"passo la vita fuggendo dalla mia ignoranza"
NON CAPISCO...E NON MI ADEGUO!!!
su questo blog non si pubblicano commenti anonimi

domenica 6 dicembre 2015

‘U ruvulu romanu (chi non era rriggitanu)


 
Foto da La Repubblica.it


A Roma si ssiccau ‘na vecchia quercia.
Aviva cchiù ‘i cent’anni, secolari.
Nc’avivunu 'ntestatu puru 'a piazza,
ma dopo non ci davunu a mangiari.

Pensavunu, 'i romani, ch’i radici
avivunu bisognu sulu 'i terra,
chi l’acqua s’a pigghiavunu iddi stessi
e non si preoccuparu mi respira

‘Nci ficiru ‘nu bellu lastricatu
chi l’acqua n’a faciva cchiù passari
e poi pensaru puru m’a recintutunu,
p’amuri non m’a ponnu danneggiari.

Ora mi veni a menti chi nti nui
sti cosi non si ponnu mai vidiri,
‘i rriggitani l’arburi s’i curunu,
ci pensa 'a nostra giunta comunali.

‘U sannu, iddi, c’a natura,
havi 'i so’ reguli, e nci portunu rispettu
mai s’u nzonnavunu mi tagghiunu,
radici o mi cangiunu un prospettu.

‘Nti nui non poti mai succediri,
chi pigghiunu magnolie secolari,
e 'i putunu a capocchia e 'i cassariunu,
pirchì 'i cristiani hannu a passiari.

Perciò faciti a menu m’i ngiuriati,
a st’amministratori comunali
ch’i magnolie rriggitani su’ o sicuru,
e l’arburi pi nui… non su’ patati!

Foto da Facebook Federazione Verdi Reggio Calabria

Foto da Facebook Federazione Verdi Reggio Calabria

venerdì 13 novembre 2015

Il controllore di gettoniere



Appare spesso prima dell’alba in stazione: età indefinibile, altezza media, magrissimo, coppola in testa, senza dubbio italiano. Il suo obiettivo è la ricerca di monetine di resto dimenticate. Inizia dalle gettoniere dei telefoni pubblici all’entrata; apre i cassettini del resto e li richiude velocemente. Poi passa a quelli delle macchinette distributrici di bibite, e infine alle biglietterie automatiche. Si muove velocemente, quasi a scatti, sembra danzare alla musica ritmica dei cassettini di metallo che si aprono e si chiudono. Completato il giro, spesso senza esito alcuno, prima di uscire dalla stazione ripassa dai telefoni e preme per sicurezza i pulsanti di restituzione resto. Il tutto in meno di tre minuti. Non guarda nessuno in faccia, non chiede niente, se ne va. Ciao.

mercoledì 14 ottobre 2015

AMORE BLINDATO

Ho rubato questa immagine l’inverno scorso, a notte fonda. Per mesi ho riflettuto se pubblicarla o no, mi sembrava di violentare l’intimità di quei due ragazzi. Da allora, ogni volta che ho acceso il computer mi si è presentata per prima. Ogni giorno un’idea diversa. Ogni giorno ho notato un particolare che mi era sfuggito il giorno prima. L’orecchino della ragazza, le sue unghie corte e colorate, la sua bellezza pulita, il girocollo d’oro del ragazzo, la sua barba, la trapunta colorata di marca italiana, la bottiglia d’acqua a terra... ogni giorno mi sono chiesto perché questa fotografia mi colpisse tanto. Chiaramente non erano migranti in cerca di lavoro, erano profughi, fuggivano dalla guerra e dalle sue atrocità. Ma non erano spaventati, pronti a scattare in piedi atterriti al primo rumore sconosciuto. Finalmente ho capito: la serenità. In una terra straniera, quasi privi di bagaglio, reduci da chissà quali tremende esperienze, dormivano tranquilli incuranti del gran trambusto che ero costretto a fare per necessità lavorative. Dormivano tranquilli nella loro camera da letto. Una camera da letto con pareti blindate, inviolabili da qualsiasi arma, da qualsiasi guerra, da qualsiasi nefandezza e perversione. Una camera da letto che si chiama AMORE. Fuori il mondo intero, me compreso. Noi non possiamo entrare, non potremo mai farlo. Non fino a quando esisteranno concetti come razza, colore della pelle, diversità. Non fino a quando l’interesse di pochi sarà messo avanti a quello di molti. Non fino a quando saranno in pochi a decidere per tutti. Resteremo fuori, con il nostro egoismo, con la nostra ottusità. Loro usciranno, saranno costretti a farlo, dovranno lottare, soffrire, lo hanno già fatto e lo faranno ancora. Ma avranno sempre, finché saranno insieme, la loro camera da letto blindata in cui terminare la giornata al sicuro. Invidio quei ragazzi, lo ammetto. Dovreste farlo anche voi. Auguri a loro.

lunedì 22 giugno 2015

Con gli attivisti NO-COKE, a difesa della mia terra e della libertà di espressione.


La SEI S.p.a.,  formata da Gruppo Repower (57,5%), del Gruppo Hera (20%), da Foster Wheeler Italiana S.r.l. (15%) e da Apri Sviluppo S.p.A. (7,5%), che vorrebbero costruire una centrale a carbone a Saline Joniche contro la ferma volontà dei cittadini, ha denunciato alcuni attivisti per una vignetta satirica pubblicata nel corso della lunga lotta contro un'iniziativa che se portata a termine metterebbe in grave pericolo la salute di centinaia di migliaia di esseri umani e danneggerebbe irrimediabilmente un territorio a vocazione turistica e naturalistica come pochi nel mondo. Gli attivisti NO-COKE Noemi Evoli,  Paolo Catanoso e Domenico La Rosa sono stati chiamati in causa in un processo che li vede accusati di aver difeso la propria terra con decisione ed ironia. Io sono con Noemi, Paolo, Domenico, e con tutti quelli che come me vogliono difendere questa terra. Il 23 giugno si terrà la terza udienza del processo, e saremo in tanti lì, al Tribunale di Reggio Calabria, a sostenere i nostri Amici.
CONTRO L'ARROGANZA DI QUESTI "SIGNORI" CHE VORREBBERO STRAVOLGERE LA NOSTRA VITA E METTERE IN PERICOLO LA NOSTRA SALUTE E QUELLA DEI NOSTRI FIGLI. QUESTI SONO GLI UNICI "STRANIERI" CHE NON VOGLIAMO ACCOGLIERE. NON VENGONO CON I BARCONI, NON SONO AFFAMATI, NON SCAPPANO DALLA GUERRA. SONO BEN VESTITI, BEN CURATI, VIVONO IN LUSSUOSE VILLE E CONTRIBUISCONO A FAR VIVERE MALE GLI ALTRI ESSERI UMANI.

giovedì 11 giugno 2015

Un Amico


Quando un amico se ne va,
e tu non sai che fare, sei impotente,
pensi che nella vita siamo niente
che il tempo scorre e non ritorna più.

Non c’è controllo, i ricordi sono tanti,
impetuosi travolgono il presente. 
Parole, immagini e sorrisi,
t’invadono la testa, devastanti.

Quando un amico se ne va
ti porta un po’ con sè, con ciò ch’è stato.
Ma ti lascia un regalo prezioso,
ti lascia la memoria del passato.

In memoria di Giovanni Federico, Amico e collega, Uomo buono, tragicamente deceduto il 10 giugno 2015 in un maledetto incidente stradale.  (R.I.P.)

domenica 29 marzo 2015

L'odore del mare. Da aprile in libreria.


Uno scrittore reggino di successo, Ermete De Salvo, incontra la misteriosa Giulia in un luogo pieno di storia e di magia, iniziando un viaggio fantastico per una città millenaria, incontrando strani personaggi. Ambientato a Reggio Calabria, un romanzo per scoprire una città invisibile, come la vede solo chi la sente sotto pelle. 
Disoblio Edizioni, prezzo 12 euro.

domenica 22 marzo 2015

Vorrei una Calabria...

In occasione della serata di apertura dell'edizione 2015 di Calabria d'autore, l'evento culturale che ormai da anni si svolge presso l'Associazione culturale "Incontriamoci sempre" di Reggio Calabria, il conduttore, Antonio Calabrò, ideatore dell'evento insieme a Marco Strati e Marco Mauro, mi ha chiesto di dare il mio contributo di pensiero. Il tema era: "io vorrei per la Calabria". Ecco il testo del mio intervento:


Vorrei una Calabria consapevole, abitata da calabresi consapevoli. Consapevoli della propria storia, consapevoli delle proprie capacità, consapevoli della propria dignità, che non sono seconde a nessun altro popolo del mondo.

Vorrei una Calabria amata, abitata da calabresi che la amano.
Vorrei una Calabria che non si pianga addosso, abitata da calabresi che non si piangano addosso.
Vorrei una Calabria battagliera, abitata da calabresi battaglieri.
Vorrei una Calabria intraprendente, abitata da calabresi intraprendenti.
Vorrei una Calabria che agisca e progetti, abitata da calabresi che realizzino quei progetti.

Per progettare occorre essere lucidi, stare con i piedi per terra. 
Occorre saper immaginare.
Anche se vengono usati come sinonimo l’uno dell’altro, sognare ed immaginare non sono la stessa cosa. 
L’immaginazione è molto spesso basata su fatti e previsioni. Dall’immaginazione frequentemente scaturisce il progetto.
Quando si sogna invece, tutto è permesso, si possono superare barriere insormontabili.
Anche dal sogno può derivare il progetto, ma più spesso può scaturire la rabbia di non vederlo realizzato. 
Ma questo accade solo a chi smette di sognare. 
Io non smetto mai.

Vorrei una Calabria che pensi. 
Vorrei una Calabria che immagini e progetti. 
Vorrei una Calabria che sogni e non smetta mai di farlo.