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"passo la vita fuggendo dalla mia ignoranza"
NON CAPISCO...E NON MI ADEGUO!!!
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lunedì 15 luglio 2013

La replica dello Stato


Ho letto le riflessioni del mafioso, e non posso esimermi dal replicare, visto che vengo chiamato pesantemente in causa. Sono lo Stato, o meglio "sono stato lo Stato". Adesso non mi saprei definire neanche io. Mi sono evoluto ad un punto tale che la parola Stato è riduttiva.
 Basti pensare a quando vengo menzionato: "esistono pezzi di Stato deviati", per esempio. Avete mai sentito dire che esistono pezzi di mafia deviati? Fare il mafioso è facile, l'indirizzo è uno solo, il crimine. Io invece mi devo barcamenare tra decine di attività.  
Credete che sia facile tutelare i miei cittadini e contemporaneamente metterli in pericolo con i miei commerci? Produco e vendo in tutto il mondo armi, guadagno sopra sigarette e liquori. Gestisco giochi e lotterie di tutti i tipi. Devo affrontare giornalmente problemi enormi, come l'inquinamento, i rifiuti tossici, le malattie che ne derivano.
E nello stesso tempo devo legalizzare le illegalità commesse da chi è responsabile di questi problemi. Mi devo inventare ogni giorno la soluzione per fare coesistere al mio interno il crimine e la legalità, con la differenza che il crimine me lo tengo puro così com'è, seppur camuffato, la legalità la devo adattare di volta in volta alle esigenze del crimine. E le risorse poi, sembra facile reperirle.
Dovrei ricostruire un paio di città, per esempio, distrutte dal terremoto. Che colpa ne ho io se contemporaneamente c'è da mantenere all'estero qualche migliaio di soldati? E se devo acquistare nuovi armamenti? I soldi quelli sono, non ho il pozzo da cui prenderli. Me li devono dare i cittadini; anzi, veramente me li prendo, ma non bastano mai. Ecco perché poi, per esempio, non pago le aziende.
Io, in quanto Stato, logicamente non ho una coscienza. Ma in fondo in fondo, mi dispiace dovere danneggiare le piccole aziende, non pagando i miei debiti e magari contemporaneamente pignorandole per altre pendenze. Ma solo le piccole, le grandi, quelle che fanno affari all'estero no, quelle le aiuto, ne va della mia credibilità. Sono forte con i deboli e debole con i forti, è nella mia natura e nella mia storia. Sul mio territorio vengono cani e porci a fare i loro traffici, spesso su mandato di paesi stranieri.
Sanno che io sono accondiscendente, nell'interesse del commercio con l'estero. Petrolio, armi, macchinari, edilizia, fruttano miliardi di euro alle multinazionali italiane ed estere, mica mi posso mettere a rompere le uova nel paniere a gente di quel calibro.
 Sono stato lo Stato. Adesso..... Fare il mafioso è più facile, sentite a me.
N.B. La prima parte di questo racconto è qui

lunedì 8 luglio 2013

'Na caminata....


'Na caminata longa staiu facendu,
chi ccuminciau u iornu chi nascìa,
mi vitti figghioleddhu e giuvinottu,
e mi purtau mi rrivu a 'stu mumentu.

Ora chi viu u fundu d'u straduni,
chi ormai ndi fici certu cchiù di menzu,
haiu a fari i cunti cu chiddu chi fici
e cu chiddu chi di mia lu mundu dici.

Si fici cosi boni haiu a sapiri,
e si caccunu i mia nd'avi lagnanzi
vogghiu sapiri quanti e quali sunnu
undi sbagghiai e si nci fici dannu.

Mi vogghiu presentari a 'stu traguardu
mi pozzu diri "'u sacciu chi mi spetta"
non vogghiu premi pa' me maratona,
sulu rispettu pi la mè persona.

Na' caminata longa m'haiu a fari
pi gghiri a nu' giardinu chinu i sciuri
sutta a n'arburu mi vogghiu ssettari
chi d'a me vita i cunti m'haiu a tirari...

domenica 30 giugno 2013

Vulissi...



Vulissi turnari arretu ddumil’anni
pi vidiri ‘u mundu com’u fici Diu
pi vidiri sta’ terra senza i danni
chi l’omu scelleratu nci causau.

Vulissi Ulisse ‘u grecu mu mi cunta
com’era ‘u Strittu ‘e tempi d’i sireni
pirchì di tanta fama e tanta gloria
oggi non ndi restau nu sordu i beni.

Valli e sciumari, arburi e nimali
comu a natura i fici e ‘i mmantiniu
prima mi si scatena a distruzioni
figghia dill’arroganza e presunzioni.

Vulissi non mi nc’è fami nto mundu
vulissi non mi nc’esti carestia
vulissi non mi si faci cchiù guerra
e vulissi mi regna l’allegria.

Ma poi mi rendu cuntu chi “vulissi”
è ‘na parola, non voli diri nenti
a usunu ogni gghiornu tanti genti
e d’i “vulissi” non ci nesci nenti.

Ma nu’ “vulissi” sulu, unu pi tutti,
bastassi pi ggiustari a situazioni:
vulissi l’omu mi si rendi cuntu
chi sta jarmandu la so distruzioni!

U’ sacciu, chi vulissi troppi cosi,
‘a presunzioni non manca puru a mia
pirchi “vulissi” non è na decisioni
è sulu un fattu di …….putruneria.

lunedì 24 giugno 2013

U' rriggitanu e u' cafè.



A Rriggiu c'é l'usanza d'u café,
matina, menziornu e sira
ogni occasioni é bona p'u piaciri,
ogni locali vali p'u doviri.

"Cumpari chi si dici, comu siti?
a’ casa sunnu boni, e a cummari?
Pigghiamundi u café c’a santa paci,
dda c'é nu bar, si vi faci piaciri".

Trasimu e ndi mintimu in terza fila,
arretu a tutti chiddi comu a nui,
chi spettunu mi fannu u so doviri,
e intantu ndi scambiamu ddu paroli.

Spettamu na menz'ura arretu o bancu
mi rriva u nostru turnu m'ordinamu,
"su ddu café, e ddu biccheri d'acqua"
e poi quandu ndi porta ndi scialamu!

Ma nu café normali non si poti,
ci voli a schiuma, u latti, oppuru u “sceik”
nto vitru, plastica o tazzina
bollenti caddu friddu o…ca ciaurrina.

Gustamu stu cafè ch'é na bontá,
ma prestu, chi c'é genti arretu i nui
chi sta facendu a fila p'u so turnu
e spetta mi ndi jamu mi si sciala.

Ma a megghiu cosa é quandu si pava,
"non mi si dici chi pavati vui,
jeu era intra, perciò mi ttocca a mia!".
I reguli su chiari, non si fui.

Pavari o bar non esti cosa i pocu,
e s'hannu a rrispettari i tradizioni,
pava cu é gghintra oppuru cu mbitau,
pirchì offriri nu café é soddisfazioni.

E si cu trasi esti cu atri amici,
puru chi chisti nui ne canuscimu,
“chi vi pigghiati? Simu a disposizioni!
È pavata pi vui a cunsumazioni!!!”

lunedì 29 aprile 2013

Piazza Castello e il "tuuurismo".

Situazione attuale
Festeggiamenti per l'inaugurazione


Reggio Calabria. - Siamo lontani anni luce dall’estate 2007, quando l’amministrazione comunale dell’epoca inaugurò in pompa magna la nuova Piazza Castello, con tanto di sbandieratori medioevali ed addobbi floreali rimossi subito dopo la cerimonia. Già dopo qualche mese le aiuole fiorite e i vari arredi erano un ricordo nella mente dei residenti, rievocato solo dai proclami periodici degli amministratori di allora. Tempo fa la ditta che stava effettuando modifiche alla struttura dell’edificio ha abbandonato i lavori a causa dei mancati pagamenti da parte del comune, e la piazza è ormai alla mercè di vandali e malintenzionati. Per finire, è notizia di qualche giorno fa: il Castello Aragonese è ufficialmente pericolante. Mai, se non per mano dell’uomo, del reggino, questo imponente monumento ha manifestato cedimenti; né sotto bombardamenti né durante terremoti devastanti. Dopo la caduta di qualche pezzo di muro, l’ufficio responsabile non ha saputo fare altro che recintare con una rete la parte del perimetro interessata, trascurando poi di curare anche il recinto stesso. Contemporaneamente chi evidentemente è fuori dal mondo reale e vive in un paese delle meraviglie, esalta come un successo l’arrivo in città di migliaia turisti stranieri. Chissà cosa penseranno, questi turisti, quando vedranno il Castello transennato. E soprattutto cosa racconteranno in giro di questa nostra povera città, sommersa dai rifiuti, con i Bronzi che invece di giocare a morra se ne stanno sdraiati a palazzo Campanella a far niente
Ma non fa niente: “sorridiamo al turista, sorridiamo al futuro!”
L'allora sindaco Giuseppe Scopelliti- Estate 2007

giovedì 25 aprile 2013

Lo scatolo del mio sapone da barba? Finirà nella spazzatura


Sono andato a comprare il sapone da barba. Uso la stessa marca da 35 anni, una di quelle storiche, usata anche dai barbieri professionisti. E compro la confezione professionale, da 500 ml. Sempre quella. La prima che ho avuto, a 15 anni, me l’ha regalata lo zio Ciccio, un signore particolare, molto esigente, anche troppo forse. 
Ma oggi non vedo il mio prodotto preferito, di solito lo trovo a colpo d’occhio, tanto è caratteristica la confezione. Un tubo di plastica morbida con le scritte verdi pieno di crema profumata. Usarlo è semplice, si svita il tappo, si preme il tubo e la crema profumata esce sul pennello bagnato. Eppure è lo scaffale giusto.
Mi si avvicina una commessa, con uno sguardo interrogativo e contemporaneamente disponibile: -Posso esserle utile?- Non nego di essere perplesso, stavo pensando “accidenti, vuoi vedere che la ditta è fallita?” -Si grazie, signorina. Cerco la confezione professionale del sapone da barba xxx, ma non la vedo; la prego, non mi dica che non c’è!- Il sorriso rassicurante della commessa mi tranquillizza -Ecco qua, signore, la confezione è cambiata, per questo non la trovava; vede: hanno messo il tubo dentro uno scatolo, una cosa più fine.-Mi torna in mente quella famosa pubblicità di caramelle: “un cofanetto di caramelle xxx non s’incarta mai!”.
Le strategie commerciali sono spesso incomprensibili ai comuni mortali. Una confezione storica, che per mezzo secolo ha caratterizzato inconfondibilmente un prodotto viene cambiata, anzi stravolta…boh! Guardo lo scatolo e penso: “un rifiuto in più da smaltire, alla faccia delle politiche ambientali”. Passo alla cassa, pago e mi viene consegnato il prodotto dentro una busta ecologica di materiale biodegradabile che si buca immediatamente con lo spigolo dello scatolo.
Esco, dribblo un cumulo di rifiuti sul marciapiede e vado alla macchina. Il tubo di sapone da barba mi basterà per tre o quattro mesi, chissà se per allora qualcosa sarà cambiato. In meglio, intendo.

sabato 6 aprile 2013

Io, visionario solitario, lo sapevo già



Reggio Calabria: Oggi la notizia dei 42 dipendenti comunali assenteisti, ieri quella dei consiglieri regionali truffaldini, e tornando indietro nel tempo, avvisi di garanzia a questo e quello per reati collettivi derivanti dal malcostume dilagante. La vera notizia, tra tutte queste, non la evidenzia nessuno: il cittadino reggino, appena la notizia è ufficiale, si stupisce, legge e condanna il comportamento del (presunto) delinquente di turno. Manda lettere ai giornali, dopo, ne chiede le dimissioni, dopo, lo vorrebbe in carcere a pane ed acqua, dopo.
Io, dopo tutte queste notizie sono scioccato, non dalle notizie, ma dal fatto che sapevo già tutto. Sapevo che al Comune di Reggio molti impiegati firmano e se ne vanno in giro, così come so che lo fanno in tutte le amministrazioni pubbliche ed anche in alcune pseudo-private. Sapevo che alcuni amministratori pubblici sono corrotti, sapevo che qualcuno ha saccheggiato le casse pubbliche, sapevo che dietro a certi fallimenti di grosse aziende c’è la frode, etc etc etc.
Come facevo a saperlo, mi domando, se quasi nessuno a Reggio immaginava niente di tutto ciò? Ho paura della risposta. Ho paura di scoprire di essere un veggente dotato di poteri paranormali, in grado di vedere ciò che non si vede, di udire ciò che non si sente, di sapere ciò che nessuno immaginerebbe mai.
Ieri, per esempio, ho avuto una visione: ho visto che ai semafori e alle uscite dei supermercati (i pochi rimasti aperti in città) si piazzavano delle donne straniere per chiedere l’elemosina con dei bambini in braccio. Ho visto che in determinati punti della città, al calar del sole, ma a volte anche di giorno, si piazzavano gruppetti di donne di facili costumi e travestiti. Ho visto che la Villa Comunale di notte diventava regno di sbandati, delinquenti e reietti della società.

lunedì 18 marzo 2013

I due Marò e l'onore d'Italia


Sulla vicenda dei Marò, vorrei essere chiaro. Non so se sono colpevoli, o se invece si tratta di una macchinazione per spillare denaro o per ottenere vantaggi di altro tipo, oppure per danneggiare Sonia Gandhi o anche per zittire oppositori politici.  Mi si dirà (mi è stato detto) che in quella zona del mondo ci sono decine di nostri concittadini in carcere accusati di possesso di droga vittime di lestofanti che li hanno incastrati per riscuotere una ricompensa, e di cui nessuno si occupa. Non so se nessuno se ne occupa e non so se sono veramente colpevoli, ma le difficoltà che sono emerse per sbloccare in modo meno doloroso la vicenda dovrebbero fare capire quanto sia difficile gestire situazioni del genere in paesi simili. La vicenda dei Marò è di dominio pubblico perchè si trattta di due soldati in servizio comandato su una nave italiana, e interessa direttamente i rapporti diplomatici tra due paesi. Questa è la differenza sostanziale. Per il resto, come per i turisti, potrebbe essere tutto e il suo contrario. A mio parere devono essere processati e se colpevoli condannati ad una pena adeguata, ma dalle posizioni che leggo in giro noto che ai più sfugge un elemento essenziale del problema: l'Italia, come è giusto che sia, nega l'estradizione agli altri stati qualora il cittadino straniero oggetto della richiesta sia accusato di un reato che prevede, nel paese richiedente, la pena di morte. In India per l'omicidio è prevista la pena di morte, ne consegue che se un presunto assassino indiano viene catturato in Italia non può essere estradato in India. Cosa dovrebbe fare lo Stato Italiano di due suoi cittadini che rischiano la pena di morte in un paese straniero? Trattarli diversamente? O qualcuno crede che se l'India reclamasse altri due cittadini italiani con un'accusa analoga e con il rischio di venire condannati a morte l'Italia non farebbe la stessa cosa? Li estraderebbe? Ma gli altri purtroppo non sono in Italia. Onore, credibilità nazionale, sono solo ed esclusivamente concetti fumosi se si vuole concretizzarli con i comportamenti pubblici degli stati nei rapporti diplomatici. La diplomazia è il mondo più complesso e falso che si possa concepire, non bisogna dimenticare che il braccio armato di tutte le diplomazie del mondo sono i vari servizi segreti. La parola d'onore è cosa da uomini, ma da uomini presi singolarmente. L'India non è un paese famoso per i comportamenti democratici, l'arresto stesso dei due Marò è stato ottenuto con l'inganno, è cosa accertata. La nave è stata richiamata in porto adducendo motivazioni false. L'India è meno credibile perchè ha attirato con l'inganno una nave italiana e ne ha arrestato due componenti dell'equipaggio? O lo è di più? E poi, sul motivo per cui i due Marò erano sulla nave, qualcuno ha detto qualcosa? Uno stato delle dimensioni dell'India che non è in grado di garantire la sicurezza nei suoi mari, che lascia agire indisturbati i pirati e costringe gli altri stati con le sue inadempienze a presidiare le navi che passano nei suoi mari, è credibile? Uno stato che per fare lavorare le imprese straniere pretende tangenti milionarie è credibile? La vicenda Finmeccanica inciderà sulla credibilità dell'India (e dell'Italia?). La verità è che nel mondo dei rapporti internazionali non c'è spazio per le parole onore e credibilità, anche se ufficialmente tutti se ne riempiono la bocca. L'unica parola che regola i rapporti tra gli stati è CONVENIENZA. "Se serve a combattere il mio nemico mi alleo anche con il diavolo" disse il Re del Marocco durante la prima guerra del golfo, per spiegare la sua alleanza con gli Stati Uniti. 

mercoledì 6 marzo 2013

Il sindacato e la politica: compagni di merende?


La nota dei due Segretari della CGIL sull'iniziativa dell'assessore ai trasporti della regione Calabria, Luigi Fedele, non fa altro che alimentare la sensazione di inutilità che il sindacato calabrese trasmette giornalmente ai lavoratori dei trasporti:
"Il viaggio sul treno regionale delle 7,05 dell’Assessore Fedele per verificare lo stato della ferrovia calabrese sicuramente è stato utile ed è servito per avere conferma delle tante disfunzioni che il Sindacato calabrese da tempo ha denunciato.
Noi di questo viaggio ricaviamo due impressioni di fondo: la prima è relativa al parere positivo espresso dagli utenti sul personale viaggiante, sui ferrovieri cioè, che con il loro lavoro, spesso in condizioni di disagio, rappresentano un punto di riferimento certo per i pendolari calabresi.
La seconda considerazione è tutta politica. La condizione del materiale rotabile calabrese, come è da sempre noto, non ha pari nel confronto con le altre Regioni del Paese e per migliorarla è necessario prevedere investimenti seri e consistenti da parte della Regione Calabria per la sua sostituzione".
Io mi domando come si può definire utile un'iniziativa palesemente propagandistica, tra l'altro già nel genere abusata da altri, l'ex assessore Naccari Carlizzi e il ministro dell'economia del governo Berlusconi, Giulio Tremonti. Mi domando come possa non levarsi alto il grido d'indignazione che scaturisce spontaneo nei veri addetti ai lavori! Com'è possibile che l'assessore ai trasporti calabrese abbia bisogno di fare un sopralluogo per conoscere una situazione consolidata da anni? Non dovrebbe nascere spontanea la domanda: ma caro assessore, lei dove vive? Non usa mai il treno? E i suoi parenti non lo prendono mai? Ha veramente bisogno di fare una visita ufficiale per sapere come stanno le cose? Non è che forse vuole prendere in giro per l'ennesima volta i calabresi?.... E invece, leggo quasi un plauso e un invito a "fare la battaglia insieme". Contro chi? Evidentemente questo sindacato non ha chiaro che per fare una battaglia occorre che i contendenti siano su posizioni opposte, se sono tutti e due dallo stesso lato non è una battaglia, è una scampagnata. Proporre al proprio nemico di fare una battaglia insieme è il massimo dell'ottusità. È con questa tecnica, la diplomazia inutile, che siamo giunti a questo punto. D'altronde siamo un popolo di coloni (cit. Nicola Gratteri) tanto abbiamo perchè tanto ci meritiamo: pessimi governanti, pessimi amministratori, pessimi rappresentanti.

martedì 5 marzo 2013

‎ Mi è toccato fare i conti con i ricordi



“... mi è toccato fare i conti con i ricordi, la mia città natale è ancora bellissima, ma ora come allora non sa mentire o non vuole, non a me. Negli anni 70 e nei primi anni 80 era politicamente e socialmente una "polveriera"... ma era anche un fermento continuo, un crocevia di azzardi intellettuali creativi, ci si prendevano delle responsabilità, si andava fieri ed a testa alta, niente di quel cuore era in vendita, nulla di tanto era corruttibile... mi è toccato fare i conti con i ricordi, con una gioventù persa ed irrecuperabile... è stata una veglia al capezzale della nostalgia.”
Un mio amico (non solo virtuale), reggino di nascita e residente da anni in un’altra città calabrese, ha postato su Facebook questo stato, che ritengo possa essere preso a emblema del pensiero amaro che scaturisce dalla mente di chi, alla mia età, riflette sui comportamenti che caratterizzano i giovani di oggi, e non solo a Reggio. Solo una cosa mi permetto di puntualizzare, perché credo che non farlo possa dare adito a fraintendimenti: persa ed irrecuperabile non è “tutta” la gioventù, per fortuna, e la mia nostalgia non è in agonia, è viva e si fa sentire tutti i giorni, sempre di più. Non è solo l’età che avanza, seppur tale condizione sia importante; lo sconforto derivante dalla consapevolezza che quei tempi non torneranno mai più scardina il mio spesso criticato pragmatismo. Eravamo creativi, è vero; intraprendenti, altrettanto vero. Commettevamo stupidaggini incommensurabili, verissimo. Sbaglia solo chi fa, chi non fa non può sbagliare. Avevamo le idee chiare tutti i giorni, anche se a volte non erano quelle del giorno prima. E non era facile esternarle, non c’erano internet ed i social network. Per scambiare le idee dovevamo incontrarci, parlare, confrontarci. Eravamo fieri delle nostre idee, e quando le idee di qualcun altro non ci garbavano, non lo potevamo “bannare”, gli toglievamo il saluto (quello fisico, non il “poke”) a volte dopo una scazzottata  pagando lo scotto di penalizzare la comitiva con la tensione che si creava. Ci prestavamo i libri tra di noi, oppure ce li concedeva la scuola in comodato gratuito a tempo. A scuola, fare una ricerca su un argomento voleva dire consultare altri testi, diversi da quelli in uso. Voleva dire impegnarsi, assemblare dati, filtrare notizie; voleva dire leggere! Eravamo artigiani, lavoravamo il pezzo a mano, senza macchinari e per questo quando il pezzo era finito era imperfetto, ma bellissimo e unico qualunque cosa fosse, seria o frivola. Quando compii 15 anni un mio zio mi regalò un abbonamento annuale ad uno dei settimanali d’informazione più importanti del momento, e l’anno dopo ripeté il regalo; ne fui felice. Non oso pensare a come sarebbe accolto adesso un regalo del genere. Spesso parlando con i giovani di oggi ripeto che sono fortunati, che io alla loro età non avevo i mezzi tecnologici di adesso. Avevo solo tanta voglia di sapere, un’immensa curiosità. In realtà chi è che, sapendo di potere ottenere all’occorrenza qualsiasi dato o informazione con una pressione su un tasto, si sentirebbe stimolato ad apprendere d’iniziativa? Ma quando mi capita di avere a che fare con un giovanotto che mentre mi ascolta (o finge di farlo) smanetta sul telefonino, penso che forse i fortunati eravamo noi, ma non lo sapevamo. Forse…. Tutto sommato, però qualcosa di quei tempi mi è rimasta: ho sempre le idee chiare, anche se a volte non sono quelle del giorno prima.