"passo la vita fuggendo dalla mia ignoranza"
NON CAPISCO...E NON MI ADEGUO!!!
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sabato 16 febbraio 2013

Bufale su rotaia (Una storia vera)



Nel maggio del 2001 a Reggio Calabria, nel popoloso rione Pellaro, ci fu una grossa vincita al “superenalotto”: un ignoto fortunato centrò un sei da ben 40 miliardi di lire. Com’è facile immaginare, una vincita di così grande portata scatenò la curiosità dei reggini, una curiosità che durò per alcune settimane e che non fu mai soddisfatta; in città e soprattutto nel mio ambiente di lavoro (sono ferroviere, categoria chiacchierona ed impicciona per eccellenza) si scatenarono le teorie più “complesse e complicate”: c’era chi affermava di essere sicuro dell’identità del vincitore “perché aveva notato che quella sera erano rimaste accese fino a tardi le luci delle finestre di casa sua”, oppure perché “la moglie era andata dall’estetista e di solito non ci andava”… e così via in un crescendo di argomentazioni e deduzioni degne di una riunione di comari dedite a discutere dei fatti delle loro amiche assenti. Io, per mia natura immensamente curioso ma altrettanto immensamente portato a tenere per me quello che vengo a sapere dei fatti degli altri, stavo come sempre in casi analoghi con le orecchie tese a captare quello che si diceva in giro sull’argomento per elaborare i dati e eventualmente trarne la mia conclusione; in questo caso, come dicevo, c’era poco da elaborare vista la consistenza dei dati in circolazione. Ciò nonostante la notte dormivo tranquillamente, pur non conoscendo l’identità del vincitore; mi bastava sapere che non ero io! A quei tempi i macchinisti dei treni lavoravano in coppia, di solito fissa; io ero assegnato con Umberto, grande amico mio, che in questo specifico caso aveva la sfortuna di abitare a Pellaro ma di non avere vinto i 40 miliardi, e di essere quindi costretto a venire a lavorare e subire i miei continui sfottò: quando eravamo soli continuavo a chiedergli di confessarmi che era lui il vincitore promettendogli che non avrei detto niente a nessuno. Ovviamente lui negava e m’invitava a non dirlo in giro perché qualcuno ci avrebbe creduto, argomentando che se avesse veramente vinto non sarebbe venuto a lavorare, ma io imperterrito continuavo a incalzarlo e andavamo avanti ore scherzando, recitando delle vere e proprie scene da teatro comico senza spettatori; uno spasso per entrambi. Il sabato successivo alla vincita miliardaria mi trovai con Umberto nella stazione ferroviaria di Lamezia Terme Centrale. Il rituale del caffé da gustare appena scesi dal locomotore ci portò al bar della stazione, dove trovammo l’immancabile gruppo di colleghi provenienti da mezza Calabria che ci accolse come da tradizione con cordialità, insistette per offrirci il caffé, e ci coinvolse nella discussione già avviata. L’argomento? Naturalmente il sei al superenalotto! Ascoltai per l’ennesima volta le teorie più contorte, ma una in modo particolare mi disgustò notevolmente: c’era chi attribuiva la vincita ad un collega in pensione che di solito prendeva il treno per Reggio Calabria sempre allo stesso orario e che dal giorno dell’estrazione fortunata non si vedeva più in giro;  io sapevo che il collega in questione aveva perso la moglie proprio quel giorno e per questo era caduto in una profonda depressione, altro che vincita! L’indignazione stimolò immediatamente la mia fantasia come mi succede spesso con le emozioni forti (e quella lo era); di colpo esposi in tempo reale la versione dei fatti che stava nascendo nella mia testa di ferroviere inc…avolato! “Voi non avete alcuna idea della reale situazione: il vincitore non è italiano, è un extracomunitario che non ha neanche il permesso di soggiorno ed ha seri problemi a riscuotere la vincita. Addirittura sembra che si sia rivolto a personaggi poco raccomandabili per avviare le procedure e che adesso sia già nei guai con quella gente; secondo me gli andrà bene se gli prenderanno solo i soldi e lo lasceranno in vita!” Il silenzio assoluto rimbombò all’interno del bar. Con la mia immensa “bufala” avevo colpito e affondato la nave di stupidaggini da marciapiede che navigava da una settimana in città, soprattutto nel mio ambiente di lavoro. La mia teoria fu immediatamente adottata nella discussione in corso, e i successivi interventi furono volti a definirne i particolari: la nazionalità dell’extracomunitario, l’identità dei tipi poco raccomandabili, l’eventuale percentuale chiesta per agevolare la riscossione, etc etc.. Ripartimmo per Reggio poco dopo, io soddisfatto dell’effetto che aveva avuto la mia performance e Umberto che continuava  a rimproverarmi scherzosamente dicendo che la dovevo finire di prendere in giro la gente. Ma la gente, in special modo a Reggio Calabria, spesso vuole essere presa in giro, o almeno questo dimostra. La mattina dopo, domenica, uscii di casa per acquistare il giornale. Nei pressi dell’edicola incontrai mio cognato. Ci soffermammo a parlare del più e del meno e, sopraggiunti altri amici comuni, decidemmo di andare a prendere un caffè al bar. Inutile dire che la discussione volse inesorabilmente sull’argomento del momento, ed io sorrisi tra me e me ripensando all’exploit del giorno prima a Lamezia Terme; stavo per prendere la parola e calare l’asso decisivo, quando mio cognato esordì nel dibattito con il sorriso smaliziato dicendo: “se ne raccontano di balle in giro; mi ha detto poco fa mio padre che corre voce che il vincitore non sia italiano, ma un extracomunitario che non ha neanche il permesso di soggiorno e che………”- Lamezia Terme dista 120 chilometri da Reggio Calabria, erano passate meno di 24 ore dal mio racconto. Il padre di mio cognato è un ferroviere in pensione.

domenica 10 febbraio 2013

Antonio Ingroia rischia la pelle per un'intervista...oppure no?

Il 10 febbraio 2013, alle ore 11 circa, Antonio Ingroia, magistrato Procuratore della Repubblica in aspettativa, candidato alle elezioni politiche come leader di Rivoluzione Civile, si fa intervistare (in diretta?) da Maria Latella su SKY davanti all'aereoporto di Reggio Calabria, in mezzo alla strada. Forse per 22 minuti circa tutto il mondo ha potuto sapere esattamente dov'era un uomo sotto scorta da anni a causa di minacce di morte contro la sua persona. Ma se anche l'intervista fosse leggermente differita, stare in mezzo alla strada all'aeroporto di Reggio Calabria dopo esservi giunto in aereo per un superpubblicizzato comizio,  non mi sembra un comportamento serio; mettere a rischio la propria vita e soprattutto quella degli uomini della scorta è cosa da irresponsabile, a meno che..... Ma è da un bel po' che in questa politica non ci vedo niente di serio... soprattutto nel (presunto) nuovo.

sabato 2 febbraio 2013

Le cazzate di Scopelliti


''Prima di tutto vorrei rivolgere un ringraziamento a Scilipoti per la sua presenza qui stamattina''. A dirlo e' stato il presidente della Regione Calabria e coordinatore del Pdl calabrese Giuseppe Scopelliti, concludendo la manifestazione durante la quale sono state presentate, a Lamezia Terme, le liste del Pdl di Camera e Senato in Calabria. ''Si sono inventati la presenza di Scilipoti - ha aggiunto Scopelliti riferendosi al centrosinistra - per nascondere cio' che hanno fatto loro. Minniti, ad esempio, non si puo' definire un calabrese, anzi. Invece di parlare di Scilipoti, si dovrebbe parlare di quelli che, eletti in Calabria, hanno tradito il loro mandato elettorale e, nonostante tutto, non sono stati neanche ricandidati dai rispettivi partiti''. Scopelliti ha anche criticato gli ''scienziati dell'antimafia'': ''Sui presunti personaggi dell'antimafia - ha sottolineato - la dichiarazione di Fini sulla mancata ricandidatura di qualche parlamentare apre uno spaccato inquietante''. (ANSA)

Tralascio il ringraziamento a Scilipoti, che prendo per quello che è: l'ennesima autosmentita in perfetto stile berlusconiano. Ma dire che qualcuno si è "inventato" la presenza di Scilipoti mi sembra troppo, a meno che non sia tutto un incubo. Analizziamo la seconda frase: "si dovrebbe parlare di quelli che, eletti in Calabria, hanno tradito il loro mandato elettorale e, nonostante tutto, non sono stati neanche ricandidati dai rispettivi partiti". Cioè: "si dovrebbe parlare di quelli che non sono stati ricandidati per avere tradito il loro mandato elettorale" andrebbe bene, ma è quel "nonostante tutto" che mi fa saltare la logica del discorso. Sembra un vero e proprio lapsus freudiano: Scopelliti inconsciamente afferma che nonostante siano stati infedeli, alcuni eletti in Calabria non sono stati ricandidati; ne vogliamo parlare? parliamone non come uno scandalo, ma come una bella novità, se veramente fosse accaduta! E poi, egregio governatore, lei ha proprio messo il dito sulla piaga: i cialtroni, traditori, voltagabbana, inquisiti, corrotti, falsi invalidi e collusi di puro sangue calabrese non ci mancano, perchè importarli dalle altre regioni? Se lei permette, vorremmo avere il piacere di candidarci ed eventualmente votarci i nostri, i calabresi D.O.P..
Noto che l'evidente stato di confusione mentale del governatore della Calabria non viene evidenziato dai media, e mi domando come si possa lasciare passare una dichiarazione del genere senza neanche tentare di fare la famosa "seconda domanda" di Luttazzi. Per chi non se la ricorda:
--In Italia mancano giornalisti che facciano la seconda domanda. Cosa intendo? Semplice: il giornalista intervista un politico, fa la sua domanda, il politico risponde. A questo punto il giornalista dovrebbe fare la seconda domanda: "scusi, ma lo sa che questa è una stronzata pazzesca!?" Invece la seconda domanda non viene mai fatta, in questo modo i politici sono lasciati liberi di dire tutte le cazzate che vogliono.-- (Daniele Luttazzi)