed altri casi di presunte intimidazioni simili, sempre a strutture comunali, sono avvenuti nel corso degli anni. Intimidazioni. Potrebbe essere.
Ma l’intimidazione presuppone delle condizioni che al momento non sembra appaiano.
Ora, se qualcuno vuole intimidire qualcun altro lo fa chiaramente per ottenere qualcosa, e perché ciò sia possibile occorrono due elementi essenziali: che l’intimidazione sia incisiva, e soprattutto che il destinatario dell’atto sappia il perché ne è stato oggetto.
Da quel poco che conosco in materia di azioni criminali, mi risulta che di solito un atto intimidatorio è seguito sempre da una spiegazione del perché, che ovviamente è comunicata alla persona da intimidire. Oppure è la conseguenza di una comunicazione precedente non andata a buon fine dal punto di vista del criminale.
Ma il destinatario del famoso messaggio, in questo caso chi dovrebbe essere, visto che le strutture non sono private? I casi sono due: o il destinatario ha ricevuto il messaggio, e allora deve informare l’Autorità Giudiziaria se non lo ha già fatto, oppure non lo ha ricevuto e allora non è un’intimidazione.
L’altra ipotesi è che le strutture comunali danneggino gli interessi di qualcuno e per questo motivo non debbano esistere. Cui prodest?
In ogni caso non si tratta di attentati contro i bambini, nessuno ce l’ha con loro. Quando si sono verificati gli atti criminali, i bambini non c’erano. Sono altri, per fortuna nostra, i posti nel mondo in cui i bambini sono esposti a incendi e bombe giornalmente senza potersi difendere.
Direi che invece di buttarla sulla tragedia biblica paventando la discesa di un’orda di novelli Erode, sarebbe il caso di andare a vedere quali interessi tocca la presenza di una struttura del genere, naturalmente nell'ambiente giusto.
E i bambini per favore, lasciateli stare. Fa comodo citarli, fa sensazione, in realtà i torvi incendiari farebbero lo stesso anche con una salumeria o una stalla, se la cosa gli servisse. Altrimenti dovremmo anche sostenere che se domani sarà incendiata una stalla vuota qualcuno avrà voluto colpire le mucche, o che se salterà la saracinesca di una salumeria i salami sopravvissuti dovranno essere messi sotto scorta. E magari si potrebbe anche creare un osservatorio contro la violenza sui salami gestito da un apposito garante.
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sabato 5 novembre 2016
lunedì 23 settembre 2013
Ma avete capito o no, che a Reggio Calabria è stata incendiata una Chiesa?
Domenica
scorsa ho assistito ad una Cerimonia Religiosa Ortodossa, celebrata a Reggio
Calabria, nella Chiesa di San Paolo dei Greci, nel quartiere Sbarre. Giorni
prima il Tempio è stato oggetto di un atto intimidatorio di enorme gravità,
culmine di una serie di gesti teppistici perpetrati per mesi nei confronti
della Parrocchia: durante la celebrazione di una Liturgia ignoti hanno
appiccato il fuoco alla cappella adiacente alla Chiesa. Insieme a tanti reggini qualunque ho ritenuto
mio dovere portare la mia solidarietà di persona al Parroco padre Daniele
Castrizio ed a tutta la comunità religiosa ortodossa reggina. Ho partecipato ad
un’iniziativa lanciata su Facebook, niente di eroico, solo che l’ho fatto
fisicamente come tantissimi altri reggini. Non è un gesto da sbandierare ai
quattro venti la solidarietà, almeno non per vantarsene, semmai per invogliare
altri allo stesso gesto, per informare. Non sono uno di quei tromboni che
giornalmente trasmettono ai giornali messaggi di solidarietà e vicinanza a questo
e a quello, oppure rilanciano con comunicati stampa presunti atti meritevoli
compiuti nell’interesse della comunità. Mi aspettavo la presenza fisica di rappresentanti
della politica e dell’informazione, soprattutto di quelli che sono tanto
attenti, seduti sulle loro comode poltrone, agli stati pubblicati su Facebook e
su Twitter dai vari personaggi pubblici, politici e non, traendone articoli da
scrivere e polemiche da aprire, “mbuscandosi” così la pagnotta. Stavolta non si
parlava di presunte parentele scomode del tale assessore, oppure di presunte opinioni
dannose per la città, non c’era nessuno che denigrava qualcun altro oppure che
litigava con il suo avversario politico, e quindi gli avvoltoi del web che le
loro prede le scelgono bene, succulente e redditizie, non hanno ritenuto di
scrivere alcunché, sull’evento. Solo qualche spoglio resoconto, pura cronaca nei giorni successivi al fatto, qualche fotografia, e basta. Nessuno che si sia
reso conto che A REGGIO CALABRIA, CITTA’ DAGLI INFINITI PRIMATI NEGATIVI, È
STATA INCENDIATA UNA CHIESA!!! UN LUOGO DI CULTO!!! È stato commesso uno dei più
gravi, infame, barbaro atto criminale che si possa commettere contro una
comunità. Una cosa che in Italia, in Europa, non avveniva da tempo
immemorabile, dai tempi della barbarie, delle guerre. In città non si dovrebbe parlare di altro, per giorni. Abbiamo conquistato
l’ennesimo primato negativo, probabilmente continentale, ma la
politica, la classe dirigente reggina, l’informazione, preferiscono ignorare la
cosa.
martedì 8 febbraio 2011
Il consigliere legh/razz-ista non si alza in piedi
Giuseppe Civati, consigliere regionale lombardo del Partito Democratico, racconta sul suo blog che Cesare Bossetti, consigliere della Lega di Varese e amministratore unico di Radio Padania Libera (eletto nel famigerato listino di Formigoni senza preferenze), durante il minuto di silenzio per i quattro bambini rom morti a Roma richiesto dal Pd e concesso dal presidente (leghista) Davide Boni, non si è alzato in piedi.
Anche io, come Civati, non ho niente da commentare.
venerdì 28 gennaio 2011
Incendio senza fine: l'incredibile storia di Centralia
Centralia è (o meglio, era) un comune degli U.S.A., Contea di Columbia, Pennsylvania. Una piccola cittadina resa famosa (o famigerata) da una vicenda degna di un racconto del terrore di Edgar Allan Poe. Era inizialmente una città di minatori, sorta ai primi dell'ottocento sopra un enorme giacimento di antracite (carbon fossile) puro al 95% (caratteristica della antracite è l'estrema durezza, cosa che in passato ne rendeva difficile l'estrazione, inoltre è di difficile accensione ed ancora più difficoltoso spegnimento). Il carbone venne estratto in quantitativi industriali fino alla fine del diciannovesimo secolo, quando l'attività di estrazione venne lentamente abbandonata; come in tutte le zone minerarie, rimasero nel sottosuolo tutta una serie di pozzi abbandonati; la vita nella cittadina continuò, pur senza particolare sviluppo, come un normale piccolo centro abitato fino al 1962 quando successe l'imprevedibile a causa dell'avventatezza di alcuni abitanti (c'è chi dice che fossero addirittura dei vigili del fuoco) che ritennero utile smaltire dei rifiuti bruciandoli in uno dei pozzi abbandonati delle antiche miniere, usato come discarica illegale. La vena di antracite prese fuoco, e dopo alcuni vani tentativi di spegnimento fu lasciata ardere credendo che l'incendio si sarebbe estinto da solo. In realtà la combustione continuò nel sottosuolo, e dopo alcuni anni cominciarono i primi problemi per la popolazione, con emissioni di fumo e gas, degrado della qualità dell'aria, e conseguenze sulla salute dei residenti. Nel 1979 (17 anni dopo) il problema si manifestò in tutta la sua imponenza e drammaticità quando il gestore di una pompa di benzina notò che la sonda inserita per misurare la quantità di benzina nelle cisterne era calda e da un ulteriore controllo la temperatura risultò essere di circa 80 gradi centigradi!!!! L’incendio sotterraneo in tutti quegli anni aveva lentamente eroso dall’interno il sottosuolo e quindi compromesso le strade e le case. Nel 1981 un cratere largo un metro e profondo più di 40 si aprì improvvisamente sotto i piedi di un bambino (che si salvò) che giocava nel giardino della sua abitazione. Inutili furono tutti i successivi tentativi di estinguere l'incendio che ben presto manifestò i suoi effetti in superficie: ceneri, nuvole di fumo bianco ed acre, moria di alberi, scioglimento dell'asfalto con conseguente formazione di crepe sulle strade, voragini improvvise. La strada statale 61 che attraversava la città fu più volte distrutta e ricostruita fino al punto di deciderne l’interruzione e poi la deviazione. Il governo americano intervenne nel 1984 stanziando 42 milioni di dollari per trasferire la popolazione ma, come spesso succede in casi di esodo forzato, diverse famiglie decisero di restare. Nel 1992 l'intera città fu espropriata e nel 2002 le poste U.S.A. soppressero il CAP della ormai ex-città. Nel 1962 Centralia contava circa 2.000 abitanti, adesso sono rimasti una decina di irriducibili che continuano a sperare di potere un giorno riavere la loro città. Ma sembra che per autoestinguersi l'incendio ci metterà ancora da 250 a 1000 anni. Alla fine dovrebbe interessare un'area di circa 1600 ettari.
La storia di Centralia è forse la più emblematica, ma pochi sanno che nel mondo esistono decine di incendi giganteschi del genere, che si stanno sviluppando da anni e continueranno forse per secoli: --"In Cina ogni anno vanno in fumo 10-20 milioni di tonnellate di carbone", si legge in un rapporto dell'Arsc (Aerophotogrammetry & Remote Sensing Buereau of China Coal), ma secondo un rapporto di Glenn Stracher del East Georgia College (Usa), il valore è sottostimato di almeno 10 volte. Un ricercatore olandese, Paul van Dijk dell'International Institute for Geo-Information Science and Earth Observation, con una équipe ha studiato il caso degli incendi sotterranei cinesi e ha concluso che ogni anno gli incendi cinesi emettono nell'atmosfera 360 milioni di tonnellate di anidride carbonica, ovvero il 2 - 3 per cento delle emissioni globali di questo gas serra. Il fenomeno cinese è concentrato soprattutto nella parte settentrionale del territorio, dove vi è una fascia di depositi carboniferi lunga 5mila chilometri che si estende da est ad ovest e ampia 750 Km. E' stato calcolato che la quantità di carbone che brucia in questo modo ha un valore che si aggira attorno al miliardo di euro all'anno, superiore di almeno 5 volte quello esportato dal Paese. Anche in India, comunque il problema ha proporzioni gigantesche. Jharia Coalfield è una località a circa 250 Km a nord ovest di Calcutta. In quell'area si estrae carbone dal 1894, ma negli ultimi 15 anni un sessantina di incendi hanno bruciato 40 milioni di tonnellate di carbone. (fonte Repubblica.it)-- La dimensione reale del fenomeno sul pianeta è sconosciuta, o almeno non esistono dati ufficiali definitivi accessibili, certo è che anche solo calcolando le conseguenze (inquinamento e variazioni climatiche) derivanti dai casi conosciuti le previsioni sono catastrofiche, visto che a fronte della difficoltà reale per lo spegnimento di incendi del genere non si ha notizia di iniziative qualificate volte a risolvere il problema da parte dei governi interessati, né della comunità mondiale. Si preferisce aspettare che gli incendi si autoestinguano, ma a quale costo?
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