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venerdì 28 gennaio 2011

Incendio senza fine: l'incredibile storia di Centralia


Centralia è (o meglio, era) un comune degli U.S.A., Contea di Columbia, Pennsylvania. Una piccola cittadina resa famosa (o famigerata) da una vicenda degna di un racconto  del terrore di Edgar Allan Poe. Era inizialmente una città di minatori, sorta ai primi dell'ottocento sopra un enorme giacimento di antracite (carbon fossile) puro al 95% (caratteristica della antracite è l'estrema durezza, cosa che in passato ne rendeva difficile l'estrazione, inoltre è di difficile accensione ed ancora più difficoltoso spegnimento). Il carbone venne estratto in quantitativi industriali fino alla fine del diciannovesimo secolo, quando l'attività di estrazione venne lentamente abbandonata; come in tutte le zone minerarie, rimasero nel sottosuolo  tutta una serie di pozzi abbandonati; la vita nella cittadina continuò, pur senza particolare sviluppo, come un normale piccolo centro abitato fino al 1962 quando successe l'imprevedibile a causa dell'avventatezza di alcuni abitanti (c'è chi dice che fossero addirittura dei vigili del fuoco) che ritennero utile smaltire dei rifiuti bruciandoli in uno dei pozzi abbandonati delle antiche miniere, usato come discarica illegale. La vena di antracite prese fuoco, e dopo alcuni vani tentativi di spegnimento fu lasciata ardere credendo che l'incendio si sarebbe estinto da solo. In realtà la combustione continuò nel sottosuolo, e dopo alcuni anni cominciarono i primi  problemi per la popolazione, con emissioni di fumo e gas, degrado della qualità dell'aria, e conseguenze sulla salute dei residenti. Nel 1979 (17 anni dopo) il problema si manifestò in tutta la sua imponenza e drammaticità quando il gestore di una pompa di benzina  notò  che la sonda inserita per misurare la quantità di benzina nelle cisterne  era calda e da un ulteriore controllo la temperatura risultò essere di circa 80 gradi centigradi!!!! L’incendio sotterraneo in tutti quegli anni aveva lentamente eroso dall’interno il sottosuolo e quindi compromesso le strade e le case. Nel 1981 un cratere largo un metro e profondo più di 40 si aprì improvvisamente sotto i piedi di un bambino (che si salvò) che giocava nel giardino della sua abitazione. Inutili furono tutti i successivi tentativi di estinguere l'incendio che ben presto manifestò i suoi effetti in superficie: ceneri, nuvole di fumo bianco ed acre, moria di alberi, scioglimento dell'asfalto con conseguente formazione di crepe sulle strade, voragini improvvise. La strada statale 61 che attraversava la città fu più volte distrutta e ricostruita fino al punto di deciderne l’interruzione e poi la deviazione. Il governo  americano intervenne nel 1984 stanziando 42 milioni di dollari per trasferire la popolazione ma, come spesso succede in casi di esodo forzato,  diverse famiglie decisero di restare. Nel 1992  l'intera città fu espropriata e nel 2002 le poste U.S.A. soppressero il CAP della ormai ex-città. Nel 1962 Centralia contava circa 2.000 abitanti, adesso sono rimasti una decina di irriducibili che continuano a sperare di potere un giorno riavere la loro città. Ma sembra che per autoestinguersi l'incendio ci metterà ancora da 250 a 1000 anni. Alla fine dovrebbe interessare un'area di circa 1600 ettari.
La storia di Centralia è forse la più emblematica, ma pochi sanno che nel mondo esistono decine di incendi giganteschi del genere, che si stanno sviluppando da anni e continueranno forse per secoli: --"In Cina ogni anno vanno in fumo 10-20 milioni di tonnellate di carbone", si legge in un rapporto dell'Arsc (Aerophotogrammetry & Remote Sensing Buereau of China Coal), ma secondo un rapporto di Glenn Stracher del East Georgia College (Usa), il valore è sottostimato di almeno 10 volte. Un ricercatore olandese, Paul van Dijk dell'International Institute for Geo-Information Science and Earth Observation, con una équipe ha studiato il caso degli incendi sotterranei cinesi e ha concluso che ogni anno gli incendi cinesi emettono nell'atmosfera 360 milioni di tonnellate di anidride carbonica, ovvero il 2 - 3 per cento delle emissioni globali di questo gas serra. Il fenomeno cinese è concentrato soprattutto nella parte settentrionale del territorio, dove vi è una fascia di depositi carboniferi lunga 5mila chilometri che si estende da est ad ovest e ampia 750 Km. E' stato calcolato che la quantità di carbone che brucia in questo modo ha un valore che si aggira attorno al miliardo di euro all'anno, superiore di almeno 5 volte quello esportato dal Paese. Anche in India, comunque il problema ha proporzioni gigantesche. Jharia Coalfield è una località a circa 250 Km a nord ovest di Calcutta. In quell'area si estrae carbone dal 1894, ma negli ultimi 15 anni un sessantina di incendi hanno bruciato 40 milioni di tonnellate di carbone. (fonte Repubblica.it)-- La dimensione reale del fenomeno sul pianeta è sconosciuta, o almeno non esistono dati ufficiali definitivi accessibili, certo è che anche solo calcolando le conseguenze (inquinamento e variazioni climatiche) derivanti dai casi conosciuti le previsioni sono catastrofiche, visto che a fronte della difficoltà  reale per lo spegnimento di incendi del genere non si ha notizia di iniziative qualificate volte a risolvere il problema da parte dei governi interessati, né della comunità mondiale. Si preferisce aspettare che gli incendi si autoestinguano, ma a quale costo?

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