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"passo la vita fuggendo dalla mia ignoranza"
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sabato 16 febbraio 2013

Bufale su rotaia (Una storia vera)



Nel maggio del 2001 a Reggio Calabria, nel popoloso rione Pellaro, ci fu una grossa vincita al “superenalotto”: un ignoto fortunato centrò un sei da ben 40 miliardi di lire. Com’è facile immaginare, una vincita di così grande portata scatenò la curiosità dei reggini, una curiosità che durò per alcune settimane e che non fu mai soddisfatta; in città e soprattutto nel mio ambiente di lavoro (sono ferroviere, categoria chiacchierona ed impicciona per eccellenza) si scatenarono le teorie più “complesse e complicate”: c’era chi affermava di essere sicuro dell’identità del vincitore “perché aveva notato che quella sera erano rimaste accese fino a tardi le luci delle finestre di casa sua”, oppure perché “la moglie era andata dall’estetista e di solito non ci andava”… e così via in un crescendo di argomentazioni e deduzioni degne di una riunione di comari dedite a discutere dei fatti delle loro amiche assenti. Io, per mia natura immensamente curioso ma altrettanto immensamente portato a tenere per me quello che vengo a sapere dei fatti degli altri, stavo come sempre in casi analoghi con le orecchie tese a captare quello che si diceva in giro sull’argomento per elaborare i dati e eventualmente trarne la mia conclusione; in questo caso, come dicevo, c’era poco da elaborare vista la consistenza dei dati in circolazione. Ciò nonostante la notte dormivo tranquillamente, pur non conoscendo l’identità del vincitore; mi bastava sapere che non ero io! A quei tempi i macchinisti dei treni lavoravano in coppia, di solito fissa; io ero assegnato con Umberto, grande amico mio, che in questo specifico caso aveva la sfortuna di abitare a Pellaro ma di non avere vinto i 40 miliardi, e di essere quindi costretto a venire a lavorare e subire i miei continui sfottò: quando eravamo soli continuavo a chiedergli di confessarmi che era lui il vincitore promettendogli che non avrei detto niente a nessuno. Ovviamente lui negava e m’invitava a non dirlo in giro perché qualcuno ci avrebbe creduto, argomentando che se avesse veramente vinto non sarebbe venuto a lavorare, ma io imperterrito continuavo a incalzarlo e andavamo avanti ore scherzando, recitando delle vere e proprie scene da teatro comico senza spettatori; uno spasso per entrambi. Il sabato successivo alla vincita miliardaria mi trovai con Umberto nella stazione ferroviaria di Lamezia Terme Centrale. Il rituale del caffé da gustare appena scesi dal locomotore ci portò al bar della stazione, dove trovammo l’immancabile gruppo di colleghi provenienti da mezza Calabria che ci accolse come da tradizione con cordialità, insistette per offrirci il caffé, e ci coinvolse nella discussione già avviata. L’argomento? Naturalmente il sei al superenalotto! Ascoltai per l’ennesima volta le teorie più contorte, ma una in modo particolare mi disgustò notevolmente: c’era chi attribuiva la vincita ad un collega in pensione che di solito prendeva il treno per Reggio Calabria sempre allo stesso orario e che dal giorno dell’estrazione fortunata non si vedeva più in giro;  io sapevo che il collega in questione aveva perso la moglie proprio quel giorno e per questo era caduto in una profonda depressione, altro che vincita! L’indignazione stimolò immediatamente la mia fantasia come mi succede spesso con le emozioni forti (e quella lo era); di colpo esposi in tempo reale la versione dei fatti che stava nascendo nella mia testa di ferroviere inc…avolato! “Voi non avete alcuna idea della reale situazione: il vincitore non è italiano, è un extracomunitario che non ha neanche il permesso di soggiorno ed ha seri problemi a riscuotere la vincita. Addirittura sembra che si sia rivolto a personaggi poco raccomandabili per avviare le procedure e che adesso sia già nei guai con quella gente; secondo me gli andrà bene se gli prenderanno solo i soldi e lo lasceranno in vita!” Il silenzio assoluto rimbombò all’interno del bar. Con la mia immensa “bufala” avevo colpito e affondato la nave di stupidaggini da marciapiede che navigava da una settimana in città, soprattutto nel mio ambiente di lavoro. La mia teoria fu immediatamente adottata nella discussione in corso, e i successivi interventi furono volti a definirne i particolari: la nazionalità dell’extracomunitario, l’identità dei tipi poco raccomandabili, l’eventuale percentuale chiesta per agevolare la riscossione, etc etc.. Ripartimmo per Reggio poco dopo, io soddisfatto dell’effetto che aveva avuto la mia performance e Umberto che continuava  a rimproverarmi scherzosamente dicendo che la dovevo finire di prendere in giro la gente. Ma la gente, in special modo a Reggio Calabria, spesso vuole essere presa in giro, o almeno questo dimostra. La mattina dopo, domenica, uscii di casa per acquistare il giornale. Nei pressi dell’edicola incontrai mio cognato. Ci soffermammo a parlare del più e del meno e, sopraggiunti altri amici comuni, decidemmo di andare a prendere un caffè al bar. Inutile dire che la discussione volse inesorabilmente sull’argomento del momento, ed io sorrisi tra me e me ripensando all’exploit del giorno prima a Lamezia Terme; stavo per prendere la parola e calare l’asso decisivo, quando mio cognato esordì nel dibattito con il sorriso smaliziato dicendo: “se ne raccontano di balle in giro; mi ha detto poco fa mio padre che corre voce che il vincitore non sia italiano, ma un extracomunitario che non ha neanche il permesso di soggiorno e che………”- Lamezia Terme dista 120 chilometri da Reggio Calabria, erano passate meno di 24 ore dal mio racconto. Il padre di mio cognato è un ferroviere in pensione.

domenica 10 febbraio 2013

Antonio Ingroia rischia la pelle per un'intervista...oppure no?

Il 10 febbraio 2013, alle ore 11 circa, Antonio Ingroia, magistrato Procuratore della Repubblica in aspettativa, candidato alle elezioni politiche come leader di Rivoluzione Civile, si fa intervistare (in diretta?) da Maria Latella su SKY davanti all'aereoporto di Reggio Calabria, in mezzo alla strada. Forse per 22 minuti circa tutto il mondo ha potuto sapere esattamente dov'era un uomo sotto scorta da anni a causa di minacce di morte contro la sua persona. Ma se anche l'intervista fosse leggermente differita, stare in mezzo alla strada all'aeroporto di Reggio Calabria dopo esservi giunto in aereo per un superpubblicizzato comizio,  non mi sembra un comportamento serio; mettere a rischio la propria vita e soprattutto quella degli uomini della scorta è cosa da irresponsabile, a meno che..... Ma è da un bel po' che in questa politica non ci vedo niente di serio... soprattutto nel (presunto) nuovo.

sabato 2 febbraio 2013

Le cazzate di Scopelliti


''Prima di tutto vorrei rivolgere un ringraziamento a Scilipoti per la sua presenza qui stamattina''. A dirlo e' stato il presidente della Regione Calabria e coordinatore del Pdl calabrese Giuseppe Scopelliti, concludendo la manifestazione durante la quale sono state presentate, a Lamezia Terme, le liste del Pdl di Camera e Senato in Calabria. ''Si sono inventati la presenza di Scilipoti - ha aggiunto Scopelliti riferendosi al centrosinistra - per nascondere cio' che hanno fatto loro. Minniti, ad esempio, non si puo' definire un calabrese, anzi. Invece di parlare di Scilipoti, si dovrebbe parlare di quelli che, eletti in Calabria, hanno tradito il loro mandato elettorale e, nonostante tutto, non sono stati neanche ricandidati dai rispettivi partiti''. Scopelliti ha anche criticato gli ''scienziati dell'antimafia'': ''Sui presunti personaggi dell'antimafia - ha sottolineato - la dichiarazione di Fini sulla mancata ricandidatura di qualche parlamentare apre uno spaccato inquietante''. (ANSA)

Tralascio il ringraziamento a Scilipoti, che prendo per quello che è: l'ennesima autosmentita in perfetto stile berlusconiano. Ma dire che qualcuno si è "inventato" la presenza di Scilipoti mi sembra troppo, a meno che non sia tutto un incubo. Analizziamo la seconda frase: "si dovrebbe parlare di quelli che, eletti in Calabria, hanno tradito il loro mandato elettorale e, nonostante tutto, non sono stati neanche ricandidati dai rispettivi partiti". Cioè: "si dovrebbe parlare di quelli che non sono stati ricandidati per avere tradito il loro mandato elettorale" andrebbe bene, ma è quel "nonostante tutto" che mi fa saltare la logica del discorso. Sembra un vero e proprio lapsus freudiano: Scopelliti inconsciamente afferma che nonostante siano stati infedeli, alcuni eletti in Calabria non sono stati ricandidati; ne vogliamo parlare? parliamone non come uno scandalo, ma come una bella novità, se veramente fosse accaduta! E poi, egregio governatore, lei ha proprio messo il dito sulla piaga: i cialtroni, traditori, voltagabbana, inquisiti, corrotti, falsi invalidi e collusi di puro sangue calabrese non ci mancano, perchè importarli dalle altre regioni? Se lei permette, vorremmo avere il piacere di candidarci ed eventualmente votarci i nostri, i calabresi D.O.P..
Noto che l'evidente stato di confusione mentale del governatore della Calabria non viene evidenziato dai media, e mi domando come si possa lasciare passare una dichiarazione del genere senza neanche tentare di fare la famosa "seconda domanda" di Luttazzi. Per chi non se la ricorda:
--In Italia mancano giornalisti che facciano la seconda domanda. Cosa intendo? Semplice: il giornalista intervista un politico, fa la sua domanda, il politico risponde. A questo punto il giornalista dovrebbe fare la seconda domanda: "scusi, ma lo sa che questa è una stronzata pazzesca!?" Invece la seconda domanda non viene mai fatta, in questo modo i politici sono lasciati liberi di dire tutte le cazzate che vogliono.-- (Daniele Luttazzi)

lunedì 21 gennaio 2013

Demetrio Arena e la gratitudine di Peppe Scopelliti

In tempi non sospetti ho avuto subito l'impressione che il candidato sindaco del PDL Demetrio Arena, aspirante successore del neogovernatore Giuseppe Scopelliti, non avesse un grande peso politico all'interno del suo partito. Mi ha dato l'idea dell'uomo buono per tutto, utile per assorbire i danni causati dal suo predecessore, e magari per rimettere a posto qualcosa (sembra che come tecnico sia in gamba). In attesa, forse, di tempi migliori per i veri pescecani del PDL. Mi sono definitivamente convinto quando ho visto la foto messa sul sito del comune in occasione della sua elezione. Foto che è rimasta per diverso tempo a festeggiare l'elezione del neosindaco. Peccato che nella foto il grafico si sia preoccupato di lasciare libero dalla scritta il volto del governatore, sensibilmente più alto del nuovo sindaco, a discapito proprio del vincitore (!!!) Demetrio Arena, che sembra il famoso cinese della barzelletta che riesce arrampicandosi a raggiungere il banco del bar per ordinare sette te e a cui il barista risponde: cucù!!! Allora ho scattato lo screenshot dell'immagine, proprio perchè mi ha veramente colpito. Le note vicissitudini relative alla gestione del Comune di Reggio Calabria contano poco, in questa mia considerazione. La città è stata in mano a gente che dovrà rispondere dei danni che ha causato, ma Demetrio Arena ha ben poche responsabilità, seppur gravi, se rapportate a quelle di chi ha gestito prima di lui. Si è fatto carico del peso immane di uno sfascio ingestibile, per alleggerire il suo capo lanciato verso altri più sostanziosi obiettivi. Adesso, per ringraziarlo per quanto fatto, il suo capo Giuseppe Scopelliti lo candida al senato, come è giusto che sia. Lo ha piazzato al settimo posto, dopo tutta una serie di personaggi evidentemente con più peso di lui: esattamente dopo Domenico Scilipoti, l'uomo che salvò il governo Berlusconi tradendo i suoi elettori dell'IDV. Evidentemente a parere di Peppe Scopelliti quello è il suo posto, evidentemente quello è il suo valore. Ma da uno che ha scaricato su una morta tutte le colpe del dissesto comunale, che ci si poteva aspettare?

sabato 19 gennaio 2013

Il vaso misterioso- Una storia senza tempo



“L’aria cominciava a ripulirsi dalle afose fatiche estive e i colori all’orizzonte apparivano più nitidi, assumendo sfumature che non erano percepibili durante quelle calde giornate, quando il calore del sole e l’evaporazione del mare, creavano un nebbioso velo che rendeva le gradazioni dello spettro irideo più soffuse.”
Se c’è un modo per scoraggiare un curioso alla lettura, è quello di iniziare un racconto con un periodo “acrobatico” del genere. Ho iniziato a leggerlo a tarda sera a letto, ed appena letta la prima frase ho esclamato: oddiomio!!!. Ma naturalmente ho continuato a leggere, ne ho letto tre capitoli, e poi, stanco della giornata mi sono addormentato…. ed ho continuato a vivere la storia che avevo letto fino a quel momento, naturalmente senza azzeccare niente del seguito del libro. La mattina dopo mi sono alzato seccato per non potere riprendere subito la lettura. Il libro di Fulvio Cama è una “visione”. Scritto da un artista a tutto tondo ma alla sua prima esperienza del genere, è ambientato in tempi e luoghi immaginari (ma non tanto) e riunisce in una storia bellissima e piena di colpi di scena personaggi fantastici e altri storici realmente esistiti, rigorosamente locali, con l’ulteriore presenza di amici e parenti dello scrittore. Ulisse, il brigante Musolino, la Fata Morgana e tanti altri miti e leggende della nostra terra si incontrano in questo racconto senza tempo con il cameo, e solo questo vi anticipo del racconto, del vecchio Kosmo, un eremita con doti particolari palesemente ispirato dal personaggio di Gandalf, il potentissimo mago della saga del Signore degli Anelli. È un tuffo nel fantastico che dura troppo poco, un libro da leggere senz’altro soprattutto per chi come me ama questa terra, la sua storia e le sue leggende.
“Il vaso misterioso – Storia senza tempo” di Fulvio Cama  - Citta del Sole Edizioni

martedì 8 gennaio 2013

Il "FRONTE DEL RIFIUTO"

Stamattina a Reggio Calabria, nella zona sud, la situazione è quella rappresentata in queste fotografie. Tutto quanto viene riportato sui mezzi di comunicazione che non corrisponda a questa realtà è solo fumo negli occhi di chi non vive in questa città.





Notare sullo sfondo il palazzo del CEDIR, sede della Procura della Repubblica





sabato 22 dicembre 2012

A Reggio Calabria Massimo Canale (NON) si candida alle primarie del PD


"Ora il punto è questo, possiamo continuare a protestare senza alcuna possibilità di incidere sulle scelte compiute, ormai definitive, oppure darci da fare, acchiappare il telefono, salire in macchina e andare a trovare gli amici che hanno votato alle primarie fiduciosi in un vero cambiamento, fare sentire il nostro peso e dimostrare che non siamo terra di conquista abbiamo appena un paio di giorni in tutto. Parlo ai miei compagni del PD, le battaglie si fanno sul campo non dietro la tastiera. Le rottamazioni c’è chi le fa sulla carta e chi con i fatti. Io ci sono, e lotto. Stutàti (spegnete) sti computer e datevi da fare;) “ (Massimo Canale ).

Alle primarie del PD a Reggio Calabria Massimo Canale propone la sua candidatura. Stasera si saprà se sarà ritenuto degno di affrontare personaggi del calibro di "Rosi Bindi", e di conseguenza si saprà anche se il PD di Reggio Calabria vuole crescere o vegetare piccolo e nero.

Aggiornamento: Massimo Canale ha ritirato la propria candidatura alle primarie del PD.
“Abbiamo pensato che in soli due giorni non fosse utile creare elementi di potenziali fratture nel Pd provinciale che, dopo mesi, sembra aver trovato unità.......Prendiamo atto delle scelte effettuate che però svelano il limite di un partito che non è stato capace di interloquire con territori (5 sono i candidati decisi da Roma che rappresentano la Calabria) nonostante per la prima volta indichiamo due parlamentari. In questo senso – confida - mi fa piacere che ci sia rappresentanza del territorio affidata a Nava, Battaglia e altri giovani”.
Mi riservo di esternare in futuro il mio pensiero su questa ennesima dimostrazione di ottusità, ma ancor di più di egoismo, dimostrata dai dinosauri esponenti del PD....M. P come partito, D come democratico... M come...fate voi.

martedì 11 dicembre 2012

RRiggiu e i rriggitani.

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Chista è 'a città aundi l’acqua mmanca,

ma spazzatura nd’avi quantu voi,

undi non pavuni 'i stipendi e’ dipendenti,

ma machini p’i stradi nd’avi assai.



Chista è 'a città d’i mbuccalapuni,

'i chiddi chi nci cridunu 'a Befana,

è 'a città d’i mangia pani a tradimentu

e 'i chiddi chi non rrivunu a’ simana.



Nti sta città 'i cristiani si ribellunu

quandu cu fici 'u guaiu già si 'ndi iu;

nci mandunu minditti e malanovi

e s’a pigghiunu cu iddi quandu chiovi.



Ma mentri ch’eranu dda mi fannu dannu:

“ossequi e riverisco, don Peppino,

i cosi, don Limitri comu vannu?

Simu cu vui, dicitindi e facimu!

  
Si vui diciti c’a notti nesci 'u suli,

o puru chi nu sceccu sta volandu,

non ci su dubbi ch’esti a verità,

pensati vui, chi nui calamu a testa!”



Ora chi nc’esti fame e carestia,

ch’i veri fatti ormai nesciru e’ chiani,

pigghiamundilla cu cu vinni ora,

è u nostru stili, simu “RRiggitani”!!!







lunedì 3 dicembre 2012

Reggio Calabria: la voragine di Santa Caterina e le altre buche

 


Il recentissimo episodio del mezzo dei Vigili del fuoco che è sprofondato in una voragine durante un intervento a Santa Caterina è purtroppo rappresentativo della situazione generale della città. Rimarrà, nella memoria storica cittadina (ormai inesorabilmente informatizzata) come uno dei simboli dello sfascio generale in cui versa ai giorni nostri questa nostra amata patria. Episodi come quello di Santa Caterina sono purtroppo possibili dappertutto in città, complici i numerosi nubifragi avvenuti negli ultimi anni e le diffuse falle nell’acquedotto e nei condotti fognari che tuttora sussistono. L’acqua, convogliata nelle varie buche lasciate a cielo aperto per mesi e mesi, scorre nel sottosuolo scavandosi il percorso ed indebolendo quindi la pavimentazione stradale, che alla prima sollecitazione eccessiva cede aprendo una voragine. A nulla vale, ed è anzi paradossalmente dannoso, l’intervento tardivo di copertura della buca quando nel sottosuolo si è già creato un canale che l’acqua utilizzerà nuovamente alla prima occasione. Interventi decisivi in città non se ne vedono da anni. Al contrario, sono stati effettuati alcuni lavori che hanno contribuito a creare situazioni di pericolo. A Piazza Garibaldi, per esempio, anni fa sono stati eseguiti alcuni sondaggi nel terreno in tutta la piazza intorno al monumento a Garibaldi. Le buche dei carotaggi di piccolo diametro effettuati nel manto stradale sono state lasciate aperte e sono state quindi interessate dai nubifragi degli ultimi anni, durante i quali, si ricorderà, spesso la piazza si è completamente allagata. Adesso molti di quei buchi sono otturati da spazzatura e dai detriti che l’acqua vi ha trascinato dentro, ma altri sono ancora aperti. L’acqua vi scorre dentro andando a finire chissà dove. È lecito pensare che scorra nel sottosuolo della piazza, scavando ed indebolendo il manto stradale, come ha fatto dappertutto in città. Sarebbe il caso di provvedere a verificare la situazione della piazza e di tante altre sedi stradali cittadine in condizioni analoghe, prima che si verifichi l’irreparabile.



lunedì 19 novembre 2012

Il baco da seta a Reggio Calabria


L’attività di allevamento del baco da seta e quindi la produzione della seta a Reggio Calabria iniziò in epoca bizantina, prima dell’anno mille. Soprattutto i sobborghi reggini erano luoghi di allevamento, al punto di costituire un elemento importante nell’economia locale. La ricchezza di un podere era sancita dal numero di bachi prodotti. L’allevamento dei bachi, la produzione della seta ed il relativo commercio continuò florido fino all’epoca della dominazione spagnola. All’inizio del secondo millennio Reggio costituiva il principale mercato di esportazione della seta grezza e lavorata di tutta la Calabria verso la Sicilia, e l’attività di produzione dava largo spazio al lavoro femminile, spesso anche a donne di posizione sociale elevata. Nelle famiglie reggine dedite all’attività il reddito derivante costituiva spesso l’entrata più consistente, con il vantaggio di interessare un limitato periodo da aprile a luglio, ma di produrre una rendita tale da soddisfare le esigenze di tutto l’anno. Il baco da seta (follicello o filugello, in epoca medioevale) veniva allevato in una stanza asciutta, pulita e aerata, ma senza correnti d’aria; doveva avere almeno due finestre, topi e uccelli (predatori dei bruchi per eccellenza) dovevano essere tenuti lontani, pena l’annientamento dell’intero allevamento. A ciò le serpi erano utilissime, e per questo era ritenuto di buon auspicio l’entrata di una di esse in casa. Su dei pali eretti in mezzo alla stanza venivano annodate le “cannizze” (graticci). Sui pali venivano avvolti dei rovi e altri tipi di spine, per impedire ai topi di arrampicarsi. Dopo tre giorni d’incubazione nascevano i vermi (o bacherozzoli) che si spandevano come un manto sui graticci, imbiancandoli. All’inizio venivano somministrati teneri germogli di gelso, otto - dieci volte al giorno; mangiando avidamente i piccoli vermi producevano un rumore simile a quello della pioggia che cade sulle tegole dei tetti. Successivamente si passava alle foglie di gelso, preferibilmente bianco, ma anche nero, tre volte al giorno. In assenza di foglie di gelso venivano usate le cime dei rametti di olmo o cimette di ortiche o di rovi teneri. Il cibo doveva essere assolutamente asciutto, poiché l’umido è nemico mortale del baco da seta. Anche i graticci dovevano essere sempre puliti e asciutti. A tal fine veniva fatto ricorso a vari sistemi, come le fumigazione con lo zolfo: sulle braci accese si metteva dello zolfo che  saturava la stanza di fumo, e si lasciava agire per diverse ore. Il baco, durante la sua vita subisce tre trasformazioni, di cui l’ultima è la più vistosa: il verme si rinchiude dentro il sarcofago costruito con la sua stessa bava, che alla fine costituisce il filo di seta tanto ambito. Il sarcofago, detto bozzolo, ha la forma di un uovo, seppur più piccolo e restava appeso ai rami o alle ginestre disposte sui graticci. Quando i bozzoli non emettevano più alcun rumore, venivano selezionati e divisi in tre parti. Una parte, la più consistente, veniva destinata alla lavorazione della seta da commerciare: i bozzoli venivano immersi in acqua calda per causare la morte della farfalla, che una volta trasformatasi avrebbe forato il bozzolo per uscire, rovinando irrimediabilmente il filo. Un’altra parte veniva dedicata e donata alla Madonna, il cui culto è presente nella nostra terra da tempo immemorabile. La terza parte era utilizzata per l’allevamento dell’anno successivo. La farfalla che nasceva deponeva da 100 a 200 uova, che rimanevano sui graticci, conservate con attenzione fino al prossimo anno. I bozzoli da lavorare, dopo avere ucciso la crisalide venivano “canati”, cioè filati, ricavandone la seta grezza. Dopo svariati lavaggi in acqua corrente, spesso delle fiumare, se ne ricavava la seta bianca che veniva poi tessuta e venduta. Gli scarti della lavorazione erano il “cucullo” ed il “cascame”, chiamati genericamente “malaffari”. A Reggio, per volere di Federico II, fu istituita la Fiera della Seta, che si svolgeva annualmente ed era visitata da mercanti di tutta Europa. La vera fortuna della seta calabrese durò fino alla fine del XVII secolo, quando Lione, con l’intervento di maestranze italiane, soprattutto calabresi, divenne leader in Europa nel campo della creazione dei tessuti preziosi. La Calabria vide diminuire notevolmente la produzione e I'esportazione di seta, seppur restando fino alla fine del XVIII secolo il maggior fornitore di filato grezzo per Francia e Inghilterra. Nel XVII secolo la crisi colpì molte aree dell’Italia per una generale carenza di innovazioni tecnologiche e solo nel 1780 il governo del Regno di Napoli intervenne fondando a Villa San Giovanni la prima scuola-opificio per l’aggiornamento tecnologico, finanziata dai Caracciolo. Geneticamente priva di grandi imprenditori disposti ad investire, la Calabria si trasformò da produttrice di materiale pregiato in un grande mercato di prodotto grezzo che veniva poi lavorato nelle  fabbriche genovesi e fiorentine. La storia della seta in Calabria è anche storia di presenza femminile: le donne, infatti, erano al centro di un vasto processo che incominciava con l'allevamento del baco e procedeva poi con le varie operazioni del ciclo di produzione, dalla trattura alla tessitura. Sono le donne che, organizzando parte del ciclo di produzione a domicilio,  possono non abbandonare le attività connesse alla cura e custodia della casa. Nell’ottocento, dall'attività di artigianato domestico concretizzata in piccoli opifici familiari sparsi all'interno dei centri abitati, si giunse all'avvento di grandi stabilimenti: le filande. Tra il 1800 ed il 1830, tra Villa San Giovanni e Reggio Calabria furono avviate ben otto grandi filande, fino a giungere nel 1860 a ben 120 filande nella provincia reggina, con oltre 1200 addetti in gran parte donne. L’attività di produzione dei semilavorati raggiunse un elevato livello ed i prodotti venivano esportati in Francia, Inghilterra ed America. Con l’unità d’Italia,  il commercio rimase notevole e riuscì a riprendersi anche dopo il disastro del terremoto del 1908 con gli aiuti governativi, mantenendosi attivo fino al periodo tra le due grandi guerre mondiali. Successivamente, a causa del mutamento degli scenari politici e commerciali ed all’avvento di nuove tecnologie straniere, l’attività di produzione e lavorazione della seta a Reggio ed in Calabria cessò definitivamente.

venerdì 16 novembre 2012

Ela mu kondà

 
Roghudi vecchia- (Reggio Calabria)
 
"Ela ela mu kondà" e' una poesia di Mastr'Angelo Maesano (Roghudi Vecchia 1915 - Roghudi Nuovo 2000), grande poeta della tradizione Greco-Calabra. Nella versione musicata è ritenuta da molti l'inno dei Greci di Calabria.

Di Angelo Maesano
ELA MU KONDA'
Esù miccèddha, ti isse an tin ozzìa
c'egò pedì ti imme an ton jalò,
arte ti ejenàstise megàli
egò thelo na se prandestò.
Ela, ela mu kondà,
ti egò imme manachò.
O potamò èrkete an tin ozzìa
ce catevènni cato ston jalò,
ciòla t'azzària ti ene dizzamèna
èrkondo ce pinnu to glicìo nerò.
San èrkete o mina tu majìu
olos o cosmo fènete chlorò
ce tragudùsi ola ta puddhìa
jatì amènu ton calò kerò.
San i zoì dikìma ene palèa
parakalùme viàta to Christò,
den thelo de na fao ce de na pio,
na ciumithò methèsu manachò.

VIENIMI VICINO
Tu ragazza che vieni dalla montagna
e io ragazzo che vengo dalla marina,
ora che sei diventata grande
io voglio sposarti.
Vieni, vienimi vicino,
perché io sono solo.
Il fiume scende dai monti
e scende giù in marina,
anche i pesci sono assetati
e vengono a bere l'acqua dolce.
Quando arriva il mese di maggio
tutto il mondo si riempie di verde
e cantano tutti gli uccelli
perché attendono il buon tempo.
Quando noi saremo vecchi
pregheremo sempre il Signore.
Non voglio più mangiare né bere,
ma voglio solo riposare accanto a te.

domenica 11 novembre 2012

Il carbone uccide...

È Greenpeace, a ispirare e produrre il cortometraggio "Uno al giorno", che denuncia i danni causati al Paese dal carbone impiegato da Enel nella produzione di energia elettrica.
Alessandro Haber, Paolo Briguglia, Pino Quartullo e Sandra Ceccarelli formano il cast, Mimmo Calopresti firma la regia e i Subsonica mettono a disposizione la loro musica. Enel naturalmente non gradisce, IO INVECE SI!

lunedì 29 ottobre 2012

'Ndrangheta e Stato


Stiamo assistendo ad un’offensiva senza precedenti dello Stato contro la ‘ndrangheta, che ha scoperchiato una rete fittissima di connivenze e complicità con elementi delle Istituzioni e della società civile. Colpi durissimi insieme a qualche operazione-bufala (quasi inevitabile quando si agisce a tutto spiano) giornalmente indeboliscono un’organizzazione che, a detta degli esperti, aveva raggiunto una posizione egemone nelle attività criminali planetarie. A Reggio Calabria non c’è famiglia mafiosa che non sia stata colpita dal maglio della giustizia. Lo Stato quindi agisce. Continuando così molte, forse tutte le famiglie mafiose del reggino non potranno più essere operative ed efficienti, senza soldati e senza fondi, e soprattutto senza guide esperte. Si stanno creando dei veri e propri buchi nel tessuto mafioso che se non saranno occupati dallo Stato diventeranno preda di altre realtà del mondo criminale, come è già successo in altre parti del mondo. I narcos sudamericani, per esempio, che gestiscono il traffico di droga con la ndrangheta, certamente non abbandoneranno un commercio del genere solo perchè il socio del momento non è più operativo. Il cittadino ha bisogno di uno Stato presente, a cui si possa rivolgere sicuro di ottenere attenzione e considerazione. Per adesso non è così. Il famigerato esempio fatto dal governatore Scopelliti sull’acqua di Terreti, seppur improvvido perchè fuori luogo nel contesto in cui è stato posto, esprime un concetto che è una triste realtà. L’inefficienza dello Stato, la sua assenza in aspetti essenziali della vita dei cittadini ha permesso la diffusione del fenomeno mafioso, con una ndrangheta che si è sostituita allo Stato soddisfacendo le esigenze inevase dei singoli. Una guerra lascia sempre morti e distruzione, dopo dovrebbe iniziare la ricostruzione; questa guerra non è diversa dalle altre, abbiamo visto i morti, vediamo i danni causati dal conflitto. E la ricostruzione? Lo Stato sarà presente? Al momento non lo è; l’impressione è quella di una furia inarrestabile volta solo ed esclusivamente alla distruzione del nemico. C’è da dire che mentre la guerra viene fatta dal braccio armato dello Stato, Forze dell’ordine e Magistratura che si stanno dimostrando presenti ed efficienti, la contestuale occupazione del posto lasciato libero dal perdente dovrebbe essere compito della politica. Ma con questa politica, fatta in massima parte di pressappochismo e corruzione, c’è ben poco da stare allegri. Da questo punto di vista, in Calabria non ci sono segnali positivi, al momento; e se  e quando ci saranno, ci vorranno anni prima di potere recuperare il terreno perso in decenni. Non vorrei che, nell’era della globalizzazione, la ricostruzione (in negativo) diventi appannaggio di qualche economia (mafiosa) straniera.

sabato 20 ottobre 2012

'U "rriggitanu"


'U "rriggitanu" esti un casu stranu
si non sta' bonu, ti duna puru a manu,
si nd’hai bisognu ti duna puru u cori,
e ti rispetta e tratta con onuri.

Si viri chi tu passi, ti saluta
e ti dumanda di li cosi toi
“a signura sta bona, e i giuvinotti?
m'i salutati tantu tantu assai!”

Non c’esti ricorrenza chi si sperdi
mi veni mi ti trova, to cumpari,
molla l’affari  e curri p’u doviri
“cumpari, 'u sapiti ch’è un piaciri!”

Ma si ti movi, camini  e fai a to strata
'u rriggitanu pensa ch’è mbrogghiata
pensa chi cacchirunu ti iutau
pirchi sinnò... non cià potivi fari.

Si tu, cu sacrifici e sofferenzi,
ti fai na casicedda p’i to' figghi,
sicuru chi c’è mbrogghiu! chi rrobbasti!
...oppuru chi cu sapi chi facisti.

Si iddu viri a to' figghia chi passìa
cu nu figghiolu e 'u varda sorridenti
senti 'u doviri mi veni mi ti trova
mi ti saluta ...e mi ti cunta 'a cosa.

E si to figghiu trasi mi lavura,
assuntu chi vinciu 'na selezioni,
è certu chi pavasti 'na mazzetta
oppuru chi sconzasti all’assessori.

'U "rriggitanu" esti un casu stranu
si non sta' bonu, ti duna puru a manu,
si nd’hai bisognu ti duna puru 'u cori,
...e veni o’ to funerali quandu mori!

mercoledì 17 ottobre 2012

Reggio Calabria, scioglimento dell'amministrazione comunale. La Genesi



Non si contano le reazioni variegate scaturite dalla relazione della Commissione d’accesso al Comune di Reggio Calabria ed al conseguente commissariamento del Comune stesso. L’unico punto su cui concordano tutti è che il commissariamento recherà un grave danno all’economia cittadina. Se questo danno avrà dimensioni maggiori o minori del danno che ci sarebbe stato continuando nelle condizioni descritte dalla Commissione, è cosa difficilmente verificabile. Acclarato quindi che il commissariamento danneggerà la città almeno per un aspetto, mi vorrei soffermare sui fatti precedenti all’invio della Commissione d’accesso, che secondo me ne hanno in un certo senso velocizzato l’avvento, tenendo presente che parallelamente a ciò che sto per esporre era (ed è) in corso l’attività d’indagine dell’Autorità Giudiziaria in merito ai reati penali. Per anni gli esponenti dell’opposizione hanno martellato la maggioranza chiedendo chiarezza sui conti del Comune, e per anni hanno ricevuto per risposta parole; pochi documenti, nessun atto ufficiale, nessuna benché minima apertura alla trasparenza che eppure per legge è dovuta. Dai propri amministratori i reggini non hanno mai saputo la verità, ma hanno ricevuto menzogne per risposta. Quando il sindaco facente funzioni Raffa ha timidamente cercato di intervenire in una situazione che si rivelerà successivamente (carte alla mano) di sfascio totale, è stato praticamente messo in croce dai suoi stessi alleati e sostenitori. Ha dovuto arrendersi alle enormi pressioni che riceveva, rinunciando ad agire. Dai fatti che ho descritto, inconfutabili e certificati da decine e decine di comunicati stampa emessi dai vari attori della vicenda, oltre che da qualche querela, il messaggio che è allora scaturito era chiaro. E il nuovo sindaco eletto, Demetrio Arena, ha iniziato il suo mandato in sintonia con le consegne: negare il buco nei conti comunali, non penalizzare gli alleati. Seppur visibilmente a disagio Demetrio Arena ha cercato di tenere botta, ma le due inchieste parallele sui conti del Comune svolte dai Periti della Procura e dagli Ispettori del Ministero delle Finanze, hanno scoperchiato la bolgia di malaffare diffuso sempre menzionato ma mai fino ad ora dimostrato. I periti della Procura hanno rilevato 80 milioni di euro di buco derivanti da fatti di rilevanza penale; ma la somma totale è risultata molto superiore, ben oltre il centinaio di milioni di euro. In definitiva, mentre gli amministratori reggini mentivano ai propri concittadini, è risultato decisivo l’intervento di un ente esterno per aprire uno squarcio su questa scabrosa vicenda. Ed è questo il punto che secondo me ha definitivamente condannato questa città alla venuta della Commissione d’accesso: i reggini non hanno saputo autogovernarsi. Se a suo tempo qualcuno, Scopelliti, Raffa o Arena che fosse, prima che intervenissero i periti della Procura e gli Ispettori del Ministero, avesse ammesso la situazione che si era creata anzichè negarla,  probabilmente i due filoni principali, quello penale e quello riguardante l’aspetto amministrativo, sarebbero rimasti divisi agli occhi e nelle intenzioni del Governo. Reggio si sarebbe autoregolata politicamente, avrebbe eletto nuovamente i suoi amministratori due anni fa o prima ancora in piena coscienza e conoscenza della realtà; i nuovi amministratori avrebbero avuto uno “status” morale ben più solido di quelli precedenti, perché eletti con la fiducia di un popolo consapevole della situazione, e sarebbe stato molto più difficile anche solo pensare di sciogliere un’amministrazione del genere. Contemporaneamente, come tutt’ora succede, le indagini della Magistratura avrebbero seguito il suo corso. Questo non è stato reso possibile per prima cosa dall’esistenza stessa del dissesto finanziario (responsabilità da attribuire a chi lo ha generato) e poi per l’ostinato atteggiamento di chiusura degli amministratori. Sul perché dell’ostinazione della maggioranza di centrodestra credo non ci siano dubbi: per tutti la necessità di salvarsi politicamente, per alcuni quella di mantenere i privilegi leciti, per altri ancora (spero pochi) la connivenza con ambienti della criminalità che è provato abbia interessi all’interno delle attività comunali. Recentemente, prima del commissariamento ma dopo aver conosciuto l’entità del deficit, i politici calabresi del centrodestra hanno espresso stupore e indignazione per la disparità di trattamento ricevuto da Reggio rispetto ad altri comuni con difficoltà finanziarie: il Governo ha deliberato un intervento di sostegno finanziario che riguarda ben 1200 comuni, da cui Reggio è esclusa. Si chiedevano: “Perché Reggio Calabria non riceve il medesimo trattamento degli altri comuni?”. La risposta è semplice, e la sapevano anche loro: perché gli amministratori reggini in carica, a differenza di quelli degli altri comuni, avevano sempre negato la situazione ed erano quindi inaffidabili. Voi dareste in mano dei soldi a chi ha sperperato decine e decine di milioni, e non solo per anni ha negato di esserne responsabile, ma addirittura ha negato che quei milioni mancassero? Gli amministratori reggini tutti hanno messo i propri interessi, leciti o illeciti che siano, al di sopra dell’interesse della città, questa è la verità, e la città, a seguito del comportamento dei suoi amministratori (e purtroppo rappresentanti) ha prestato non il fianco, ma il petto, all’azione governativa.

venerdì 12 ottobre 2012

Contiguità e mafiosità...


Ho letto e riletto il testo della Relazione della Commissione d’accesso che ha valutato il caso Reggio. Un massacro, uno tsunami di malaffare e connivenze che rappresentano la vera vergogna per la città. Ho letto e riletto vari commenti, pro e contro l’esito dell’inchiesta, e continuo a chiedermi come si possa ancora sostenere che azzerare l’amministrazione comunale di Reggio Calabria sia stato un atto antidemocratico, inopportuno, o addirittura illegale. Si gioca con la parola contiguità, distinguendola da infiltrazione, ma io dico anche da affiliazione.
Nella relazione la parola “contiguo” appare 22 volte, “contigua” appare 1 volta, “contiguità” appare 11 volte. E la maggior parte dei casi si riferiscono ad elementi già indagati, spesso condannati per reati di stampo mafioso, che vengono definiti “contigui” ad una determinata cosca; ciò perché non esistono elementi che ne possano accertare l’affiliazione, ma non si discute la natura criminale del soggetto. Un elemento contiguo ad una cosca mafiosa non è un elemento che è vicino ad una specifica persona perché ci va al bar insieme, ma che è vicino all’attività della cosca. Ed essere vicini all’attività di una cosca mafiosa, permettetemi, è da censurare come minimo.
È veramente triste leggere lettere e comunicati vari che si arrampicano sugli specchi per cercare di demolire un documento talmente serio e preciso da avere al suo interno alcuni passaggi che definirei quasi comici, seppur giustamente inevitabili. Mi riferisco per esempio al punto in cui il consigliere Eraclini viene segnalato come “controllato” in compagnia di Alberto Sarra, indagato in un procedimento penale; è normale che due esponenti politici, della stessa parte o anche opposta si frequentino, e ci mancherebbe altro. Stessa cosa per il Presidente del Consiglio provinciale Eroi, inserito nella relazione come dipendente comunale, anche lui “pizzicato” con Alberto Sarra. Il problema è che oltre a Sarra c’erano da elencare altre frequentazioni. Un elenco minuzioso e dettagliato di fatti e persone coinvolte.
Nessuno però si permette di dire che i fatti elencati nella relazione non sono veri, e tanto dovrebbe bastare. Invece i difensori dell’indifendibile si appigliano a giochi di parole, a vere e proprie capriole da circo per potere argomentare, e parlano di stravolgimento della volontà popolare, di un’amministrazione eletta dal popolo. Ma era un popolo che non era a conoscenza dei fatti. Un popolo ingannato. Direi che le chiacchiere stanno a zero, chi vuole veramente che questa città riparta, adesso deve dare una mano a spingere il carro, invece di continuare a frenare. Chi frena è un “avversario della città”!

mercoledì 10 ottobre 2012

Reggio Calabria - Ricordi dell'ultimo decennio




Ricordi dell’ultimo decennio...
Ricordo una città fiera di essere in pieno sviluppo, guidata da un Grande Sindaco, Italo Falcomatà che la amava e che troppo presto la lasciò orfana della guida che le era necessaria.
Ricordo un giovane emergente, Giuseppe Scopellitii, allora dai media indicato come prosecutore dell’opera del Grande Sindaco, che eletto quasi per acclamazione alla guida della città si insediò non rinnegando quanto fatto dal suo predecessore, seppur di estrazione politica diversa, ma anzi dichiarando di proseguire nell’opera di rilancio e sviluppo della città.
Ricordo perfettamente i primi anni di gestione del giovane Sindaco, la città aveva due aspetti: di giorno era un operoso cantiere aperto, di notte diventava un grande locale pubblico pieno di attrazioni per i reggini stanchi della faticosa giornata. Almeno questo era quello che appariva agli occhi dei cittadini e dei turisti. Furono iniziati decine di lavori, furono assunti centinaia di reggini nelle società miste del comune e nelle ditte che acquisivano gli appalti. Furono finanziate decine e decine di iniziative, benefiche e culturali, così definite dai promotori. In città giunsero personaggi dello spettacolo mai visti a Reggio proposti gratis ai cittadini dal giovane Sindaco, una delle più importanti radio private nazionali si istallò sul lungomare d’estate, per trasmettere “in diretta da Reggio Calabria!” ed il giovane Sindaco ne divenne DJ onorario, con il nick di DJPeppe. Soddisfazioni, per una città in piena fase di sviluppo economico e turistico.
Ricordo che dopo qualche anno l’attività operosa rallentò piano piano fino a fermarsi, mentre quella frivola e festaiola continuò. Continuò fino a raggiungere il massimo regime quando il giovane Sindaco decise di concorrere alla carica di Governatore della Calabria. Divertimento, feste, festival e concerti.... e soldi a tutti, a pioggia, a cascata, uno tsunami....
Ricordo che il giovane Sindaco fu eletto Governatore, e che il Vicesindaco Giuseppe Raffa ne prese il posto in attesa di nuove elezioni.
Ricordo perfettamente, perché mi ha profondamente amareggiato, quello che successe durante la reggenza Raffa. Ormai credo sia chiaro a tutti, che il tentativo dell’allora Sindaco facente funzioni di sganciarsi dallo sfascio che aveva toccato con mano, al di là dei motivi che lo hanno generato, scatenò la violenta reazione degli “amici di Reggio”. Egli timidamente tentò di diminuire le spese, eliminando alcuni incarichi costosi ed inutili, ma immediatamente i consiglieri che sostenevano la sua coalizione si ribellarono.
Ricordo le trenta firme di consiglieri raccolte ad una “festa” di compleanno per sfiduciare l’allora Sindaco f.f.. (La festa è un elemento ricorrente nella storia dell’ultimo decennio reggino, la si trova, sotto vari aspetti, dappertutto ed in ogni occasione)
Ricordo perfettamente la dichiarazione dell’allora coordinatore del PDL che bluffando minacciò di togliere la fiducia al Sindaco f.f.: non lo fece, e mai lo avrebbe fatto, ne sarebbe scaturito il commissariamento con il rischio anzi la sicurezza che la verità sarebbe venuta a galla, i fatti lo hanno dimostrato, e il centrodestra non avrebbe mai permesso che estranei mettessero le mani nelle carte del comune.
Ricordo le vergognose assenze ai consigli comunali, quando gli “amici di Reggio” boicottavano qualsiasi iniziativa per tenere sotto scacco Raffa.
Ricordo gli appelli alla ragionevolezza che i protagonisti del teatrino lanciavano di giorno mentre di notte si riunivano per smantellare quel poco che reggeva ancora.
Ricordo che alcuni giornali cittadini tramite qualificati commentatori definivano un’onta per la città il commissariamento che altri (me compreso nel mio piccolo) auspicavano. I soliti autorevoli commentatori continuavano ad invocare il buon senso, il supremo bene della città, invitavano a mettere da parte interessi personali e protagonismi ed a ...fare finta di niente, in definitiva.
Ricordo che mentre c’era chi dichiarava senza mezzi termini che il bilancio comunale era allo sfascio, gli “amici di Reggio” negavano tassativamente. Convocavano conferenze stampa, rilasciavano comunicati e interviste ai giornalisti, che di solito, salvo qualche eccezione si limitavano a raccogliere le dichiarazioni e riportarle integralmente. Nessuno faceva in tempo reale la “seconda domanda” ai loquaci amministratori. Eppure era semplicissima: “se è vero che non ci sono problemi, perché la città è ferma, anzi recede?” Qualche giornalista, ad onor del vero, quella domanda la fece, non al tavolo delle conferenze, ma sui giornali, e nessuno gli rispose.
Ricordo il poco coraggio del Sindaco f.f., che non osò dimettersi, seppur lo avesse più volte minacciato. I suoi ormai ex-compagni lo additavano come affossatore della città, come colui che dimettendosi avrebbe causato il commissariamento, l’onta peggiore che avrebbe potuto subire la città. Non ebbe coraggio allora, Raffa, oppure più probabilmente fece i suoi calcoli e cercò di trarre un vantaggio dalla sua situazione poco invidiabile.
Ricordo la calma piatta che subentrò nel centrodestra successivamente alla spartizione  soddisfatta delle candidature per le elezioni comunali e provinciali.
Ricordo il nulla che contraddistinse l’attività dell’amministrazione comunale durante la campagna elettorale, e le giustificazioni che fioccavano sui giornali a firma di autorevoli commentatori e giornalisti: “dopo le elezioni la città deve ripartire, adesso è normale che tutti siano impegnati a cercare voti” disse qualcuno, senza vergognarsi; e nessuno dei grandi commentatori gli rispose a tono, senza vergognarsi per non averlo fatto.
Ricordo che poco prima delle votazioni l’atmosfera indicava concrete possibilità che il sindaco sarebbe stato eletto al ballottaggio; ma il ballottaggio avrebbe messo in pericolo la riconferma del centrodestra, rischiando di mettere alla luce il dissesto di bilancio ed altro ancora.
Ricordo lo stupore di tutti per la vittoria schiacciante al primo turno, imprevedibile per la sua dimensione, del candidato del centrodestra Demi Arena.
Ricordo che pensai, e trovai conforto in tanti reggini nel mio ragionamento, che gli “amici di Reggio” avevano messo in campo, nell’ultima decina di giorni, tutta la loro (pre)-potenza per vincere a qualsiasi costo.
Ricordo
l’immagine del Governatore e del Sindaco neoeletto che stappavano sorridenti, felici, adesso sappiamo che erano soprattutto sollevati dalle preoccupazioni, lo spumante (ma forse era champagne, lo spumante costa poco) in strada, a fianco al Tapis Roulant simbolo del Modello Reggio.
Ricordo che poco dopo la vittoria del centrodestra cominciarono a fioccare i decreti ingiuntivi contro l’amministrazione comunale.... e dal quel momento fu un susseguirsi di passi avanti verso un baratro che c’era sempre stato, ma che gli occhi di una città accecata da fasti e frivolezze non vedevano; per esempio a settembre 2011 l’ENEL chiese al Comune di Reggio Calabria il pagamento di fatture insolute per 9,5 milioni di euro. Il Sindaco minimizzò, come sempre.  Agli “amici di Reggio” fino a quel momento era bastato negare”, ma non solo. Negare, negare, negare, accusare, accusare, accusare, minacciare, minacciare, minacciare. Le tre parole d’ordine del centrodestra di Scopelliti e Arena sono state negare, accusare, minacciare; fino a quando non sono intervenuti enti esterni titolati a indagare e con l’intenzione di farlo. Lo hanno fatto, hanno indagato, e da quel momento, dal momento in cui il risultato delle indagini fu comunicato alla cittadinanza, due delle tre parole d’ordine cambiarono: negare, accusare, minacciare divennero piangere miseria, accusare, scaricare. Ammettere la crisi economica del comune, accusare e scaricare su altri le colpe proprie: dipendenti infedeli, la vecchia amministrazione, la crisi economica. Come se non fosse vero che sono stati loro a governare da dieci anni, come se non fosse vero che i dipendenti infedeli spesso non erano dipendenti, ma gente che era stata assunta con incarico fiduciario, e quindi sotto la responsabilità di chi li aveva assunti. Come se non fosse vero che il giorno prima negavano tutto.
E i reggini?
Ricordo che fin dall’inizio una parte, che successivamente fu definita da Arena i “nemici di Reggio”, si opponeva giornalmente alle bugie che l’amministrazione comunale propinava alla città, tramite varie iniziative di denuncia.
Ricordo che un’altra parte parteggiava apertamente per l’amministrazione comunale, esponendosi con prese di posizione e azioni in contrasto con i “nemici di Reggio”.
Ricordo che una parte stava a guardare parteggiando per una o l’altra fazione, ma senza esporsi; a Reggio non conviene esporsi, si rischia di restare spiazzati alla fine.
Ricordo che un’ultima parte, la più consistente, passò tutto il tempo a oziare senza vedere ne ascoltare, rivolgendo la propria attenzione ai destini della squadra di calcio locale, agli eventi mondani che l’amministrazione comunale regalava alla città a piene mani, alle bancarelle della Festa della Madonna di settembre, ai panini con la salsiccia; “tuttu a postu, u dissi u giornali!” . Dei regali che l’amministrazione faceva abbiamo più chiara la natura adesso, andavano ad allargare un buco nel bilancio che è diventato una voragine, ma allora chi se ne fregava: a caval donato non si guarda in bocca.
Sono terminati i ricordi, adesso siamo ai giorni nostri: la città, per non subire due anni fa l’onta del commissariamento, subisce un’onta peggiore, quanto di peggio potesse accadere in tempo di pace ad una città già stremata da anni di scelleratezze. Il consiglio comunale viene sciolto per “contiguità” mafiosa; la naturale conseguenza, il tanto temuto commissariamento, quello che, adesso lo sappiamo era stato solo rinviato, farà emergere quanto ancora non si sa compresi gli aspetti penali. I reggini non vedranno feste per tanto tempo, avranno ben altro a cui pensare. Speriamo che visto il vuoto di attrattive a disposizione, la loro attenzione si rivolga ai veri problemi della città.

martedì 9 ottobre 2012

Pensioni e privilegi. Il caso Sarra.


Raramente mi soffermo tanto su uno specifico argomento, ma il caso del vitalizio concesso all'avvocato Alberto Sarra è talmente grave che merita un'ulteriore riflessione, in considerazione anche degli "autorevoli interventi" a sua difesa che si stanno succedendo a raffica. Premesso che come ho già detto e ripeto non si discute, almeno per me, la reale condizione di salute dell'avvocato Sarra, noto che si tende a ridurre il tutto ad un semplice episodio, e per tale lo si tratta. Il vero problema, che deve essere immediatamente affrontato, è quello della disparità di trattamento tra cittadini italiani. I tempi estremamente celeri che hanno risolto la pratica. La facoltà per l'avvocato Sarra di chiedere il vitalizio alla Regione Calabria e non alla Cassa di Assistenza Forense. La somma scandalosa corrisposta. La possibilità di congelare il vitalizio e conseguente possibilità che viene data all'assistito di continuare a lavorare; facoltà che viene negata dall'INPS ai comuni mortali. L'INPS, pone come condizione assoluta per la corresponsione della pensione d'inabilità, la cessazione di qualsiasi tipo di attività lavorativa, la cancellazione dagli elenchi di categoria dei lavoratori, la cancellazione dagli albi professionali la rinuncia ai trattamenti a carico dell'assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione ed a ogni altro trattamento sostitutivo o integrativo della retribuzione. E se non è disparità di trattamento questa...