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domenica 1 agosto 2010

Reggio Calabria: Provincia, presentata ECOMUSIA


Il 29 luglio si è tenuta la conferenza stampa degli organizzatori di Ecomusia presso la sala della Biblioteca del Palazzo della Provincia; l’Assessore provinciale all’Ambiente Giuseppe Neri ha presentato la manifestazione finanziata dalla Provincia, definendola un “primo passo di un percorso virtuoso che si ha intenzione di proseguire con altre analoghe iniziative”. Al tavolo, oltre all’Assessore Neri, Fulvio Cama, presidente dell’Associazione Culturale Fabulanova e direttore generale della manifestazione, Luciano Pensabene, direttore artistico, l’ingegner Fabrizio Borrello, direttore tecnico di Ecomusia e fondatore del gruppo dei Costruttori Rinnovabili, il dottor Franco Romeo, vicepresidente ASMEV (Associazione Medici Volontari), e S.E. l’Ambasciatore dell’Eritrea Zemede Teclè. Il progetto Ecomusia, attraverso l’uso creativo dell’arte e della tecnica, mira a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema del rispetto dell’ambiente: “in Ecomusia l’arte circonderà l’aspetto ecologico” ha detto Cama. Non di secondaria importanza gli altri due aspetti: la raccolta di fondi per lo sviluppo di un progetto umanitario in Eritrea gestito dall’ASMEV, l’associazione di medici volontari del dottore Romeo già presente sul posto da quasi 20 anni, e il progetto dei Costruttori Rinnovabili dell’ingegner Borrello, finalizzato alla costruzione di macchine ecologiche per la produzione di energia, e soprattutto alla costruzione di un impianto per la produzione di acqua potabile ricavata dalla condensa tramite un “processo frigorifero”, da installare in Eritrea dove purtroppo l’acqua disponibile non abbonda (solo il 22% della popolazione può usufruire di acqua sicura ai fini alimentari). L’Ambasciatore eritreo ha esposto la situazione umanitaria supportato dalla testimonianza personale del dottore Romeo che opera sul posto da anni: “un paese giovane, indipendente dal 1991 dopo una guerra durata 30 anni, con 4 milioni di abitanti appartenenti a 9 etnie, al 50% di religione musulmana e per il rimanente 50% cristiana, che vive in armonia assoluta, senza tensioni di tipo razziale o religioso; purtroppo esiste ancora un conflitto latente con l’Etiopia che non ha accettato, a differenza dell’Eritrea, la definizione dei confini stabilita dalla commissione ONU nel 2001.” Il governo Eritreo, ha detto l’Ambasciatore, “è cosciente che la scuola e la sanità sono aspetti essenziali per lo sviluppo della nazione, e su questi obiettivi  ha indirizzato la sua attenzione ed i suoi sforzi. Una particolare attenzione viene posta alla produzione di energia alternativa; poiché in Eritrea il sole e il vento non mancano, ci serve la tecnologia utile a sfruttarli in tal senso ed agli amici italiani l’Eritrea chiede aiuto, ringraziando per quello che gia viene fatto”. Per aiutare il popolo eritreo e per sensibilizzare la  nostra gente al rispetto dell’ambiente quindi, per quattro giorni dal 19 al 22 agosto sul lungomare di Catona il villaggio di Ecomusia offrirà ai visitatori arte, tecnologia pulita, sport e divertimento.

Pasqualino Placanica

(pubblicato su costaviolaonline.it)

sabato 31 luglio 2010

Per il Big one del PdL intervenga super-Bertolaso!



Come ben sapete, ogni volta che c'è un terremoto, si registrano, poi, altre scosse d'assestamento. La morfologia del territorio è destinata inesorabilmente a cambiare. Alcune volte più lievemente, altre più marcatamente. Il Big one* ha prodotto l'implosione del PdL e ha determinato la deriva del Cali-Fini dal continente pidiellino. Lo sconquasso all'interno del PdL è stato tanto violento, che, a buon diritto, si potrebbe invocare il divino intervento di Guido Bertolaso: se non è questa una grande emergenza... Con i suoi super-poteri della super-protezione civile (e non), colui che "avrebbe potuto gestire meglio" la situazione ad Haiti e che possiede quell' "esperienza che non può essere quella degli organizzatori" della Love Parade di Duisburg "grazie all'esperienza maturata nell'organizzazione dei Grandi Eventi" saprebbe senz'ombra di dubbio ricostruire il PdL, com'ha fatto con L'Aquila.
E' verità inoppugnabile che i tecnici del PdL non avevano previsto in alcun modo l'entità del grande evento sismico. C'era stata qualche scossa d'avvertimento, ma si era preferito rassicurare la popolazione parlamentare di dormire tranquilla. La Russa e Gasparri, abili ragionieri e maestri nell'arte di far di conto, avevano tutti i sopralluoghi del caso. Tutto in regola. Ed, invece, patapumf! E' accaduto l'irreparabile, una tragedia. Nessuno ha avuto l'idea di regalargli, per sicurezza, una calcolatrice. Ed i numeri non sono men che meno tornati. La variabile finiana è rimasta inquantificata sino alla sua fragorosa deflagrazione. I "colonnelli convertiti al berlusconismo" hanno fatto flop. Persino il sarto Letta, virtuoso delle ricuciture, ha preso male le misure. Lo strappo istituzione è più che evidente, meglio coprire con un velo (pietoso magari). Problemi d'organizzazione, che vogliamo farci! Chi non ha mai toppato scagli la prima pietra. Di quel che sarà nel futuro prossimo venturo non è dato bene saperlo. Napolitano sonnecchia. L'orizzonte appare verde. Alziamo il dito medio al cielo ;)


*Il Big One (letteralmente "quello grosso", come viene chiamato negli Usa) è il nome dato ad un presunto futuro terremoto, che potrebbe essere uno dei più potenti terremoti mai verificati negli Stati Uniti, superiore al settimo grado della Scala Richter, tanto da poter distaccare la California dal resto del continente

venerdì 23 luglio 2010

Catona: Ecomusia festa di Ecoarte

cliccare per ingrandire
Immerso nell'incomparabile scenario dello Stretto, sul lungomare di Catona dal 19 al 22 agosto sorgerà il Villaggio di ECOMUSIA (http://ecomusia.xoom.it), iniziativa artistica/culturale dell’Associazione FABULANOVA (patrocinata dal Comune di Reggio Calabria e finanziata dall’Assessorato all’Ambiente della Provincia di Reggio Calabria) finalizzata alla sensibilizzazione sul tema del rispetto dell’ambiente. L'arte diverrà, in un contesto magico, mezzo di comunione tra uomo e ambiente, con la “Natura che permette la vita sulla terra e ci insegna attraverso le sue dimostrazioni di equilibrio, che tutto è possibile grazie soltanto agli strumenti di un orchestra ben accordati che suonando insieme creano l'armonia. Si vuole lanciare un grido d'allarme perché l’uomo sta suonando con strumenti sempre più scordati e disarmonici, generando dissonanze aritmiche che purtroppo non sono soltanto un fastidioso suono che danneggia l'udito, ma un'onda di morte che avvolge tutto il pianeta, trascinandolo inesorabilmente verso danni irreparabili e catastrofici. Ecco quindi che "espressivambiente" è il messaggio chiave che si vuole lanciare attraverso l'arte che è di per sé simbolo di armonia e bellezza, di comunione e di intesa. ….L'intento è quello di gridare a tutti ai quattro venti, in musica ai "ciechi", con arti visive ai "sordi", che il futuro del mondo dipende da un immediato cambio di rotta sulle politiche di salvaguardia dell'ambiente e sullo sfruttamento dell'energia, altrimenti potrebbe non esserci più musica, arte…..vita.” Ogni giorno un nome diverso e decine di iniziative artistiche (scultura, danza, musica), sportive (sport nautici ed equestri), tecnologiche (energie alternative: eolica, solare, termica, idroelettrica) sempre finalizzate alla sensibilizzazione sul tema del rispetto dell’ambiente. Giovedì 19: Festa dell'Aria; venerdi 20: Festa della Terra; sabato 21: Festa dell’Acqua; domenica 22: Festa del Fuoco. Nei giorni di attività si svolgeranno anche delle estemporanee di pittura e scultura le cui opere finali verranno messe all’asta, si effettueranno delle raccolte fondi attraverso donazioni spontanee e si produrranno generatori eolici, fabbricatori d’acqua, generatori termodinamici e geotermici. Tutto ciò che sarà prodotto e ricavato verrà donato all’AS.ME.V. (Associazione Medici Volontari) che è presente in Eritrea da diversi anni con un ospedale, importantissimo presidio sanitario per la popolazione di una delle zone più povere dell’Africa.
Pasqualino Placanica
 
(pubblicato su costaviolaonline.it)

sabato 17 luglio 2010

19 luglio 1992

Il 19 luglio ricorre il diciottesimo anniversario della strage di via D'Amelio. Rimasero uccisi il giudice Paolo Borsellino e  i cinque agenti di scorta Emanuela Loi (prima donna della Polizia di Stato caduta in servizio), Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
 Penso che le parole che seguono non potrebbero essere più appropriate,  sia al ricordo dell'uomo che alla situazione attuale; sono tratte dalla lezione tenuta dal giudice Borsellino del 26 gennaio 1989 all'Istituto Tecnico Professionale di Bassano del Grappa.

"L'equivoco su cui spesso si gioca è questo: quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato quindi quel politico è un uomo onesto. E no, questo discorso non va perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire, beh, ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest'uomo è mafioso. Però siccome dalle indagini sono emersi altri fatti del genere altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato quindi è un uomo onesto. Il sospetto dovrebbe indurre soprattutto i partiti politici quantomeno a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti anche se non costituenti reati." - Paolo Borsellino -

venerdì 16 luglio 2010

I capi della ‘Ndrangheta scelti nel santuario della Madonna di Polsi.


Guardando questo video rimango sempre più stupefatto da come uomini così rozzi possano dirigere un'organizzazione altamente sofisticata come la 'ndrangheta.

domenica 11 luglio 2010

IL DIRITTO ASSOLUTO



--''in democrazia non esistono diritti assoluti, perché ciascun diritto incontra il proprio limite negli altri diritti egualmente meritevoli di tutela che, in caso della privacy, sono prioritariamente meritevoli di tutela….. Un principio elementare della democrazia, ma che la stampa italiana nella sua maggioranza, ha deciso di ignorare''. Silvio Berlusconi.--
Un bel concetto, non c’è che dire, condivisibile….lo condivido anche io, figuratevi! Ma che c’entra la libertà di stampa con la legge bavaglio? O meglio, perché si parla solo di libertà di stampa, dimenticando un diritto talmente importante da essere, quello si…assoluto? Da che il mondo esiste i tiranni hanno sempre cercato di mantenere il popolo ignorante. Ecco perché in democrazia, per essere liberi, il diritto di essere informato è (quello si) un diritto assoluto. Badate bene, non sto parlando del diritto di informare, che è degli organi di stampa, ma del diritto di essere informato, che è del popolo. Il diritto di conoscere in tempo reale quello che avviene e che influisce sulla vita pubblica, anche se ha risvolti privati per qualcuno, essendo un diritto del popolo è superiore al diritto alla privacy del singolo. In Italia abbiamo avuto casi (quelli conosciuti, intendo) di ministri cocainomani, di amministratori con vizietti particolari, di ministri che hanno acquistato casa senza saperlo, di persone che  non possono essere paragonate al singolo semplice cittadino, perché con le loro degenerazioni private si sono esposte al ricatto e quindi alla corruzione, poco importa se poi alla fine non si è riscontrato un aspetto penale. Chi vuole che la sua privacy sia rispettata può tranquillamente evitare di fare politica; sono sicuro che non c’è nessuno in Italia a cui fare politica sia stato prescritto dal medico curante.

sabato 3 luglio 2010

Centrale a carbone a Saline e assegni di ricerca sulle scorie nucleari, la replica dell’INGV



Con un lungo comunicato stampa, la Dott.ssa Fedora Quattrocchi, dirigente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ha replicato al mio intervento di ieri su Saline Ioniche. Intervento attraverso il quale sollevavo gravi perplessità su due assegni di ricerca finanziati all’INGV dalla SEI s.p.a., la società interessata al progetto della centrale a carbone a Saline Ioniche. In particolare, faceva venire i brividi l’oggetto di uno dei due assegni: “Parametrizzazione della qualità e degli spessori del cap-rock argilloso, necessaria all’individuazione ed alla catalogazione in ambiente GIS delle aree potenzialmente idonee per geotermia profonda, stoccaggio geologico di CO2CH4 e scorie nucleari“.
La Dott.ssa Quattrocchi, pur confermando la convenzione triennale che ha legato la multinazionale elvetica del carbone all’INGV e l’avvio dei due assegni  sempre grazie ai fondi della SEI s.p.a., dichiara che la ricerca di potenziali siti di stoccaggio “nulla ha a che vedere con attività specifiche sul territorio della Regione Calabria“.  Per garantire il diritto di replica e favorire il massimo pluralismo delle opinioni, pubblico per intero, di seguito, la replica della Quattrocchi. Ma, al tempo, stesso non posso che ribadire i dubbi e le preoccupazioni. La dirigente dell’INGV afferma che le scorie nucleari non finiranno in Calabria, a Saline. E’ una garanzia o una dichiarazione di buoni intenti? Risulta , infatti, che le aree destinate a tali rifiuti radioattivi sono ancora in via d’individuazione e che una prima mappa non sarà presentata prima del 23 settembre, come annunciato in altra sede dalla stessa Quattrocchi. Andiamo avanti. Visto che le ricerche non riguarderebbero il territorio della Calabria, che interesse ha la SEI a finanziarle? Tutto può trovare giustificazione nella nobile volontà  di questi “mecenati” moderni di finanziare la scienza e la ricerca? La SEI è una società che non opera direttamente in altre aree dello Stivale, se non attraverso le aziende partner. Essa è nata, infatti, con un un unico scopo: “lo sviluppo di attività legate alla ricerca e alla produzione energetica nel territorio di Saline “. Si tratta di “ossi duri” che, nonostante la contrarietà quasi unanime delle istituzioni locali e dei cittadini, da anni perseverano nell’intento di creare un impianto a carbone nel Reggino. A questo punto, le cose sono due: 1) o la SEI, dopo aver incassato un niet – l’ennesimo (dopo Provincia e Regione) – a quanto pare anche dal Ministero dell’Ambiente, ha gettato la spugna e sta abbandonando la Calabria per puntare altrove; 2) oppure la SEI, utilizzando l’azione su tanti fronti meritevole di enti pubblici come l’INGV, sta cercando di ricalibrare il suo progetto in attesa che qualcosa muti nello scenario nazionale e regionale.
Restiamo in attesa. Di certo adesso il fronte del No alla centrale è di nuovo in allerta ed è ben lungi dallo smobilitare. Di seguito il comunicato integrale della Dott.ssa Quattrocchi:
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“Ho letto con grande sorpresa un lungo articolo in cui il Consigliere Provinciale di Reggio Calabria, Omar Minniti del Partito Rifondazione Comunista, chiede spiegazioni sul fatto che l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), ed in particolare, a responsabilità della Unità Funzionale di “Geochimica dei Fluidi, Stoccaggio Geologico e Geotermia” che rappresento, sul finanziamento recente  di 2 “Assegni di Ricerca” annuali, con risorse della Società SEI S.p.A. al fine studiare la presenza o meno  di siti del sottosuolo idonei a geotermia, allo stoccaggio geologico di scorie nucleari, di anidride carbonica e gas serra (CO2).
Tengo a precisare che l’oggetto dei suddetti “Assegni di Ricerca” annuali nulla ha a che vedere con attività specifiche sul territorio della Regione Calabria; tra l’altro, la Calabria, per le sue caratteristiche sismiche i) difficilmente potrebbe accogliere siti geologici profondi per scorie nucleari, ii) ha solo poche zone geotermiche e iii) entroterra ha pochissimi siti di stoccaggio gas se non assenti, mentre INGV concentra la sua attenzione off-shore (fuori costa). Riguardo ai rapporti con la SEI S.p.A., INGV era stata incaricata dalla medesima, tramite una convenzione firmata nel 2007 e già conclusa, a realizzare uno studio sullo stoccaggio dell’anidride carbonica; tale convenzione non ha quindi nulla a che vedere con i suddetti “Assegni di Ricerca” annuali. INGV, in piena libertà, finanzia le proprie attività di ricerca utilizzando l’insieme dei fondi raccolti dall’Istituto, siano essi finanziamenti diretti (pubblici o privati) su progetti specifici oppure disponibilità interne provenienti da lavori pregressi. In quest’ultimo caso, l’Istituto in totale e corretta trasparenza  specifica all’interno dei bandi l’origine delle risorse interne utilizzate anche se provenienti da altre attività, com’è il caso delle risorse economiche provenienti da una convezione firmata nel 2007.”
INGV, proprio in quanto ente di ricerca no-profit,  ed in particolare la suddetta Unità Funzionale “Geochimica dei Fluidi, stoccaggio geologico e geotermia” della Sezione Roma 1, ha avviato vari studi di fattibilità stoccaggio CO2, metano, scorie nucleari e geotermia (rinnovabili) e studi territoriali su medesimi argomenti, con fondi ordinari INGV e con fondi esterni di provenienza di aziende private di natura petrolifera e di produzione elettrica su tutto il territorio nazionale, tra cui in Calabria. In particolare in tale regione INGV ha potuto avviare studi  anche grazie a fondi esterni di SEI S.p.A. Saline Joniche, da noi internamente denominati “Rezia Energia”, che ha commmissionato a INGV nel passato studi su una delle tecnologie di stoccaggio geologico: quella, e SOLO quella, per lo stoccaggio geologico di CO2, dovendo abbattere eventualmente in futuro le emissioni di una possibile centrale a carbone. La suddetta unità funzionale, di cui sono responsabile come dirigente, quindi utilizza ed organizza i fondi di ricerca siano essi ordinari interni o di provenienza esterna (regioni, industrie, comuni, etc….), come tipicamente avviene in tutti gli istituti di ricerca no profit- su tutta la gamma delle argomentazioni di ricerca portate avanti dal gruppo di ricerca stesso e nella fattispecie: stoccaggio geologico di CO2, stoccaggio geologico di metano, stoccaggio di superficie e geologico di scorie radiattive e geotermia (rinnovabili).
Bandire pubblicamente, e si specifica “pubblicamente”, 2 assegni di ricerca sulle suddette tematiche, a disposizione quindi di qualsiasi giovane cittadino italiano che abbia quei requisiti richiesti, incluso dottorato di ricerca e voto di laurea di 110/lode, quindi i massimi requisiti di curriculum di giovani neolaureati e neodottorati di questo paese  è l’operazione più democratica che un ente di ricerca pubblica possa e debba fare, seguendo le leggi vigenti della pubblica ricerca. Il fatto che, per tali bandi di ricerca, si utilizzino fondi che sono stati ottenuti nel passato da INGV, a seguito di un pregresso, e specifico “pregresso” studio di fattibilità di stoccaggio geologico di CO2 in Calabria, ai fini della costruzione di una centrale a carbone pulito e non emissivo a Saline Ioniche, NON significa assolutamente che a Saline Ioniche sarà in futuro costruita  una centrale geotermica, un sito di stoccaggio metano o un sito superficiale o profondo di scorie nucleari. Il bando infatti non si riferisce affatto alla Calabria o all’area di Saline Ioniche, ma a tutto il territorio nazionale, come da incarichi istituzionali dell’ente di ricerca INGV e come da testo pubblico della mia audizione in Senato – Commissione Ambiente dell’ 8 giugno 2010, in presenza di tutti o quasi i senatori della suddetta commissione. Specifico che su tali temi di utilizzo razionale e pianificato del sottosuolo ai fini di un congruo mixing energetico tra rinnovabili, carbone, metano e nucleare, l’INGV farà a breve una scuola internazionale, la prima al mondo nel suo genere, dal 25 al 30 settembre 2010, Omar Minniti del PRC è  sentitamente invitato per tutto il periodo o per lo meno alla tavola rotonda del 29 settembre. Specifico che la mia scuola è patrocinata dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile. Gli altri sponsor di tale scuola internazionale, oltre  a INGV sono CNR e Ambasciata USA. Benvenuto quindi Omar Minniti anche per fare una bella chiacchierata sul mixing energetico nazionale e … con il “federalismo” regionale.
Prof. Fedora Quattrocchi
Resp. Unità Funzionale “Geochimica dei Fluidi, Stoccaggio Geologico e Geotermia” Sezione Roma 1 INGV
Docente a contratto di “trasporto e confinamento di CO2” Università Roma 2 Tor Vergata, Ingegneria Industriale
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venerdì 2 luglio 2010

Centrale a carbone a Saline Ioniche, la SEI finanzia due assegni di ricerca e ora spunta anche l’ipotesi nucleare.



Ufficialmente a Saline Ioniche tutto è fermo al 2008. Tramite il proprio sito web, la multinazionale svizzera SEI – impegnata nel tentativo di realizzare una centrale di 1.320 MW  sul territorio di Saline Ioniche (Rc) – annunciò di aver “presentato agli organi competenti il Progetto Definitivo, lo Studio di Impatto Ambientale, comprensivo di documentazione per il rilascio dell’Autorizzazione Ambientale Integrata, lo Studio Architettonico e la Sintesi non Tecnica relativi al progetto della centrale”.  Tale presentazione ha avuto luogo tra il 18 e 20 giugno di due anni fa, riguardando 25 amministrazioni nazionali e locali, tra cui il Ministero dello Sviluppo Economico, il Ministero dell’ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Regione Calabria, la Provincia di Reggio Calabria e i Comuni di Montebello Jonico, Motta San Giovanni, Melito di Porto Salvo, Bagaladi, Roghudi, Condofuri, San Lorenzo, Calanna e Reggio Calabria. Sull’onda delle proteste della popolazione e delle associazioni ambientaliste, gli enti locali competenti si sono opposti alle mire della SEI apponendo due pesanti pietre, difficilmente aggirabili. La Provincia, tramite il parere espresso il 16 settembre 2008 dal Settore Pianificazione Territoriale ed Urbanistica, ha bollato le mire degli svizzeri sul carbone come “pregiudizievoli alle valenze paesistiche ed ambientali”, i cui effetti possono “provocare una significativa alterazione dei luoghi” e sono “deleteri e aberranti per l’insieme paesaggistico protetto”. Stesso atteggiamento da parte dell’allora Giunta regionale Loiero, che con delibera n.686 del 6 ottobre 2008 ha respinto al mittente l’ipotesi del carbone. Il faldone dell’ “affare SEI” è fermo su uno scaffale polveroso del Ministero dell’Ambiente. Tutto appare immobile, eppur qualcosa sottotraccia si muove. Nei giorni scorsi, l’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha indetto delle selezioni per titoli e colloqui di n. 2 assegni di ricerca, finanziati coi fondi del progetto-convenzione tra INGV e proprio la SEI Saline Ioniche spa: uno avente come oggetto le “Variazioni di anisotropia a seguito di iniezione dei fluidi e studio della sismicità indotta da iniezione di CO2 nel sottosuolo” e l’altro la “Parametrizzazione della qualità e degli spessori del cap-rock argilloso, necessaria all’individuazione ed alla catalogazione in ambiente GIS delle aree potenzialmente idonee per geotermia profonda, stoccaggio geologico di CO2CH4 e scorie nucleari”. Per entrambi gli assegni, il trattamento economico onnicomprensivo è di 19 mila euro e la durata è annuale. Ricapitoliamo: la SEI non fa mistero del progetto che intende materializzare a Saline e, “sputtanato” alla grande il modello di centrale a carbone di vecchia concezione (quello con ciminiera fumante e “salutari” nuvoloni neri), gli svizzeri stanno sostanzialmente propugnando ai calabresi l’idea del  “clean coal”, il presunto “carbone pulito”. Un metodo, ancora allo stadio sperimentale e già bocciato in numerosi paesi (tra cui gli Usa) per via degli alti costi e i rischi correlati, che prevede il “sequestro” e lo stoccaggio dell’anidride carbonica e dei gas serra  in formazioni geologiche profonde, cavità realizzate fino a 2000 metri sottoterra. Più che eliminare le emissioni si tratta, quindi, di nasconderle, mettendo a rischio l’ecosistema, le falde acquifere e l’incolumità dei cittadini al pari (se non più) delle vecchie centrali. Rimando, a tal proposito, ad una posizione di netto dissenso già assunta più di due anni fa dai gruppi consiliari del Prc e del Pdci alla Provincia di Reggio Calabria. Ma torniamo alle selezioni bandite dall’INGV. I due assegni di ricerca pagati dalla SEI mirano a mappare le aree più adatte allo stoccaggio delle emissioni e valutare l’impatto del “clean coal” sul territorio di Saline, mettendo in conto, pertanto, i pericoli connessi alla “sismicità indotta” dalle emissioni nel sottosuolo. Ciò, in un’area a conclamato rischio tellurico come quella a ridosso dello Stretto. E’ chiaro che la SEI, nonostante due anni fa annunciasse in pompa magna i piani “definitivi”, sta brancolando nel buio.  C’è in testa solo l’idea di catapultare a Saline un nuovo ecomostro, ma non si sa come e finanche dove realizzarlo. Altrimenti non si capirebbe perché s’investano dei soldi per avviare nuove ricerche volte all’ “individuazione ed alla catalogazione in ambiente GIS delle aree potenzialmente idonee”. Che razza di progetto “ultimo” è quello che ancora non prevede i luoghi fisici in sui materialmente si faranno confluire anidride carbonica e gas serra prodotti dalla centrale, processo in cui è concentrata tutta l’ “innovatività” rispetto al vecchio carbone?  Sarebbe interessante sapere, per esempio, quali risultati ha prodotto lo studio di fattibilità “per lo stoccaggio geologico di CO2 nei dintorni del polo energetico di Saline Ioniche (RC)”, svoltosi tra il 29/05/2007 e il 29/05/2010 ed assegnato dalla SEI all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, nella persona della Dott.ssa Fedora Quattrocchi. La stessa dirigente dell’INGV  che nel marzo del 2008 annunciò, in un’intervista all’Ansa, l’individuazione di “circa 200 potenziali siti per lo stoccaggio dell’anidride carbonica” e parlò di “un progetto (che) verrà annunciato a breve e sarà in Calabria, da una compagnia diversa da Enel, dove si pone entro il 2015 la costruzione di una centrale a carbone a zero emissioni”. Più inquietanti le considerazioni che seguono. Avete letto bene l’oggetto del secondo assegno di ricerca? La SEI, per mezzo dell’INGV, non sta ricercando solo zone idonee per geotermia profonda e stoccaggio geologico di CO2CH4, ma anche per scorie nucleari!! Cavità sotterranee, probabilmente sottomarine, in cui potenzialmente allocare rifiuti radioattivi… 
Tutto questo nella Calabria balzata alla cronaca nazionale per le navi dei veleni, i business delle ecomafie e la preoccupante impennata delle malattie fulminanti. Se qualcuno non ha ancora compreso il pericolo rappresentato dal carbone, gli faccio notare che ora si sta parlando dell’ipotesi (si tratta al momento di una ricerca), prevista tramite il bando di un ente  pubblico (istituto con Dl 381/1999) e finanziata da soggetti privati, di far transitare scorie nocive attraverso il nostro territorio e di immergerle al largo delle nostre coste. Senza affondamenti di carrette del mare. Senza mediazione diretta dei clan e dei servizi deviati. Senza depistaggi. Alla luce del sole. Mica sono degli sprovveduti: forse il carbone può passare  di moda, ma quello del nucleare è un “investimento durevole”, che si protrarrà nel tempo per migliaia e migliaia di anni. I progetti della SEI finora si sono rivelati peregrini, ben lungi dalla proverbiale precisione svizzera, ed hanno subito pesanti stop dalla collettività locale. Ma non credete sia arrivato il momento di capire cosa bolle realmente in pentola a Saline Ioniche, al di là delle apparenze?
Di seguito, in formato Pdf, i due avvisi di selezione emanati dall’INGV:
Avv.assegnoSEI1-1
Avv.assegnoSEI2-2

Omar Minniti (http://omarminniti.wordpress.com/)

giovedì 1 luglio 2010

SCOPELLITI GATTOPARDO DI CALABRIA

(da : IL FATTO, 25.6.2010)
di Enrico Fierro
Camicie nere, voti e ‘ndrangheta. Alla festa con i boss: il sistema di potere del Governatore.
Ha mille doti Giuseppe Scopelliti, ma una in particolare gli va riconosciuta: la capacità di apparire, ogni volta che si candida e chiede il voto ai calabresi, come il nuovo. Dal Tirreno allo Jonio, ci credono e lo votano. Fanno così da sempre, da quando, e correva l’anno 1992, al congresso di Rieti i ragazzi del MSI decisero il loro nuovo segretario nazionale attingendo alla città del Boia chi molla. E scelsero il giovane Giuseppe, classe 1966, una laurea in Economia e Commercio. La camicia nera durò poco, tre anni appena, fino all’elezione in Consiglio regionale. Primo degli eletti, la conquista di Presidente del Consiglio e poi assessorati di peso, Lavoro e formazione professionale, con la giunta Chiaravallotti. Uno dei governi più chiacchierati.
Poca cosa per il giovane Peppe che ha la straordinaria abilità di ripulirsi nelle fredde acque dello Stretto. Lui è il nuovo e come tale nel 2002 si presenta come candidato a sindaco della città di Reggio. Vince. Cinque anni dopo, nel 2007, stravince con il 70% dei voti. Si tratta di partire sena la squadra avversaria (morto Italo Falcomatà il centro sinistra è praticamente clandestino), ma passi. Lui vince e impone il modello Reggio. Opere pubbliche, città metropolitana, l’annuncio del Ponte, e tanti spettacoli. I pentiti di mafia e le carte dell’inchiesta “Meta” della procura antimafia reggina raccontano invece la storia di una “triade” di ‘ndrangheta che aveva in mano il sistema degli appalti pubblici anche al Comune. Il 25 febbraio del 2007, alla vigilia della rielezione di Scopellitti a sindaco, la ‘ndrangheta è entusiasta. “ora entriamo in politica” dice Cosimo Alavaro, pupillo di una famosa famiglia di Sinopoli, ora ricercato dalla procura antimafia reggina.”Forza zio Peppino, tra quindici giorni vedremo”.
“Non sapevo” è uno dei leit motiv di Peppe Scopelliti. Non sapeva che a quella festa per i cinquant’anni di matrimonio dei genitori di Mimmo Barbieri (uno degli arrestati dal blitz antimafia di mercoledì scorso) c’era il fiore delle ‘ndrine cittadine. Era il 15 ottobre del 2006. Scopelliti ignorava ancora cosa si nascondeva dietro le fortune economiche di Gioacchino Campolo, il re dei video poker e degli immobili, ne possiede tantissimi a Reggio, a Roma e a Parigi. L’uomo che nella campagna del 2007 gli concede in comodato d’uso gratuito il centralissimo Teatro Margherita. Ampi saloni, moquette e segretarie in tacchi a spillo e tailleur per la segreteria politica del sindaco.
Campolo, al quale sequestrano beni per 25 milioni di euro, viene arrestato due anni dopo quel gentile omaggio. “Ha realizzato un grosso patrimonio, in gran parte con la gestione monopolistica dei video giochi, che è tra l’altro uno dei canali privilegiati della criminalità organizzata per l’accumulo di capotali illeciti”, è il commento del procuratore Giuseppe Pignatone. Molti pentiti accusano il re dei videopoker di essere legati alla cosca De Stefano, una delle più antiche e potenti della città. Anche Antonino Fiume è un picciotto dei De Stefano. All’alba di un giorno di febbraio del 2002 Nino Fiume bussa alla Questura di Reggio e parla. Degli affari dei De Stefano, dei nuovi assetti mafiosi in città, delle imprese amiche e dei politici vicini.
“Massimo Labate mi aveva pregato di raccogliere qualche voto per un certo Francesco Marcianò, una persona sponsorizzata dall’avvocato Alberto Sarra. Io gli avevo detto che non voglio sapere niente di politica perché uscivo da un contesto, essendo amico di quello che oggi è il Sindaco Scopelliti”.
Amico? Lo conoscevo appena, replica il Sindaco. “Come tutti ragazzi di Reggio frequentavo la discoteca Papirus, e Nino Fiume lo ricordo perché era quei ragazzi che effettivamente ci salutavae c’era… magari si scambiava qualche battuta, ed era uno di quei ragazzi che frequentava la discoteca”, fa mettere a verbale il Sindaco.
Ma i picciotti di ‘ndrangheta raccontano un’altra storia. “Sopra il Sindaco c’è stato Fiume”, dice uno di loro in un’intercettazione. Un altro pentito, Giovanbattista Fragapane, killer dei De Stefano, nel 2004 si apre con il pm Mario Andrigo e parla dei rapporti politici della cosca. “Alle votazioni ai De Stefano interessava che se ne andava Falcomtà (sindaco di sinistra della città ndr). Sentivo sempre il nome di Scopelliti, di Caridi“. Antonio Caridi è entrato in Consiglio regionale con 11mila preferenze. Scopelliti non conosceva nemmeno Massimo Labate, l’ex poliziotto diventato consigliere comunale di An, poi arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa per i suoi rapporti con la cosca Libri.
Era considerato un suo fedelissimo, eppure l’ex Sindaco minimizza “Non aveva certo bisogno del mio sostegno per candidarsi, si presentò al partito e lo accettarono”. Tutte storie che non intaccano minimamente l’immagine del “nuovo” Peppe Scopelliti, che nel 2010 occupa la poltrona più ambita per un politico in Calabria, quella di Governatore della Regione. Il Pd è a pezzi, divorato da scandali e satrapie interne, e lui riesce nel miracolo: mettere assieme pezzi del vecchio mondo politico, ex socilisti, Udeur, Udc, consumati arnesi utili per tutte le stagioni. Il vecchio e il nuovo, con spezzoni della tormentata antimafia calabrese che addirittura si dicono entusiasti. Scopelliti viene eletto con un plebiscito.
Per la Calabria è iniziata una nuova era. Quella di sempre. E nel silenzio tombale di tutti. Neppure l’opposizione -Pd e Idv- ha ritenuto opportuno chiedere lumi sulle relazioni pericolose di Scopelliti.
Enrico Fierro

sabato 19 giugno 2010

Il mistero del nuovo ministero


Aldo Brancher è stato nominato "Ministro per l’attuazione del Federalismo". Da ciò deriva che è stato istituito un nuovo dicastero: il "Ministero per l'attuazione del federalismo". Almeno così dovrebbe essere. Ma se Bossi è "Ministro delle riforme per il Federalismo", e quindi esiste un "Ministero delle riforme per il federalismo", questo nuovo ministero che funzioni avrebbe? Non si sa! Potremmo supporre che i ministeri cosiddetti .."per l'attuazione di".. scaturiscano automaticamente dalla definitiva consacrazione del concetto originale: "abbiamo definito il Federalismo, adesso lo dobbiamo attuare!" Speriamo, se così è, di vedere presto istituiti i nuovi ministeri "per l'attuazione" di: SALUTE, LAVORO, ISTRUZIONE, INFRASTRUTTURE, POLITICHE SOCIALI;  e soprattutto quello "PER L'ATTUAZIONE DELLA GIUSTIZIA"  (QUELLA VERA).

domenica 13 giugno 2010

Per la "Santa Lucia"

Esistono cose al mondo che splendono di bellezza propria e sono belle ovunque vengano collocate; esistono al mondo posti magici che rendono bella qualsiasi cosa vi venga collocata. Lo Stretto di Messina, naturalmente e storicamente rappresenta magnificamente entrambi questi concetti e Scilla, località simbolo dello Stretto e antica "titolare" del posto (veniva chiamato "Stretto di Scilla") è la sintesi perfetta della bellezza e della magia. A rappresentare con le immagini soprattutto Scilla e lo Stretto ed altre località con simili caratteristiche sparse per il mondo è la mostra fotografica curata da Loredana Guinicelli, con il patrocinio dei comuni di Scilla e di Villa San Giovanni. Dal 16 al 20 giugno sulle terrazze del Lido "Il gabbiano" di Scilla verranno esposte  e messe in vendita  opere fotografiche donate da artisti di tutto il mondo con il fine benefico di..."ridare al mare la barca S. Lucia che è stata bruciata da ignoti. Probabilmente il nostro sarà un piccolissimo contributo, ma non per questo lo crediamo meno importante.  Artisti da tutte le parti del mondo si sono prodigati per stare con la S. Lucia. Durante la prima serata Il Ristorante del Lido Il Gabbiano vi offrirà un benvenuto, con degustazione di prodotti tipici e vini. Vi condurremo inoltre in un viaggio che va dallo stretto di Messina fino ai mari dell'Indonesia, passando per la Francia, il Portogallo, il Brasile, la Croazia, la Svizzera e la Turchia !
Avrete modo di vedere ciò che sta sui mari e ciò che vi abita in profondità. Alle h 21 si esibiranno i "Via del Campo" De Andrè Tribute Band!!!!!!!! Quindi: Non prendete impegni, non trovate scuse. La S. Lucia siamo anche noi!!!!"
 ......esistono al mondo posti magici che rendono bella qualsiasi cosa vi venga collocata....beh, proprio qualsiasi cosa, no!  Il ponte sullo stretto è più bello così!

martedì 8 giugno 2010

Influenza suina. Pandemia inventata?

Non si smorzano, anzi aumentano le polemiche sulla campagna di vaccinazione contro l’influenza A (H1N1). Secondo uno studio del British Medical Journal la (presunta, a questo punto) pandemia fu gestita in modo “poco trasparente” dall’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il British Medical Journal afferma che l’Oms tenne nascosto il legame di interessi tra alcuni dei suoi esperti e le case farmaceutiche Roche e Glaxo, fabbricanti del Tamiflu e del Relenza, i farmaci antivirali contro l'H1N1. Inoltre fu proprio l’Oms a portare i governi ad acquistare enormi quantità di dosi del vaccino permettendo a Roche e Glaxo di incassare circa 7 miliardi di dollari di profitti.
Scrive Fiona Godlee, caporedattrice del BMJ : "Sulla base della nostra inchiesta e di quelle di altri giornali, è ormai inevitabile affermare che nessuno dovrebbe far parte di un Comitato tecnico se ha rapporti con le aziende che producono un vaccino, un farmaco o un dispositivo medico o di analisi. E questo a maggior ragione se si parla di commissioni per la salute pubblica. Gli esperti che sono coinvolti con l'industria potrebbero essere consultati, ma devono essere esclusi dal processo decisionale. Gli Stati Uniti hanno compiuto importanti progressi con il Sunshine Act e altre normative, mentre la legislazione europea sulla gestione dei conflitti di interesse è attesa da tempo."
"La pandemia non è mai realmente esistita". Questo è quanto affermato da Paul Flynn, l’estensore del rapporto presentato venerdì scorso davanti alla Commissione Affari sociali, Sanita' e Famiglia dell'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa, che ha inoltre parlato delle vaccinazioni come "terapia placebo utilizzata su larga scala”.
Riportiamo sotto il testo integrale del comunicato stampa dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa sull’argomento:
Strasburgo, 04.06.2010 –La gestione della pandemia H1N1 da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), delle istituzioni dell’UE e dei governi nazionali ha comportato un “enorme spreco di denaro pubblico” e provocato “timori e allarmi ingiustificati circa i rischi sanitari ai quali poteva essere esposta la popolazione europea”, secondo un rapporto della Commissione Affari sociali, Sanità e Famiglia dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, pubblicato oggi a Parigi. Il rapporto, preparato da Paul Flynn (Regno Unito, SOC) e approvato oggi dalla Commissione, in vista della discussione durante la sessione plenaria dell’Assemblea, che si terrà alla fine di giugno, rileva “la schiacciante evidenza che la gravità della pandemia è stata largamente sopravvalutata dall’OMS”, il che ha provocato una distorsione della valutazione delle priorità in materia di salute pubblica. “Questa pandemia non è mai realmente esistita”, ha dichiarato l’On. Flynn dinanzi alla Commissione, in occasione della presentazione del suo rapporto, e ha qualificato il programma di vaccinazioni come una “terapia placebo utilizzata su larga scala”. Nel testo adottato, la Commissione constata “una grave mancanza di trasparenza” nei processi decisionali, che desta preoccupazioni circa l’influenza che potrebbe essere stata esercitata dall’industria farmaceutica sulle decisioni prese. La Commissione teme che la perdita di fiducia dei cittadini nei pareri dei grandi organismi di salute pubblica si possa rivelare “disastrosa” in caso di grave pandemia. Più particolarmente, l’OMS e le istituzioni sanitarie europee si sono mostrate reticenti a pubblicare i nomi e le dichiarazioni di interesse dei membri del Comitato d’urgenza dell’OMS e degli organi consultivi europei direttamente responsabili delle raccomandazioni relative alla pandemia, hanno sottolineato i parlamentari. Fiona Godlee, redattrice capo del British Medical Journal, che partecipava alla riunione, ha tuttavia precisato che, secondo un’inchiesta condotta dalla sua rivista, gli esperti scientifici che hanno elaborato le linee guida dell'OMS sullo stoccaggio dei vaccini contro l’influenza erano stati pagati da gruppi farmaceutici che ne potevano trarre vantaggio. L’OMS ha avuto un atteggiamento “difensivo”, ritiene la Commissione, e non si è dimostrata disposta a riconoscere che la definizione della nozione di pandemia era stata modificata, né a rivedere le sue previsioni circa la portata e la gravità dell’epidemia di influenza suina. La Commissione formula una serie di raccomandazioni urgenti a favore di una maggiore trasparenza e di una gestione più avveduta in materia di sanità pubblica. Raccomanda inoltre di istituire delle garanzie contro “l’influenza di interessi particolari” e di prendere in esame la possibilità di creare un fondo pubblico per sostenere ricerche, test scientifici e pareri di esperti indipendenti, che potrebbero essere finanziati tramite un contributo obbligatorio versato dall’industria farmaceutica. Invita a collaborare strettamente con i media, per evitare “le notizie sensazionali e i discorsi allarmistici” nel campo della salute pubblica. Il rapporto deve essere esaminato dai parlamentari dei 47 Stati membri del Consiglio d’Europa giovedì 24 giugno, in occasione della sessione estiva dell’APCE, che si terrà a Strasburgo dal 21 al 25 giugno 2010.- Fine
Al di là dell’argomento specifico già di per se abbastanza scabroso, non possiamo non ammettere il ruolo negativo che purtroppo, spesso inconsapevolmente, ha avuto la “grande” stampa e l’informazione in generale sull’argomento.
Pasqualino Placanica *

(pubblicato su costaviolaonline.it)

 


lunedì 7 giugno 2010

Il 12 giugno a Reggio si discute di nuovi percorsi per l'informazione indipendente



Il mondo dell’informazione sta rapidamente mutando la forma e la  sostanza della comunicazione. I cittadini sono coinvolti in un nuovo  tipo di informazione, bidirezionale, che parte dal basso.
La partecipazione  di una larga fetta di cittadini alle dinamiche informative ha scosso il mondo del giornalismo tradizionale contribuendo ad acuire la crisi  economica che sta attualmente vivendo. Editori “meno puri” del solito  restringono il campo dell’informazione mainstream a direttive politiche  ed economiche molto rigide e i giornalisti giovani o meno giovani, che  vogliono rimanere liberi, stanno definitivamente scoprendo le  potenzialità del web. Non si tratta solo di sviluppare delle immense  possibilità di ricerca e archiviazione dati ma anche e soprattutto della  condivisione di informazioni, anche multimediali, da parte dei  navigatori della rete che si uniscono al lavoro dei giornalisti nella creazione di una maggiore completezza delle informazioni.
Oltre alla ricchezza dovuta ad una grande  partecipazione, il produttore di informazioni può sperimentare altri  generi di appoggi da parte dei cittadini in rete.
In questo  contesto, i giovani reggini spesso sono portatori di intuizioni, idee e  conoscenze che non trovano i mezzi e le possibilità per svilupparsi e  diffondersi alla popolazione residente sul territorio. In altri casi,  invece, qualità degne di nota trovano una concreta realizzazione ma  vengono ignorate da chi potrebbe darne un risalto maggiore: i media.
Per discutere di queste e di tante nuove prospettive per il mondo dell'informazione i redattori/blogger di LiberaReggio.org vi invitano, sabato 12 giugno alle 10.00 presso la sala della Biblioteca di Palazzo Foti, Piazza Italia, all'evento "Giornalisti e cittadini insieme: nuovi percorsi per l'informazione" organizzato insieme all'Associazione Pulitzer.
Ne parleremo insieme a:

- Antonio Rossano,  presidente Associazione Pulitzer
- Alessio Neri, coordinatore  LiberaReggio.org
- Antonino Monteleone, giornalista e blogger
- Angela Busacca, docente di Diritto dell’Informazione, Corso di Laurea in  scienze dell’informazione: editoria e giornalismo, UniMe
- Tonino  Sanfedele, movimento “Basta Indifferenza”

modera: Salvatore  Salvaguardia, LiberaReggio.org

Staff LiberaReggio.org - Il magazine dei giovani reggini

domenica 16 maggio 2010

Berlusck Holmes


(di Marco Travaglio)

Ci sono giornate che cominciano un po’ così, fra pioggia, vento e depressione acuta. Poi uno legge Il Giornale, o Libero che è la brutta copia (paghi due prendi uno), e torna subito il buonumore. Titolo del Geniale di ieri: “Adesso indaga Berlusconi. Il premier vuole individuare le mele marce ”. Gli fa eco Libero , cioè Occupato: “Silvio fa il pm e interroga i suoi: ‘Ditemi la verità’”. Pare che Berlusck Holmes, in pigiama a Palazzo Grazioli, stia torchiando a uno a uno – “Adesso siediti e spiegami precisamente come sono andate le cose. Voglio la massima sincerità” – protagonisti e comprimari della cricca: Bertolaso, Verdini, Scajola, Matteoli, persino il povero James Bondi, già molto provato dai trionfi di Cannes. Le risposte degli interrogati, improntate ovviamente alla massima sincerità, non sono ancora note, e neppure i nomi dei marescialli chiamati a verbalizzarle: Capezzone? Cicchitto? Bonaiuti? Apicella? Quel che è certo è che il Presidente Pm, colto da raptus giustizialista, vuole tutta la verità. Perché, come spiega lo zio Tibia Sallusti, “dopo aver indagato a fondo nelle ultime ore è giunto alla conclusione che è possibile che nel governo o nelle sue vicinanze ci possa essere qualche ladro di polli”. Ed è determinatissimo a scovarli, costi quel che costi. Poi passerà a smascherare colui che li ha candidati e nominati. Pare si tratti di un putribondo figuro, ora annidato a Palazzo Chigi, che in passato comprò un giudice per fregare la Mondadori a un concorrente, poi fece comprare alcuni finanzieri perché non ficcassero il naso nei suoi bilanci truccati e nelle sue società off-shore, poi comprò anche un testimone inglese perché non svelasse di chi erano le società off-shore.
Il Presidente Pm lo sta pedinando e gli è ormai alle calcagna: quando lo prenderà non vorremmo essere nei suoi panni. Potrebbe addirittura fare la fine di quell’altro mascalzone che ha pagato la casa a Scajola senza dirgli nulla: anche Sciaboletta, armato di lente d’ingrandimento, cappotto con cappello e mantellina di tweed a scacchi, lo sta inseguendo per dargli una sonora lezione; così impara a regalargli 900 mila euro senza neppure avvertirlo. Ma di un fatto gli house organ del Padrone d’Italia sono certi: il governo è sano, nessuna Tangentopoli. Purtroppo “qualche ladro di polli” (Sallusti), anzi “poche mele marce guastano il resto del raccolto” (Belpietro). Che teneri. Non si accorgono, gli acuti commentatori, di parlare come Craxi dopo l’arresto del “mariuolo” Mario Chiesa: “Nel partito ci sono 40 mila iscritti e tre mele marce, su una totalità di persone oneste”. Racconta Davigo: “I nostri indagati confessavano perché si sentivano abbandonati dai loro partiti. Uno in carcere mi chiese i giornali, lesse che i suoi dirigenti lo qualificavano come ‘una mela marcia isolata’ e subito mi disse: ‘Ah sì? Adesso, dottore, le descrivo il resto del cestino’…”. Infatti, per tre o quattro mele marce che Berlusck Holmes interroga a Palazzo Grazioli, subito se ne accalcano altre in coda fuori dall’uscio. Ieri Cappellacci e Nespoli, domani chissà a chi tocca.
Ma l’ultimo travestimento dello Zelig di Arcore col tocco sul capino e la toga sulle spalle è perfettamente coerente con le ultime riforme della giustizia e dei poteri del premier. Le indagini verranno tolte alle Procure e affidate in esclusiva al capo del governo, che disporrà anche le intercettazioni (ha già una vasta esperienza in materia) e alla fine emetterà pure le sentenze. All’occorrenza, siccome è un tipo eclettico, potrà fare anche l’imputato. Eccola, la vera riforma della giustizia, che ne sveltirà anche i tempi biblici: Berlusconi si presenterà in tribunale da solo, saltellerà con agili balzi dalla gabbia degl’imputati al banco dell’accusa a quello della difesa allo scranno del giudice. Niente separazione delle carriere: farà tutto lui, cambiandosi continuamente d’abito come Arturo Brachetti. Deporrà, si difenderà, si accuserà, si giudicherà. Col fiuto che si ritrova, potrebbe persino arrestarsi da solo.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

lunedì 10 maggio 2010

«Serkefitn»


(da Il Giornale)

Teheran, lettera di una condannata

 di Gian Micalessin

--Shirin Alam Hooli, militante curda, è stata impiccata ieri. Due anni senza avvocati. "Non so neanche perché sono in cella". La ragazza, 29 anni, non parlava farsi: non ha potuto difendersi dalle accuse.--

«Le torture sono il mio incubo. Soffro di continuo. I dolori causati dalle sevizie patite qui in carcere non mi danno tregua. I colpi alla testa durante gli interrogatori mi hanno causato dei gravi traumi, soffro di continue, insopportabili emicranie. Il naso sanguina per ore. Continuo a svenire. L’altro “regalo” delle torture sono i danni alla vista. Cala di giorno in giorno. Ho chiesto un paio di occhiali, ma non ho avuto risposta. Quando sono entrata qui dentro, tre anni fa, avevo i capelli neri, adesso stanno diventando tutti bianchi».
È un distillato di sofferenza in arrivo dall’Iran. È una lettera dall’aldilà. Una lettera dal patibolo. È l’ultima lettera di Shirin Alam Hooli, 29 anni. Me l’hanno spedita i suoi amici. Una specie di messaggio nella bottiglia. Un’ultima flebile speranza affidata all’oceano dell’informazione internazionale per salvare dalla forca una donna 29enne colpevole soltanto di essere nata curda. Non è servito. Ieri mattina, quando l’ho scaricata dalla posta elettronica, Shirin era già morta. Penzolava da una forca dietro le mura del carcere di Evin, a Teheran, assieme a Farzad Kamangar, Ali Heydarian, Farhad Vakili e Mehdi Islamian, altri quattro curdi accusati, come lei, di militare nel Partito del Kurdistan Vita Libera e condannati come lei alla pena capitale con l’accusa d’essere “Mohareb”, “nemici di Dio”.
Shirin in verità è morta senza neppure sapere perché era stata condannata. Come annota in questa ultima lettera disperata rivolta ora ai suoi aguzzini, ora a tutti noi, le sue origini curde, la sua lingua così diversa dal “farsi” parlato dal cosiddetto “tribunale rivoluzionario” non le hanno a volte permesso di comprendere le imputazioni. «Quando m’ interrogavate non riuscivo a parlare la vostra lingua, non capivo quello che dicevate. Ho imparato un po’ di “farsi” negli ultimi due anni chiacchierando con le mie amiche nel braccio femminile. Ma voi mi avete interrogato e condannato nella vostra lingua per non farmi capire e non permettermi di difendermi». Quando il 2 maggio butta giù questi pensieri Shirin sa di non avere più speranze. «Sto entrando nel terzo anno di prigionia, tre anni nelle peggiori condizioni dietro le sbarre di Evin. Ho passato i primi due anni in stato di detenzione preventiva senza nemmeno un avvocato. Le mie richieste di conoscere i capi d’imputazione non hanno ricevuto risposta fino a quando sono stata ingiustamente condannata a morte. Perché sono stata arrestata? Perché sto per essere mandata al patibolo? Per quale crimine? Perché sono curda? Se questa è la ragione fatemelo dire, sono nata curda. La mia lingua è il curdo. La sola lingua usata con familiari e amici, la sola unica parlata fino a quando sono diventata grande è stato il curdo. Ma oggi non mi è consentito né parlarla, né studiarla. Mi chiedono di negare la mia identità curda, ma farlo sarebbe come negare la mia stessa esistenza».
Shirin in quelle ore è appena tornata dall’ultimo interrogatorio. In quell’incontro cruciale con i suoi aguzzini si è rifiutato di concedere una confessione pubblica davanti ai microfoni e agli obbiettivi della televisione nazionale. Ha insomma appena rinunciato all’ultima possibilità di sottrarsi alla forca. «Oggi è il 2 maggio 2010, mi hanno portato un’altra volta alla sezione 209 del carcere di Evin per interrogarmi. Mi hanno chiesto di collaborare per ottenere il perdono e non venir giustiziata. Non riesco a capire cosa intendano quando mi propongono di collaborare. Oltre a quanto ho già detto non ho proprio nulla da dire. Pretendevano di farmi ripetere parola per parola quello che volevano loro, ma mi sono rifiutato. Loro mi dicevano “volevamo rilasciarti l’anno scorso, ma la tua famiglia non ha accettato di collaborare per questo siamo arrivati a questo punto”. Alla fine, però, hanno ammesso che sono solo un ostaggio. Uno di loro me l’ha spiegato chiaramente, non mi libereranno - ha detto - fino a quando non avranno ottenuto il loro scopo. Non mi lasceranno andare fino a quando non farò quello che vogliono. Mi terranno prigioniera per sempre o mi manderanno al patibolo». È l’ultimo pensiero di Shirin. Dopo ci sono la sua firma, la data del 3 maggio e la parola «serkefitn». In curdo significa vittoria. Shirin ha resistito ai suoi aguzzini. Non ha regalato loro la propria confessione. È andata a testa alta al patibolo. S’è conquistata l’ultima, estrema, disperata vittoria.

sabato 8 maggio 2010

Sciopero regionale della Calabria del Settore Trasporti proclamato per il 12/13 maggio 2010.


Le Organizzazioni sindacali Filt-CGIL, Fit-CISL, UILTrasporti, UGL Trasporti, ORSA Trasporti, FAISA e FAST hanno proclamato uno sciopero di 24 ore dell’intero settore dei trasporti, a supporto dell’azione volta alla soluzione delle problematiche che sempre di più interessano in modo negativo la regione, soprattutto alcune iniziative di Trenitalia penalizzanti per la mobilità dei passeggeri e delle merci in Calabria: la soppressione dei treni a lunga percorrenza da e per la Calabria; lo smantellamento della Divisione Cargo e del Polo di Gioia Tauro; la dismissione di alcuni impianti produttivi. In una lettera indirizzata alla parti datoriali del Gruppo FS, alle Ferrovie della Calabria, alle Aziende appaltatrici dei servizi di pulizia ed indotto, alle Organizzazioni datoriali ASSTRA, ANAV e FISE – ASSOFER, e per conoscenza al Presidente della Giunta Regionale della Calabria, le Organizzazioni Sindacali contestualmente alla proclamazione dello sciopero evidenziano…”l’attuazione di una continua politica di dismissione e di tagli di servizi passeggeri e merci da parte delle aziende del Gruppo FS nonché di una mancata politica di integrazione ed adeguata programmazione dei servizi di TPL da parte delle aziende regionali e territoriali …. che l’ulteriore taglio dei servizi treni, operato in data 01 marzo 2010 dalla società Trenitalia ha già determinato una forte riduzione delle ore lavorative in vari segmenti di attività ferroviarie e la messa in CIGS di oltre 40 unità addetti ai servizi di pulizia treni….che la mancata programmazione ed integrazione dei servizi di TPL, oltre a mantenere una situazione di diffusa inefficienza dei servizi, anche in considerazione delle scarse risorse finanziarie disponibili nonché di una difficile attuazione degli atti legislativi in essere, rischia di generare una crisi generalizzata in tutte le aziende. Una crisi che sicuramente avrà gravi ripercussioni sociali ed economiche sul già debole tessuto economico e produttivo della regione…” L’obiettivo prefissato esposto nella lettera è, oltre alla soluzione dei problemi occupazionali,  di….”perseguire la costruzione di un sistema di mobilità moderno ed efficiente in grado di rafforzare l’integrazione del sistema sociale e produttivo della regione con il sistema paese”. La lettera termina con la descrizione delle modalità dello sciopero relativamente ai vari settori interessati. Trasporto Ferroviario: sciopero di 24 ore dalle ore 21.01 del 12 maggio 2010 alle ore 21,00 del 13 maggio 2010; Attività Ferroviarie di supporto Settore pulizie vetture e prestazioni connesse: sciopero di 4 ore per ogni turno di lavoro (le ultime 4 ore); Trasporto Pubblico Locale (escluso il trasporto su gomma a lunga percorrenza): dalle ore 9,00 alle ore 17,00 del 13 maggio 2010. Saranno garantiti tutti i servizi nelle fasce orarie: 5,00-8,00 e 18,00-21,00 e tutti i servizi interregionali su gomma.
 Pasqualino Placanica
 (pubblicato su costaviolaonline.it)

venerdì 30 aprile 2010

Ma quali applausi al boss!


Martedì 27 aprile, intorno alle 9,00 ero in Questura a Reggio Calabria per ritirare un documento; una volta ottenutolo me ne sono andato, e uscendo ho notato un gruppetto di persone che chiaramente attendevano un evento, ma non ho collegato la cosa alla cattura del latitante Giovanni Tegano (e me ne  dispiace). Se avessi intuito sarei rimasto a vedere e sarei stato conteggiato  tra le duecento persone che secondo il filone d’informazione attualmente più accreditato hanno  applaudito il boss. Ricordo che quando ero ragazzo, tra i vari scherzi che usavamo fare uno dei meglio riusciti era quello di piazzarci in fila ai bordi di un marciapiede del Corso Garibaldi e guardare il cornicione del palazzo di fronte, commentando  tra noi “ chi dici, si jetta, o no?” (che dici, si butta, o no?); nel giro di dieci minuti attorno a noi si raccoglieva un folto gruppo di persone che guardava in aria senza sapere cosa, e vi rimaneva per minuti e minuti. Reggio è  sempre stata così, città di curiosi, apatica, pettegola, festaiola. Una città che pur amando immensamente il compianto sindaco Italo Falcomatà ha trovato a suo tempo motivo di criticarlo (in minima misura, veramente, ma non era mai successo e non è mai successo in seguito) quando ha deciso di spostare le giostre della festività di settembre al piazzale del porto. Una città che il 13 marzo scorso non ha partecipato al No-Mafia Day ma non si è rinchiusa in casa, si è messa ai lati dei marciapiedi e sui balconi a guardare il corteo sfilare. È ora che si cominci a dire le cose come stanno  veramente: i filmati parlano chiaro, più di tutti quello dell’ottimo Antonino Monteleone, i presenti erano forse anche più di duecento, ma ad applaudire erano una ventina di parenti ed accoliti. Il resto erano curiosi, molti sicuramente si sono fermati senza neanche sapere cosa stava per succedere. All’uscita dell’ex latitante si sentiva chiaramente gridare “papà, papà”, qualche battuta di mani neanche concentrata in gruppo, una decina di mani alzate in segno di saluto sparse tra la gente anche in seconda e terza fila, e poi la signora che con il suo urlo probabilmente voleva dire qualcosa di ben diverso da quello che è sembrato; si nota che le poche persone che gridano sono sconvolte, non hanno l’atteggiamento spavaldo di minaccia che di solito contraddistingue la gente di ndrangheta: piangono. Piangono anche alcuni bambini e ragazzini, cosa che potrebbe dimostrare che Tegano ha fatto una vita normale durante la clandestinità frequentando la famiglia al punto di essere ben conosciuto da giovanetti che al momento dell’inizio della sua latitanza non erano neanche nati; potrebbe dimostrare che Tegano è sempre stato sul territorio ed in un certo qual modo ha garantito all’ambiente una tranquillità che adesso è messa in pericolo. La manifestazione dei pochi parenti dell’ex latitante davanti alla Questura era più un grido di dolore che una sfida alla Polizia. E quasi tutti gli organi d’informazione locali, in perfetta sintonia con l’indole standard reggina, hanno accettato passivamente le descrizioni dei giornali nazionali, senza pensare minimamente a ribattere descrivendo la realtà. Reggio non è una città mafiosa, è una città dormiente in tutti i campi esclusi quelli dell’illegalità, dove chi si vuole fare i comodi suoi, se è ben sveglio se li può fare tranquillamente. Lo aveva capito tanto tempo  fa Nicola Giunta (1895 – 1968): «Chistu è u paisi aundi si perdi tuttu, aundi i fissa sunnu megghiu i tia, u paisi i m'incrisciu e mi 'ndi futtu ed ogni cosa esti fissaria…..» (« Questo è il paese dove tutto si perde (va  a male), dove i fessi sono meglio di te, il paese del "mi annoio" e "me ne frego" ed ogni cosa è considerata stupidaggine…»).

Pasqualino Placanica 

(pubblicato su costaviolaonline.it)

sabato 24 aprile 2010

...io sto con la Santa Lucia...

La notte tra il 19 ed il 20 aprile 2010 a Scilla ignoti (come nome, ma non come qualifica) hanno dato fuoco ad una "Passerella" di proprietà di un pescatore di Chianalea. Un gesto inqualificabile, assurdo, soprattutto se si considera anche il valore storico dell'imbarcazione, una delle più antiche come concezione per la pesca al pescespada, tradizione storica della Costa Viola reggina. Un modo di pescare onesto, dove la lotta tra uomo e pescespada non è sporcata  dalla tecnologia, che oltre a garantire il sostentamento economico alla famiglia dei pescatori, testimonia la storia dei luoghi e delle genti della Costa Viola. La balordaggine umana non ha confini, ma  per fortuna altrettanto si può dire della bontà d'animo e della solidarietà. Sono in attesa di conoscere i  termini, ma sono sicuro che a breve partirà una raccolta di fondi per ricostruire più bella di prima la "Santa Lucia".  Vi  terrò  informati.

Il saluto di una componente della famiglia  all'imbarcazione distrutta spiega più di qualsiasi altra frase o gesto quello che era la barca per i pescatori e la dimensione dell'infame gesto commesso dai balordi di turno.

Ciao SORELLINA...
non pensavamo che sarebbe mai arrivato questo momento...ma purtroppo e inspiegabilmente è accaduto. Adesso che di te ci rimarrà soltanto un ricordo volevamo dirti grazie per quello che sei stata per noi, volevamo dirti grazie perché grazie a te i nostri genitori hanno portato avanti la nostra famiglia, volevamo dirti grazie per ciò che ci hai dato e perché grazie a te il mio papà ha saputo dimostrare a noi figli cosa significa andare avanti legalmente, onestamente, facendo sacrifici e lavorando sodo con tanta umiltà.
Sei stata il nostro sogno, la nostra passione e sei stata parte della nostra famiglia tanto che il tuo nomignolo era "la nostra sorellina".
Ci mancherai tanto, ma purtroppo qualcuno che non è stato fortunato come noi, che non ha avuto genitori come i nostri che gli hanno insegnato i valori come il rispetto e come la legalità, qualcuno che non ha avuto l'occasione di guardare il loro padre negli occhi e di essere fieri di lui come lo siamo noi del nostro, qualcuno che non ha il coraggio di parlare ma solo la vigliaccheria di agire dietro le spalle ha interrotto il nostro sogno, la nostra avventura...ma sappi cara sorellina che le fiamme non distruggono tutto... forse non ti rivedremo più ma…
Chi cancellerà mai il tuo bel ricordo???
Chi cancellerà mai le tue avventure???
Chi cancellerà mai la nostra dignità???
Chi cancellerà mai la nostra storia???
Chi si può nascondere agli occhi di Dio???
Grazie ancora di tutto!!!
Oggi nostro padre e nostra madre hanno perso una figlia...noi una sorella …qualcuno la coscienza...
Imparate a usare le parole e non l'accendino.
 [Giusy Alfonzetti]