"passo la vita fuggendo dalla mia ignoranza"
NON CAPISCO...E NON MI ADEGUO!!!
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giovedì 18 febbraio 2010

Lezioni di vita.

Da quando ho iniziato ad interessarmi dell’argomento “ndrangheta” (mafia più in generale) avanti a me si è aperto un universo nuovo, composto da persone che vivono (e soffrono) giornalmente il problema. Personaggi a volte sconosciuti ai più, ma di grande spessore umano, in grado di trasmettere concetti di elevato livello morale soprattutto ai nostri giovani che in gran parte purtroppo affrontano la materia con indifferenza ed apatia. Mi sono impegnato per la raccolta di fondi pro Antonino Monteleone, per potere compiere il gesto (che ha un forte significato simbolico, ripeto) di riacquistare la macchina che gli è stata vilmente incendiata; la raccolta è ancora in corso, e sulla pagina di Facebook dedicata i commenti degli iscritti sono dei più vari. In maggioranza, com’è logico, la gente che ha aderito commenta con favore l’iniziativa ma i commenti critici non mancano: addirittura c’è chi dice che non è giusto perché “per gli altri non è stato fatto nulla”,  in una logica di stallo e apatia che come dicevo purtroppo è maggioritaria tra i nostri giovani (ed esiste anche tra molti "anziani"). Tra i commenti che sono stati postati voglio evidenziarne uno, che secondo me più di tutti è in grado di esternare il senso dell’iniziativa che stiamo portando avanti. Chi lo ha scritto è persona che (lo leggerete) sa di cosa si parla.
--A volte ci sentiamo deboli, piccoli ed inadeguati di fronte alle disavventure della vita. E' quello il momento in cui c'è bisogno di qualcosa, qualsiasi cosa, per sentirsi tornare il sangue scorrere nelle vene. Basta un gesto, un sorriso, una carezza. Basta aprire gli occhi e vedere che ci sono persone che si stanno prendendo cura di te. Nino non è solo. Lo ha sempre pensato, però ora LO SA. Sono solo gesti, carezze, sorrisi... ma quando dieci, cento amici ti sorridono tu ti senti improvvisamente ricco. Anzi, tu SEI ricco! Ma chissenefrega dell'auto bruciata, dello smarrimento, della rabbia... quando sei ricco di amici così vicini, così affettuosi, così fraterni la mafia non ti può fare più paura. Io ho subìto di tutto: finti ordigni sotto l'auto di mia moglie, un'auto distrutta, danneggiamenti infiniti a tutte le nostre auto, minacce di morte scritte persino con le bombolette spray sui muri della mia città, infine persino un'aggressione a mano armata notturna, mentre insieme ad uno dei miei figli accompagnavamo a casa la sua fidanzata, ed ho sempre scelto la strada del Commissariato e del silenzio stampa. L'ho fatto per non dare soddisfazione a questi animali, per non farli sogghignare con il giornale in mano il giorno dopo. E' stata una scelta che ho condiviso con pochissimi amici, alcuni dei quali, come Vincenzo Linarello, presidente del consorzio Goel delle cooperative sociali che furono di mons. Bregantini, non hanno approvato questa mia decisione del silenzio stampa. Oggi capisco che Vincenzo aveva ragione: forse bisogna mettere in comune i dolori e le amarezze così come si fa con le gioie. Gioire da soli non ha senso, ed oggi gli amici di Nino Monteleone mi hanno insegnato che anche soffrire da soli non ha senso, perchè insieme si riesce a trarre il bene anche dal male. Non so se riusciremo, con le nostre carezze ed i nostri sorrisi, a riacquistare l'auto a Nino. Ma sono sicuro che grazie a questi ragazzi meravigliosi io ho cominciato a riacquistare fiducia in un futuro diverso e possibile per la nostra terra.
Ed anche Nino. E altri dieci, cento, mille calabresi meravigliosi come voi.

Su queste parole c'è poco da commentare. Solo da meditare.




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