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giovedì 13 aprile 2017

Torna il basolato lavico. Ma non è una vittoria.

No signor Sindaco, non si tratta di una vittoria. La vicenda della pavimentazione del Corso Garibaldi è l’ennesima dimostrazione di quanto poco (o niente) sia viva l’attenzione della Sua amministrazione verso le necessità e le aspettative dei cittadini. 
Per anni abbiamo protestato, opponendoci allo smantellamento dell’antico basolato. 
Per anni abbiamo manifestato dissenso verso il progetto di rifacimento. 
Abbiamo sostenuto che le basole deteriorate si potevano recuperare in grandissima parte, e che sarebbe bastato poi, una volta individuata la quantità necessaria per integrare quelle irrecuperabili, commissionare quelle mancanti per integrare la pavimentazione mantenendo l’antico aspetto. Ma niente, la Sua amministrazione è andata avanti imperturbabile, sostenendo la bontà dell'azione intrapresa e che comunque i costi per il recupero della pietra lavica sarebbero stati insostenibili,  permettendo la posa di materiale che, al di là della pessima estetica e praticità d’uso, è palesemente di qualità nettamente inferiore a quello storico. 
Adesso la assurda soluzione per sanare il danno fatto sarebbe quella di adattare il materiale di valore a quello nuovo già posato. Cioè mutilare la storia di questa città. Avremo un Corso-Arlecchino, pavimentato a tratti con colorazione diversa. "Ripizzatu".
E non si parli di “antico splendore”, per favore. La pietra è antica per natura, è la lavorazione che la rende poi particolare. Modificarne l’aspetto non fa altro che annullarne il pregio storico.
Una vergogna. Una vergogna che ancora una volta Reggio sia stata costretta, in questo caso per colpa Sua e della Sua amministrazione, a rivolgersi ad enti esterni alla città per ottenere una tardiva giustizia, che sia dovuto intervenire il Ministero per sancire ciò che semplici cittadini hanno da sempre sostenuto.  
Ma non è una novità, se per qualcuno può essere una consolazione. L’autolesionismo è una caratteristica di questa città: emblematica la storia relativa alla demolizione del Castello, con i suoi risvolti torbidi e nauseanti. Dall’unità d’Italia fino ai primi anni del 900 un nutrito gruppo di faccendieri locali, compresi alcuni importanti esponenti politici, fecero di tutto per avviare la distruzione dell’antico manufatto, alla fine lasciando in piedi solo le due torri aragonesi. Alla corsa ad accaparrarsi il materiale di risulta della demolizione partecipò finanche la Curia reggina che  immediatamente chiese ed ottenne la fornitura di un’imponente quantità di pietre del Castello per la costruzione del nuovo Duomo. Dalle carte esistenti risulta che a difendere il Castello fu il Governo di Roma, anche su sollecitazione di pochi illuminati cittadini, che lo proclamò addirittura monumento nazionale ma nulla poté contro la volontà distruttiva dei reggini. È storicamente provato che in parte la demolizione fu avventata e dettata da interessi personali economici; per nascondere la realtà la si volle attribuire all’odio dei reggini verso l’antico castello, derivante dalle atrocità che vi furono commesse durante le dominazioni spagnola e borbonica. Ignoranza, presunzione, cupidigia. "Stortìa", dico io.
Dappertutto le antiche testimonianze vengono mantenute, restaurate. Da noi no. Da noi si stravolgono. Trasversalmente. Non ci sono diversità di comportamento di carattere ideologico o politico o temporale. D’altronde dobbiamo prendere atto del fatto che le decisioni sono prese da chi opera perché eletto dal popolo. Chi ci amministra è espressione di ciò che siamo tutti noi e si comporta di conseguenza.
Non so se Lei, signor Sindaco, rimarrà con merito o demerito nella memoria storica dei cittadini. Le posso garantire però che io personalmente da tanto tempo le dedico un gentile pensiero ogni volta che percorro il Corso Garibaldi, specialmente quando cammino al centro della strada piacevolmente stimolato, attraverso la suola delle scarpe, dalla Sua tanto vantata lavorazione “a puntillo”. 
Benvenuti, reggini del 2000, nel plurisecolare club dei distruttori di storia.


Ho ricevuto, in data 19 aprile 2017, un commento anonimo su questo post. Si tratta di un commento critico che non pubblicherò solo ed esclusivamente perché anonimo. Non si tratta di censura ma al contrario di trasparenza. Se l'autore del commento vorrà identificarsi non avrò alcun problema a pubblicare la sua opinione. Potrà farlo tramite autenticazione su Google oppure anche in privato con una email all'indirizzo paplaca@alice.it o pasplaca@gmail.com firmandosi chiaramente. Naturalmente se lo chiederà il suo nome resterà anonimo al pubblico.  

2 commenti:

  1. Ho ricevuto, in data 19 aprile 2017, un commento anonimo su questo post. Si tratta di un commento critico che non pubblicherò solo ed esclusivamente perché anonimo. Non si tratta di censura ma al contrario di trasparenza. Se l'autore del commento vorrà identificarsi non avrò alcun problema a pubblicare la sua opinione. Potrà farlo tramite autenticazione su Google oppure anche in privato con una email all'indirizzo paplaca@alice.it o pasplaca@gmail.com firmandosi chiaramente. Naturalmente se lo chiederà il suo nome resterà anonimo al pubblico.

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  2. Sono d'accordo in tutto. Il Corso andava solo restaurato non rifatto.

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