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"passo la vita fuggendo dalla mia ignoranza"
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lunedì 22 marzo 2010

Taglio dei treni a lunga percorrenza: occorre compattare le forze sociali.



La problematica relativa alla soppressione dei treni a lunga percorrenza che collegavano la Sicilia e la Calabria al nord Italia ha origini antiche, risalenti a circa un decennio fa. È nata contestualmente al processo di “societarizzazione” delle Ferrovie dello Stato, frutto della politica scellerata attuata dai vari governi che si sono succeduti da allora, di prematura rincorsa alla liberalizzazione dei servizi; in pratica le vecchie Ferrovie dello Stato sono state divise in varie società: di trasporto (Trenitalia), di gestione dell’infrastruttura ferroviaria (Rete Ferroviaria Italiana, RFI) ed altre società minori di gestione dei beni immobili e di servizi. All’interno di Trenitalia è avvenuto un ulteriore processo di divisione; sono state create tre divisioni commerciali: trasporto regionale, passeggeri a lunga percorrenza e cargo. Di fatto, all’avvio del processo di divisionalizzazione all’interno di Trenitalia, dei vari politici ed addetti ai lavori solo chi non voleva capire non si è subito reso conto che la conseguenza logica di tale processo era che i servizi forniti da Trenitalia di qualsiasi tipo essi fossero avrebbero dovuto da quel momento in poi essere necessariamente produttivi; avrebbero dovuto cioè garantire un guadagno al fornitore del servizio (la cosiddetta logica di mercato). Da ciò è scaturita tutta una serie di situazioni che hanno portato ad avere: un trasporto regionale necessariamente finanziato dalle varie regioni “a perdere”, poiché non è possibile ripagare neanche i costi con gli introiti dei biglietti; un trasporto passeggeri a lunga percorrenza con un gruppo consistente di treni eccezionalmente redditizi ed altri in perdita secca su tutto il territorio nazionale; un trasporto cargo (merci) trascurato dalla dirigenza di Trenitalia al punto da divenire un peso insopportabile quasi in tutta l’Italia. Sul trasporto passeggeri a lunga percorrenza sono stati individuati due ulteriori filoni di servizi: quelli redditizi (eurostar ed assimilati) e quelli definiti “servizi di base” per esempio gli intercity notte,  che dovrebbero essere finanziati dallo Stato. In definitiva Trenitalia intende che qualsiasi servizio prestato debba corrispondere ad un introito quanto meno pari alle spese sostenute per l’effettuazione; legittima pretesa da parte di una società per azioni. In questa ottica, che come già detto era già chiara fin dall’inizio, si colloca la situazione attuale che non riguarda solo la Calabria ma anche altre regioni d’Italia. Il 28 luglio 2009 (badate bene, 2009) la dirigenza di Trenitalia ha consegnato alle organizzazioni sindacali un “progetto di esercizio” relativo alla divisione passeggeri in cui si individuano quattro linee di prodotto su tutto il territorio nazionale, delle quali due interessanti la nostra regione: Frecciargento, i cosiddetti “eurostar” di nuova concezione, ed i “Servizi di base”, che riguarda proprio i treni interessati dai tagli attuali. Già da allora dai grafici consegnati era chiara l’intenzione di tagliare i servizi considerati non remunerativi. Come si può vedere dal grafico dei “servizi di base” (foto 1), la linea jonica viene riportata tratteggiata, cioè con i servizi relativi in fase di totale soppressione, mentre la linea tirrenica non viene riportata con il tratteggio solo perché di fatto ancora esistono su tale linea treni operativi. Per il servizio Frecciargento viene addirittura prevista la soppressione per la tratta Reggio Calabria – Lamezia Terme (foto 2), per potere rientrare nel concetto del collegamento “entro 4 ore” pallino dell’amministratore delegato del Gruppo F.S. ingegner Moretti; da notare questo concetto tutto italiano dell’adeguamento della tratta all’orario prefissato e non viceversa: “poiché l’obiettivo è  effettuare i collegamenti in meno di 4 ore, dove non riusciamo ad aumentare la velocità, riduciamo la percorrenza”; su quest’altro obiettivo al momento Trenitalia è in stand-by, ma non ha assolutamente accantonato il progetto. Nonostante questo palese campanello d’allarme, solo il 30 agosto 2009, un mese dopo la consegna del documento le organizzazioni sindacali denunciano il pericolo. Sottovalutandolo comunque, perché a seguito di incontri con la dirigenza di Trenitalia, ricevute assicurazioni praticamente verbali in merito ed il ritiro di alcuni provvedimenti di secondaria importanza, l’argomento viene lasciato decantare fino a giungere ai nostri giorni con le conseguenze che tutti vediamo:  mentre la disorganizzazione delle forze sociali lascia al caso le varie iniziative di lotta, Trenitalia continua imperterrita ad attuare i suoi progetti senza una controparte efficace nell’azione di contrasto. La buona notizia, in questa vicenda, è che le organizzazioni sindacali si sono ricompattate dopo mesi di spaccatura ed hanno organizzato una serie di azioni di lotta unitaria. Il primo appuntamento è per il 23 marzo alle ore 10,00 presso la Stazione Centrale di Reggio Calabria, con un sit-in dei lavoratori e conseguente conferenza stampa, oltre alla previsione di uno sciopero regionale generale dei trasporti da definire in tempi brevi. La sensazione è però che per un’azione veramente incisiva occorra un coordinamento tra le varie forze sociali interessate, sia quelle in rappresentanza dei lavoratori che quelle in rappresentanza dei cittadini, oltre ad una conseguente presa di posizione del nostro corpo politico, che vada al di là dei semplici proclami e comunicati stampa, poiché è ormai chiaro che la reintegrazione dei  treni soppressi dipende principalmente dalla volontà o meno del governo di finanziarne l’effettuazione.

Pasqualino Placanica

(pubblicato su costaviolaonline.it)

domenica 21 marzo 2010

Lo stadio di Tropea

Sono anni che, passando con il treno da Tropea,  una delle città calabresi più famose nel mondo, mi domando quale sarà il destino finale della struttura che vedete nelle foto. Uno stadio fornito di tutto, dalle tribune coperte, alle panchine, agli spogliatoi, che non ho mai visto funzionare per qualche ragione che non è dato sapere, almeno a chi non è  del posto. Certamente è un pessimo spettacolo, quel campo di calcio infestato dalle erbacce (ma anche da piccoli arbusti), trascurato e lasciato all'azione del tempo che se lasciato fare distrugge qualsiasi cosa. Non conosco, ripeto, i motivi di questo scempio, anche facendo qualche ricerca in rete non si riesce a sapere nulla o quasi; il mio rammarico è proprio questo: nonostante ormai la rete permetta a chiunque lo voglia di farsi sentire, su quest'argomento vige il silenzio più assoluto. A Tropea nessuno protesta. Mah! probabilmente avranno problemi  più gravi da seguire.

lunedì 15 marzo 2010

Non prendiamoci in giro

Come sempre, quando trovo chi ha già scritto quello che voglio dire io, preferisco riportarne le parole, anzichè trovarne diverse per dire le stesse cose.


NO MAFIA DAY: REGGIO CALABRIA RESTA A CASA
13 marzo a Reggio Calabria: No Mafia Day. Ennesima manifestazione antimafia promossa in questa città, ennesima conferma di quanto sia complicato scalfire il diamante con le unghie. Negli ultimi dieci anni ho partecipato a svariate iniziative contro la mafia, la ‘ndrangheta e il pizzo, sia come manifestante che come organizzatore, ma bisognava attendere il 2010, l’anno della bomba alla procura, della rivolta degli schiavi a Rosarno e delle intimidazioni ai giornalisti locali per registrare l’adesione più imbarazzante e vergognosa. C’è chi dà subito la colpa alla pioggia, in verità una pioggia molto lieve; altri fanno notare che la scarsa adesione, soprattutto di reggini, è dovuta alla manifestazione che contemporaneamente si svolge a Roma (…); e qualcuno ricorda che allo stadio gioca la Reggina. Il fatto è che il settanta percento dei partecipanti al corteo vengono dalla Sicilia, dal resto della Calabria, dalla Puglia e qualcuno persino dal Lazio, dalla Romagna… L’appuntamento era alle 15 a Piazza Garibaldi. I più puntuali sono stati alcuni noti politici, candidati per le imminenti elezioni regionali, accompagnati da un manipolo di cinque o sei giovani militanti del loro partito che gli ronzano attorno. In questo periodo pre elettorale i candidati con i loro fedelissimi si aggirano per la città elemosinando voti, presenziando anche alle assemblee condominiali, promettendo aiuti, favori, considerazione e offrendo cene, a prescindere dal colore della loro parte politica. C’è anche una formale e ristretta delegazione dell’amministrazione comunale. Per la verità tra patrocini concessi ma mai richiesti dagli organizzatori, partecipazioni solo sulla carta, rivendicazioni e puntualizzazioni, non si è bene capito chi, e in che misura abbia preso parte attivamente all’iniziativa. All’inizio sembrava ci fossero più bandiere che persone. Alcuni militanti di qualche sigla politica ne tenevano in mano più di una. Per fortuna dopo un po’ sono arrivati i siciliani con i loro striscioni, seguiti da gruppi di altri partecipanti che lentamente confluiscono verso la stazione centrale. E’ il momento della partenza in direzione Lungomare e il numero totale di persone coinvolte si aggira intorno alle poche centinaia, mentre la pioggia gradualmente diminuisce. Contiamo i nostri concittadini ad uno ad uno, mentre in testa al corteo a dare energia e consistenza ai cori ci sono giovani e meno giovani con accenti poco familiari. E’ bello constatare come persone provenienti dal nord Italia vengano ad insegnarci la resistenza alla mafia. Un fatto emblematico ed eloquente, anche se occorre ricordare che, malgrado l’apatia generale e la rassegnazione diffusa, in questa terra c’è chi si spende quotidianamente in prima persona per la causa. Ma probabilmente non è abbastanza, fin tanto che la resistenza non si elevi a rango di sentimento popolare. Si parte, compatti, e dalla Villa Comunale alcuni fotografi scattano foto per poi restituire le immagini a qualche giornale o sito locale. Giunti a Piazza Italia, di fronte a Palazzo San Giorgio (portone chiuso e sprangato, con la luce accesa dietro, ndr.), facciamo la sosta più lunga, ma i ripetuti inviti alla partecipazione rivolti a gran voce alla gente che scruta curiosa da una distanza di sicurezza, risultano inutili. Lungo il Corso Garibaldi, facce di indigeni con risatine inebetite viaggiano in senso contrario, mostrando eventualmente disapprovazione, e probabilmente non ci sarebbe nulla di cui preoccuparsi in una città come Reggio, se non fosse per il fatto che stavolta non si tratta di una manifestazione politica ma del No Mafia Day. La Reggio bene, quella dei circoli culturali, quella antimafiosa, civile e progressista non è presente, mentre una giovane ragazza con il megafono scandisce a gran voce i cognomi di alcune note famiglie malavitose. Naturalmente non è una nostra conterranea. A Piazza Duomo siamo decimati, mentre sul palco si susseguono importanti testimonianze di impegno serio contro la mafia e la ‘ndrangheta. Fortunatamente gli applausi fanno più rumore del silenzio, almeno in questo frangente. Ma la delusione è percepibile, e dal palco qualcuno non ci mette troppo a ricordare che Reggio non ha aderito: “parliamoci chiaro, qui di Reggio non c’è nessuno!”. E ci si ritrova a ripetere sempre le stesse cose, a fare sempre le stesse considerazioni… Povera città, città che si affaccia all’Europa, città metropolitana, città in crescita; città i cui giovani continuano ad emigrare con un tasso in crescita, generando un esodo su cui le statistiche più recenti sono molto chiare; città umiliata da politiche statali e locali indegne, privata dell’acqua corrente in gran parte dei suoi quartieri, beffata dai lidi e dal Tapis Roulant; città sedata da promesse inutili, irrealizzabili e fantasiose che parlano di ponti magici e centrali a carbone. E in queste condizioni, oserei dire vegetative, cosa aspettarsi quando si presenta un’occasione del genere? La partecipazione, il senso critico, la coscienza civile e l’indignazione non sono virtù ma motivo di vergogna da queste parti. I reggini amano farsi pilotare su binari morti. Vogliono promettere voti in cambio di favori, vogliono farsi i fatti loro, stare tranquilli, fiutare spazzatura, spendere mille euro di serbatoio per l’acqua e andare allo stadio. Popolo miserabile, che si sente quasi orgoglioso dello schifo che ci identifica in tutto il mondo, che non ama ribellarsi ma che vive nella paura e nell’intimidazione permanente, che paga il pizzo, che subisce scorrettezze, ingiustizie e sopraffazioni, che si rassegna in modo disinvolto alla logica mafiosa, fino a considerarla quasi un patrimonio culturale, uno strumento di equilibrio sociale. Al No Mafia Day i reggini non hanno aderito, e quelli che lo hanno fatto, se pur volenterosi, non potevano considerarsi un campione rappresentativo. Naturalmente saranno in molti ad irrigidirsi per queste parole, ma c’è un momento in cui fare finta che tutto vada un po’ meglio non serve a nulla. Bisogna fare i conti con la realtà dei numeri, perché è l’unico modo per ripartire correggendo gli sbagli e drizzando il tiro. La stragrande maggioranza dei miei cittadini non sente di doversi ribellarsi alla mafia, non ne avverte la necessità, non ne capisce il senso, ed io non posso biasimarli, perché da noi è tutto così normale. E’ normale chiedere raccomandazioni; è normale dover pagare il doppio delle tasse se si ha un’attività commerciale; è normale avere timore di pronunciare nomi, di inimicarsi con qualcuno. E poi diciamocelo chiaramente: il vero test si è tenuto il giorno prima del No Mafia Day. “Al funerale di un noto mafioso erano il 2500” ricorda dal palco Antonino Monteleone. Nella vita si fanno scelte…e noi abbiamo fatto una scelta di campo. Un plauso va agli organizzatori, che si sono dati da fare ai limiti delle loro possibilità, e nella speranza che alla prossima occasione ci sia il cielo sereno, non ci resta che amarezza.
Nicola Casile

-Oggi non sono in vena di scrivere, su questo argomento purtroppo altri hanno già detto, ed altri avevano capito prima di noi. Nicola Giunta, riferendosi a Reggio Calabria, la sua città, diceva:

sabato 13 marzo 2010

L'affare della variante ferroviaria di Cannitello

"Il Ministro Roberto Maroni ha voluto sottoscrivere un protocollo d'intesa per prevenire gli interessi mafiosi sul primo cantiere legato alla costruzione del Ponte, quello della Variante di Cannitello aperto lo scorso 23 dicembre".  La variante di Cannitello non è opera legata alla realizzazione del ponte sullo Stretto, ma era già stata progettata in tempi precedenti per migliorare la comunicazione ferroviaria, autorizzata con delibera del CIPE del 2006, ed assegnazione dei lavori ad RFI - Rete Ferroviaria Italiana (ma questo ormai è cosa risaputa); a parte questo nulla da eccepire nel merito specifico: se il protocollo firmato sarà applicato probabilmente le organizzazioni mafiose non riusciranno ad entrare nell'affare dell'appalto. Quello che sfugge (forse) al Ministro Roberto Maroni e (sempre forse) anche ai vari enti e politici che si stanno vantando dell'accordo è che il vero affare che si prospetta con la variante ferroviaria di Cannitello non è l'appalto, che come era prevedibile vista la situazione attuale sarà blindato (almeno questo), ma, a seguito dello spostamento del tracciato la disponibilità di decine di ettari di terreno posti in posizione ottimale con vista sullo Stretto di Messina (speriamo per sempre senza ponte). Del destino di quest'area che sarà liberata dai binari, nessuno dice niente, e soprattutto nessuno stipula accordi a tutela da eventuali interessi affaristici/mafiosi. Staremo a vedere.

mercoledì 10 marzo 2010

La buca "highlander".

La buca nella sede stradale che vi propongo si trova ormai stabilmente  (la foto sopra è del 15 febbraio scorso) in via Francesco Fiorentino a Reggio Calabria ed ha una inquietante caratteristica, è una "buca-highlander"; praticamente resuscita ogni volta che viene uccisa, e riprende la sua  destabilizzante funzione più vigorosamente di prima. Non avendo una testa e non potendo essere quindi eliminata definitivamente con il taglio della stessa, prevedo che sopravviverà alla "qualificata e tenace" azione dei tecnici preposti alla sua eliminazione, e probabilmente anche ai tecnici stessi. Dopo mesi di interventi inutili, con i tecnici della "Multiservizi" risoluti a riempire di sabbia ed altri materiali inerti la buca e poi coprire la  sabbia di asfalto, e con la buca che sistematicamente ricompare senza allargarsi di un centimetro, ma sempre con l'aspetto di una voragine senza fondo, ieri l'ennesimo intervento, che stavolta sarebbe dovuto essere "decisivo" stando a quanto ho sentito affermare da uno degli specialisti della "Multiservizi"; "l'asfalto si rinforzerà sempre di più con il passaggio delle autovetture, fino a diventare durissimo", diceva il tecnico alla gentile vigilessa che  ne aveva richiesto l'intervento. Ho scattato alcune fotografie del risultato dell'intervento. 
Oggi sono tornato sul posto e nonostante me lo aspettassi visti i precedenti, sono comunque rimasto a bocca aperta: in un giorno la buca è risorta anche questa volta con la medesima circonferenza, ed anche questa volta con l'aspetto di una voragine senza fondo. 
Ora mi domando: ma è mai possibile che chi di dovere non capisca che il problema non si risolverà mai cercando di riempire una specie di pozzo che si è creato con lo scorrimento delle acque piovane e che probabilmente ha messo in contatto la parte in vista della buca con chissà quale anfratto del sottosuolo? Possibile che non si capisca che permanendo tale condizione a lungo andare potrebbero crearsi altre voragini in qualsiasi parte della sede stradale, non necessariamente piccole come quella di cui parliamo oggi?  E per finire: chi paga tutti gli interventi inutili della Multiservizi?...Ah! Dimenticavo...quest'altra fotografia è estratta da Google Street View, che ha effettuato le riprese a Reggio Calabria due anni fa.

lunedì 8 marzo 2010

Il Club della Libertà..di fare i comodi propri

Il giorno 4 marzo 2010 ho partecipato a questo sondaggio del sito del Club della Libertà: sopra potete vedere la schermata che è stata generata dal sito dopo la mia votazione. Non so perché ma mi è venuto in mente di fotografarla. I SI erano al momento quasi il 98%. Si nota anche che il sondaggio sarebbe terminato il 7 marzo 2010.

 
Il giorno dopo (sempre non so perchè) sono andato a vedere l'andamento del sondaggio: l'ho trovato prematuramente chiuso. Le motivazioni sono riportate nelle due schermate sopra e sotto.
  
Per finire, a seguito delle polemiche scaturite sui giornali e sul web ecco il comunicato dei responsabili del sito: 
In pratica il sondaggio è stato sospeso perchè il risultato scaturito non era di gradimento dei signori che lo hanno proposto. Perciò per giustificarsi si aggrappano a concetti farneticanti del tipo: ...era solo per i simpatizzanti... oppure ....un attacco di hacker.... Mi domando come si possa pensare di far credere che un sondaggio del genere che si rivolge esclusivamente a simpatizzanti possa essere attendibile in ogni caso; tra l'altro il risultato in percentuale è talmente alto che comunque dimostra che i simpatizzanti non hanno partecipato (forse perchè non gli interessa l'argomento) oppure sono d'accordo anche loro con il risultato. Oppure potrebbe dimostrare che simpatizzanti non ce ne sono. In ogni caso è sicuro che per l'ennesima volta  questi "signori" hanno dimostrato la considerazione che hanno per la gente e per la sua opinione.

venerdì 5 marzo 2010

Scherza coi fanti, ma lascia stare i Santi

Questo edificio è a Reggio Calabria, in città vicino al centro storico, dove di preciso non ha importanza. Ha importanza l’immagine, che rappresenta perfettamente il modo di  fare del reggino standard, che (come cita giustamente il professore Castrizio nel suo video “Il paradosso del gatto di Giufà”) applicando il teorema di Nicola Giunta pensa di potere fare quello che vuole, qualche volta anche a proprio danno senza rendersene conto. L’edificio rappresentato è un unico corpo di fabbrica, anche se si propone esternamente come due enti distinti; è chiaro, e si deduce dalla piccola edicola sacra posta esattamente al centro della facciata, che una volta il palazzotto era uniformemente rifinito. Probabilmente, per qualche motivo (vendita, eredità, o altro) il palazzo è stato oggetto di divisione e adesso ha diversi proprietari. Il risultato è quello che si vede: una facciata a dir poco raccapricciante, frutto dell'evidente disaccordo tra i proprietari sul da farsi. Così una parte del palazzo è dipinta di bianco ed è in ordine, con un profilo lineare, mentre l’altra è palesemente trascurata, e presenta i resti di antichi disegni ed ornamenti che una volta erano sicuramente estesi a tutto il fabbricato. L’edicola cade proprio a metà, e neanche per lei il disaccordo dei proprietari ha avuto pietà: la linea divisoria della proprietà segna inesorabilmente il confine, esattamente a metà.
"Ma che me ne frega a me"?... direte voi! Niente, se non fosse che anche io la guardo quando ci passo e non posso fare a meno di pensare ogni volta all’immagine sacra che una volta era esposta all’interno di quella edicoletta; non so chi rappresentasse, ma mi piace pensare che non sia stata tolta dagli uomini, ma che invece se ne sia andata spontaneamente, nauseata, prima di essere anch’essa dipinta bicolore.    

mercoledì 3 marzo 2010

No Razzismo Day

Non sono parole scritte da me, ma è come se lo fossero. Non è il caso che ne trovi di nuove per dire la stessa cosa:
--"Finalmente una manifestazione nazionale contro il razzismo, il NO RAZZISMO DAY.
Nel nostro paese è da tempo in atto un preciso piano, preordinato e sistematico, per attentare al nostro sentimento di fratellanza verso chi proviene da altri paesi ed ha un diverso colore della pelle. Un sistema informativo diabolico confeziona ogni giorno articoli di giornale e servizi televisivi studiati apposta per presentare gli stranieri come la causa di tutti i mali che affliggono il paese, primi fra tutti la delinquenza e la disoccupazione.
Il No Razzismo Day è una grande occasione che abbiamo per testimoniare tutta la nostra vicinanza e solidarietà agli stranieri in Italia, sia a quelli che hanno lasciato il proprio paese per fuggire alla morte e sia a quelli che hanno semplicemente scelto di vivere nel nostro paese per migliorare le proprie condizioni di vita, sia a quelli che oggi sono costretti a vivere una esistenza clandestina fatta di abusi, sfruttamento e umiliazioni, sia a quelli che pur riuscendo a trovare una collocazione nel tessuto produttivo sono comunque costretti a vivere in un clima di denigrazione e che li fa sentire indesiderati.
La manifestazione è in programma Sabato 6 Febbraio 2010 a Milano. La partenza del corteo, prevista per le ore 14.00, sarà dalla grande Piazza Duca D’Aosta, proprio di fronte alla stazione centrale. Il corteo si dipanerà per le strade del centro di Milano per poi tornare allo stesso punto di partenza dove ci saranno gli interventi ed un concerto di solidarietà che si protrarrà fino alle 23.
Io, con anche il mio Blog, aderisco a questa manifestazione per affermare con forza la mia ferma convinzione che l’unica razza esistente su questo pianeta è quella umana."--

venerdì 26 febbraio 2010

Quando l'orco è il "giornalaio".

Signor Direttore di Calabria Ora 
dott. Paolo Pollichieni
Reggio Calabria, 26 febbraio 2010
Le scrivo per esternarle tutta la mia indignazione per il vergognoso articolo a firma Consolato Minniti apparso sul suo giornale ieri 25 febbraio 2010 a pagina 10 dell’edizione di Reggio Calabria, dal titolo: “L’orco è il capotreno: arrestato”. Il titolo ha già emesso la sentenza di condanna. Leggo giornali da 40 anni e non mi è mai capitato di leggere un pezzo così  vigliaccamente infamante. Un articolo dal titolo diffamatorio, scritto con pressappochismo e scarsa professionalità, da chi chiaramente non conosce  i fatti nè la persona coinvolta. È un articolo vigliacco, perché infama definitivamente una persona che ancora non ha neanche potuto parlare con il giudice per difendersi, perché colpisce una persona comune, che non ha i mezzi per affrontare in pompa magna le aggressioni che i “giornalisti” come quello che ha scritto l’articolo e come lei che ne è responsabile, usano mettere in atto per vendere copie sulle disgrazie altrui. Il giornalista che ha scritto l’articolo spazia sapientemente (o maldestramente, qualora voglia asserire di non averne avuto intenzione) tra il condizionale ed il presente indicativo (non so se sa di cosa parlo) lasciando intendere al lettore che l’accusa è solida, che il fatto è realmente avvenuto, mentre al momento dell’uscita del giornale ancora l’ “orco”, come viene definito dal suo “tribunale mediatico”, non era neanche stato sentito a sua difesa. In Italia ancora per fortuna non sono permesse le condanne senza processo, e, le dico anche, siamo stanchi di gente arrivista e incompetente che calpesterebbe chiunque pur di fare carriera o denaro.  Se esiste un ordine dei giornalisti suppongo che tra i suoi compiti ci sia anche di vigilare affinchè  i propri associati si comportino in maniera deontologicamente corretta. Il giornalismo non si fa seduto in poltrona con i telefonini ed internet, o meglio non si fa solo con questi mezzi; chi vuole  commentare con cognizione di causa deve portarsi sul posto, chiedere, informarsi, procurarsi documenti. Superfluo precisarlo, lo avrà capito dal tono della mia lettera, io sono un collega dell’ “orco” e se lo vuole sapere, fino a che non sarà dimostrato che ha veramente commesso il fatto di cui è accusato, me ne vanto e me ne vanterò; ho lavorato spesso con l’uomo che il suo giornale ha già condannato senza conoscerlo, e posso dire senza tema di smentita che non lo ho mai visto mettere in atto azioni non consone al ruolo che svolge sui treni; posso testimoniare di un uomo serio e dignitoso nel lavoro e nel poco tempo extra lavoro passato insieme. Non siamo amici, l’amicizia è una cosa diversa dalla stima derivante dal rapporto di lavoro, ma proprio per questo mi sento di potere esprimere la mia opinione senza influenza emotiva. Di ciò sono sicuro, come lo sono tutti i miei colleghi, macchinisti e capitreno del Trasporto Regionale. E sono anche sicuro che in questa squallida vicenda il suo giornale ha fatto una pessima figura; l’articolo del suo dipendente finisce con una frase che le si ritorce contro: “…..diventa ancora più odiosa se commessa da chi svolge un ruolo di responsabilità e gode della fiducia collettiva.” Spero che la verità, quale che sia, venga presto stabilita. È già certo, però, che se in questo momento c’è un “orco” in questa faccenda,  allora è il suo giornale e chi lo rappresenta.
Pasqualino Placanica

mercoledì 24 febbraio 2010

Corsa sfrenata a chi è più bravo.


"Taglio treni per Reggio: Naccari incontra vertici Trenitalia e Ministero". Bello e concreto, il contenuto dell'articolo di Strill.it, proveniente dal sito ufficiale dell'assessore ai trasporti della Regione Calabria Demetrio Naccari Carlizzi; se non fosse per una frase che, mi scuserete, a me ha fatto l'effetto di un calcio nello stomaco (per non dire da un'altra parte). La frase che mi ha dato enorme fastidio e che viene riportata tra virgolette anche sul sito ufficiale dell'assessore è: -- “E’ evidente che Trenitalia fa una scelta economica quando decide di tagliare un costo, ma noi come Regione non possiamo permettere che il diritto alla mobilità dei calabresi sia mutilato dal Governo Berlusconi. Così è stato deciso nel corso della riunione che il governo regionale si adopererà per supplire a questo deficit di offerta istituendo delle corse regionali in sostituzione delle tratte cancellate; questo non appena saranno operativi i 60 nuovi treni che la Regione ha regalato ai calabresi a fronte di una azienda come Trenitalia che investe percentuali risibili del proprio budget in Calabria”.-- Ha regalato? Con i soldi dei calabresi, che la giunta regionale è solo delegata (dal voto popolare) a gestire, il signor Naccari ci regala 60 treni? Ma lo sa il signor Naccari che la Regione non regala niente a nessuno, ma compie solo il proprio dovere acquistando i treni di cui parla? Lo sa che ai calabresi dovrebbe spiegare invece i motivi del ritardo in materia rispetto alle altre regioni? Lo sa che dovrebbe anche spiegare perchè non ha fatto (o potuto fare) il proprio dovere per tempo? Siamo al delirio di onnipotenza, o forse alla sindrome di Paperon de Paperoni, evidentemente a furia di gestire soldi il signor Naccari si è convinto che sono i suoi. È grave che un comunicato stampa che dovrebbe essere letto e riletto più volte prima di essere mandato ai giornali contenga una gaffe del genere; è grave sia perchè le gaffe in genere sono espressioni del pensiero reale inopportunamente manifestate, sia perchè è chiaro che è in atto una corsa sfrenata a mettersi in mostra da parte dei vari politici coinvolti nella campagna elettorale, talmente sfrenata che produce anche dei veri e propri autogol, come quello sopra descritto. Ma ci facciano il piacere, ormai solo chi non vuole vedere non vede, e chi non vuole capire non capisce!

giovedì 18 febbraio 2010

Lezioni di vita.

Da quando ho iniziato ad interessarmi dell’argomento “ndrangheta” (mafia più in generale) avanti a me si è aperto un universo nuovo, composto da persone che vivono (e soffrono) giornalmente il problema. Personaggi a volte sconosciuti ai più, ma di grande spessore umano, in grado di trasmettere concetti di elevato livello morale soprattutto ai nostri giovani che in gran parte purtroppo affrontano la materia con indifferenza ed apatia. Mi sono impegnato per la raccolta di fondi pro Antonino Monteleone, per potere compiere il gesto (che ha un forte significato simbolico, ripeto) di riacquistare la macchina che gli è stata vilmente incendiata; la raccolta è ancora in corso, e sulla pagina di Facebook dedicata i commenti degli iscritti sono dei più vari. In maggioranza, com’è logico, la gente che ha aderito commenta con favore l’iniziativa ma i commenti critici non mancano: addirittura c’è chi dice che non è giusto perché “per gli altri non è stato fatto nulla”,  in una logica di stallo e apatia che come dicevo purtroppo è maggioritaria tra i nostri giovani (ed esiste anche tra molti "anziani"). Tra i commenti che sono stati postati voglio evidenziarne uno, che secondo me più di tutti è in grado di esternare il senso dell’iniziativa che stiamo portando avanti. Chi lo ha scritto è persona che (lo leggerete) sa di cosa si parla.
--A volte ci sentiamo deboli, piccoli ed inadeguati di fronte alle disavventure della vita. E' quello il momento in cui c'è bisogno di qualcosa, qualsiasi cosa, per sentirsi tornare il sangue scorrere nelle vene. Basta un gesto, un sorriso, una carezza. Basta aprire gli occhi e vedere che ci sono persone che si stanno prendendo cura di te. Nino non è solo. Lo ha sempre pensato, però ora LO SA. Sono solo gesti, carezze, sorrisi... ma quando dieci, cento amici ti sorridono tu ti senti improvvisamente ricco. Anzi, tu SEI ricco! Ma chissenefrega dell'auto bruciata, dello smarrimento, della rabbia... quando sei ricco di amici così vicini, così affettuosi, così fraterni la mafia non ti può fare più paura. Io ho subìto di tutto: finti ordigni sotto l'auto di mia moglie, un'auto distrutta, danneggiamenti infiniti a tutte le nostre auto, minacce di morte scritte persino con le bombolette spray sui muri della mia città, infine persino un'aggressione a mano armata notturna, mentre insieme ad uno dei miei figli accompagnavamo a casa la sua fidanzata, ed ho sempre scelto la strada del Commissariato e del silenzio stampa. L'ho fatto per non dare soddisfazione a questi animali, per non farli sogghignare con il giornale in mano il giorno dopo. E' stata una scelta che ho condiviso con pochissimi amici, alcuni dei quali, come Vincenzo Linarello, presidente del consorzio Goel delle cooperative sociali che furono di mons. Bregantini, non hanno approvato questa mia decisione del silenzio stampa. Oggi capisco che Vincenzo aveva ragione: forse bisogna mettere in comune i dolori e le amarezze così come si fa con le gioie. Gioire da soli non ha senso, ed oggi gli amici di Nino Monteleone mi hanno insegnato che anche soffrire da soli non ha senso, perchè insieme si riesce a trarre il bene anche dal male. Non so se riusciremo, con le nostre carezze ed i nostri sorrisi, a riacquistare l'auto a Nino. Ma sono sicuro che grazie a questi ragazzi meravigliosi io ho cominciato a riacquistare fiducia in un futuro diverso e possibile per la nostra terra.
Ed anche Nino. E altri dieci, cento, mille calabresi meravigliosi come voi.

Su queste parole c'è poco da commentare. Solo da meditare.




lunedì 8 febbraio 2010

La Rete per Antonino Monteleone


Sull'attentato subito da Antonino Monteleone hanno già scritto tanti, superfluo descriverne le circostanze. Superfluo anche partecipargli la mia solidarietà su questo blog; l'ho già fatto subito tramite Facebook e sul suo stesso blog. Adesso invece è importante dare un messaggio forte al mondo, a tutti quelli che hanno un'idea sbagliata della nostra regione. L'iniziativa in atto su Facebook e sulla rete in generale, di raccogliere i fondi per "ricomprare la macchina ad Antonino Monteleone" è molto più di quello che sembra. È un atto che se finalizzato darebbe alla Calabria onesta una visibilità mondiale, perchè unico nel suo genere. Sarebbe la dimostrazione che il popolo calabrese si schiera apertamente contro i prepotenti, i violenti, i prevaricatori, i corrotti, i mafiosi e tutti quelli che Antonino Monteleone ha "fotografato" nei suoi servizi giornalistici. Sarebbe la conferma che la Calabria onesta si riconosce in questo ragazzo (si, è un ragazzo di 25 anni, che credete) che ha scelto di essere "free lance" per non avere padroni ed indirizzi editoriali; che ha creato dal nulla e con nulla se non il suo cervello, il suo coraggio e la sua intraprendenza la sua azienda e si è inventato il posto di lavoro, alla faccia di Padoa Schioppa e Brunetta. Sarebbe la conferma che la Calabria ha voglia di vivere e respirare aria pulita, eliminando quelle tossine che ne infettano il sangue, che si chiamano, lo ripeto, prepotenza, violenza, corruzione, ndrangheta. Io ho aderito all'iniziativa. Non è importante quanto si versa, è importante versare, per essere tanti, tantissimi. Coordinate raccolta fondi per una nuova auto ad Antonino:IBAN:ITxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx  C/C POSTALE: xxxxxxxxx intestato ad XXXXX  XXX XXXXXXXXXXXXX - 89127 Reggio Calabria.
CAUSALE: "La rete per Antonino Monteleone. Noi siamo molti di più!”

Nota del 4 giugno 2023: oggi è pervenuta una comunicazione degli amministratori di Blogger, riferita a questo post, anzi in realtà le comunicazioni sono state due. Mi è stato comunicato che il post è stato cancellato perché qualcuno ha segnalato una violazione della privacy. Subito dopo un’altra email ha comunicato che a seguito di revisione dell’annullamento il post è stato reintegrato in toto. Ho controllato, e l’unico dato sensibile presente nel post è il nome e l’indirizzo della persona a cui era intestato il conto corrente della raccolta fondi. Premesso che chi ha effettuato la segnalazione avrebbe potuto chiedere direttamente a me e sicuramente avrebbe ottenuto un risultato migliore, ho ritenuto di soddisfarne l’esigenza. Si tratta di fatti risalenti a più di dieci anni fa, per cui credo che, a parte la memoria dell’evento, i meriti e demeriti ormai contino poco. Le azioni appartengono a chi le commette, chi le subisce non ha colpe. Un caro saluto a chi controllerà se la sua segnalazione ha avuto un seguito.

venerdì 5 febbraio 2010

Vuoi continuare a vivere?

Gli Amici (A) mi dicono spesso che quando parlo dico sempre quello che penso: è vero, e per questo di “amici” (a) ne ho persi alcuni, mi sono beccato due querele per diffamazione, conclusesi entrambi con l’assoluzione, e spesso scateno polemiche di dimensioni tali che (quasi) mi pento di aver parlato. È vero, dicevo, che quando parlo dico sempre quello che penso, ma non è vero che parlo sempre. Una volta in particolare, non ho avuto il coraggio di dire la mia, se non a qualche Amico di quelli con la A maiuscola. Non ho scritto niente perché ho avuto paura di andare controcorrente su un argomento di immensa importanza. Controcorrente rispetto a chiunque, rispetto a tutte le opinioni che si sono manifestate; ho avuto paura di essere additato come cinico, insensibile, cattivo, in un certo senso mi sono autogiudicato e condannato, ma dentro di me non sono riuscito ad abiurare. Sono stato zitto ma fermo sulla mia convinzione. Tanto tempo fa, il 21 dicembre 2006, su un altro blog ho scritto: -“Ho seguito il calvario di Piergiorgio Welby, adesso lo so, con distacco colpevole; me ne sono reso conto poco fa, apprendendo la notizia della sua morte. Improvvisamente mi sono sentito svuotato, mancante di qualcosa che però prima non sapevo di avere. Eutanasia, accanimento terapeutico, tutti sono certi di avere un'opinione, o meglio tutti hanno un'opinione della cui giustezza sono certi; la vita umana è sacra, ma proprio per questo, forse, avremmo il diritto di potercela godere, una volta che ci è stata concessa. Io, su questo argomento, ho un'unica certezza: quella di non avere certezze. Ciao, Uomo.”- La condizione di Welby era particolare; egli stesso chiedeva di morire, di porre fine alle sue sofferenze, scrivendo tramite il computer la sua volontà, che era chiara e certificata. Nonostante ciò non me la sono sentita di avere un’opinione precisa, ho detto la mia ma in pratica non ho preso posizione. Solo chiacchiere. Sul caso di Eluana Englaro, memore della mia indifferenza precedente ho invece riflettuto molto e sono giunto ad una (tremenda) conclusione che ho tenuto per me per tanto tempo: il padre di Eluana ha scelto la strada sbagliata, secondo me; non voglio entrare nel merito dei motivi. Penso che un genitore, per la vita dei figli dovrebbe fare qualsiasi cosa ritenga sia giusta, senza attendere autorizzazioni da chicchessia; se fosse veramente convinto di fare il bene dei propri figli non dovrebbe avere alcuna remora anche a violare una legge, qualora ciò fosse necessario. Non dovrebbe usare la condizione di una figlia per sbandierare ideologie comunque non affermate, con la motivazione di scuotere l’opinione pubblica, sollevare il problema. Se veramente pensasse che la propria figlia volesse la fine della sua esistenza e soprattutto (ma su questo io non sono d’accordo) che ciò fosse il meglio per lei, non dovrebbe aspettare per 17 anni autorizzazioni, dovrebbe agire a qualsiasi costo. Non dovrebbe cercare un paracadute legale per staccare la spina, se veramente pensasse che nel frattempo la propria figlia stia soffrendo. Così, anzi, probabilmente il putiferio che si scatenerebbe successivamente sarebbe più incisivo. Della volontà di Eluana di mettere fine alla sua sofferenza non esiste traccia se non nelle dichiarazioni del padre, che riferisce della volontà (presunta) della figlia risalente ad anni prima, come se, ammesso che Eluana abbia detto veramente ciò che riferisce il padre, non abbia potuto cambiare idea nel frattempo. Ma secondo la comune conoscenza, in quelle condizioni non esiste attività cerebrale, non si ragiona, non si vive, si vegeta. O forse non è più così, o non è mai stato così: - (ANSA)- NEW YORK,4 FEB -Un uomo di 29 anni, vittima di un incidente stradale che in apparenza lo aveva lasciato 5 anni fa in stato vegetativo, parla col pensiero. Il giovane belga ha risposto 'si' e 'no' a semplici domande dei medici comunicando con la forza del pensiero. Lo studio di un team di neuroscienziati belgi e britannici pubblicato online sul New England Journal of Medicine ha messo in luce i limiti degli attuali strumenti diagnostici. – Certo, potrebbe essere una bufala, è già successo che pseudo-ricercatori abbiano spacciato veri e propri bluff per scoperte epocali, ma nel caso fosse vero, visto che allora potrebbe rispondere, la domanda al giovane belga pensate che qualcuno gliela farà?

mercoledì 3 febbraio 2010

PAGLIACCI!


Il Partito Democratico indice le primarie in Calabria! In pratica dopo almeno un mese di discussioni sull'aria fritta il risultato è quello di dire "fino ad ora abbiamo sbagliato". Ora per completare la pagliacciata rimane solo da "eleggere" a candidato con le primarie il governatore uscente Agazio Loiero, cosa che appare più che probabile. Ne esce azzerato come immagine tutto il PD, regionale e nazionale. Lunga vita a Berlusconi & C.

lunedì 1 febbraio 2010

Genere discriminatorio.


L’assessore regionale al personale della regione Calabria, Liliana Frascà, ha presentato un emendamento alla legge elettorale regionale che promuove “la differenza di genere” tra i candidati. In pratica, se ho capito bene (non ho trovato in merito informazioni più dettagliate di quelle che pubblico sotto), ci dovrebbe essere la possibilità, una volta votato un candidato di un genere (femminile o maschile) di apporre una seconda preferenza per un altro candidato ma solo se appartenente all’altro genere. Un bel modo di rimarcare concetti su presunte differenze che ormai dovrebbero essere presenti solo nei testi di biologia e nella grammatica italiana. Mentre si pensa (sbagliando di grosso) che scrivere la parola “ndrangheta” in una legge serva ad indebolirla (la ndrangheta), contemporaneamente non ci si rende conto che certe leggi per come concepite non fanno altro che riesumare concetti eliminati ormai da tanto tempo e presenti solo nella memoria di pochi nostalgici irriducibili. Come dire: chi te lo ha detto che siamo uguali, se anche la legge ci cataloga? Ormai si dovrebbe andare verso l’unificazione dei trattamenti fatta eccezione per le differenze derivanti dalle effettive condizioni fisiologiche (maternità, etc), e invece c’è chi ancora cerca di rivendicare la parità tra i sessi (che ormai c’è, è inutile negarlo) sbandierandone la differenza. Quello delle candidature femminili non è un problema di preferenze, è un problema derivante dalla mentalità interna dei partiti, tutti nessuno escluso e come al solito, non intendendo modificare i meccanismi interni, i partiti cercano di trovare pseudo-soluzioni che gli salvino la faccia. Se le donne elettrici sono più degli uomini ed invece le elette infinitamente di meno, non può ridursi tutto ad un problema di preferenze. Gli eletti devono (dovrebbero) essere realmente quelli che scaturiscono dalla volontà popolare, non quelli che vengono fuori da perversi meccanismi inventati ad hoc.

(da strill.it)
Regione: Conferenza capigruppo, nota Frascà
“Ho presentato un emendamento che prevede la doppia preferenza, un uomo ed una donna, pena l’annullamento della seconda preferenza”. E’ quanto afferma l’assessore al Personale Liliana Frascà, a margine dei lavori della Conferenza dei capigruppo in corso a Palazzo Campanella. “Questa scelta, peraltro già decisa in Campania, è coerente con l’obiettivo di promuovere la presenza delle donne nella vita politica delle Regioni. E’ giusto rimodulare una legge elettorale che non solo cancelli il listino, ma che tenga conto del dibattito che da mesi si sta facendo in Consiglio regionale e nella società civile calabrese. Fare una legge elettorale monca sarebbe sbagliato ed ancora più errato suonerebbe fare finta che le discussioni di queste settimane che hanno visto protagoniste numerose associazioni e tantissime donne, non fosse mai esistita”.

(da strill.it)

Strangio. "Approvare emendamento Frascà. in caso contrario Calabria non capirebbe"
di Giuseppe Strangio* - Voglio dire forte e chiaro che l’emendamento Frascà sulla doppia preferenza di genere merita di essere approvato “senza se e senza ma” e mi auguro che il gruppo del Pd in Consiglio regionale si esprima di conseguenza. E’ una norma che non fa male alla salute della democrazia calabrese e che non ha alcun effetto collaterale o controindicazione, se non quella di promuovere la presenza delle donne in Consiglio regionale immettendo nel sistema politico calabrese anticorpi indispensabili alla sua tenuta. E sebbene sia lodevole la mobilitazione femminile di singole, associazioni, gruppi, istituzioni, che è seguita alla bocciatura dell’emendamento Frascà in Conferenza dei gruppi consiliari, non si tratta affatto di una norma che riguarda solo le donne calabresi. E’ una regola che incide semmai sul livello di civiltà democratica e di qualità della rappresentanza nella massima assemblea elettiva della Calabria. L’emendamento Frascà, infatti, non obbliga nessuno a votare per una donna candidata nelle liste elettorali alla Regione, ma si limita ad offrire agli elettori la possibilità di esprimere due preferenze, una al maschile ed una al femminile. Non un obbligo, quindi, ma una mera possibilità in più per gli elettori. Perché non approvarla, dunque? La Calabria non capirebbe.
*Segretario provinciale Partito Democratico Rc

La doppia preferenza di genere! Questa confesso che ancora non l’avevo sentita. Ma un “essere umano” di colore, rom , lesbica, musulmana, donna, sopra i 70 anni, di sinistra, di che genere è?

venerdì 29 gennaio 2010

Bertolaso ministro?


«Dopo quello che ha fatto all’Aquila, farlo ministro è il minimo che possiamo fare»; Berlusconi annuncia che intende riconoscere a Guido Bertolaso il ruolo decisivo avuto nell’intervento post-terremoto in Abruzzo. Niente di male, anzi. Sfruttare al meglio le professionalità è una dote da utilizzare più spesso, in tutti i campi. La cosa però stona un po’ per la sua collocazione temporale troppo vicina alla polemica scatenata da Bertolaso sui soccorsi ad Haiti. Hillary Clinton si è dichiarata profondamente ferita dalle dichiarazioni di Bertolaso, e l’ambasciatore USA è giunto a chiedere le sue dimissioni. Possibile che ad appena due giorni da un putiferio del genere il diplomatico Berlusconi commetta un errore simile? Fare arrabbiare nuovamente gli USA mi sembra la minima conseguenza possibile. A meno che….! Pensandoci meglio, mi viene in mente che con le sue dichiarazioni devastanti sui soccorsi ad Haiti in un certo senso Bertolaso ha anche implicitamente certificato la totale giustezza dell’intervento del governo in Abruzzo. Come dire: se l’ho detto ad Haiti, che c’era qualcosa che non andava, pensate che avrei avuto problemi a dirlo in Abruzzo? Ergo: in Abruzzo siamo stati eccezionali, sono tutti contenti e chi dice il contrario dice il falso, firmato Berlusconi e sottoscritto Bertolaso. Ma allora avrebbe dovuto dire: «Dopo quello che ha fatto ad Haiti, farlo ministro è il minimo che possiamo fare». Non ha detto così, ha detto L’Aquila, le mie sono solo fantasie.

La città è scocciata.


Ho il massimo rispetto e anche ammirazione per i giovani che cercano di farsi strada nella vita con intraprendenza. Ritengo il vecchio proverbio “se il giovane sapesse e il vecchio potesse” uno dei più azzeccati di tutti i tempi. Ho letto l’articolo su strill.it -Reggio: la Città-Fantasma fuori dal Palazzo dei Ministri- a firma Peppe Caridi, e mi sono incuriosito: sono voluto andare a vedere chi è questo giornalista che paragona il clima dei Fatti di Reggio del 1970 a quello della venuta del governo in città di questi giorni. Mi aspettavo di trovare un mio coetaneo, o addirittura uno più anziano di me, ed invece ho scoperto che si tratta di un giovanotto di 23 anni, sicuramente intelligente e capace, ma che come il giovane del proverbio “non sa”, con l’aggravante del fatto che, visto quello che scrive con sicurezza riferendosi a periodi in cui non era ancora nato, “non sa di non sapere”. È paradossale definire impaurita una città che si è ribellata (tutta) a certi penalizzanti atteggiamenti del governo di allora, erigendo barricate e in pratica combattendo in strada una battaglia persa in partenza (ma allora non si sapeva). Allora non c’era paura, c’era rabbia per il sopruso in atto. Dopo ulteriori azzardate considerazioni su un altro periodo che non ha vissuto personalmente, quello dell’ultima guerra di mafia, l’articolo del pur volenteroso Peppe Caridi finisce così: -“La gente, però, ha paura. Ha paura perchè immagina, ammesso che lo Stato ci riesca davvero, quanto ciò possa costare alla Città. Ma, in fondo, sa anche bene che non ci sono alternative: ecco come si spiega la Città Fantasma fuori dal Palazzo dei Ministri in questa triste, strana mattinata d'inverno.”- Questa città ha millenni di storia alle spalle in cui ha sempre combattuto contro qualcosa o qualcuno, dagli invasori del momento alle varie epidemie ed ha sempre affrontato con coraggio le avversità; certo, per avere coraggio bisogna prima avere paura, chi non ha paura non ha bisogno di essere coraggioso. E oggi come sempre la città non è impaurita! La città è preoccupata, perché sta avvenendo qualcosa che non comprende; è infastidita, perché sono venuti in città dei signori che rappresentano qualcosa che è assente da tempo immemorabile, e che con la loro venuta sono riusciti solo a bloccare per giorni le normali attività di sempre senza dire o fare qualcosa che non avrebbero potuto dire o fare da Roma. Quale forza dimostra un governo che si blinda in mezzo a centinaia di poliziotti e giunto in città si barrica dentro il palazzo della Prefettura a rilasciare dichiarazioni? In realtà l’effetto è quello contrario: l’immagine di uno stato che non può girare tranquillo a casa sua. Se qualcuno (pochi) si è impaurito a Reggio, è stato proprio a seguito di questa illuminata iniziativa del governo. Un vero forte messaggio sarebbe stato quello di vederli passeggiare in mezzo alla gente come fanno tranquillamente a Roma tutt’ora, basta guardare Striscia la Notizia per averne la prova; ma non si è potuto fare per “motivi di sicurezza”. Come se (qualora) la ‘ndrangheta volesse colpirli non possa provarci li. Ma non la ‘ndrangheta che posiziona nei posti sbagliati bombole del gas che non potranno mai esplodere, né quella che fa trovare petardi inesplosi, e neanche quella che per lanciare “messaggi mafiosi” usa macchine il cui possessore è facilmente rintracciabile. Io parlo della ‘ndrangheta che usa i bazooka ed i kalashnikov, l’esplosivo C4 ed il semtex, i telefoni satellitari ed i telecomandi per fare esplodere le bombe, quella radicata in tutta Italia e che ha ramificazioni in tutto il mondo. Adesso, andati via gli eroi di cartone, in trincea rimangono i veri combattenti di sempre: le forze dell’ordine, la magistratura, e i cittadini. La città non è impaurita, la città si è semplicemente rotta le scatole di essere considerata terra di conquista da parte di chiunque lo decida: mafiosi, politici, industriali, faccendieri, palazzinari, etc. etc., per questo a guardare arrivare ed andare via un pullman pieno di sagome di cartone non c’era nessuno. Chi ha la responsabilità di scrivere sui giornali, a maggior ragione se sul web, dovrebbe valutare più attentamente i riflessi che quanto scritto potrebbero avere sull'opinione pubblica del resto del paese, che legge senza avere la reale percezione di quanto avviene sul posto.

mercoledì 27 gennaio 2010

Campagna elettorale.


Siamo ormai in piena campagna elettorale per l’elezione del governatore della Calabria, e la città comincia ad essere tappezzata di manifesti di propaganda dei vari candidati, già consacrati tali o comunque in odore. Inutile dirlo, a Reggio Calabria come è logico che sia la faccia che più si vede in giro nei manifesti è quella dell’attuale Sindaco della città Giuseppe Scopelliti, candidato a governatore per il Popolo della Libertà. Peccato però che l’immagine del Sindaco spicchi proprio dappertutto, anche dove sarebbe meglio (per lui) che tale immagine non ci fosse per evitare pericolose associazioni d’idee che potrebbero produrre l’effetto contrario a quello (da lui) voluto. Il Viale Europa è una importante strada della città, che collega il centro storico con la periferia ed è lungo circa un chilometro e mezzo; tra l’altro è la strada che percorro ogni giorno sia quando esco che quando rientro a casa. Ed ho più volte pensato ironicamente di avere una macchina con le ruote di pietra, a causa del pessimo manto stradale che è ormai diventato una caratteristica specifica di questa strada. Le buche e i tombini infossati o sporgenti, i dislivelli causati dai vari rattoppamenti dell’asfalto, le pozzanghere (ma sarebbe più giusto chiamarle laghetti) che si creano appena piove nascondendo pericolosi tranelli per i motociclisti, sono diventati la normalità ormai da anni. I marciapiedi dissestati, la vegetazione dei terreni confinanti con i marciapiedi che invade addirittura lo spazio di transito dei pedoni, impedendo il passaggio e costringendo i passanti a scendere in strada per proseguire, gli alberelli piantati dall’amministrazione comunale (avranno anche avuto un costo) ormai rinsecchiti ed alcuni pericolanti, abitazioni fatiscenti e pericolanti che sono diventate deposito permanente di spazzatura detriti e rottami vari, un intero rione della città completamente trascurato da anni; oltre alle fotografie che allego a questo post, è possibile andare su Google Maps Street View, con le immagini scattate qualche anno fa, per vedere che anche allora la situazione era più o meno la stessa se si fa eccezione per la spazzatura che guarda caso era stata diligentemente raccolta in occasione delle riprese e per gli alberelli che ancora resistevano nonostante il menefreghismo di chi di dovere. Ecco che in questi giorni, non posso fare a meno di associare la situazione descritta (che è sotto gli occhi di tutti) al massimo amministratore di questa città, visto che (lui o chi per lui) ha ben pensato di esporre la sua immagine senza alcun ritegno proprio sul viale Europa. E pensare che uno dei suoi cavalli di battaglia quando si candidava a sindaco della città, era proprio una maggior attenzione alla periferia, che a suo dire era stata trascurata dalla precedente amministrazione. Adesso il suo slogan è : “È ora di cambiare, insieme si può”; e davanti al suo bel faccione c’è il risultato emblematico del cambiamento: un alberello rinsecchito che stenta a rimanere in vita.

domenica 24 gennaio 2010

Confusione mentale - 3


La cosa più grave di questa escalation di "corbellerie" snocciolate dai vari ministri del governo Berlusconi è che chiaramente essi pensano di avere a che fare con un popolo di deficenti. Non si può spiegare altrimenti l'ultima dichiarazione del ministro "alla confusione mentale" Brunetta, che propone di tagliare le pensioni di anzianità per dare 500 euro ai giovani. E sembra, almeno a quanto dice lui stesso, che il ministro Tremonti sia d'accordo. La maggioranza lo difende nel solito modo: «Contro le proposte di Brunetta si è levata un’assemblea di immobilisti e conservatori, di comunisti ideologici, verdi del no a tutto, sindacalisti desiderosi di mantenere una società ingessata» ha commentato il portavoce del PDL Capezzone. Il brutto vizio di classificare chi non la pensa come loro non se lo vogliono togliere. Come non si vogliono togliere il vizio di rimangiarsi quello che hanno appena detto: sulla legge per cacciare i giovani da casa a 18 anni, adesso Brunetta ha detto che "era una provocazione". La vera provocazione sono loro con i loro comportamenti offensivi verso l'intelligenza del popolo.

sabato 23 gennaio 2010

Confusione mentale - 2


Deve essere una malattia contaggiosa: ormai in Italia tutti pensano che un reato viene cancellato dal tempo, e c'è chi sta cercando quel tempo di ridurlo il più possibile. Naturalmente tutti quelli che hanno commesso i reati, non certo quelli che i reati li hanno subiti. È notizia di oggi che il Gup di Verona ha rinviato a giudizio 36 militanti leghisti con l'accusa di "banda armata con l'intento di pianificare la secessione". Ora, colpevoli o no lo dirà il processo che si terrà in seguito; quello che non si può tollerare è l'atteggiamento di un ministro della Repubblica Italiana, tale Luca Zaia, ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, il quale in merito ha dichiarato:"La giustizia dovrebbe occuparsi di ben altro che di fatti accaduti in epoche ormai lontanissime. In realtà, al di là del paradosso di una complessa macchina giudiziaria impegnata per decenni in materie nebulose, va registrata ancora una volta la distanza tra quanto accade e quanto si attendono i cittadini"- e ancora - "Non credo vi siano evidenze reali a giustificare provvedimenti che riguardano fatti che sarebbero accaduti quando in Italia circolava ancora la lira e le tecnologie oggi in uso comune erano appena agli albori. Bisogna essere capaci finalmente di guardare avanti e di aiutare il Paese a uscire da questo clima". Scopriamo così che secondo il ministro della Repubblica Italiana Luca Zaia (naturalmente leghista) il reato di tradimento verso la Repubblica (progettare la secessione è tradimento, inutile chiamarlo in altro modo) è materia nebulosa e che i cittadini non si attendono che chi commette tale reato sia punito. Non so come qualificare poi il farneticante e disconnesso riferimento al periodo in cui circolava ancora la lira e le tecnologie erano agli albori. Se il ministro si occupa del suo ministero con la lucidità mentale che ha dimostrato con le sue affermazioni, direi che sarebbe il caso di distoglierlo e mandarlo a riordinarsi le idee.

Il PD calabrese: L'armata Brancaleone


Da sempre la storia ci insegna che le armate composte da mosaici di razze, oppure ideologie, o meglio ancora da mercenari, si sono sempre sfaldate alla prima occasione aldilà dei risultati ottenuti. Mi sorge il dubbio che i fautori del bipolarismo politico abbiano pensato proprio a questo, sperando rispettivamente che l’altra parte si sfaldasse analogamente ai grandi eserciti del passato. La situazione attuale è penosa, inutile negarlo, con una maggioranza che si tiene unita a forza di ricatti reciproci e la consapevolezza che comunque l’opposizione meglio non sta. Con un’opposizione ridicola che per anni ha fatto campagne elettorali basate sulle “biricchinate” del leader avversario e che ha cambiato continuamente leader nazionali e locali a fronte di un unico avversario negli ultimi 15 anni. Ma adesso, quando ormai l’esperienza dovrebbe avere insegnato non qualcosa, ma tutto, assistiamo all’apice dello sfascio totale: lo spettacolo vergognoso che il Partito Democratico calabrese sta dando in questo giorni sta praticamente consegnando nelle mani del candidato della destra il prossimo governo regionale. Non è che la cosa sia un male a prescindere, anzi, ma la palese debolezza di una delle parti in lizza potrebbe causare l’infiltrazione di elementi diciamo “poco adatti” a rivestire cariche amministrative perché supportati da elettori interessati “economicamente” (o per altri motivi, e con un'opposizione come quella che a questo punto dovrebbe prospettarsi non c'è da stare allegri). Sembra il testo di un pezzo da “Zelig”: fino a qualche giorno fa il PD basava la sua campagna elettorale sulla democraticità delle primarie; successivamente, a seguito di una voce relativa ad un accordo con l’UDC secondo cui in cambio dell’alleanza il partito di Casini avrebbe addirittura ottenuto la candidatura alla presidenza, il PD sospende le primarie (come dire, a chi ha un po’ di cervello: la democrazia va bene ma eventualmente decido io); a seguito di ciò il presidente uscente Loiero si dissocia e minaccia di candidarsi da solo (come dire: il candidato devo essere io, perché sono talmente fedele al partito che se non mi candidate me ne vado); in risposta il PD si autoconvoca stigmatizzando il comportamento di Loiero, con un documento firmato da centinaia dirigenti (credo che siano giunti ad un migliaio, una volta negli eserciti c’erano più soldati che ufficiali ma ormai senza gradi nessuno combatte più); il giorno dopo esce un comunicato del vice presidente dell’assemblea regionale PD Pino Gentile, che si dissocia dal documento e chiede conto della firma messa a suo nome arbitrariamente, avanzando anche sospetti sull’autenticità di altre firme; ma ecco il colpo di scena: il dirigente del PD di Cittanova Pino Gentile risponde al suo omonimo, sempre sulla stampa, che la firma è la sua, e che non può pretendere di avere la titolarità del nome (in un partito serio un equivoco del genere si sarebbe risolto al proprio interno con una semplice telefonata mentre in un partito come l’attuale PD sono di moda le sceneggiate che si trasformano in farsa); per finire (ma solo fino ad oggi) la famosa assemblea degli autoconvocati, guarda caso, è stata rinviata a data da destinarsi con le solite motivazioni fumose. Risultato: addio primarie; ennesima figuraccia di fronte agli elettori; chiara immagine di scarsa coesione e pessimo coordinamento. Ma chi li vota a questi? A proposito, complimenti all'UDC che è in grado di spostare i suoi elettori come pecore da destra a sinistra in tutta Italia, garantendo accordi di tutti i tipi a seconda della convenienza. In Calabria è riuscita ad annullare la sinistra e probabilmente adesso farà l'alleanza con la destra. Sarà stata una cosa voluta?

giovedì 21 gennaio 2010

Novello Torquemada


C’è chi semina odio e chi l’odio se lo inventa. Rimango esterrefatto di fronte alle dichiarazioni di questo vescovo semi-sconosciuto che potrebbe tranquillamente fare parte della tristemente famosa “santa inquisizione” medievale (tra l'altro ha anche la faccia adatta). Il vescovo emerito di Grosseto monsignor Giacomo Babini, praticamente un teorico delle crociate e della catechizzazione forzata, dichiara: "Da un punto di vista dottrinale, non é sbagliato definire l' Islam e Maometto satanici, in quanto il programma é la conquista di Roma, e dunque allontanarci e dividerci da Dio" - "non dico che l' Islam sia il diavolo, cadremmo nel rischio di vederlo dappertutto. Ma senza dubbio, nell' Islam e in Maometto si nasconde il disegno del maligno, che é quello di separarci e dividerci da lui e da queso punto di vista é corretto definire l' Islam come satanico, come del resto il comunismo che disprezza la religione" - "La religione fondata da Maometto é violenta, punta alla vittoria e il suo é un finto dialogo. Credo che i cristiani debbano riscoprire lo spirito che portò alla storica battaglia di Lepanto, contro l'invasore islamico. Un altro nemico ideologico é il comunismo che per natura vuole sopraffare la religione e dunque non é pensabile che un cattolico sia comunista o ammicchi al suo nemico naturale. Cattolicesimo e comunismo sono antitetici ed opposti" - "nei paesi islamici assistiamo a incredibili incongruenze. Pochi se la spassano, costruiscono faraonici grattacieli e il popolo, la povera gente, muore di fame. I regimi islamici, come quelli comunisti, sono destinati ad implodere per le loro grandi contraddizoni interne" (BELLA QUESTA DEFINIZIONE, STAREBBE A PENNELLO ANCHE AL VATICANO) - "con l' Islam va usata teologicamente la mano forte ed una pacifica tolleranza zero, come per il comunismo. Anche da parte della Chiesa che si abbandona talvolta ad un buonismo suicida per cercare un dialogo impossibile e comunque infruttuoso che non porta da nessuna parte. La storia é questa e penso che siamo destinati ad avere carità e pazienza e portarceli appresso" - " io non cado negli eccessi di vedere satana dappertutto, ma d'altro canto, qualche vescovo ha ceduto su questo punto, dimenticandosi di Satana. Il maligno non é colui che puzza di zolfo soltanto, ma tutto quanto ci separa da Dio. Dunque, se Maometto é venuto a predicare questo, la separazione violenta da Cristo, ha un intento satanico, come del resto la dittatura marxista. Ma molti preti oggi fanno sociologia, dimenticandosi di predicare i novissimi. Se avessimo le idee chiare su questi temi, molti peccati in vita sarebbero evitati" - PRATICAMENTE UN PAZZO FANATICO.

mercoledì 20 gennaio 2010

Loro stanno con Silvio...io NO!


Dopo "silvioperilnobel", di cui ho già detto in altro post, ecco che con la stessa grafica esce sul web il nuovo sito di propaganda berlusconiana: www.iostoconsilvio.it, con propaggini locali su Facebook. Avrebbero potuto utilizzare un titolo che si prestasse meno a battute e battutine varie sulle avventure galanti (a pagamento) del premier. Anche a rischio di essere utilizzati per certificare con la vostra visita l’assenso all’iniziativa vi consiglio vivamente di andarlo a vedere: è un esempio unico di propaganda stile “setta religiosa americana” applicata alla politica; avete presenti i predicatori che accalappiano seguaci con quelle riunioni oceaniche, oppure con le prediche televisive, di cui ha fatto una meravigliosa caricatura Zelig con il personaggio di “Padre Donovan”? Andando a visitare il sito scopriamo subito che è il sito ufficiale de: “Il primo e più grande movimento civico spontaneo della storia d'Italia”. In italiano la parola spontaneo ha un significato diverso da quello che intende il premier, forse intendeva "spint-aneo". Poi scopriamo che è: “Il Primo Comitato Civico Italiano del Presidente". A questo punto a me è venuta la voglia di sapere perché un cittadino dovrebbe aderire a questo “movimento spontaneo”, e sono andato a vedere la pagina “perché sto con Silvio?”. Non so se ridere o piangere: la testata è composta da due fotografie affiancate; in una il pre...dicatore è in atteggiamento stile “padre Donovan”, probabilmente mentre sta affascinando i suoi seguaci che lo osannano, mentre nella seconda viene rappresentato il Papa mentre parla con Lui. Esatto, è il Papa a parlare con Lui, e non viceversa, in ossequio al dogma dell’infallibilità papale che viene sancita dal diretto collegamento del Pontefice con lo Spirito Santo. Non può essere il contrario, perché nella pagina non esiste un solo riferimento alla religione cattolica che possa fare pensare che la foto con il Papa abbia un significato diverso. E se avete qualche dubbio, sotto le fotografie vengono snocciolati i 10 comandamenti! Spettacolari i primi tre: 1 - Silvio Berlusconi è il più grande imprenditore e Presidente del Consiglio della storia d'Italia. 2 - Silvio Berlusconi merita di ricevere il Premio Nobel per la Pace, per tutto quello che ha fatto nel corso della sua vita. 3 - Silvio Berlusconi è un punto di riferimento. In pratica secondo gli “spontanei” promotori del sito, chi aderisce deve sposare senza se e senza ma i “dogmi” snocciolati nella pagina (sono “comandamenti”, non si discutono, si applicano). Mi sono fermato alla lettura delle varie pagine del sito e quindi non sono a conoscenza se dopo l’adesione occorra anche effettuare un sacrificio umano per consacrarsi a Lui definitivamente. Ma non capisco perché in Italia si deve votare “per Silvio” o “per Berlusconi” e non “per il PDL”. Un sito “iostoadestra” oppure “iostocolPDL” no, eh?

martedì 19 gennaio 2010

Bettino Craxi, latitante e martire.


Nauseanti! So di ripetermi ma non trovo parola diversa per definire la maggior parte degli organi d’informazione nazionali, che continuano imperterriti a stabilire qual'è l’argomento di cui parlare certamente manovrati dai loro padroni, palesi ed occulti. In questi giorni non si fa altro che parlare del decennale della scomparsa di Bettino Craxi, solo ed esclusivamente perché lo hanno stabilito i giornali e telegiornali, che riportano da almeno tre giorni (e chissà ancora per quanto tempo) la cronaca dettagliata minuto per minuto di tutto quello che si verifica in Italia ed all’estero sull’argomento. Stanno cercando di riabilitare un uomo che ha rifiutato di scontare la pena a cui era stato condannato da un Tribunale della Repubblica, con l’aggravante morale di non essere uno qualsiasi, ma un ex Presidente del Consiglio dei Ministri. Stanno cercando di riabilitare un uomo che ha ammesso di avere commesso il reato per cui è stato condannato (finanziamento illecito ai partiti) e che da “galantuomo” quale era non ha saputo fare di meglio, vistosi ormai perduto, che cercare di coinvolgere i suoi compagni di merende degli altri partiti. Stanno cercando di riabilitare un uomo che ha cercato di fare passare la teoria che un reato è meno grave se “è prassi comune commetterlo”, come se (ammesso che fosse una teoria fondata) in quel “comune” fossero inseriti tutti gli italiani nessuno escluso, anziché un’accozzaglia di delinquenti ben circoscritta. Stanno cercando di riabilitare un uomo che da latitante condannato ha chiesto di venire a curarsi in Italia “a patto che non fosse arrestato” (con l’umiltà di un qualsiasi cittadino, mi viene da dire ironicamente) ed al logico diniego della magistratura ha preferito restare latitante. Stanno cercando, infine, di fare passare il concetto che quest’uomo è una vittima della Giustizia; NON È COSI’! Quest’uomo è una vittima dei suoi compagni di merende (non meno ”galantuomini” di lui) che lo hanno sacrificato alla Giustizia per salvarsi il posteriore e potere continuare ad arricchirsi con i soldi della comunità. Non hanno alcuna importanza i suoi presunti meriti politici, non possono annullare il debito che quest’uomo ha ancora nei confronti del suo Paese; egli ha disconosciuto le leggi italiane due volte, non una: quando le ha violate consapevolmente commettendo i reati per cui è stato condannato, e quando non ha accettato la condanna scappando all’estero per non scontarla. Nessuno può pretendere a nome suo che lo Stato che egli ha disconosciuto più volte adesso lo riabiliti. Non c’è niente da sanare, caro Presidente Napolitano, ma una cosa esatta Lei l’ha detta: Craxi ha pagato “con una durezza senza eguali”; infatti tutti gli altri che hanno commesso gli stessi reati (perché allora si usava così) non hanno pagato, anzi molti sono ancora in giro e vengono spesso a discutere con Lei, magari sorseggiando un caffé, dei destini della nostra Nazione. Oggi 19 gennaio 2010, anziché commemorare la morte di un latitante, sarebbe meglio onorare alla grande l’anniversario della nascita di un Uomo con la U maiuscola, il giudice Paolo Borsellino, che se non fosse stato ucciso dalla mafia compirebbe 70 anni. VERGOGNA!

lunedì 18 gennaio 2010

Ministri biricchini


Alla cerimonia di commemorazione dei dieci anni dalla morte di Bettino Craxi svoltasi ad Hammamet, in Tunisia, erano presenti decine di uomini politici, compresi tre ministri della Repubblica Italiana che, ci hanno tenuto a precisare, si trovavano li a titolo personale. I ministri presenti erano Franco Frattini, Renato Brunetta e Maurizio Sacconi. Sul concetto di "titolo personale" in questi anni di "giullarismo politico" ci hanno marciato in tanti, ministri e parlamentari, stringendo la mano a delinquenti condannati, visitando latitanti ed adesso andando in un paese straniero a partecipare ad una commemorazione riguardante un uomo che ha rifiutato di farsi giudicare dal suo paese ed ha preferito morire in esilio volontario pur di non essere arrestato come un comune cittadino. Non voglio entrare nel merito dei motivi che hanno causato l'esilio volontario di Craxi, perchè egli stesso ha rinunciato a parlarne nel momento stesso in cui ha deciso di scappare all'estero; mi preme invece toccare l'argomento della rappresentatività delle cariche elettive. Come fa un ministro degli esteri in carica a recarsi in un paese straniero, partecipare ad una cerimonia a cui sono presenti anche esponenti del governo locale e dire che non rappresenta l'Italia, ma se stesso? Non credo sia possibile. Inoltre mi piacerebbe vedere il resoconto delle spese sostenute dai tre ministri in tale occasione (comprese le spese per scorta e protezione in loco) ed alla fine anche la prova che le stesse sono state pagate da loro e non dai contribuenti. Spero che qualcuno gliene chieda conto, ma non so perchè ho l'impressione che risulterà che prima o dopo la cerimonia i tre porc... pardon, ministri, hanno partecipato a qualche incontro (stavolta ufficiale) con il governo tunisino e pertanto... . E IO PAGO!