TUTTI I DIRITTI RISERVATI

© I contenuti di questo blog, se non diversamente indicato, sono di proprietà esclusiva dell'autore/amministratore. Tutti i diritti sono riservati.
Per eventuali autorizzazioni su specifici contenuti effettuare apposita richiesta tramite email all'indirizzo pasplaca@gmail.com .
"passo la vita fuggendo dalla mia ignoranza"
NON CAPISCO...E NON MI ADEGUO!!!
su questo blog non si pubblicano commenti anonimi
Visualizzazione post con etichetta Giorgio Napolitano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giorgio Napolitano. Mostra tutti i post

martedì 6 agosto 2013

Napolitano conceda la grazia a Berlusconi se...


Confesso che non conoscevo i meccanismi complessi che regolano la concessione della grazia ad un cittadino condannato in via definitiva. Immaginavo che  una delle condizioni necessarie ed irrinunciabili fosse il dichiarato pentimento. Graziare un delinquente certificato da una condanna definitiva che non ammetta di avere sbagliato e di essersi pentito mi sembrava non fosse nella logica democratica; "è come se qualcuno avesse il potere assoluto di annullare il volere del popolo italiano" mi dicevo. E invece è proprio così: tra le condizioni per la concessione della grazia non c'è il pentimento, né l'ammissione della colpa. Accade così che un delinquente pregiudicato certificato da una condanna possa essere oggetto di una richiesta di grazia per la sua persona mentre contemporaneamente nega di avere commesso il fatto, attaccando ferocemente chi lo ha condannato, ed offendendo un Organo dello Stato di cui colui che dovrebbe concedergli la grazia è il Capo. Mi domando se tutto questo è costituzionale. Nel frattempo al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che sta "attentamente esaminando" mi permetto di consigliare di anteporre all'esame della richiesta di grazia la condizione del pentimento da parte del condannato. Non si può stare con lo stesso piede in due staffe.

venerdì 3 giugno 2011

Berlusconi tocca il Re-Un gesto normale nel 2011

Durante la parata militare sui Fori Imperiali per la Festa della Repubblica del 2 giugno, Berlusconi ha toccato il re di Spagna ignorando la regola internazionale che prevede che re e regine non si possono toccare, a meno che non siano loro stessi a fare la prima mossa.  Dopo  il gesto Berlusconi è stato ripreso dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che evidentemente invece ricordava bene la regola. Anche questa volta i media non hanno perso l'occasione per esaltare la gaffe del premier. Erano presenti i rappresentanti di 80 paesi, tra cui molti Capi di Stato e di governo, e la cerimonia è stata più fastosa in onore del 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Certo, se il protocollo prevede che i re non si possono toccare, occorre rispettarlo, ma un'attenzione maggiore anche a certi aspetti delle celebrazioni non guasterebbe: per esempio, che ci azzecca, come direbbe il buon Tonino, la Festa della Repubblica con il 150° anniversario dell'Unità d'Italia? L'unità d'Italia è indiscutibilmente opera di un re, giusta o sbagliata che sia. Il discendente di quel re è stato cacciato dall'Italia mentre ne era re, per insediare la Repubblica. Adesso, nell'anniversario della Repubblica Italiana, si festeggia contemporaneamente l'opera di colui che è stato scacciato dall'Italia (nella persona del suo discendente) ad opera dei repubblicani. Direi che la cosa stona un po', a volere essere buoni. Ma vogliamo, una volta per tutte, cercare di essere meno ipocriti, in questo Bel Paese? E Berlusconi lasciamolo in pace, che ha fatto un gesto normale, da persona normale, almeno questa volta!

mercoledì 27 aprile 2011

Il "naturale sviluppo"

Per il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, "l'ulteriore impegno dell'Italia in Libia costituisce il naturale sviluppo della scelta compiuta dall'Italia a marzo". Così Napolitano appoggia la scelta dei raid sulla Libia, che rispettano..."la linea fissata nel Consiglio Supremo di difesa da me presieduto e quindi confortata da ampio consenso in Parlamento". E così, dalle sagge parole del Capo dello Stato scopro che, secondo lui: 
1) le guerre hanno un "naturale sviluppo"
2) se c'è un ampio consenso in Parlamento le guerre le possiamo fare anche noi
"Naturale sviluppo": in realtà nelle azioni di guerra non c'è niente di  naturale; ma è innegabile che tutte le azioni del genere fino ad oggi intraprese in varie parti del mondo hanno sempre seguito lo stesso filo conduttore ed avuto le stesse conseguenze.  E fino ad oggi anche in Libia abbiamo visto la stessa sceneggiata: prima "non partecipiamo ad azioni di guerra", poi "mandiamo solo addestratori per i ribelli", poi "partecipiamo con azioni aeree ma non spariamo", poi  "spariamo ma solo agli obiettivi militari, ma non mandiamo soldati  a terra". Visto che il nostro quasi ottantaseienne Presidente della Repubblica ha sancito un  nuovo (almeno per me) concetto, i prossimi "naturali sviluppi" dovrebbero essere: "ci è scappato un missile, chiediamo scusa al popolo libico per i morti", "è necessario partecipare alla spedizione di terra, ma con un contingente di specialisti  di numero limitato", "è necessario aumentare il numero dei soldati per garantire l'incolumità  delle nostre truppe", "ce ne andremo dalla Libia appena sarà ristabilito l'ordine e la democrazia", "contiamo di ritirarci dalla Libia entro il 2050"...etc. etc. etc.. In tutta questa  storia, prevedibile come ho già  detto, perché già successa, la novità è un Capo dello Stato con il passato di Giorgio Napolitano che sostiene non solo il concetto di guerra giusta, ma ne ipotizza anche il "naturale sviluppo".

sabato 31 luglio 2010

Per il Big one del PdL intervenga super-Bertolaso!



Come ben sapete, ogni volta che c'è un terremoto, si registrano, poi, altre scosse d'assestamento. La morfologia del territorio è destinata inesorabilmente a cambiare. Alcune volte più lievemente, altre più marcatamente. Il Big one* ha prodotto l'implosione del PdL e ha determinato la deriva del Cali-Fini dal continente pidiellino. Lo sconquasso all'interno del PdL è stato tanto violento, che, a buon diritto, si potrebbe invocare il divino intervento di Guido Bertolaso: se non è questa una grande emergenza... Con i suoi super-poteri della super-protezione civile (e non), colui che "avrebbe potuto gestire meglio" la situazione ad Haiti e che possiede quell' "esperienza che non può essere quella degli organizzatori" della Love Parade di Duisburg "grazie all'esperienza maturata nell'organizzazione dei Grandi Eventi" saprebbe senz'ombra di dubbio ricostruire il PdL, com'ha fatto con L'Aquila.
E' verità inoppugnabile che i tecnici del PdL non avevano previsto in alcun modo l'entità del grande evento sismico. C'era stata qualche scossa d'avvertimento, ma si era preferito rassicurare la popolazione parlamentare di dormire tranquilla. La Russa e Gasparri, abili ragionieri e maestri nell'arte di far di conto, avevano tutti i sopralluoghi del caso. Tutto in regola. Ed, invece, patapumf! E' accaduto l'irreparabile, una tragedia. Nessuno ha avuto l'idea di regalargli, per sicurezza, una calcolatrice. Ed i numeri non sono men che meno tornati. La variabile finiana è rimasta inquantificata sino alla sua fragorosa deflagrazione. I "colonnelli convertiti al berlusconismo" hanno fatto flop. Persino il sarto Letta, virtuoso delle ricuciture, ha preso male le misure. Lo strappo istituzione è più che evidente, meglio coprire con un velo (pietoso magari). Problemi d'organizzazione, che vogliamo farci! Chi non ha mai toppato scagli la prima pietra. Di quel che sarà nel futuro prossimo venturo non è dato bene saperlo. Napolitano sonnecchia. L'orizzonte appare verde. Alziamo il dito medio al cielo ;)


*Il Big One (letteralmente "quello grosso", come viene chiamato negli Usa) è il nome dato ad un presunto futuro terremoto, che potrebbe essere uno dei più potenti terremoti mai verificati negli Stati Uniti, superiore al settimo grado della Scala Richter, tanto da poter distaccare la California dal resto del continente

martedì 19 gennaio 2010

Bettino Craxi, latitante e martire.


Nauseanti! So di ripetermi ma non trovo parola diversa per definire la maggior parte degli organi d’informazione nazionali, che continuano imperterriti a stabilire qual'è l’argomento di cui parlare certamente manovrati dai loro padroni, palesi ed occulti. In questi giorni non si fa altro che parlare del decennale della scomparsa di Bettino Craxi, solo ed esclusivamente perché lo hanno stabilito i giornali e telegiornali, che riportano da almeno tre giorni (e chissà ancora per quanto tempo) la cronaca dettagliata minuto per minuto di tutto quello che si verifica in Italia ed all’estero sull’argomento. Stanno cercando di riabilitare un uomo che ha rifiutato di scontare la pena a cui era stato condannato da un Tribunale della Repubblica, con l’aggravante morale di non essere uno qualsiasi, ma un ex Presidente del Consiglio dei Ministri. Stanno cercando di riabilitare un uomo che ha ammesso di avere commesso il reato per cui è stato condannato (finanziamento illecito ai partiti) e che da “galantuomo” quale era non ha saputo fare di meglio, vistosi ormai perduto, che cercare di coinvolgere i suoi compagni di merende degli altri partiti. Stanno cercando di riabilitare un uomo che ha cercato di fare passare la teoria che un reato è meno grave se “è prassi comune commetterlo”, come se (ammesso che fosse una teoria fondata) in quel “comune” fossero inseriti tutti gli italiani nessuno escluso, anziché un’accozzaglia di delinquenti ben circoscritta. Stanno cercando di riabilitare un uomo che da latitante condannato ha chiesto di venire a curarsi in Italia “a patto che non fosse arrestato” (con l’umiltà di un qualsiasi cittadino, mi viene da dire ironicamente) ed al logico diniego della magistratura ha preferito restare latitante. Stanno cercando, infine, di fare passare il concetto che quest’uomo è una vittima della Giustizia; NON È COSI’! Quest’uomo è una vittima dei suoi compagni di merende (non meno ”galantuomini” di lui) che lo hanno sacrificato alla Giustizia per salvarsi il posteriore e potere continuare ad arricchirsi con i soldi della comunità. Non hanno alcuna importanza i suoi presunti meriti politici, non possono annullare il debito che quest’uomo ha ancora nei confronti del suo Paese; egli ha disconosciuto le leggi italiane due volte, non una: quando le ha violate consapevolmente commettendo i reati per cui è stato condannato, e quando non ha accettato la condanna scappando all’estero per non scontarla. Nessuno può pretendere a nome suo che lo Stato che egli ha disconosciuto più volte adesso lo riabiliti. Non c’è niente da sanare, caro Presidente Napolitano, ma una cosa esatta Lei l’ha detta: Craxi ha pagato “con una durezza senza eguali”; infatti tutti gli altri che hanno commesso gli stessi reati (perché allora si usava così) non hanno pagato, anzi molti sono ancora in giro e vengono spesso a discutere con Lei, magari sorseggiando un caffé, dei destini della nostra Nazione. Oggi 19 gennaio 2010, anziché commemorare la morte di un latitante, sarebbe meglio onorare alla grande l’anniversario della nascita di un Uomo con la U maiuscola, il giudice Paolo Borsellino, che se non fosse stato ucciso dalla mafia compirebbe 70 anni. VERGOGNA!

sabato 2 gennaio 2010

IL NUOVO INCIUCIO


Si apre il dialogo per le riforme, con la benedizione del Presidente della Repubblica. Con il dialogo si aprono tutta una serie di trattative sotto banco che dovrebbero, nell'intenzione dei dialoganti, sistemare tutte le faccende sospese di interesse comune (tra di loro) e non, tra cui per esempio i processi in corso che vedono imputato il premier. Ma non solo quello, perchè è chiaro che il vecchio detto "do ut des" sarà la parola d'ordine di questo "dialogo". Ci sarà una serie di scambi di favori e cortesie tra le righe di questo accordo che logicamente non dovranno essere percepiti dal popolo prima della stipula e possibilmente neanche dopo; tra l'altro, come ho detto, dovrà essere chiuso una volta per tutte l'argomento della processabilità del signor Silvio Berlusconi. In un modo o nell'altro. Per potere condividere una cosa del genere, l'attuale opposizione ha bisogno di una giustificazione importante da esibire alla propria base elettorale; qualcosa del tipo: --non potevamo fare altrimenti, perchè le riforme andavano fatte, questo era il male minore, e senza l'accordo sul berlusca non se ne faceva niente--. Guarda caso, a sancire la necessità di fare le riforme, proprio il 31 dicembre nel suo discorso di fine anno, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano! Chi potrà sostenere adesso, a sinistra, che le riforme non sono necessarie? Successivamente, seconda parte della sceneggiata, ci sarà tutta una serie di proposte assurde della maggioranza, immediatamente rimbeccate dall'opposizione, che serviranno a sviare l'attenzione dai veri argomenti ed a creare quel bottino di "vittorie" della sinistra utili da mettere sul bilancio finale di quanto ottenuto nella trattativa, per il pubblico. Alla fine diranno: --si, abbiamo dovuto cedere sul berlusca, ma abbiamo evitato che.....--! Ed hanno gia iniziato la pantomima: il ministro della funzione pubblica Renato Brunetta ha appena proposto la modifica dell'articolo 1 della Costituzione Italiana; "l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro" secondo lui non ha alcun significato. Naturalmente è subito insorta la sinistra, a difendere la memoria e le decisioni dei Padri fondatori. Adesso ci sarà qualche giorno di polemica, in modo da accumulare titoli sui giornali, e poi la cosa sarà messa da parte per potere essere utilizzata come bottino di guerra dall'opposizione al termine delle riforme. Poi verrà un'altra proposta "improponibile", probabilmente da qualcun altro, e così via. Alla fine verrà sfornata la pietanza che ci dovremo mangiare volenti o nolenti. Apriamo gli occhi, è già successo e gli attori principali sono gli stessi di allora.