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mercoledì 27 aprile 2011

Il "naturale sviluppo"

Per il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, "l'ulteriore impegno dell'Italia in Libia costituisce il naturale sviluppo della scelta compiuta dall'Italia a marzo". Così Napolitano appoggia la scelta dei raid sulla Libia, che rispettano..."la linea fissata nel Consiglio Supremo di difesa da me presieduto e quindi confortata da ampio consenso in Parlamento". E così, dalle sagge parole del Capo dello Stato scopro che, secondo lui: 
1) le guerre hanno un "naturale sviluppo"
2) se c'è un ampio consenso in Parlamento le guerre le possiamo fare anche noi
"Naturale sviluppo": in realtà nelle azioni di guerra non c'è niente di  naturale; ma è innegabile che tutte le azioni del genere fino ad oggi intraprese in varie parti del mondo hanno sempre seguito lo stesso filo conduttore ed avuto le stesse conseguenze.  E fino ad oggi anche in Libia abbiamo visto la stessa sceneggiata: prima "non partecipiamo ad azioni di guerra", poi "mandiamo solo addestratori per i ribelli", poi "partecipiamo con azioni aeree ma non spariamo", poi  "spariamo ma solo agli obiettivi militari, ma non mandiamo soldati  a terra". Visto che il nostro quasi ottantaseienne Presidente della Repubblica ha sancito un  nuovo (almeno per me) concetto, i prossimi "naturali sviluppi" dovrebbero essere: "ci è scappato un missile, chiediamo scusa al popolo libico per i morti", "è necessario partecipare alla spedizione di terra, ma con un contingente di specialisti  di numero limitato", "è necessario aumentare il numero dei soldati per garantire l'incolumità  delle nostre truppe", "ce ne andremo dalla Libia appena sarà ristabilito l'ordine e la democrazia", "contiamo di ritirarci dalla Libia entro il 2050"...etc. etc. etc.. In tutta questa  storia, prevedibile come ho già  detto, perché già successa, la novità è un Capo dello Stato con il passato di Giorgio Napolitano che sostiene non solo il concetto di guerra giusta, ma ne ipotizza anche il "naturale sviluppo".

giovedì 10 dicembre 2009

Premio Nobel per la Pace a Barak Obama: chissà cosa ne direbbe Gandhi.....


Come avevo previsto, Obama ha avuto grosse difficoltà a spiegare come fa a ricevere il Premio Nobel per la Pace ed essere contemporaneamente il capo di una nazione in guerra a migliaia di chilometri dai suoi confini, in territori addirittura appartenenti ad altri continenti. La voce comune dei soliti giornali è che ci è riuscito con un discorso "di forte impatto", io invece penso che non ci è riuscito per niente, anzi ha dimostrato di non avere altri argomenti che la retorica e le frasi preconfezionate da altri per altre occasioni. La grande macchina americana della propaganda ha stabilito che il discorso di Obama era un discorso "forte" e tutti i giornalisti pecoroni (di tutto il mondo, badate) si sono limitati ad "assorbire" e riportare la notizia, come al solito. Obama avrebbe dovuto spiegare che differenza c'è tra una guerra difensiva ed una di aggressione; avrebbe dovuto spiegare quali sono gli "interessi americani nel mondo" la cui tutela giustifica sempre le varie invasioni ed azioni di commando che gli americani hanno sempre fatto e sempre faranno; avrebbe dovuto spiegare com' è possibile che i vecchi alleati degli USA spesso diventano i suoi peggiori nemici; avrebbe dovuto spiegare come mai di solito i guerriglieri combattono con armi di fabbricazione occidentale ed in particolar modo USA; avrebbe dovuto spiegare perchè in America è possibile procurarsi e detenere un'arma con la stessa facilità con cui da noi si acquista un CD di musica leggera; avrebbe dovuto spiegare perchè in America esiste ancora la pena di morte. Questo avrebbe dovuto spiegare, ma non lo ha fatto. E nessuno gli ha chiesto di farlo.