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"passo la vita fuggendo dalla mia ignoranza"
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mercoledì 27 ottobre 2010

Soddisfatto e rimborsato!


Chi si ricorda di Peppe Bova? L’ex presidente del Consiglio regionale della Calabria, quello che ha tiraro fuori dal cilindro i voucher formativi destinati ai migliori laureati calabresi, idea talmente geniale da guadagnarsi le critiche dal giuslavorista Pietro Ichino. Ma soprattutto quello che per cinque anni di legislatura ce l’ha menata con la storia dell’abbattimento dei costi della politica, ovviamente per merito suo. Per essere credibile, quasi non bastasse la lacrimuccia pronta a scendere ad ogni conferenza stampa, il buon Peppe Bova aveva addirittura dichiarato che per evitare gli sprechi non usava neppure la macchina blu per i suoi spostamenti. Insomma, un moderno Savonarola pronto a fustigare il malcostume della politica scialacquona. Il Claudio Lotito della classe dirigente calabrese, pronto a battersi per una politica didascalica e moralizzata!
Curioso, però, che il Savonarola de noantri disdegni la macchina blu ma non rinunci ai sontuosi rimborsi per l’utilizzo della propria auto. A certificarlo è la delibera dirigenziale n. 299 del 21 aprile 2010, pubblicata nel bollettino ufficiale regionale del 16.6.2010, pag. 31098, avente per oggetto: “Presidente del Consiglio regionale – liquidazione rimborso utilizzazione mezzo proprio periodo luglio 2006/marzo 2010”. Esattamente il periodo dell’intera legislatura, per la quale vieni disposto, a favore di Bova Giuseppe, il pagamento di euro 211.842,42.

Ovviamente tutto è legale e legittimo, almeno a leggere la delibera, ma sicuramente appare quantomeno discutibile moralmente il comportamento di chi, per cinque anni, si è elevato a fustigatore del malcostume altrui. Ma c’è di più. Nella delibera si legge che a luglio del 2009 lo stesso Bova chiede che il rimborso venga momentaneamente sospeso per essere liquidato su sua espressa richiesta inoltrata, poi, il 19 marzo 2010. Perché questa sospensiva? I bilanci non sono annuali? Probabilmente il buon Bova voleva far credere che aveva rinunciato anche ai rimborsi chilometrici per non essere oggetto di eventuali critiche, nello stesso momento in cui professava ai quattro venti l’abbattimento, per merito suo, dei costi della politica calabrese. Ma a ben leggere si trattava solo di una sospensiva, pronta ad essere messa da parte per poi passare all’incasso una volta finita la legislatura, quando i riflettori sui costi della politica sono ormai spenti.
Sarebbe, inoltre, interessante capire perché il costo a chilometro che viene rimborsato a Bova è di 3,77 euro, mentre normalmente ai dipendenti pubblici viene rimborsato un quinto della benzina, pari a 0,26 euro. Ripetiamo, i rimborsi di Bova non hanno nulla di illegale. Si tratta semplicemente della più classica caduta di stile da parte di chi lo stile e la morale pretendeva di insegnarla agli altri.
Insomma, la sindrome del moralizzatore colpisce ancora al grido: fate ciò che dico, non fate ciò che faccio! (do.mal.)

lunedì 25 ottobre 2010

Bandafalo' for Africa

L'assessore Tucci, il consigliere Minniti, ed i ragazzi di Bandafalò alla conferenza stampa
Si rinnova per la quarta volta l'impegno del progetto umanitario ''BandaFalo' for Africa'', in favore delle popolazioni della Costa d'Avorio, promosso dall'Associazione di giovani villesi ''Bandafalò''. Lo scopo della missione, iniziata nel 2007 e svoltasi in varie fasi, delle quali la quarta partira' a novembre è quello di costruire con la partecipazione attiva dei residenti opere di sviluppo civile, scuole, pozzi, etc, donandole poi definitivamente alla stato Ivoriano. Il progetto, che è sostenuto attivamente dalla Provincia di Reggio Calabria è stato illustrato lunedì 25 ottobre presso il Palazzo della Provincia di Piazza Italia (sala della Biblioteca), nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno preso parte parte: l'Assessore provinciale alle Politiche Sociali Attilio Tucci, il Consigliere provinciale Omar Minniti e Antonio Oppedisano, Francesco Talia e Giuseppe Buda dell'Associazione "BandaFalò" di Villa San Giovanni. Il resoconto di quanto già fatto e i programmi per la missione futura, nelle parole dei ragazzi di Bandafalò: “dall’8 novembre 2010 al 7 febbraio 2011 saremo impegnati per la QUARTA missione umanitaria del progetto “BandaFalò for Africa”, che vede la nostra associazione impegnata in Costa D’Avorio dal 2007. Per la prima volta nella storia, lo scorso anno, nel villaggio della Scerie 118 bambini si sono iscritti a scuola ed hanno frequentato con successo la prima elementare. Infatti, durante le missioni precedenti abbiamo realizzato dapprima tre aule della scuola, la direzione e due bagni, cosicché già lo scorso ottobre è iniziato il primo ciclo scolastico. Poi, poiché l’istruzione elementare, in Costa d’Avorio, prevede sei anni di scuola – durante la terza missione la scuola è stata finalmente completata, con la costruzione delle ultime tre aule, e possiamo affermare con grande gioia e soddisfazione di aver portato a compimento la prima parte del nostro progetto: fornire, attraverso l’iter di riconoscimento della scuola e dell’accampamento da parte dello Stato, la speranza di un futuro migliore a più di duecento bambini ed alle loro famiglie, fin’ora totalmente ignorati dal mondo, abbandonati a se stessi, privi di ogni istruzione e spesso anche dei più essenziali diritti umani. La scuola infatti è già stata riconosciuta dallo Stato e presto diventerà una scuola statale a tutti gli effetti. A novembre, dopo il nostro arrivo, si terrà nel villaggio della Scerie la cerimonia ufficiale che formalizzerà il riconoscimento e, di conseguenza, anche l’accampamento sarà riconosciuto e diverrà un vero e proprio villaggio. Questo vuol dire che, finalmente, per i suoi abitanti potrà iniziare un concreto percorso di crescita e un cammino verso un sempre maggior riconoscimento, tutela e difesa dei diritti umani. Per tutti gli abitanti del villaggio è un inizio di speranza, un cammino verso un futuro migliore. Peraltro, proprio a seguito del riconoscimento giuridico della scuola e dell’intero villaggio, lo Stato invierà nella scuola i propri insegnanti – personale qualificato i quali andranno a vivere nell’accampamento per tutto il periodo scolastico. Pertanto, abbiamo anche già realizzato i primi due alloggi che andranno ad ospitare gli insegnanti per tutto l’anno scolastico: tra gli obiettivi programmati per la QUARTA MISSIONE, vi è poi la costruzione degli ultimi quattro alloggi.” Una bella realtà della nostra terra, degna di essere conosciuta e sostenuta, molto di più di tante associazioni e circoli pseudo-culturali che pullulano dalle nostre parti, che non producono niente, costituiti con il fine di aggregare consensi al servizio di questo o quel politico o peggio ancora per usufruire delle agevolazioni previste dalla legge. Per chi volesse saperne di più e contribuire alle iniziative, Bandafalò è sul web all’indirizzo http://www.bandafalo.it/.
Pasqualino Placanica

(pubblicato su costaviolaonline.it)

domenica 17 ottobre 2010

La città groviera

Gli ultimi temporali che hanno  investito Reggio Calabria, il 13 ottobre scorso, hanno provocato notevoli danni che si aggiungono a quelli del mese precedente. La sede stradale è quasi dappertutto in condizioni pessime, ma la cosa più grave è che nessuno si preoccupa di intervenire. Mi viene il dubbio che qualcuno sia interessato al commercio di transenne. 




sabato 16 ottobre 2010

MANIFESTAZIONE FIOM/ PARTITA ITALIA-SERBIA: TRANELLO "COMUNISTA" PER IL MINISTRO DELL'INTERNO MARONI

i due Maroni
Nessun disordine a Roma alla manifestazione di oggi indetta dalla FIOM-CGIL, in barba a quanto previsto dal Ministro dell'Interno Roberto Maroni. Da indiscrezioni che circolano su Facebook sembra che sia venuto fuori che l'informativa dei servizi che annunciava azioni violente a cui faceva riferimento Maroni mancava della prima pagina. La prima pagina, con l'intestazione, è stata da poco ritrovata: si è così scoperto che l'informativa non riguardava la manifestazione sindacale, ma la partita di calcio Italia - Serbia. La tesi che circola negli ambienti della maggioranza è che si tratti di un tranello dei servizi deviati al servizio dei comunisti per mettere in difficoltà il governo che "combatte con successo la mafia la ndrangheta e la camorra".

venerdì 15 ottobre 2010

Il Sindaco si "sbilancia" sul bilancio

Finalmente adesso tutto è chiaro! Il Sindaco F.F. Giuseppe Raffa ha chiarito definitivamente la situazione economica del Comune di Reggio Calabria; il Comune sta bene, e "cu non voli mi sciorba". Leggere le parole del Sindaco F.F. e della Dirigente del Settore Finanza è un vero toccasana per un cittadino preoccupato per le sorti della città:
di Grazia Candido – “Ci sono problemi di cassa” ma il Comune sta bene. Ad offrire un quadro dettagliato sull’attuale situazione economica dell’ente comunale a Palazzo San Giorgio, ci ha pensato questa mattina il sindaco f.f Giuseppe Raffa e la dirigente del settore Finanze e Bilancio Orsala Fallara che, con davanti un faldone di documenti, “smontano” passo dopo passo le accuse fatte dall’opposizione. Tutto sembra chiaro e lineare, magari ci sarà qualche imprecisione, qualche contenzioso ancora aperto, qualche errore di valutazione ma l’Amministrazione Comunale “gode di buona salute”. 
 “Oggi abbiamo due doveri da espletare nel migliore dei modi: dare delle risposte agli esponenti  del Pd ma quello che ci preoccupa di più è di dare alla città, alle imprese delle informazioni suffragate da una ricca documentazione. Lungi da noi fare polemiche speciose anche perché – afferma Raffa -  a noi interessa soddisfare i bisogni dei cittadini. La situazione economica dell’Amministrazione comunale ha una genesi molto più profonda che va un po’ prima del 2002 e che ha provocato debiti fuori bilancio contratti dagli anni ottanta in poi. Una situazione di estrema gravità e che, debitamente documentata con delibere, ci porta a constatare un debito pregresso che si aggira intorno a 48 milioni di euro. Nel bilancio di previsione del 2002, l’ex dirigente Carmelo Nucera aveva evidenziato al tempo, così come aveva fatto anche il Collegio dei revisori, la incompatibilità delle spese previste in bilancio rispetto all’entrate. Nel 2002 abbiamo dovuto pagare 5milioni 528 mila euro, nel 2003 tre milioni, nel 2004 un milione e 700 euro, nel 2005 sette milioni, nel 2006 nove milioni per un totale di 48 milioni e ancora mancano altre delibere”.
Raffa è come un fiume in piena, non si sottrae ai problemi e li affronta “pur sapendo che ancora oggi, ci sono irrisolti alcuni importanti contenziosi”. Come il debito della Sorical: “Abbiamo un contenzioso di circa 80 milioni per il quale insieme alla Regione, stiamo lavorando per l’abbattimento dell’80% di questo debito contratto dal 1985 in avanti; l’altro contenzioso è di 9 milioni ma nasce dall’erogazione di un servizio non idoneo e il Tribunale civile di Catanzaro con una sentenza del 6 agosto del 2010 ha riconosciuto la fondatezza delle nostre opposizioni tanto da sospendere il decreto ingiuntivo”.
Per quanto riguarda poi, l’emergenza rifiuti “è stato attivato un piano di ammortamento che, in 15 anni, sarà estinto”; per “le società miste il Comune spende 47 milioni di euro per servizi resi e non sempre idonei da parte di alcune di queste società e a breve – evidenzia il sindaco – faremo anche chiarezza sugli interventi di manutenzione straordinaria e ordinaria”. E per la Multiservizi il primo cittadino precisa che “in questo momento il Comune deve pagare 5 mensilità arretrate”.
“Abbiamo un divario tra fatture emesse e pagate che si aggira intorno a 50 milioni di euro che non è un dato da sottovalutare – postilla Raffa - ma questo non ci preoccupa più di tanto perché abbiamo dei crediti da recuperare. A breve dal Ministero di Grazia e Giustizia recupereremo 12 milioni di euro e altri milioni di euro da ulteriori crediti per un totale di circa 71 milioni di euro. Tendo inoltre a precisare che l’Inpdap è stata sempre pagata, c’era solo una rata di 46 mila euro che risultava scoperta per un disguido che è già stato risolto”.
Ma c’è un altro “mistero”  che va risolto ed è la consegna del bilancio analitico non trasmesso ai consiglieri comunali. A fornire minuziosi dettagli ci pensa il dirigente del settore Finanze Fallara che dice: “Mi sorprende che i consiglieri chiedano il bilancio analitico perché vuol dire che non seguono con attenzione la pubblicazione delle delibere presso la sezione consiglio. Chi ha esperienza nella pubblica amministrazione sa che lo una volta approvato il bilancio di previsione  si redige il programma esecutivo di gestione che non è altro che il bilancio analitico che viene assegnato ai singoli dirigenti. Non nascondo che qualche volta il bilancio analitico mi è stato chiesto dai consiglieri comunali ma la richiesta non è stata posta ai sensi della 241, non è stata fatta su carta intestata e soprattutto, le firme che tali non erano, sembravano più delle sigle uguali l’una con l’altra, non parevano essere dei consiglieri richiedenti. E poi, sulla richiesta non era riportato l’indirizzo dove doveva essere recapitato il bilancio analitico. Essendo degli atti ufficiali ed essendo depositati presso la casa comunale – conclude stizzita la Fallara - un buon consigliere comunale non avrebbe avuto problema ad averlo”.
(da strill.it)

Che  bello...era tanto facile chiarire le idee a tutti, spiegare alla gente che i debiti non sono preoccupanti perchè ci sono i crediti; se i creditori del Comune di Reggio avranno dei debiti verso altri non si dovranno preoccupare, basterà che pensino al credito verso il Comune e tutto sembrerà una bazzecola.  Ma  a parte questa considerazione ironica, devo dire che è straordinaria la metamorfosi che ha subito il nostro Sindaco F.F. nel corso degli ultimi mesi. Da braccio destro del Sindaco neo Governatore, è passato a feroce avversario da abbattere a qualsiasi costo ("quasi" qualsiasi, come si è visto), ed adesso è tornato ad essere l'amplificatore delle poco credibili teorie dell'ex Sindaco Scopelliti. Le stesse che (Scopelliti) sosteneva in campagna elettorale a difesa dagli attacchi dell'armata brancaleone che gli si opponeva. Ma per difendersi per qualche giorno da un'armata brancaleone può andare bene anche la dichiarazione ad effetto, il colpo di scena, la balla buttata lì e non verificabile; altra cosa è affrontare adesso la realtà, quando i nodi vengono al pettine e la città sta indiscutibilmente crollando in un baratro che rischia di inghiottirla per decenni. Tralasciando di elencare tutte le cose che non vanno, anche perché non vorrei sembrare monotono, mi vorrei solo soffermare su due punti relativamente alle dichiarazioni rilasciate dal Sindaco F.F.:
1) non è passato molto tempo dal 7 settembre, quando l'Espresso ha pubblicato un articolo intitolato "Bombe e movida" sull'edizione cartacea e "Al sud c'è un buco nero" sull'edizione online, dove nell'elencare le criticità del bilancio comunale (quell'articolo non è mai stato smentito), viene riportata una dichiarazione virgolettata del Sindaco F.F. Giuseppe Raffa, che parla molto chiaro:
--Raffa, il sindaco effe effe ("facente funzioni ma non facente fantoccio", dice a commento dei suoi scontri con Scopelliti), si è tenuto la delega al bilancio confermando la responsabile di Ragioneria Orsola Fallara. Alle domande de "L'espresso" sullo stato della cassa, sull'importo dei debiti extrabilancio e sull'esistenza di un bilancio analitico, Raffa risponde non so. Il brutto è che non lo sa davvero. "Ho chiesto alla Fallara una rendicontazione puntuale", dice il sindaco. "Nessuna risposta. Gliel'ho chiesto un mese e mezzo fa".--
Fino a qualche giorno fa non sapeva niente ed adesso è in grado di descrivere minuziosamente la situazione finanziaria del Comune? Un bilancio analitico che dovrebbe essere composto da migliaia di voci?
2) dopo mesi di polemiche di colpo la Dirigente responsabile del settore snocciola tutta una serie di argomentazioni in merito al silenzio tenuto fino ad oggi. Ma non poteva precisare in tempo reale le problematiche che le impedivano di trasmettere il bilancio analitico ai richiedenti? E se era veramente tanto facile averlo, perchè uno qualsiasi dei consiglieri della maggioranza (sicuramente più bravi di quelli della minoranza, visto che loro il bilancio lo hanno approvato, e quindi hanno avuto soddisfazione dai documenti ricevuti) non lo ha "sbattuto in faccia" ai contestatori?  Spettacolare poi la chiosa finale: "essendo degli atti ufficiali ed essendo depositati presso la casa comunale un buon consigliere comunale non avrebbe avuto problema ad averlo".
Non avrei voluto essere nei panni del povero Raffa; se un buon consigliere non avrebbe avuto problema ad avere il bilancio, che dire di un Sindaco che lamenta ai giornali di non esserne in possesso e di non riuscire ad averlo? Concludendo, penso che a questo punto la tecnica del "sarà e faremo" non possa essere più accettata; ormai a Reggio è necessario parlare al presente per essere credibili, siamo pieni di promesse non mantenute fatte solo per ottenere consensi del momento. In definitiva, anche volendo prendere per buona la relazione del Sindaco Raffa, ne viene fuori che i debiti ci sono, e che non sono di poco conto. Su come sanarli, una serie di "saranno e faremo" che tutto sono meno che certezze. Parliamoci chiaro: il tutto da l’impressione di essere un maldestro tentativo di buttare fumo negli occhi, per limitare i danni dal punto di vista dei consensi elettorali. Se, come io credo, è così, l'effetto annuncio che il Sindaco Raffa spera di ottenere con le sue ultime dichiarazioni incoerenti non durerà molto, e la strada  per le prossime elezioni è ancora lunga.




venerdì 8 ottobre 2010

Bazooka e tacchi alti.

Non ci posso credere! Ho scoperto da poco di essere probabilmente il PAZIENTE ZERO di una malattia che adesso (finalmente) si sta diffondendo tra la popolazione calabrese e soprattutto tra gli organi di stampa: "IL DUBBIO". Il 5 gennaio 2010, due giorni dopo l'attentato alla Procura di Reggio Calabria, ho scritto questo post: 
BOMB...OLA ALLA PROCURA DI REGGIO CALABRIA
Domenica mattina, 3 gennaio 2010, alle ore 4,50, un ordigno composto da una bombola di gas innescata da esplosivo è esploso presso gli uffici giudiziari di Piazza Castello, a Reggio Calabria, provocando danni limitati a causa di un malfunzionamento nel congegno, di natura artigianale. Nessun dubbio che se la bomb…ola fosse esplosa avrebbe causato danni maggiori, e che avrebbe causato la morte di chiunque si fosse trovato nei paraggi, anche a causa delle schegge di metallo scagliate dall’esplosione. Molti dubbi, invece, sul fatto che se la bomb…ola fosse esplosa avrebbe causato il crollo del fabbricato; sono rarissimi i casi di esplosioni di bombole che abbiano causato il crollo di fabbricati ed anche in tali casi la bombola era collocata all’interno, non certo sulla strada. C’è un’altra nota stonata in tutta questa vicenda: la bomb…ola è stata collocata davanti al portone dell’ufficio del Giudice di Pace, e non davanti a quello della Procura, che è a fianco, le foto parlano chiaro; si vede benissimo il muro annerito sulla perpendicolare del portone dove è stata messa la bomb…ola; nonostante ciò gli organi d’informazione si ostinano a definire l’attentato “contro la Procura Generale”. Anche le dichiarazioni degli inquirenti vanno nella stessa direzione: la bomb…ola è stata messa alla Procura. Mi domando se, nel caso di attentati contro esercizi commerciali, qualcuno si è mai sognato di individuare come vittima il negozio a fianco a quello che è saltato in aria. Ma se è così, siamo a cavallo! Abbiamo a che fare con un’organizzazione criminale tanto determinata da non avere alcuno scrupolo ad attaccare gli organi dello Stato, talmente organizzata da avere enorme facilità a reperire una bomb…ola di gas, e soprattutto talmente professionale da programmare l’attentato nei minimi dettagli al punto di sbagliare porta presso cui mettere la bomb…ola. Dimenticavo, talmente professionale, inoltre, da costruire un ordigno estremamente sofisticato, così sofisticato da …fare cilecca. Un’armata brancaleone, praticamente. Magari fosse così! L’attentato di domenica mattina contro gli uffici giudiziari di Piazza Castello ha sicuramente una natura criminale di alto spessore, al di la della scarsa professionalità dimostrata dagli esecutori. Paradossalmente è servito a mettere sotto i riflettori la situazione di Reggio Calabria, ed avrà il risultato di provocare un’ulteriore reazione dello Stato, con arrivo di uomini e mezzi, sia delle forze di Polizia che della Magistratura, e con una (auspicabile) stretta nelle norme legislative; senza contare la reazione dei cittadini, che, al contrario di quanto sostengono alcuni organi d’informazione, sono indignati e non hanno paura a dichiararlo. Una cosa prevedibile, talmente prevedibile che mi domando come potessero pensare, i signori mafiosi, di ottenere qualcosa in questo modo. Ma forse loro non lo hanno mai pensato. ----

Il 9 gennaio successivo, visionato il filmato dell'attentato "alla Procura" ho esternato nuove considerazioni in quest'altro post:
Continuo a non capire come possa essere che tutti gli organi d’informazione pubblichino pedissequamente le informazioni che ricevono dagli inquirenti senza neanche accennare ad un minimo di ragionamento sui dati. Sulle mie perplessità in merito ai mezzi usati dagli attentatori ho già detto in altro post. L’ultima notizia, che scaturisce dalla visione del video ripreso dalla telecamera posta sul marciapiede della Procura, è che si nota bene che a guidare lo scooter era una donna, a causa delle calzature e dei capelli lunghi. E su tutti i giornali appare in questi giorni il fotogramma che immortala il piede destro dell’attentatrice, che calza una scarpa di vernice con tacco alto. Una donna alla guida dello scooter per dare meno nell’occhio, dicono i vari “analisti” dei giornali, nazionali e non. Ora, mi domando come si possa pensare che una coppia su uno scooter alle 5 di mattina con una bombola del gas posta tra le gambe della guidatrice possa non dare nell’occhio. Mi domando inoltre se chiunque dei signori che ha accettato la tesi proposta al pubblico si metterebbe delle scarpe scomode in un caso analogo, donna o uomo che sia. Una terrorista, o mafiosa, che va a fare un attentato con le scarpe col tacco, è una balla da oscar planetario. Spettacolare o deprimente a vostra scelta poi, la definizione data dal giornalista di “Annozero” Sandro Ruotolo. Una “lady della ndrangheta”, ha definito la guidatrice dello scooter. Visto l’abbigliamento, io la definirei una “Bond girl della ndrangheta”. Bello poi il passaggio del video in cui si vede che l'attentatore accende la miccia sul motorino, praticamente tra le gambe della ragazza, e poi se la prende in braccio (la bombola con la miccia accesa) e la porta al portone sbagliato. Cerchiamo di essere seri: chi va a fare un attentato con le scarpe col tacco alto, molto probabilmente sa di non correre rischi. Se poi mi sbaglio, allora che cosa c’è da temere? Abbiamo a che fare con una manica di sprovveduti. Lanciano petardi, innescano bombole del gas che non scoppiano, portano i tacchi alti pur sapendo che potrebbero dover scappare a piedi: probabilmente il prossimo omicidio cercheranno di farlo a colpi di fionda. ----

All'attentato "alla Procura" sono seguiti altri atti di dubbia matrice: 
una macchina carica di armi trovata sul percorso che avrebbe dovuto utilizzare il Presidente della Repubblica; si è rivelata una mezza bufala. Ma sarebbe bastato guardare bene il materiale trovato sopra l'auto, per avere subito dei dubbi.
Due macchine assegnate a due giudici differenti si ritrovano con una ruota con i bulloni allentati (1  2); tutte  e  due le auto sarebbero state manomesse nel garage del Tribunale, che dovrebbe essere super sorvegliato. Una bomba viene depositata e fatta esplodere dentro il portone dell'abitazione del Procuratore Di Landro; dentro, ribadisco. 
L'esplosione avviene dentro, e non fuori dal portone: dalle fotografie si  vede benissimo che i  vetri sono all'esterno, sulla strada, cosa che non avrebbe potuto essere se la bomba fosse esplosa all'esterno. E mi domando com'è possibile che l'abitazione di un alto magistrato già oggetto di minacce ed atti più concreti di intimidazione fosse così facilmente ed impunemente avvicinabile da un malintenzionato, al punto di potere  entrare nel portone, depositare una bomba, innescarla (non si parla di telecomando o di comando a tempo) ed uscire senza essere visto.
Successivamente  un'operazione delle forze dell'ordine porta ad una serie di arresti (operazione Epilogo). Quattro degli arrestati vengono tra l'altro accusati dell'attentato alla macchina del giornalista Antonino Monteleone e dell'attentato alla Procura del 3 gennaio 2010. Dal testo delle intercettazioni ambientali e dagli altri atti  relativi all'attentato ad Antonino Monteleone viene fuori un quadro a mio parere incompatibile tra i due attentati. Mi spiego meglio: siamo in presenza di elementi che vanno in giro per la città per mesi su una macchina (sempre la stessa) con sopra microfoni e con un rilevatore satellitare (non si capisce se è quello di fabbrica o un apparecchio installato dagli investigatori), non certo dei professionisti del crimine. Incendiare una macchina è una cosa, attentare alla Procura un'altra; non ne viene fuori certo il quadro dei tipi che un capomafia incaricherebbe di un compito del genere. Certamente, per potere giudicare con sicurezza occorrerebbe avere tutti gli atti, ma c'è un'altra cosa che da da pensare: la relazione dei ROS sul filmato relativo all'attentato alla Procura. La descrizione del conducente non combacia con le immagini diffuse immediatamente dopo l'attentato, e trasmesse anche da Annozero: --"Il conducente - scrivono i carabinieri - vestiva dei jeans, un giubbotto colore scuro, calzava delle scarpe da ginnastica marca Nike.
Lo stesso indossava un casco di colore scuro, non del tipo integrale, ma che comunque gli garantiva il travisamento". Il passeggero, invece, "indossante un casco simile, ma di colore presumibilmente grigio, vestiva una tuta con una scritta sul retro della maglia con evidenti strisce sia sulla stessa che lungo i pantaloni e delle scarpe di colore chiaro del tipo da ginnastica"-- Ma dalle immagini risulta che il conducente calzasse scarpe da donna con il tacco alto, altro che scarpe da ginnastica. E lo afferma anche il giornalista di Annozero che la definisce "Lady Ndrangheta".
Per finire (speriamo) il ritrovamento del Bazooka nelle vicinanze del Tribunale.  Allarme (motivato, ci mancherebbe altro), blitz, conferenza stampa con tanto di lanciarazzi esposto alle riprese dei giornalisti. Peccato che adesso sia venuto fuori che il lanciarazzi esposto non era quello ritrovato, ma un altro che "sarebbe" uguale (a questo punto il condizionale è d'obbligo). Quello esposto è stato ritrovato tempo addietro nelle campagne di Rosarno. Certo, il Bazooka trovato nei pressi del Tribunale "sarebbe" in mano alla Polizia Scientifica, plausibile.
Quello che non è comprensibile è la necessità di esporne un altro, e soprattutto l'aver omesso di specificarlo ai giornalisti. Sarebbe bastata una foto se non dell'originale anche di un esemplare uguale, e invece si è lasciato credere che il bazooka fosse quello. Non hanno detto che era quello, ma non hanno detto neanche che non lo era. Non so perché ma io quel Bazooka lo vorrei vedere....! Nel frattempo a Reggio Calabria arriva l'Esercito, a presidiare gli obiettivi sensibili.

"...Nessuna verità è poi così sicura, ci sono troppi dubbi non fartene un problema" (E. Bennato)






 

martedì 5 ottobre 2010

Omar Minniti (Prc-Fds): “Centrale a carbone di Saline Ioniche, i “cavalli di Troia” vengono allo scoperto”.

di Omar Minniti*
La nomina di una “Commissione di esperti” per valutare l’impatto della centrale a carbone di Saline Ioniche, è oggettivamente un atto di cedimento davanti al progetto Sei. La decisione assunta dai Sindaci dell’area – ad eccezione di Bagaladi e San Lorenzo – ed anche da quello di Reggio Calabria Giuseppe Raffa, suona come un segnale di apertura possibilista nei confronti delle mire della multinazionale elvetica e stride con le dichiarazioni, esternate anche di recente, da quei Comuni. Negli atti ufficiali tali amministrazioni manifestano la propria adesione al fronte del “no”, per poi riunirsi, sarebbe il caso di dire con modalità quasi “carbonare”, per dare vita ad un organismo che dovrebbe accertare ciò che è già certo ed acclarato: l’impatto ambientale e sulla salute della centrale. Un organismo che costerà ai contribuenti 20 mila euro e che si ritroverà tra le mani le stesse carte a cui hanno avuto accesso la Provincia di Reggio e la Regione Calabria, che hanno bocciato senza mezzi termini il progetto Sei, definendolo aberrante e deleterio per l’ecosistema locale e la sicurezza delle popolazioni. Un organismo, meramente consultivo e dai pareri non vincolanti, che si insedierà proprio mentre presso il Ministero dell’Ambiente sta volgendo a termine il lavoro della Commissione di verifica sulla centrale, che si esprimerà sul Via.
Che cosa ha fatto cambiare opinione ai Sindaci, alcuni dei quali hanno fatto del “no” al carbone uno dei leitmotiv delle proprie campagne elettorali? Sono state forse le opere cosiddette “compensative” promesse dalla Sei a far divenire possibilisti anche i più acerrimi nemici della centrale?
Ai consiglieri comunali di quegli enti il compito di verificare e, se del caso, di sconfessare l’operato dei Sindaci. Ai cittadini, le associazioni e i movimenti quello di rilanciare la mobilitazione contro la centrale e i suoi nuovi “cavalli di Troia”.
Reggio Calabria, 5 ottobre 2010
*Consigliere provinciale Prc-Fds

domenica 3 ottobre 2010

"Ku sapi e taci avi sempri paci, ku sapi e dici avi sempri nemici"

(da "lettere a strill")

Egregio Direttore,
ho letto la lettera pubblicata dal Suo ottimo giornale, a firma Giuseppe Agliano dal titolo --Reggio, Agliano: "Mi aspettavo le scuse di Gatto, ma tant'è..."--, naturalmente dopo avere letto tutti i passaggi precedenti compresa la attenta cronaca dei fatti successi all’ultima riunione del cONSIGLIO cOMUNALE (La prego di non modificare la grafica, la minuscola iniziale è voluta e meritata), ed ho atteso anche l’uscita in edicola dei giornali cartacei di oggi, per verificare eventuali differenze nella descrizione dei  fatti, che in verità ammetto di avere ritenuto inizialmente esageratamente riportati.  Tutti i giornali nella cronaca riportano i  fatti nello stesso modo, mentre i sIGNORI protagonisti dei fatti smentiscono e precisano. Si accusano a vicenda di avere fatto assumere parenti nelle società miste senza specificare (io aggiungerei di andare anche  a guardare le parentele ed i comparati dei consiglieri in altri settori della pubblica amministrazione in cui sguazzano i pessimi attori di questa  vergognosa farsa, perché in questo campo quando qualcuno indica qualcosa può essere che contemporaneamente ne nasconda un’altra), si sfiduciano, si dimettono, ritirano le dimissioni, arrivano quasi al contatto fisico. Non hanno alcun rispetto per chi li  ha votati e per chi comunque dicono di tutelare, salvo alla prima occasione rivendicare il mandato popolare per rintuzzare eventuali attacchi politici. Non è più accettabile in questo contesto leggere comunicati  stampa come quello relativo all’inaugurazione del campo da rugby di Spirito Santo, inneggiante al “modello Reggio” in un farneticante crescendo di auto-esaltazione; stadio situato a pochi metri da quella scuola materna al centro dell’attenzione per l’atto intimidatorio subito, in un quartiere dove a pochi metri dallo stadio e di fronte alla scuola materna  campeggia su un muro (ancora adesso mentre sto scrivendo) la scritta che ha fatto il giro del mondo sul web e che nessun amministratore del “modello Reggio” ha ritenuto di far cancellare nonostante le segnalazioni ripetute: KU SAPI E TACI AVI SEMPRI PACI, KU SAPI E DICI AVI SEMPRI NEMICI. E attenzione, è scritto KU, non CU; questa è una cosa che deve far riflettere: chi ha scritto non aveva 50 anni. Non è più  accettabile, Le dico, che personaggi oggetto delle attenzioni della commissione antimafia, protagonisti di filmati che li vedono maneggiare  armi illegalmente insieme a mafiosi, siedano ancora in cONSIGLIO cOMUNALE e soprattutto facciano sentire la propria voce come se nulla fosse successo. Non è accettabile che in cONSIGLIO cOMUNALE accadano fatti come quello accaduto giovedì scorso, né che i protagonisti proseguano la sceneggiata sui mezzi d’informazione accusandosi a vicenda. Non è accettabile, egregio Direttore, che il consigliere Agliano si preoccupi del fatto che Gatto non si è scusato con lui, mentre c’è un’intera Città che attende e pretende le scuse di una classe politica infima e corrotta.

Pasqualino Placanica

venerdì 1 ottobre 2010

ECOMUSÌA 2010 - MISSIONE ERITREA

L'ospedale di Asmara sede del Centro Dialisi ASMEV
Come a suo tempo annunciato, dopo aver lanciato un messaggio importantissimo in favore della salvaguardia e del rispetto dell'ambiente attraverso l'arte con la Festa di Ecoarte ''Ecomusìa'', tenutasi sul lungomare di Catona dal 19 al 22 agosto 2010, l'Associazione Culturale FABULANOVA parte per l'Africa per la ''Missione Eritrea''. Tutto è iniziato con la venuta a Reggio Calabria il 29.07.2010 di S.E. l’Ambasciatore dell’Eritrea, ospite di Fabulanova, che ha tenuto una conferenza stampa presso il Palazzo della Provincia di Reggio Calabria presentando il progetto Ecomusìa e la missione che si sarebbe successivamente effettuata in Eritrea. La missione parte anche grazie al contributo di più di 100 artisti che hanno partecipato all’evento e soprattutto grazie all’avvocato Giuseppe Neri assessore all'Ambiente della Provincia di Reggio Calabria che ha fortemente voluto (e tramite l’assessorato ha finanziato interamente) la realizzazione di questa importante attività di beneficenza che Fabulanova ha concretizzato nella "Missione Eritrea";   obiettivo portare acqua ed energia pulita ad un ospedale di Massawa, dove l'AS.ME.V. (Ass. Medici Volontari) opera già da diversi anni. Il 5 ott. 2010 Fulvio Cama per Fabulanova, il Dott. Franco Romeo per l'AS.ME.V. e Lorenzo Labate per i Costruttori Rinnovabili partiranno per l'Africa per un sopralluogo sul posto dove verranno effettuati gli interventi, che consisteranno nell’installazione di una macchina in grado di produrre acqua sfruttando l’umidità dell’aria,  di un generatore eolico che produrrà energia elettrica sfruttando la forza del vento e di pannelli solari fotovoltaici che produrranno elettricità e calore ricavandoli dall’energia solare. Non sarà certo un viaggio semplice ed agevole;  l’Eritrea è da poco uscita da una sanguinosa guerra con l’Etiopia (non del tutto finita), ed è sottoposta a sanzioni e limitazioni dalla comunità internazionale a causa della dittatura che governa il paese. Per arrivare ad Asmara (la capitale) occorrerà prima recarsi nello Yemen poiché non vi sono dall’Italia voli diretti, prolungando di molte ore il viaggio che poi proseguirà via terra attraverso le difficoltà delle strade del posto, le escursioni termiche e la differenza di altitudine (Asmara dista circa 110 km da Massawa, ma c’è un dislivello di circa 2.400m ); a ciò si aggiunge il fatto che il territorio eritreo è ancora disseminato di mine e ordigni inesplosi e che fuori dagli insediamenti civili operano dei gruppi estremisti poco raccomandabili. La missione sarà ospite delle strutture dell’AS.ME.V. che opera già da tantissimi anni sul posto curando chiunque ne abbia bisogno e salvando tantissime vite umane, e del Ministero dell’Ambiente del Governo Eritreo, che è molto interessato ai progetti innovativi sul risparmio energetico e alla produzione di energie rinnovabili come ha dichiarato anche l’Ambasciatore Eritreo durante la conferenza stampa tenutasi al Palazzo della Provincia. Con questa prima missione inizierà una collaborazione futura che sicuramente riuscirà a dare al Popolo Eritreo una mano d’aiuto importante per lo sviluppo.
Pasqualino Placanica
(pubblicato su costaviolaonline.it)

martedì 28 settembre 2010

PRONTO SOCCORSO SULLA CARTA

on. Doris Lo Moro...(sulla  carta)
La ''Commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali'' ha fatto tappa a Reggio Calabria il 24 settembre 2010. Durante la conferenza stampa finale, tra le tante domande più o meno concordate, il giornalista David Crucitti di Newz.it chiede alla commissione una valutazione sul fatto che la città di Reggio Calabria è servita da un solo pronto soccorso situato presso gli Ospedali Riuniti nella zona nord della città, se non pensano che sarebbe il caso di istituirne un altro presso il presidio Morelli che è un vero  e proprio ospedale di nuova costruzione situato nella zona sud, e se tale necessità non è in contrasto con la paventata "bocciatura" del presidio Morelli con la prossima chiusura di alcuni reparti specialistici ed accorpamento ai Riuniti. La commissione barcolla, (le espressioni dei visi sono spettacolari) cerca di capire ma dimostra di non avere capito la domanda che invece è chiarissima: il presidente Leoluca Orlando, deputato di IDV, afferma che a Reggio il pronto soccorso c'è (il giornalista non lo ha negato; la domanda era se pensavano che ne bastasse uno). Prende la parola Doris Lo Moro, deputato del PD e componente la commissione, e praticamente risponde a tutt'altra domanda parlando dell'adeguatezza degli Ospedali Riuniti, della presenza di reparti di eccellenza (ma chi lo ha mai negato, peccato che i reparti menzionati non sono e non saranno mai interessati dalle operazioni di pronto soccorso) parla del pareggio di bilancio dell'Azienda Ospedaliera; alla fine, come ciliegina sulla torta, parla della presenza di altri pronto soccorso sul territorio provinciale: --"dovete tenere conto che ci sono altri pronto soccorso nell'ASP di Reggio Calabria, perchè il pronto soccorso, che poi non ci sia o sia inadeguato è un'altra conversazione (!?!?!?) ma c'è a Locri, c'è a Palmi, c'è a Melito Porto Salvo...SULLA CARTA" -- Che dire? Sulla carta siamo ben tutelati, secondo la dottoressa Lo Moro. Mi torna in mente una frase che ho letto da qualche parte, mi sembra che venga attribuita a Daniele Luttazzi: --In Italia mancano giornalisti che facciano la seconda domanda. Cosa intendo? Semplice: il giornalista intervista un politico, fa la sua domanda, il politico risponde. A questo punto il giornalista dovrebbe fare la seconda domanda: "scusi, ma lo sa che questa è una stronzata pazzesca!?" Invece la seconda domanda non viene mai fatta, in questo modo i politici sono lasciati liberi di dire tutte le cazzate che vogliono--. Se la Commissione d'inchiesta affronta le criticità come capisce (o fa finta di capire) ed affronta le domande dei giornalisti, siamo in una  botte di ferro. Il risanamento della sanità in Calabria è prossimo...SULLA CARTA!

Il video è tratto dal filmato completo della conferenza stampa pubblicato da www.mediterraneonline.it, che è visibile al link http://www.youtube.com/watch?v=EBDNQEhoxow

venerdì 24 settembre 2010

I professionisti dell’antimafia


(da "Il blog di Domenico Malara")
Venghino siori, venghino! Acrobati, saltimbanchi, domatori, banditori, clown, trapezisti, macchinisti, fuochisti, uomini di fatica, contorsionisti, nani, buffoni e ballerine: venghino siori, venghino a godere della magia dell’illusione al festival dell’ovvio, al circo del banale, alla sagra dell’ipocrisia.
Tutti insieme appassionatamente all’ennesima manifestazione antimafia, sabato 25 settembre a Reggio Calabria, città metropolitana, città “bella e gentile”, città della ‘ndrangheta a denominazione d’origine (in)controllata. Accorrete numerosi, donne, bambini, adulti e anziani. Sfileranno tutti quanti, dotti medici e sapienti.
Tutti hanno aderito, tutti partecipano, tutti sono onesti e tutti sono bravi. E tra i “tutti” ci sono decine di Comuni, amministratori locali, partiti e politici di ogni schieramento. Ma allora la criminalità con chi li fa gli affari? Con chi stringe accordi elettorali? Con chi si spartisce gli appalti?
Tutti in marcia contro la mafia. Eppure basterebbe davvero poco per non essere risucchiati dal vortice dell’ipocrisia. Basterebbe recarsi in Procura a denunciare nomi e personaggi che “tutti” conoscono. Allora c’è da chiedersi: quanti sono i commercianti che manifesteranno il 25 settembre e quanti coloro che realmente denunciano vessazioni e taglieggiamenti? Quanti gli amministratori che parteciperanno al corteo e quanti quelli che denunciano il mafioso di turno che lo avvicina per un appalto? Quante manifestazioni di questo genere sono state fatte negli anni e che cosa è cambiato? Tante per rimanere abbastanza nauseati.
Viste le “numerose e autorevoli” presenze, allora è meglio non esserci. Meglio non essere colluso con l’ipocrisia o prestare il fianco a coloro che non vedono l’ora che ci siano queste manifestazioni per mettersi in prima fila, possibilmente con bandieroni in mano, e fare bella mostra di sè. D’altronde, come disse qualcuno, il prodotto più redditizio che ha creato la mafia è proprio l’antimafia. Basta scorrere l’elenco di associazioni, parenti delle vittime, moglie, figli e nipoti che campano sulle ceneri del caro estinto per rendersene conto.
Sono i professionisti dell’antimafia, come li aveva definiti Leonardo Sciascia, coloro che appartengono prevalentemente a quella specie di persone dedite all’eroismo che non costa nulla o, peggio ancora, coloro che grazie all’antimafia ci campano, tanto da mutuare l’espressione icastica “tengo famiglia” in “tenevo famiglia”. Venghino siori, venghino!

Permettete una parola, io non sono mai andato a scuola
e fra gente importante, io che non valgo niente
forse non dovrei neanche parlare.
Ma dopo quanto avete detto, io non posso più stare zitto
e perciò prima che mi possiate fermare
devo urlare, e gridare, io lo devo avvisare,
di alzarsi e scappare anche se si sente male,
che se si vuole salvare, deve subito scappare...
Edoardo Bennato, Dotti, medici e sapienti

E io condivido totalmente quanto afferma Domenico Malara in questo post; non si può certamente fare di tutta l'erba un fascio ma il teatrino di questi giorni, con adesioni a pioggia alla manifestazione di domani (mancano solo le assemblee di qualche condominio), è semplicemente vergognoso. Non si offenda chi è in buona fede. Non ce l'abbiamo con lui.
Io sono contro la mafia 
e contro chi usa la mafia.




giovedì 23 settembre 2010

Calabria: senza trasporti efficienti non ci sarà mai sviluppo.

Tutti i settori critici dipendono dai trasporti.

L’argomento “risanamento della sanità” in Calabria sta assumendo aspetti negativi superiori per dimensioni al deficit dichiarato; tutte le parti in causa stanno cavalcando una tigre che porterà solo ed esclusivamente ulteriori danni alla nostra già ampiamente martoriata regione. Penso di interpretare il pensiero di molti quando dico che ormai siamo stufi di vedere comunicati (sia chiaro che mi riferisco ai comunicati delle parti politiche, non agli articoli) sugli organi di stampa relativi al “perché si è fatto/farà questo” o “perché non si doveva/dovrà fare”, con più o meno velate allusioni all’integrità morale degli attori delle varie vicende, e chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere. Fatti ben pochi, anzi niente. Sulla sanità, mi sembra che il problema sia affrontato, oltre che con molte chiacchiere e passerelle, con una visione troppo parziale dell’ampia panoramica che invece investe. Non saprei entrare nel merito dell’opportunità o meno di chiudere le singole strutture dal punto di vista strettamente produttivo, ma è certo che la soluzione del deficit non si può  ridurre ad un semplice taglio delle spese; per esempio, si parla del ridimensionamento del numero delle strutture ospedaliere, anche in ottemperanza alla disposizione che prevede la chiusura degli ospedali con meno di 120 posti letto, senza tenere conto del  problema dei collegamenti: in Calabria quasi dappertutto le distanze si misurano in ore, non in chilometri; la stessa distanza che in Lombardia si percorrerebbe in dieci minuti, da noi in certe zone si percorre in un'ora o più, e di questo si dovrà inevitabilmente tenere conto. Associato (anzi, precedentemente) al piano di soppressione delle strutture sanitarie "superflue" dovrebbe essere messo in atto e completato un efficace piano di sviluppo dei collegamenti viari nella regione che permetta lo spostamento veloce delle persone e dei mezzi anche e soprattutto in casi di emergenza. Di trasporti in Calabria  non si parla da anni, o meglio, se ne parla di solito in occasione di competizioni elettorali ma di fatti non se ne vedono. Ci sono paesi collegati con il resto della regione da una sola strada, e accade spesso che d'inverno la strada si interrompa per frana o neve o altri motivi. Una delle due strade più importanti della regione, la S.S. 106 che percorre tutta la Calabria sulla costa jonica, è soprannominata "la strada della morte" per la pericolosità e l'alto numero di vittime per incidenti stradali. L'autostrada A3 è famosa per i tempi di percorrenza ed i cantieri perenni. Le strade che collegano queste due "arterie" con l'interno a volte sono poco più che  strade interpoderali e comunque continuamente a rischio frane e interruzioni.  Senza parlare dei  collegamenti ferroviari pessimi: che fine ha fatto il contratto di pubblico servizio che la  regione Calabria era pronta a firmare con Trenitalia (firmare, non scrivere, da quanto mi risulta era già  pronto per la firma) che prevedeva l’acquisto di nuovi mezzi su rotaia ed una più efficiente programmazione dei collegamenti? I trasporti sono la spina dorsale della regione, non si può parlare di niente con un sistema di collegamenti pessimo  come il nostro: scuola, commercio, industria, sanità, sono tutti rami strettamente dipendenti dai trasporti delle persone, e delle merci. In una realtà del genere è normale e comprensibile che la popolazione si preoccupi della chiusura di strutture che seppur poco efficienti comunque garantiscono un presidio sanitario sul territorio in termini di  raggiungibilità. Sono decenni che i nostri amministratori si preoccupano di affrontare i problemi del momento senza una visione ampia della situazione, tamponando a destra e a manca, adesso è il momento di dire basta.  Vorremmo essere messi a conoscenza dell’ottica completa in cui vuole agire il governo della regione; per cominciare, anziché perdere tempo a  sfornare comunicati di solidarietà e di condanna, di autoincensamento e di accusa, che ormai non legge più  nessuno, i nostri amministratori potrebbero informarci sul progetto complessivo di interventi su tutte le criticità presenti in Calabria (sempre se esiste, il progetto). E sarebbe gradito anche (se esiste) un eventuale progetto complessivo “ombra” (come si diceva una volta) dell’opposizione. Troppo  facile stare a guardare e criticare a cose fatte.

martedì 21 settembre 2010

Bombe all'asilo e solidarietà "sgradita".


Il sit-in davanti alla scuola materna
A Reggio Calabria, qualche settimana fa, la notte  del 30/31 agosto un incendio doloso ha praticamente distrutto alcune aule dell'asilo “De Gasperi” di Condera; la notte del 13/14 settembre una bomba carta ha danneggiato un locale della parrocchia di Ortì attiguo ai locali ospitanti una scuola materna; il 15 settembre è stato ritrovato un pacco con materiale esplosivo nel cortile della scuola materna di San Cristoforo “Padre Gaetano Catanoso”: una bomba carta composta da abbastanza esplosivo da fare non solo rumore. Un fattore comune: l’obiettivo è sempre un asilo comunale. Il solo pensiero di cosa sarebbe successo se l’ordigno di San Cristoforo fosse stato rinvenuto da bambini anziché dagli operatori scolastici farebbe scattare in chiunque una rabbia incontenibile. Una rabbia che porta a volere fare qualcosa, ad essere presente, ad esplicitare il dissenso verso questi atti vergognosi e vili, commessi  da individui che non hanno niente di umano, se sono capaci di coinvolgere i bambini nei loro sporchi affari criminali. Da questo sdegno che ha preso tutti i cittadini onesti di Reggio Calabria è nata l’iniziativa su Facebook: “Non bombe ma caramelle, fiori e sorrisi per l'asilo di San Cristoforo” finalizzata appunto a concretizzare i sentimenti con un gesto significativo. Chiara e decisa la descrizione sul sito web del gesto da compiere: “Riteniamo che il modo migliore per esprimere la nostra stima, la solidarietà e l'affetto ai bambini, le loro famiglie e il personale docente e amministrativo di San Cristoforo sia quello di recarci presso l'asilo e donare loro ciò che meritano: non bombe ma caramelle, fiori e sorrisi.” All’appuntamento di stamattina 21 settembre 2010, alle 9,00 eravamo presenti in tanti, rappresentanti di associazioni varie, amministratori locali, un sacerdote, una suora, semplici cittadini anche di zone lontane della città, tutti determinati a portare un sorriso a dei bambini ed a riceverne uno in cambio come unica contropartita. Nessun discorso da fare, nessuna passerella da percorrere. Giunti davanti al cancello della scuola, la sorpresa: l’operatore scolastico al cancello con malcelato imbarazzo ci annuncia che la direttrice della struttura ha vietato l’ingresso alla delegazione, e che non condivide e di conseguenza vieta lo svolgersi dell’iniziativa di solidarietà all’interno della scuola. La direttrice non si scomoda neanche a venire di persona quanto meno a comunicare personalmente la sua decisione; raggiunta telefonicamente per vie traverse, conferma la sua scelta senza dare ulteriori spiegazioni. Naturalmente un movimento come il nostro, nato da un sentimento forte e motivato non si poteva fare smontare immediatamente da un semplice divieto. È iniziato una specie di sit in spontaneo, in attesa di uno sblocco della situazione che non è mai arrivato. Siamo riusciti a mandare dentro la struttura i fiori che avevamo preparato per le maestre, affidandoli a delle mamme che accompagnavano i loro bambini; una mamma fortemente imbarazzata è venuta  a ringraziarci a nome delle maestre e di tutti i genitori, ed a lei abbiamo consegnato le  caramelle che erano state preparate appositamente per l’evento, con la preghiera di consegnarne una busta ad ogni singolo bambino. Le altre confezioni di dolci sono state consegnate in beneficenza alla parrocchia del posto. Dopo qualche ora il gruppo si è sciolto lentamente, con l’amaro in bocca per la pessima esperienza vissuta: il comportamento della direttrice della scuola non è stato solo incomprensibile, ma, lasciatemelo dire, anche poco riguardoso nei nostri confronti, che non abbiamo neanche avuto la soddisfazione di vederla in faccia. Successivamente, a seguito di ulteriori pressioni da parte di organi di stampa, la direttrice ha rilasciato la seguente dichiarazione: --“Non voglio che l’intimidazione venga strumentalizzata – ha dichiarato la direttrice a Strill.it – solo i genitori possono accedere all’interno dell’asilo e non posso permettere che i nostri allievi vengano a contatto con degli sconosciuti, tanto più che vengano loro offerte delle caramelle. E’ mio compito garantire l’incolumità e la sicurezza dei bambini che frequentano l’asilo”-- Sulla consistenza delle giustificazioni addotte dalla direttrice mi sembra ci sia poco da dire; certo non è bello sentirsi descrivere come “sconosciuti che offrono caramelle a dei bambini”, anche se la descrizione è frutto dell’arrampicata sui vetri di chi non sa cosa dire. Alla signora direttrice, così solerte paladina a difesa della tranquillità dei bambini vorrei solo chiedere se provvederà presto a chiedere la rimozione della scritta che campeggia da tempo davanti al cancello della sua scuola all’attenzione dei bambini che lei protegge dagli sconosciuti,  che non può non avere visto e che tutto è meno che educativa; sul muro di fronte alla scuola, in bella vista c’è scritto: -KU SAPI E TACI AVI SEMPRI PACI, KU SAPI E DICI AVI SEMPRI NEMICI- per chi non conosce il nostro dialetto: “chi sa e tace ha sempre pace, chi sa e dice ha sempre nemici”. Se la nostra iniziativa servirà anche solo a fare cancellare quella scritta, oggi avremo ottenuto già un buon risultato.
Pasqualino Placanica
(pubblicato su costaviolaonline.it)

lunedì 20 settembre 2010

Coerenza è sinonimo di convenienza?

Presunta aggressione a Scopelliti: il PDL chiede la testa di Salvato e Trento. In realtà il comunicato sotto riportato si riferisce a due episodi differenti anche se riconducibili ad un unico argomento. L'aggressione ad un giornalista dell'ufficio stampa del Presidente del Consiglio Regionale, e le contestazioni al governatore Scopelliti in occasione della sua visita all'ospedale "Annunziata" a Cosenza. L'argomento è la chiusura (o riconversione) dell'ospedale di Cariati (CS), non gradita ai cittadini.

"Il Pdl calabrese chiede le immediate dimissioni del sindaco di Scala Coeli Mario Salvato (Cs) e del consigliere provinciale di Cosenza, Leonardo Trento. Il primo cittadino, giovedì scorso, si è reso protagonista di un’aggressione a palazzo “Alemanni” nei confronti di un giornalista dell’ufficio stampa della Giunta regionale al termine di un incontro nel quale si è discusso sul futuro del nosocomio di Cariati, mentre l’esponente politico provinciale avrebbe organizzato l’incivile protesta andata in scena, venerdì pomeriggio, all’ospedale “Annunziata” di Cosenza contro il Governatore Giuseppe Scopelliti fomentando dietro le quinte i manifestanti. Questi episodi vanno fermamente condannati, anche perché uomini delle istituzioni, di qualsiasi colore politico, non possono permettersi il lusso di diventare improvvisamente dei rivoltosi. Salvato e Trento, se avessero un pò di buon senso, dovrebbero farsi da parte recitando il mea culpa. Le scene accadute la scorsa settimana non devono più ripetersi. Ci sono infatti rappresentanti delle istituzioni che non sono degni di indossare la fascia tricolore perché con i loro comportamenti alimentano l’odio e la violenza. Diciamo, quindi, basta a questo clima da “guerriglia” venutosi a creare puntando, invece, a costruire una Calabria migliore, partendo proprio dal delicato settore della sanità." 

Ora, io non voglio difendere nessuno, perchè non conosco i fatti se non dalle rispettive versioni e non mi sento in grado di giudicare. Evidenzio solo che nel caso del consigliere provinciale Leonardo Trento nel comunicato si legge "avrebbe organizzato...";  avrebbe è condizionale, mi sembra, non indica certezza. Sicuramente, però, dal comunicato stampa del PDL viene fuori un concetto sacrosanto, al di là del fatto se sia applicabile al caso in questione o no: gli uomini delle istituzioni "di qualsiasi colore politico" non possono commettere atti violenti nè azioni che alimentino l'odio e la violenza; la pena sono le dimissioni dall'incarico, praticamente per indegnità, mi pare. Bene, qualora ci fossero ancora dubbi, ora è chiaro che evidentemente nel PDL la coerenza non è di casa. Se non sbaglio Ignazio La Russa è ancora ministro della difesa, eppure si è reso responsabile dell'aggressione fisica ad un giornalista..o no?

...hai aperto la parentesi? Chiudila!


A Reggio Calabria attualmente va di moda esprimere solidarietà "a prescindere". Tra gli innumerevoli comunicati di solidarietà a questo e a quello che in questi giorni spuntano come funghi sui giornali locali, cartacei ed online, ve ne sono alcuni veramente graziosi, direi che fanno tenerezza per lo sforzo intellettuale che deve avere fatto l’autore per scriverli. Sotto riporto il testo, così come è stato pubblicato comprese le virgole (e non è poco, sono 61) di quattro esemplari veramente degni di attenzione.

--“Esprimo totale solidarietà all’avv. Oreste Romeo, Presidente provinciale della Lista “SCOPELLITI PRESIDENTE”, per il vile atto intimidatorio di cui è stato oggetto nelle scorse ore. Ci troviamo dinanzi all’ennesimo atto della criminalità organizzata, di chi altro mezzo non ha, che quello della violenza e delle intimidazioni, per far valere le proprie posizioni. Questi atti non fanno altro che buttare fango sull’immagine della nostra terra. Fiducioso che le forze dell’ordine e la magistratura sapranno fare luce e chiarezza su questo ennesimo vile atto intimidatorio.” (qualifica e firma)--

--"Esprimo la mia solidarietà, per l’inaudito atto d’intimidazione cui è stato destinatario il presidente della giunta regionale Giuseppe Scopelliti. Ancora una volta, si conferma quanto sia concentrata l’attenzione di quelle forze negative, che non intendono condividere il percorso di risanamento e di impedire la realizzazione di cambiamento, svolta impressa dal Governatore. Non saranno questi atti deprecabili, ad intimidire una persona, di indiscusso coraggio, che si sta’ adoperando,  per lo sviluppo, la crescita e il cambiamento di questa terra, della nostra gente, e per il futuro dei nostri figli. Con il sostegno e l’aiuto delle Istituzioni, cittadini, amministratori, amici, la gente di Calabria che vuole il cambiamento contribuirà a sconfiggere queste forze negative".
E’ quanto afferma in una nota il….(qualifica e nome)--

--“Questo nuovo vile atto, conferma ancora una volta, quanto sia concentrato l’attenzione di quelle forze destabilizzanti, atte a impedire la realizzazione del progetto di cambiamento, che ha bisogno questa nostra terra, e, che il Governatore Scopelliti, fortemente cerca di portare avanti, assieme a tutti quei Calabresi, che l’hanno scelto. Sappi Presidente, che non sarai solo ad andare avanti, non saranno questi atti deprecabili, a intimidire noi, e la TUA PERSONA, coraggio, perché, tutti coloro, che credono nella volontà di migliorare i problemi, culturali, politici, sociali, del Lavoro, della legalità, che ha questa nostra Calabria, Ti sono tutti vicini.
Come Amico, come rappresentante politico, sono personalmente vicino alla tua famiglia, al tuo fianco, esprimendovi tutta la mia solidarietà.” (qualifica e firma)--

--“La vile armata aggressione, manovrata contro il presidente Giuseppe Scopelliti,  è la conferma di quelle forze negative che sono contro il cambiamento, il coraggio dimostrato dal  nostro Presidente, non è altro che il superamento di vecchie logiche che hanno portato allo sfascio la sanità nella nostra regione. Il problema della sanità in Calabria è un percorso talmente prioritario, delicato quanto prezioso. Codesto Governo Regionale, eletto dalla stragrande maggioranza dei cittadini, ha il dovere, e il mandato, nell’attuazione del programma ( il Governo del fare),  affinché, nella sanità, si facciano scelte di qualità, sicurezza, professionalità, garanzia, innovazione medica, a tutela dei pazienti e dei cittadini tutti.” (qualifica e firma)--

Giuro che non ho cambiato niente dei testi, che sono realmente stati pubblicati sui giornali. Punto, due punti, punto e virgola…..senza nulla a pretendere!


sabato 18 settembre 2010

Governatore della Calabria Scopelliti: "aggredito" o duramente contestato?


Certo, l'argomento sanità è già di per se delicato, specialmente in Calabria, e quando poi all'interno dell'argomento si va a toccare il tasto risanamento, ecco che le reazioni non possono mancare. Troppi interessi sono stati foraggiati negli anni (soprattutto dai due precedenti governi regionali, uno di centrodestra ed uno di centrosinistra) con sprechi e clientelismi, per poter pensare che un qualsiasi tentativo di far rientrare nella normalità il settore sia gradito a tutti (è l'esatto contrario, è sgradito a molti). Ma questo non deve far confondere eventuali azioni criminali di tipo intimidatorio con le proteste legittime dei cittadini, per quanto dure esse siano. Il concetto "devo risanare e quindi chi è contro di me è contro il risanamento" non è un concetto assoluto, è il caso che il governatore se lo metta  bene in testa. Le proteste di Cosenza potrebbero essere state organizzate in malafede oppure no, ma se Scopelliti pensa di potere andare in giro a chiudere strutture sanitarie in zone dove per percorrere 20 chilometri ci si può mettere anche 40/50 minuti senza che la gente si preoccupi e protesti,  allora vuol dire che non ha capito niente e non conosce la realtà della regione che governa. In Calabria quasi dappertutto le distanze si misurano in ore, non in chilometri; la stessa distanza che in Lombardia si percorrerebbe in dieci minuti, da noi in certe zone si percorre in un'ora, e di questo il governatore dovrà tenere conto. Associato (anzi, precedentemente) al piano di soppressione delle strutture sanitarie "superflue" dovrebbe essere messo in atto un efficace piano di sviluppo dei collegamenti viari nella regione che permetta lo spostamento veloce delle persone e dei mezzi anche e soprattutto in casi di emergenza. Di trasporti in Calabria non si parla da anni, o meglio, se ne parla di solito in occasione di competizioni elettorali ma di fatti non se ne vedono. Ci sono paesi collegati con il resto della regione da una sola strada, e accade spesso che d'inverno la strada si interrompa per frana o altri motivi. Una delle due strade più importanti della regione, la S.S. 106 che percorre tutta la Calabria sulla costa jonica, è soprannominata "la strada della morte" per la pericolosità e l'alto numero di vittime per incidenti stradali. L'autostrada A3 è famosa per i tempi di percorrenza ed i cantieri perenni. Le strade che collegano queste due "arterie" con l'interno a volte sono poco più che  strade interpoderali e comunque continuamente a rischio frane e interruzioni.  Senza parlare dei  collegamenti ferroviari pessimi. In un contesto del genere dichiarare di voler chiudere presidi che garantiscono una certa tranquillità alla popolazione in termini di presenza e di raggiungibilità non può non destare proteste, al di là della possibile malafede di chi potrebbe cavalcare la tigre del malcontento. Nessuno dei politici attualmente presi dalla frenesia di risanare ha detto una parola su  questa piaga secolare. Detto questo, mi voglio soffermare sull'episodio di Cosenza per evidenziare che i soliti giornali hanno ben pensato di titolare a casaccio con la versione più "succulenta" dei fatti, senza verificarli. Titoloni oggi sui giornali e sul web (1, 2, 3, 4) sulla presunta "aggressione" subita ieri  dal governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti in occasione della visita all’ospedale dell’Annunziata, a Cosenza. Le dettagliate descrizioni dei fatti e i comunicati di solidarietà per il governatore e condanna per i manifestanti non si contano. Peccato che le descrizioni dei fatti con violenze e lanci di pietre non trovino riscontro nè nei filmati nè, cosa più importante, nell'interrogazione parlamentare che alcuni senatori del PDL hanno rivolto al ministro dell'interno Roberto Maroni: nel testo dell'interrogazione si parla di "gazzarra vergognosa", ma non un accenno a violenze o lanci di pietre, come d'altronde non potrebbe essere visto che non ce ne sono stati. La richiesta dei senatori calabresi di indagare su chi abbia sobillato i dimostranti e su chi abbia pagato i pullman mi da da pensare. I dimostranti sono facilmente identificabili dai filmati, lo erano anche sul posto, nessuno era  a volto coperto, non sono stati commessi reati e l'assenza di fermi o denunce lo dimostra. Qual'è il motivo dell'indagine richiesta dai senatori del PDL? Scoraggiare eventuali altri casi del genere per il futuro? Chi protesta deve essere indagato? Il prossimo passo allora potrebbe essere la schedatura, ed eventualmente si potrebbe riaprire il campo di Ferramonti di Tarsia, che è in zona.
Ecco uno dei video registrati durante la protesta a Cosenza.

venerdì 17 settembre 2010

Reggio Calabria: bombe contro gli asili nido. Ma non è una notizia da giornale serio.

Qualche settimana fa, la notte  del 30/31 agosto un incendio doloso ha distrutto alcune aule dell'asilo “De Gasperi” di Condera; la notte del 13/14 settembre una bomba carta ha danneggiato un locale della parrocchia di Ortì attiguo ai locali ospitanti una scuola materna; ieri è stato ritrovato un pacco con materiale esplosivo nel cortile della scuola materna di San Cristoforo: una bomba carta composta da abbastanza esplosivo da fare non solo rumore. Se ci sia o no un nesso tra i tre episodi non sta a me dirlo con certezza, anche se il fattore comune "asilo" lo lascerebbe pensare; l'aspetto che intendo evidenziare in questa vicenda è l'assoluta inerzia degli organi d'informazione locali e delle organizzazioni "antimafia" presenti sul territorio. Non voglio pensare che l'argomento "bombe all'asilo" viene messo da parte perchè non dà visibilità, ma il dato reale è questo: sul web è praticamente silenzio da parte dei giornali online; gli unici pezzi presenti sono alcuni comunicati di personalità politiche particolarmente impegnate in queste "piccole faccende" e gli articoli del giorno dopo che per dovere raccontano la notizia. E anche in giro non se ne parla quasi per niente. Dov'è la solidarietà delle organizzazioni, dov'è l'indignazione della popolazione, dov'è il diritto di cronaca tanto sbandierato dai giornali quando fa comodo? In una città come Reggio Calabria non parlare nella dovuta dimensione di fatti del genere equivale a ritenerli di nessuna o poca importanza. Per una busta piena di borotalco con una lettera di minacce farneticanti sono stati versati fiumi d'inchiostro, tutti si sono sentiti in dovere di manifestare solidarietà al personaggio che l'ha ricevuta, mentre episodi ripetuti nel tempo che potrebbero vedere coinvolti i nostri bambini vengono tranquillamente archiviati. Quand'è la prossima manifestazione contro la 'ndrangheta? Fatemelo sapere, che quel giorno me ne andrò al mare, da noi il tempo ancora lo permette.

ROM: in Italia la responsabilità penale è personale, non collettiva.

Sull'espulsione di massa in atto in Francia nei confronti di un popolo intero l'unico leader europeo che si è dichiarato  d'accordo con il francese Sarkozy è quello italiano; è palese che le dichiarazioni che Berlusconi  sta rilasciando all'estero attualmente hanno l'obiettivo di accattivarsi i consensi dell'elettorato di destra italiano in vista di probabili elezioni a breve termine. È così da sempre; Berlusconi dice quello che pensa sia gradito a chi lo dovrebbe sostenere con il voto: tutto e il suo contrario, e successivamente, a grazia fatta, se necessario eventualmente smentisce. Altra cosa sono le esternazioni di personaggi che hanno sempre sostenuto tesi simili, e che in una situazione del genere trovano terreno fertile per sostenere le proprie idee: «La maggior parte dei furti li fanno i rom. Certo non sono il demonio, però per la gente che trova la casa buttata per aria, non è molto allegro» La dichiarazione del "ministro  delle riforme per il federalismo di una nazione che non riconosce" Umberto Bossi mi inquieta, ma non perché non sapessi già cosa ne pensasse di tutti gli esseri umani non "di razza pura" (!), bensì perché mi è venuto in mente che l'associare una etnia o un popolo ad un comportamento dannoso per la società è una pratica che si è ripetuta spesso nel corso della storia del mondo, e non ha portato mai niente di buono all'umanità.  Superfluo elencare i casi del genere. Tra l'altro in un paese come il nostro dove la responsabilità penale è personale (articolo 27 della Costituzione) chi pensa di  estenderla a famiglie, gruppi o etnie/popoli interi di fatto si pone fuori dal rispetto della Costituzione Italiana.  Ma per Bossi non è una novità, questa.  Vorrei sapere però se il leader del partito xenofobo/razzista/secessionista della "Lega Nord per l'indipendenza della padania" ha intenzione, una volta ottenuto il risultato di eliminare l'etnia prima nella sua speciale classifica di chi "ruba di più", di rivolgere la sua attenzione agli attuali secondi che naturalmente eliminati i primi ne prenderebbero il posto. Dopo di che, terminato il procedimento rivolto ai ladri "semplici", potrebbe attenzionare, che so, per esempio gli evasori fiscali, che di fatto sono una categoria di ladri più evoluta; oppure i corrotti, altra categoria di ladri. Ma tra queste categorie di stranieri se ne troverebbero ben pochi. A me sembra che, se vogliamo  applicare il ragionamento "selettivo" del leader del Carroccio, dobbiamo dare atto che il popolo che commette più  reati in Italia è sempre e comunque quello italiano. Che facciamo, ci espelliamo tutti?