"passo la vita fuggendo dalla mia ignoranza"
NON CAPISCO...E NON MI ADEGUO!!!
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giovedì 24 febbraio 2011

Ma Luca Barbareschi è un male necessario?



 “E’ la prima volta nella storia che la Libia bombarda la Libia e Gheddafi un male necessario ma deve rimanere in sella. Spero in Libia, come in Egitto e l’Algeria vi sia una transizione molto lenta e non di sovversione popolare in mano ai fratelli mussulmani.” Cosi l’ex Fli Luca Barbareschi interviene alla Zanzara a Radio 24. “Ricordiamo in Germania  - continua Barbareschi a Radio 24 – la repressione dei contadini ai tempi di Lutero che furono ammazzati in centinaia di migliaia perché nella storia l’evoluzione verso la democrazia è sempre avvenuta attraverso le stragi. Credo che la storia vada pensata nel futuro, come se la leggessimo fra vent’anni
 http://fidest.wordpress.com/2011/02/23/luca-barbareschi-gheddafi-e-un-male-necessario/

Io vorrei sapere perché  intervistano questi individui. Gente inutile se non dannosa, a cui viene concessa la dignità di esprimere un'opinione in pubblico, quando c'è chi avrebbe da dire veramente qualcosa, chiedere aiuto, esternare necessità reali,  e rimane inascoltato.

Accordo Italia - Libia: complicità in genocidio?

L'assassino con il ministro degli affari "sporchi" esteri

Mi domando se i nostri "governanti" adesso si rendono conto che rimandando indietro i migranti da quest'assassino li hanno praticamente condannati a morte. (sempre ammesso che non lo sapessero già da prima).
Soldati libici fucilati per essersi rifiutati di sparare sulla popolazione

Bella coppia


L'assassino è quello di spalle, l'altro bacia le mani

mercoledì 23 febbraio 2011

Azienda Ospedaliera di Reggio Calabria: Annullato dal Giudice del lavoro il concorso per le mansioni di Coordinatore Infermieristico. Chi paga i danni?

Nuccio Azzarà e l'avvocato Angela Gaetano
Conferenza stampa della UIL-FPL tenutasi  ieri  22 febbraio presso gli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria per illustrare la sentenza di annullamento del concorso interno per le mansioni di Coordinatore Infermieristico (Caposala) ottenuta da un gruppo di partecipanti all’accertamento professionale patrocinati dal sindacato. Il segretario provinciale Nuccio Azzarà ha definito la sentenza “coraggiosa” con l’affermazione della legalità e del merito all'interno dell'Azienda Ospedaliera. “La storia inizia nei primi mesi del 2010 con la gestione Santagati-D'Ascola-Mannino, tramite un bando di concorso interno per l'assegnazione di dodici posti per Coordinatore Infermieristico. In molti reparti, da tempo, infermieri professionali svolgevano tale ruolo senza averne avuto ufficialmente l'incarico, quindi non potendo rispondere qualitativamente al meglio ai compiti loro assegnati, pur con il massimo impegno profuso”-ha dichiarato Azzarà. Lo svolgimento e soprattutto l’esito delle prove di esame ha manifestato, a parere del sindacato UIL-FPL e degli infermieri ricorrenti, numerosi aspetti di irregolarità e mancanza di trasparenza, e per tale motivo la UIL-FPL ha  aperto una  vertenza sindacale che è iniziata con una prima azione di protesta culminata con l’occupazione dei locali della Direzione Generale su cui gli organi di informazione hanno dato al tempo ampio risalto, anche a causa di alcuni spiacevoli episodi avvenuti. In quell’occasione, infatti, il fronte sindacale si è  trovato spaccato in due, con uno dei sindacati confederali addirittura su entrambe le posizioni. Infatti, mentre la UIL-FPL e una componente della CGIL-FP  appoggiavano apertamente l’iniziativa, la CGIL provinciale si dissociava; addirittura la FIALS, la CISL-FP ed FSI con un comunicato stampa  a firma del segretario provinciale FIALS Bruno Ferraro, del segretario provinciale CISL-FP Domenico Serranò e del segretario territoriale FSI Santo Laganà stigmatizzavano duramente l’iniziativa, invitando il Direttore Generale dott. Santagati a “…procedere  senza indugio alle nomine dei coordinatori infermieristici nell’ambito dei posti disponibili in pianta organica senza curarsi dei Masaniello di turno i quali invece di attuare tensioni  tra i dipendenti e proclamare proteste inutili possono attivare  i  mezzi di tutela giudiziaria previsti dalla legge”. A tal proposito giova precisare che i ricorrenti hanno adito le vie legali a seguito del rigetto dei reclami “interni” presentati durante la protesta. In definitiva, sembra che chi di dovere (la vecchia gestione aziendale), anche evidentemente sollecitato dal parere positivo di alcuni sindacati (FIALS, CISL-FP ed FSI), abbia preferito rilanciare causando il ricorso all’Autorità Giudiziaria di cui diamo notizia oggi. Alla fine dell’iter il Tribunale ha accolto il ricorso degli infermieri annullando il concorso ed imponendo all’Azienda Ospedaliera di distogliere dalle mansioni gli ex-vincitori, che nel frattempo erano stati ufficialmente nominati; e l’ulteriore appello avverso la sentenza presentato dagli ex-vincitori è stato respinto nella sua totalità, con il Collegio giudicante che ha bocciato punto per punto tutte le presunte ragioni degli ex-vincitori. L'avvocato della UIL-FPL Angela Gaetano, che ha tutelato in tribunale i ricorrenti vincitori del ricorso, ha spiegato gli aspetti giuridici della vertenza: “Era decisivo far valere i principi poichè la violazione delle regole e la mancanza di trasparenza erano evidenti. Impugnare la selezione interna di dodici capisala significava mettersi contro poteri forti, ma le regole del gioco erano state falsate, cosa non accettabile. Alla fine la nostra strategia difensiva ha prevalso. Abbiamo dimostrato che i soggetti che componevano la sezione esaminatrice non erano imparziali, gli indici sintomatici erano chiari. L'articolo 35 del testo unico sul pubblico impiego afferma che gli esaminatori devono essere estranei all'amministrazione interna e che non devono far parte di sigle sindacali. Il dottor Federico e l'avv. Rabotti, parti della commissione, con la loro presenza violavano rispettivamente il primo ed il secondo requisito previsto dalla legge. Ed infatti i magistrati hanno riconosciuto la nostra vittoria sia con l'ordinanza cautelare di primo grado sia con il rigetto del ricorso in secondo grado. I principi costituzionali della meritocrazia sono stati garantiti in un settore, quello sanitario, dove soltanto persone competenti possono svolgere rilevanti incarichi in reparti nevralgici dell'ospedale. Adesso l'azienda dovrà annullare la selezione rinnovandola con criteri legali, nel frattempo reintegrando ai loro incarichi precedenti questi pseudo-vincitori”. Da questa vicenda emblematica, al di là dell’influenza che gli esiti avranno sui singoli, benefica o  nefasta, non possiamo esimerci dal fare una riflessione sui costi che derivano: tempi  per  la copertura dei posti vacanti aumentati a dismisura con danni all’efficienza delle strutture ospedaliere e ripercussioni quindi sull’utilizzatore finale, il malato. Spese legali a carico dell’Azienda Ospedaliera. Costi raddoppiati per l’espletamento del nuovo accertamento professionale. Dal punto di vista della gestione economica non si può dire che la vicenda sia da prendere come buon esempio. Vista la particolare attenzione che sembra esserci al momento da parte della politica  calabrese sul settore sanità, sugli sprechi in particolare, ma anche su tanti altri presunti casi di irregolarità ci auguriamo che le autorità preposte al controllo della materia intervengano nel merito con solerzia individuando, se ci sono, le  responsabilità e ponendo le basi affinché casi del genere non si verifichino in futuro.

martedì 22 febbraio 2011

La fontana (forse) ritrovata

Sulla vicenda della Fontana bronzea di Piazza Castello è intervenuto il Sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Raffa con un comunicato stampa a cui ha fatto seguito la risposta del Comitato di cittadini firmatari dell'esposto alla Procura della Repubblica.

Il comunicato stampa del Sindaco di Reggio Calabria
Il sindaco Giuseppe Raffa intende rassicurare i cittadini sulla sorte del delfino bronzeo che ornava la fontana del giardino di Piazza Castello dopo le denunce di un Comitato costituitosi per esprimere preoccupazione riguardo la presunta scomparsa dell’opera a seguito dei lavori di restyling che hanno interessato l’area.
“Non vi è alcun alone di mistero intorno al delfino bronzeo – dichiara il Primo Cittadino -. Mi rivolgo ai membri del Comitato, nato a tutela di questo antico manufatto, ed ai reggini in generale per garantire loro che la fontana si trova al sicuro nella sede comunale. A tal proposito, infatti, ho sentito l’architetto Alberto Di Mare, allora Responsabile Unico del Procedimento e Direttore dei lavori per gli interventi di riqualificazione della piazza”.
In definitiva, il progetto inerente piazza Castello, così come approvato, prevedeva la rimozione della stessa fontana ma non una sua ricollocazione nel medesimo sito, così come il restauro e la successiva ubicazione in un’altra sede non rientravano fra gli interventi programmati ed eseguiti.
“E’ innegabile – precisa Giuseppe Raffa – il pregio artistico della scultura: essa, infatti, insieme alle altre che ornavano la fontana detta delle ‘Tre fontane’, è ciò che rimane delle quattro cannelle della ‘Fontana della pescheria’ o ‘Fontana Nuova’ che si trovava sulla via Marina purtroppo distrutta dal terremoto. Proprio in considerazione dell’importante testimonianza storica che il delfino bronzeo rappresenta – conclude il Sindaco – ci attiveremo affinché esso, così come per tutti i beni di significativo interesse culturale e architettonico, trovi una degna sistemazione, magari, ad esempio, ricongiungendolo alle altre e quindi realizzando ex novo un’ulteriore fontana, o collocandolo nell’attuale sede delle ‘Tre fontane’, attivando così l’iter propedeutico al restauro dell’intera fontana”.
(Roto San Giorgio)
La risposta del Comitato dei Cittadini:
Apprendiamo con parziale soddisfazione che il Sindaco Raffa si è fatto carico di rassicurare i cittadini di Reggio Calabria sul destino della Fontana bronzea di Piazza Castello, prendendo un impegno sul suo futuro, ed auspichiamo di potere vedere presto la fontana nuovamente nel suo sito originale, o anche a fare compagnia alle “tre fontane” sorelle. Detto questo, non abbiamo motivo di non credere alle parole del Sindaco, o meglio alla sua buona fede, ma certo lascia perplessi il fatto che dopo quasi un mese dalla prima denuncia ufficiale ai giornali e 18 giorni dall’articolo/inchiesta di un noto quotidiano reggino, solo successivamente all’annuncio della presentazione di un esposto alla Procura della Repubblica qualcuno si degni di rispondere al quesito posto dai cittadini.
Se la risposta era così semplice, perché aspettare tanto? E in più, dopo  tanto  tempo, è accettabile che il Sindaco si limiti a dichiarare di avere interpellato  altra persona e di sapere tramite la stessa che il bronzo è  nella “sede comunale” (cosa si intende per sede comunale, poi, è tutto da chiarire)? In un mese di tempo il primo cittadino avrebbe potuto, anzi dovuto, recarsi personalmente a vedere dove è la fontana e dichiarare ” è in quel posto perché l’ho vista io!”. Invece, in perfetto stile “ti dico che mi hanno detto” tipico della politica nostrana, ecco l’ennesima dichiarazione fumosa: “… la fontana si trova al sicuro nella sede comunale. A tal proposito, infatti, ho sentito l’architetto Alberto Di Mare, allora Responsabile Unico del Procedimento e Direttore dei lavori per gli interventi di riqualificazione della piazza”. Quindi il Sindaco “sa” perché “glielo ha detto l’architetto” e noi dovremmo sapere perché “ce lo ha detto il Sindaco che lo  ha saputo dall’architetto”? Noi vogliamo crederci, ma se qualcuno pensa di potere  continuare a gestire la cosa pubblica (compresi i monumenti) in questo modo si  sbaglia di  grosso. Siamo stati costretti a presentare un esposto alla Procura proprio a causa della scarsa (praticamente assente) trasparenza di questa amministrazione comunale; sarebbe bastato rispondere subito (e per conoscenza diretta della cosa) ai ripetuti appelli dei cittadini, per evitare questa querelle.
Tutti i giorni leggiamo sui giornali comunicati stampa di solidarietà con questo, attacchi a quello, complimenti a quell’altro, emessi dai nostri amministratori ed esponenti dell’opposizione, Sindaco compreso, mentre per rispondere a dei semplici cittadini su un argomento di interesse pubblico occorre che si interpelli l’Autorità Giudiziaria. Non siamo politici di professione, per noi scrivere l’esposto e presentarlo ha avuto un costo in termini di tempo ed impegno tolto ad altre attività, non ci siamo divertiti a farlo. Praticamente abbiamo agito al posto di chi è istituzionalmente tenuto (e per questo è ben retribuito) a vigilare ed amministrare il bene comune della Città. Occorre che i nostri politici (tutti) si  rendano conto che ormai la misura è colma e che siamo stanchi di proclami, di finte inaugurazioni, di lavori iniziati e mai terminati, di misteri vari (fontane comprese). È bene che si cominci ad interpellare i cittadini “prima” di agire in certi  campi, e non farli trovare di fronte al fatto compiuto. Chi  ha stabilito di eliminare la  fontana dalla piazza? Perché non eliminare anche il Castello magari per fare spazio, allora? E perché non si è prevista contestualmente la nuova allocazione del bronzo? Ecco perché la soddisfazione è parziale. Vorremmo anche che entro una precisa data si decida cosa farne, insieme ai cittadini. E soprattutto vorremmo più rispetto. Fermo  restando che comunque l’esposto seguirà il suo iter naturale come è giusto che sia.
Per il Comitato dei Cittadini
Pasqualino Placanica

lunedì 21 febbraio 2011

Siamo un paese di vecchioni.

Mario Pescante, vicepresidente del Cio ed ex presidente del Coni, è il presidente del comitato promotore delle Olimpiadi di Roma 2020. È nato ad Avezzano il 7 luglio 1938, il che vuol dire che ha compiuto 72 anni. Nel 2020 ne avrà 82. In un paese dove la pensione degli operai è diventata un'incognita, gli esponenti della classe dei benestanti/ricchi non hanno nessuna voglia di ritirarsi pur avendo i mezzi economici per farlo. E la nostra politica non fa niente per cercare di fare cambiare la tendenza.  D'altronde, con un Presidente della Repubblica di 85 anni ed un premier di 70, non è che diano il buon esempio. Chissà perchè abbiamo un Ministero per le Politiche giovanili e le Attività sportive; che ci stanno a a fare insieme queste due cose? Lo sanno tutti che le Olimpiadi non sono cose da ragazzini.

domenica 20 febbraio 2011

Votate me perchè lui è peggio.

 
Egregio direttore, ho appena letto la nota dell’esponente nazionale dei Giovani Democratici Antonino Castorina, che viene subito dopo la notizia del rifiuto del PD e buona parte del centrosinistra ad affrontare le primarie per le elezioni comunali. “L’unità del centro sinistra… non si raggiunge esclusivamente con l’importante istituto delle primarie ma attraverso l’individuazione di una figura che tenga unita la coalizione, che intercetti quella grande fetta di elettorato deluso e amareggiato da una politica troppo distante dai problemi quotidiani. Il più grande alleato che il PD deve portare dalla sua parte sono quei milioni di voti che in questi anni si sono dispersi.” Pienamente d’accordo con lui; peccato però che poi, dopo quest’ottimo proclama, non trovi altro modo per concretizzare il concetto che ripetere per l’ennesima volta lo stesso errore fatto dal centrosinistra fino ad ora: attaccare  il candidato e le idee della coalizione opposta anziché pensare a valorizzare le proprie idee ed il proprio candidato. Come dire: lui è peggio di me! Con l’aggravante di non avere ancora un candidato da proporre a pochi giorni dalla competizione elettorale (sulle idee stendiamo un velo pietoso). O meglio, di non “voler avere” ancora un candidato e in più di non accettare la competizione con l’unico candidato del centrosinistra al momento in campo. Inoltre siamo ancora in attesa di idee solide, proclami a parte. Egli ritiene che il candidato ideale debba avere  due caratteristiche: deve essere una figura che tenga unita la coalizione e che intercetti quella grande fetta di elettorato deluso e amareggiato da una politica troppo distante dai problemi quotidiani. Ora, visto che sono senz’altro d’accordo con lui su questi due punti, mi domando qual’è delle due la caratteristica che manca a Massimo Canale oppure se addirittura mancano tutt’e due. Ce lo dice, il giovane Castorina, e logicamente ci spiega anche perché?

venerdì 18 febbraio 2011

Parole esemplari.


Il 13 febbraio scorso, a Taurianova, in provincia di Reggio Calabria, un quindicenne ha sparato al barista di un bar uccidendolo, a causa di un conto di 21 euro non pagato. Adesso i genitori dell'omicida hanno scritto ai genitori della vittima una lettera che secondo me merita di essere diffusa e fatta leggere soprattutto ai più giovani.
Raramente si leggono parole così profonde e toccanti:

"Perdonate noi, se vi e' possibile, per non essere riusciti a sottrarre Giacomo dal suo gesto; noi continueremo ad amarlo per poterlo salvare: non dalla galera, ma da se stesso e dal suo rimorso. Confidiamo nella vostra pieta' e vi diciamo che continueremo a piangere, insieme, per la sventura che vi ha colpito''. E' quanto scrivono i genitori di Giacomo S, il ragazzo di15 anni, che domenica scorsa ha ucciso il titolare di un bar, Antonino Battaglia, solo perche' gli aveva chiesto di saldare un debito di venti euro, in una lettera inviata ai genitori della vittima Il padre e la madre di Giacomo hanno voluto così ribadire la richiesta che avevano rivolto ai genitori di Battaglia attraverso il loro legale. ''Speriamo nella vostra comprensione, se non nel vostro perdono. Vogliamo essere vicini al vostro dolore, partecipare al lutto, piangere con tutti i cittadini un caro ragazzo come Toni: e affidiamo questi sentimenti a questa lettera perche' sarebbe difficile, proprio ora, comparire dinnanzi a voi. Non chiediamo di perdonare nostro figlio: non e' questo il motivo che ci spinge a scrivere. Tutto questo vogliamo fare per onorare la memoria di Toni, per soffrire con voi per le nostre colpe; perche' i ragazzi di Taurianova sappiano quanto male si puo' fare se tutti noi aderiamo a modelli di comportamento che crediamo che facciano diventare uomini e donne maturi; ed invece ci fanno schiavi di una cultura che ci rende miseri''. (fonte ANSA).

giovedì 17 febbraio 2011

Presentato l'esposto sulla Fontana monumentale di Piazza Castello


foto di S. Autellitano
alla c.a. degli organi di stampa:
Stamattina è stato presentato alla Procura di Reggio Calabria un esposto per segnalare l'avvenuta sparizione della fontana monumentale di Piazza Castello. A consegnarlo, a nome di un'ottantina di cittadini sottoscrittori, sono stati il consigliere provinciale Omar Minniti e il sig. Pasqualino Placanica.
Nell'esposto è stato rammentato che, a seguito dei lavori di restyling della Piazza Castello effettuati dall’Amministrazione Comunale negli anni scorsi, la fontana posta al centro del giardinetto della piazza di fronte al palazzo del compartimento ferroviario è stata rimossa, non rientrando evidentemente nel nuovo progetto da realizzare. Si tratta di una fontana bronzea a forma di delfino, opera di pregio artistico che senz’altro rappresenta un pezzo di storia di Reggio, “sorella” delle opere bronzee che ancora campeggiano in cima alla scalinata di Via Giudecca, le famose “Tre fontane”. Con queste faceva parte di un lotto proveniente da un’opera monumentale un tempo collocata sul lungomare. In passato, infatti, l’approvvigionamento idrico della città di Reggio (ricca d’acqua grazie alle falde alimentate dai torrenti non ancora cementificati) avveniva in riva al mare, presso cui sorgevano almeno due grandi fontane. Una di esse, Fontana Nuova (conosciuta pure come Fontana della Pescheria), fu danneggiata dal terremoto del 1783, così durante i lavori di riedificazione si provvide a restaurarla. Le cinque bocche marmoree precedenti furono sostituite con le quattro bocche a forma di delfini bronzei che oggi conosciamo. Successivamente al sisma del 1908, durante il quale l’edificio della Fontana Nuova andò distrutto, le bocche bronzee furono collocate in due punti diversi della città: tre sono, appunto, le “Tre fontane” della zona collinare, mentre la quarta fu sistemata in piazza Castello, dove è rimasta per quasi un secolo.
Della suddetta opera bronzea, dal momento della sua rimozione da Piazza Castello, non si sa più nulla, ed a niente sono valsi i tentativi bonari di conoscerne il destino. Alle richieste verbali di cittadini interessati hanno, inoltre, fatto seguito l’intervento del consigliere provinciale Omar Minniti e inchieste giornalistiche, che hanno lamentato tra l’altro il silenzio dell'Amministrazione Comunale e della Soprintendenza dei beni architettonici di Reggio Calabria.
Attraverso l'esposto, i cittadini firmatari hanno chiesto alla Procura della Repubblica di accertare se la fontana in oggetto sia ancora in possesso delle Autorità competenti e,  qualora dall’esito risultasse che la suddetta fontana sia stata sottratta alla Città in maniera illecita, di individuare e perseguire i colpevoli secondo quanto previsto dalle vigenti leggi.
Omar Minniti(consigliere provinciale)
Pasqualino Placanica
(p. i cittadini sottoscrittori dell'esposto)

http://it.wikipedia.org/wiki/Piazza_Castello_%28Reggio_Calabria%29

http://omarminniti.wordpress.com/2011/01/25/che-fine-ha-fatto-la-fontana-monumentale-di-piazza-castello/

http://paplaca.blogspot.com/2011/02/la-fontana-perdutao-rubata.html



sabato 12 febbraio 2011

Calderoli ...è incostituzionale?

"un evento significativo quale il 150esimo dell'Unità d'Italia può essere celebrato degnamente lavorando o andando a scuola e non restando a casa.....il 17 di marzo andiamo tutti a lavorare oppure la legge in oggetto è priva di copertura ed è quindi incostituzionale ex articolo 81 della Costituzione"( Roberto Calderoli, medico chirurgo maxillo-facciale laureato con 110 e lode). Peccato per Calderoli che quest'anno il 25 aprile (Festa della Liberazione) coincida con la Pasquetta (lunedì dell'Angelo) e che il Natale coincida con la domenica e quindi in realtà la  festività (che al momento è prevista "una tantum") sarebbe "a costo zero". Ma per il ministro della semplificazione normativa questo sarebbe un ragionamento troppo complicato, lui deve semplificare tutto. Detto questo gradirei maggior attenzione dei ministri di questa Repubblica al lavoro tutto l'anno, anzichè alla festa di un giorno. È incostituzionale non avere lavoro, non festeggiare un giorno.

venerdì 11 febbraio 2011

TREMONTI FOR PRESIDENT?


«Vi dico una cosa: i treni che vengono dal Nord hanno i moscerini spiaccicati sul finestrino, quelli dal Sud no. Sono più veloci i moscerini dei treni» Che biricchino, il ministro dell'economia del governo Berlusconi, scherza amabilmente su uno dei tanti problemi che affligge il meridione, quasi come se avesse scoperto adesso che c'è qualcosa che non va. In treno, ha spiegato Tremonti, «...da Milano a Roma si va in tre ore, da Roma a Reggio Calabria siamo partiti alle 12 e arrivati alle 19. Poi siamo venuti su in pullman e anche qui ci sono molti cantieri quindi vuol dire che qualcosa è in atto, però serve l’autostrada». A chi chiedeva se occorreva fare il viaggio nel Sud per rendersi conto della situazione, il ministro ha replicato: «». E certo, probabilmente perchè il ministro  non aveva una  conoscenza personale del sud, non aveva mai viaggiato da solo prima  di diventare  uomo di governo, non si era mai recato per motivi personali o legati al suo lavoro, dappertutto in Italia. Mi sfugge il motivo "istituzionale" che porterebbe un ministro dell'economia a fare un viaggio del genere, piuttosto che un ministro dei trasporti o dell'interno o il premier in persona. Non mi sfugge invece il fatto che Tremonti è uno dei pochi (se non l'unico) esponente di rilievo della maggioranza che non ha preso le difese del premier in relazione ai recenti scandali;  non mi  sfugge che continua ad arginare i proclami del governo su investimenti da fare (sempre gli stessi) precisando che "non ci sono i soldi". Non mi sfugge che ormai Berlusconi è alla frutta, che dovrà per forza lasciare la scena volontariamente o no; che il PDL dovrà trovare un candidato premier presentabile che sia "pulito" dalle polemiche e di spessore internazionale. In attesa della campagna elettorale, mettersi avanti con il lavoro non guasta. Dei treni? Ma non gliene frega niente, se non fosse così avrebbe agito prima, senza bisogno  di sopralluoghi-farsa come quello dei giorni scorsi. Sono anni che Trenitalia taglia  treni al sud.  E non mi sfugge neanche la presenza dei due segretari generali dei sindacati gialli CISL e UIL.  

mercoledì 9 febbraio 2011

I meridionali, la “MalaUnità” e la sindrome di Fantozzi



L'avete presente il finale del primo film su “Fantozzi”, la brillante saga tragicomica che ha visto come attore protagonista Paolo Villaggio? Il nostro sfortunato ragioniere, dipendente della Megaditta, dopo una delusione amorosa con la signorina Silvani decide di farsi mandare in una sorta di reparto punitivo. Qui incontra un giovane intellettuale rivoluzionario - il compagno Folagra -  dalle idee e la dialettica un po' confuse ma efficaci, che convince Fantozzi ad abbracciare il marxismo. Dopo innumerevoli notti passate piegato su “letture maledette”, attraverso le quali il ragionier Ugo apprende verità nascoste, urla tutta la propria rabbia: “Ma allora mi han sempre preso per il culo!”. E' la molla che lo induce a scagliarsi, anzi a scagliare letteralmente un sasso, contro i padroni a cui fino ad allora era stato fedele.
Tanti meridionali, in questi mesi di celebrazioni del 150° anniversario dell'unità d'Italia, stanno provando le medesime sensazioni di Fantozzi. Non è da ora che hanno capito di nutrire un amore non bilaterale, non corrisposto dalla signorina Silvani di turno: l'Italia nata nel 1861 dall'annessione savoiarda. Lo avevano compreso empiricamente anche i loro avi, contadini scacciati dalle terre comuni, migranti sulle navi della speranza per gli Stati Uniti e l'Australia, carne da cannone nelle trincee sul Carso o nelle sciagurate aggressioni coloniali fasciste, operai-macchine nelle fabbriche di Agnelli. Ma, da buoni testardi, i meridionali non hanno smesso mai di tentare, tramite approcci galanti al limite della prostrazione, di indurre la Silvani tricolore a mutare atteggiamento nei loro confronti. In fondo anche “sui monti di pietra può nascere un fiore”, cantava Gianni Morandi.
A tutto, però, c'è un limite. Pure il più cocciuto degli infatuati a un certo punto getta la spugna e cerca di conoscere il perché del rifiuto. E' il momento delle pause di riflessione, degli interrogativi. E' il momento del confino volontario, in cui è possibile che si incontri qualche intellettuale  anticonformista come Folagra, che si incappi in “letture maledette” sulla vera storia dell'unità d'Italia. Quella storia che qualcuno comincia a chiamare “MalaUnità”. Come il collega di Fantozzi, questi scrittori, giornalisti, storici e musicisti hanno tanta collera dentro, intraprendono strade spesso contorte e dalle mete non certe, ma mettono il dito nella piaga e puntano i riflettori su vicende umane e politiche celate e rimosse.
Arrovellati da mille domande, ecco i nostri meridionali con gli occhi solcati dalle notti insonni,  piegati su “Terroni” di Pino Aprile, sulle opere semi-clandestine di Nicola Zitara, le autobiografie di ribelli come Carmine Crocco, qualche frammento gramsciano (“Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono di infamare col marchio di briganti”, affermava  il comunista sardo nel 1920) e le inchieste di chi odia un re (Savoia) perché ne avrebbe voluto un altro (Borbone). Un cocktail micidiale, insomma. Eccoli incollati ai video di Youtube realizzati alla meno peggio, a qualche film prontamente ritirato dalle sale o irreperibile. Eccoli ad autoprodursi “compilation dell'orgoglio meridionale”,  mettendo una buona dose di Eugenio Bennato, un pizzico di Rino Gaetano, qualche pezzo degli Stormy Six del 1972 (non neoborbonici calabresi, ma marxisti-leninisti milanesi), una punta di Nino Forestieri; il tutto condito con gli inni di Valerio Minicillo ed Eddy Napoli e insaporiti dalle sonorità word music, hip-hop e rock dei gruppi della scena alternativa (Almamegretta, Kalamu, Kalafro e altri).
Dopo l'orgia di libri, filmati e canzoni, anche i meridionali – alla stregua di Fantozzi – capiscono che le cose non sono andate come ce le ha descritte la storiografia ufficiale. Capiscono che quella del Meridione non è stata proprio una liberazione, festeggiata da folle di contadini, donne e bambini sorridenti, e che il Sud prima del 1861 non era affatto il paese di Pulcinella. “Ma allora ci han sempre preso per il culo!”, gridano pure loro, pronti a scagliarsi contro la “Megaditta”che celebra l'unità nazionale con mostre, convegni e solenni parate.
Ben venga questa ribellione. Ben venga questa nuova coscienza, soprattutto da parte dei giovani meridionali che, come i propri padri, nonni e bisnonni, ripongono le proprie speranze nelle valigie che li accompagnano verso il Centro-Nord. Migranti, “terroni viaggianti”, per non fare i disoccupati in loco, oppure la manodopera delle cosche. Questa rabbia è sana e vitale e può essere incanalata nelle folate di Scirocco che, dopo aver toccato paesi mediterranei fratelli come la Grecia, l'Albania, la Tunisia e l'Egitto, ora puntano dritte all'Italia. Ma dall'esperienza vissuta da Fantozzi bisogna trarre tesoro anche degli errori, per non essere destinati al medesimo epilogo. Ricordiamo come finì il film: dopo il gesto estremo Fantozzi viene inviato a conferire dal Mega Direttore Galattico, che lo spedisce nell' “acquario dei dipendenti” a fare bella mostra di sé come “triglia umana”. Un fenomeno da baraccone, insomma, una caricatura da mostrare per il pubblico ludibrio altrui. E' questo il rischio che non deve correre il nuovo meridionalismo: quello di essere tacciato come nota di folclore, come macchietta, facendo proprie prospettive fuorvianti e antistoriche, vedi il ritorno a monarchie deposte. Oppure di essere speculare, di essere l'altra faccia della medaglia, delle pulsioni separatiste intrise di razzismo, xenofobia, egoismo localista che fuoriescono dalla pancia del Nord e danno vita a mostri come la Lega.
La ribellione per riproporre al centro dell'agenda politica la Questione Meridionale può e deve essere una cosa seria. Da essa dipende il futuro delle nuove generazioni di calabresi, siciliani, lucani, pugliesi, molisani, sardi e abruzzesi. Una cosa troppo seria, appunto, per essere riposta nelle mani di pittoreschi gendarmi borbonici pronti a riconquistare Gaeta o di vecchie volpi della malapolitica, alleate di governo di Bossi, e dei loro autoproclamati movimenti, partitini e mini-leghe di matrice “sudista”. La lotta per rimediare i danni della “MalaUnità” va condotta sul piano della controinformazione, riprendendoci la nostra memoria storica e la dignità rubata, dando decoro non solo ai nostri martiri ma anche alle nostre eccellenze. Sul piano della mobilitazione di piazza, per ribaltare l'atteggiamento nordcentrico di tutti i governi degli ultimi 150 anni (a parte piccole parentesi); per impedire l'ulteriore spoliazione dei servizi pubblici, i trasporti e l'economia del Meridione, divenuto pattumiera di scorie altrui e deposito di opere inutili e dannose; per liberare il territorio dalle mafie, le massonerie e i potentati, prima foraggiati dai capitalisti del Nord e oggi tutt'uno con questi. Una lotta che va condotta anche e soprattutto dentro le forze democratiche, i movimenti progressisti, le organizzazioni sindacali e le articolazioni varie della società civile, pure questi non esenti da subalternità al “vento del Nord” e pregiudizi antimeridionalisti. E' uno scontro arduo, certo, ma una delle “doti” che ci vengono universalmente riconosciute non è la “capa tosta”?
Fantozzi è andato in paradiso e poi è risorto. Perché non possono fare altrettanto i meridionali?
* consigliere provinciale Prc – Reggio Calabria

martedì 8 febbraio 2011

Il consigliere legh/razz-ista non si alza in piedi

Giuseppe Civati, consigliere regionale lombardo del Partito Democratico, racconta sul suo blog che Cesare Bossetti, consigliere della Lega di Varese e amministratore unico di Radio Padania Libera (eletto nel famigerato listino di Formigoni senza preferenze), durante il minuto di silenzio per i quattro bambini rom morti a Roma richiesto dal Pd e concesso dal presidente (leghista) Davide Boni, non si è alzato in piedi. 
Anche io, come Civati, non ho niente da commentare. 

venerdì 4 febbraio 2011

La fontana perduta...o rubata?

La fontana "perduta" (foto di S. Autellitano)
 "....In Piazza Castello, prima dei lavori di restyling dell'area (ultimati nel luglio del 2007), faceva bella mostra una fontana in bronzo del 1700, raffigurante un delfino, collocata in quella sede dopo il terremoto del 1908 e di cui si sono perse le tracce.  Si tratta di un'opera identica alle “Tre fontane” di Via Giudecca, nella zona collinare della città: con queste, infatti, faceva parte di un lotto proveniente dai ruderi della “Fontana Nuova” (conosciuta pure come Fontana della Pescheria), che un tempo sorgeva sul Lungomare di Reggio..." (da Wikipedia) 

Che fine abbia fatto la pregevole opera bronzea del settecento, al momento non è dato sapere, visto che alle numerose e ripetute richieste di chiarimenti da parte di semplici cittadini prima, del consigliere provinciale Omar Minniti dopo, ed infine della giornalista Caterina Tripodi del giornale Il Quotidiano, coloro i quali dovrebbero essere al corrente  non hanno risposto o hanno risposto evasivamente. Addirittura il soprintendente ai beni architettonici di Reggio Calabria non ha voluto rispondere nemmeno telefonicamente alle domande della giornalista de Il Quotidiano, come se l'argomento non fosse di sua competenza (fonte: Il Quotidiano della Calabria del 4 febbraio 2011). Non è credibile che nel caso in cui le operazioni di  asportazione dell'opera bronzea si siano svolte regolarmente con l'autorizzazione e la supervisione degli esperti preposti nessuno sappia dare una risposta in merito. Sarebbe interessante anche sapere perché nel progetto di restyling della piazza è stato eliminato un vero e proprio monumento parte integrante della storia del posto. (Meno male che non hanno deciso di eliminare anche il Castello Aragonese, per fare spazio). Se l'argomento non fosse per me estremamente serio, direi che ci sarebbe anche da ridere: sono andato a  vedere dov'è la sede dell'ufficio del Soprintendente ai beni architettonici di Reggio Calabria, ed ho scoperto che si trova in Piazza Castello n°1, nel palazzo che era sede del Compartimento delle Ferrovie, praticamente di fronte al  vecchio sito della fontana scomparsa. E allora, se gli addetti ai lavori non rispondono dopo giorni e giorni, è più che legittimo avere dubbi sul destino della fontana. Per questo un comitato di cittadini sta predisponendo un esposto alla Procura della Repubblica chiedendo che l'Autorità Giudiziaria accerti il destino della fontana e qualora risulti che la stessa è stata sottratta illecitamente, persegua penalmente i colpevoli.

giovedì 3 febbraio 2011

Caro Nord...

Caro NORD...ma sei sicuro di esistere? O forse per esistere hai dovuto annetterti, invadendolo senza neanche dichiarare guerra, un SUD che già esisteva da secoli (e non era SUD di nessuno, ma uno stato  florido e potente)?