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venerdì 4 dicembre 2009

Autostrada A3:il miracolo italiano.


Tralasciando le considerazioni in merito ai poteri sovrannaturali dell’aspirante candidato al Premio Nobel per la Pace nonché Premier nonché unica speranza per noi calabresi (capace di rendere possibili i miracoli, quindi anche in odore di santità) ritengo che la parte “tecnica” di questo articolo sia degna di considerazione e meriti di essere diffusa; ne riporto sotto il testo integrale.

Da Strill.it
Venerdì 04 Dicembre 2009 16:43
A3: da Nino Foti durissimo attacco ad Anas: "Le bugie di Ciucci"
<<Durissimo attacco del parlamentare del Pdl, Nino Foti, componente della Commissione Trasporti, sulla situazione della A3. Di seguito la nota integrale
Mi dispiace che il Presidente Berlusconi non sia venuto in Calabria – dichiara l’on. Nino Foti, componente della Commissione IX Trasporti - poiché percorrendo il tratto di autostrada che dall’aeroporto di Reggio Calabria lo avrebbe condotto fino al luogo dove era prevista la sua presenza, avrebbe potuto constatare il brutto “scherzetto”che l’Anas gli aveva preparato…Non c’è nulla, infatti, da festeggiare, né tantomeno ci si può rallegrare solo per l’apertura di una galleria. Sull’A3, soprattutto nel tratto della provincia di Reggio Calabria, si viaggia ancora su una sola corsia, senza percorsi alternativi validi ed il disagio di chi vi transita quotidianamente si traduce in lunghe ore di code e rallentamenti. Procedendo a passo d’uomo, infatti, tra una frenata e l’altra, anche il Presidente Berlusconi, nei confronti del quale noi calabresi in particolare riponiamo ogni speranza, si sarebbe potuto rendere conto da vicino sul reale stato dei lavori e sulle ormai celeberrime bugie del Presidente dell’Anas Spa. Il Presidente dell’Anas, Pietro Ciucci, infatti, continua ostinatamente ha confermare che i lavori dell’A\3 saranno completati per il 2013. Pur confidando in tale “miracolo”… riteniamo però doveroso evidenziare, in modo assolutamente oggettivo, quanto è facile riscontrare circa i motivi che rendono tale prospettiva pressoché irrealizzabile. Dal sito web dell’ANAS viene riportata (incredibile ma vero!) la situazione dei lavori dell’A\3. Per quello che riguarda, solo per fare un esempio, i “macrolotti” della Provincia di Cosenza sono presenti dei periodi assolutamente incompatibili con la data del 2013. Per il terzo macrolotto (parte 1\a) dai tempi dalla gara al contratto passeranno almeno due anni e, per cantierizzare, almeno un ulteriore anno per una durata dei lavori (salvo imprevisti) di quattro anni. In tutto sei anni e quindi , se tutto va bene, una ipotetica fine lavori per l’anno 2016. Sempre per il 3° macrolotto (parte 1\b) oltre a quanto sopra occorre aggiungere almeno due anni in quanto la progettazione definitiva va ancora approvata – e quindi – una fine lavori per l’anno 2017. Ed ancora… per il 3° macrolotto (parte 2\a) la gara è stata aggiudicata ma non è stato firmato ancora alcun contratto e quindi i tempi sono di circa un biennio per la firma e la cantierizzazione cui si aggiungono altri quattro anni per una fine lavori entro il 2016. Per il 3° macrolotto parte 3\a il contratto è stato firmato ma i lavori non sono ancora iniziati (circola voce che inizieranno non prima di giugno 2010), il tempo stimato è di quattro anni, quindi fine lavori 2015. Per il 4° macrolotto sia 1\a che 2\a parte, non ancora in gara, valgono gli stessi commenti di cui sopra quindi fine lavori 2017. Tali previsioni da noi formulate trovano riscontro da quanto detto dall’Ing. Ettore Pagani ,responsabile Ingegneria della Società IMPREGILO, impegnata nei macrolotti V° e VI° “Gioia Tauro – Reggio Calabria” in occasione di un incontro a Reggio Calabria, peraltro anche pubblicato dalla stampa locale, che qui di seguito si riporta testualmente: “ per quanto concerne il rallentamento dei lavori, occorre sottolineare come non influisca solo il problema della criminalità organizzata, ma anche i tempi di burocrazia e procedure,dove tra l’aggiudicazione dei lavori e l’inizio degli stessi intercorrono diversi anni.” Spostandoci poi proprio in prossimità della Galleria di Barritteri, inaugurata oggi, si sfiora il paradosso… Infatti per quanto riguarda il macrolotto IV°\b tronco 3° (svincolo pizzo cal. – svincolo S.Onofrio) l’Anas indica che é “in gara per la progettazione preliminare”. Quali saranno i tempi di realizzazione (?????) Non è dato a sapersi. Ritenevamo opportune proporre tali nostre amare considerazioni – conclude l’on. Nino Foti, componente della Commissione IX Trasporti - per poter, questa volta sì, invitare compiutamente il Governo ed in particolare il Presidente del Consiglio affinché presto decida di venire in Calabria per procedere all’immediato commissariamento dei cantieri dell’A3, così come è stato fatto per Napoli e per la immane tragedia de L’Aquila, dimostrando ancora una volta al Mondo che in Italia grazie al Presidente Berlusconi ogni “miracolo” è possibile e che i lavori sulla Salerno – Reggio Calabria potranno così prima o poi finire davvero.
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Ma per l'eventuale commissariamento dei cantieri è necessaria la presenza fisica dell'onnipotente? E nel caso in cui la data della sua presenza coincida con un'udienza del processo Mills, gli sarebbe concesso il legittimo impedimento?

mercoledì 2 dicembre 2009

Esternazioni fuorionda, o comunicazioni di servizio?


Premesso che per esternazione si intende la comunicazione ad altri del proprio pensiero, e che a mio parere per essere pubblica deve essere voluta ed autorizzata, non saprei come definire le opinioni che il Presidente della Camera Fini ha esposto in privato al Procuratore Trifuoggi. Ma secondo me non sono esternazioni nel senso esatto del termine. Ho una certa esperienza di convegni e di pubbliche assemblee per aver ricoperto in passato incarichi sindacali di livello nazionale, e personalmente non mi sognerei mai di parlare privatamente con un altro interlocutore vicino ad un microfono, conscio del fatto che lo stesso potrebbe essere aperto in qualsiasi momento e, se non altro, disturbare l’andamento dei lavori. Per questo mi sembra strano che un personaggio che di esperienza in merito ne ha da vendere possa essere caduto in un errore così banale. Tra l’altro non capisco come possa essere che un microfono inserito in un circuito atto ad amplificare ed a registrare contemporaneamente l’intervento dell’oratore possa essere aperto, diciamo, “parzialmente”. Cioè, nel caso in cui per errore il microfono fosse rimasto aperto, il discorso di Fini con il procuratore Trifuoggi sarebbe stato amplificato per tutti e si sarebbe sovrapposto a quello in corso al momento. Guarda caso, invece, il discorso tra Fini e Trifuoggi è stato “solo” registrato, ma non è stato sentito in sala; ed è stato registrato, badate bene, su un record diverso da quello del momento, perché nel frattempo c’era un intervento in corso, di cui esiste una registrazione pura, senza in sottofondo le “esternazioni” di Fini. Intendiamoci, la cosa è tecnicamente possibile, ma non per sbaglio: il tecnico deve intervenire volutamente per ottenere quel risultato. Quindi: poiché è buona norma evitare di parlare vicino ai microfoni spenti (e se lo so io figuriamoci Fini) ed è poco probabile che il microfono sia rimasto acceso per sbaglio, ne deriva che……!

martedì 1 dicembre 2009

PRESCRIZIONE BREVE



Su Strill.it ho appena letto questa nota in merito al disegno di legge sul cosiddetto "processo breve" che non fa altro che confermare le mie perplessità di "profano" della materia. Il titolato autore della nota (è avvocato del Foro di Reggio Calabria) pur usando un linguaggio tecnico tipico dell'ambiente legale espone chiaramente anche per i meno ferrati della materia l'argomento e le problematiche ad esso connesse:

Per dovere professionale e per altrettanto doverose esigenze politiche ho esaminato il Disegno di Legge meglio conosciuto come “prescrizione breve”; a ciò aggiungo, la curiosità derivante dai ripetuti interventi a difesa del Disegno di Legge da parte del Governo e, per l’inverso, le gravi perplessità sollevate dalle forze politiche di opposizione, dalle associazioni della Magistratura e degli Ordini professionali. Orbene, l’esame del testo, non solo conferma le gravi perplessità emerse in questi giorni sui mass-media, ma addirittura il tenore della novella normativa supera ogni possibile immaginazione. In primo luogo bisogna sottolineare che gran parte del testo è incentrata sul tema del risarcimento danni per i ritardi nella Giustizia. Sembrerebbe insomma che chi ha redatto il testo normativo abbia voluto utilizzare la modifica proposta come un bastone contro il potere giudiziario. Già questa prima sensazione fa venire i brividi soprattutto se chi esamina il testo fin dagli studi universitari ha imparato che uno dei capisaldi principali ed insostituibili è rappresentato da un giusto e sostanziale equilibrio tra i poteri dello Stato. Fossero solo questi i dubbi sollevati a chi esamina il testo, comunque sarebbe già una preoccupazione relativa. I contenuti della normativa proposta sono ancor più preoccupanti. Intanto l’art. 3/bis propone, per il procedimento civile, un “dies ad quem” assolutamente indecifrabile ed irragionevole allorquando assimila come “termine iniziale” il “deposito del ricorso” all’”udienza di comparizione” che, di per sé, rappresentano due momenti processuali diversi ed anzi consecutivi l’uno all’altro. Sbalorditiva poi appare la decisione di considerare iniziato il processo penale “alla data di assunzione della qualità di imputato” (art. 3/bis). Non vi è chi non veda come questa norma sia del tutto slegata dal sistema processuale pur ancor oggi in vigore. Si arriva quindi al cuore della proposta normativa laddove si ipotizza come durata massima di un processo il periodo di due anni. Alias due anni per un solo grado di giudizio a partire non dall’inizio del dibattimento, bensì “dal provvedimento con cui il Pubblico Ministero esercita l’azione penale”. Per chi opera nel mondo del diritto, pensare che un processo possa concludersi, stando così le cose, in due anni appare più che una follia. Certo per tutti i cittadini, ma anche e soprattutto per gli operatori del diritto, è auspicabile riuscire ad abbreviare i tempi del procedimento sia esso civile o penale. Ma ciò può avvenire non certo con la semplice scrittura di una norma ma solo attraverso un impegno forte e concreto di risorse idonee a sopperire i tanti deficit esistenti sia in termini di carenze di organico della Magistratura, ma ancor più del personale della Giustizia e degli strumenti necessari. Attraverso incentivi economici e retributivi al personale esistente, ma soprattutto con la previsione della copertura finanziaria che consenta di bandire concorsi per l’assunzione di nuovo personale. Sotto tale profilo, invece l’azione del Governo è di tutt’altra tendenza: la quota della finanziaria destinata alla giustizia si è ridotta viepiù negli ultimi anni fino a far diventare il capitolo relativo alla giustizia quasi invisibile. Insomma avviene per la Giustizia quello che stà avvenendo nel mondo della scuola. Quotidianamente i rappresentanti del Governo parlano di riforme tese a migliorare il sistema, ma di fatto le ultime finanziarie hanno costantemente ridotto le risorse necessarie; siamo dinanzi ad un fenomeno efficacemente spiegato dal professore Lucio Villari e, più di recente, da Ernesto Galli della Loggia (Corriere della Sera): il linguaggio usato per descrivere un mondo diverso dalla realtà; il linguaggio per disinformare e non per informare. Tornando all’analisi del testo di legge (per fortuna ancora solo proposta) è bene ricordare che ove dovessero decorrere i due anni il processo si prescrive. Cioè, allo stato, tutti i processi si prescriverebbero essendo, come detto impossibile concludere un processo, sia esso civile o penale, in due anni. Addirittura infantile si deve considerare quella che viene preconizzata come la medicina per accelerare i tempi dei processi: una istanza presentata al Giudice procedente. La semplice presentazione dell’istanza costituire causa sufficiente per la trattazione prioritaria del processo interessato (comma 3\sexies). Ma se, come avverrà, tutte le parti presenteranno l’istanza di cui si parla ci si troverà con tutti i processi interessati dalle varie istanze con la ovvia conseguenza di ritornare al punto di partenza. Altra medicina proposta è quella di ridurre la motivazione dei processi civili ad una concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto su cui la decisione si fonda. Anche questa però non è certo una medicina; anzi, nel mentre non è utile a ridurre i tempi, vanifica un principio costituzionale e che è quello della certezza del diritto che verrebbe annullata, allorchè il cittadino condannato non potrà nemmeno conoscere per quali motivi è stato condannato. Infine, per non tralasciare nulla, il Legislatore (?) ha deciso di “applicare le disposizioni di cui al disegno di legge anche ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della legge”. Cioè si introduce un termine prescrizionale assolutamente breve in un sistema che mediamente comporta un tempo doppio di soluzione di un giudizio senza intervenire per nulla a migliorare lo stato di salute del pianeta giustizia. Come dire anzicchè curare il soldato ammalato e denutrito prima di mandarlo al fronte, si decide di aprire la guerra. Tanto più che il Governo dimentica che per i Principi Generali, le Leggi non vengono mai applicate ai processi in corso ma valgono solo per il futuro. Vedi art. 11 - Disposizioni sulla Legge in Generale: “la Legge non dispone che per l’avvenire, essa non ha effetto retroattivo”, in combinato disposto con l’art. 25 c. II^ della Costituzione: “Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso”. In buona sostanza, come la più autorevole dottrina afferma, l’assetto predisposto in considerazione di un certo modus procedendi non può essere sconvolti da norme sopravvenute che rimettono inevitabilmente in discussione l’unità e la coerenza dell’intera attività processuale, cioè l’unità e la coerenza delle attività processuale già svolta con quelle future. Peraltro, è bene evidenziare che mai la parola Giudice e Magistrato vengono scritte con la “G” e la M” maiuscole. Non è solo un bizantinismo ma stà a dimostrare quanto alto (si fa per dire) sia il valore che l’attuale Legislatore attribuisce alla Giustizia. Insomma dopo una attenta analisi del testo proposto è chiaro perché, tutti, salvo i proponenti sono contrari alla riforma. Si tratta di un bieco tentativo – un ennesimo del Governo Berlusconi – di demolire un sistema: oggi tocca a quello della Giustizia.Davanti ad un tale attacco sarebbe ora che l’Avvocatura che, in passato, si è contraddistinta come una categoria professionale capace di dar voce nella società ai sussulti di democrazia ed è stata, attraverso le battaglie giudiziarie e sociali, protagonista della applicazione dei principi costituzionali, abbia un sussulto e si ponga come una argine alto e forte a questi tentativi indiscriminati di ridurre in brandelli un sistema Giustizia che per tanto tempo è stato e - pur con tutti i limiti – lo è ancora, un modello di garanzia per i cittadini e di certezza del diritto. Mi piacerebbe insomma - e come Avvocato ne sarei orgoglioso - se questo invito fosse seguito da tanti e tanti sussulti di adesione e di protesta; che insomma l’Avvocatura, a partire da quella calabrese, faccia sentire la sua voce.
Lorenzo Fascì
Coordinatore Dipartimento Giustizia, diritti e legalità P.dC.I.


Dalle considerazioni sopra riportate appare chiaro anche a chi non vuol vedere che il disegno di legge di cui si parla anzichè snellire le procedure relative ai processi non farebbe altro che renderli inutili, visto che sarebbe praticamente impossibile concluderne uno correttamente. In definitiva con questo testo si garantisce l'impunità al delinquente a danno della comunità ed in particolare della parte lesa che alla fine del processo si troverà a dovere sostenere spese giudiziarie (quelle di parte civile) senza ottenere la minima soddisfazione.

giovedì 26 novembre 2009

Ponte sullo stretto: Comitati...concomitanti con le elezioni.


(foto da http://torredelfaro.wordpress.com/)

E' notizia di oggi:
-Nasce il Comitato “Ponte subito”: un movimento composto da quei reggini, messinesi, siciliani e calabresi che vogliono sostenere con forza e convinzione la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina.-
Peccato che con le motivazioni addotte il comitato in questione non fa altro che confermare il fatto che motivazioni reali non ce ne sono (di quelle positive per le due regioni, intendo). Leggendo il comunicato stampa mi rendo sempre di più conto dell’inutilità di quest’opera mastodontica, di cui rimane dubbia sia la possibilità di realizzazione nei termini tanto declamati, che la vera entità dei costi e dei tempi di costruzione.
-Il 23 dicembre a Cannitello inizieranno i lavori preliminari per l’eliminazione delle interferenze alla costruzione del Ponte, e sarà il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a tagliare il nastro del cantiere di Cannitello. Poi, nei primi mesi del 2010, toccherà al Messinese con i primi lavori tra la città e la sua periferia settentrionale finché, a giugno 2010, con la presentazione del progetto esecutivo del Ponte, potrà finalmente iniziare l’iter dei lavori del tanto atteso collegamento stabile tra Sicilia e Calabria.-
Ormai lo sanno tutti che la variante di Cannitello è stata deliberata nel marzo 2006 e non è opera legata alla costruzione del ponte sullo stretto ma necessaria per il miglioramento del tracciato ferroviario ai fini del trasporto regionale; tant’è che la spesa per la variante non è compresa in quel 1,3 miliardi di euro stanziati “per il ponte”. La precisazione che a tagliare il nastro ci sarà Berlusconi (presenza superflua ed ininfluente al buon esito del taglio!) è palese dimostrazione della natura propagandistica dell’annuncio a fini elettorali.
-Il Ponte, come rileva Giuseppe Zamberletti, padre della Protezione Civile italiana e Presidente del CdA della Stretto di Messina Spa, “è particolarmente strategico per il Sud perché, con il completamento del programma di alta velocità, il Mezzogiorno sarà collegato con il sistema ferroviario europeo rappresentando così un importante fattore di sviluppo per tutte le regioni meridionali”. La vera novità del Ponte, dichiara ancora Zamberletti, “è che si tratta di un ponte ferroviario, e non solo stradale, che permetterà ai porti siciliani di diventare porti europei strategici con un grande vantaggio per quanto riguarda i costi di trasporto delle merci. Le merci in partenza dalla Germania e dirette verso l'Oriente, ad esempio, guadagnerebbero cinque - sei giorni di navigazione se dopo un transito in treno venissero imbarcati in Sicilia”.-
Per completare il programma “alta velocità” ci vuole il ponte sullo stretto? Peccato che al momento l’alta velocità termini a Napoli, e che per l’orario invernale Trenitalia intenda anche tagliare i pochi Eurostar che terminano la corsa (a velocità normale, non alta) a Reggio Calabria, limitandoli a Lamezia Terme. Sul fatto che il ponte non sarà anche ferroviario i dubbi rasentano la certezza se basati sulle esperienze reali: l’unico ponte esistente che si possa (molto lontanamente) paragonare a quello sullo stretto era stato progettato per il transito dei treni ma la corsia ferroviaria è stata soppressa in corso d’opera perché risultata irrealizzabile a causa del fenomeno del “galloping”, si tratta del ponte sospeso a tre luci giapponese di Akashi-Kaikyō. Pittoresca la considerazione sui tempi di percorrenza per le merci provenienti dalla Germania e dirette in oriente: se ricordo bene da reminiscenze scolastiche l’oriente è ad est, o no? E la Calabria è più ad est della Sicilia, o no? Ed in Calabria c’è un porto (Gioia Tauro) che è classificato tra i più importanti del mondo ed il più grande d’Europa, o no ? E allora che senso avrebbe aumentare (non accorciare di cinque o sei giorni) le percorrenze delle merci imbarcandole in Sicilia? Su questa dichiarazione ufficiale d’intento di affossare il porto di Gioia Tauro a vantaggio dei porti siciliani c’è molto da riflettere, considerando gli attuali schieramenti politici e gli apporti in termini elettorali che i due schieramenti vantano nelle due regioni.
-Il professor Bruno Sergi, titolare della cattedra di Economia Internazionale della facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Messina è uno dei fondatori del Comitato ‘Ponte Subito’ e interviene dall’European Trade Union Institute di Bruxelles.: “La portata economica del Ponte – dichiara il professore dell’ateneo Messinese - deve portarci a considerarlo come strumento di crescita di tutta l’area dello Stretto e del mezzogiorno, come vero e proprio volano con un ritorno economico, sociale, culturale e turistico che è a dir poco enorme e incalcolabile. L’indotto che il nostro territorio potrebbe avere non si ferma certo al Ponte in sé. Il ponte non deve necessariamente autofinanziarsi. Diventerebbe famoso e conosciuto nel mondo molto più della Tour Eiffel, molto più del Ponte di Brooklyn e del Tower Bridge londinese. Milioni di persone arriverebbero nello Stretto per visitare e fotografare il Ponte più grande e lungo del mondo, e con questa scusa scoprirebbero tutti gli altri tesori del territorio dello Stretto in primis, e di Calabria e Sicilia in secundis che dobbiamo essere altrettanto bravi a valorizzare. L’indotto che ne ricaveremmo sarebbe tale da garantire lavoro, benessere e ricchezza a questo territorio oggi economicamente depresso, che deve puntare sul turismo per rialzarsi. Inoltre – continua il professore Sergi - decine di migliaia di persone, da manovali a eccellenze di qualità, troverebbero lavoro facilmente in un periodo di crisi internazionale. E, oltre ai circa dodicimila operai che per sei anni lavoreranno alla costruzione dell’opera, altri due/tre mila tecnici specializzati (e nel posto ne abbiamo tante, di eccellenze sfornate dalle nostre università!) troverebbero un posto di lavoro nel territorio in cui sono nati a tempo indeterminato. Scusate se è poco”.-
Sul ritorno economico dell’opera a favore delle regioni interessate ho già detto la mia opinione e la ripeto: quasi zero se rapportato ai lati negativi. Che il ponte se costruito (speriamo di no) sarà famoso in tutto il mondo non ci sono dubbi; non credo invece che ci siano persone che vanno a Parigi esclusivamente a vedere la Torre Eiffel, oppure a Londra solo per vedere il Tower Bridge, o a New York per il Ponte di Brooklyn. Il ponte sullo stretto sarebbe inserito in percorsi turistici prevalentemente in crociere dove gli introiti derivanti andrebbero a finire nelle tasche delle società di navigazione. Bello il passaggio sull’occupazione: prima decine di migliaia di persone troveranno lavoro, poi le decine di migliaia diventano quindicimila tra operai e tecnici specializzati (una decina di migliaia, quindi). Il bello è che altri grandi propagandisti del ponte parlavano di 40.000 posti di lavoro (ma qui devono avere fatto marcia indietro quando si sono accorti che i conti non tornano: i costi della manodopera assorbirebbero quasi tutti i 6 miliardi spacciati per il costo del ponte e non rimarrebbero fondi per il materiale!) Ma i nostri disoccupati hanno le referenze necessarie per operare in cantieri del livello di cui si parla? I nostri ragazzi appena usciti da scuola pur se bravi e volenterosi saranno competitivi con i tecnici “veterani” provenienti dal resto d’Europa ed in possesso di esperienze documentate sulla materia? Chiaramente e logicamente no! Chi potrà imporre alle ditte costruttrici di assumere manodopera inesperta a fronte di altra con ben altri requisiti? Tra i tecnici qualificati di calabresi e siciliani ce ne saranno sicuramente, ci mancherebbe altro, ma le attuali norme non permetteranno discriminazioni sui cittadini europei, e probabilmente i soggetti privati fornitori dei capitali (stranieri) avanzeranno le loro (comprensibili) pretese in termini di impiego di loro operai, magari in esubero in altri cantieri nel mondo.
- Anche Massimiliano Ferrara, presidente del corso di laurea in Scienze economiche dell’Università ‘Mediterranea’ di Reggio Calabria, pro-rettore dell’Università per Stranieri ‘Dante Alighieri’ di Reggio Calabria e membro dell’Advisory Committee of the Indian Academy of Mathematics, sostiene fortemente la realizzazione della Grande Opera dello Stretto: “il Ponte – dice il professore - ha una grande ricettività turistica, e rappresenta un episodio unico e straordinario, quantitativamente e storicamente, dell’erogazione di spesa pubblica. E’ quello ‘shock’ economico che serve per dare linfa importante al territorio, che è chiamato a creare un indotto intorno alla realizzazione di questa grande opera. Certamente i tantissimi turisti attirati dal Ponte, non vengono a vedere il Ponte, fare una foto e andare subito via, anzi … il Ponte è un’attrazione moderna in un territorio dal grande background storico, artistico, monumentale e culturale. Quindi se i reggini e i messinesi sapranno valorizzare le grandi risorse turistiche del territorio delle due città e delle due Province, i turisti avranno modo di scoprire tutti quei favolosi tesori oggi semi-sconosciuti e poco valorizzati. Il Ponte fornirebbe al territorio dello Stretto quella svolta economica che serve a Reggio e Messina per crescere e svilupparsi. L'opera,unica nel suo genere,sarebbe un grande stimolo per l'area dello Stretto e rappresenterebbe una grande opportunità per tutti i settori, non solo per quello edilizio e turistico, ma anche per quello della formazione e dell’università. L’approccio del territorio – conclude il prof. Ferrara - dev’essere quello della progettualità, non quello della critica aprioristica. Le barricate, ideologiche e non solo, non servono a nulla e non fanno altro che posticipare il problema e prolungare i tempi per la realizzazione dell’opera”.
Ma è possibile che un territorio come l'antica Magna Grecia abbia bisogno di un mostro di ferro per essere visitato? Sono altre le iniziative che occorrono per rendere appetibile turisticamente il nostro territorio e occorre investire per valorizzare quello che già abbiamo: lo stretto di Messina, per esempio, è favoloso senza ponte!

I capoversi in corsivo compresi tra i trattini sono estratti da Strill.it

martedì 24 novembre 2009

Prescrizione breve e giustizia lenta


La politica, la magistratura, i giornali, tutti continuano a discutere dell'argomento "giustizia" basandosi sui numeri: il governo dichiara che la prescrizione breve interesserebbe solo l'1% dei processi, come se tale percentuale in Italia corrisponda ad un numero ad una cifra, e non a quattro o cinque; la magistratura ribatte che la percentuale è molto più alta, ed i giornali come al solito continuano a riportare le dichiarazioni di questo e quello senza minimamente ragionarci sopra. Su questo argomento nessuno di loro ha capito che per quanto minimo sia il numero di processi coinvolti nella prescrizione, per ognuno di questi oltre ad un imputato c'è sempre una parte offesa, che corrisponde quasi sempre ad uno o più esseri umani che attendono giustizia (quella vera, non quella tanto menzionata in questi giorni), che per la parte offesa di "quel processo" esiste solo "quel processo" e che "quel processo" molto spesso corrisponde al 100% dei processi che la coinvolgono. Personalmente ritengo la prescrizione un male necessario ma sempre un male, andrebbe rivisto il concetto da cui la stessa scaturisce e non i termini temporali, che invece andrebbero allungati. Per velocizzare la giustizia (la chiamano così ma giusta non è) occorrono più operatori e mezzi sanzionatori più efficaci, oltre ad una più attenta selezione degli operatori stessi. Occorre che gli operatori giudiziari che rallentano il corso dei processi per loro colpa siano sottoposti a sanzioni efficaci e pesanti, e che la procedura per determinare tale condizione sia snella ed immediata. Occorre eliminare tutti quei lacci e lacciuoli a cui si aggrappano i mariuoli ed i loro difensori per potere farla franca, rivedere i Codici e soprattutto evitare che chi un giorno si trova a fare il Pubblico Ministero possa poi passare a fare il Giudice, per garantire l'imparzialità del Giudicante. E parliamoci chiaro, occorre che non sia più permesso ad alcuno di coinvolgere l'opinione pubblica nelle sue beghe personali, destabilizzando il paese solo per risolvere i suoi guai. Non è che chi ricopre alte cariche dello Stato non deve essere processato...chi ricopre alte cariche dello Stato non deve commettere reati, piccoli o grandi che siano. ...e neanche averli commessi in precedenza.

sabato 21 novembre 2009

MARCHIONNE VOLTAGABBANA ED IL POPOLO BUE


Come dicevo in un post precedente, l’attendibilità degli organi d’informazione è praticamente uguale a zero, sia per la poca (o nulla) competenza specifica nelle varie materie, sia per la faziosità palese di quasi tutte le testate giornalistiche nazionali. Se all’inattendibilità dei giornali e telegiornali aggiungiamo quella dei vari personaggi protagonisti delle notizie, otteniamo un cocktail di falsità tale da ubriacare anche il più scafato lettore. E’ notizia di ieri che l’amministratore delegato di FIAT ha dichiarato che chiuderà alcuni stabilimenti in Italia: "Abbiamo in Italia sei stabilimenti - ha dichiarato Marchionne - e produciamo l’equivalente di quello che si realizza in una sola fabbrica in Brasile. Questo non ha nessuna logica industriale, riflette una realtà che non c’è più”. Evidentemente se ne è accorto solo ora, perchè qualche mese fa lo stesso Marchionne aveva garantito al Ministro Scajola (almeno a suo dire) che gli stabilimenti in Italia non erano a rischio chiusura. La cosa che mi preoccupa veramente non è che i politici ed i grandi manager continuano a propinarci tramite i giornali favole e barzellette (lo hanno sempre fatto), ma è che gli stessi giornali non fanno una piega quando si ritrovano a dovere divulgare il contrario di quanto hanno già pubblicato qualche tempo prima. Non c’è una nota, non dico un articolo, che evidenzi il fatto che Marchionne ai tempi della scalata alla Crysler (meno di un anno fa) garantiva che l’acquisizione della casa straniera non avrebbe influito negativamente sull’occupazione in Italia; non c’è nessuno che evidenzi che nonostante gli incentivi erogati a spese della comunità su richiesta proprio della FIAT pena la perdita di posti di lavoro, adesso il voltagabbana Marchionne intende licenziare a spron battuto. Dopo una dichiarazione come quella di ieri mi sarei aspettato una levata di scudi generale, da parte di sindacati, politici, organi d’informazione; ed invece, abbiamo il silenzio assoluto. La notizia viene lasciata decantare piano piano fino a quando sarà metabolizzata e non sarà più una notizia, sarà la normalità. Allora il voltagabbana Marchionne si siederà ad un tavolo con quelli che fino ad oggi gli hanno lasciato dire quello che voleva e fare l’esatto contrario (politici e sindacati), e contratterà un piano di salvataggio (l’ennesimo) dell’occupazione a carico della comunità ed a “scarico” della FIAT. Quando il piano sarà stato “concordato”, sarà trasmesso ai giornali che provvederanno a fare copia-incolla del comunicato e senza neanche controllarne i dati lo pubblicheranno con titoloni soddisfatti. Sono decine di anni che i padroni della FIAT continuano ad accumulare ricchezza nonostante contemporaneamente l’azienda sia in crisi cronica (dichiarata), e nessuno si preoccupa di andare a scavare nei conti di questi signori per controllare dove vanno a finire i soldi. Anzi, veramente dove vanno a finire ormai si sa, visto che i signori Agnelli sono stati capaci di avere l’arroganza di contendersi pubblicamente il denaro che hanno a suo tempo illegalmente portato all’estero. Sopporteremo ancora per molto?

domenica 15 novembre 2009

Il paradosso del giornalismo moderno


E’ purtroppo una costante: l’argomento del giorno viene ripreso continuamente perché l’opinione pubblica ne vuole sentire parlare, e questo aumenta l’audience per la TV e le vendite per i giornali; non ha nessuna importanza se parlandone (spesso a vanvera) si aumenta l’ignoranza, anziché la conoscenza del problema. Ma chi è che stabilisce quale deve essere l’argomento del giorno, o della settimana, o del mese? Accade spesso che si parli e si scriva per giorni di una certa notizia (cronaca, politica, attualità, sport), che poi ad un certo punto sulla stessa cali il silenzio senza che i dubbi siano stati risolti e che successivamente, con il silenzio degli organi d’informazione la voglia di sapere dell’opinione pubblica si spenga, magari anche perché distratta da un altro “scoop”. Gli organi d’informazione hanno un potere enorme sulle masse che se non gestito in modo corretto (farlo totalmente è cosa praticamente impossibile) apporta danni incalcolabili alla comunità a vantaggio dei pochi che veramente gestiscono le notizie: i grandi gruppi industriali ed i centri politici di potere. Per fare un esempio (fantasioso ma non tanto) prendiamo la crisi economica mondiale; i dati negativi che hanno sancito l’inizio della crisi sono numeri che qualcuno ha comunicato ai giornali e che hanno scatenato una reazione sui mercati tale da rendere il processo inarrestabile. Erano semplici numeri scritti su un pezzo di carta! Probabilmente il frutto di calcoli difficilissimi e (spero) fondati, ma sempre numeri; e se chi doveva comunicare i numeri (ammesso che dovesse assolutamente farlo) avesse comunicato numeri non rispondenti alla realtà? Chi è, tra noi semplici mortali, in grado di capire se i dati economici pubblicati ogni giorno sui giornali rispondono al vero? Nessuno, perché non ne abbiamo le conoscenze necessarie; ci dobbiamo perciò fidare di questi “giornalisti” che spesso riportano, chi per ignoranza della materia specifica e chi perché in malafede, quello che altri enti “qualificati” gli comunicano. Chi ha la mia età si ricorderà il periodo dell’ “AUSTERITY”, compreso tra il 1973 ed il 1974, quando si circolava a targhe alterne a causa della crisi petrolifera. La crisi era dovuta alla chiusura del Canale di Suez ed alla posizione dei paesi produttori di petrolio a causa della guerra del Kippur, ma tra i dati che venivano diffusi vi era quello dell’esaurimento certo dei giacimenti di petrolio sull’intero pianeta entro dieci anni; era una notizia che veniva riportata da tutti i giornali. Naturalmente la stima era fatta sulla base dei consumi del momento che erano irrisori se paragonati a quelli attuali; ebbene, se è vero come è vero che sono trascorsi trentacinque anni e che le attuali scorte sono stimate sufficienti per i prossimi cento anni e valutate sui consumi attuali, come si spiega tutto ciò? A qualcuno evidentemente in quel momento conveniva così. (Da dire però che in questo caso c’è stato qualcosa di positivo, perché la bufala ha stimolato la ricerca sulle fonti di energia alternativa e l’adozione di misure volte ad evitare sprechi di energia). Fatto sta che nessuno ha detto "allora abbiamo sbagliato" e che nessuno gli ha chiesto di farlo. Sulla sanità: ricordate la SARS, l’Influenza Aviaria, l’Encefalopatia Spongiforme Bovina (la famosa Mucca Pazza)? All’inizio avrebbero dovuto causare chissà quale enorme disastro mondiale, a sentire chi ci informava giornalmente; ma quanti decessi ci sono stati in Italia e nel mondo? Se ne è parlato fino a quando lo hanno stabilito i giornali; le malattie sono ancora presenti sul pianeta in misura pari a tante altre, e non è che siano diventate meno pericolose di prima; probabilmente in questo momento non c'è l'interesse (economico o politico) affinché se ne parli. Di ciò la maggior parte di noi non è cosciente e si fa indirizzare a sua insaputa verso questo o quell’argomento a discrezione di chi manovra l’informazione. E gli indirizzi non sono dettati solo per aumentare le vendite o l’audience: spesso la tale notizia (che molte volte si rivela successivamente una bufala) viene costruita ad arte per spostare
l’attenzione da altro o ancora peggio per favorire grandi gruppi economici. Sul virus A/H1N1 si è raggiunto un livello vergognoso: le problematiche derivanti dalla diffusione della malattia sono state ingigantite ad arte, i governi sono stati costretti ad acquisire enormi scorte di vaccino di cui ancora è dubbia anche l’efficacia (oltre che la relativa pericolosità) ed i giornali continuano a pubblicare notizie che non servono ad altro che a diffondere allarmismo e paura. In Italia in un anno muoiono (purtroppo) ben più di 365 persone per l’influenza “normale” che risulta fatale perché il paziente è affetto da altre patologie. Esistono decine di altre malattie (contagiose e non) che causano una media di due o più morti al giorno. Ma un organo d’informazione che non parli ogni giorno dell’influenza suina non sarebbe all’altezza degli altri. E poiché sulla materia non è che ci sia poi molto da dire senza ripetersi continuamente, ecco che occorre aggiornare il bollettino dei caduti, che è l’unica cosa che cambia giornalmente sia pure di uno o due individui, purtroppo e per fortuna. Comunicare in tempo reale il decesso di pazienti affetti da virus A/H1N1 non solo non ha alcuna utilità, ma è anche dannoso perché chi legge la notizia non lo fa con la lucidità necessaria a capire che il significato della stessa è l’esatto contrario di quello che appare: in realtà, se ci fermiamo un attimo a riflettere ci accorgiamo che il dato di uno o due morti al giorno per una patologia, quale che sia, è al di sotto dei valori medi riferiti a buona parte delle malattie mortali e anche non direttamente mortali; sarebbe palese a tutti se giornalmente venisse pubblicato l’elenco dei deceduti per tutte le malattie, ma in questo caso la notizia non sarebbe più tale. Siamo quindi giunti all’assurdo: nonostante l’inattendibilità dei giornali, non possiamo comunque fare a meno di leggerli, perché è da loro che dobbiamo acquisire i dati da elaborare per ottenere con i nostri mezzi (il ragionamento) la giusta (o almeno più equilibrata) valutazione della notizia.....se davvero di notizia si tratta.

domenica 8 novembre 2009

IL PROGETTO ESECUTIVO DEL PONTE SULLO STRETTO





COMITATO INTERMINISTERIALE PER LA PROGRAMMAZIONE ECONOMICA
Esito della seduta del 6 novembre 2009
Su proposta del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, il Comitato ha:
…..omissis…
determinato la 1^ quota annua del contributo in conto impianti di 1.300 milioni di euro a valere sulle risorse del Fondo Infrastrutture ai sensi dell’art.4 c.4quater del D.L. n. 78/2009 e preso atto della Relazione sulle attività svolte dal Commissario straordinario del Ponte sullo Stretto di Messina ai sensi del medesimo articolo……omissis…


E’ notizia di ieri che il CIPE ha approvato la spesa di 1,3 miliardi di euro per la progettazione del ponte sullo stretto di Messina. E io mi domando come si fa a continuare a sostenere tutto ed il contrario di tutto su questo argomento. Il CIPE è il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica, e non può certo programmare l’economia dei privati; quindi i soldi stanziati sono pubblici. Ma fin qui poco male, perché non credo che sarebbe sostenibile pensare che i capitali impegnati possano essere interamente di investitori privati. Il bello è che con la delibera del CIPE si è dato il via alla “progettazione esecutiva del ponte”! Infatti il progetto esecutivo del ponte ancora non esiste, come è stato denunciato più volte. Ma in cosa consiste il progetto esecutivo?
Il progetto esecutivo rappresenta una delle fasi della progettazione nell'ambito dell'ingegneria civile, ed in particolare è la terza ed ultima delle fasi in cui è comunemente suddiviso un progetto e la sua stesura. Esso rappresenta l'ingegnerizzazione di tutti gli interventi previsti nelle precedenti fasi di progettazione in ogni particolare, rappresentando così la fase tecnicamente più definita dell'intera progettazione. Da esso risulta esclusa solo la progettazione del cantiere e delle relative opere provvisorie. Il progetto esecutivo è redatto sulla base delle direttive fornite dal progetto definitivo e si compone dei seguenti elementi:
* una relazione generale;
* le relazioni specialistiche;
* gli elaborati grafici, anche quelli relativi alle strutture, agli impianti ed alle opere di risanamento ambientale;
* i calcoli esecutivi delle strutture e degli impianti;
* i piani di manutenzione dell'opera nel suo complesso e nelle parti di cui è composto;
* i piani di sicurezza e coordinamento;
* il computo metrico estimativo definitivo ed il quadro economico;
* il cronoprogramma dei lavori;
* elenco dei prezzi unitari ed eventuali analisi;
* il quadro dell'incidenza di manodopera per le diverse categorie di cui si compone la lavorazione;
* lo schema di contratto ed un capitolato speciale d'appalto.
(Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.)


Vediamo quindi che tra gli elementi che devono essere definiti nel progetto esecutivo vi sono il computo metrico estimativo definitivo, il quadro economico, l’elenco dei prezzi unitari ed il cronoprogramma dei lavori. In definitiva, una valutazione reale dei tempi e dei costi. Ne deriva che fino ad oggi i nostri governanti ci hanno propinato balle, visto che i dati definitivi saranno sicuramente molto più corposi rispetto a quelli ipotizzati, ed avranno valore effettivo per il solo primo anno, calcolando gli altri 5 anni su proiezioni teoriche (basti pensare all’aumento del costo dell’acciaio negli ultimi cinque anni); senza contare che da conteggi sommari, il solo costo delle manodopera impegnata dichiarata (40.000 operai) per il tempo presunto (6 anni) dovrebbe assorbire circa il 70% del costo totale dell’opera di 6,1 miliardi di euro (costo sempre dichiarato fin dal 2002, sia chiaro) e non credo proprio che con il rimanente 30% si possa pagare il materiale. A questo punto dovremmo decidere se classificare i nostri attuali governanti come enormi incompetenti in materia oppure come immensi delinquenti consapevoli del disastro verso cui ci stanno portando. Fate voi, io la mia opinione ce l’ho. Quello che però più di tutto m’indispone, in questa faccenda, è il comportamento di certa stampa. Esistono da sempre due linee ben decise su quest’argomento, una favorevole ed una contraria alla costruzione del ponte; la differenza sta nel comportamento: mentre i favorevoli al ponte sostengono “a prescindere” la positività dell’opera senza minimamente analizzare i dati diffusi dal governo, i contrari supportano la loro opinione con dati alternativi, perizie, opinioni di tecnici qualificati e ragionamenti articolati. In definitiva ad “…il ponte si può fare e si deve fare perché lo diciamo noi…”, si contrappone “…il ponte è inutile e dannoso perché lo dice la logica secondo questi dati….”; più o meno, semplificando, è sempre stato così. La cosa che mi indispone, dicevo, è che quei giornali che fino ad oggi hanno incensato i dati del governo senza controllarli (come si è visto non è difficile avere dubbi su quei dati, anche non essendo un tecnico del settore) neanche adesso che viene fuori che non esiste un progetto esecutivo, fanno una piega. A questo punto non si può più parlare di opinione, perché l’opinione è qualcosa che viene fuori da un ragionamento, si suppone. Ritengo che sia più appropriato parlare di verità assoluta da accettare per fede (scrivo fede minuscolo, ma pensandoci bene la parola starebbe bene anche con l’iniziale maiuscola).

martedì 3 novembre 2009

SILVIO NON PUO'...


Viaggiamo a velocità supersonica verso livelli di assurdità mai visti in Italia e nel mondo. Avevo già, fra me e me, disapprovato il conferimento del premio Nobel per la pace a Barak Obama, non tanto per la persona, quanto perché non ha ancora avuto il tempo di meritarselo; l’ho considerato per quello che secondo me è: un incoraggiamento a fare bene da parte di alcuni, e nel progetto di altri un modo subdolo di legargli le mani su certi aspetti della politica estera USA; ve lo immaginate un Premio Nobel per la pace che dichiara guerra? Inconcepibile! Adesso dovrà aspettare (o fare in modo) che gliela dichiarino. Poi in questi giorni ho pensato che anni fa è stato conferito il Premio Nobel per la letteratura a Dario Fo; qualcuno avrà sostenuto la sua candidatura, in Italia, qualcuno che probabilmente parteciperà anche ai funerali di Alda Merini, la più grande poetessa italiana del 900 morta il 1 novembre scorso in condizione praticamente di povertà. Detto questo, oggi mi ribalto sulla sedia apprendendo che esiste un comitato istituito per candidare al Premio Nobel per la pace 2010 nientedimenoche……..lo volete sapere…..ve lo dico….tenetevi forte…SILVIO BERLUSCONI! L’ho detto! Giuro che mentre lo scrivevo ho avuto un leggero giramento di testa. Esiste un inno che sponsorizza il cavaliere, con un sito su internet e chissà quali risorse economiche pronte ad essere spese su questo obiettivo. Poiché ormai da tempo è chiaro che negli ambienti del PDL e dei simpatizzanti di Silvio non si muove foglia che Egli non voglia, non ci sono dubbi sul fatto che la sua è una AUTOCANDIDATURA, mascherata da movimento spontaneo. Ormai non c’è limite alla spudoratezza di questo signore che cerca in tutti i modi di acquisire titoli planetari per rafforzare il piedestallo su cui poggia. Adesso ci mancherebbe solo che il Premio Nobel gli fosse conferito veramente, così in caso di condanna penale il Grande Silvio nella sua ormai farneticante mente si potrà paragonare ai VERI GRANDI della storia, come Aung San Suu Kyi, Rigoberta Menchú Tum o Nelson Mandela, perseguitato per i principi che professa. Come inno per la candidatura di Berlosconi al Nobel preferisco questo: "Silvio non può". In questo post devo fare pubblica ammenda per avere più volte votato questo signore. PERDONATEMI, VI GIURO CHE NON LO FARO' PIU'!

lunedì 2 novembre 2009

Sulla nave di Cetraro - 2


Come avevo già evidenziato nel post precedente, la vicenda della nave di Cetraro, presunta Kunsky o “Città di Catania “ che dir si voglia non è affatto definita. Dai dati pubblicati a seguito dell’ispezione effettuata dalla nave “Coopernaut Franca” per conto di Arpacal e della Regione Calabria, riportati ampiamente dai giornali e reperibili facilmente in rete (che sia benedetto questo aspetto di internet), troppe cose non coincidono con la successiva ispezione del Ministero dell’ambiente. Adesso viene fuori anche che le coordinate dei rilievi fatti dalla nave “Mare Oceano” per conto del Ministero dell’ambiente non coincidono con quelle dei rilievi forniti dalla nave “Coopernaut Franca” per conto di Arpacal e della Regione Calabria. I dati del relitto della nave Catania sono reperibili all’indirizzo http://www.wrecksite.eu/wreck.aspx?136076. Come si può vedere dalla cartina sopra pubblicata, le due posizioni indicate non coincidono neanche lontanamente. Tra i due punti vi è una distanza di ben 3,5 miglia nautiche, equivalenti a 6,5 chilometri. A complicare ancora di più le idee la presenza in zona di un terzo relitto: il "Cagliari", anch'esso evidenziato nella cartina sopra. Tralasciando inutili polemiche che servono solo ad aumentare la confusione, e ragionando solo ed esclusivamente sui fatti, viene fuori che è palesemente necessaria una comparazione dei due video girati, per verificarne la corrispondenza. E’ notizia di oggi che il WWF Italia ha chiesto al Ministero per l’ambiente una perizia pubblica comparata sulle due indagini svolte.



NAVE VELENI:WWF, INCONGRUENZE SU PUNTI NAVE, COMPARARE VIDEO

(ANSA) - ROMA, 2 NOV - Una ''urgente'' perizia pubblica comparata dei video ''per fugare ogni dubbio e accertare appieno la verita' sull'identita' e il contenuto della nave affondata a Cetraro''. Lo chiede il presidente del Wwf Italia, Stefano Leoni, in una lettera inviata questa mattina al ministro dell' Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e al procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso. Il Wwf intende cosi' riaprire il caso della cosiddetta 'nave dei veleni', caso chiuso per il ministero e per la Dna visto che in base ai risultati delle verifiche si tratta di una nave passeggeri affondata nel 1917 e non contenente fusti. Nella lettera il Wwf segnala che, riferisce una nota, ''da alcune verifiche compiute dall'associazione esisterebbero delle incongruenze sui punti nave su cui hanno operato le due indagini filmate, ovvero, quello utilizzato dalla Mare Oceano e quello su cui ha indagato la stessa Regione Calabria circa un mese fa. Secondo queste analisi il punto su cui ha operato la Mare Oceano sarebbe a tre miglia e mezzo (6,5 km circa di distanza) dal luogo dove era stato individuato dalla Regione Calabria il relitto della sospetta nave dei veleni (le coordinate fornite dalla Regione di quest'ultima sono: 39 gradi 28,50 primi nord, 15 gradi 41,57 primi est; mentre quelle della nave mercantile Catania, come risulta da dati tratti dall'Ufficio idrografico del Regno Unito, sono: 39 gradi, 32 primi nord, 15 gradi, 42 primi est)''. Per questo il Wwf chiede una perizia pubblica comparata tra i due video girati dal Rov della nave Coopernaut Franca della societa' Nautilus, che ha agito su incarico della Regione Calabria, e dell'Arpacal e dal Rov della nave Mare Oceano della societa' Geolab incaricata dal ministero dell'Ambiente.(ANSA). COM-GU
02/11/2009 13:41


altri link sull'argomento:
http://www.comitatodegrazia.org/Blog/non-e-la-cunsky-ma-i-conti-o-meglio-le-coordinate-non-tornano.html
http://www.dirittiglobali.it/articolo.php?id_news=15769

sabato 31 ottobre 2009

Sulla nave di Cetraro


Navigando su internet in cerca di materiale per sostenere alcune mie "elucubrazioni" sull'argomento, mi sono imbattuto in questo articolo che praticamente dice esattamente quello che volevo dire io, pertanto lo copio integralmente, ringraziando l'autore Carlo Bertani per avermi risparmiato la fatica.

E se fosse l’Olandese Volante?

Gentile Ministro Prestigiacomo,
quella che può osservare nella fotografia, sarebbe il relitto scovato dalla nave oceanografica “Mare Oceano” al largo di Cetraro, in Calabria. Molto probabilmente lo è, perché la nave “Città di Catania” (all’epoca si apponeva sempre, prima, la locuzione “Città di”) fu affondata nel Marzo 1917 da un sommergibile tedesco – all’Ufficio Storico della Marina lo confermeranno di certo – e siamo dunque felici che la “Città di Catania” (proveniente dall’India e diretta a Napoli) sia stata finalmente ritrovata.
Siamo un po’ più freddi, invece, al riguardo della “cessata emergenza” diramata ai quattro venti poiché – a nostro avviso – la conclusione ci sembra cozzare contro le più elementari regole della logica. Soprattutto della logica delle costruzioni navali.
Partiamo dall’inizio.

La presunta “nave dei veleni”, individuata dalla ricerca finanziata dapprima dalla Regione Calabria, doveva essere la Kunsky (che risultava, invece, demolita in Oriente ma, sulle pratiche di demolizione in quelle aree, meglio non fare troppo affidamento) ed invece si scopre che è un relitto italiano risalente alla Prima Guerra Mondiale. Le vendite di pesce sono crollate dell’80%, ed è dunque un bel sollievo sapere che si tratta di un innocente piroscafo italiano.
Ci sono, però, alcune discrepanze fra le due descrizioni, che saltano agli occhi.
Nelle risultanze pubblicate sui primi rilevamenti – quelli ordinati dalla Regione Calabria – si dice che:

E' lei. E' la nave descritta dal pentito di mafia Francesco Fonti. E' come e dove lui aveva indicato. Sotto cinquecento metri di acqua, lunga da 110 a 120 metri e larga una ventina, con un grosso squarcio a prua dal quale fuoriesce un fusto. Si trova venti miglia al largo di Cetraro (Cosenza). I fusti sarebbero 120, tutti pieni di rifiuti tossici[1].

Ci sono dei fusti. Fusti in metallo, ovviamente. Peccato, Ministro Prestigiacomo, che lo stivaggio di materiali in fusti metallici non fosse assolutamente in uso agli inizi del ‘900: all’epoca, tutto veniva stivato in barili di legno, tanto che le tabelle d’armamento, almeno fino alla Seconda Guerra Mondiale, prevedevano che a bordo vi fosse almeno un mastro bottaio con alcuni aiutanti. Controlli, la prego.
Ci sono dei fusti nei pressi della “Città di Catania”? Approfondisca.

Altro capitolo che non ci convince riguarda le dichiarazioni della “Grande Silenziosa”, la Regia Mar…pardon, oggi Marina Militare Italiana:

Di certo i misteri che hanno sempre avvolto questa vicenda non lasciano sperare bene. Come aveva già confermato la Marina Militare, nella zona – siamo a venti miglia al largo di Cetraro (CS) – non ci sono relitti bellici né della prima né della seconda guerra mondiale.[2]

Ohibò, vuoi vedere che alla gloriosa Marina Italiana era sfuggita la povera “Città di Catania”? Oppure qualcuno se n’era scordato? Per di più: una nave che porta il nome della sua città natale…
Insomma: furono oppure no affondate navi, per eventi bellici, nel mare di Cetraro? Controlli, la prego: se desidera, posso inviarle i riferimenti dell’Ufficio Storico della Marina, ma sono certo che lei già li possiede.

Se il mistero dei fusti e dei barili, più le incertezze della Marina, ancora non la convincono, le sottoponiamo la relazione stesa durante i primi rilevamenti:

L’epoca della costruzione della nave affondata, secondo quanto emerso dai primi rilievi, risalirebbe agli anni `60-´70. Secondo quanto riferito dal procuratore Bruno Giordano, infatti, non sarebbe visibile la bullonatura, il che indurrebbe a pensare che sia stata costruita in quegli anni. Il relitto è coperto da numerose reti da pesca[3].

Non vorremmo tediarla con inutili dissertazioni sulle costruzioni navali, ma vorremmo ricordarle – questa è Storia, non invenzioni – che le prime navi a non avere bulloni per collegare le lamiere alle ordinate furono le corazzate “tascabili” tedesche della classe Admiral Graf von Spee (più precisamente, Admiral Graf von Spee, Admiral Scheer e Deutschland, poi Lützow), le quali – dovendo sottostare ai limiti imposti dalle Conferenze Navali di Londra e Washington – non potevano dislocare più di 10.000 tonnellate.
I tedeschi, per risparmiare il peso dei bulloni, “inventarono” la saldatura della lamiere alle ordinate, il che consentì di costruire navi con cannoni di maggior calibro (280 mm) al posto dei 203 mm dei “classici” incrociatori pesanti da 10.000 tonnellate.
Tutto questo, per dirle che – come afferma il Procuratore di Paola – se la nave in questione non ha bulloni nello scafo, non può essere la “Città di Catania” (varata nel 1906, quando si “bullonava” sempre, da non confondere con l’omonima nave affondata in Adriatico durante il secondo conflitto mondiale), ma un’altra. Che la Kunsky sia solo un poco più in là? Perché chiudere così frettolosamente le indagini? “Caso chiuso”: così in fretta?

Rimane il mistero del Cesio 137 ritrovato nei molluschi[4], proprio in quel mare: siccome il Cesio 137 non si trova in natura, chi ce lo avrà messo? Lei ha un’idea? Che siano stati gli iraniani?

Le ricordo, infine, che le precedenti rilevazioni stabilirono che – nel mare di Cetraro – il SONAR aveva individuato ben sette “macchie scure”, che non indicano necessariamente una nave, ma che forniscono alte probabilità che lo siano.
Ciò che insospettisce, è che la notizia fu pubblicata da AdnKronos e – proprio mentre scrivevo questo articolo – è sparita! Sì, ritirata dal circuito!
Credo che, anche per lei, la cosa risulterà assai strana.
Non vorremmo che, per correre dietro all’urgenza economica di garantire la pesca, per ovviare alle proteste dei pescatori e per tacitare chi fa “allarmismo”, aveste semplicemente scambiato una nave per un’altra. Capita. In fin dei conti, quel che conta è la verità mediatica: il resto…

Provi a rifletterci un poco; se mai, chieda lumi a Bertolaso ed alla Marina: vedrà che – con un poco di calma e di riflessione – tutto si chiarirà. Come sempre, in Italia.

[1] Fonte: http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/cronaca/nave-veleni/trovata/trovata.html
[2] Ibidem.
[3] Fonte: Il Secolo XIX – 12 Settembre 2009.
[4] Fonte: http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/cronaca/nave-veleni/risultato-indagini/risultato-indagini.html

da : http://carlobertani.blogspot.com/2009/10/e-se-fosse-lolandese-volante.html

venerdì 30 ottobre 2009

Ma a che ci serve Reggio capoluogo?


Ritengo che Reggio Calabria non abbia bisogno di alcun titolo nobiliare o di pennacchio. Reggio capoluogo è una vecchia rivendicazione ormai superata dai fatti, giusta ai tempi della spoliazione, ma inutile, anzi dannosa nella realtà attuale. Reggio Calabria sta vivendo una rinascita di dimensioni epocali; attualmente è riconosciuta unanimemente come la città più bella e viva della Calabria, ospita eventi sportivi, politici, culturali di carattere internazionale; ha bisogno di ulteriore visibilità per continuare nel processo di evoluzione. Una visibilità che non deve essere negativa, logicamente, che non si può concretizzare in stupide rivendicazioni (scusate il termine, è riferito al concetto e non a chi lo sostiene) e conseguenti polemiche dannose per tutti. Il vecchio concetto di avere più potere perché “ci sono gli uffici” è superato ed è proprio Reggio la prova di ciò: è la città che più di tutte in Calabria si è sviluppata sotto tutti i punti di vista, grazie non agli uffici pubblici (che non ci sono) ma allo sfruttamento delle sue bellezze naturali ed all’ingegno dei coraggiosi che vi hanno investito le proprie risorse, intellettuali ed economiche. Non sprechiamo quello che è stato fatto fino ad oggi: c’è ancora tanto da fare, anche da parte dei semplici cittadini, utilizziamo le nostre energie per progredire. Progredire è anche e soprattutto:
“È voglia di rinascere tutti assieme con proposte e progetti…
È segnalare i disagi che viviamo e che continuano a perdurare nei secoli dei secoli…
È PRETENDERE una classe politica capace ed efficace…
È non sostenere chi ha poca nobiltà nel proprio curriculum giudiziario e non votarlo…
È non candidarsi per una rappresentanza negli enti locali (circoscrizione, comune, provincia) solo perché lavoriamo a TO e così potremmo rientrare a Reggio….
È condurre campagne di sensibilizzazione sul vivere civile…
È “non vogliamo solo il titolo di città metropolitana, ma anche mezzi per esserlo davvero”…
È un “urlo” contro Trenitalia che vuol tagliarci fuori…
È un “urlo” contro Poste Italiane perché il Competence Center avrebbero dovuto portarlo qui…
È un “urlo” contro i reggini che non rispettano il codice della strada…
È un “urlo” contro i reggini che portano a spasso il cane sprovvisti di paletta e busta…
È un “urlo” contro chi insudicia monumenti e muri con graffiti che ben poco sanno di arte…
È rispettare la fila…
È non rivolgerci all’amico per arrivare prima scavalcando magari chi ha serie difficoltà, ma non santi in Paradiso…
È invitare i “gommisti” a smaltire le gomme delle auto in maniera legale e non gettarle nei torrenti o negli angoli delle strade sol perché i costi di smaltimento sono elevati…
È invitare i reggini a chiamare la cooperativa ROM 95 qualora abbiano rifiuti ingombranti da gettar via…il servizio ha un costo irrisorio…
È sperare che non rubino le stelle di Natale che tra poco verranno poste in giro per la città in occasione delle festività natalizie…
”
(rubato da un post di Tanya Caridi tratto dal gruppo di Facebook “PER REGGIO CALABRIA CAPOLUOGO - NON MOLLIAMO”)
In un paragone forse un po’ presuntuoso, ma che secondo me, fatte le dovute proporzioni ci può stare: non credo che Milano abbia bisogno di essere la capitale d’Italia per esserne comunque la città più importante.

mercoledì 28 ottobre 2009

Il gruppo reggino su Facebook. Ma chi è che fomenta gli animi?


Era troppo bello per essere vero! Al grande rammarico di avere visto crollare un “quasi mito” come Antonello Venditti a seguito delle infelici dichiarazioni contro la Calabria, ho visto contrapposta la gioia nel vedere che la nostra regione si è unita nello stigmatizzare e condannare ad una sola voce il comportamento del cantante. Adesso, scomparso il nemico comune, devo assistere ad una riedizione (di pessimo livello, devo dire) delle polemiche che tanti anni fa sono intercorse tra le città di Reggio Calabria e di Catanzaro sull’assegnazione del titolo di capoluogo di regione. Il sindaco di Catanzaro signor Rosario Olivo è giunto al punto di chiedere al Ministro dell’Interno l’oscuramento di un gruppo su Facebook che ha come denominazione: “Per Reggio Capoluogo – Non molliamo!”, motivandolo con argomentazioni pretestuose e infondate, come l’istigazione all’odio e alla violenza (d’altronde, senza motivazioni di questo tipo non avrebbe avuto senso rivolgersi al Ministro dell’interno). I comunicati stampa sull’argomento sono talmente stringati che non permettono di valutare a fondo il complesso ed articolato ragionamento (deve per forza essere così) che ha portato il signor Olivo a trarre le conclusioni che ha esternato al Ministro, e devo dire anche che alcuni aderenti al gruppo in questione ce ne hanno messo del loro per dargli appigli, precari si, ma sempre appigli. Sono a conoscenza dell’esistenza del gruppo su Facebook praticamente dalla sua fondazione, molti amici mi hanno invitato ad iscrivermi, e non l’ho mai fatto proprio a causa della sua denominazione, che troppo ricorda un antico motto da me a suo tempo condiviso ma che adesso ha un sapore anacronistico, e da l’impressione di volere riesumare rivendicazioni ormai fuori tempo e fuori luogo. Ed è fuori luogo anche la denominazione del gruppo, che lascia appunto intendere quello che in realtà non è, basta andare a leggere poi le argomentazioni di supporto allo slogan. Nessuna incitazione all’odio o alla violenza, ma quasi un urlo di dolore e di speranza per una Reggio migliore di quello che è stata e di quello che è. Legittime aspirazioni dei reggini, supportate da argomentazioni fondate e propositive per migliorare. Se però andiamo a leggere i commenti degli iscritti, troviamo purtroppo di tutto e di più, anche nel senso che il signor Olivo ha ritenuto di evidenziare; le esternazioni, diciamo inopportune, di pochi iscritti, non sono censurate dagli amministratori anche se gli stessi si dissociano puntualmente da tutto ciò che non è conforme allo spirito del gruppo. Fatto sta che gli “appigli” (precari, ripeto) per il signor Olivo rimangono ed a quelli ha fatto sicuramente riferimento per potere imbastire un minimo di (s)ragionamento che gli ha poi permesso di scrivere al Ministro. Tra l’altro in questo caso stiamo assistendo ad uno strano fenomeno: di solito è la cittadinanza che segnala alla politica un particolare fenomeno sgradito, chiedendone l’intervento, ma io non sono a conoscenza di movimenti di alcun tipo da parte dei cittadini catanzaresi contro il gruppo di Facebook nel periodo antecedente all’intervento del signor Olivo. Conoscendo la potenza di internet mi rifiuto di pensare che il gruppo era sconosciuto ai catanzaresi, che intrecciano amicizie con tutto il mondo su Facebook come dappertutto. L’azione del signor Olivo quindi potrebbe aver ottenuto il risultato contrario a quello dichiarato: avere aperto una polemica tra due cittadinanze su un argomento tra l’altro inesistente. Io spero di no, ma devo fare anche un’altra considerazione, “criptica” ma non tanto: in periodo di elezioni tutto fa brodo per raccogliere voti ed altrettanto si può dire per toglierli agli altri.

venerdì 23 ottobre 2009

Reggio, Scopelliti è ancora sul podio dei Sindaci più amati d'Italia.


Come ogni anno viene fuori questo sondaggio fantasma che guarda caso incorona più o meno sempre le stesse persone. Tralasciando la mia opinione sull'argomento specifico che non ha alcuna importanza, mi vorrei soffermare sulle modalità di svolgimento dell'inchiesta che sono a mio parere quanto meno misteriose. Più precisamente vorrei che qualcuno mi spiegasse come si fa a fare un sondaggio sui sindaci d'Italia intervistando 81000 persone: se la matematica non è un'opinione e se è vero che i comuni d'Italia (ed i sindaci, quindi) sono più di 8000, la media degli intervistati risulta meno di 10 a comune. Se poi il sondaggio si riferisce solo alle città capoluogo di provincia, la media sale a circa 1000. Facendo le opportune proporzioni (chiaramente Roma è una cosa e Campo Calabro un'altra) su Reggio Calabria le interviste saranno state al massimo 500. Superfluo evidenziare che 500 o anche 5000 cittadini non sono un campione attendibile per una città come Reggio Calabria con i suoi problemi e la vastità di territorio da gestire; ma la cosa che più di tutto mi da da pensare è che io non conosco nessuno, ma dico nessuno che sia mai stato intervistato sull'argomento, nè quest'anno nè negli anni precedenti. Misteri dell'informazione.

sabato 17 ottobre 2009

MA IL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA E’ VERAMENTE NECESSARIO? O MEGLIO, E’ VERAMENTE NECESSARIO ED URGENTE?


Premessa:

“Il progetto attuale dell'opera è stato già appaltato per un costo di circa 3,88 miliardi di Euro. Esso prevede il collegamento stabile tra Cannitello in Calabria e Ganzirri in Sicilia mediante la realizzazione di un ponte sospeso con sei corsie di traffico stradale e due binari di traffico ferroviario di 3.666 m di lunghezza complessiva. La campata centrale del ponte misurerebbe 3.300 m e i due piloni alti 398 m (376 m s.l.m.) posti sulle sponde in una zona sismica supererebbero il record mondiale attuale di altezza detenuto dal Viadotto di Millau in Francia con 341 metri. L'impalcato del ponte sarà sospeso a quattro cavi d'acciaio del diametro di 1,24 metri e della lunghezza di 5.300 metri. Il progetto prevede che l'opera resista senza danni strutturali a sollecitazioni sismiche fino a magnitudo 7,1 (esattamente pari a quello del Terremoto di Messina del 1908). Gli abbassamenti verticali dell'impalcato nella condizione più sfavorevole ( quattro treni simultaneamente presenti sul ponte) sono stati calcolati in 15 m (a un quarto della luce) e un concomitante innalzamento di 7 m ai tre quarti della luce, con dislivello verticale totale di 22 m pari a 1/150 della luce e corrispondenti pendenze longitudinali del 2%. La capacità di smaltimento del traffico è stata calcolata in circa 6.000 - 9.000 automezzi all'ora e 200 treni al giorno. I lavori per la costruzione del ponte includono, ovviamente, la realizzazione di collegamenti con le esistenti strutture viarie e ferroviarie, ovvero l'Autostrada Salerno-Reggio Calabria, la Messina-Catania, la Messina-Palermo e la ferrovia ad Alta Capacità che dovrebbe collegare in futuro Napoli e Reggio C. con un prolungamento fino a Palermo. L'opera, se realizzata secondo il progetto attuale, supererebbe di gran lunga tutti i record mondiali per i ponti sospesi, infatti il record attuale (2008) per la maggiore luce libera scavalcata spetta al ponte sospeso a tre luci giapponese di Akashi-Kaikyō. Esso è un ponte stradale a tre corsie per ogni senso di marcia; la sede ferroviaria, inizialmente prevista, fu abolita in fase di costruzione perché la lunga campata soffre di oscillazioni sotto la forza del vento trasversale e non c'è sicurezza sufficiente per i binari (problema del galloping): altezza di 283 m, lunghezza 3.911 m con una campata centrale di 1.991m (pari al 60,33% di quella prevista per il ponte di Messina). Il record mondiale attuale della maggiore luce libera scavalcata per un ponte stradale e ferroviario spetta invece al ponte sospeso cinese Tsing Ma Bridge, in Hong Kong, che scavalca una luce centrale di 1.377 metri (pari al 42% di quella prevista per il ponte di Messina), con piloni alti 206 metri. Esso è il settimo ponte sospeso per luce libera del mondo ma è il primo capace di sopportare sei corsie di traffico stradale e due binari di traffico ferroviario. La campata record del ponte italiano supererebbe quindi del 65,74% la più lunga luce, solo stradale, mai realizzata finora, mentre rispetto al più grande ponte stradale e ferroviario fino ad ora realizzato essa comporterebbe un "salto tecnico" più che doppio.” (Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.)
-Non ci sono dubbi sul fatto che l’opera rientri nelle capacità della nostra ingegneria. I dubbi che esistono e che non si possono ignorare sono sui tempi di realizzazione e soprattutto sulla reale utilità dell’opera. Per meglio dire sul reale miglioramento di “prestazione resa” dalla nuova infrastruttura rispetto all’attuale sistema di collegamento via mare. I tempi di realizzazione sono stati calcolati sicuramente in modo empirico, visto che non esistono precedenti paragonabili in materia. Le opere già realizzate che sono state prese ad esempio presentano più o meno il 50% di similitudine con il ponte sullo stretto, per dimensione e problematiche connesse al territorio; pertanto, essendo empirico il calcolo dei tempi, non può essere che empirico anche il calcolo dei costi di realizzazione. Il tempo come è noto influisce in modo essenziale sui costi di realizzazione di qualsiasi opera, ed in modo proporzionale alla grandezza dell’opera stessa. Ragionando sul miglioramento di prestazione resa dal ponte rispetto al collegamento navale, ritengo che i dati sopra esposti parlino da soli: capacità di smaltimento del traffico di 6000/9000 veicoli l’ora vuol dire al minimo 120.000 veicoli al giorno, calcolando 6000 veicoli l’ora per 20 ore considerando una chiusura media di 4 ore al giorno per vari motivi. Considerando due passeggeri a veicolo (più della metà dovrebbero essere Tir e simili) dovrebbero transitare al giorno sulla sede stradale del ponte 240.000 persone e 120.000 veicoli. Questo prendendo ad esempio i valori minimi dei dati tecnici; in caso di aumento di afflusso il ponte sarebbe in grado di aumentare del 50% la propria capacità passando da 6000 a 9000 veicoli/ora. Considerando che i pendolari tra Reggio Calabria e Messina sarebbero penalizzati rispetto ad un ottimale collegamento navale perché si troverebbero a dover percorrere circa 50 KM in macchina (a bassa velocità) per andare da una città all’altra, che inoltre per gli spostamenti nord/sud e viceversa molti utilizzano la nave (Genova – Palermo) o l’aereo e continueranno a farlo per vari motivi, e che quindi molto probabilmente la nuova struttura non apporterà un epocale aumento di traffico passeggeri come si vuole far credere, mi domando dove si troveranno tutti questi utenti che con il loro utilizzo del ponte faranno in modo che l’opera si riveli utile, quando dai dati attuali il flusso passeggeri risulta poco più del 10% rispetto a quello previsto. Assodato che la prestazione resa (teorica) aumenterebbe in modo enorme, vorrei capire come si pensa di fare aumentare la relativa richiesta. In altre parole, non si può pensare che, costruendo il ponte, improvvisamente la gente si metterà ad andare avanti e indietro tra Sicilia e continente senza un vero motivo. Altro problema non meno importante è quello delle infrastrutture collegate: non credo che le strade/autostrade che riceveranno questo enorme (ipotetico) flusso di mezzi saranno in grado di smaltirlo, visto che spesso non ce la fanno neanche ora con il 10% di transiti. Passando ai 200 treni previsti suppongo che si preveda un aumento dei treni merci rispetto ad oggi (anche se non vedo purtroppo i presupposti) visto che per i motivi già esposti escluderei un aumento di passeggeri. Dalla non ottimizzazione dei flussi di passeggeri previsti deriverà immancabilmente un deficit economico sui costi di manutenzione dell’opera, con conseguenti ulteriori spese a carico dello stato e quindi dei contribuenti. C’è chi sostiene che il ponte sullo stretto porterà vantaggi in termini di aumento di posti di lavoro: sono indiscutibili i vantaggi occupazionali per le popolazioni interessate derivanti dai cantieri che si apriranno, ma considerando che questi cantieri si dovranno pur chiudere un giorno non si può pensare che il forte decremento occupazionale che si avrà nel momento della chiusura dei cantieri potrà essere riassorbito dalle attuali realtà locali (tra l’altro se fosse come prevedono gli studi fatti, il ponte sarebbe pronto in 6/7 anni). Sarebbe più utile creare posti di lavoro per così dire più stabili, sviluppando il turismo sfruttando le bellezze naturali ed archeologiche delle regioni interessate, oltre che incrementando le attività produttive di tipo industriale ed imprenditoriale in genere. C’è chi asserisce che il ponte attrarrà anche turisti, ma anche questa affermazione mi lascia perplesso: chi vorrà mai “visitare” un ponte costruito nel 2010? Caso mai ne trarranno un vantaggio le compagnie di crociera che potranno inserire nei loro percorsi il passaggio sotto il ponte più grande del mondo, senza che per questo nelle regioni interessate resti un euro di guadagno. In definitiva, l’utilità del ponte sullo stretto è senz’altro subordinata ad una richiesta di mobilità di passeggeri e merci tra Sicilia e continente che attualmente non c’è e che non potrà mai esserci senza un aumento delle capacità produttive/occupazionali delle regioni interessate. Più logico al momento dunque, investire l’enorme disponibilità di denaro dichiarata da parte del governo nel potenziamento del collegamento navale, in infrastrutture a terra fortemente carenti in Calabria e Sicilia, ed in iniziative volte allo sviluppo turistico ed industriale delle regioni. Successivamente ad uno sviluppo vero di Sicilia e Calabria, si potrà apprezzare la reale necessità di un collegamento permanente tra Sicilia e continente.-

mercoledì 14 ottobre 2009

Scopelliti è andato a casa di Venditti. Ma non doveva essere il contrario?



Ormai siamo alla farsa: il sindaco di Reggio Calabria Scopelliti si è recato a casa di Antonello Venditti ed ha chiuso la polemica sulle parole offensive dette contro la Calabria. E' semplicemente nauseante il continuo strumentalizzare qualsiasi cosa sia utile a fare propaganda da parte dei politici: anche quest'argomento è stato scippato alla popolazione calabrese da parte della politica, che lo ha usato per fare campagna elettorale per le prossime elezioni regionali. Senza scomodare concetti ritenuti dai più superati quali onore, dignità, etc. mi soffermo solo sul punto del buon senso: ma di solito non è chi si scusa ad andare a trovare l'offeso? Sempre se veramente intende scusarsi, s'intende. Se invece è interesse dell'offeso chiudere l'argomento, allora di solito succede il contrario. Fermo restando che per me Scopelliti non aveva alcun mandato per chiudere la cosa, di chi era l'interesse, in questo caso? Votate e fate votare..........

lunedì 12 ottobre 2009

CARO DIACO, VENDITTI E' INDIFENDIBILE



Spettabile dottor Diaco
ho appena letto il Suo "messaggio d'amore" su Strill.it, che, Le premetto, ritengo sincero, ma ritengo anche che non sono chiari a Lei come a tanti altri i veri motivi che hanno fatto indignare me e penso la maggior parte dei calabresi che hanno reagito. Non so se conosce il poeta reggino Nicola Giunta. Tralascio i particolari della sua biografia che potrà approfondire, se vorrà, tramite internet. Nicola Giunta, grande fustigatore del popolo reggino, ha scritto parlando di Reggio Calabria, la sua città, questi versi:
- chistu è u paisi aundi si perdi tuttu
aundi i fissa sunnu megghiu i tia
u paisi i “m’incrisciu” e “mi ndi futtu”
e ogni cosa esti fissarla
e si ndi vo sapiri n’atra cchiù
chistu è u paisi i “scindi e falla tu”;
un paisi disgraziato:
né eu cuntentu né tu cunsulatu.
-
glieli traduco:
- questo è il paese dove si perde tutto
dove i fessi sono migliori di te
il paese di “mi scoccio” e “me ne fotto”
ed ogni cosa non è importante
e se ne vuoi sapere un’altra in più
questo è il paese di “scendi a farlo tu”;
un paese disgraziato:
né io contento, né tu consolato –
Nessun reggino si è mai sognato di criticare Nicola Giunta, anzi si è verificato l’esatto contrario; i suoi versi sono ancora oggi, tanti anni dopo la sua morte, recitati a memoria come insegnamento dagli anziani ai giovani. Nessun problema, quindi da parte dei reggini (e dei calabresi) ad essere criticati, ma da chi conosce veramente la materia; da chi vive qui da noi sempre e non solo per fare un concerto all’anno; e soprattutto da chi le cose ce le dice in faccia. Per giunta la critica è stata fatta in una regione “gemella” per problemi; perché parlare in Sicilia dei problemi della Calabria? Avrei capito di più (ma comunque non approvato) se il discorso fosse stato fatto in una regione messa meglio, la Lombardia o l’Emilia Romagna, dove avrebbe avuto un senso logico in un discorso più ampio prendere ad esempio tra le regioni del sud una a caso. Ma in Sicilia, dove i problemi che Venditti dice di aver voluto sollevare sono presenti in forma massiccia forse quanto in Calabria, che bisogno c’era di attraversare lo stretto? Le giustificazioni di Venditti, hanno poi contribuito a gettare benzina sul fuoco. Dice di essere stato frainteso; di solito succede quando i giornali riportano per iscritto quanto detto da qualcuno, e spesso i filmati aiutano poi a chiarire la cosa; in questo caso è successo il contrario, chiunque può sentire cosa ha detto Venditti, ed il contesto del discorso è chiaro. Non si tratta di frasi riportate. Poi dice che voleva dedicare la canzone/preghiera alla Calabria, e dal filmato si vede chiaramente che non è vero, che prima di parlare della Calabria l’aveva già dedicata alla Sicilia. Poi chiarisce che il filmato non era autorizzato. E che vuol dire? Per finire, tentando di spostare l’attenzione lascia intendere che ci sarebbe una manovra contro di lui, visto che il filmato è di più di un anno fa e guarda caso è venuto fuori ora; il filmato è su youtube almeno da ottobre 2008 (basta andare a vedere il canale “crotoniate”), semplicemente non era stato notato, neanche da Venditti o chi per lui voglio aggiungere, perché altrimenti si sarebbero affrettati a farlo togliere. Nessuna manovra, nessun complotto. L’opera (!) svolta fino ad oggi dal signor Venditti in Calabria non ha lo spessore tale da potere essere oggetto di complotti di alcun tipo. La tattica del far trascorrere il tempo per far dimenticare la cosa stavolta non funzionerà. Sicuramente tra poco la polemica si sgonfierà, ma il signor Venditti non sarà mai più gradito in Calabria, soprattutto perché dopo averla offesa (volutamente o no ha poca importanza) ha ritenuto di non dover chiedere scusa, ma anzi di rilanciare.
Cordiali saluti.
Pasqualino Placanica


la nota di DIACO su strill.it:

MESSAGGIO D'AMORE PER LA CALABRIA
"Dopo la mia partecipazione a “La Vita in Diretta” sulla questione Venditti/Calabria, ho ricevuto migliaia di email. Molti messaggi sono di sostegno ed apprezzamento per le cose che ho sostenuto su Raiuno, altre email sono molto critiche e, a tratti, feroci. Mi spiace constatare che su Fb sono nati gruppi dichiaratamente contro la mia persona: accetto e ascolto, da sempre, tutte le critiche e le riserve sul mio conto. Ma l’odio e la malafede non riesco a digerirle: amo la Calabria, conosco le sue bellezze e la sua cultura e vanto molti amici che in questa terra combattono tutti i giorni per migliorare la loro qualità della vita, a dispetto di tutti gli altri (la minoranza) che militano nella illegalità e nella violenza gratuita. La scorsa settimana ho tenuto la presentazione di un libro a Lamezia Terme e ho conosciuto un gruppo di lavoro straordinario con cui sono rimasto in contatto. L’Italia è già attraversata fin troppo dall’odio e dal rancore, non c’è davvero bisogno di alimentare polemiche (quella su Venditti) e sollevare sterili questioni. La Calabria, così come tutte le altre regioni italiane, ha le sue qualità, i suoi uomini e le sue donne migliori, la sua cultura, la sua bellezza, i suoi sentimenti. E, come molte altre regioni del Sud come del Nord, ha i suoi problemi, spesso radicati nel tempo. Credo che sia compito di noi tutti suggerire delle vie d’uscita e confrontarci senza mai giudicare le opinioni di chi la pensa diversamente. Perdonatemi se ho sentito la necessità di scrivere queste righe, ma amo dialogare con tutti senza pregiudizio alcuno e non mi sottraggo mai al confronto. Mi scuso se non sono riuscito a rispondere a tutte le email ricevute e spero di poterlo fare nei prossimi giorni. W la Calabria!"

domenica 11 ottobre 2009

In Calabria c'è cultura.


Vorrei dire la mia opinione su alcuni punti della polemica in corso tra la Calabria intera da un lato ed Antonello Venditti e i (pochi) suoi difensori. Premesso che le parole dette da Venditti sulla Calabria sono assolutamente chiare e che nel filmato sono precedute e seguite da diversi secondi di ulteriore discussione, tali da potere chiaramente inquadrarne il contesto a differenza di quanto vorrebbe fare credere arrampicandosi sugli specchi il signor Venditti, egli ha esternato una sua (non richiesta) opinione su un'intera regione. Non si capisce (o si capisce troppo bene) perché Venditti a un certo punto, mentre parlava della situazione siciliana, è passato a parlare (male) della Calabria. “In Calabria non c’è niente”. Che vuol dire? Cosa intende l’intellettuale Venditti con "niente"? Cos’è che lo porta a fare le sue qualificate affermazioni? I problemi che ha la Calabria (riconosciuti anche e soprattutto dai calabresi) sono la disoccupazione, lo scempio del territorio, la corruzione, la ndrangheta, la sanità, le comunicazioni, etc. etc.. Gli stessi di Sicilia, Campania, Puglia, Basilicata. Se volesse riguadagnare un minimo, ma proprio minimo di credibilità, il signor Venditti dovrebbe almeno raccontare i fatti che lo hanno portato a dire quello che ha detto. Alle sue parole, dette per ottenere in quel momento un consenso che gli serviva per andare avanti nel monologo, non ha appoggiato un concetto sensato che sia uno, non ha raccontato una sua esperienza personale che possa averlo indotto a conclusioni di quel tipo. Si è limitato a citare un non meglio identificato ragazzo che “gli ha confidato....”. Comunque il punto principale secondo me non è ciò che ha affermato, poiché non ha fatto altro che ripetere quanto altri “illuminati” come lui hanno già detto (da tenere presente che in giro si sente dire la stessa cosa anche di altre regioni ritenute, per così dire, sottosviluppate). La cosa che ha dato "fastidio" (lo dico con un eufemismo) è che il signor Venditti, nonostante la sua opinione chiaramente esposta, ha ritenuto di venire in Calabria successivamente alle sue esternazioni ad ususfruire del “niente” e della “mancanza di cultura” effettuando concerti, incassando applausi e compensi, e soprattutto recitando (false) attestazioni di affetto verso la Calabria ed i calabresi. Non è che di colpo ci siamo accorti che in Italia c’è una piccolissima minoranza di cerebrolesi che ritengono come concetto assoluto la Calabria (ed altre regioni) una specie di ghetto di derelitti, ignoranti e delinquenti; lo sapevamo già, lo sapeva ogni calabrese ed ogni meridionale che ha girato l’Italia. Non può essere che le parole di Venditti ci abbiano detto qualcosa di inaudito: il problema è che sono state dette da chi non ce lo aspettavamo. Da un traditore che è venuto fino a casa nostra a prenderci in giro, ad usufruire della nostra proverbiale ospitalità, e a lavorare guadagnando profumatamente in una terra dove di lavoro purtroppo non ce n’è molto. Per quanto riguarda coloro che ritengono esagerate le reazioni, evidentemente non si rendono conto che quando si offendono due milioni di persone, poi è normale che ci siano due milioni di reazioni; ognuno di noi ha il diritto di dire la sua su un argomento che ha aperto il signor Venditti, l’onda durerà ancora molto tempo. Il fatto che le reazioni non siano da ignoranti, e che per questo facciano molto male, dovrebbe far riflettere il signor Venditti sul livello culturale dei calabresi. Non ci interessa rivendicare il passato, Pitagora, la Magna Grecia, sarebbe come dire che se il padre ha dieci lauree il figlio non ha bisogno di andare a scuola per sapere. Non è così. I calabresi hanno la loro cultura intesa come tradizioni e storia, ma sono anche presenti oggi a livello mondiale in tutti i campi della scienza e della cultura in generale, oltre a contribuire con il semplice onesto lavoro alle ordinarie necessità della nostra società.