"passo la vita fuggendo dalla mia ignoranza"
NON CAPISCO...E NON MI ADEGUO!!!
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venerdì 26 febbraio 2010

Quando l'orco è il "giornalaio".

Signor Direttore di Calabria Ora 
dott. Paolo Pollichieni
Reggio Calabria, 26 febbraio 2010
Le scrivo per esternarle tutta la mia indignazione per il vergognoso articolo a firma Consolato Minniti apparso sul suo giornale ieri 25 febbraio 2010 a pagina 10 dell’edizione di Reggio Calabria, dal titolo: “L’orco è il capotreno: arrestato”. Il titolo ha già emesso la sentenza di condanna. Leggo giornali da 40 anni e non mi è mai capitato di leggere un pezzo così  vigliaccamente infamante. Un articolo dal titolo diffamatorio, scritto con pressappochismo e scarsa professionalità, da chi chiaramente non conosce  i fatti nè la persona coinvolta. È un articolo vigliacco, perché infama definitivamente una persona che ancora non ha neanche potuto parlare con il giudice per difendersi, perché colpisce una persona comune, che non ha i mezzi per affrontare in pompa magna le aggressioni che i “giornalisti” come quello che ha scritto l’articolo e come lei che ne è responsabile, usano mettere in atto per vendere copie sulle disgrazie altrui. Il giornalista che ha scritto l’articolo spazia sapientemente (o maldestramente, qualora voglia asserire di non averne avuto intenzione) tra il condizionale ed il presente indicativo (non so se sa di cosa parlo) lasciando intendere al lettore che l’accusa è solida, che il fatto è realmente avvenuto, mentre al momento dell’uscita del giornale ancora l’ “orco”, come viene definito dal suo “tribunale mediatico”, non era neanche stato sentito a sua difesa. In Italia ancora per fortuna non sono permesse le condanne senza processo, e, le dico anche, siamo stanchi di gente arrivista e incompetente che calpesterebbe chiunque pur di fare carriera o denaro.  Se esiste un ordine dei giornalisti suppongo che tra i suoi compiti ci sia anche di vigilare affinchè  i propri associati si comportino in maniera deontologicamente corretta. Il giornalismo non si fa seduto in poltrona con i telefonini ed internet, o meglio non si fa solo con questi mezzi; chi vuole  commentare con cognizione di causa deve portarsi sul posto, chiedere, informarsi, procurarsi documenti. Superfluo precisarlo, lo avrà capito dal tono della mia lettera, io sono un collega dell’ “orco” e se lo vuole sapere, fino a che non sarà dimostrato che ha veramente commesso il fatto di cui è accusato, me ne vanto e me ne vanterò; ho lavorato spesso con l’uomo che il suo giornale ha già condannato senza conoscerlo, e posso dire senza tema di smentita che non lo ho mai visto mettere in atto azioni non consone al ruolo che svolge sui treni; posso testimoniare di un uomo serio e dignitoso nel lavoro e nel poco tempo extra lavoro passato insieme. Non siamo amici, l’amicizia è una cosa diversa dalla stima derivante dal rapporto di lavoro, ma proprio per questo mi sento di potere esprimere la mia opinione senza influenza emotiva. Di ciò sono sicuro, come lo sono tutti i miei colleghi, macchinisti e capitreno del Trasporto Regionale. E sono anche sicuro che in questa squallida vicenda il suo giornale ha fatto una pessima figura; l’articolo del suo dipendente finisce con una frase che le si ritorce contro: “…..diventa ancora più odiosa se commessa da chi svolge un ruolo di responsabilità e gode della fiducia collettiva.” Spero che la verità, quale che sia, venga presto stabilita. È già certo, però, che se in questo momento c’è un “orco” in questa faccenda,  allora è il suo giornale e chi lo rappresenta.
Pasqualino Placanica

mercoledì 24 febbraio 2010

Corsa sfrenata a chi è più bravo.


"Taglio treni per Reggio: Naccari incontra vertici Trenitalia e Ministero". Bello e concreto, il contenuto dell'articolo di Strill.it, proveniente dal sito ufficiale dell'assessore ai trasporti della Regione Calabria Demetrio Naccari Carlizzi; se non fosse per una frase che, mi scuserete, a me ha fatto l'effetto di un calcio nello stomaco (per non dire da un'altra parte). La frase che mi ha dato enorme fastidio e che viene riportata tra virgolette anche sul sito ufficiale dell'assessore è: -- “E’ evidente che Trenitalia fa una scelta economica quando decide di tagliare un costo, ma noi come Regione non possiamo permettere che il diritto alla mobilità dei calabresi sia mutilato dal Governo Berlusconi. Così è stato deciso nel corso della riunione che il governo regionale si adopererà per supplire a questo deficit di offerta istituendo delle corse regionali in sostituzione delle tratte cancellate; questo non appena saranno operativi i 60 nuovi treni che la Regione ha regalato ai calabresi a fronte di una azienda come Trenitalia che investe percentuali risibili del proprio budget in Calabria”.-- Ha regalato? Con i soldi dei calabresi, che la giunta regionale è solo delegata (dal voto popolare) a gestire, il signor Naccari ci regala 60 treni? Ma lo sa il signor Naccari che la Regione non regala niente a nessuno, ma compie solo il proprio dovere acquistando i treni di cui parla? Lo sa che ai calabresi dovrebbe spiegare invece i motivi del ritardo in materia rispetto alle altre regioni? Lo sa che dovrebbe anche spiegare perchè non ha fatto (o potuto fare) il proprio dovere per tempo? Siamo al delirio di onnipotenza, o forse alla sindrome di Paperon de Paperoni, evidentemente a furia di gestire soldi il signor Naccari si è convinto che sono i suoi. È grave che un comunicato stampa che dovrebbe essere letto e riletto più volte prima di essere mandato ai giornali contenga una gaffe del genere; è grave sia perchè le gaffe in genere sono espressioni del pensiero reale inopportunamente manifestate, sia perchè è chiaro che è in atto una corsa sfrenata a mettersi in mostra da parte dei vari politici coinvolti nella campagna elettorale, talmente sfrenata che produce anche dei veri e propri autogol, come quello sopra descritto. Ma ci facciano il piacere, ormai solo chi non vuole vedere non vede, e chi non vuole capire non capisce!

giovedì 18 febbraio 2010

Lezioni di vita.

Da quando ho iniziato ad interessarmi dell’argomento “ndrangheta” (mafia più in generale) avanti a me si è aperto un universo nuovo, composto da persone che vivono (e soffrono) giornalmente il problema. Personaggi a volte sconosciuti ai più, ma di grande spessore umano, in grado di trasmettere concetti di elevato livello morale soprattutto ai nostri giovani che in gran parte purtroppo affrontano la materia con indifferenza ed apatia. Mi sono impegnato per la raccolta di fondi pro Antonino Monteleone, per potere compiere il gesto (che ha un forte significato simbolico, ripeto) di riacquistare la macchina che gli è stata vilmente incendiata; la raccolta è ancora in corso, e sulla pagina di Facebook dedicata i commenti degli iscritti sono dei più vari. In maggioranza, com’è logico, la gente che ha aderito commenta con favore l’iniziativa ma i commenti critici non mancano: addirittura c’è chi dice che non è giusto perché “per gli altri non è stato fatto nulla”,  in una logica di stallo e apatia che come dicevo purtroppo è maggioritaria tra i nostri giovani (ed esiste anche tra molti "anziani"). Tra i commenti che sono stati postati voglio evidenziarne uno, che secondo me più di tutti è in grado di esternare il senso dell’iniziativa che stiamo portando avanti. Chi lo ha scritto è persona che (lo leggerete) sa di cosa si parla.
--A volte ci sentiamo deboli, piccoli ed inadeguati di fronte alle disavventure della vita. E' quello il momento in cui c'è bisogno di qualcosa, qualsiasi cosa, per sentirsi tornare il sangue scorrere nelle vene. Basta un gesto, un sorriso, una carezza. Basta aprire gli occhi e vedere che ci sono persone che si stanno prendendo cura di te. Nino non è solo. Lo ha sempre pensato, però ora LO SA. Sono solo gesti, carezze, sorrisi... ma quando dieci, cento amici ti sorridono tu ti senti improvvisamente ricco. Anzi, tu SEI ricco! Ma chissenefrega dell'auto bruciata, dello smarrimento, della rabbia... quando sei ricco di amici così vicini, così affettuosi, così fraterni la mafia non ti può fare più paura. Io ho subìto di tutto: finti ordigni sotto l'auto di mia moglie, un'auto distrutta, danneggiamenti infiniti a tutte le nostre auto, minacce di morte scritte persino con le bombolette spray sui muri della mia città, infine persino un'aggressione a mano armata notturna, mentre insieme ad uno dei miei figli accompagnavamo a casa la sua fidanzata, ed ho sempre scelto la strada del Commissariato e del silenzio stampa. L'ho fatto per non dare soddisfazione a questi animali, per non farli sogghignare con il giornale in mano il giorno dopo. E' stata una scelta che ho condiviso con pochissimi amici, alcuni dei quali, come Vincenzo Linarello, presidente del consorzio Goel delle cooperative sociali che furono di mons. Bregantini, non hanno approvato questa mia decisione del silenzio stampa. Oggi capisco che Vincenzo aveva ragione: forse bisogna mettere in comune i dolori e le amarezze così come si fa con le gioie. Gioire da soli non ha senso, ed oggi gli amici di Nino Monteleone mi hanno insegnato che anche soffrire da soli non ha senso, perchè insieme si riesce a trarre il bene anche dal male. Non so se riusciremo, con le nostre carezze ed i nostri sorrisi, a riacquistare l'auto a Nino. Ma sono sicuro che grazie a questi ragazzi meravigliosi io ho cominciato a riacquistare fiducia in un futuro diverso e possibile per la nostra terra.
Ed anche Nino. E altri dieci, cento, mille calabresi meravigliosi come voi.

Su queste parole c'è poco da commentare. Solo da meditare.




martedì 16 febbraio 2010

La frana di Maierato

Non ci sono parole che possano definire in modo esauriente  queste scene. Voglio solo ribadire l'assurdità di destinare somme ingentissime alla costruzione di un mausoleo di ferro e cemento inutile e anzi dannoso, mentre avvengono catastrofi del genere. Come si fa a definire prioritaria la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina a fronte della necessità di mettere in sicurezza i territori di intere regioni del sud ed anche del nord? Senza contare le ingenti somme di denaro che, ormai è chiaro, sono state fagocitate dal perverso meccanismo di tangenti ed appalti gonfiati che sta venendo a galla in questi giorni. Direi che la misura è stracolma, ed occorre senz'altro dare un segnale forte ed incisivo alla (infima) classe politica che ci governa.

lunedì 8 febbraio 2010

La Rete per Antonino Monteleone


Sull'attentato subito da Antonino Monteleone hanno già scritto tanti, superfluo descriverne le circostanze. Superfluo anche partecipargli la mia solidarietà su questo blog; l'ho già fatto subito tramite Facebook e sul suo stesso blog. Adesso invece è importante dare un messaggio forte al mondo, a tutti quelli che hanno un'idea sbagliata della nostra regione. L'iniziativa in atto su Facebook e sulla rete in generale, di raccogliere i fondi per "ricomprare la macchina ad Antonino Monteleone" è molto più di quello che sembra. È un atto che se finalizzato darebbe alla Calabria onesta una visibilità mondiale, perchè unico nel suo genere. Sarebbe la dimostrazione che il popolo calabrese si schiera apertamente contro i prepotenti, i violenti, i prevaricatori, i corrotti, i mafiosi e tutti quelli che Antonino Monteleone ha "fotografato" nei suoi servizi giornalistici. Sarebbe la conferma che la Calabria onesta si riconosce in questo ragazzo (si, è un ragazzo di 25 anni, che credete) che ha scelto di essere "free lance" per non avere padroni ed indirizzi editoriali; che ha creato dal nulla e con nulla se non il suo cervello, il suo coraggio e la sua intraprendenza la sua azienda e si è inventato il posto di lavoro, alla faccia di Padoa Schioppa e Brunetta. Sarebbe la conferma che la Calabria ha voglia di vivere e respirare aria pulita, eliminando quelle tossine che ne infettano il sangue, che si chiamano, lo ripeto, prepotenza, violenza, corruzione, ndrangheta. Io ho aderito all'iniziativa. Non è importante quanto si versa, è importante versare, per essere tanti, tantissimi. Coordinate raccolta fondi per una nuova auto ad Antonino:IBAN:IT82E0760116300000001969622 C/C POSTALE: 1969622 intestato ad Anna Foti, Corso Garibaldi, 611 - 89127 Reggio Calabria.
CAUSALE: "La rete per Antonino Monteleone. Noi siamo molti di più!"

venerdì 5 febbraio 2010

Vuoi continuare a vivere?

Gli Amici (A) mi dicono spesso che quando parlo dico sempre quello che penso: è vero, e per questo di “amici” (a) ne ho persi alcuni, mi sono beccato due querele per diffamazione, conclusesi entrambi con l’assoluzione, e spesso scateno polemiche di dimensioni tali che (quasi) mi pento di aver parlato. È vero, dicevo, che quando parlo dico sempre quello che penso, ma non è vero che parlo sempre. Una volta in particolare, non ho avuto il coraggio di dire la mia, se non a qualche Amico di quelli con la A maiuscola. Non ho scritto niente perché ho avuto paura di andare controcorrente su un argomento di immensa importanza. Controcorrente rispetto a chiunque, rispetto a tutte le opinioni che si sono manifestate; ho avuto paura di essere additato come cinico, insensibile, cattivo, in un certo senso mi sono autogiudicato e condannato, ma dentro di me non sono riuscito ad abiurare. Sono stato zitto ma fermo sulla mia convinzione. Tanto tempo fa, il 21 dicembre 2006, su un altro blog ho scritto: -“Ho seguito il calvario di Piergiorgio Welby, adesso lo so, con distacco colpevole; me ne sono reso conto poco fa, apprendendo la notizia della sua morte. Improvvisamente mi sono sentito svuotato, mancante di qualcosa che però prima non sapevo di avere. Eutanasia, accanimento terapeutico, tutti sono certi di avere un'opinione, o meglio tutti hanno un'opinione della cui giustezza sono certi; la vita umana è sacra, ma proprio per questo, forse, avremmo il diritto di potercela godere, una volta che ci è stata concessa. Io, su questo argomento, ho un'unica certezza: quella di non avere certezze. Ciao, Uomo.”- La condizione di Welby era particolare; egli stesso chiedeva di morire, di porre fine alle sue sofferenze, scrivendo tramite il computer la sua volontà, che era chiara e certificata. Nonostante ciò non me la sono sentita di avere un’opinione precisa, ho detto la mia ma in pratica non ho preso posizione. Solo chiacchiere. Sul caso di Eluana Englaro, memore della mia indifferenza precedente ho invece riflettuto molto e sono giunto ad una (tremenda) conclusione che ho tenuto per me per tanto tempo: il padre di Eluana ha scelto la strada sbagliata, secondo me; non voglio entrare nel merito dei motivi. Penso che un genitore, per la vita dei figli dovrebbe fare qualsiasi cosa ritenga sia giusta, senza attendere autorizzazioni da chicchessia; se fosse veramente convinto di fare il bene dei propri figli non dovrebbe avere alcuna remora anche a violare una legge, qualora ciò fosse necessario. Non dovrebbe usare la condizione di una figlia per sbandierare ideologie comunque non affermate, con la motivazione di scuotere l’opinione pubblica, sollevare il problema. Se veramente pensasse che la propria figlia volesse la fine della sua esistenza e soprattutto (ma su questo io non sono d’accordo) che ciò fosse il meglio per lei, non dovrebbe aspettare per 17 anni autorizzazioni, dovrebbe agire a qualsiasi costo. Non dovrebbe cercare un paracadute legale per staccare la spina, se veramente pensasse che nel frattempo la propria figlia stia soffrendo. Così, anzi, probabilmente il putiferio che si scatenerebbe successivamente sarebbe più incisivo. Della volontà di Eluana di mettere fine alla sua sofferenza non esiste traccia se non nelle dichiarazioni del padre, che riferisce della volontà (presunta) della figlia risalente ad anni prima, come se, ammesso che Eluana abbia detto veramente ciò che riferisce il padre, non abbia potuto cambiare idea nel frattempo. Ma secondo la comune conoscenza, in quelle condizioni non esiste attività cerebrale, non si ragiona, non si vive, si vegeta. O forse non è più così, o non è mai stato così: - (ANSA)- NEW YORK,4 FEB -Un uomo di 29 anni, vittima di un incidente stradale che in apparenza lo aveva lasciato 5 anni fa in stato vegetativo, parla col pensiero. Il giovane belga ha risposto 'si' e 'no' a semplici domande dei medici comunicando con la forza del pensiero. Lo studio di un team di neuroscienziati belgi e britannici pubblicato online sul New England Journal of Medicine ha messo in luce i limiti degli attuali strumenti diagnostici. – Certo, potrebbe essere una bufala, è già successo che pseudo-ricercatori abbiano spacciato veri e propri bluff per scoperte epocali, ma nel caso fosse vero, visto che allora potrebbe rispondere, la domanda al giovane belga pensate che qualcuno gliela farà?

mercoledì 3 febbraio 2010

PAGLIACCI!


Il Partito Democratico indice le primarie in Calabria! In pratica dopo almeno un mese di discussioni sull'aria fritta il risultato è quello di dire "fino ad ora abbiamo sbagliato". Ora per completare la pagliacciata rimane solo da "eleggere" a candidato con le primarie il governatore uscente Agazio Loiero, cosa che appare più che probabile. Ne esce azzerato come immagine tutto il PD, regionale e nazionale. Lunga vita a Berlusconi & C.

lunedì 1 febbraio 2010

Genere discriminatorio.


L’assessore regionale al personale della regione Calabria, Liliana Frascà, ha presentato un emendamento alla legge elettorale regionale che promuove “la differenza di genere” tra i candidati. In pratica, se ho capito bene (non ho trovato in merito informazioni più dettagliate di quelle che pubblico sotto), ci dovrebbe essere la possibilità, una volta votato un candidato di un genere (femminile o maschile) di apporre una seconda preferenza per un altro candidato ma solo se appartenente all’altro genere. Un bel modo di rimarcare concetti su presunte differenze che ormai dovrebbero essere presenti solo nei testi di biologia e nella grammatica italiana. Mentre si pensa (sbagliando di grosso) che scrivere la parola “ndrangheta” in una legge serva ad indebolirla (la ndrangheta), contemporaneamente non ci si rende conto che certe leggi per come concepite non fanno altro che riesumare concetti eliminati ormai da tanto tempo e presenti solo nella memoria di pochi nostalgici irriducibili. Come dire: chi te lo ha detto che siamo uguali, se anche la legge ci cataloga? Ormai si dovrebbe andare verso l’unificazione dei trattamenti fatta eccezione per le differenze derivanti dalle effettive condizioni fisiologiche (maternità, etc), e invece c’è chi ancora cerca di rivendicare la parità tra i sessi (che ormai c’è, è inutile negarlo) sbandierandone la differenza. Quello delle candidature femminili non è un problema di preferenze, è un problema derivante dalla mentalità interna dei partiti, tutti nessuno escluso e come al solito, non intendendo modificare i meccanismi interni, i partiti cercano di trovare pseudo-soluzioni che gli salvino la faccia. Se le donne elettrici sono più degli uomini ed invece le elette infinitamente di meno, non può ridursi tutto ad un problema di preferenze. Gli eletti devono (dovrebbero) essere realmente quelli che scaturiscono dalla volontà popolare, non quelli che vengono fuori da perversi meccanismi inventati ad hoc.

(da strill.it)
Regione: Conferenza capigruppo, nota Frascà
“Ho presentato un emendamento che prevede la doppia preferenza, un uomo ed una donna, pena l’annullamento della seconda preferenza”. E’ quanto afferma l’assessore al Personale Liliana Frascà, a margine dei lavori della Conferenza dei capigruppo in corso a Palazzo Campanella. “Questa scelta, peraltro già decisa in Campania, è coerente con l’obiettivo di promuovere la presenza delle donne nella vita politica delle Regioni. E’ giusto rimodulare una legge elettorale che non solo cancelli il listino, ma che tenga conto del dibattito che da mesi si sta facendo in Consiglio regionale e nella società civile calabrese. Fare una legge elettorale monca sarebbe sbagliato ed ancora più errato suonerebbe fare finta che le discussioni di queste settimane che hanno visto protagoniste numerose associazioni e tantissime donne, non fosse mai esistita”.

(da strill.it)

Strangio. "Approvare emendamento Frascà. in caso contrario Calabria non capirebbe"
di Giuseppe Strangio* - Voglio dire forte e chiaro che l’emendamento Frascà sulla doppia preferenza di genere merita di essere approvato “senza se e senza ma” e mi auguro che il gruppo del Pd in Consiglio regionale si esprima di conseguenza. E’ una norma che non fa male alla salute della democrazia calabrese e che non ha alcun effetto collaterale o controindicazione, se non quella di promuovere la presenza delle donne in Consiglio regionale immettendo nel sistema politico calabrese anticorpi indispensabili alla sua tenuta. E sebbene sia lodevole la mobilitazione femminile di singole, associazioni, gruppi, istituzioni, che è seguita alla bocciatura dell’emendamento Frascà in Conferenza dei gruppi consiliari, non si tratta affatto di una norma che riguarda solo le donne calabresi. E’ una regola che incide semmai sul livello di civiltà democratica e di qualità della rappresentanza nella massima assemblea elettiva della Calabria. L’emendamento Frascà, infatti, non obbliga nessuno a votare per una donna candidata nelle liste elettorali alla Regione, ma si limita ad offrire agli elettori la possibilità di esprimere due preferenze, una al maschile ed una al femminile. Non un obbligo, quindi, ma una mera possibilità in più per gli elettori. Perché non approvarla, dunque? La Calabria non capirebbe.
*Segretario provinciale Partito Democratico Rc

La doppia preferenza di genere! Questa confesso che ancora non l’avevo sentita. Ma un “essere umano” di colore, rom , lesbica, musulmana, donna, sopra i 70 anni, di sinistra, di che genere è?