"passo la vita fuggendo dalla mia ignoranza"
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domenica 16 maggio 2010

Berlusck Holmes


(di Marco Travaglio)

Ci sono giornate che cominciano un po’ così, fra pioggia, vento e depressione acuta. Poi uno legge Il Giornale, o Libero che è la brutta copia (paghi due prendi uno), e torna subito il buonumore. Titolo del Geniale di ieri: “Adesso indaga Berlusconi. Il premier vuole individuare le mele marce ”. Gli fa eco Libero , cioè Occupato: “Silvio fa il pm e interroga i suoi: ‘Ditemi la verità’”. Pare che Berlusck Holmes, in pigiama a Palazzo Grazioli, stia torchiando a uno a uno – “Adesso siediti e spiegami precisamente come sono andate le cose. Voglio la massima sincerità” – protagonisti e comprimari della cricca: Bertolaso, Verdini, Scajola, Matteoli, persino il povero James Bondi, già molto provato dai trionfi di Cannes. Le risposte degli interrogati, improntate ovviamente alla massima sincerità, non sono ancora note, e neppure i nomi dei marescialli chiamati a verbalizzarle: Capezzone? Cicchitto? Bonaiuti? Apicella? Quel che è certo è che il Presidente Pm, colto da raptus giustizialista, vuole tutta la verità. Perché, come spiega lo zio Tibia Sallusti, “dopo aver indagato a fondo nelle ultime ore è giunto alla conclusione che è possibile che nel governo o nelle sue vicinanze ci possa essere qualche ladro di polli”. Ed è determinatissimo a scovarli, costi quel che costi. Poi passerà a smascherare colui che li ha candidati e nominati. Pare si tratti di un putribondo figuro, ora annidato a Palazzo Chigi, che in passato comprò un giudice per fregare la Mondadori a un concorrente, poi fece comprare alcuni finanzieri perché non ficcassero il naso nei suoi bilanci truccati e nelle sue società off-shore, poi comprò anche un testimone inglese perché non svelasse di chi erano le società off-shore.
Il Presidente Pm lo sta pedinando e gli è ormai alle calcagna: quando lo prenderà non vorremmo essere nei suoi panni. Potrebbe addirittura fare la fine di quell’altro mascalzone che ha pagato la casa a Scajola senza dirgli nulla: anche Sciaboletta, armato di lente d’ingrandimento, cappotto con cappello e mantellina di tweed a scacchi, lo sta inseguendo per dargli una sonora lezione; così impara a regalargli 900 mila euro senza neppure avvertirlo. Ma di un fatto gli house organ del Padrone d’Italia sono certi: il governo è sano, nessuna Tangentopoli. Purtroppo “qualche ladro di polli” (Sallusti), anzi “poche mele marce guastano il resto del raccolto” (Belpietro). Che teneri. Non si accorgono, gli acuti commentatori, di parlare come Craxi dopo l’arresto del “mariuolo” Mario Chiesa: “Nel partito ci sono 40 mila iscritti e tre mele marce, su una totalità di persone oneste”. Racconta Davigo: “I nostri indagati confessavano perché si sentivano abbandonati dai loro partiti. Uno in carcere mi chiese i giornali, lesse che i suoi dirigenti lo qualificavano come ‘una mela marcia isolata’ e subito mi disse: ‘Ah sì? Adesso, dottore, le descrivo il resto del cestino’…”. Infatti, per tre o quattro mele marce che Berlusck Holmes interroga a Palazzo Grazioli, subito se ne accalcano altre in coda fuori dall’uscio. Ieri Cappellacci e Nespoli, domani chissà a chi tocca.
Ma l’ultimo travestimento dello Zelig di Arcore col tocco sul capino e la toga sulle spalle è perfettamente coerente con le ultime riforme della giustizia e dei poteri del premier. Le indagini verranno tolte alle Procure e affidate in esclusiva al capo del governo, che disporrà anche le intercettazioni (ha già una vasta esperienza in materia) e alla fine emetterà pure le sentenze. All’occorrenza, siccome è un tipo eclettico, potrà fare anche l’imputato. Eccola, la vera riforma della giustizia, che ne sveltirà anche i tempi biblici: Berlusconi si presenterà in tribunale da solo, saltellerà con agili balzi dalla gabbia degl’imputati al banco dell’accusa a quello della difesa allo scranno del giudice. Niente separazione delle carriere: farà tutto lui, cambiandosi continuamente d’abito come Arturo Brachetti. Deporrà, si difenderà, si accuserà, si giudicherà. Col fiuto che si ritrova, potrebbe persino arrestarsi da solo.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

lunedì 10 maggio 2010

«Serkefitn»


(da Il Giornale)

Teheran, lettera di una condannata

 di Gian Micalessin

--Shirin Alam Hooli, militante curda, è stata impiccata ieri. Due anni senza avvocati. "Non so neanche perché sono in cella". La ragazza, 29 anni, non parlava farsi: non ha potuto difendersi dalle accuse.--

«Le torture sono il mio incubo. Soffro di continuo. I dolori causati dalle sevizie patite qui in carcere non mi danno tregua. I colpi alla testa durante gli interrogatori mi hanno causato dei gravi traumi, soffro di continue, insopportabili emicranie. Il naso sanguina per ore. Continuo a svenire. L’altro “regalo” delle torture sono i danni alla vista. Cala di giorno in giorno. Ho chiesto un paio di occhiali, ma non ho avuto risposta. Quando sono entrata qui dentro, tre anni fa, avevo i capelli neri, adesso stanno diventando tutti bianchi».
È un distillato di sofferenza in arrivo dall’Iran. È una lettera dall’aldilà. Una lettera dal patibolo. È l’ultima lettera di Shirin Alam Hooli, 29 anni. Me l’hanno spedita i suoi amici. Una specie di messaggio nella bottiglia. Un’ultima flebile speranza affidata all’oceano dell’informazione internazionale per salvare dalla forca una donna 29enne colpevole soltanto di essere nata curda. Non è servito. Ieri mattina, quando l’ho scaricata dalla posta elettronica, Shirin era già morta. Penzolava da una forca dietro le mura del carcere di Evin, a Teheran, assieme a Farzad Kamangar, Ali Heydarian, Farhad Vakili e Mehdi Islamian, altri quattro curdi accusati, come lei, di militare nel Partito del Kurdistan Vita Libera e condannati come lei alla pena capitale con l’accusa d’essere “Mohareb”, “nemici di Dio”.
Shirin in verità è morta senza neppure sapere perché era stata condannata. Come annota in questa ultima lettera disperata rivolta ora ai suoi aguzzini, ora a tutti noi, le sue origini curde, la sua lingua così diversa dal “farsi” parlato dal cosiddetto “tribunale rivoluzionario” non le hanno a volte permesso di comprendere le imputazioni. «Quando m’ interrogavate non riuscivo a parlare la vostra lingua, non capivo quello che dicevate. Ho imparato un po’ di “farsi” negli ultimi due anni chiacchierando con le mie amiche nel braccio femminile. Ma voi mi avete interrogato e condannato nella vostra lingua per non farmi capire e non permettermi di difendermi». Quando il 2 maggio butta giù questi pensieri Shirin sa di non avere più speranze. «Sto entrando nel terzo anno di prigionia, tre anni nelle peggiori condizioni dietro le sbarre di Evin. Ho passato i primi due anni in stato di detenzione preventiva senza nemmeno un avvocato. Le mie richieste di conoscere i capi d’imputazione non hanno ricevuto risposta fino a quando sono stata ingiustamente condannata a morte. Perché sono stata arrestata? Perché sto per essere mandata al patibolo? Per quale crimine? Perché sono curda? Se questa è la ragione fatemelo dire, sono nata curda. La mia lingua è il curdo. La sola lingua usata con familiari e amici, la sola unica parlata fino a quando sono diventata grande è stato il curdo. Ma oggi non mi è consentito né parlarla, né studiarla. Mi chiedono di negare la mia identità curda, ma farlo sarebbe come negare la mia stessa esistenza».
Shirin in quelle ore è appena tornata dall’ultimo interrogatorio. In quell’incontro cruciale con i suoi aguzzini si è rifiutato di concedere una confessione pubblica davanti ai microfoni e agli obbiettivi della televisione nazionale. Ha insomma appena rinunciato all’ultima possibilità di sottrarsi alla forca. «Oggi è il 2 maggio 2010, mi hanno portato un’altra volta alla sezione 209 del carcere di Evin per interrogarmi. Mi hanno chiesto di collaborare per ottenere il perdono e non venir giustiziata. Non riesco a capire cosa intendano quando mi propongono di collaborare. Oltre a quanto ho già detto non ho proprio nulla da dire. Pretendevano di farmi ripetere parola per parola quello che volevano loro, ma mi sono rifiutato. Loro mi dicevano “volevamo rilasciarti l’anno scorso, ma la tua famiglia non ha accettato di collaborare per questo siamo arrivati a questo punto”. Alla fine, però, hanno ammesso che sono solo un ostaggio. Uno di loro me l’ha spiegato chiaramente, non mi libereranno - ha detto - fino a quando non avranno ottenuto il loro scopo. Non mi lasceranno andare fino a quando non farò quello che vogliono. Mi terranno prigioniera per sempre o mi manderanno al patibolo». È l’ultimo pensiero di Shirin. Dopo ci sono la sua firma, la data del 3 maggio e la parola «serkefitn». In curdo significa vittoria. Shirin ha resistito ai suoi aguzzini. Non ha regalato loro la propria confessione. È andata a testa alta al patibolo. S’è conquistata l’ultima, estrema, disperata vittoria.

sabato 8 maggio 2010

Sciopero regionale della Calabria del Settore Trasporti proclamato per il 12/13 maggio 2010.


Le Organizzazioni sindacali Filt-CGIL, Fit-CISL, UILTrasporti, UGL Trasporti, ORSA Trasporti, FAISA e FAST hanno proclamato uno sciopero di 24 ore dell’intero settore dei trasporti, a supporto dell’azione volta alla soluzione delle problematiche che sempre di più interessano in modo negativo la regione, soprattutto alcune iniziative di Trenitalia penalizzanti per la mobilità dei passeggeri e delle merci in Calabria: la soppressione dei treni a lunga percorrenza da e per la Calabria; lo smantellamento della Divisione Cargo e del Polo di Gioia Tauro; la dismissione di alcuni impianti produttivi. In una lettera indirizzata alla parti datoriali del Gruppo FS, alle Ferrovie della Calabria, alle Aziende appaltatrici dei servizi di pulizia ed indotto, alle Organizzazioni datoriali ASSTRA, ANAV e FISE – ASSOFER, e per conoscenza al Presidente della Giunta Regionale della Calabria, le Organizzazioni Sindacali contestualmente alla proclamazione dello sciopero evidenziano…”l’attuazione di una continua politica di dismissione e di tagli di servizi passeggeri e merci da parte delle aziende del Gruppo FS nonché di una mancata politica di integrazione ed adeguata programmazione dei servizi di TPL da parte delle aziende regionali e territoriali …. che l’ulteriore taglio dei servizi treni, operato in data 01 marzo 2010 dalla società Trenitalia ha già determinato una forte riduzione delle ore lavorative in vari segmenti di attività ferroviarie e la messa in CIGS di oltre 40 unità addetti ai servizi di pulizia treni….che la mancata programmazione ed integrazione dei servizi di TPL, oltre a mantenere una situazione di diffusa inefficienza dei servizi, anche in considerazione delle scarse risorse finanziarie disponibili nonché di una difficile attuazione degli atti legislativi in essere, rischia di generare una crisi generalizzata in tutte le aziende. Una crisi che sicuramente avrà gravi ripercussioni sociali ed economiche sul già debole tessuto economico e produttivo della regione…” L’obiettivo prefissato esposto nella lettera è, oltre alla soluzione dei problemi occupazionali,  di….”perseguire la costruzione di un sistema di mobilità moderno ed efficiente in grado di rafforzare l’integrazione del sistema sociale e produttivo della regione con il sistema paese”. La lettera termina con la descrizione delle modalità dello sciopero relativamente ai vari settori interessati. Trasporto Ferroviario: sciopero di 24 ore dalle ore 21.01 del 12 maggio 2010 alle ore 21,00 del 13 maggio 2010; Attività Ferroviarie di supporto Settore pulizie vetture e prestazioni connesse: sciopero di 4 ore per ogni turno di lavoro (le ultime 4 ore); Trasporto Pubblico Locale (escluso il trasporto su gomma a lunga percorrenza): dalle ore 9,00 alle ore 17,00 del 13 maggio 2010. Saranno garantiti tutti i servizi nelle fasce orarie: 5,00-8,00 e 18,00-21,00 e tutti i servizi interregionali su gomma.
 Pasqualino Placanica
 (pubblicato su costaviolaonline.it)