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martedì 8 giugno 2010

Influenza suina. Pandemia inventata?

Non si smorzano, anzi aumentano le polemiche sulla campagna di vaccinazione contro l’influenza A (H1N1). Secondo uno studio del British Medical Journal la (presunta, a questo punto) pandemia fu gestita in modo “poco trasparente” dall’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il British Medical Journal afferma che l’Oms tenne nascosto il legame di interessi tra alcuni dei suoi esperti e le case farmaceutiche Roche e Glaxo, fabbricanti del Tamiflu e del Relenza, i farmaci antivirali contro l'H1N1. Inoltre fu proprio l’Oms a portare i governi ad acquistare enormi quantità di dosi del vaccino permettendo a Roche e Glaxo di incassare circa 7 miliardi di dollari di profitti.
Scrive Fiona Godlee, caporedattrice del BMJ : "Sulla base della nostra inchiesta e di quelle di altri giornali, è ormai inevitabile affermare che nessuno dovrebbe far parte di un Comitato tecnico se ha rapporti con le aziende che producono un vaccino, un farmaco o un dispositivo medico o di analisi. E questo a maggior ragione se si parla di commissioni per la salute pubblica. Gli esperti che sono coinvolti con l'industria potrebbero essere consultati, ma devono essere esclusi dal processo decisionale. Gli Stati Uniti hanno compiuto importanti progressi con il Sunshine Act e altre normative, mentre la legislazione europea sulla gestione dei conflitti di interesse è attesa da tempo."
"La pandemia non è mai realmente esistita". Questo è quanto affermato da Paul Flynn, l’estensore del rapporto presentato venerdì scorso davanti alla Commissione Affari sociali, Sanita' e Famiglia dell'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa, che ha inoltre parlato delle vaccinazioni come "terapia placebo utilizzata su larga scala”.
Riportiamo sotto il testo integrale del comunicato stampa dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa sull’argomento:
Strasburgo, 04.06.2010 –La gestione della pandemia H1N1 da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), delle istituzioni dell’UE e dei governi nazionali ha comportato un “enorme spreco di denaro pubblico” e provocato “timori e allarmi ingiustificati circa i rischi sanitari ai quali poteva essere esposta la popolazione europea”, secondo un rapporto della Commissione Affari sociali, Sanità e Famiglia dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, pubblicato oggi a Parigi. Il rapporto, preparato da Paul Flynn (Regno Unito, SOC) e approvato oggi dalla Commissione, in vista della discussione durante la sessione plenaria dell’Assemblea, che si terrà alla fine di giugno, rileva “la schiacciante evidenza che la gravità della pandemia è stata largamente sopravvalutata dall’OMS”, il che ha provocato una distorsione della valutazione delle priorità in materia di salute pubblica. “Questa pandemia non è mai realmente esistita”, ha dichiarato l’On. Flynn dinanzi alla Commissione, in occasione della presentazione del suo rapporto, e ha qualificato il programma di vaccinazioni come una “terapia placebo utilizzata su larga scala”. Nel testo adottato, la Commissione constata “una grave mancanza di trasparenza” nei processi decisionali, che desta preoccupazioni circa l’influenza che potrebbe essere stata esercitata dall’industria farmaceutica sulle decisioni prese. La Commissione teme che la perdita di fiducia dei cittadini nei pareri dei grandi organismi di salute pubblica si possa rivelare “disastrosa” in caso di grave pandemia. Più particolarmente, l’OMS e le istituzioni sanitarie europee si sono mostrate reticenti a pubblicare i nomi e le dichiarazioni di interesse dei membri del Comitato d’urgenza dell’OMS e degli organi consultivi europei direttamente responsabili delle raccomandazioni relative alla pandemia, hanno sottolineato i parlamentari. Fiona Godlee, redattrice capo del British Medical Journal, che partecipava alla riunione, ha tuttavia precisato che, secondo un’inchiesta condotta dalla sua rivista, gli esperti scientifici che hanno elaborato le linee guida dell'OMS sullo stoccaggio dei vaccini contro l’influenza erano stati pagati da gruppi farmaceutici che ne potevano trarre vantaggio. L’OMS ha avuto un atteggiamento “difensivo”, ritiene la Commissione, e non si è dimostrata disposta a riconoscere che la definizione della nozione di pandemia era stata modificata, né a rivedere le sue previsioni circa la portata e la gravità dell’epidemia di influenza suina. La Commissione formula una serie di raccomandazioni urgenti a favore di una maggiore trasparenza e di una gestione più avveduta in materia di sanità pubblica. Raccomanda inoltre di istituire delle garanzie contro “l’influenza di interessi particolari” e di prendere in esame la possibilità di creare un fondo pubblico per sostenere ricerche, test scientifici e pareri di esperti indipendenti, che potrebbero essere finanziati tramite un contributo obbligatorio versato dall’industria farmaceutica. Invita a collaborare strettamente con i media, per evitare “le notizie sensazionali e i discorsi allarmistici” nel campo della salute pubblica. Il rapporto deve essere esaminato dai parlamentari dei 47 Stati membri del Consiglio d’Europa giovedì 24 giugno, in occasione della sessione estiva dell’APCE, che si terrà a Strasburgo dal 21 al 25 giugno 2010.- Fine
Al di là dell’argomento specifico già di per se abbastanza scabroso, non possiamo non ammettere il ruolo negativo che purtroppo, spesso inconsapevolmente, ha avuto la “grande” stampa e l’informazione in generale sull’argomento.
Pasqualino Placanica *

(pubblicato su costaviolaonline.it)

 


lunedì 7 giugno 2010

Il 12 giugno a Reggio si discute di nuovi percorsi per l'informazione indipendente



Il mondo dell’informazione sta rapidamente mutando la forma e la  sostanza della comunicazione. I cittadini sono coinvolti in un nuovo  tipo di informazione, bidirezionale, che parte dal basso.
La partecipazione  di una larga fetta di cittadini alle dinamiche informative ha scosso il mondo del giornalismo tradizionale contribuendo ad acuire la crisi  economica che sta attualmente vivendo. Editori “meno puri” del solito  restringono il campo dell’informazione mainstream a direttive politiche  ed economiche molto rigide e i giornalisti giovani o meno giovani, che  vogliono rimanere liberi, stanno definitivamente scoprendo le  potenzialità del web. Non si tratta solo di sviluppare delle immense  possibilità di ricerca e archiviazione dati ma anche e soprattutto della  condivisione di informazioni, anche multimediali, da parte dei  navigatori della rete che si uniscono al lavoro dei giornalisti nella creazione di una maggiore completezza delle informazioni.
Oltre alla ricchezza dovuta ad una grande  partecipazione, il produttore di informazioni può sperimentare altri  generi di appoggi da parte dei cittadini in rete.
In questo  contesto, i giovani reggini spesso sono portatori di intuizioni, idee e  conoscenze che non trovano i mezzi e le possibilità per svilupparsi e  diffondersi alla popolazione residente sul territorio. In altri casi,  invece, qualità degne di nota trovano una concreta realizzazione ma  vengono ignorate da chi potrebbe darne un risalto maggiore: i media.
Per discutere di queste e di tante nuove prospettive per il mondo dell'informazione i redattori/blogger di LiberaReggio.org vi invitano, sabato 12 giugno alle 10.00 presso la sala della Biblioteca di Palazzo Foti, Piazza Italia, all'evento "Giornalisti e cittadini insieme: nuovi percorsi per l'informazione" organizzato insieme all'Associazione Pulitzer.
Ne parleremo insieme a:

- Antonio Rossano,  presidente Associazione Pulitzer
- Alessio Neri, coordinatore  LiberaReggio.org
- Antonino Monteleone, giornalista e blogger
- Angela Busacca, docente di Diritto dell’Informazione, Corso di Laurea in  scienze dell’informazione: editoria e giornalismo, UniMe
- Tonino  Sanfedele, movimento “Basta Indifferenza”

modera: Salvatore  Salvaguardia, LiberaReggio.org

Staff LiberaReggio.org - Il magazine dei giovani reggini

domenica 16 maggio 2010

Berlusck Holmes


(di Marco Travaglio)

Ci sono giornate che cominciano un po’ così, fra pioggia, vento e depressione acuta. Poi uno legge Il Giornale, o Libero che è la brutta copia (paghi due prendi uno), e torna subito il buonumore. Titolo del Geniale di ieri: “Adesso indaga Berlusconi. Il premier vuole individuare le mele marce ”. Gli fa eco Libero , cioè Occupato: “Silvio fa il pm e interroga i suoi: ‘Ditemi la verità’”. Pare che Berlusck Holmes, in pigiama a Palazzo Grazioli, stia torchiando a uno a uno – “Adesso siediti e spiegami precisamente come sono andate le cose. Voglio la massima sincerità” – protagonisti e comprimari della cricca: Bertolaso, Verdini, Scajola, Matteoli, persino il povero James Bondi, già molto provato dai trionfi di Cannes. Le risposte degli interrogati, improntate ovviamente alla massima sincerità, non sono ancora note, e neppure i nomi dei marescialli chiamati a verbalizzarle: Capezzone? Cicchitto? Bonaiuti? Apicella? Quel che è certo è che il Presidente Pm, colto da raptus giustizialista, vuole tutta la verità. Perché, come spiega lo zio Tibia Sallusti, “dopo aver indagato a fondo nelle ultime ore è giunto alla conclusione che è possibile che nel governo o nelle sue vicinanze ci possa essere qualche ladro di polli”. Ed è determinatissimo a scovarli, costi quel che costi. Poi passerà a smascherare colui che li ha candidati e nominati. Pare si tratti di un putribondo figuro, ora annidato a Palazzo Chigi, che in passato comprò un giudice per fregare la Mondadori a un concorrente, poi fece comprare alcuni finanzieri perché non ficcassero il naso nei suoi bilanci truccati e nelle sue società off-shore, poi comprò anche un testimone inglese perché non svelasse di chi erano le società off-shore.
Il Presidente Pm lo sta pedinando e gli è ormai alle calcagna: quando lo prenderà non vorremmo essere nei suoi panni. Potrebbe addirittura fare la fine di quell’altro mascalzone che ha pagato la casa a Scajola senza dirgli nulla: anche Sciaboletta, armato di lente d’ingrandimento, cappotto con cappello e mantellina di tweed a scacchi, lo sta inseguendo per dargli una sonora lezione; così impara a regalargli 900 mila euro senza neppure avvertirlo. Ma di un fatto gli house organ del Padrone d’Italia sono certi: il governo è sano, nessuna Tangentopoli. Purtroppo “qualche ladro di polli” (Sallusti), anzi “poche mele marce guastano il resto del raccolto” (Belpietro). Che teneri. Non si accorgono, gli acuti commentatori, di parlare come Craxi dopo l’arresto del “mariuolo” Mario Chiesa: “Nel partito ci sono 40 mila iscritti e tre mele marce, su una totalità di persone oneste”. Racconta Davigo: “I nostri indagati confessavano perché si sentivano abbandonati dai loro partiti. Uno in carcere mi chiese i giornali, lesse che i suoi dirigenti lo qualificavano come ‘una mela marcia isolata’ e subito mi disse: ‘Ah sì? Adesso, dottore, le descrivo il resto del cestino’…”. Infatti, per tre o quattro mele marce che Berlusck Holmes interroga a Palazzo Grazioli, subito se ne accalcano altre in coda fuori dall’uscio. Ieri Cappellacci e Nespoli, domani chissà a chi tocca.
Ma l’ultimo travestimento dello Zelig di Arcore col tocco sul capino e la toga sulle spalle è perfettamente coerente con le ultime riforme della giustizia e dei poteri del premier. Le indagini verranno tolte alle Procure e affidate in esclusiva al capo del governo, che disporrà anche le intercettazioni (ha già una vasta esperienza in materia) e alla fine emetterà pure le sentenze. All’occorrenza, siccome è un tipo eclettico, potrà fare anche l’imputato. Eccola, la vera riforma della giustizia, che ne sveltirà anche i tempi biblici: Berlusconi si presenterà in tribunale da solo, saltellerà con agili balzi dalla gabbia degl’imputati al banco dell’accusa a quello della difesa allo scranno del giudice. Niente separazione delle carriere: farà tutto lui, cambiandosi continuamente d’abito come Arturo Brachetti. Deporrà, si difenderà, si accuserà, si giudicherà. Col fiuto che si ritrova, potrebbe persino arrestarsi da solo.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

lunedì 10 maggio 2010

«Serkefitn»


(da Il Giornale)

Teheran, lettera di una condannata

 di Gian Micalessin

--Shirin Alam Hooli, militante curda, è stata impiccata ieri. Due anni senza avvocati. "Non so neanche perché sono in cella". La ragazza, 29 anni, non parlava farsi: non ha potuto difendersi dalle accuse.--

«Le torture sono il mio incubo. Soffro di continuo. I dolori causati dalle sevizie patite qui in carcere non mi danno tregua. I colpi alla testa durante gli interrogatori mi hanno causato dei gravi traumi, soffro di continue, insopportabili emicranie. Il naso sanguina per ore. Continuo a svenire. L’altro “regalo” delle torture sono i danni alla vista. Cala di giorno in giorno. Ho chiesto un paio di occhiali, ma non ho avuto risposta. Quando sono entrata qui dentro, tre anni fa, avevo i capelli neri, adesso stanno diventando tutti bianchi».
È un distillato di sofferenza in arrivo dall’Iran. È una lettera dall’aldilà. Una lettera dal patibolo. È l’ultima lettera di Shirin Alam Hooli, 29 anni. Me l’hanno spedita i suoi amici. Una specie di messaggio nella bottiglia. Un’ultima flebile speranza affidata all’oceano dell’informazione internazionale per salvare dalla forca una donna 29enne colpevole soltanto di essere nata curda. Non è servito. Ieri mattina, quando l’ho scaricata dalla posta elettronica, Shirin era già morta. Penzolava da una forca dietro le mura del carcere di Evin, a Teheran, assieme a Farzad Kamangar, Ali Heydarian, Farhad Vakili e Mehdi Islamian, altri quattro curdi accusati, come lei, di militare nel Partito del Kurdistan Vita Libera e condannati come lei alla pena capitale con l’accusa d’essere “Mohareb”, “nemici di Dio”.
Shirin in verità è morta senza neppure sapere perché era stata condannata. Come annota in questa ultima lettera disperata rivolta ora ai suoi aguzzini, ora a tutti noi, le sue origini curde, la sua lingua così diversa dal “farsi” parlato dal cosiddetto “tribunale rivoluzionario” non le hanno a volte permesso di comprendere le imputazioni. «Quando m’ interrogavate non riuscivo a parlare la vostra lingua, non capivo quello che dicevate. Ho imparato un po’ di “farsi” negli ultimi due anni chiacchierando con le mie amiche nel braccio femminile. Ma voi mi avete interrogato e condannato nella vostra lingua per non farmi capire e non permettermi di difendermi». Quando il 2 maggio butta giù questi pensieri Shirin sa di non avere più speranze. «Sto entrando nel terzo anno di prigionia, tre anni nelle peggiori condizioni dietro le sbarre di Evin. Ho passato i primi due anni in stato di detenzione preventiva senza nemmeno un avvocato. Le mie richieste di conoscere i capi d’imputazione non hanno ricevuto risposta fino a quando sono stata ingiustamente condannata a morte. Perché sono stata arrestata? Perché sto per essere mandata al patibolo? Per quale crimine? Perché sono curda? Se questa è la ragione fatemelo dire, sono nata curda. La mia lingua è il curdo. La sola lingua usata con familiari e amici, la sola unica parlata fino a quando sono diventata grande è stato il curdo. Ma oggi non mi è consentito né parlarla, né studiarla. Mi chiedono di negare la mia identità curda, ma farlo sarebbe come negare la mia stessa esistenza».
Shirin in quelle ore è appena tornata dall’ultimo interrogatorio. In quell’incontro cruciale con i suoi aguzzini si è rifiutato di concedere una confessione pubblica davanti ai microfoni e agli obbiettivi della televisione nazionale. Ha insomma appena rinunciato all’ultima possibilità di sottrarsi alla forca. «Oggi è il 2 maggio 2010, mi hanno portato un’altra volta alla sezione 209 del carcere di Evin per interrogarmi. Mi hanno chiesto di collaborare per ottenere il perdono e non venir giustiziata. Non riesco a capire cosa intendano quando mi propongono di collaborare. Oltre a quanto ho già detto non ho proprio nulla da dire. Pretendevano di farmi ripetere parola per parola quello che volevano loro, ma mi sono rifiutato. Loro mi dicevano “volevamo rilasciarti l’anno scorso, ma la tua famiglia non ha accettato di collaborare per questo siamo arrivati a questo punto”. Alla fine, però, hanno ammesso che sono solo un ostaggio. Uno di loro me l’ha spiegato chiaramente, non mi libereranno - ha detto - fino a quando non avranno ottenuto il loro scopo. Non mi lasceranno andare fino a quando non farò quello che vogliono. Mi terranno prigioniera per sempre o mi manderanno al patibolo». È l’ultimo pensiero di Shirin. Dopo ci sono la sua firma, la data del 3 maggio e la parola «serkefitn». In curdo significa vittoria. Shirin ha resistito ai suoi aguzzini. Non ha regalato loro la propria confessione. È andata a testa alta al patibolo. S’è conquistata l’ultima, estrema, disperata vittoria.

sabato 8 maggio 2010

Sciopero regionale della Calabria del Settore Trasporti proclamato per il 12/13 maggio 2010.


Le Organizzazioni sindacali Filt-CGIL, Fit-CISL, UILTrasporti, UGL Trasporti, ORSA Trasporti, FAISA e FAST hanno proclamato uno sciopero di 24 ore dell’intero settore dei trasporti, a supporto dell’azione volta alla soluzione delle problematiche che sempre di più interessano in modo negativo la regione, soprattutto alcune iniziative di Trenitalia penalizzanti per la mobilità dei passeggeri e delle merci in Calabria: la soppressione dei treni a lunga percorrenza da e per la Calabria; lo smantellamento della Divisione Cargo e del Polo di Gioia Tauro; la dismissione di alcuni impianti produttivi. In una lettera indirizzata alla parti datoriali del Gruppo FS, alle Ferrovie della Calabria, alle Aziende appaltatrici dei servizi di pulizia ed indotto, alle Organizzazioni datoriali ASSTRA, ANAV e FISE – ASSOFER, e per conoscenza al Presidente della Giunta Regionale della Calabria, le Organizzazioni Sindacali contestualmente alla proclamazione dello sciopero evidenziano…”l’attuazione di una continua politica di dismissione e di tagli di servizi passeggeri e merci da parte delle aziende del Gruppo FS nonché di una mancata politica di integrazione ed adeguata programmazione dei servizi di TPL da parte delle aziende regionali e territoriali …. che l’ulteriore taglio dei servizi treni, operato in data 01 marzo 2010 dalla società Trenitalia ha già determinato una forte riduzione delle ore lavorative in vari segmenti di attività ferroviarie e la messa in CIGS di oltre 40 unità addetti ai servizi di pulizia treni….che la mancata programmazione ed integrazione dei servizi di TPL, oltre a mantenere una situazione di diffusa inefficienza dei servizi, anche in considerazione delle scarse risorse finanziarie disponibili nonché di una difficile attuazione degli atti legislativi in essere, rischia di generare una crisi generalizzata in tutte le aziende. Una crisi che sicuramente avrà gravi ripercussioni sociali ed economiche sul già debole tessuto economico e produttivo della regione…” L’obiettivo prefissato esposto nella lettera è, oltre alla soluzione dei problemi occupazionali,  di….”perseguire la costruzione di un sistema di mobilità moderno ed efficiente in grado di rafforzare l’integrazione del sistema sociale e produttivo della regione con il sistema paese”. La lettera termina con la descrizione delle modalità dello sciopero relativamente ai vari settori interessati. Trasporto Ferroviario: sciopero di 24 ore dalle ore 21.01 del 12 maggio 2010 alle ore 21,00 del 13 maggio 2010; Attività Ferroviarie di supporto Settore pulizie vetture e prestazioni connesse: sciopero di 4 ore per ogni turno di lavoro (le ultime 4 ore); Trasporto Pubblico Locale (escluso il trasporto su gomma a lunga percorrenza): dalle ore 9,00 alle ore 17,00 del 13 maggio 2010. Saranno garantiti tutti i servizi nelle fasce orarie: 5,00-8,00 e 18,00-21,00 e tutti i servizi interregionali su gomma.
 Pasqualino Placanica
 (pubblicato su costaviolaonline.it)

venerdì 30 aprile 2010

Ma quali applausi al boss!


Martedì 27 aprile, intorno alle 9,00 ero in Questura a Reggio Calabria per ritirare un documento; una volta ottenutolo me ne sono andato, e uscendo ho notato un gruppetto di persone che chiaramente attendevano un evento, ma non ho collegato la cosa alla cattura del latitante Giovanni Tegano (e me ne  dispiace). Se avessi intuito sarei rimasto a vedere e sarei stato conteggiato  tra le duecento persone che secondo il filone d’informazione attualmente più accreditato hanno  applaudito il boss. Ricordo che quando ero ragazzo, tra i vari scherzi che usavamo fare uno dei meglio riusciti era quello di piazzarci in fila ai bordi di un marciapiede del Corso Garibaldi e guardare il cornicione del palazzo di fronte, commentando  tra noi “ chi dici, si jetta, o no?” (che dici, si butta, o no?); nel giro di dieci minuti attorno a noi si raccoglieva un folto gruppo di persone che guardava in aria senza sapere cosa, e vi rimaneva per minuti e minuti. Reggio è  sempre stata così, città di curiosi, apatica, pettegola, festaiola. Una città che pur amando immensamente il compianto sindaco Italo Falcomatà ha trovato a suo tempo motivo di criticarlo (in minima misura, veramente, ma non era mai successo e non è mai successo in seguito) quando ha deciso di spostare le giostre della festività di settembre al piazzale del porto. Una città che il 13 marzo scorso non ha partecipato al No-Mafia Day ma non si è rinchiusa in casa, si è messa ai lati dei marciapiedi e sui balconi a guardare il corteo sfilare. È ora che si cominci a dire le cose come stanno  veramente: i filmati parlano chiaro, più di tutti quello dell’ottimo Antonino Monteleone, i presenti erano forse anche più di duecento, ma ad applaudire erano una ventina di parenti ed accoliti. Il resto erano curiosi, molti sicuramente si sono fermati senza neanche sapere cosa stava per succedere. All’uscita dell’ex latitante si sentiva chiaramente gridare “papà, papà”, qualche battuta di mani neanche concentrata in gruppo, una decina di mani alzate in segno di saluto sparse tra la gente anche in seconda e terza fila, e poi la signora che con il suo urlo probabilmente voleva dire qualcosa di ben diverso da quello che è sembrato; si nota che le poche persone che gridano sono sconvolte, non hanno l’atteggiamento spavaldo di minaccia che di solito contraddistingue la gente di ndrangheta: piangono. Piangono anche alcuni bambini e ragazzini, cosa che potrebbe dimostrare che Tegano ha fatto una vita normale durante la clandestinità frequentando la famiglia al punto di essere ben conosciuto da giovanetti che al momento dell’inizio della sua latitanza non erano neanche nati; potrebbe dimostrare che Tegano è sempre stato sul territorio ed in un certo qual modo ha garantito all’ambiente una tranquillità che adesso è messa in pericolo. La manifestazione dei pochi parenti dell’ex latitante davanti alla Questura era più un grido di dolore che una sfida alla Polizia. E quasi tutti gli organi d’informazione locali, in perfetta sintonia con l’indole standard reggina, hanno accettato passivamente le descrizioni dei giornali nazionali, senza pensare minimamente a ribattere descrivendo la realtà. Reggio non è una città mafiosa, è una città dormiente in tutti i campi esclusi quelli dell’illegalità, dove chi si vuole fare i comodi suoi, se è ben sveglio se li può fare tranquillamente. Lo aveva capito tanto tempo  fa Nicola Giunta (1895 – 1968): «Chistu è u paisi aundi si perdi tuttu, aundi i fissa sunnu megghiu i tia, u paisi i m'incrisciu e mi 'ndi futtu ed ogni cosa esti fissaria…..» (« Questo è il paese dove tutto si perde (va  a male), dove i fessi sono meglio di te, il paese del "mi annoio" e "me ne frego" ed ogni cosa è considerata stupidaggine…»).

Pasqualino Placanica 

(pubblicato su costaviolaonline.it)

sabato 24 aprile 2010

...io sto con la Santa Lucia...

La notte tra il 19 ed il 20 aprile 2010 a Scilla ignoti (come nome, ma non come qualifica) hanno dato fuoco ad una "Passerella" di proprietà di un pescatore di Chianalea. Un gesto inqualificabile, assurdo, soprattutto se si considera anche il valore storico dell'imbarcazione, una delle più antiche come concezione per la pesca al pescespada, tradizione storica della Costa Viola reggina. Un modo di pescare onesto, dove la lotta tra uomo e pescespada non è sporcata  dalla tecnologia, che oltre a garantire il sostentamento economico alla famiglia dei pescatori, testimonia la storia dei luoghi e delle genti della Costa Viola. La balordaggine umana non ha confini, ma  per fortuna altrettanto si può dire della bontà d'animo e della solidarietà. Sono in attesa di conoscere i  termini, ma sono sicuro che a breve partirà una raccolta di fondi per ricostruire più bella di prima la "Santa Lucia".  Vi  terrò  informati.

Il saluto di una componente della famiglia  all'imbarcazione distrutta spiega più di qualsiasi altra frase o gesto quello che era la barca per i pescatori e la dimensione dell'infame gesto commesso dai balordi di turno.

Ciao SORELLINA...
non pensavamo che sarebbe mai arrivato questo momento...ma purtroppo e inspiegabilmente è accaduto. Adesso che di te ci rimarrà soltanto un ricordo volevamo dirti grazie per quello che sei stata per noi, volevamo dirti grazie perché grazie a te i nostri genitori hanno portato avanti la nostra famiglia, volevamo dirti grazie per ciò che ci hai dato e perché grazie a te il mio papà ha saputo dimostrare a noi figli cosa significa andare avanti legalmente, onestamente, facendo sacrifici e lavorando sodo con tanta umiltà.
Sei stata il nostro sogno, la nostra passione e sei stata parte della nostra famiglia tanto che il tuo nomignolo era "la nostra sorellina".
Ci mancherai tanto, ma purtroppo qualcuno che non è stato fortunato come noi, che non ha avuto genitori come i nostri che gli hanno insegnato i valori come il rispetto e come la legalità, qualcuno che non ha avuto l'occasione di guardare il loro padre negli occhi e di essere fieri di lui come lo siamo noi del nostro, qualcuno che non ha il coraggio di parlare ma solo la vigliaccheria di agire dietro le spalle ha interrotto il nostro sogno, la nostra avventura...ma sappi cara sorellina che le fiamme non distruggono tutto... forse non ti rivedremo più ma…
Chi cancellerà mai il tuo bel ricordo???
Chi cancellerà mai le tue avventure???
Chi cancellerà mai la nostra dignità???
Chi cancellerà mai la nostra storia???
Chi si può nascondere agli occhi di Dio???
Grazie ancora di tutto!!!
Oggi nostro padre e nostra madre hanno perso una figlia...noi una sorella …qualcuno la coscienza...
Imparate a usare le parole e non l'accendino.
 [Giusy Alfonzetti]

lunedì 19 aprile 2010

XX Raduno Nazionale Carabinieri d’Italia.



Si è svolto dal 15 al 18 aprile a Reggio Calabria e Messina il XX Raduno Nazionale “Area Metropolitana Reggio Calabria – Messina” organizzato dall'Associazione Nazionale Carabinieri. L'Associazione Nazionale Carabinieri aggrega Carabinieri in servizio, in congedo e i loro familiari con scopi sociali, morali e di pubblica utilità (Protezione Civile). Le due città dello Stretto sono state per tre giorni invase dai partecipanti alla manifestazione, provenienti da tutta Italia nonostante le particolari difficoltà nei trasporti di questi giorni.  Pezzi forti della manifestazione, per la delizia della popolazione dello Stretto, il Carosello Storico del Reggimento Carabinieri a Cavallo e l’aviolancio dei Carabinieri Paracadutisti del Reggimento Tuscania sul lungomare di Reggio Calabria, oltre alla mostra sui Cimeli Storici dell’Arma ed i due concerti della Banda dei Carabinieri tenuti a Reggio ed a Messina. Ma il culmine è stato raggiunto con la spettacolare sfilata dei partecipanti e dei reparti in armi sul lungomare di Reggio Calabria, tenutasi domenica 18 al termine della manifestazione. In un’atmosfera suggestiva, tra le note dell’inno dell’Arma dei Carabinieri e di altre famose marce militari, hanno sfilato le rappresentanze delle 1696 sezioni di tutta Italia  e delle 24 sezioni all'estero: Canada (Montreal, Ottawa, Toronto, Vancouver, Calgary), Brasile (San Paolo, Valença), Uruguay (Montevideo), Argentina (Buenos Aires, Rosario), Australia (Adelaide, Perth, Sydney, Melbourne), Gran Bretagna (Londra), USA (New York, Boston), San Marino, Francia (Parigi), Belgio (Bruxelles), Sud Africa (Johannesburg), Svizzera (Lugano, San Gallen) Germania (Saarbrucken). A cornice delle delegazioni, la Banda dei Carabinieri, un reparto di Carabinieri Cacciatori, un reparto di Allievi Carabinieri della nostra Città, e lo spettacolare (nel vero senso della parola) Reggimento Carabinieri a Cavallo, che ha sfilato con la mascotte, la cagnolina Lady. Uno spettacolo indimenticabile che chi scrive ha avuto la fortuna di vedere e documentare fotograficamente da una postazione privilegiata. …“Una tre giorni voluta ed organizzata grazie all'impegno dell'Associazione Nazionale e degli enti comunale, provinciale e regionale delle due città dello Stretto che ci hanno sostenuto per creare un calendario di appuntamenti intriso di iniziative che coinvolgeranno la comunità – ha dichiarato il Presidente Nazionale dell’ANC, generale Libero Lo Sardo – abbiamo studiato tutto nei minimi particolari, unendo ai vari momenti di incontro e confronto anche buona musica con il concerto della Banda dell'Arma dei Carabinieri e la sfilata dei radunisti”…. e la Città di Reggio Calabria ha risposto alla grande, abbracciando i partecipanti con amicizia e l’ospitalità che ci ha sempre contraddistinti, oltre che con il grande affetto che tutti i cittadini onesti hanno quasi “istintivamente” verso questa grande istituzione che è l’Arma dei Carabinieri.

Pasqualino Placanica

(pubblicato su costaviolaonline.it)

giovedì 15 aprile 2010

Orgoglio reggino.

 Il video sotto nasce come "promo" pubblicato su Strill.it per il quarto dei cinque racconti storici ambientati nella Reggio antica, scritti e messi in rete (gratuitamente scaricabili) dal professor Daniele Castrizio, storico reggino. Di questi video naturalmente ce ne sono altri, che se vorrete potrete vedere a questo link (da cui potrete anche scaricare i racconti), ma questo in modo particolare oltre che promuovere il racconto (senza fini di lucro, dato che è gratis) rappresenta una dichiarazione di orgoglio storico e civico che non posso fare altro che condividere, nel mio piccolo. Con una raccomandazione ai giovani reggini che leggeranno questo post: studiate la storia della nostra terra, ripercorrete le vostre origini, scoprirete che la nostra città non ha nulla da invidiare alle grandi città dell'antichità, e che molte volte è stata al centro dell'attenzione del mondo conosciuto a causa degli eventi che vi si sono svolti. 
Insomma, come dice un mio giovane amico "conoscere, valorizzare e divulgare la Storia dei Padri": ......"Il raffinato ambiente culturale reggino produsse numerosi esperti di diritto come Androdamas, illustre concittadino che curò la legislazione dei Calcidesi di Tracia. Ne parla Aristotele, uno dei più noti filosofi di ogni tempo, a dispetto dell'assoluta disinformazione sulla Storia dei Padri che regna oggigiorno. Paradosso evidente: Aristotele sapeva dei Reggini illustri, i Reggini di oggi – seppure conoscano Aristotele, non hanno nemmeno l'idea di quanto illustre sia la loro terra. Che peccato!"

lunedì 12 aprile 2010

"EMERGENZA" EMERGENCY



Sabato 10 aprile militari afgani e della coalizione internazionale hanno attaccato il Centro chirurgico di Emergency a Lashkar-gah e portato via membri dello staff nazionale e internazionale. Tra questi ci sono tre cittadini italiani: Matteo Dell'Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani.
Emergency è indipendente e neutrale. Dal 1999 a oggi EMERGENCY ha curato gratuitamente oltre 2.500.000 cittadini afgani e costruito tre ospedali, un centro di maternità e una rete di 28 posti di primo soccorso.
Firmiamo la petizione online a sostegno di Emergency per la liberazione dei nostri connazionali.

venerdì 9 aprile 2010

L'impegno dell'AVIS provinciale di Reggio Calabria


L’AVIS, Associazione  Volontari Italiani Sangue, ha un ruolo importantissimo nel mondo del volontariato per quanto riguarda la raccolta di sangue ed emoderivati, indispensabili nei servizi di primo soccorso e di emergenza urgenza, in interventi chirurgici e trapianti di organo, nella cura delle malattie oncologiche, nelle varie forme di anemia cronica; il lavoro degli operatori volontari, la disponibilità dei donatori e la collaborazione del personale ospedaliero permettono a questa Associazione, presente in maniera ramificata nel territorio della provincia reggina, di svolgere egregiamente il compito per cui è stata fondata. Abbiamo intervistato il Segretario Provinciale Avis di Reggio Calabria, Vincenzo Romeo, che ci ha illustrato con palese entusiasmo e soddisfazione la mole di lavoro svolta nell’anno 2009 dall’Associazione: -“6479 soci, 10088 donazioni, 34 sezioni comunali distribuite da Monasterace a Rosarno evidenziano la capillare penetrazione dell’Avis nella provincia reggina; 11 centri di raccolta  fissi e 3 autoemoteche che percorrono il territorio raggiungendo i donatori nelle più lontane periferie, procurano il prezioso liquido che viene conferito ai Centri Trasfusionali Ospedalieri di Locri, Melito Porto Salvo, Reggio Calabria e Palmi, consentendo di fare fronte all’enorme richiesta che la provincia esprime quotidianamente. Questi risultati sono il frutto di un’organizzazione che si sostanzia in un lavoro continuo da parte del Consiglio Direttivo provinciale che nel corso dell’anno 2009 ha visitato anche le sezioni più lontane attraverso un percorso di ben 2652 chilometri”-. Particolare attenzione l’Associazione dimostra verso l’informazione al cittadino ed il reclutamento di nuovi donatori, linfa vitale per l’attività da svolgere: -“l’azione di promozione della donazione del sangue viene posta in essere soprattutto nelle scuole di ogni ordine e grado”- continua Romeo -“a cominciare dalle ultime classi delle elementari per terminare alle scuole superiori con un programma graduale che porta l’alunno, cittadino di domani, a maturare la coscienza civica necessaria a considerare l’atto della donazione un dovere sociale”-. L’AVIS reggina è presente anche su internet con il sito web www.avisrc.it  su cui è possibile visionare la storia dell’Associazione e soprattutto informarsi in maniera esaustiva sulla materia. L’entusiasmo del Segretario lascia il posto ad una certa amarezza quando si tratta di rispondere alla domanda relativa all’impegno delle istituzioni a supporto dell’attività dell’Associazione. -“Purtroppo l’azione dell’AVIS non trova adeguato riscontro nelle sfere sanitarie, soprattutto a livello della Regione Calabria, ancora ben lontana dal recepire una legislazione già patrimonio delle altre regioni italiane. A livello locale, alla ottima collaborazione dei sanitari e parasanitari ospedalieri, sempre a fianco dell’AVIS anche con notevoli sacrifici personali, corrisponde una farraginosa, disattenta e disorganizzata realtà amministrativa sanitaria che disconosce il valore civile, sociale e sanitario dell’AVIS”-. Parole chiare e pesanti, quelle che il Segretario Romeo usa per concludere l’intervista, che lasciano trasparire lo stato d’animo di chi si impegna in una vera e propria missione e non trova l’adeguato riscontro nelle istituzioni locali preposte. Dal canto nostro ci auguriamo che la ventata di nuovo che sembra essere scaturita dalle ultime elezioni regionali influisca positivamente anche su questo importante aspetto del volontariato sociale a quanto pare fino ad oggi trascurato dalla politica locale.

Pasqualino Placanica


(pubblicato su costaviolaonline.it) 


sabato 3 aprile 2010

Reggio Calabria: la Giornata della sicurezza sul Web

Si è celebrata oggi 2 aprile in tutta Italia la “Giornata della sicurezza sul Web”; in questa occasione gli esperti della Polizia Postale e delle Comunicazioni hanno messo a disposizione del pubblico le loro conoscenze e la loro professionalità per una navigazione sicura all’interno della “Rete” da parte di tutte le tipologie di utente, dal neofita al più esperto, passando dalla categoria più esposta alle inside: i bambini. Polizia Postale e delle Telecomunicazioni, la specialità della Polizia di Stato che si occupa di sicurezza informatica, ha allestito in venti città italiane tra cui Reggio Calabria info-point finalizzati all’illustrazione dell’attività svolta e soprattutto a fornire alla cittadinanza consigli e suggerimenti per una navigazione sicura su internet. A Reggio Calabria l’info-point è stato allestito in Piazza Camagna, sul Corso Garibaldi, dove dalle 9,00 alle 20,00 di sera i cittadini hanno potuto vedere illustrati in video le tecnologie e gli strumenti in uso alla Polizia Postale per garantire la navigazione sicura, oltre che ottenere risposte ai propri quesiti dal personale qualificato di Polposta presente. Contemporaneamente si è svolta l’iniziativa “Porte Aperte alla Postale”: sono stati aperti alla cittadinanza gli uffici del Compartimento di Polizia Postale e delle Telecomunicazioni, in via sant’Anna II tronco, con visite guidate. In questa iniziativa si è inquadrato anche il concerto per la legalità "C'è più sicurezza insieme! 1 clik… X te" - che ha avuto come argomento centrale proprio la sicurezza del web. Lo spettacolo si è tenuto a Roma il 24 marzo scorso e sarà trasmesso il 3 aprile su Rai 1 alle 14.30. È utile e doveroso ricordare l’attività svolta da questa specialità della Polizia creata negli anni ’90 a seguito di un’intuizione dell’attuale Capo della Polizia Antonio Manganelli che vedendo negli Stati Uniti alcuni uomini dell’FBI al lavoro ebbe l’idea di spostare un nucleo dello SCO (Servizio Centrale Operativo) alla Polizia Postale; il nucleo era di soli 20 uomini, ma il campo di azione interessato ed i risultati ottenuti sono stati tali da rendere sempre più necessario l’aumento di organico al punto che adesso gli specialisti del reparto sono migliaia in tutta Italia, e lavorano costantemente per contrastare i crimini informatici e garantire a tutti noi la sicurezza telematica. Tramite il Commissariato di Polizia online, un ufficio di Polizia virtuale ma reale, attivo 7 giorni su 7, 24 ore su 24, è possibile sviluppare e concludere attraverso la Rete diverse tipologie di pratiche relative a: Sicurezza Telematica, Immigrazione, Polizia Amministrativa e Sociale, Concorsi, Minori, Denuncie via web. Particolarmente attenti ai reati contro i minori, esiste una sezione dedicata al contrasto della pedofilia online, ed un’altra dedicata ai minori scomparsi, otre ad una sezione finalizzata alla persecuzione dei reati telematici in generale, comprese le varie tipologie di truffe online. Un’attività importante, insomma, dalle immense potenzialità, ancora poco conosciuta e poco sfruttata dalla cittadinanza. La celebrazione di oggi si rivela un’ottima iniziativa sicuramente da ripetere ogni anno, anche in considerazione della sempre maggiore diffusione dell’utilizzo del Web e del conseguente aumento dei rischi connessi soprattutto a carico dei minori.
Pasqualino Placanica

(pubblicato su costaviolaonline.it) 

mercoledì 31 marzo 2010

Lo tsunami Scopelliti travolge il centrosinistra calabrese.

Da:  RETE PER LA CALABRIA,  riprendo questo pezzo di Giovanni Pecora che secondo me rende molto bene l'idea sull'argomento per quanto riguarda l'aspetto relativo al centrosinistra ed alle cause della disfatta elettorale senza precedenti:


Lo tsunami Scopelliti travolge il centrosinistra calabrese. E adesso cacciateli tutti.

Come avevamo ampiamente previsto noi, popolo degli incazzati con il centrosinistra, il loierismo, l’emirato di Peppe Bova, il familismo amorale di Nicola Adamo, hanno creato solo un impero di carta, di tessere finte e tesseramente gonfiati, che uno tsunami elettorale, quello dove i voti sono veri, e non di plastica come nelle primarie, ha spazzato letteralmente via.
Non è stato merito – o almeno non solo merito – di Scopelliti, ma demerito di una classe dirigente di centrosinistra non solo autoreferenziale e non radicata realmente sul territorio, ma immorale, collusa con il potere trasversale delle lobbies politico-affaristiche come quella rappresentata dal direttore di “Calabria Ora” Paolo Pollichieni, odiosa nei rapporti con la propria stessa minoranza interna.
Adesso i “Signori delle tessere” hanno dilapidato in soli cinque anni un patrimonio di consenso e voti, riuscendo nella memorabile impresa di portare il centrosinistra dal 63% del 2005 al miserrimo 31% che le proiezioni danno in questo momento
Avevamo previsto – e per la verità auspicato – non una sconfitta, ma uno tsunami che ripulisse la nostra terra da questo ciarpame politico. Siamo stati accontentati al di là di ogni nostra più fosca previsione.
Adesso anche i sordo-ciechi dirigenti nazionali PD come Franceschini e Bersani dovranno scegliere: o dare ancora ossigeno a questi cadaveri politici, agli zombie Loiero, Adamo e Bova, o cacciarli via e ricominciare da zero.
Anche il dato di Callipo è ininfluente, doppiamente ininfluente, cioè sia come segnale di cambiamento (evidentemente la gente non ha creduto alla favoletta dell’imprenditore illuminato, ma che in effetti ha deciso di fare tutto da solo, col solito metodo padronale che evidentemente gli è congeniale), né dal punto di vista dell’ipotetica alleanza con il centrosinistra, visto che tutti insieme avrebbero raggiunto sì e no il 40%.
I calabresi hanno fatto una scelta di campo netta e chiara per un cambiamento radicale, senza nebulosità ed avventure.
Adesso per cinque anni governerà Peppe Scopelliti, con un largo mandato popolare. Un mandato che gli deriva in buona parte dall’astensionismo di almeno un 5/6% di elettori che la volta scorsa avevano votato centrosinistra, ed io penso di almeno un 15% di elettori che la volta scorsa avevano votato Loiero, e stavolta hanno votato Callipo o direttamente Scopelliti.
Tradotto in cifre accorpate, potremmo dire che un inedito “terzo polo” alternativo in questo momento storico in Calabria esiste, e può contare su una base di partenza di circa il 20% di elettori.
Questa potrebbe diventare la vera e dirompente novità in Calabria, una novità politica che potrebbe diventare non solo utile, ma addirittura indispensabile all’avvento della “Calabria che vorremmo”.
Soprattutto se riuscirà a risolvere i nodi del protagonismo basato sul nulla al suo interno e si darà delle regole democratiche di rappresentanza. Ma ancor di più se saprà cominciare a dialogare con tutti, per il bene della Calabria, al di là degli steccati ideologici.
L’alternativa si costruisce nei confronti del malaffare, della mafia, della massoneria deviata, e nelle loro collusioni con la politica. La battaglia si deve fare PER una Calabria diversa dal passato, che per noi ha purtroppo un solo colore: il nero del lutto.
Se guardiamo alla disfatta di personaggi come Bova, Adamo ed i loro manutengoli in affari come Pollichieni, dovremmo veramente esultare.
Ma se vogliamo veramente il bene della Calabria dobbiamo esser molto sobri, perchè il cammino del cambiamento è appena cominciato.
Deve dare prova di profondo cambiamento di mentalità il centrodestra guidato da Scopelliti, perchè altrimenti tutto sarebbe vano.
Ma deve dimostrare reale volontà di cambiamento anche il centrosinistra calabrese, che ha portato questa parte politica al livello elettorale più basso di tutti i tempi, ma che neanche di fronte alla peggiore delle disfatte dimostra di avere, almeno fino alle notizie a caldo, un minimo di etica politica: notizie colte qua e là ci dicono infatti di cupe riunioni a porte chiuse in cui si sta tentando – come nella migliore tradizione di sinistra – di buttare la colpa della sconfitta su “eventi esterni imprevedibili”, improbabili “tradimenti”, orride “collusioni”.
Dicono di tutto, tranne la cosa più semplice: “non siamo più credibili come classe politica”.
Mai, specialmente tra gli ex comunisti, UNO che abbia il fegato di assumersi la responsabilità di una sconfitta così macroscopica ed irrimediabile traendone la conclusione più logica: CAMBIARE MESTIERE.
Quando il popolo ti castiga in maniera così pesante ed inequivocabile, un politico per bene, un galantuomo, restituisce le chiavi e se ne torna a casa a fare il vecchio mestiere che faceva prima di essere “onorevole”.
Ah, già.
Forse il problema è proprio questo. Da quelle parti di gente che abbia un mestiere oltre alla politica non è che ce ne sia poi tanta.
Ma con quello che hanno messo in tasca in tanti anni di potere politico, almeno i più importanti di loro, potrebbero anche permettersi il lusso di vivere di rendita, perbacco.
Vediamo dunque chi di loro avrà il buonsenso di lasciare le chiavi del partito e farsi da parte.
Si accettano scommesse.
Giovanni Pecora

(pubblicato con l'autorizzazione dell'autore)

CIALTRONI SUL WEB - 2


Ho ricevuto dal signor (non lo nomino) la seguente nota, riportata anche tra i commenti riferita al post " CIALTRONI SUL  WEB", che riporto in grafica e testo fedeli:

" MOLTE ALTRE COSE SAREBBERO DA AGGIUNGERE A QUANTO FIN QUI ESPOSTO PER LA TUTELA DI CHI SCRIVE. NON SARA' FATTO. DA CARTEGGI E INFORMAZIONI PERVENUTECI RECENTEMENTE, IL C.D. DELL'ENTE CHE RAPPRESENTO, HA DECISO NON ESSERE QUESTA LA SEDE ADATTA. INFATTI IL PRESENTE BLOG, PER COME STRUTTURATO, GESTITO, SENZA ALCUNA VALENZA GIURIDICA O SOSTITUTIVA DELLA STESSA, ECC, SENZA CONTROLLI CHE NON SIANO QUELLI PRIVATI INDICATI, SENZA ALCUNA TUTELA GIURIDICA VERSO I TERZI, NON ESSENDO A CIO' ABILITATO (E CHE IL MACCHINISTA PLACANICA NON PUO' CERTO OFFRIRE, PER MANCANZA DI REQUISITI SOGGETTIVI), E' DESTITUITO DI OGNI CREDIBILITA',IN PARTICOLARE DELLA PODESTA' A DECIDERE, GIUDICARE, VALUTARE O QUANT'ALTRO, IN QUANTO TALE COMPETENZA SU ATTI E FATTI E' DEMANDATA PER LEGGE ALLA SOLA AUTORITA' GIUDIZIARIA E OGNI ATTO CONTRARIO COSTITUISCE VIOLAZIONE DI LEGGE. IL BLOG (SE LEGALE) E' QUINDI SOLO UNA DISCUSSIONE "DA CORTILE", GOSSIP O ASSIMILATO, RISERVATO A CHI HA TEMPO DA PERDERE. CIO' DETTO, SIG. PLACANICA:
1)-LA DIFFIDO A NORMA ART. 10/13 E SEGG. DLGS 196 (e succ.) A CANCELLARE OGNI NOMINATIVO MIO PERSONALE O DELL'ENTE CHE RAPPRESENTO, DAI SUOI ARCHIVI, ABUSIVAMENTE O MENO REPERITO E/O COMUNQUE CHE RISULTI ALLA DATA ODIERNA IN SUO POSSESSO, DANDO CONFERMA PUBBLICA DI ESECUZIONE DELLA CANCELLAZIONE SUL PRESENTE BLOG.
2) LE COMUNICO CHE NON OTTEMPERANDO A CIO' ENTRO GIORNI 15 DALLA PRESENTE DATA (MARTEDì 30 MARZO 2010), CI VEDREMO COSTRETTI A DENUNCIARLA A TERMINI DI LEGGE SEGNALATI,
3) AVENDO INOLTRE SERI DUBBI SULLA LICEITA' DELL'ATTIVITA' CHE LEI SVOLGE E AFFINCHE' SIANO CHIARITI I FINI DELLA STESSA ED EVENTUALI COINVOLGIMENTI PENALMENTE/CIVILMENTE RILEVANTI (ANCHE IN ASSOCIAZIONE O CONCORSO CON TERZE PERSONE, ART. 146 C.P. E SEGG.), TUTTA LA DOCUMENTAZIONE IN NS. POSSESSO VERRA' CONSEGNATA ALL'A.G. AFFINCHE PROVVEDA COME RITERRA' OPPORTUNO.
ERA CORTESIA AVVISARLA, L'ABBIAMO FATTO E, SPERANDO LE SIA TUTTO CHIARO, LA INVITO ANCORA A PROVVEDERE NEL PIU' BREVE TEMPO, COME DESCRITTO.IL PRESIDENTE ROBERTO MATTIONI. "

Forse il signor (non lo nomino) mentre scriveva l’ennesimo commento stavolta farcito di diffida pensava che non lo avrei pubblicato, un po’ come ha fatto lui con la mia email di cui non ha riscontrato la ricezione pur avendola ricevuta. Invece, perché non ho niente da nascondere e non ho problemi a confrontarmi ho pubblicato il commento ed adesso, visto che sono chiamato in causa stavolta pesantemente, dico due paroline anche io: a tal proposito vorrei evidenziare al signor (non lo nomino) che il suo nome e la carica che riveste sono presenti sul mio blog solo ed esclusivamente perchè li ha inseriti lui con i suoi commenti, e che i soli dati in mio possesso ad egli riconducibili sono proprio quelli che lui ha pubblicato; tra l'altro mi ero riproposto di non pubblicare commenti anonimi, come risulta  dall'intestazione del sito, e nel caso specifico per potere pubblicare il commento che lui stesso ha chiesto di inserire ho dovuto per forza verificare l'esistenza della persona, proprio per quelle norme di correttezza che egli adesso invoca. Il primo commento del signor (non lo nomino) mi era sembrato degno di attenzione, perchè al di là dei toni (scritto tutto in maiuscolo, praticamente urlante) comunque cercava di confutare quanto riportato nel post. Chiaramente ogni persona che scrive e si firma sul blog si prende la responsabilità di quello che dice, e per questo io ho il dovere morale, al di là di quello che mi impone la legge, di verificare l'esistenza della persona e la realtà dei dati a cui fa riferimento. Se avessi saputo (ma avrei dovuto capirlo dal tono) con chi avevo da fare, non avrei neanche pubblicato il commento. Successivamente al primo commento del signor (non lo nomino)  in cui si fa riferimento a denunce all'Autorità giudiziaria contro altra persona, a mia tutela in quanto titolare del blog ho fatto un'indagine con metodi leciti sull'argomento, e ne ho riportato l'esito nei commenti successivi sollecitato dalle reiterate note del signor (non lo nomino). Non sono in possesso di niente che riguardi il signor (non lo nomino) e la sua associazione (non la nomino) che non sia reperibile sul web per volontà stessa del signor (non lo nomino) e della sua associazione (non la nomino), materiale scaricabile dal sito web dell'associazione stessa, e sicuramente  in possesso di mezzo mondo, che tra l'altro ribadisco ho reperito al fine di tutelarmi in caso di mio coinvolgimento in eventuale procedimento legale che il signor (non lo nomino) ha dichiarato di avere avviato. I file in mio possesso, lecitamente reperiti, potrebbero servire per una mia difesa in un ipotetico procedimento giudiziario  e pertanto sono in pieno diritto a detenerli. Naturalmente altra cosa sarebbe se li avessi pubblicati, ma ciò non è stato fatto e non sarà fatto; i file saranno esibiti solo ed esclusivamente all’Autorità Giudiziaria in caso di necessità. Esistono tanti modi per impedire l'accesso ai file dei siti web, per esempio la possibilità di filtrarne l'accesso tramite l'autenticazione degli utenti, cosa che per il sito web dell'associazione (non la nomino) non è stata fatta. Pertanto, non vedo cosa dovrei  cancellare di riservato. Sarebbe come se io adesso chiedessi al signor (non lo nomino) di cancellare dal suo commento il mio nome e il dato che riferisce che sono macchinista di Trenitalia: ma se lo ho scritto io nei miei dati accessibili a tutti, come posso pretendere che il signor (non lo nomino) non citi il dato? In definitiva, il signor (non lo nomino) mi ha chiaramente comunicato di non gradire il mio interessamento per lui e la sua associazione, e su questo posso dire che la cosa è reciproca, ma non deve tentare come ha più volte fatto e sta ancora facendo di nascondere l'argomento iniziale da cui è scaturita questa bella discussione. Analizzando il suo ultimo commento, a parte le considerazioni sui dati a suo dire “in mio possesso” (da lui inseriti nel blog e comunque di dominio pubblico perchè sul web) a cui penso di avere già risposto, noto un riferimento a "potestà a decidere, giudicare, valutare o quant'altro" che francamente non riesco a collegare ad un concetto logico. Sembrerebbe che il signor (non lo nomino) intenda che io mi sia sostituito al giudice e lo abbia condannato; chiaramente ciò non è possibile e non traspare dai testi; traspare invece che io dichiaro di non potere entrare nel merito della paternità  dei testi oggetto di disputa con l'ingegner xxxx non avendone gli elementi; traspare anche che io sono  testimone (e adesso più che mai renderò testimonianza se richiesta) del fatto che i testi che il signor (non lo nomino) dice di non conoscere sono invece provenienti dal sito web della sua associazione (non la nomino) e come me anche decine di altri utenti del sito che eventualmente sarebbero  facilmente rintracciabili in caso di indagine fatta da chi ne è titolato. Traspare anche che il signor (non lo nomino) è a perfetta conoscenza (perché glielo ho comunicato io tramite questo blog ed anche per email) del fatto che i file provengono senza dubbio dal sito web della sua associazione, e che quindi non potrà dire di non  saperlo. È chiaro che quando si avvia un procedimento tramite l'Autorità giudiziaria, coinvolgendo altre persone, non si può poi fermarlo a comando, specialmente quando la persona che è stata coinvolta è in grado di dimostrare che il denunciante sapeva della infondatezza della denuncia. ….“chiunque, con denunzia, querela, richiesta o istanza, anche se anonima o sotto falso nome, diretta all'Autorità giudiziaria o ad un`altra Autorità che a quella abbia obbligo di riferirne, incolpa di un reato taluno che egli sa innocente, ovvero simula a carico di lui le tracce di un reato, è punito con la reclusione da due a sei anni”… articolo 368 del Codice penale. In merito alle insinuazioni del signor (non lo nomino) sulla “liceità” (come la chiama lui) dell’attività che io svolgo e sui fini della stessa, non mi abbasserò certo a  minacciarlo di querele e denunce varie: sono chiacchiere da cortile. Le sue farneticazioni somigliano  tanto ai colpi di coda del tonno che è  caduto in rete  e non sa come fare ad uscirne. Il mio blog è pubblico, chiunque può prenderne visione, chiunque può commentare se non anonimo e se si mantiene nei giusti termini di correttezza e dai testi che vi sono esposti le finalità sono chiare ed inequivocabili. Non pubblicherò più alcun commento o nota del signor (non lo nomino) né su quest’argomento né su altro, visto che per sua esplicita richiesta non intende essere nominato. Naturalmente ho dovuto postare il suo commento esattamente come lo ha mandato lui, sempre per la famosa correttezza di cui parlavo prima; un commento a dir poco paradossale, dove mentre mi intima di cancellare il suo nome si firma per nome e cognome e qualifica, e inoltre mi intima di  dare pubblica notizia di avere cancellato il suo nome. Ve la immaginate una nota del tipo: "Comunico all’interessato ed ai lettori di questo blog che ho provveduto a cancellare il nome della persona di cui non vi posso dire il nome, a seguito della nota che mi ha spedito come commento ma che non potete leggere perché non la posso pubblicare in quanto c’è il nome della persona che non vuole essere nominata…..etc. etc…" Con questo  post mi auguro di avere dato un utile contributo a riordinare le idee del signor (non lo nomino) e del “CD” che nomina nel suo commento.

p.s. si scrive poTestà, non poDestà. il PODESTA' è un'altra cosa che forse risulta familiare al signor (non lo nomino).

venerdì 26 marzo 2010

CIALTRONI SUL WEB

 La cialtroneria purtroppo è una piaga che sta sempre più allargandosi anche nel mondo della cultura e dell'informazione, come diretta conseguenza delle nuove tecnologie (in primo luogo il web) che portano i cosiddetti "cialtroni" a trovare terreno fertile nel recuperare elaborati di qualsiasi tipo e riciclarli prendendosene la paternità, a loro uso e consumo senza sprecare una goccia di sudore. La stessa tecnologia, di contro, permette però a chiunque lo voglia, di verificare facilmente se i propri testi o elaborati vengono impropriamente utilizzati da persone non autorizzate, per fini illeciti o sconvenienti; basta inserire una frase abbastanza lunga in un motore di ricerca, scritta tra virgolette o nell'apposito spazio, per trovare eventuali siti che riportano lo stesso testo da noi prodotto, con un'approssimazione molto vicina al 100%. Sotto riporto il testo di una nota che l'ingegner Antonio Rotta, di Reggio Calabria, ha pubblicato in merito ad un "doppio caso" di plagio che ha interessato dei testi da lui redatti. L'autore della nota pone giustamente l'accento sulle ripercussioni negative del fenomeno sull'aspetto didattico,  che portano ignari studenti a fidarsi di pseudo-insegnanti che trasmettono loro elementi reperiti a casaccio senza conoscenza reale delle fonti. 
 
--Diffidate dalle imitazioni
Vagando in rete mi è capitato di imbattermi in un paio di articoli tecnici che hanno attirato la mia attenzione: uno riguardava il degrado del calcestruzzo, l'altro illustrava le varie tipologie di ponti ferroviari.
Cosa me li ha fatti notare? Si trattava di due vecchi articoli scritti da me diversi anni fa, pubblicati sul mio vecchio sito internet, uno dei due pubblicato anche su una rivista (Ingegnere Notizie, edita dall'Ordine degli Ingegneri di RC).
La cosa strana è però che li ho trovati su altri siti, spacciati per lavori di altre persone.
Nulla di così strano, la rete è piena di "copioni", ma in questo caso ci sono degli elementi che fanno riflettere.
1° caso
Si tratta di un articolo dal titolo "La durabilità e il degrado delle strutture in calcestruzzo armato", pubblicato nel 1992 sulla rivista "Ingegnere notizie" e contemporaneamente sul sito, all'indirizzo Articolo cls originale
Pensate che il "copione" di turno è un ricercatore del Dipartimento di Ingegneria delle Costruzioni, dell"Ambiente e del Territorio dell'Università di xxxx tale "dott ing." Antonio xxxxx che sul sito dello stesso Dipartimento, propone la copia integrale del mio articolo come "Lezione n. 5" del corso di Tecnica delle Costruzioni 2"  Lezione n. 5
La cosa grave non è tanto il "furto" di un articolo che ho scritto come passatempo qualche mese dopo essermi laureato, ma il fatto che questo "accademico" lo abbia riportato integralmente quale testo ufficiale del corso senza preoccuparsi minimamente di sapere se lo aveva scritto un luminare della materia o un buontempone che passava di lì per caso, e che non si sia preoccupato nemmeno di notare che al momento in cui ha effettuato il download le immagini riportate nel testo non risultavano disponibili, con il risultato che le immagini citate nell'articolo non sono in realtà presenti nel pdf che ha dato in pasto ai suoi studenti. Non oso immaginare cosa ci sia scritto nelle pubblicazioni che hanno permesso a questo signore di diventare ricercatore universitario ...
Ho gentilmente segnalato all'interessato che farebbe bene ad correggere la lezione aggiungendo le immagini che gli ho inviato per email, ed eventualmente citando l'autore ... ha ringraziato (forse non cogliendo il sarcasmo) e sto ancora attendendo la correzione.


2° caso
Questo è l'articolo originale Articolo ponti originale e questo è il clone Studio tarocco
In questo caso non è solo riportato integralmente, ma vi è stato aggiunto il logo di una "Associazione xxxxxxxxxx" e la firma di due tali "Architetto xxxxxx" e "Architetto yyyyy" ... perché non bastava un solo "copione" avevano bisogno di essere in 2 (Uno dei due avrà fatto il palo?? :) ).
Il tutto è stato pomposamente intitolato come "Studio sui ponti ferroviari".
La ciliegina sulla torta è una la parte di studio che riguarda i costi di costruzione con i relativi grafici, non è stato riportato nel testo, ma c'è la possibilità per gli interessati di richiederlo alla "Presidenza" (Perchè evidentemente si tratta di dati riservati ... non c'è bisogno di dire che nel mio articolo, pubblico, erano presenti)...
Qualora ce ne fosse ancora bisogno vi invito ancora una volta a prendere con cautela qualunque documento si trova in rete, perché la sua origine è spesso ignota, anche se presentato con firme altisonanti.
Antonio Rotta

(mi ha contattato l'autore della nota, Ingegner Rotta, il quale, pur confermando la paternità degli scritti oggetto della stessa, mi ha comunicato di non avere alcuna intenzione di accusare l'associazione citata nel post, ritenendo la stessa in buona fede ed attribuendo le responsabilità ai "copiatori"; pertanto, mi ha anche chiesto di eliminare dal post la denominazione della stessa. Sperando che ciò contribuisca a rasserenare gli animi delle persone coinvolte, aderisco volentieri alla richiesta. il post viene modificato alle ore 20,21 del 28 marzo 2010)

giovedì 25 marzo 2010

Asfalto elettorale


In queste fotografie sono rappresentati due siti "storici" delle strade di Reggio Calabria; per meglio dire, "storiche" sono le pessime condizioni del manto stradale. I due siti sono l'incrocio tra vico Itria ed il Viale Calabria, e l'incrocio tra via Botteghelle e via Messina.  Le foto sono state scattate qualche settimana fa ed oggi. Da mesi e mesi i due incroci, e per quanto riguarda la via Botteghelle anche l'intera sede stradale, sono stati trascurati, e le buche si sono sempre più allargate anche a seguito delle piogge. Come i due esempi sopra citati, ce ne sono molti altri in situazioni anche peggiori. Eppure proprio oggi girando per la città si può notare un particolare fenomeno, riguardante tra l'altro uno dei due esempi: di colpo, le buche sono state riempite di asfalto, ed il manto stradale è stato quanto meno reso percorribile. Ma ci voleva tanto? Evidentemente si, visto che mentre l'incrocio tra  tra via Botteghelle e via Messina ed addirittura l'intera via Botteghelle sono stati completamente normalizzati, l'altro esempio si trova in condizioni ancora peggiori di quelle di qualche settimana fa, e non ci sono segni d'interventi in corso. E così per altri siti analoghi, qualcuno si, altri no. Mi sono domandato quale potrebbe essere il meccanismo logico che stabilisce la priorità negli interventi del genere, e non sono riuscito a trovarne uno (logico, intendo dire). L'unica cosa che mi viene da dire (ma forse sono paranoico) è che, guarda caso, in prossimità dell'incrocio di via Botteghelle c'è la scuola media Larizza, che è sede di seggio elettorale, mentre nell'altro sito scuole non ce ne sono.  Certo che, andando a votare, un cittadino che si trovi a dovere percorrere una strada completamente dissestata potrebbe essere tentato anche di tornarsene a casa, per non dire altro. Ma forse sono paranoico, ripeto. Fate voi.

Reggio Calabria: presentazione del romanzo “Un libro ci salverà”, di Antonio Calabrò

Il 23 marzo 2010, si è tenuta presso l’aula “Italo Falcomatà” dell'Università per Stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria la presentazione del romanzo: “Un libro ci salverà” edito dalla Casa Editrice Leonida, dello scrittore reggino Antonio Calabrò. L’autore, ferroviere di professione, ha presentato il suo terzo libro in un’atmosfera veramente calda ed accogliente, in una sala piena in ogni ordine di posti alla presenza di un pubblico qualificato e competente che ha accolto con visibile piacere l’opera proposta. Il professor Vincenzo Crupi, docente di letteratura all’Università “Dante Alighieri” ha salutato e ringraziato il pubblico presente, seguito da un intervento del Direttore editoriale della Casa Editrice Leonida dottor Domenico Polito, che ha illustrato le attività dell’azienda, assicurando particolare attenzione ai rami della narrativa e della poesia. Ma la vera presentazione è iniziata con l’intervento della dottoressa Francesca Rappoccio direttrice della Collana di Narrativa: “…un inno alla lettura..” così (ed a nostro parere, con ragione) la dottoressa Rappoccio definisce il libro di Antonio Calabrò: “…è un libro destinato a scatenare discussioni e clamori, a spiazzare il pubblico. Si tratta del racconto, in prima persona, di un percorso esistenziale sempre segnato dalla necessità concreta, reale e fisica del contatto con i libri. Fin da subito Calabrò si palesa come voce narrante spoglia da remore nel rivelare ai lettori dubbi ed interrogativi sul mestiere dello scrittore……Calabrò immagina di aggirarsi nei meandri oscuri dell’iter letterario accompagnato da Melville, sua guida alla maniera di Virgilio: sempre pronto a aiutarlo e in alcuni casi a spronarlo lungo la via da seguire per realizzare il suo soggetto. Melville però non sarà l’unico a essere presente. Le voci di tanti autori fungono infatti da prefazioni a ogni capitolo: Calasso, Tolstoj, Stendhal, McCarthy, Bulgakov; Borges (ciascuno di essi ha contribuito a rendere Calabrò un intellettuale in perenne stato di osservazione)...”. Al termine della presentazione si sono succeduti numerosi interventi da parte del pubblico presente, tutti finalizzati ad interrogare l’autore su particolari aspetti del libro; nessun intervento banale a riprova della solidità dell’opera, che veramente apre orizzonti immensi a chiunque ne volesse discutere. Nel libro si trovano anche riferimenti a fatti storici realmente accaduti, come la peste a Reggio Calabria del 1740, le vicende di Galla Placidia, di Eleonora D’Aquitania ed altri ancora, ed è scritto con una forma particolare, una vera novità: frasi breve e secche, metafore, cambi improvvisi di registro che coincidono con i cambi di narrazione; a tal proposito l’autore (capotreno delle ferrovie) dice di aver avuto l’idea osservando gli “scambi” ferroviari, ed anche da questa affermazione appare palese l’originalità della persona al di là dei suoi scritti. Auguriamo all’autore di vedere, tramite il consenso dei lettori, riconosciute le caratteristiche e soprattutto le finalità didattiche che l’opera si propone; ed un po’ ce lo auguriamo anche noi, come calabresi figli di una terra bistrattata che nonostante tutto (per fortuna) continua a sfornare eccellenze in tutti i campi della cultura e del lavoro.

Pasqualino Placanica

(pubblicato su costaviolaonline.it)

martedì 23 marzo 2010

Manifestazione contro i tagli dei treni a Reggio Calabria

Come annunciato si è svolta oggi 23 marzo a Reggio Calabria la manifestazione indetta da tutte le sigle sindacali dei trasporti finalmente ricompattate (FILT-CGIL, FIT-CISL, Uiltrasporti, Orsa, UGL-AF e FAST-Ferrovie) per protestare contro l’eliminazione da parte di Trenitalia dei treni a lunga percorrenza che collegavano il nord Italia con la Calabria. La manifestazione, tenutasi alla stazione centrale ha visto la partecipazione di numerosi ferrovieri e cittadini, segnale di una forte volontà dei lavoratori e degli utenti di non sottostare alle penalizzanti decisioni di ridimensionamento del traffico ferroviario in Calabria. Al termine della manifestazione i massimi responsabili regionali delle Organizzazioni Sindacali hanno tenuto una conferenza stampa in cui hanno ribadito la ferma intenzione di continuare ad oltranza la lotta con incisive azioni anche di astensione dal lavoro, ed hanno preannunciato un primo sciopero di otto ore da tenersi il 23 aprile prossimo. In tale data si svolgerà su tutto il territorio nazionale uno sciopero di 24 ore indetto dalle Segreterie Nazionali dei sindacati, riguardante gli addetti al trasporto locale, ferroviario e servizi, finalizzato al riavvio delle trattative per il Contratto Nazionale di Lavoro della Mobilità, ormai ferme da tempo. Contestualmente a questa grande iniziativa nazionale, in Calabria quindi i ferrovieri calabresi sciopereranno anche per difendere la realtà locale, come già detto oggetto di decisi tentativi di ridimensionamento da parte di Trenitalia. È intenzione delle Segreterie Regionali di prevedere, in caso di mancato riscontro positivo alle legittime richieste dei cittadini e dei lavoratori interessati, anche ulteriori azioni di sciopero di 24 ore. Al termine della conferenza stampa le delegazioni sindacali si sono recate presso l’ufficio del dirigente responsabile di Trenitalia, occupandolo virtualmente, in attesa di ricevere risposte chiare e precise dall’azienda. Il Segretario Generale Fast-Confsal Calabria Enzo Rogolino ha dichiarato che non esclude “che l’escalation di azioni di protesta possa culminare con una manifestazione sindacale da tenersi a Roma, per sollecitare una chiara presa di responsabilità da parte della politica nazionale”.

Pasqualino Placanica
(pubblicato su costaviolaonline.it)