La prima notizia veramente ufficiale sulle candidature alle prossime elezioni amministrative comunali è di quelle che non fa sperare in niente di nuovo. Dato per scontato che chi è rimasto (malamente) coinvolto nelle pessime vicende che hanno caratterizzato la storia politica ed amministrativa della città degli ultimi dieci anni è ufficialmente o comunque moralmente impresentabile e in alcuni casi incandidabile, ho immaginato che altrettanto si potesse dire di chi dovendo vigilare non lo ha fatto, e di chi, sapendo non ha detto e continua a non dire. Ancora di più chi dovendo sapere non ha saputo, naturalmente, di cui in tal caso sarebbe tanto palese l'incompetenza e l'inadeguatezza consequenziale da escludere a prescindere la possibilità di candidature a qualsiasi carica amministrativa, men che meno a quella di sindaco della città. E peggio ancora chi ha magistralmente dimostrato di sapere il fatto suo con atti ed azioni conclusi positivamente nel proprio interesse, ma non ha dimostrato altrettanta maestria (o voglia di fare) in casi analoghi in cui però non ha interessi personali. Per interessi personali intendo il raggiungimento di obiettivi leciti, chiarisco a scanso di equivoci. Mi rivolgo a tutti i potenziali candidati, a sindaco, a consigliere, ad amministratore di qualsiasi tipo che abbiano le caratteristiche descritte: abbiate la compiacenza, seppur capisco che vi costerà, di capire cari signori, che avete avuto dieci anni per agire ed il periodo successivo (che dura tutt'oggi) per raccontare alla città quello che è successo. Se non lo avete fatto e ancora non lo fate, quale che sia il motivo, incompetenza o malafede, non potete sperare di ottenere consensi da chi sta pagando caro e salato il vostro pessimo operato. Il solo pensare che chi dovrà esprimere il voto non abbia memoria di quello che è successo è un'offesa alla città, non trovo altro termine utile ad esprimere la mia opinione in merito. Fare politica non può e non deve essere un lavoro, né una terapia ordinata dal medico curante; chi si propone deve essere pulito, capace e trasparente. A cominciare dal proprio passato.
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mercoledì 30 ottobre 2013
mercoledì 10 ottobre 2012
Reggio Calabria - Ricordi dell'ultimo decennio
Ricordi dell’ultimo decennio...
Ricordo una città fiera di essere in pieno sviluppo, guidata da un Grande Sindaco, Italo Falcomatà che la amava e che troppo presto la lasciò orfana della guida che le era necessaria.
Ricordo un giovane emergente, Giuseppe Scopellitii, allora dai media indicato come prosecutore dell’opera del Grande Sindaco, che eletto quasi per acclamazione alla guida della città si insediò non rinnegando quanto fatto dal suo predecessore, seppur di estrazione politica diversa, ma anzi dichiarando di proseguire nell’opera di rilancio e sviluppo della città.
Ricordo perfettamente i primi anni di gestione del giovane Sindaco, la città aveva due aspetti: di giorno era un operoso cantiere aperto, di notte diventava un grande locale pubblico pieno di attrazioni per i reggini stanchi della faticosa giornata. Almeno questo era quello che appariva agli occhi dei cittadini e dei turisti. Furono iniziati decine di lavori, furono assunti centinaia di reggini nelle società miste del comune e nelle ditte che acquisivano gli appalti. Furono finanziate decine e decine di iniziative, benefiche e culturali, così definite dai promotori. In città giunsero personaggi dello spettacolo mai visti a Reggio proposti gratis ai cittadini dal giovane Sindaco, una delle più importanti radio private nazionali si istallò sul lungomare d’estate, per trasmettere “in diretta da Reggio Calabria!” ed il giovane Sindaco ne divenne DJ onorario, con il nick di DJPeppe. Soddisfazioni, per una città in piena fase di sviluppo economico e turistico.
Ricordo che dopo qualche anno l’attività operosa rallentò piano piano fino a fermarsi, mentre quella frivola e festaiola continuò. Continuò fino a raggiungere il massimo regime quando il giovane Sindaco decise di concorrere alla carica di Governatore della Calabria. Divertimento, feste, festival e concerti.... e soldi a tutti, a pioggia, a cascata, uno tsunami....
Ricordo che il giovane Sindaco fu eletto Governatore, e che il Vicesindaco Giuseppe Raffa ne prese il posto in attesa di nuove elezioni.
Ricordo perfettamente, perché mi ha profondamente amareggiato, quello che successe durante la reggenza Raffa. Ormai credo sia chiaro a tutti, che il tentativo dell’allora Sindaco facente funzioni di sganciarsi dallo sfascio che aveva toccato con mano, al di là dei motivi che lo hanno generato, scatenò la violenta reazione degli “amici di Reggio”. Egli timidamente tentò di diminuire le spese, eliminando alcuni incarichi costosi ed inutili, ma immediatamente i consiglieri che sostenevano la sua coalizione si ribellarono.
Ricordo le trenta firme di consiglieri raccolte ad una “festa” di compleanno per sfiduciare l’allora Sindaco f.f.. (La festa è un elemento ricorrente nella storia dell’ultimo decennio reggino, la si trova, sotto vari aspetti, dappertutto ed in ogni occasione)
Ricordo perfettamente la dichiarazione dell’allora coordinatore del PDL che bluffando minacciò di togliere la fiducia al Sindaco f.f.: non lo fece, e mai lo avrebbe fatto, ne sarebbe scaturito il commissariamento con il rischio anzi la sicurezza che la verità sarebbe venuta a galla, i fatti lo hanno dimostrato, e il centrodestra non avrebbe mai permesso che estranei mettessero le mani nelle carte del comune.
Ricordo le vergognose assenze ai consigli comunali, quando gli “amici di Reggio” boicottavano qualsiasi iniziativa per tenere sotto scacco Raffa.
Ricordo gli appelli alla ragionevolezza che i protagonisti del teatrino lanciavano di giorno mentre di notte si riunivano per smantellare quel poco che reggeva ancora.
Ricordo che alcuni giornali cittadini tramite qualificati commentatori definivano un’onta per la città il commissariamento che altri (me compreso nel mio piccolo) auspicavano. I soliti autorevoli commentatori continuavano ad invocare il buon senso, il supremo bene della città, invitavano a mettere da parte interessi personali e protagonismi ed a ...fare finta di niente, in definitiva.
Ricordo che mentre c’era chi dichiarava senza mezzi termini che il bilancio comunale era allo sfascio, gli “amici di Reggio” negavano tassativamente. Convocavano conferenze stampa, rilasciavano comunicati e interviste ai giornalisti, che di solito, salvo qualche eccezione si limitavano a raccogliere le dichiarazioni e riportarle integralmente. Nessuno faceva in tempo reale la “seconda domanda” ai loquaci amministratori. Eppure era semplicissima: “se è vero che non ci sono problemi, perché la città è ferma, anzi recede?” Qualche giornalista, ad onor del vero, quella domanda la fece, non al tavolo delle conferenze, ma sui giornali, e nessuno gli rispose.
Ricordo il poco coraggio del Sindaco f.f., che non osò dimettersi, seppur lo avesse più volte minacciato. I suoi ormai ex-compagni lo additavano come affossatore della città, come colui che dimettendosi avrebbe causato il commissariamento, l’onta peggiore che avrebbe potuto subire la città. Non ebbe coraggio allora, Raffa, oppure più probabilmente fece i suoi calcoli e cercò di trarre un vantaggio dalla sua situazione poco invidiabile.
Ricordo la calma piatta che subentrò nel centrodestra successivamente alla spartizione soddisfatta delle candidature per le elezioni comunali e provinciali.
Ricordo il nulla che contraddistinse l’attività dell’amministrazione comunale durante la campagna elettorale, e le giustificazioni che fioccavano sui giornali a firma di autorevoli commentatori e giornalisti: “dopo le elezioni la città deve ripartire, adesso è normale che tutti siano impegnati a cercare voti” disse qualcuno, senza vergognarsi; e nessuno dei grandi commentatori gli rispose a tono, senza vergognarsi per non averlo fatto.
Ricordo che poco prima delle votazioni l’atmosfera indicava concrete possibilità che il sindaco sarebbe stato eletto al ballottaggio; ma il ballottaggio avrebbe messo in pericolo la riconferma del centrodestra, rischiando di mettere alla luce il dissesto di bilancio ed altro ancora.
Ricordo lo stupore di tutti per la vittoria schiacciante al primo turno, imprevedibile per la sua dimensione, del candidato del centrodestra Demi Arena.
Ricordo che pensai, e trovai conforto in tanti reggini nel mio ragionamento, che gli “amici di Reggio” avevano messo in campo, nell’ultima decina di giorni, tutta la loro (pre)-potenza per vincere a qualsiasi costo.
Ricordo l’immagine del Governatore e del Sindaco neoeletto che stappavano sorridenti, felici, adesso sappiamo che erano soprattutto sollevati dalle preoccupazioni, lo spumante (ma forse era champagne, lo spumante costa poco) in strada, a fianco al Tapis Roulant simbolo del Modello Reggio.
Ricordo che poco dopo la vittoria del centrodestra cominciarono a fioccare i decreti ingiuntivi contro l’amministrazione comunale.... e dal quel momento fu un susseguirsi di passi avanti verso un baratro che c’era sempre stato, ma che gli occhi di una città accecata da fasti e frivolezze non vedevano; per esempio a settembre 2011 l’ENEL chiese al Comune di Reggio Calabria il pagamento di fatture insolute per 9,5 milioni di euro. Il Sindaco minimizzò, come sempre. Agli “amici di Reggio” fino a quel momento era bastato negare”, ma non solo. Negare, negare, negare, accusare, accusare, accusare, minacciare, minacciare, minacciare. Le tre parole d’ordine del centrodestra di Scopelliti e Arena sono state negare, accusare, minacciare; fino a quando non sono intervenuti enti esterni titolati a indagare e con l’intenzione di farlo. Lo hanno fatto, hanno indagato, e da quel momento, dal momento in cui il risultato delle indagini fu comunicato alla cittadinanza, due delle tre parole d’ordine cambiarono: negare, accusare, minacciare divennero piangere miseria, accusare, scaricare. Ammettere la crisi economica del comune, accusare e scaricare su altri le colpe proprie: dipendenti infedeli, la vecchia amministrazione, la crisi economica. Come se non fosse vero che sono stati loro a governare da dieci anni, come se non fosse vero che i dipendenti infedeli spesso non erano dipendenti, ma gente che era stata assunta con incarico fiduciario, e quindi sotto la responsabilità di chi li aveva assunti. Come se non fosse vero che il giorno prima negavano tutto.
E i reggini?
Ricordo che fin dall’inizio una parte, che successivamente fu definita da Arena i “nemici di Reggio”, si opponeva giornalmente alle bugie che l’amministrazione comunale propinava alla città, tramite varie iniziative di denuncia.
Ricordo che un’altra parte parteggiava apertamente per l’amministrazione comunale, esponendosi con prese di posizione e azioni in contrasto con i “nemici di Reggio”.
Ricordo che una parte stava a guardare parteggiando per una o l’altra fazione, ma senza esporsi; a Reggio non conviene esporsi, si rischia di restare spiazzati alla fine.
Ricordo che un’ultima parte, la più consistente, passò tutto il tempo a oziare senza vedere ne ascoltare, rivolgendo la propria attenzione ai destini della squadra di calcio locale, agli eventi mondani che l’amministrazione comunale regalava alla città a piene mani, alle bancarelle della Festa della Madonna di settembre, ai panini con la salsiccia; “tuttu a postu, u dissi u giornali!” . Dei regali che l’amministrazione faceva abbiamo più chiara la natura adesso, andavano ad allargare un buco nel bilancio che è diventato una voragine, ma allora chi se ne fregava: a caval donato non si guarda in bocca.
Sono terminati i ricordi, adesso siamo ai giorni nostri: la città, per non subire due anni fa l’onta del commissariamento, subisce un’onta peggiore, quanto di peggio potesse accadere in tempo di pace ad una città già stremata da anni di scelleratezze. Il consiglio comunale viene sciolto per “contiguità” mafiosa; la naturale conseguenza, il tanto temuto commissariamento, quello che, adesso lo sappiamo era stato solo rinviato, farà emergere quanto ancora non si sa compresi gli aspetti penali. I reggini non vedranno feste per tanto tempo, avranno ben altro a cui pensare. Speriamo che visto il vuoto di attrattive a disposizione, la loro attenzione si rivolga ai veri problemi della città.
Ricordo una città fiera di essere in pieno sviluppo, guidata da un Grande Sindaco, Italo Falcomatà che la amava e che troppo presto la lasciò orfana della guida che le era necessaria.
Ricordo un giovane emergente, Giuseppe Scopellitii, allora dai media indicato come prosecutore dell’opera del Grande Sindaco, che eletto quasi per acclamazione alla guida della città si insediò non rinnegando quanto fatto dal suo predecessore, seppur di estrazione politica diversa, ma anzi dichiarando di proseguire nell’opera di rilancio e sviluppo della città.
Ricordo perfettamente i primi anni di gestione del giovane Sindaco, la città aveva due aspetti: di giorno era un operoso cantiere aperto, di notte diventava un grande locale pubblico pieno di attrazioni per i reggini stanchi della faticosa giornata. Almeno questo era quello che appariva agli occhi dei cittadini e dei turisti. Furono iniziati decine di lavori, furono assunti centinaia di reggini nelle società miste del comune e nelle ditte che acquisivano gli appalti. Furono finanziate decine e decine di iniziative, benefiche e culturali, così definite dai promotori. In città giunsero personaggi dello spettacolo mai visti a Reggio proposti gratis ai cittadini dal giovane Sindaco, una delle più importanti radio private nazionali si istallò sul lungomare d’estate, per trasmettere “in diretta da Reggio Calabria!” ed il giovane Sindaco ne divenne DJ onorario, con il nick di DJPeppe. Soddisfazioni, per una città in piena fase di sviluppo economico e turistico.
Ricordo che dopo qualche anno l’attività operosa rallentò piano piano fino a fermarsi, mentre quella frivola e festaiola continuò. Continuò fino a raggiungere il massimo regime quando il giovane Sindaco decise di concorrere alla carica di Governatore della Calabria. Divertimento, feste, festival e concerti.... e soldi a tutti, a pioggia, a cascata, uno tsunami....
Ricordo che il giovane Sindaco fu eletto Governatore, e che il Vicesindaco Giuseppe Raffa ne prese il posto in attesa di nuove elezioni.
Ricordo perfettamente, perché mi ha profondamente amareggiato, quello che successe durante la reggenza Raffa. Ormai credo sia chiaro a tutti, che il tentativo dell’allora Sindaco facente funzioni di sganciarsi dallo sfascio che aveva toccato con mano, al di là dei motivi che lo hanno generato, scatenò la violenta reazione degli “amici di Reggio”. Egli timidamente tentò di diminuire le spese, eliminando alcuni incarichi costosi ed inutili, ma immediatamente i consiglieri che sostenevano la sua coalizione si ribellarono.
Ricordo le trenta firme di consiglieri raccolte ad una “festa” di compleanno per sfiduciare l’allora Sindaco f.f.. (La festa è un elemento ricorrente nella storia dell’ultimo decennio reggino, la si trova, sotto vari aspetti, dappertutto ed in ogni occasione)
Ricordo perfettamente la dichiarazione dell’allora coordinatore del PDL che bluffando minacciò di togliere la fiducia al Sindaco f.f.: non lo fece, e mai lo avrebbe fatto, ne sarebbe scaturito il commissariamento con il rischio anzi la sicurezza che la verità sarebbe venuta a galla, i fatti lo hanno dimostrato, e il centrodestra non avrebbe mai permesso che estranei mettessero le mani nelle carte del comune.
Ricordo le vergognose assenze ai consigli comunali, quando gli “amici di Reggio” boicottavano qualsiasi iniziativa per tenere sotto scacco Raffa.
Ricordo gli appelli alla ragionevolezza che i protagonisti del teatrino lanciavano di giorno mentre di notte si riunivano per smantellare quel poco che reggeva ancora.
Ricordo che alcuni giornali cittadini tramite qualificati commentatori definivano un’onta per la città il commissariamento che altri (me compreso nel mio piccolo) auspicavano. I soliti autorevoli commentatori continuavano ad invocare il buon senso, il supremo bene della città, invitavano a mettere da parte interessi personali e protagonismi ed a ...fare finta di niente, in definitiva.
Ricordo che mentre c’era chi dichiarava senza mezzi termini che il bilancio comunale era allo sfascio, gli “amici di Reggio” negavano tassativamente. Convocavano conferenze stampa, rilasciavano comunicati e interviste ai giornalisti, che di solito, salvo qualche eccezione si limitavano a raccogliere le dichiarazioni e riportarle integralmente. Nessuno faceva in tempo reale la “seconda domanda” ai loquaci amministratori. Eppure era semplicissima: “se è vero che non ci sono problemi, perché la città è ferma, anzi recede?” Qualche giornalista, ad onor del vero, quella domanda la fece, non al tavolo delle conferenze, ma sui giornali, e nessuno gli rispose.
Ricordo il poco coraggio del Sindaco f.f., che non osò dimettersi, seppur lo avesse più volte minacciato. I suoi ormai ex-compagni lo additavano come affossatore della città, come colui che dimettendosi avrebbe causato il commissariamento, l’onta peggiore che avrebbe potuto subire la città. Non ebbe coraggio allora, Raffa, oppure più probabilmente fece i suoi calcoli e cercò di trarre un vantaggio dalla sua situazione poco invidiabile.
Ricordo la calma piatta che subentrò nel centrodestra successivamente alla spartizione soddisfatta delle candidature per le elezioni comunali e provinciali.
Ricordo il nulla che contraddistinse l’attività dell’amministrazione comunale durante la campagna elettorale, e le giustificazioni che fioccavano sui giornali a firma di autorevoli commentatori e giornalisti: “dopo le elezioni la città deve ripartire, adesso è normale che tutti siano impegnati a cercare voti” disse qualcuno, senza vergognarsi; e nessuno dei grandi commentatori gli rispose a tono, senza vergognarsi per non averlo fatto.
Ricordo che poco prima delle votazioni l’atmosfera indicava concrete possibilità che il sindaco sarebbe stato eletto al ballottaggio; ma il ballottaggio avrebbe messo in pericolo la riconferma del centrodestra, rischiando di mettere alla luce il dissesto di bilancio ed altro ancora.
Ricordo lo stupore di tutti per la vittoria schiacciante al primo turno, imprevedibile per la sua dimensione, del candidato del centrodestra Demi Arena.
Ricordo che pensai, e trovai conforto in tanti reggini nel mio ragionamento, che gli “amici di Reggio” avevano messo in campo, nell’ultima decina di giorni, tutta la loro (pre)-potenza per vincere a qualsiasi costo.
Ricordo l’immagine del Governatore e del Sindaco neoeletto che stappavano sorridenti, felici, adesso sappiamo che erano soprattutto sollevati dalle preoccupazioni, lo spumante (ma forse era champagne, lo spumante costa poco) in strada, a fianco al Tapis Roulant simbolo del Modello Reggio.
Ricordo che poco dopo la vittoria del centrodestra cominciarono a fioccare i decreti ingiuntivi contro l’amministrazione comunale.... e dal quel momento fu un susseguirsi di passi avanti verso un baratro che c’era sempre stato, ma che gli occhi di una città accecata da fasti e frivolezze non vedevano; per esempio a settembre 2011 l’ENEL chiese al Comune di Reggio Calabria il pagamento di fatture insolute per 9,5 milioni di euro. Il Sindaco minimizzò, come sempre. Agli “amici di Reggio” fino a quel momento era bastato negare”, ma non solo. Negare, negare, negare, accusare, accusare, accusare, minacciare, minacciare, minacciare. Le tre parole d’ordine del centrodestra di Scopelliti e Arena sono state negare, accusare, minacciare; fino a quando non sono intervenuti enti esterni titolati a indagare e con l’intenzione di farlo. Lo hanno fatto, hanno indagato, e da quel momento, dal momento in cui il risultato delle indagini fu comunicato alla cittadinanza, due delle tre parole d’ordine cambiarono: negare, accusare, minacciare divennero piangere miseria, accusare, scaricare. Ammettere la crisi economica del comune, accusare e scaricare su altri le colpe proprie: dipendenti infedeli, la vecchia amministrazione, la crisi economica. Come se non fosse vero che sono stati loro a governare da dieci anni, come se non fosse vero che i dipendenti infedeli spesso non erano dipendenti, ma gente che era stata assunta con incarico fiduciario, e quindi sotto la responsabilità di chi li aveva assunti. Come se non fosse vero che il giorno prima negavano tutto.
E i reggini?
Ricordo che fin dall’inizio una parte, che successivamente fu definita da Arena i “nemici di Reggio”, si opponeva giornalmente alle bugie che l’amministrazione comunale propinava alla città, tramite varie iniziative di denuncia.
Ricordo che un’altra parte parteggiava apertamente per l’amministrazione comunale, esponendosi con prese di posizione e azioni in contrasto con i “nemici di Reggio”.
Ricordo che una parte stava a guardare parteggiando per una o l’altra fazione, ma senza esporsi; a Reggio non conviene esporsi, si rischia di restare spiazzati alla fine.
Ricordo che un’ultima parte, la più consistente, passò tutto il tempo a oziare senza vedere ne ascoltare, rivolgendo la propria attenzione ai destini della squadra di calcio locale, agli eventi mondani che l’amministrazione comunale regalava alla città a piene mani, alle bancarelle della Festa della Madonna di settembre, ai panini con la salsiccia; “tuttu a postu, u dissi u giornali!” . Dei regali che l’amministrazione faceva abbiamo più chiara la natura adesso, andavano ad allargare un buco nel bilancio che è diventato una voragine, ma allora chi se ne fregava: a caval donato non si guarda in bocca.
Sono terminati i ricordi, adesso siamo ai giorni nostri: la città, per non subire due anni fa l’onta del commissariamento, subisce un’onta peggiore, quanto di peggio potesse accadere in tempo di pace ad una città già stremata da anni di scelleratezze. Il consiglio comunale viene sciolto per “contiguità” mafiosa; la naturale conseguenza, il tanto temuto commissariamento, quello che, adesso lo sappiamo era stato solo rinviato, farà emergere quanto ancora non si sa compresi gli aspetti penali. I reggini non vedranno feste per tanto tempo, avranno ben altro a cui pensare. Speriamo che visto il vuoto di attrattive a disposizione, la loro attenzione si rivolga ai veri problemi della città.
giovedì 4 ottobre 2012
Ci sono GIOVANI e "GGiovani", per fortuna!
Ieri, 3 ottobre 2012:Alcuni studenti del Liceo Classico Tommaso Campanella di Reggio Calabria hanno indetto un evento per giorno 4 ottobre 2012, le cui motivazioni sono espresse in un volantino da essi redatto. Dico un evento perchè non saprei come definirlo diversamente; di solito si tratta di manifestazioni, in questi casi, ma il volantino non dice che manifestano, dice che "scioperano a Piazza Italia". E non mi sogno nemmeno di pensare che studenti del Liceo Classico evidentemente così impegnati nella vita pubblica possano avere sbagliato a scrivere in maniera così grossolana. Sorvolo sopra "un intera comunità" senza apostrofo. C'è poi qualcosa che secondo loro sarebbe la fine dell'economia cittadina, ma forse per evitare di farle pubblicità, non la citano. Come si fa a "scioperare in un preciso luogo", domani lo vedremo, ci sarà una tecnica innovativa, magari sperimentata per la prima volta con l'occasione. Quello che è certo è che hanno le idee chiare, e le sapranno sicuramente esporre domani. Io sono curioso di apprendere....
Oggi, 4 ottobre 2012:
Stamattina non potevo mancare; c’era troppo in gioco. C’era il
futuro della Città, in ballo; c’era veramente un abisso davanti a
Reggio, l’abisso dell’ignoranza, dell’omertà, dell’apatia. La futura
generazione di Reggini è stata messa alla prova. Una prova che, a
seconda del risultato avrebbe identificato per decenni il popolo
Reggino. Almeno fino a quando gli attuali giovani non saranno vecchi e
ci saranno altri giovani a dire la loro. Ed io, da vecchio che vorrei
lasciare ai miei figli una città onorata e vivibile, non potevo
mancare. Ho visto gruppetti di ragazzi stazionare a Piazza Italia, con
uno striscione arrotolato, altri ragazzi passare sul Corso Garibaldi e
tirare dritto, sordi alla chiamata di quelli fermi in piazza. Ho visto
srotolare lo striscione ed affiggerlo al muro di Palazzo San Giorgio, ed
una trentina di giovani, non tutti studenti, tra l’altro, stringervisi a
capannello davanti come a fare volume, perplessi, forse intimiditi
dall’assordante solitudine in cui sono stati lasciati dai loro coetanei.
La gioventù di Reggio, all’invito a disertare la scuola per protestare
contro lo scioglimento per infiltrazioni mafiose, ha risposto con la
propria presenza alle lezioni. Ha risposto NO alla negazione della
realtà, ha risposto No a chi pretende di lasciare la città nello sfascio
in cui versa da anni. Non ci possono essere dubbi, i giovani reggini,
al di là delle proprie convinzioni politiche vogliono verità,
trasparenza, legalità. Oggi sono più tranquillo e fiducioso sul futuro
di Reggio; la nuova generazione, i Reggini che non hanno ancora mai
votato, hanno le idee oneste e chiare, hanno superato a pieni voti la
prima grande prova a cui sono stati sottoposti. La mia generazione,
quella che ha già votato, molto meno. Il rapporto tra le due
generazioni, per ora, è inversamente proporzionale.
mercoledì 26 settembre 2012
Ci cazziano e non lo capiamo....
Stamattina ad Omnibus, programma di La7, c'era il governatore
della Calabria Scopelliti a sbandierare come sempre le sue assurde
teorie sulla positività del suo operato. Abituato ai monologhi senza
contraddittorio e soprattutto al tempo illimitato a disposizione, in
televisione si trova come un pesce fuor d'acqua se c'è chi lo incalza
ed ha poco tempo per rispondere. E così si innervosisce. Ma il colpo di
grazia lo ha ricevuto da un amico, o presunto tale. In realtà, tra
squali predatori, l'amicizia esiste solo se c'è da mangiare per tutti;
se non c'è cibo o c'è da salvarsi allora ognuno per se e Dio per tutti. "Se
io facessi a Verona quello che ha fatto il Consiglio Comunale di
Reggio, approvando alcuni mesi fa il bilancio consuntivo 2010 con 118
milioni di perdite andrei subito a casa. Ma andrei subito a casa anche
se lo chiudessi con un euro di perdita..." firmato Flavio Tosi. E noi ridiamo soddisfatti perchè Tosi ha contraddetto Scopelliti. Ma
più che a Scopelliti, questo è soprattutto un bel calcio nei denti ai
reggini, che permettono ancora che chi prende in giro la città e il
mondo intero rimanga al suo posto. A Verona non sarebbe
successo, ci dice orgoglioso Flavio Tosi. Forse aveva ragione quando
rivendicava per Verona la dignità di città metropolitana al posto di
Reggio. La città è costituita dalle case, dalle strade, ma soprattutto
dai cittadini e da chi li amministra e rappresenta .
martedì 25 settembre 2012
Il monologo del Sindaco.
La tecnica della presunta conferenza stampa rivelatasi un monologo
senza contraddittorio nè domande da parte dei giornalisti non è nuova
nel panorama politico, e soprattutto non è nuova a Reggio Calabria. Mi
duole rammentare a me e a chi legge fatti tragici su cui ancora non è
stata completamente fatta chiarezza, ma l'ultima pseudo-conferenza
stampa della dottoressa Fallara ha avuto la stessa caratteristica:
nessuna domanda è stata possibile. Tra i due episodi non c'è solo questa
analogia, se ci pensiamo bene. In entrambi i casi il soggetto è messo
sotto pressione sugli organi di stampa, vicino ad essere messo sotto
giudizio da un organo di controllo, abbandonato dagli amici che lo hanno
sostenuto e protetto fino ad oggi. I motivi per cui i soggetti sono
stati messi sotto pressione ed un comportamento poco lucido da parte di
entrambi, seppur esternato in maniera diversa, completa il cerchio delle
analogie. Almeno spero. Detto questo, analizzando le parole del Sindaco
Arena, mi fermerei a tre frasi emblematiche, che la dicono tutta sul
risultato che egli si prefigge, ma che non raggiungerà. La prima:
"rimanere a guardare non serve più a niente" viene riportata tra
virgolette dai giornali. Un lapsus freudiano, senza dubbio. Egli
comunica a chi è stato a guardare fino adesso che non serve più, e lo
invita a cambiare atteggiamento; ma perchè, prima serviva? Evidentemente
si, a qualcuno serviva. La seconda frase: "La città è entrata in un
ingranaggio pericoloso, come successe in passato."
Superfluo ricordare a quale periodo si riferisca Arena, naturalmente.
Un chiaro riferimento a tempi e fatti che non si sono limitati a
semplici conferenze stampa. La terza frase: "...non si combatte bollando
una comunità come mafiosa". Ora sfido chiunque a trovare negli articoli
che parlano del Sacco di Reggio una frase che definisca l'intera
comunità reggina come mafiosa. Lo dice Arena, lo dice Scopelliti, non lo
dicono i giornali. I giornali parlano di classe politica corrotta, di
collusioni con la ndrangheta, di sperperi e di malaffare. Se Reggio
fosse interamente mafiosa, allora dovremmo trovare la vittima di questa
mafiosità, magari nelle città vicine, perchè non si può esser
contemporaneamente vittime e carnefici di se stessi. Farneticazioni,
solo ed esclusivamente farneticazioni, da parte del Sindaco Arena, che
non ha capito che avere un mandato popolare non comporta il diritto di
prendere in giro l'intero popolo che lo ha eletto. Onestamente le
farneticazioni del Sindaco Arena, secondo me hanno l'importanza che
ognuno gli vuole dare. Per me non hanno alcuna importanza.
mercoledì 12 settembre 2012
L'onore della sconfitta
Cominciano a fioccare le note ed i pareri di più o meno autorevoli
commentatori, che, in vista dell'imminente pronunciamento del Governo
su Reggio Calabria sono tutti d'accordo nel considerare l'eventuale
scioglimento del Consiglio Comunale per infiltrazioni mafiose come una
sconfitta per la città. In realtà, la sconfitta c'è già stata, quando si
sono verificati i fatti che hanno causato l'intervento della
commissione d'accesso. Nessuno la vede, tutti guardano un po' più
avanti, ma quella è
stata la sconfitta, della classe politica che è stata messa sotto esame
per fatti gravi, e della città che l'ha eletta e rieletta più volte. Il
Governo non dovrà valutare e giudicare la veridicità della relazione,
ma dovrà valutarne il peso, e decidere se il peso è tale da affondare
un'intera città, che adesso galleggia solo perchè ancora nessuno ha
deciso e che se quel qualcuno deciderà di non affondarla continuerà a
galleggiare in balia delle correnti senza timone. C'è chi forse pensa
che se il Governo non dovesse decidere lo scioglimento del Consiglio
Comunale la città avrà vinto? Diciamo le cose come stanno, e prendiamole
per quello che sono: ormai abbiamo toccato il fondo, ci tocca poggiare i
piedi e darci lo slancio per risalire. Non è piangendoci addosso, che
potremo farlo. A volte essere sconfitti è più onorevole che vincere
senza gloria.
mercoledì 19 ottobre 2011
Il modello Reggio affonda e i topi abbandonano la barca
È ormai assodato che i conti del comune di Reggio Calabria sono non “in rosso”, ma praticamente allo sfascio totale; la notizia della relazione degli Ispettori del Ministero delle Finanze mette il punto esclamativo finale ad una parola che da mesi si sente ripetere in città, puntualmente smentita con enfasi dai sostenitori dell’attuale governatore della Calabria ed ex sindaco di Reggio nel periodo interessato allo sfascio; la parola è DISSESTO! Il sindaco Arena, in un comunicato stampa allucinante cerca di arrampicarsi sugli specchi per mantenere un minimo di dignità istituzionale, e riesce ad ottenere l’effetto contrario quando asserisce che i rilievi fatti dagli ispettori... ”non aggiungono alcun nuovo elemento rispetto a quanto già accertato autonomamente da questa Amministrazione sin dall’inizio della legislatura nell’ambito di una scrupolosa attività di ricognizione finalizzata alla programmazione”. Ammettendo quindi di essere da sempre (dall’inizio del suo mandato) al corrente di tutto e di avere, ciò nonostante, continuato a gettare fumo negli occhi alla cittadinanza proseguendo nell’enfatizzazione del cosiddetto modello Reggio e lodando (fino ad oggi) l’operato di chi è riuscito nel corso del suo mandato a maturare le motivazioni per ottenere al primo controllo serio ben 22 rilievi per irregolarità gravi. Complimenti al sindaco Arena, e complimenti a tutti i consiglieri ed assessori dell’attuale amministrazione e di quelle precedenti targate Scopelliti, che non hanno mai perso un secondo per sfornare comunicati stampa a raffica di solidarietà o di lode al loro leader Peppe Scopelliti ed al modello Reggio, decantandone le presunte qualità. Ma tutti questi signori, tanto proliferi di lodi e consenso, nonchè di solidarietà verso chi di loro veniva “attaccato” politicamente, che fine hanno fatto? Com’è possibile che dopo quasi 48 ore dalla madre di tutte le notizie, quella che più di tutte colpisce a fondo e probabilmente mortalmente tutto l’apparato Scopelliti, nessuno di loro ha scritto una riga che sia una per affermare la propria posizione? Non pensino questi signori, che sono andati in televisione a sostenere il modello Reggio, che hanno negato l’evidenza oltre ogni limite ragionevole fino all’ultimo minuto, di defilarsi adesso come che non sia successo niente. Non pensino neanche lontanamente di scomparire dalla scena per poi ricomparire, magari con un’altra divisa, come se quanto accade non sia di loro competenza. Tutti gli attori, principali, caratteristi e comparse del modello Reggio si sono ormai schierati definitivamente ed irreversibilmente e questa Città non permetterà a nessuno di loro di cambiare casacca politica in questo momento, nè mai. Il danno fatto è troppo grande, chi ha operato nell’apparato che ha gestito il comune di Reggio Calabria nell’era Scopelliti, se non subirà le attenzioni dell’Autorità Giudiziaria, potrà solo scegliere se passare per sprovveduto o per cialtrone. E questa Città non può più essere amministrata da sprovveduti, o da cialtroni, e men che meno da delinquenti.
lunedì 7 marzo 2011
Non ci si può fidare di nessuno.
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| ALTROVE - vista dall'alto |
A furia di sentire parlare (purtroppo) del grave problema dei lavoratori delle società miste del Comune di Reggio Calabria che lavorano senza percepire regolarmente lo stipendio, mi è tornato alla mente un sogno che ho fatto molto tempo fa; uno di quelli (apparentemente) senza né capo né coda, tipico dei sonni agitati:
--- sono in una città del sud Italia, ma non Reggio Calabria, chiamiamola “Altrove”; un amico mi telefona, sapendo della mia buona amicizia con un consigliere comunale della maggioranza, e mi dice:
--- sono in una città del sud Italia, ma non Reggio Calabria, chiamiamola “Altrove”; un amico mi telefona, sapendo della mia buona amicizia con un consigliere comunale della maggioranza, e mi dice:
- sai, mio fratello a suo tempo è stato assunto a tempo determinato presso la società partecipata "MULTITIGRE", quella che si occupa di varie attività per conto del comune; adesso gli è scaduto il periodo di assunzione, e non gli è stato rinnovato -
- e che cosa c’è di strano? I contratti a tempo determinato sono appunto a scadenza temporale – dico io.
- la cosa strana è che mio fratello è uno dei pochi a cui non è stata rinnovata l’assunzione; quasi tutti sono stati riconfermati per un altro periodo. E si dice che successivamente saranno stabilizzati tutti, ma logicamente tutti quelli che al momento saranno sotto contratto. Ora ti volevo chiedere, visto che tu conosci il consigliere Nino: potremmo incontrarlo e chiedergli chiarimenti? Io vorrei sapere solo il perché di questa disparità di trattamento. Mio fratello vive con i miei genitori, ed a parte le sue esigenze personali che sono certamente sacrosante, uno stipendio completo in famiglia fa comodo, mio padre prende la pensione minima di invalidità e andare avanti in tre con quei quattro soldi non è facile, come puoi immaginare. -
- guarda, se l’esperienza che ho mi aiuta, penso che per essere assunto tuo fratello deve avere avuto un qualche “santo in paradiso”, considerato che si tratta di assunzione diretta; a chi vi siete rivolti per ottenere l’assunzione a tempo determinato?-
sento al telefono, palpabile, la perplessità del mio amico, che evidentemente si è reso conto che la mia teoria ha un fondamento, visto l’andazzo all’ordine del giorno ad “Altrove”; tuttavia mi risponde:
- ti sbagli, da quello che so io nessuno si è interessato; io non abito con loro, ma sono convinto che se fosse come dici tu me lo avrebbero detto, se non allora, almeno adesso che mi hanno chiesto di interessarmi, capisci che se così fosse saperlo sarebbe essenziale. Fammi questo favore, se puoi. Fammi parlare con il consigliere Nino, gli chiederò solo se sa come sono andate le cose, non insisterò né farò polemiche, te lo prometto. -
- Ok! Adesso lo chiamo e vedo quando possiamo andare a trovarlo. Logicamente non gli dico di cosa si tratta; sai, per telefono è meglio non toccare certi argomenti; glielo diremo di persona. -
Chiuso con il mio amico, chiamo il consigliere, che con la gentilezza e la disponibilità che lo ha sempre contraddistinto mi invita ad andare da lui anche subito: è sul posto di lavoro (quello vero). Richiamo Mario:
- ci vediamo tra mezz’ora all’ufficio del consigliere…no, non al comune, all’ufficio dove lavora; sai, quando non è impegnato al comune, di solito lui lavora veramente -
E in effetti, dopo mezz’ora, eccoci tutti e tre a sorseggiare un caffè insieme presso la macchinetta distributrice posta nel corridoio dell’ufficio (di lavoro) del consigliere.
- Nino, ti presento il mio amico Mario, che vorrebbe chiederti qualcosa in merito alla società “MULTITIGRE” -
- e che cosa c’è di strano? I contratti a tempo determinato sono appunto a scadenza temporale – dico io.
- la cosa strana è che mio fratello è uno dei pochi a cui non è stata rinnovata l’assunzione; quasi tutti sono stati riconfermati per un altro periodo. E si dice che successivamente saranno stabilizzati tutti, ma logicamente tutti quelli che al momento saranno sotto contratto. Ora ti volevo chiedere, visto che tu conosci il consigliere Nino: potremmo incontrarlo e chiedergli chiarimenti? Io vorrei sapere solo il perché di questa disparità di trattamento. Mio fratello vive con i miei genitori, ed a parte le sue esigenze personali che sono certamente sacrosante, uno stipendio completo in famiglia fa comodo, mio padre prende la pensione minima di invalidità e andare avanti in tre con quei quattro soldi non è facile, come puoi immaginare. -
- guarda, se l’esperienza che ho mi aiuta, penso che per essere assunto tuo fratello deve avere avuto un qualche “santo in paradiso”, considerato che si tratta di assunzione diretta; a chi vi siete rivolti per ottenere l’assunzione a tempo determinato?-
sento al telefono, palpabile, la perplessità del mio amico, che evidentemente si è reso conto che la mia teoria ha un fondamento, visto l’andazzo all’ordine del giorno ad “Altrove”; tuttavia mi risponde:
- ti sbagli, da quello che so io nessuno si è interessato; io non abito con loro, ma sono convinto che se fosse come dici tu me lo avrebbero detto, se non allora, almeno adesso che mi hanno chiesto di interessarmi, capisci che se così fosse saperlo sarebbe essenziale. Fammi questo favore, se puoi. Fammi parlare con il consigliere Nino, gli chiederò solo se sa come sono andate le cose, non insisterò né farò polemiche, te lo prometto. -
- Ok! Adesso lo chiamo e vedo quando possiamo andare a trovarlo. Logicamente non gli dico di cosa si tratta; sai, per telefono è meglio non toccare certi argomenti; glielo diremo di persona. -
Chiuso con il mio amico, chiamo il consigliere, che con la gentilezza e la disponibilità che lo ha sempre contraddistinto mi invita ad andare da lui anche subito: è sul posto di lavoro (quello vero). Richiamo Mario:
- ci vediamo tra mezz’ora all’ufficio del consigliere…no, non al comune, all’ufficio dove lavora; sai, quando non è impegnato al comune, di solito lui lavora veramente -
E in effetti, dopo mezz’ora, eccoci tutti e tre a sorseggiare un caffè insieme presso la macchinetta distributrice posta nel corridoio dell’ufficio (di lavoro) del consigliere.
- Nino, ti presento il mio amico Mario, che vorrebbe chiederti qualcosa in merito alla società “MULTITIGRE” -
Mario gli ripete esattamente quanto aveva già detto a me, ma il consigliere praticamente non lo lascia finire:
- lei non deve chiedere a me: si deve rivolgere chi ha aiutato suo fratello la prima volta. Evidentemente adesso lo ha abbandonato! -
Pur immaginando una cosa del genere, l’immediatezza e la fermezza della risposta di Nino mi lasciano a bocca aperta! Mario cerca di ribattere (dimenticando per un momento la promessa di non fare polemiche) dicendo che non c’è stato nessun aiuto, ma il consigliere conferma irremovibile la sua risposta, anzi aggiungendo:
-…impossibile! con quelle assunzioni ogni politico che conti ad Altrove ha avuto il suo (o i suoi) pupillo, non è stato assunto quasi nessuno che non fosse “indicato”. Lei mi dice che suo fratello vive con i suoi genitori, chieda a loro e vedrà… sicuramente scoprirà che è andata come dico io. Dopo di che vada a chiederne conto a chi di dovere; mi dispiace, ma su questa cosa io non posso aiutarla. Le dico solo che chi ha avuto confermata l’attenzione del suo “santo in paradiso” ha avuto anche riconfermata l’assunzione, e probabilmente alla fine rimarrà a tempo indeterminato. Se posso esserle utile per qualcos’altro sono a sua disposizione. -
Al termine della discussione, salutato Nino il consigliere, Mario comincia ad avere qualche dubbio.
- lei non deve chiedere a me: si deve rivolgere chi ha aiutato suo fratello la prima volta. Evidentemente adesso lo ha abbandonato! -
Pur immaginando una cosa del genere, l’immediatezza e la fermezza della risposta di Nino mi lasciano a bocca aperta! Mario cerca di ribattere (dimenticando per un momento la promessa di non fare polemiche) dicendo che non c’è stato nessun aiuto, ma il consigliere conferma irremovibile la sua risposta, anzi aggiungendo:
-…impossibile! con quelle assunzioni ogni politico che conti ad Altrove ha avuto il suo (o i suoi) pupillo, non è stato assunto quasi nessuno che non fosse “indicato”. Lei mi dice che suo fratello vive con i suoi genitori, chieda a loro e vedrà… sicuramente scoprirà che è andata come dico io. Dopo di che vada a chiederne conto a chi di dovere; mi dispiace, ma su questa cosa io non posso aiutarla. Le dico solo che chi ha avuto confermata l’attenzione del suo “santo in paradiso” ha avuto anche riconfermata l’assunzione, e probabilmente alla fine rimarrà a tempo indeterminato. Se posso esserle utile per qualcos’altro sono a sua disposizione. -
Al termine della discussione, salutato Nino il consigliere, Mario comincia ad avere qualche dubbio.
- ma non mi hanno detto niente; se è vero quello che dice il consigliere, allora mi hanno mandato allo sbaraglio! Appena vado da mia madre le chiederò e ti farò sapere. Ciao e grazie.-
-si, ciao! (!!!) -
Conoscendo Mario, sapevo che non avrebbe certo aspettato di andare dai genitori per altri motivi, ed infatti dopo nemmeno un’ora, mi squilla di nuovo il cellulare.
- mannaggia li pescetti! (in effetti non ha detto proprio così) ha ragione il consigliere! Ho chiesto a mia madre e alla fine ha ammesso che c’era dietro la signora Valeria, consigliera di maggioranza ed amica sua; ed io non ne sapevo niente. Mi hanno fatto fare una pessima figura, soprattutto con te. -
- ma Mario, noi siamo amici! Non basta un episodio del genere per farti fare una brutta figura con me. Piuttosto, mi sembra che la brutta figura, in questa vicenda l’abbia fatta la signora consigliera, amica di tua madre per modo di dire. Certo che di questi tempi non ci si può fidare di nessuno!-
E Mario:
- a mia mu’ rici? (a me lo dici?) …io sono stato preso in giro da mia madre, pensa tu!- ---
Il sogno finisce qui, mi sono svegliato e non sono riuscito a sapere se il mio amico ha poi risolto il suo dilemma, e se l’esito è stato positivo o negativo. Comunque, meno male che era un sogno, che la città di Altrove non esiste e che qui da noi, a Reggio Calabria, queste cose non succedono! Da noi i lavoratori sono tutelati e le priorità rispettate. Sempre!.. ma in periodo pre-elettorale di più!!!
-si, ciao! (!!!) -
Conoscendo Mario, sapevo che non avrebbe certo aspettato di andare dai genitori per altri motivi, ed infatti dopo nemmeno un’ora, mi squilla di nuovo il cellulare.
- mannaggia li pescetti! (in effetti non ha detto proprio così) ha ragione il consigliere! Ho chiesto a mia madre e alla fine ha ammesso che c’era dietro la signora Valeria, consigliera di maggioranza ed amica sua; ed io non ne sapevo niente. Mi hanno fatto fare una pessima figura, soprattutto con te. -
- ma Mario, noi siamo amici! Non basta un episodio del genere per farti fare una brutta figura con me. Piuttosto, mi sembra che la brutta figura, in questa vicenda l’abbia fatta la signora consigliera, amica di tua madre per modo di dire. Certo che di questi tempi non ci si può fidare di nessuno!-
E Mario:
- a mia mu’ rici? (a me lo dici?) …io sono stato preso in giro da mia madre, pensa tu!- ---
Il sogno finisce qui, mi sono svegliato e non sono riuscito a sapere se il mio amico ha poi risolto il suo dilemma, e se l’esito è stato positivo o negativo. Comunque, meno male che era un sogno, che la città di Altrove non esiste e che qui da noi, a Reggio Calabria, queste cose non succedono! Da noi i lavoratori sono tutelati e le priorità rispettate. Sempre!.. ma in periodo pre-elettorale di più!!!
sabato 20 novembre 2010
Ultima notizia! A Reggio Calabria le strade sono dissestate!
Praticamente 10 secondi dopo aver letto una nota su Strill firmata dal vice capogruppo del PDL al consiglio comunale di Reggio Calabria relativa alle pessime condizioni del manto stradale in città, ho scritto di getto questa lettera, in cui ho esternato la mia opinione in merito .... omettendo con enorme sforzo le parolacce! Sono anni che in tanti denunciamo lo stato di degrado della città, e non è ammissibile che ci sia chi, essendo responsabile della situazione, se ne interessa solo quando deve utilizzare l'argomento per attaccare un avversario politico.
(da lettere a Strill)
Egregio direttore, continuo a rimanere stupito dalla bassa opinione che la classe politica che ci amministra dimostra quotidianamente di avere nei confronti di noi cittadini. Leggo sul Suo ottimo giornale online che il vicepresidente del gruppo del PDL al comune ha appena scoperto che sono necessari “interventi urgenti per sistemare le strade di Reggio Calabria”, e che ciò “si rende necessario a seguito dei recenti nubifragi”; scopro anche che “dopo il passaggio di Scopelliti alla carica di Governatore della Calabria questi problemi sono stati completamente abbandonati” e che “la popolazione è stanca di non avere risposte da troppi mesi su problematiche che, a dir la verità, non richiedono grandissimi sforzi”. D’accordo anche se in parte, sull’ultimo concetto: i problemi del manto stradale non avrebbero richiesto grandissimi sforzi se fossero stati affrontati per tempo. Sul resto, poiché il vicepresidente del gruppo del PDL ha scritto ad un giornale che come Lei giustamente e fieramente afferma è letto da 30.000 cittadini ogni giorno (ed io sono uno di quelli), vorrei precisare che non è assolutamente rispondente al vero che il problema delle strade a Reggio si pone da quando Scopelliti è passato alla Regione; lo testimoniano le numerose lettere che tanti cittadini hanno scritto negli ultimi anni ai vari giornali; lo testimoniano i tanti gruppi di protesta nati su facebook ed attivi da anni (uno per tutti “Sistemate le strade di Reggio!!!!!”), sui quali è possibile ammirare le immagini di una città allo sfascio da molto prima che il nostro ex “sindaco modello” passasse ad amministrare la regione. Anzi, se vogliamo essere precisi, il problema, che come ho detto esiste da anni, si è acutizzato in corrispondenza della campagna elettorale per le elezioni regionali, nei primi mesi dell’anno in corso; parafrasando il vicepresidente del gruppo del PDL al comune, verrebbe proprio da pensare che in tale occasione l’intera amministrazione comunale pensasse alla campagna elettorale. Questo senza considerare il “fermo totale” che abbiamo dovuto sopportare quest’estate per attendere che i signori politici si lavassero in pubblico i loro panni “molto sporchi” (senza apprezzabili risultati, tra l’altro). Abbiamo un’amministrazione comunale che si è preoccupata di agevolare i cittadini nelle operazioni di pagamento delle tasse che chiede e riscuote spesso anche in anticipo (adesso si possono pagare anche in tabacchino), ma non si preoccupa minimamente di restituirle adeguatamente sotto forma di servizi resi. C’è gente che è in grossa difficoltà per i disagi derivanti dai dissesti stradali, e, diciamolo pure, per le tante altre cose che non vanno; il fatto che ci sia chi porta sugli organi di stampa le problematiche della città strumentalmente, con dati inesatti e dimostrando di pensare (a torto) di non esserne responsabile, solo per attaccare avversari politici, oltre che non incantare più nessuno non lascia sperare in niente di buono per il futuro di questa città.
Pasqualino Placanica
giovedì 18 novembre 2010
Se mi rivoterete ci sarà......
Ho ritrovato una brochure elettorale, relativa alle elezioni regionali calabresi del marzo 2010 (le ultime); riguarda uno dei candidati reggini più noti, più volte consigliere comunale, vicesindaco, addirittura sindaco facente funzioni a Reggio Calabria, e per finire assessore regionale uscente al bilancio ed ai trasporti: Demetrio Naccari Carlizzi, esponente di primo piano del Partito Democratico calabrese. Ve la propongo in questo video, spacchettata. I cittadini reggini e calabresi tutti sono perfettamente in grado di valutare l'esposizione delle "opere eseguite" nel corso dell'amministrazione Loiero su input dell'assessore Naccari. A scanso di equivoci, sottolineo che nella brochure, che inizia con la frase "contano i fatti", si lascia intendere che quanto descrittovi è già acquisito per merito del candidato. Spero che gli avversari politici dell'avvocato Naccari abbiano il buon gusto di non utilizzare il mio video per attaccarlo. Sarebbe bello votare per un candidato che si proponga ignorando gli avversari ed evidenziando la bontà delle sue intenzioni. Ma attualmente in Italia i consensi si ottengono "abbassando" il valore della controparte politica, senza minimamente cercare di valorizzare se stessi. "Votate me perchè lui è peggio!" È anche vero che se quando si cerca di "valorizzarsi" i risultati sono quelli di questo video, forse.... siamo a mare!
martedì 9 novembre 2010
Al Comune di Reggio Calabria c'è un Gatto all'opposizione?
Ieri mattina 8 novembre 2010 per l’ennesima volta è saltata una riunione del Consiglio Comunale “per mancanza del numero legale”; sulla parola “legale” ormai a Reggio Calabria si potrebbe ironizzare continuamente, se non fosse che invece la situazione è tragica. Le dichiarazioni dei consiglieri comunali in merito sono a dir poco sconcertanti: è stata chiesta la revoca dell’assessorato per Paolo Gatto reo di avere aderito a “Futuro e Libertà” che a seguito delle dichiarazioni del leader Gianfranco Fini “si è posto all’opposizione”. Ma io adesso mi domando: va bene che Reggio Calabria sarebbe, secondo i nostri consiglieri di maggioranza, un “modello” da seguire, ma non è un po’ troppo iniziare a certificare da Reggio il crollo del governo Berlusconi? Ieri mattina, infatti, nonostante le dichiarazioni di Fini, i ministri di FLI erano ancora al proprio posto (come adesso) e Bossi era ancora “dietro al cespuglio”; oggi, mentre scrivo, si parla di approcci tra Bossi e Fini per un accordo “salvagoverno”. I casi sono due: o la maggioranza al comune di Reggio scrive a Berlusconi e gli comunica di rassegnarsi, oppure la richiesta di revoca dell’assessorato a Paolo Gatto è strumentale e nasconde (ma non tanto) fini diversi da quelli dichiarati. A me, delle vicende e dei destini personali dei vari consiglieri ed assessori non importa più di tanto, a parte che per i fatti che possono influenzare i destini della città; non è ammissibile che per evitare di trattare argomenti (eufemisticamente) poco edificanti, si trovi ogni giorno una scusa, spesso maldestramente come è stato fatto ieri. Mi auguro per il bene della nostra città che i cittadini di Reggio si rendano conto di quello che sta succedendo, e ne facciano tesoro per le prossime elezioni.
domenica 3 ottobre 2010
"Ku sapi e taci avi sempri paci, ku sapi e dici avi sempri nemici"
(da "lettere a strill")
Egregio Direttore,
Egregio Direttore,
ho letto la lettera pubblicata dal Suo ottimo giornale, a firma Giuseppe Agliano dal titolo --Reggio, Agliano: "Mi aspettavo le scuse di Gatto, ma tant'è..."--, naturalmente dopo avere letto tutti i passaggi precedenti compresa la attenta cronaca dei fatti successi all’ultima riunione del cONSIGLIO cOMUNALE (La prego di non modificare la grafica, la minuscola iniziale è voluta e meritata), ed ho atteso anche l’uscita in edicola dei giornali cartacei di oggi, per verificare eventuali differenze nella descrizione dei fatti, che in verità ammetto di avere ritenuto inizialmente esageratamente riportati. Tutti i giornali nella cronaca riportano i fatti nello stesso modo, mentre i sIGNORI protagonisti dei fatti smentiscono e precisano. Si accusano a vicenda di avere fatto assumere parenti nelle società miste senza specificare (io aggiungerei di andare anche a guardare le parentele ed i comparati dei consiglieri in altri settori della pubblica amministrazione in cui sguazzano i pessimi attori di questa vergognosa farsa, perché in questo campo quando qualcuno indica qualcosa può essere che contemporaneamente ne nasconda un’altra), si sfiduciano, si dimettono, ritirano le dimissioni, arrivano quasi al contatto fisico. Non hanno alcun rispetto per chi li ha votati e per chi comunque dicono di tutelare, salvo alla prima occasione rivendicare il mandato popolare per rintuzzare eventuali attacchi politici. Non è più accettabile in questo contesto leggere comunicati stampa come quello relativo all’inaugurazione del campo da rugby di Spirito Santo, inneggiante al “modello Reggio” in un farneticante crescendo di auto-esaltazione; stadio situato a pochi metri da quella scuola materna al centro dell’attenzione per l’atto intimidatorio subito, in un quartiere dove a pochi metri dallo stadio e di fronte alla scuola materna campeggia su un muro (ancora adesso mentre sto scrivendo) la scritta che ha fatto il giro del mondo sul web e che nessun amministratore del “modello Reggio” ha ritenuto di far cancellare nonostante le segnalazioni ripetute: KU SAPI E TACI AVI SEMPRI PACI, KU SAPI E DICI AVI SEMPRI NEMICI. E attenzione, è scritto KU, non CU; questa è una cosa che deve far riflettere: chi ha scritto non aveva 50 anni. Non è più accettabile, Le dico, che personaggi oggetto delle attenzioni della commissione antimafia, protagonisti di filmati che li vedono maneggiare armi illegalmente insieme a mafiosi, siedano ancora in cONSIGLIO cOMUNALE e soprattutto facciano sentire la propria voce come se nulla fosse successo. Non è accettabile che in cONSIGLIO cOMUNALE accadano fatti come quello accaduto giovedì scorso, né che i protagonisti proseguano la sceneggiata sui mezzi d’informazione accusandosi a vicenda. Non è accettabile, egregio Direttore, che il consigliere Agliano si preoccupi del fatto che Gatto non si è scusato con lui, mentre c’è un’intera Città che attende e pretende le scuse di una classe politica infima e corrotta.
Pasqualino Placanica
martedì 24 agosto 2010
IL "BISINISSI" DELLA POLITICA
Purtroppo è vero, in città, così come a Roma, a qualcuno sembra normale pensare che dopo che reciprocamente si sono offesi, insultati, accusati, diffamati e calunniati, dopo che per giorni e giorni hanno preso in giro i cittadini, i consiglieri comunali della maggioranza di Reggio Calabria possano adesso sedere ad un tavolo e riprendere ad "amministrare" come niente fosse; probabilmente, nel presunto nome della "politica", degli "interessi della città", del "modello Reggio", molti di questi signori sarebbero capaci anche di altro. Ma la realtà è che il vero interesse della maggior parte di costoro è il posto al sole di cui hanno goduto per anni, che adesso sta per diventare buio, e per alcuni, forse.... un "posto al fresco". Alla fine dell'ultima guerra di mafia, dopo centinaia di morti, i responsabili delle varie famiglie si sono seduti al tavolo ed hanno stipulato l'accordo che ha messo una pietra sopra a tutti i caduti, ha messo da parte l'odio e il desiderio di vendetta reciproco, in nome di una sola parola: "AFFARI". Si sono divisi la città in nome del "BISINISSI". Adesso ai personaggi di questo squallido spettacolo che sembra non avere mai fine rimane la possibilità di fare una seppur minima bella figura: tirarsi indietro, lasciare che lo sfascio che hanno creato (lo hanno creato loro, non ci si può prendere solo i meriti) venga sanato da altri, evitare che tutto si concluda con un accordo fra "uomini d'onore", perchè solo questo sembreranno, se si metteranno d'accordo.
Lettera aperta ai consiglieri comunali di Reggio: non osate!
di Giusva Branca-
Siete pronti a chiudere l'accordo, scongiurando l'arrivo del commissario, e vivere tutti felici e contenti. Ma veramente pensate che la città accetti qualunque cosa? No, dico ma sul serio credete che ora possiate fare finta che in questo squallido e vergognoso agosto della politica reggina non sia accaduto nulla? Pensate, così, impunemente, di poter tornare a sedere in consiglio comunale? A rappresentare chi? A rappresentare cosa?
Come osate ripresentarvi agli occhi di una città che, con i vostri comportamenti (ovviamente gli incolpevoli dell'Assemblea restano travolti dall'incoscienza e insipienza degli altri) avete calpestato, deriso, sbeffeggiato ad ogni pié sospinto?
E se a voi non fa nessuna specie ritrovarvi domani seduti fianco a fianco con chi avete insultato, anche pubblicamente, fino al giorno prima, c'e' una città che non lo accetta. Per quanto possa apparire strano a voi, affaristi del pensiero, piegato alle più becere logiche di interesse personale, c'è una Reggio che ancora vive con la testa ben alta e che non vi vuole più vedere, ritenendo che vi siate macchiati di indegnità definitiva.
Avevate la chance, tutto sommato non difficile da perseguire, di continuare nel solco del passato recente, un solco che a una parte della città pare discutibile, ma che, fin quando il sovrano era presente, sembrava affascinarvi e farvi stare come scolaretti in gita: in fila per tre, tutti zitti, tutti con i cappellini ad alzare la manina. Tutti.
Avete scelto un'altra via, quella della guerra, dello scontro, ma per le guerre servono non solo generali con eserciti, ma anche eserciti con generali, altrimenti si finisce come la flotta italiana nella battaglia di Lissa (della quale in questi giorni é ricorso l'anniversario), vinta dagli austriaci nonostante una superiorità italiana di uomini e mezzi che spinse, poi, il 39enne ammiraglio vincitore, Wilhelm Von Tegetthoff, a dire che "uomini di ferro su navi di legno avevano sconfitto navi di ferro guidate da teste di legno".
E, poi, non avete tenuto in considerazione che le guerre possono anche essere perse da ambo le parti.
Per voi, per potere alimentare, in futuro, quel briciolo di spessore politico che doveste, eventualmente, ancora mantenere, per non dimostrare anche sprezzo del ridicolo, e per la città, per non assestarle un altro colpo letale, non lo fate.
Non vi presentate tra qualche ora sorridenti come nei più classici album di famiglia per l'istantanea dedicata all'ultima fase di vita di questo consiglio comunale.
Non osate, volare alto e da soli non fa per voi e di Icaro non avete nemmeno lontanamente la stoffa...
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