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"passo la vita fuggendo dalla mia ignoranza"
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martedì 14 settembre 2010

Gheddafi ci mitraglia....ma è un errore.

il motopesca Ariete, mitragliato dai libici (foto da il Messaggero.it)
Una motovedetta libica spara su un peschereccio italiano. Qual'è  la novità? Sono decenni che questa storia va avanti, una volta si pensava che fosse una strategia di Gheddafi finalizzata ad ottenere il "rimborso" dei danni di guerra.  Adesso che l'accordo sembra sia stato concluso con tanto di foto dell'evento sui passaporti libici, questa presunta motivazione viene a cadere (chi ci ha mai creduto?). In realtà una novità c'è: la motovedetta che ha sparato è stata fornita dall'Italia ed a bordo vi erano militari italiani. Tecnici, operativi, in assetto di guerra o no, erano militari italiani. Le balle che racconta il governo libico si possono anche capire, pur considerandole sempre balle, ma quelle che intende propinarci il ministro Maroni sono non solo inaccettabili, ma soprattutto intollerabili. Si vorrebbe fare passare la cosa per un errore: il ministro degli Interni Maroni, che ha aperto un'inchiesta sull'accaduto, nel riferire che la Libia si e' scusata ha detto: "immagino che abbiano scambiato il peschereccio per una nave con clandestini". Praticamente ha detto che sui clandestini si può sparare. Sul concetto di clandestini, poi, ci sarebbe molto da dire: il clandestino dovrebbe essere quello che  si trova in una località senza permesso, senza avere diritto a starci, e per questo si nasconde o si camuffa. Ma chi è che stabilisce che un individuo non possa stare su una barca anche sovraffollata in mezzo al mare in acque internazionali? Lo status di "clandestino" lo si dovrebbe acquisire nel momento in cui l'individuo concretizza materialmente la sua azione: si introduce in modo illegale all'interno dei confini di una nazione. Secondo Maroni, l'errore quindi non sarebbe aver sparato, ma l'aver scambiato il peschereccio per una barca di clandestini.  Da questa affermazione oltre allo sdegno che scaturisce automaticamente in ogni persona che si possa definire civile,  viene fuori un altro concetto secondo me importante: il flusso dei clandestini si muove dalla Libia verso l'Italia e non viceversa, quindi la Libia non si troverà mai a dovere respingere nessuna barca di migranti; allora se la motovedetta libica  ha sparato su presunti clandestini (che si allontanavano dai suoi confini, non si avvicinavano) vuol dire che l'accordo prevede che il lavoro sporco lo facciano i libici? E noi abbiamo fornito le motovedette ed il personale istruttore per agevolare una strage? Caro ministro (dei miei) Maroni, l'atto compiuto dalla motovedetta libica (ex italiana) è stato commesso in acque internazionali che solo la Libia (Gheddafi) considera sue, ed è un vero e proprio atto di guerra da corsa ;  e forse tutto sommato è meglio inquadrarlo così, perchè nel caso in cui le cose fossero andate come Maroni vuol farci credere, allora non si tratterebbe di errore, ma di vera e propria mancata strage degna dei peggiori crimini contro l'umanità.   
Penso che l'Italia stia vivendo veramente il momento più vergognoso della sua storia dall'Unità, superiore anche alla vergogna della fuga dei reali a seguito dell'armistizio con  gli alleati nella seconda guerra mondiale. Siamo una nazione senza spina dorsale,  con un governo che riceve i dittatori e i terroristi con tutti gli onori e permette poi agli stessi di umiliarci e ricattarci. Siamo un popolo che accetta un governo di avventurieri che in nome degli interessi finanziari di pochi permette a dei criminali di venire a dettare legge a casa nostra. Siamo un popolo che accetta governanti che ammettono che è lecito prostituirsi per fare carriera in politica; governanti che giudicano normale che in una scuola pubblica possano essere esposti come fregio i simboli di un partito, come faceva il regime fascista con il fascio littorio; siamo un popolo che accetta che il premier vada in giro a fare dichiarazioni da leccaculo in favore del dittatore di turno, che definisca l'ex capo del KGB un dono di Dio, che baci le mani ad un dittatore terrorista responsabile di genocidio. Siamo un popolo che permette che un partito che non riconosce l'unità della nazione, che non riconosce ed offende i simboli nazionali, che puntualmente minaccia la guerra civile alla prima occasione, stia al governo di quella stessa nazione che disconosce. Siamo un popolo che permette che risorse immense siano sprecate per escogitare e portare avanti un piano destinato a decretare l'impunità di un pluriaccusato, pluriprescritto, pluriamnistiato presidente del consiglio.  Sembra un incubo....ma dagli incubi prima o poi ci si sveglia.

lunedì 13 settembre 2010

Stracquadanio: ma lui è bello o è intelligente?


"E' assolutamente legittimo che per fare carriera ognuno di noi utilizzi quel che ha, l'intelligenza o la bellezza che siano. E' invece sbagliato pensare che chi è dotato di un bel corpo sia necessariamente un cretino. Oggi la politica ha anche una dimensione pubblica. Ci si presenta anche fisicamente agli elettori. Dire il contrario è stupido moralismo" Firmato: Giorgio Clelio Stracquadanio. Tutto sommato le affermazioni di questo novello "filosofo" della politica, se messe nel giusto contesto sarebbero anche passabili: se un individuo utilizza la bellezza per competere in campo estetico, il discorso fila. Il problema che "Stracquadanius" finge di non capire (spero per lui, che finga) si pone nel momento in cui  la bellezza (o comunque la disponibilità sessuale) viene usata per ottenere in modo fraudolento dei vantaggi che  altrimenti non si potrebbero avere. Ancora più grave, in questo caso, è l'incrocio di vantaggi che ottengono reciprocamente i due truffatori*: l'uno/una ottiene favori sessuali dall'altro/altra che a sua volta ne riceve in cambio la possibilità di ricoprire una carica amministrativa o politica con i vantaggi che ne derivano. È vero anche che questo perverso meccanismo è possibile anche e soprattutto grazie alla scellerata legge elettorale in vigore, che in pratica permette di designare gli eletti ancor prima dello spoglio delle schede; in caso contrario le garanzie di riuscita di un accordo “do ut des” del genere sarebbero molto minori. È comunque strano che in un partito politico formato e supportato in larga parte da imprenditori, si giustifichi ritenendola “legittima” la pratica della "spintarella" per fare carriera. In un'azienda privata difficilmente una persona bella ma di scarse capacità lavorative riuscirebbe a "fare carriera" come dice "Stracquadanius"; al massimo una bella donna "ochetta" potrebbe fare la segretaria "d'immagine" del capo, ma non certo la manager d'azienda. Secondo "Stracquadanius", invece, se una donna è bella può tranquillamente fare politica e arrivare anche a fare il ministro perché si presenta bene fisicamente agli elettori (e notare che esclude l'intelligenza lui stesso, quando dice l'intelligenza “o” la bellezza che siano). Se poi non ci capisce niente della materia, o se comunque pur essendo competente, con la spinta che ha avuto a seguito dello scambio di favori ha estromesso un altro individuo (uomo o donna che sia) che avrebbe potuto ricoprire con più competenza la carica, non fa niente. La politica dovrebbe essere materia per intellettuali o tecnici, magari anche belli, ma intellettuali e soprattutto competenti in materia; è giusto che alle competizioni ci si presenti e si partecipi con i titoli richiesti per ricoprire il posto in palio! E solo con quelli! Gli altri eventuali titoli non dovrebbero contare. Nel PDL, invece no!  “O” belli – “o” intelligenti, e  sarebbe "legittimo" utilizzare i mezzi che si hanno per fare carriera (legittimo...è una parola che secondo me nel PDL ha un significato particolare).  Bella poi la frase finale del discorso di “Stracquadanius”: "Se anche una deputata o un deputato facessero coming out e ammettessero di essersi venduti per fare carriera o per un posto in lizza  non sarebbe una ragione sufficiente per lasciare la Camera o il Senato". Qualcuno dovrebbe spiegare a questi signori che ormai l’intelligenza del Popolo è stata offesa abbastanza. Il vaso è colmo. IN ITALIA NON È PERMESSO AD ALCUNO COMMETTERE IMPUNEMENTE AZIONI IN CONTRASTO CON LA LEGGE, E SOPRATTUTTO NON SARA' PERMESSO AD ALCUNO FARE LEGGI CHE RENDANO LEGALE QUELLO CHE DI FATTO È UN REATO, NE DI LEDERE I DIRITTI DI TUTTI A VANTAGGIO DI POCHI.

*parlavo di due truffatori: naturalmente in tal caso i truffati siamo noi: il Popolo.

C'è voragine e voragine.

Che le strade della nostra "città metropolitana" fossero ridotte a colabrodo, con buche evidenti sul manto stradale e caverne insidiose sotto la sede pronte ad aprirsi alla prima pioggia, ormai è cosa risaputa, ma quello che è successo a Pentimele supera veramente l'immaginabile: una voragine  di dimensioni tali  da poter inghiottire comodamente un'utilitaria, si è aperta nei giorni scorsi al centro di una traversa che collega la via Provinciale Vecchia alla via VecchiaPentimele a Reggio Calabria

Visualizza Pentimele in una mappa di dimensioni maggiori       
Le immagini lasciano veramente interdetti: la voragine (non si può parlare di buca) è profonda più di tre metri, e la cosa che più impressiona è il fatto che del materiale crollato non c'è più traccia. L'asfalto che si è aperto ed è crollato sul fondo della voragine non c'è più, è stato portato via dalle acque che hanno  creato il dissesto. In compenso si vedono un sedile (sembra di automobile) e un telaio di stendibiancheria, che, a meno che non siano dei reperti archeologici di qualche sconosciuta ma avanzata civiltà antica venuti alla luce a seguito dello smottamento, sono il risultato dell'alto impegno intellettuale di qualche intelligentone che ha ben pensato di andare a giocare sul posto, senza rendersi conto tra l'altro dei rischi che correva. La strada è transennata da entrambi i lati, e secondo me c'è il fondato pericolo che la voragine si allarghi o peggio ancora si allunghi soprattutto in caso di forti temporali. Ma che ve lo dico a fare? Ci penseranno i nostri solerti tecnici comunali a risolvere in tempi brevi il problema. Non si può certo pensare che non siano al corrente della situazione. 
E poi, dopo tutto non ci possiamo lamentare: come in tutte le cose c'è sempre chi sta peggio.
Voragine aperta a Città del Guatemala che ha inghiottito un palazzo a 3 piani

domenica 12 settembre 2010

Emergenza rifiuti a Reggio Calabria: si opera male.

La Leonia al lavoro; a sinistra dietro ai cassonetti si notano le lastre di eternit
Egregio Direttore,
devo dare (parzialmente) atto che ieri pomeriggio 11 settembre, intorno alle 15,00, una squadra della Leonia munita di appositi mezzi è intervenuta per ripulire il sito sul viale Europa oggetto di continui depositi illegali di rifiuti ingombranti; non so se l’intervento è dovuto alla lettera pubblicata da Strill (non è che sia una bella cosa, se per ottenere il dovuto occorre scrivere ai giornali) oppure se è stato spontaneo o addirittura inserito in un programma; l’importante è che le cose si facciano, e si facciano bene. Appunto, si facciano bene. In realtà, al termine delle operazioni, sul posto sono rimasti vari cumuli di rifiuti, un materasso, una bicicletta da camera, e, cosa gravissima, una catasta di lastre di eternit. Il tutto su un marciapiede sul quale dovrebbero poter transitare i pedoni tranquillamente. Non riesco a capire il motivo per cui il materasso e gli altri rifiuti non sono  stati  raccolti (c’erano già, non sono stati messi dopo, ho le prove fotografiche), la cosa mi ricorda tanto quando da ragazzi i nostri genitori ci obbligavano a  svolgere qualche lavoro a noi sgradito: lo facevamo di mala voglia e male, a ‘rrunzari”, come diciamo noi; ma allora eravamo  ragazzi, e soprattutto non eravamo stipendiati. Sull’eternit, capisco che non si possa pretendere che i lavoratori sprovvisti di apposite protezioni maneggiassero l’amianto; ma non capisco come è possibile che adesso, quasi 24 ore dopo l’intervento della Leonia (che suppongo, anzi spero, abbia segnalato la presenza di rifiuti pericolosi) l’eternit è ancora sul posto, su un marciapiede dove continuano a transitare pedoni. Come dicevo nella precedente lettera, l’inciviltà di alcuni cittadini si ripercuote su tutti. Il fatto è che sono cittadini anche quelli che operano (evidentemente male) nel settore e quelli che dovrebbero controllarne i risultati.
Pasqualino Placanica
Il sito al termine dei lavori, con le lastre di eternit in bella vista

sabato 11 settembre 2010

Gli sproloqui del "mini"-stro alla confusione mentale.

Non so più come definire le immense stupidaggini che con cadenza periodica ci propina il mini-stro alla "confusione mentale" Renato Brunetta. Anche "immense stupidaggini" non mi sembra all'altezza (!) del personaggio e delle sue elucubrazioni.  Nonostante ogni volta  si trovi puntualmente costretto dal suo padrone a dichiarare di essere stato frainteso, continua a dire quello che pensa...senza pensarci.  A suo tempo ha auspicato una legge che "obblighi i nostri figli a diventare indipendenti, tutti fuori casa a 18 anni per legge!", poi ha proposto di "tagliare le pensioni di anzianità per dare 500 euro ai giovani"; nel frattempo ha proposto di "abolire l'Articolo 1 della Costituzione" (quello che dice che l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro). A tutte queste farneticazioni ha messo una pezza (sporca e puzzolente) dichiarando di essere stato frainteso o di avere voluto lanciare una provocazione. Non immagino come potrà giustificare quest'ultimo suo sproloquio: secondo un'intervista pubblicata da "Il Giornale", il mini-stro alla "confusione mentale" avrebbe dichiarato che «se non avessimo la Calabria, la conurbazione Napoli-Caserta, o meglio se queste zone avessero gli stessi standard del resto del Paese, l'Italia sarebbe il primo Paese in Europa». Spiegando (secondo lui) l'importanza del federalismo il mini-stro evidenza l'esistenza di un sistema malato ben rappresentato dalla «conurbazione» Napoli-Caserta che è «un cancro sociale e culturale. Un cancro etico, dove lo Stato non c'è, non c'è la politica, non c'è la società» (fonte L'Unità). In pratica questo signore dai freni inibitori inesistenti non ha alcuna remora a dichiarare ufficialmente la sua opinione sul metodo da adottare per eliminare il male: lo chiama cancro, e si sa che il cancro, purtroppo, non si cura, si estirpa. Peccato per lui (e vergogna per noi) che senza i voti ottenuti nell'area infettata dal cancro, come lo definisce, difficilmente lui ed i suoi sodali sarebbero seduti sulle poltrone che riscaldano ogni giorno. Ma, come dicevo in altro post, ogni popolo ha (abbiamo) il governo (ed i mini-stri) che si merita.

venerdì 10 settembre 2010

Emergenza rifiuti a Reggio: che fine ha fatto la Task Force?


Egregio Direttore,
Tra i tanti proclami che l’amministrazione comunale in carica ha emesso negli ultimi tempi, prima di esplodere e successivamente fingere di ricomporsi nel modo che tutti abbiamo visto, c’era l’annuncio della costituzione di una Task force per il controllo e la repressione dell’abbandono dei rifiuti solidi ingombranti. In data 1 luglio 2010 il sito del Comune annunciava con entusiasmo l’evento: “Dopo la task force per prevenire e reprimere l’uso improprio ed i furti d’acqua,  il Comune di Reggio Calabria si è fatto promotore di un’analoga iniziativa  sul fronte  dell’abbandono indiscriminato di rifiuti e di materiali ingombranti. A tal proposito,  promotori il sindaco Giuseppe Raffa e l’assessore alle Tematiche Ambientali Giuseppe Plutino, si è svolta una riunione informale per  creare un pool di agenti delle polizie municipale e provinciale e,  con il supporto della Prefettura che quanto prima verrà investita del problema,  si spera, del Corpo Forestale dello Stato.” Sarebbe interessante conoscere l’esito definitivo del progetto, se è vero com’è vero che mai come in questi giorni si vedono in giro per la città tanti rifiuti ingombranti abbandonati sui marciapiedi. Non sto parlando, chiarisco, di mancato prelievo dei rifiuti, ma di illecito deposito degli stessi da attribuire in pieno all’inciviltà di alcuni  elementi che fatico a definire cittadini di Reggio Calabria. Solo come esempio, allego alcune foto scattate oggi pomeriggio 10 settembre 2010 sul viale Europa, in uno dei siti maggiormente usati per lo scarico illecito dei rifiuti ingombranti. Tanto usato che la Task force, se veramente esistesse non dovrebbe fare altro che attendere un paio di ore (non di più) sul posto per sanzionare i colpevoli. Se esistesse, dicevo, e non fosse invece uno dei tanti bluff ai quali ci ha abituato la classe politica che dice di amministrare la città. D’altronde, se i cittadini sono (siamo) quelli che buttano la spazzatura in mezzo alla strada, non si può pretendere di avere di meglio, come governanti.
Pasqualino Placanica

La scorta di Cossiga

Il Presidente Emerito della Repubblica  Francesco Cossiga è morto da 24 giorni e sembra che la scorta sia ancora sotto casa sua; scrivo "sembra" solo perché non l'ho vista personalmente,  l'ho appreso dal post di "Diritto di critica" a firma Paolo Ribichini che sta girando sul web. In realtà non ho alcun bisogno di vedere niente: è logico che la casa di Cossiga sia ancora presidiata (non sotto scorta). È logico che non sia permesso avvicinarsi alla casa di chi ha custodito per decenni segreti che se resi pubblici farebbero tremare molta gente; è logico che ci voglia tempo per "bonificare dai documenti pericolosi" l'appartamento dell'ex ministro dell'interno degli anni di piombo. Un po' come quando i carabinieri non entrarono  nella villa di Riina subito dopo l'arresto, ma molti giorni dopo. Il presidio sotto la casa di Cossiga sarà tolto a tempo debito, quando i preposti avranno la certezza di avere eliminato tutte le carte compromettenti. Probabilmente ci vorrà ancora tempo, ma mai quanto ce ne vorrà quando verrà a mancare il divo Giulio, che ha un archivio di tre stanze (quelle che ha dichiarato ufficialmente).

giovedì 9 settembre 2010

..."Se l'andava cercando"...

In questo crudo commento del senatore a vita Giulio Andreotti su Giorgio Ambrosoli, liquidatore della banca privata italiana di Michele Sindona assassinato nel 1979, c'è una grande verità; come sempre, quando parla Andreotti le parole non si riducono all'interpretazione più ovvia. Come Cossiga, anche il divo Giulio con l'età sta perdendo i freni inibitori e se interpellato dice (un po') quello che pensa veramente. In realtà tutti quelli che agiscono (realmente) contro l'illegalità "se la vanno cercando"; Ambrosoli è uno di quelli che l'ha trovata. Insieme a Giovanni Falcone, a Paolo Borsellino, a Antonino Scopelliti, Carlo Alberto Dalla Chiesa, e tanti altri, ultimo in ordine cronologico Angelo Vassallo, sindaco di Pollica. Tutti  semplici uomini ma contemporaneamente eroi che "se la sono cercata e se la sono trovata" al posto nostro. La storia di questi uomini dovrebbe essere parte di quel bagaglio di esperienza per una generazione futura che non deleghi a pochi il compito di tutti, come invece hanno (abbiamo) fatto le ultime generazioni. A proposito...anche Michele Sindona e Salvo Lima, dato che "l'hanno trovata", evidentemente "se l'andavano cercando," ma per motivi diametralmente opposti.

lunedì 6 settembre 2010

Collegamenti sullo Stretto: telenovela infinita


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METROMARE
Sembra una maledizione! Da sempre, quando si parla di collegamenti nello Stretto di Messina l’argomento è fonte di polemiche e scontri anche duri. Mettendo da parte il ponte, di cui si parla tanto ma si vede poco, attualmente la realtà dei collegamenti vede tre “filoni” di utenti: i pendolari dello Stretto, che ogni giorno si spostano da una costa all’altra per motivi di lavoro o di studio di solito a piedi, gli attraversatori “occasionali” che attraversano lo Stretto a piedi o con il loro mezzo di trasporto privato, auto o moto, e i mezzi pesanti che giornalmente vanno e vengono dalla Sicilia sulla penisola trasportando merci di tutti i tipi. A risolvere le problematiche relative al trasporto dei pendolari dello Stretto, avrebbe dovuto provvedere il nuovo servizio di collegamento veloce gestito dal “Consorzio Metromare dello Stretto”, joint-venture  tra la società privata Ustica Lines (60%) e la pubblica RFI-Bluvia del Gruppo Ferrovie dello Stato (40%), che ad oggi garantisce 14 corse di andata e ritorno tra Messina e Reggio Calabria (28 in tutto), 13 corse di andata e ritorno tra Messina e Villa San Giovanni (26 in tutto), 5 corse di andata ritorno tra Messina e l’Aeroporto dello Stretto (10 in tutto) utilizzando otto unità navali, due di RFI-Bluvia e sei di Ustica Lines. “Avrebbe”, il condizionale è d’obbligo quando si parla di collegamenti sullo stretto, ma mai come in questo  caso. Appena avviato il servizio un coro di proteste ha investito le autorità delle città interessate ed i vertici del Consorzio Metromare. In effetti, da una verifica da noi fatta risulta che specialmente sul fronte tariffe la cosa non è chiara, anzi da adito a numerosi interrogativi: le nuove tariffe imposte da Metromare, a parità di utilizzazione rispetto al servizio precedente comportano un notevole aumento di spesa per il pendolare; la sola soppressione della tipologia di biglietto “andata e ritorno” contestuale ad un aumento del biglietto di sola andata, causa un incremento di spesa del 60% sulla tratta Reggio–Messina. In pratica, il pendolare che con il servizio precedente pagava tra Reggio Calabria e Messina 4,50 € andata/ritorno, adesso, con la soppressione della tipologia andata/ritorno si trova a dovere acquistare due biglietti di corsa semplice al prezzo di 3,50 € l’uno, per una spesa di 7 €. 7 €, quindi, a fronte dei 4,50 € precedenti. E sulla tratta Villa San Giovanni–Messina le differenze sono maggiori. Anche per gli abbonamenti  aumenti e nuove condizioni che penalizzano l’utenza, per esempio la non validità nei giorni di sabato e domenica, che comporta ulteriori spese per chi ha bisogno di spostarsi anche in quei giorni. Aumenti che appaiono ingiustificati a tutti, meno che logicamente alla dirigenza di Metromare, che difende a spada tratta il proprio operato, devo dire con scarsi risultati. È stranamente coincidente anche il tempestivo contemporaneo adeguamento delle tariffe passeggeri della società Caronte a quelle di Metromare; nel momento in cui Metromare ha reso insoddisfatti i suoi utenti e Caronte in una normale logica avrebbe potuto approfittarne per acquisire clientela, ecco che invece adegua i prezzi rendendosi non competitiva a causa dei tempi di trasporto; se si considera che contestualmente all’acquisizione del mercato di trasporto dei pendolari con Metromare, RFI-Bluvia sta praticamente abbandonando il trasporto dei mezzi pesanti lasciandolo di fatto a Caronte, qualche dubbio è più che giustificato. Considerando la premessa da cui è partito il progetto, le condizioni poste nella gara di aggiudicazione dell’appalto, la notevole cifra stanziata dal Ministero delle infrastrutture (circa 30 milioni di euro in tre anni), gli aumenti apportati hanno, per chi è costretto ad usufruire del servizio, il sapore di una beffa ed a parere di molti anche di una truffa. Il sito web Trasportisullostretto.it ha proposto un sondaggio in merito al gradimento del servizio offerto da Metromare, ed anche in questo caso i risultati non danno ragione al Consorzio: mentre scrivo la percentuale dei “per niente soddisfatti” è del 80% dei votanti. Le proteste dei comitati dei pendolari e delle associazioni dei consumatori sono supportate da interrogazioni parlamentari ed esposti all’Autorità giudiziaria. Il PDCI di Reggio Calabria ha presentato tramite il segretario Ivan Tripodi un dettagliato esposto alla Procura della Repubblica. E c’è anche chi, come il consigliere regionale calabrese Candeloro Imbalzano della lista Scopelliti Presidente, paventa la possibilità di una class action degli utenti nei confronti del consorzio Metromare. Un fronte bipartisan, quindi, che vista l’attuale situazione politica non fa altro che confermare ulteriormente la fondatezza delle proteste dei pendolari dello stretto.

Pasqualino Placanica per COSTAVIOLAONLINE

(il pezzo è stato chiuso in data 13 agosto 2010)
Aggiornamento:
Il sito web trasportisullostretto.it ha terminato il sondaggio in data 6 settembre 2010: la percentuali di utenti insoddisfatti risulta del 85% dei partecipanti, a fronte di un dato completamente opposto diffuso da Metromare tramite il direttore generale del Consorzio Giuseppe Massa  che dichiara una percentuale del 90% di clienti soddisfatti del servizio reso. Dati chiaramente incompatibili tra di loro, che però non tarderanno ad essere verificati sul campo, entro la fine di settembre, quando il traffico di pendolari sullo stretto sarà tornato a pieno regime.

martedì 24 agosto 2010

IL "BISINISSI" DELLA POLITICA

Purtroppo è vero, in città, così come a Roma, a qualcuno sembra normale pensare che dopo che reciprocamente si sono offesi, insultati, accusati, diffamati e calunniati, dopo che per giorni e giorni hanno preso in giro i cittadini, i consiglieri comunali della maggioranza di Reggio Calabria possano adesso sedere ad un tavolo e riprendere ad "amministrare" come niente fosse; probabilmente, nel presunto nome della "politica", degli "interessi della città", del "modello Reggio", molti di questi signori sarebbero capaci anche di altro. Ma la realtà è che il vero interesse della maggior parte di costoro è il posto al sole di cui hanno goduto per anni, che adesso sta per diventare buio, e per alcuni, forse.... un "posto al fresco". Alla fine dell'ultima guerra di mafia, dopo centinaia di morti, i responsabili delle varie famiglie si sono seduti al tavolo ed hanno stipulato l'accordo che ha messo una pietra sopra a tutti i caduti, ha messo da parte l'odio e il desiderio di vendetta reciproco, in nome di una sola parola: "AFFARI". Si sono divisi la città in nome del "BISINISSI". Adesso ai personaggi di questo squallido spettacolo che sembra non avere mai fine rimane la possibilità di fare una seppur minima bella figura: tirarsi indietro, lasciare che lo sfascio che hanno creato (lo hanno creato loro, non ci si può prendere solo i meriti) venga sanato da altri, evitare che tutto si concluda con un accordo fra "uomini d'onore", perchè solo questo sembreranno, se si metteranno d'accordo.



Lettera aperta ai consiglieri comunali di Reggio: non osate! 


di Giusva Branca-
Siete pronti a chiudere l'accordo, scongiurando l'arrivo del commissario, e vivere tutti felici e contenti. Ma veramente pensate che la città accetti qualunque cosa? No, dico ma sul serio credete che ora possiate fare finta che in questo squallido e vergognoso agosto della politica reggina non sia accaduto nulla?  Pensate, così, impunemente, di poter tornare a sedere in consiglio comunale? A rappresentare chi? A rappresentare cosa? 
Come osate ripresentarvi agli occhi di una città che, con i vostri comportamenti (ovviamente gli incolpevoli dell'Assemblea restano travolti dall'incoscienza e insipienza degli altri) avete calpestato, deriso, sbeffeggiato ad ogni pié sospinto? 
E se a voi non fa nessuna specie ritrovarvi domani seduti fianco a fianco con chi avete insultato, anche pubblicamente, fino al giorno prima, c'e' una città che non lo accetta. Per quanto possa apparire strano a voi, affaristi del pensiero, piegato alle più becere logiche di interesse personale, c'è una Reggio che ancora vive con la testa ben alta e che non vi vuole più vedere, ritenendo che vi siate macchiati di indegnità definitiva.
Avevate la chance, tutto sommato non difficile da perseguire, di continuare nel solco del passato recente, un solco che a una parte della città pare discutibile, ma che, fin quando il sovrano era presente, sembrava affascinarvi e farvi stare come scolaretti in gita: in fila per tre, tutti zitti, tutti con i cappellini ad alzare la manina. Tutti.
Avete scelto un'altra via, quella della guerra, dello scontro, ma per le guerre servono non solo generali con eserciti, ma anche eserciti con generali, altrimenti si finisce come la flotta italiana nella battaglia di Lissa (della quale in questi giorni é ricorso l'anniversario), vinta dagli austriaci nonostante una superiorità italiana di uomini e mezzi che spinse, poi, il 39enne ammiraglio vincitore, Wilhelm Von Tegetthoff, a dire che "uomini di ferro su navi di legno avevano sconfitto navi di ferro guidate da teste di legno".
E, poi, non avete tenuto in considerazione che le guerre possono anche essere perse da ambo le parti.
Per voi, per potere alimentare, in futuro, quel briciolo di spessore politico che doveste, eventualmente, ancora mantenere, per non dimostrare anche sprezzo del ridicolo, e per la città, per non assestarle un altro colpo letale, non lo fate.
Non vi presentate tra qualche ora sorridenti come nei più classici album di famiglia per l'istantanea dedicata all'ultima fase di vita di questo consiglio comunale.
Non osate, volare alto e da soli non fa per voi e di Icaro non avete nemmeno lontanamente la stoffa...

lunedì 23 agosto 2010

VICENDA BANDAFALO' - OMAR MINNITI SCRIVE AL PREFETTO

A REGGIO CALABRIA LA SOLIDARIETA' SI SPRECA: BASTA RICEVERE UN PROIETTILE, QUALCHE PALLINO DI PIOMBO, UNA LETTERA FARNETICANTE, UNA BUSTA PIENA DI POLVERE BIANCA, E SUBITO TUTTI I PERSONAGGI IN VISTA SI PREOCCUPANO DI ESPRIMERE SOLIDARIETA' ALL'OGGETTO DELLA MISSIVA, CHE FA PARTE DEL LORO MONDO. 
NOI, CHE NON SIAMO (E NON SAREMO MAI) "GENTE IN VISTA" ESPRIMIAMO SOLIDARIETA' VERA A CHI SUBISCE AZIONI PREVARICANTI E DI DUBBIA LICEITA'.


Provincia di Reggio Calabria
 Protocollo N. 224181/01.14
del 23.08.2010

Alla C.A.

del Prefetto di Reggio Calabria,

Dott. Luigi Varratta

SEDE

Oggetto: Richiesta d'incontro con S.E. il Prefetto per discutere le problematiche inerenti l'Associazione "BandaFalò" di Villa San Giovanni (RC).

Il sottoscritto Omar Minniti, in qualità di Consigliere Provinciale e membro del Consiglio Direttivo dell'Unione Province d'Italia, premesso che:
 "BandaFalò" è un'Associazione di volontariato composta esclusivamente da giovani con sede legale in via Corrado Alvaro n.127 a Villa San Giovanni, che tra i suoi scopi statutari individua la "difesa e la valorizzazione del nostro territorio in tutti i suoi aspetti principali: ecologico, sociale, artistico, antropologico e intutte le sue potenzialità turistiche, sportive, produttive e di gestione del tempo libero, così svolgendo l'azione di uno strumento di elevazione culturale e ambientale attraverso manifestazioni che si svolgeranno negli angoli di paradiso naturali che ancora il nostro territorio ci offre contro ogni forma di degrado e di sfruttamento";
"BandaFalò",come è scritto nero su bianco sulla sua pagina Facebook, è apertamente contro tutte le mafie, ogni forma di violenza e di prevaricazione e le grandi opere, come il ponte sullo Stretto, che costituiscono un'attrattiva per i clan;
dal 2002 "BandaFalò" organizza manifestazioni culturali sulle spiagge della Costa Viola, creando momenti di aggregazione per migliaia di giovani provenienti da tutta la provincia e finanche dalla Sicilia;
a partire dalla stagione estiva 2008, l'Associazione si è impegnata a bonificare, valorizzare e far rinascere ad una nuova vita un tratto di spiaggia sito in località Porticello, nel Comune di Villa San Giovanni,prima abbandonato al degrado e ridotto ad una pattumiera, con grave sfregio all'immagine di uno degli scorci più belli della costa tirrenica reggina;
i soci di "BandaFalò" sono impegnati anche sul versante della solidarietà internazionale e, in particolare, dal 2007 hanno preso parte al progetto "For Africa", mirante a migliorare le condizioni di vita, igienico-sanitarie e di studio delle popolazioni della Costa d'Avorio:una parte consistente dei proventi derivanti dall'attività dell'Associazione viene annualmente destinata a sostenere tale nobile scopo.
tenuto conto che:
sin dall'inizio delle sue attività, "BandaFalò" lotta contro la morsa della burocrazia per ottenere, di anno in anno, con estremo ritardo e numerosi cavilli le necessarie concessioni per operare a ridosso della spiaggia di Porticello;
la notte del 19 agosto u.s., durante lo svolgimento di un concerto,"BandaFalò" è stata oggetto di un blitz interforze di Carabinieri, Nucleo speciale dei Nas e Guardia di Finanza, con enorme dispiegamento di uomini e mezzi, per finalità di contrasto allo spaccio di droga: un'operazione che, come riportato chiaramente anche nel verbale rilasciato dalle forze dell'ordine, non ha sortito nessuno degli effetti sperati;
a seguito della suddetta operazione, è stato rilasciato dai Carabinieri un comunicato stampa che descriveva "scenari deprimenti", "inquinamento del litorale ad opera di bottiglie di superalcolici", "persone in stato di alterazione fisica", "anguste vie d'accesso e di fuga": situazioni inverosimili, sulle quali chiunque abbia mai messo piede almeno una volta a "BandaFalò" può tranquillamente eccepire;
in data 20 agosto u.s., i vigili urbani di Villa San Giovanni hannointimato a "BandaFalò" il blocco delle attività, in attesa del rilascio del consenso dell'Ufficio tecnico comunale in ottemperanza alle indicazioni della Regione Calabria.
CHIEDE
a S.E. il Prefetto se non reputi opportuno mettere in calendario, in tempi brevi, un incontro con i soci dell'Associazione "BandaFalò",meglio se alla presenza dei rappresentati delle Istituzioni locali e in particolare del Comune di Villa San Giovanni, al fine di garantire l'agibilità e il proseguio di questa importante esperienza di aggregazione giovanile e volontariato sociale, che andrebbe valorizzata e non demonizzata.
Restando in attesa di riscontri, i più cordiali saluti.
Reggio Calabria, 23 agosto 2010
In fede
OMAR MINNITI
Consigliere Provinciale
Membro del Consiglio Direttivo Upi
verbale rilasciato dai Nas - 1
verbale rilasciato dai Nas - 2

domenica 22 agosto 2010

I COSTRUTTORI RINNOVABILI


Fabrizio Borrello e l'Eolone
Il gruppo nasce su Facebook dall’iniziativa di Fabrizio Borrello, che con altri amici (Maria Francesca Gangemi, Lorenzo Emanuele Labate e Salvatore Costantino) avvia una serie di progetti di studio sulle fonti di energia attinta da fonti rinnovabili alternative al petrolio, diffondendone i risultati sul web a disposizione di tutti. “Comuni cittadini che vogliono imparare ed applicare nella pratica il metodo per sfruttare le abbondanti fonti di energia rinnovabile del nostro Paese, divenendo così indipendenti dalla fornitura di acqua, metano ed energia elettrica” così si definiscono su Facebook e il loro modo di essere e di presentarsi non smentisce, anzi conferma la disponibilità ad allargare le  proprie esperienze a chiunque lo voglia; l’obiettivo dichiarato è di giungere a creare gruppi di acquisto solidali per  reperire il materiale necessario alla realizzazione di impianti civili ad uso privato: un sistema domestico integrato per lo sfruttamento delle fonti rinnovabili direttamente nelle nostre case. Lo stand aperto dal 19 al 22 agosto a Catona di Reggio Calabria, uno dei pezzi forti di Ecomusia, è un via vai di persone affamate di sapere sull’argomento, giovani e meno giovani, tutti attenti alle spiegazioni dei “comuni cittadini” (dicono loro, ma in realtà si tratta di gente che conosce approfonditamente la materia, anche su aspetti poco conosciuti perché volutamente occultati dalla “grande scienza”). Tra i progetti esposti spiccano la “Parabola Termodinamica”, utilizzata per ricavare energia dal calore solare sfruttando il principio degli specchi ustori di Archimede, ed “Eolone”, un apparecchio dalla forma originale, atto a ricavare il moto dall’energia eolica e trasformarlo in energia elettrica. A questi progetti  per la produzione di energia elettrica si aggancia un altro obiettivo: quello di  fornire alla popolazione Eritrea un impianto per la produzione di acqua potabile ricavata dall’aria. Può sembrare una bufala, ma in realtà l’ “acqualizzatore” esiste già e lo hanno realizzato i “comuni cittadini” dei Costruttori Rinnovabili. Sfrutta un fenomeno conosciuto, quello della condensa che si crea dal funzionamento dei condizionatori d’aria, ma lo ottimizza facendo diventare la produzione di condensa l’effetto primario del processo. Tramite un vecchio climatizzatore industriale opportunamente modificato, i Costruttori Rinnovabili sono riusciti ad ottenere, con una percentuale di umidità dell’aria del 50%, 20 litri di acqua potabile l’ora. In un paese come l’Eritrea, con un alto tasso di umidità (anche il 100%), la produzione di acqua è potenzialmente anche maggiore.In autunno Fabrizio Borrello effettuerà un sopralluogo in Eritrea per l’individuazione del sito, a cui seguirà l’installazione dell’apparecchio; il Governo Eritreo tramite l’Ambasciatore in Italia S.E. Zemede Teclè ha espresso apprezzamento per l’impegno e fiducia nell’esito del progetto. Sia i progetti di cui ho parlato che l’attività dei Costruttori Rinnovabili non si esauriscono  certo nella mia descrizione, sono ben più complessi. Non sta a me esporli approfonditamente: i Costruttori Rinnovabili sono su Facebook  all’indirizzo http://www.facebook.com/group.php?gid=120729561275596, ed all’indirizzo web http://costruttoririnnovabili.wordpress.com ; se volete, contattateli: “AIUTATECI AD AIUTARVI” è il loro motto.

Pasqualino Placanica
(pubblicato su costaviolaonline.it)
L'acqualizzatore

domenica 15 agosto 2010

Water (closed) gate

Io non sono tra  quelli che pensano (come concetto assoluto) che se in una disputa tra due uno ha ragione, vuol dire che l'altro ha torto e che quello che ha ragione è un puro, ma in questo specifico caso noto una cosa:  entrambi i contendenti tirano fuori (o minacciano di farlo) presunte nefandezze commesse dall'altro. Fini ed i suoi non hanno ancora sbandierato niente su Berlusconi, forse cercano qualcosa di inedito; il berlusca, tramite il direttore de Il Giornale, ha trovato (chissà chi è la fonte) lo scheletro nell'armadio di Fini e lo ha messo al balcone. Al momento, quindi, giudichiamo su quello che abbiamo: penso che Marco Travaglio abbia fotografato con questo articolo la reale sostanza delle accuse del berlusca.

Di Marco Travaglio

Il capo dello Stato, non si sa bene a quale titolo, intima ai giornali di “cessare la campagna gravemente destabilizzante sul piano istituzionale volta a delegittimare il presidente di un ramo del Parlamento”. Eh no, signor Presidente. Anzitutto nessuno, men che meno lei, può decidere cosa devono scrivere o non scrivere i giornali. L’abbiamo detto l’estate scorsa, quando tentò di salvare la faccia di B. invocando una “tregua” alle rivelazioni sui casi Noemi e D’Addario. Lo ripetiamo oggi che interviene in difesa di Fini. Anche perché, arrivati a questo punto, non ci si può fermare sul più bello. Ora che Il Giornale ha pubblicato la fattura d’acquisto di una cucina Scavolini (4.523,41 euro Iva esclusa) al mobilificio Castellucci, sull’Aurelia, da parte della compagna di Fini, i casi sono due: o ha ragione Feltri nel sostenere che la cucina era destinata all’alloggio venduto da An e affittato dal quasi-cognato di Fini, dunque Fini ha mentito; o ha ragione Fini nel sostenere che quella cucina fu acquistata per un altro alloggio occupato da lui e dalla sua compagna, dunque Feltri ha mentito (e non sarebbe la prima volta). In attesa di sapere chi dei due deve andarsi a nascondere, sappiamo che, diversamente da ministri, sottosegretari e dirigenti della Protezione civile, tutti scrocconi che si facevan pagare tutto da Anemone, Fini e signora la cucina se la son pagata da sé. E nemmeno di gran pregio, visti il prezzo e il negozio non proprio da Vip. Insomma quella coppia di nababbi che ci è stata spacciata dagli house organ della ditta (memorabile la foto di Chi che immortala il cognatino con indosso nientemeno che “una polo Ralph Laurent”, roba da Sardanapalo) è una balla. Resta il dubbio che sia una coppia di idioti che, per arredare un alloggio a Montecarlo, comprano la cucina sull’Aurelia, spendendo almeno altrettanto in spedizione. Ma che soprattutto, essendo mossa soltanto dal vil danaro, abbandona la reggia del politico più ricco del mondo, dove girano soldi a palate, dove anche l’ultima squinzia diventa milionaria scrollando un po’ le tette, e dove trovano un posto al sole persino Stracquadanio e Capezzone. In attesa di svelarci chi è il bugiardo, però, la storia di Montecarlo ci ha già regalato due grandi soddisfazioni. La prima: l’Italia, dopo tanto cercare, ha il suo candidato al Pulitzer. Tenetevi forte: è Maurizio Belpietro. Ieri, su Libero (anzi, Occupato), Mento nel Mento ha svelato di esser “cresciuto nel mito dello scandalo Watergate”, ispirandosi ai “due colleghi più famosi del mondo, Bob Woodward e Carl Bernstein, i quali fecero un’inchiesta a puntate che si concluse con la richiesta al presidente degli Stati Uniti di fare le valigie”. Insomma si ritiene un “cane da guardia” e, “fiutata una pista, non l’abbandona finché non ha spolpato l’osso”. Si spera, per il suo bene, che Woodward e Bernstein non leggano Libero, altrimenti nel sentirsi definire “colleghi” da lui potrebbero metter mano alla querela. Anche perché, diversamente dal segugio bergamasco, scrivevano su un giornale davvero libero, il Washington Post, non avendo come editore un politico nemico di Nixon (negli Usa non si usa). Invece Prettypeter riceve lo stipendio da un senatore del Pdl. Più che un cane da guardia, un cane da riporto. O da compagnia. La seconda soddisfazione ce la regala il Giornale, edito dalla famiglia B. I suoi segugi, Bob Chiocci e Carl Malpica, hanno scovato un arredatore di cucine componibili, il quale rivela di aver sentito dire al mobilificio Castellucci (“ma la certezza non posso averla”) che la Scavolini era destinata a Montecarlo. Il ragazzo “fino a due giorni fa lavorava al centro arredamenti sull’Aurelia” con la moglie. Ma poi, per uscire dall’anonimato col Giornale, s’è addirittura dimesso e la moglie pure, restando entrambi disoccupati e condannandosi a una vita di stenti. Si può immaginare un atto di eroismo più temerario di questo, sull’altare della Verità? I due giovanotti meritano un premio. Lei un posto a Mediaset, o alla Rai (fa lo stesso). Lui il ministero dello Sviluppo Economico.
Fonte: 'Il Fatto Quotidiano'

sabato 14 agosto 2010

I TURISTI VENDICATIVI DEL TGR CALABRIA

Un servizio del TG3 Calabria sulla situazione turistica in provincia di Reggio Calabria descrive l'iniziativa positiva di un gruppo di ragazzi di Scilla  che protestano contro i numerosi atti delittuosi commessi nella cittadina, come l'esatto contrario. La lettera di proteste sotto riportata descrive bene l'accaduto.

da : wp.malanova.it

logororghiita
Gentile Direttore,
ieri 12 Agosto, a Scilla, il coordinamento di “BASTA INDIFFERENZA” ha organizzato una raccolta di firme –aperta sia ai residenti sia ai numerosi turisti- per esprimere lo sdegno e la preoccupazione tutta una serie di episodi che stanno danneggiando in maniera seria l’immagine di Scilla. In una giornata, sono state raccolte qualche centinaio di firme che saranno allegate a un documento  che sarà inviato a tutte le autorità competenti –dal Prefetto di Reggio Calabria al Sindaco di Scilla, dal Questore al Comandante Provinciale dei Carabinieri- con la richiesta di avviare un serio confronto tra istituzioni e cittadinanza e porre in essere tutte quelle iniziative ritenute utili e necessarie per ripristinare in tutta la comunità quel senso di tranquillità che da qualche mese –e in questi giorni in particolare- sembra stia divenendo sempre più precario. Dell’evento era stata data notizia a tutti gli organi d’informazione sia dal coordinamento del movimento tramite facebook, sia su questo stesso sito.
In particolare, nel post pubblicato su www.malanova.it –sito che già da cinque anni descrive e racconta la vita di Scilla anche e soprattutto in maniera simpatica e sdrammatizzante- alla luce degli ultimi episodi incendiari, veniva ironicamente fatto notare che, Scilla dopo essere entrata a far parte dei “Borghi più belli d’Italia”, corre il serio rischio di essere ammessa di diritto ai ruoli dirigenziali dei “Roghi più Belli d’Italia”, con tanto di logo appropriato.
Chi ha letto il post in maniera attenta e conosce la genesi e la storia di questo sito sa che www.malanova.it è stato ideato ed è gestito e curato da giovani il cui vanto e orgoglio, nonostante tutto, è sempre stato  uno solo: di essere scillesi purosangue, anzi, Scigghitani!
E’ incredibile come possa bastare veramente poco per modificare la realtà, stravolgendo letteralmente la verità, cioè tutto ciò che oggettivamente accade intorno a noi.
C’è chi infatti, come il  TGR CALABRIA, tutto questo l’ha letto in un altro modo, mal interpretandolo, tanto che nel servizio andato in onda nell’edizione delle 14:00 di oggi (13 agosto 2010  ndr.):
1. Non è stato in alcun modo fatto cenno alla raccolta di firme promossa dal movimento BASTA INDIFFERENZA, in maniera del tutto civile e tranquilla.
2. E’ stato fatto passare un messaggio del tutto opposto e fuorviante, secondo il quale non meglio identificati “turisti vendicativi” siano scappati da Scilla e –non avendo nient’altro di meglio da fare- siano corsi a vendicarsi per il trattamento ricevuto su quel confessionale pubblico che è Facebook.
La verità vera è un’altra.
I “turisti vendicativi” non sono turisti vendicativi ma calabresi pacifici e civili, scillesi dalla testa ai piedi.
I medesimi, non sono corsi su Facebook, né si sono vendicati di alcuno, né avevano o hanno qualcuno contro cui vendicarsi.
Fino a prova contraria, nessun turista –per quanto possa esser stato direttamente o indirettamente colpito dagli episodi di questi giorni- ci risulta essere scappato da Scilla per andare a passare le ferie da un’altra parte, cosa che avrà maggiore probabilità di accadere per coloro che, come noi, hanno visto e ascoltato il servizio mandato in onda oggi.
Tutt’altro. A Scilla ci è rimasto e, amareggiato quanto se non più degli “indigeni scigghitani”, insieme a loro ha apposto la propria firma sul documento in maniera convinta e con molta speranza che questo piccolo gesto di civiltà possa servire a mettere in moto una reazione per l’affermazione della civiltà prim’ancora che della legalità.
Ci teniamo a sottolinearlo non solo per l’amore che abbiamo verso il nostro paese, ma soprattutto per amore e rispetto della verità!
Chiediamo perciò alla redazione del TGR CALABRIA di voler cortesemente precisare come si sono svolti i fatti e rettificare la notizia data nell’edizione delle 14:00.
Nel ringraziarla anticipatamente, voglia gradire i nostri più cordiali saluti.

I “turisti vendicativi”  (che siamo noi)
                                                                  

Fin qui i ragazzi di MALANOVA.IT. Io aggiungo solo che è  sconfortante continuare a vedere che chi dovrebbe informare spesso lo fa seduto in poltrona attingendo a  dati di cui non controlla la veridicità. Il servizio del TG3 inizia con la scritta: Reggio Calabria - Franco Bruno, e lo speaker lo presenta come servizio del "nostro inviato Franco Bruno".  Io avrei detto: il nostro "INVIATO... MA NON ANDATO" Franco Bruno.  La libertà d'informazione non è libertà di prendere in giro.

mercoledì 11 agosto 2010

Lettera a tutto il Consiglio Comunale di Reggio Calabria (tutti, maggioranza e opposizione).


Ho appena finito di leggera la “Lettera aperta al Sindaco di Reggio Calabria da parte dei suoi cittadini”, ennesima dimostrazione dell’alto concetto che hanno questi signori dell’intelligenza di chi legge pensando che non sia chiaro che le lettere di solidarietà e di condanna se le scrivono rispettivamente da soli. Nonostante mi fossi ripromesso di non scrivere una parola su questa squallida vicenda che si descrive, giudica e condanna da sola, a questo punto non posso fare a meno di esternare alcune mie riflessioni. Siamo di fronte ad una querelle di infimo profilo, che vede da entrambi i lati individui che non hanno assolutamente a cuore l’interesse della città, bensì il loro personale. Mi sono spesso domandato perché una persona dovrebbe fare politica, e fino ad oggi ho trovato due risposte: tra le due risposte non c’è “la ricerca di una sistemazione definitiva personale”, o almeno non ci dovrebbe essere. Dato quindi per scontato, come dicevo che la politica non è (o non dovrebbe essere) un lavoro, ma un impegno volontario verso la cittadinanza all’amministrazione ed alla gestione dei beni comuni, per me ne consegue che chi fa politica non dovrebbe preoccuparsi di mantenersi il posto all’infinito, bensì di svolgere bene il compito che la cittadinanza gli ha affidato ed al termine del mandato, o anche prima, non dovrebbe avere problemi a rientrare al posto di lavoro che occupava precedentemente all’elezione (se ne aveva uno, chiaramente). Stavo dicendo, due risposte: si può fare politica  per sincera passione con l’intento di fare bene, purtroppo anche sbagliando, e poi si può  fare politica per fare i propri interessi e quelli dei propri accoliti. Sarebbe il caso di finirla con la favola che ci raccontiamo tutti i giorni dell’amministrazione modello e della città metropolitana; sono anni che Reggio è allo sfascio, basta guardarsi intorno con l’intenzione di vedere; a testimonianza e vergogna ci sono le fotografie scattate anni fa da Google (in piena amministrazione Scopelliti, quando a sentire “San Giorgio news” tutto andava bene), che hanno immortalato situazioni di degrado che ancora sussistono, e che sono consultabili da chiunque in qualsiasi parte del mondo; le voci sui presunti buchi di bilancio, fino ad oggi solo voci senza sostanza, sono adesso supportate dalla palese inerzia dell’amministrazione comunale che stiamo riscontrando dall’inizio dell’estate, parlo chiaramente delle feste e manifestazioni che hanno contraddistinto l’intero periodo dell’amministrazione Scopelliti; tutti i cittadini in questi giorni stanno (stiamo) ricevendo cartelle esattoriali della REGES su acqua e Tarsu  praticamente raddoppiate; nessuno si accorge che a giorni nel centro storico non ci sarà più un parcheggio libero; da mesi, ancor prima delle elezioni regionali in alcune strade sono stati individuati i parcheggi a pagamento da entrambi i lati della carreggiata a senso unico, praticamente lasciando solo lo spazio per il transito di un automezzo (basta andare a Piazza Sant’Agostino, ma non solo) in attesa di potere fare il colpo di mano per renderli operativi. Se il Sindaco dimissionario ritirerà le dimissioni, non ne sarò contento; vista la situazione io avrei voluto un Commissario, così almeno questa città avrebbe avuto qualche speranza di sapere veramente in quale situazione si trova. È inutile e dannoso pensare di difendere una favola che non è mai esistita. Mi auguro che i protagonisti di questo penoso spettacolo, firmatari di lettere di sfiducia, di lettere di solidarietà, di lettere di accusa, autori di lettere anonime e di lettere aperte, abbiano il pudore di non ripresentarsi alle prossime elezioni e tornino a fare il mestiere che facevano prima, se mai hanno lavorato.

Pasqualino Placanica
cittadino di Reggio Calabria che parla solo per se stesso.

venerdì 6 agosto 2010

FABULANOVA, Associazione culturale, ma non solo.


L’Associazione Culturale FABULANOVA, organizzatrice di Ecomusia, festa di ecoarte che si terrà a Catona (Reggio Calabria) dal 19 al 22 agosto, ha una storia relativamente recente, ma ricca di iniziative e di successi. Nasce come gruppo musicale di musica etnica: nel 1996 Fulvio Cama già musicista di gruppi etnici quali: “Re Niliu”, “Kalavrìa”, “Bandarìa”, fonda il gruppo etnico “Fabulanova” con il quale avvia un’intensa attività di ricerca sulla musica popolare ed etnica del Sud Italia e di tutto il Mediterraneo, proponendo uno spettacolo intitolato “Mediterronia” di cui è compositore delle musiche e dei testi con il quale effettua numerosi concerti e tour in tutta Italia. Nel 1997 Fabulanova collabora con il gruppo etnico “Phaleg” con il quale vince tutti i concorsi e le selezioni regionali e partecipa al Festival “Arezzo wave”. Nella primavera 1999 inizia la collaborazione con il Teatro “Proskenion” con il quale realizza un tour in Brasile con il progetto “Orionopolis Nordestina” finanziando la costruzione di un ospedale per bambini poveri. In quel periodo collabora anche con il Teatro “I Tre Farfalli” con il quale mette in scena “Puru a purbiri faci rumuru”, spettacolo che realizza nell’autunno dello stesso anno una tournee in Nord Europa con concerti in Belgio, Olanda e Germania. Nel 2002 inizia la collaborazione con il “Teatro delle Radici” di Lugano, Svizzera con il quale mette in scena lo spettacolo “Guardando al Sud” con musiche inedite composte dal gruppo. Fabulanova continua nel frattempo l’attività concertistica partecipando al “Festival dello Stretto” 2003 e ad alcuni tra i più importanti festival calabresi. Nel 2004 svolge una importante attività di sonorizzazione di video, documentari e cortometraggi. Nel 2005 inizia la collaborazione con “L’Accademia di Belle Arti” di RC con la quale produce le performance: “Il mare intorno a noi” e “Pelle d’Artista” (2005) e “Cosmogonie” (2006), componendo ed eseguendo dal vivo le musiche degli omonimi DVD. Nello stesso anno è autore delle musiche per il film-documentario “Reghion, lo sguardo del tempo” per la “Sovrintendenza Archeologica della Calabria” con il quale partecipa al “Festival del Cinema Archeologico”. Nel 2009 collabora con L’“Associazione Artisti aquilani” con la quale svolge attività di animazione, musicoterapia e musica d’insieme in Abruzzo nelle tendopoli dei terremotati. Nel 2009 comincia la collaborazione con la compagnia teatrale “Carro di tespi” con il quale mette in scena lo spettacolo “La violenza” dove Fabulanova è autore delle musiche eseguite in scena dal vivo. Nell’estate 2009 Fabulanova cura la direzione musicale del “Face Festival” ad “Ecolandia” e chiude le attività concertistiche con una jam session che vede coinvolti i numerosissimi musicisti che collaborano costantemente da diversi anni al progetto Fabulanova, tra i quali: Fulvio Cama, Mimì De Leo, Pino Delfino, Ercole Cantello, Luca Scorziello, Pasquale Campolo, Mario Ferrara, Davide Beatino, Simba, Enzo Maimone, Eugenio Genovese, Francesco Pappaletto, Massimo Russo, Paolo Crocè, Vittorio Romeo, Enzo Baldessarro, Mimmo Condello, Mike Milate ecc….e con i quali è tutt’oggi aperto un bellissimo rapporto di collaborazione. Fabulanova è anche Associazione Culturale e si occupa di attività artistiche tra le quali il Festival “Ecomusìa” dove suonerà assieme ad artisti come Phaleg – Taragnawa – Bachir Gareche – Nagrù – Jerusa Barros – Cabeza Negra – Quandera.
Al momento il gruppo Fabulanova (quintet) mette in scena un concerto di musiche inedite di propria composizione che dalla matrice popolare spaziano alle atmosfere etniche del Mediterraneo spingendosi verso una world-music con riferimenti jazz, new age, e rock melodico. Il gruppo ha inoltre rivisitato dei classici della musica popolare napoletana, siciliana e pugliese miscelando le antiche canzoni dei cantastorie con atmosfere sonore che si intrecciano nelle musiche etniche di tutto il mondo: dalla bossa nova al fadò dalla salsa alla musica celtica ecc…. Un’altra delle belle realtà della nostra terra poco conosciute.
Pasqualino Placanica

(pubblicato su costaviolaonline.it)

lunedì 2 agosto 2010

ASMEV (Associazione Medici Volontari) una realtà poco conosciuta.


Alla conferenza stampa di presentazione di Ecomusia, tenutasi il 29 luglio al Palazzo della Provincia di Reggio Calabria, ho avuto modo di conoscere il dottore Franco Romeo, medico chirurgo, vicepresidente dell’ASMEV (Associazione Medici Volontari) che da molti anni opera in Eritrea. Il dottore Romeo è un uomo che si appassiona non solo a fare ma anche a raccontare, la sua naturalezza lo porta a darmi automaticamente del tu, e devo dire che la cosa mi ha subito fatto piacere: “ASMEV è nata ufficialmente nel 1995, da un gruppo di medici italiani che già operavano in Africa da qualche anno. Al termine della guerra tra Etiopia ed Eritrea, durata 30 anni, è giunta a Messina una donna combattente eritrea con il corpo devastato dal napalm, ricordo il nome: Azieb; era accompagnata da un missionario italiano che portava una missiva del Primo Ministro Eritreo con la richiesta di curare la donna. Abbiamo fatto tutto quanto era possibile, Azieb è stata curata felicemente. Dall’episodio è scaturita la decisione di organizzarci e recarci in Eritrea con una prima missione, dal cui esito è  scaturito un progetto ECU, finanziato dalla Comunità Europea e organizzato dal CRIC (Centro Regionale di Intervento per la Cooperazione) di Reggio Calabria. Nel 1995 il Ministro Eritreo per la Salute ci chiese se fosse possibile creare un centro di dialisi per acuti; entro tre anni riuscimmo a effettuare la prima dialisi. Attualmente il centro, che si chiama -Centro di dialisi Calabria – dispone di 14 macchine per la dialisi. In Eritrea la situazione sanitaria è precaria: esistono alcuni buoni ospedali, ma il personale specializzato scarseggia. Ci sono solo 3 medici su 100.000 abitanti, e pensa che in Italia il rapporto è 554/100.000. I medici ospedalieri che si assentano dal lavoro per espletare volontariato all’estero dovrebbero poter usufruire del congedo straordinario, ma ad oggi la Regione Calabria, interpellata, non ha  dato alcuna risposta in merito.” Il racconto del dottor Romeo trasuda orgoglio per l’opera svolta ma anche l’umiltà che è caratteristica degli uomini che mettono il proprio tempo e la propria opera a disposizione di chi ne ha bisogno. L’intervista termina prima del previsto, poiché sta per iniziare la conferenza stampa vera e propria, e il dottore mi saluta dicendo: “il resto lo sentirai quando toccherà a me parlare: ho preparato una serie di slide per illustrare il tutto, spero di non annoiare la platea.” Non ci ha assolutamente annoiati, naturalmente.

*nella foto il dottor Francesco Romeo e S.E. l’Ambasciatore Eritreo in Italia Zemede Teclè 

Pasqualino Placanica

(pubblicato su costaviolaonline.it)


domenica 1 agosto 2010

Reggio Calabria: Provincia, presentata ECOMUSIA


Il 29 luglio si è tenuta la conferenza stampa degli organizzatori di Ecomusia presso la sala della Biblioteca del Palazzo della Provincia; l’Assessore provinciale all’Ambiente Giuseppe Neri ha presentato la manifestazione finanziata dalla Provincia, definendola un “primo passo di un percorso virtuoso che si ha intenzione di proseguire con altre analoghe iniziative”. Al tavolo, oltre all’Assessore Neri, Fulvio Cama, presidente dell’Associazione Culturale Fabulanova e direttore generale della manifestazione, Luciano Pensabene, direttore artistico, l’ingegner Fabrizio Borrello, direttore tecnico di Ecomusia e fondatore del gruppo dei Costruttori Rinnovabili, il dottor Franco Romeo, vicepresidente ASMEV (Associazione Medici Volontari), e S.E. l’Ambasciatore dell’Eritrea Zemede Teclè. Il progetto Ecomusia, attraverso l’uso creativo dell’arte e della tecnica, mira a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema del rispetto dell’ambiente: “in Ecomusia l’arte circonderà l’aspetto ecologico” ha detto Cama. Non di secondaria importanza gli altri due aspetti: la raccolta di fondi per lo sviluppo di un progetto umanitario in Eritrea gestito dall’ASMEV, l’associazione di medici volontari del dottore Romeo già presente sul posto da quasi 20 anni, e il progetto dei Costruttori Rinnovabili dell’ingegner Borrello, finalizzato alla costruzione di macchine ecologiche per la produzione di energia, e soprattutto alla costruzione di un impianto per la produzione di acqua potabile ricavata dalla condensa tramite un “processo frigorifero”, da installare in Eritrea dove purtroppo l’acqua disponibile non abbonda (solo il 22% della popolazione può usufruire di acqua sicura ai fini alimentari). L’Ambasciatore eritreo ha esposto la situazione umanitaria supportato dalla testimonianza personale del dottore Romeo che opera sul posto da anni: “un paese giovane, indipendente dal 1991 dopo una guerra durata 30 anni, con 4 milioni di abitanti appartenenti a 9 etnie, al 50% di religione musulmana e per il rimanente 50% cristiana, che vive in armonia assoluta, senza tensioni di tipo razziale o religioso; purtroppo esiste ancora un conflitto latente con l’Etiopia che non ha accettato, a differenza dell’Eritrea, la definizione dei confini stabilita dalla commissione ONU nel 2001.” Il governo Eritreo, ha detto l’Ambasciatore, “è cosciente che la scuola e la sanità sono aspetti essenziali per lo sviluppo della nazione, e su questi obiettivi  ha indirizzato la sua attenzione ed i suoi sforzi. Una particolare attenzione viene posta alla produzione di energia alternativa; poiché in Eritrea il sole e il vento non mancano, ci serve la tecnologia utile a sfruttarli in tal senso ed agli amici italiani l’Eritrea chiede aiuto, ringraziando per quello che gia viene fatto”. Per aiutare il popolo eritreo e per sensibilizzare la  nostra gente al rispetto dell’ambiente quindi, per quattro giorni dal 19 al 22 agosto sul lungomare di Catona il villaggio di Ecomusia offrirà ai visitatori arte, tecnologia pulita, sport e divertimento.

Pasqualino Placanica

(pubblicato su costaviolaonline.it)