"passo la vita fuggendo dalla mia ignoranza"
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martedì 31 maggio 2011

Reggio Calabria: "dici chi sei e fai quello che vuoi".

Questo filmato documenta un episodio sconcertante avvenuto qualche giorno fa in autostrada a Reggio Calabria: sconcertante è il comportamento della signora, che viene bloccata mentre va controsenso in autostrada, ma ancora più sconcertante il fatto che la signora venga lasciata andare via alla guida del proprio mezzo come se niente fosse successo. Praticamente è stato lasciato libero un potenziale Kamikaze in autostrada, a rischio dell'incolumità sua e di tutti gli altri automobilisti. Presumendo che gli agenti conoscano il loro lavoro, rimane da pensare che hanno volutamente omesso di procedere nei confronti della signora; il perché spero che sarà accertato da chi di dovere. Nel filmato si vede come ad intervenire sono sia agenti del Corpo Forestale dello Stato che anche della Polizia di Stato....ma la parola Stato in questo caso è fuori luogo, andrebbe meglio "paese"...di Giufà!!!

mercoledì 25 maggio 2011

Onestà intellettuale e patrimonio immobiliare

 

Egregio Direttore, 
la tornata elettorale è finita e a Reggio tutti ci diamo da fare per ricavare dai risultati l’interpretazione giusta; come è nostro stile, ci dilettiamo a cose fatte a valutare (col senno di poi) cos’è, cos’è stato, e come avrebbe potuto essere. E anche io, da buon reggino standard, intendo esternare qualche mia riflessione. Prendo spunto dalla lettera pubblicata nella rubrica “lettere a strill”, a titolo ”Onesto che Arena riconosca Reggio impantanata e avvitata su sè stessa”. Io leggo sempre le lettere della rubrica, ma quel titolo mi ha attirato se possibile ancora di più, come una calamita! Ho iniziato a leggere sperando di trovare una lettera ironica, oppure di scoprire che c’era un errore, che il titolo non corrispondeva al testo della lettera…e invece, nel testo ho trovato riconfermato il concetto: “Che Reggio si trovi impantanata e avvitata su se stessa, è chiaro a tutti coloro che l’amano e la rispettano davvero. Negarlo sarebbe puerile ed ignorante. Che il neo sindaco l’ammetta è segno di straordinaria onestà intellettuale, peraltro riconosciutagli.” Forse mi è sfuggito qualcosa: ma il neo Sindaco non è la stessa persona che era candidata alla carica con la coalizione di centrodestra? Non è quel Demetrio Arena che ha fatto di …”continuiamo insieme”…il suo motto elettorale? Non rappresenta quella coalizione che ha sempre asserito che i conti del comune sono a posto e che non ci sono problemi economici, ed ha fatto una campagna elettorale sbandierando risultati strabilianti e buona amministrazione? Trovo offensivo per la mia intelligenza attribuire ad Arena “straordinaria onestà intellettuale” da Sindaco eletto, quando lui e la sua coalizione durante la campagna elettorale non hanno fatto altro che dire il contrario. Oppure, se proprio vogliamo farlo, allora dobbiamo anche attribuirgli l’esatto contrario per il periodo pre-elettorale. Possibile che non ci si renda conto che siamo stati presi in giro per l’ennesima volta? Il neo eletto Sindaco, seppur con argomentazioni acrobatiche ha ammesso che i conti della città sono in sofferenza al punto tale da rendere necessaria la messa in vendita del patrimonio immobiliare del comune; tutto questo sfascio è avvenuto durante i due giorni delle votazioni? Due giorni prima era tutto a posto, due giorni dopo siamo nei guai? - Sulla vendita del patrimonio immobiliare rammento un tentativo di risanare i conti del comune intrapreso nei primi anni 90 dall’allora commissario prefettizio D’Aloiso, che con superficialità dettata credo da fastidio per l’incarico ricevuto mise sul mercato alloggi comunali senza alcuna tutela per gli affittuari degli stessi; con il risultato che molte famiglie corsero il rischio di rimanere in mezzo ad una strada non avendo denaro disponibile e non potendo ottenere alcun tipo di finanziamento dalle banche. Per fortuna, prima che si consolidasse il disastro il prefetto D’Aloiso lasciò il posto ad un certo Italo Falcomatà (non so se il nome dice qualcosa, a proposito di onestà intellettuale e non solo) che con la sua giunta riuscì a ricomporre i pezzi del disastro che stava per avvenire. Adesso che la crisi ha reso ancora più povere le famiglie e la disponibilità economica è praticamente pari a zero, necessita un progetto serio che preveda la tutela assoluta degli aventi diritto, sia per quanto riguarda la prelazione che per l’accesso al credito finalizzato all’acquisto dell’immobile. Per quanto riguarda invece altri tipi d’immobili (palazzi di pregio, terreni, strutture varie), ebbene attualmente il mercato è in crisi e i prezzi di vendita sono praticamente stracciati, vendere adesso sarebbe equivalente a svendere. Certo, se ve n’è la necessità reale tutto può essere una soluzione, ma su questa cosa mi viene in mente qualche titolo di giornale non tanto lontano nel tempo, anzi direi attuale, quando a seguito di un’inchiesta giudiziaria venne fuori che qualcuno era riuscito ad acquisire illegalmente un grandissimo numero di immobili in città e si apprestava ad acquisirne altri; i titoli erano più o meno tutti dello stesso tenore: “si stavano comprando la città!”. Adesso non vorrei che si stesse per ripetere la medesima situazione, considerato il fatto che sappiamo tutti qual è l’ente occulto che gestisce la maggior parte del denaro che circola in questa città; nonostante arresti e condanne a ripetizione, la guerra contro la  ndrangheta non è assolutamente finita. Se il neo Sindaco Arena vorrà dimostrare le sue buone doti di amministratore, di queste cose dovrà tenere conto. Per adesso non ha dimostrato proprio niente, rappresenta solo la continuazione di quello che adesso dice di volere sanare, anche se non ne ha alcuna colpa diretta.

Pasqualino Placanica

martedì 24 maggio 2011

ARMATO DI PAROLA

Stamattina ho ricevuto una email da Flavio Stasi, calabrese, attivista in prima fila contro le centrali a carbone; la premessa era questa: --"Invio questo scritto, uscito nei giorni scorsi sulle pagine di un quotidiano regionale, a redazioni, giornalisti, compagni di una o di dieci battaglie, amici. Lo faccio con lo spirito che è nello scritto stesso, quello di condividere una paura per essere più forte, ma soprattutto di sollevare un problema e di stimolare un ragionamento ed un moto di coraggio in una terra di troppi silenzi"-- Non credo che ci sia bisogno di ulteriori parole...leggete il post...e se credete e ne avete la possibilità, diffondetene il testo:
 
"Erano lì, sedute comodamente a tavola in una pizzeria nei pressi dell'Università, le bestie che una settimana fa mi hanno massacrato per strada senza motivo, in tre. I delicatoni ordinavano un'insalata, ben pettinati, curati, uno di loro di certo lampadato. Io ho il naso fratturato, me lo hanno rotto con pugni e gomitate, e da poco ho rimosso i punti all'arcata sopraccigliare. Mi trovavo lì solo per prendere una pizza da portar via. Dopo avermi visto ed aver sussurrato qualcosa sottovoce tra loro, ghignando, il lampadato si è alzato venendo fuori, nei pressi del forno a legna dove stavo aspettando la mia pizza. Lentamente mi è passato vicino, ha dato un'occhiata fuori dalla pizzeria, dove era parcheggiata la mia macchina, come a dirmi che la stava tenendo d'occhio, dopo di che è tornato al tavolo. 
Li ho denunciati, sono stati identificati, e credo che non abbiano apprezzato granché la cosa. Di ritorno a casa, tra rabbia e paura, mi sono chiesto se è ancora il caso di restare qui, vivendo fianco a fianco con questi guappetti da quattro soldi ma talmente vigliacchi da poter fare qualsiasi cosa se solo hanno la certezza di poter vincere facilmente o di poter scappare al momento giusto. 
 Funziona così: ti massacrano e tu passi i giorni seguenti tra ospedali e caserme, a lavare il sangue dalla macchina, a tranquillizzare chi ti sta vicino mentre allo specchio tranquillizzi te stesso. Loro nel frattempo vanno dall'estetista, spacciano coca e mangiano insalate. 
Non c'è una volante a proteggerti in ogni luogo. Gli angoli deserti e bui nelle città ad immagine di questa società, fatte di lustri in centro e giungle in periferia, sono tanti. Ricordo che ci abbiamo provato, tempo fa, a spiegare che non servono le telecamere e gli eserciti per garantire sicurezza, ma servono luoghi vivi e sociali, colmi di discussioni e di vigili occhi umani, non di inutili occhi elettronici nel deserto. Ricordo che parlavamo proprio del luogo in cui sono stato picchiato per una ventina di minuti, senza che passasse nessuno per aiutarmi in qualche modo. Ricordo che lo abbiamo fatto invano. 
Io non ho il denaro per permettermi una scorta, figuriamoci, e neanche una porta blindata. Non ho il porto d'armi per autodifesa e dovrei comunque essere davvero incazzato per sparare a qualcuno. 
 E allora ti dici: quasi quasi me ne vado, per paura o per quieto vivere. Hanno vinto, perché non sei stato il primo, e non sarai l'ultimo, e sulle piccole vigliaccherie impunite, le violenze di strada, le sopraffazioni di quartiere e le conseguenti paure ed omertà, si costruiscono le grandi mafie e questa società di sudditi e sovrani. 
Allora non me ne vado più. Mi armo di parola. Non conosco nomi e cognomi, ed in verità non voglio conoscerli. So che i vili sanno di esserlo, e dovranno guardarsi allo specchio per quello che sono, e saranno riconosciuti e derisi per quello che sono. Non parlo solo di quei tre, ma di tutti quelli come loro. 
Si aggirano per le città come saprofagi, ma a differenza di questi non hanno nè un'utilità naturale nè una dignità sociale. Io non mi credo né Falcone né Impastato, non state leggendo "l'Idea Socialista", anche perché non ho a che fare con Rina e Badalamenti, ma con poveretti che la società ha trasformato in aspiranti tronisti con troppi film di Tomas Milian alle spalle. E del resto se potessi scegliere, non li metterei in galera, mi basterebbe che si guardassero allo specchio schifati.
Tanta gente in questi giorni, per strada o nei negozi, mi confessa la propria disavventura, esperienza diretta o da genitori, fratelli, amici, quasi come se solo chi ha vissuto qualcosa di simile avesse la pazienza di ascoltare. La mia gente, che avrebbe dovuto avere uno sguardo rabbioso e determinato nei confronti di chi deturpa e condanna con la propria bassezza la nostra terra, che amo più di ogni altra cosa, invece mi guarda con occhi rassegnati e compatenti. No, non me ne vado più. In pizzeria sono passato quasi tre ore fa, due ore fa mi sentivo debole, mentre ora, pur avendo letto solo io ciò che ho scritto, mi sento forte e circondato da miei simili. Allora a voi tre ed a tutti quelli come voi, dico: venite a massacrarmi ora, anche in dieci contro uno. Potete spaccarmi tutte le ossa, potete sfigurare il mio volto e sfasciare la mia auto, potete accoltellarmi o spararmi, ma non farete neanche un graffio a quello che ho scritto, a quello che penso, e resterete comunque delle ignobili bestie senza dignità. A tutti gli altri, alla mia gente, imploro di non avere paura, di non restare in silenzio nei confronti delle ingiustizie e delle violenze, di avere il coraggio di vivere liberi, di essere Uomini. 
 


 

Flavio Stasi
video


sabato 21 maggio 2011

RE-EVOLUCION!


Noi italiani siamo un popolo in ritardo: tutto il mondo si sta muovendo e noi siamo fermi. La protesta è ormai in Europa.

Il manifesto de "Los Indignados"- Vera democrazia subito. (Spagna)

Noi siamo gente comune. Siamo come te: gente che si alza ogni mattina per studiare, per lavorare o per trovare lavoro, gente che ha famiglia e amici. Gente che lavora duramente ogni giorno per vivere e dare un futuro migliore a chi ci circonda.
Alcuni di noi si considerano più progressisti, altri più conservatori. Alcuni credenti, altri no. Alcuni di noi hanno un’ideologia ben definita, alcuni si definiscono apolitici… Ma tutti siamo preoccupati e indignati per il panorama politico, economico e sociale che vediamo intorno a noi. Per la corruzione di politici, imprenditori, banchieri … Per il senso di impotenza del cittadino comune. Questa situazione fa male a tutti noi ogni giorno. Ma se tutti ci uniamo, possiamo cambiarla. È tempo di muoversi, è ora costruire insieme una società migliore. Perciò sosteniamo fermamente quanto segue: 
Le priorità di qualsiasi società avanzata devono essere l’uguaglianza, il progresso, la solidarietà, la libertà di accesso alla cultura, la sostenibilità ecologica e lo sviluppo, il benessere e la felicità delle persone.
Ci sono diritti fondamentali che dovrebbero essere al sicuro in queste società: il diritto alla casa, al lavoro, alla cultura, alla salute, all’istruzione, alla partecipazione politica, al libero sviluppo personale, e il diritto di consumare i beni necessari a una vita sana e felice.
L’attuale funzionamento del nostro sistema economico e di governo non riesce ad affrontare queste priorità e costituisce un ostacolo al progresso dell’umanità.
La democrazia parte dal popolo (demos = popolo, cràtos = potere) in modo che il potere debba essere del popolo. Tuttavia in questo paese la maggior parte della classe politica nemmeno ci ascolta. Le sue funzioni dovrebbero consistere nel portare la nostra voce alle istituzioni, facilitando la partecipazione politica dei cittadini attraverso canali diretti e procurando i maggiori benefici alla società in generale, non per arricchirsi e prosperare a nostre spese, mentre si dà cura solo dei dettami dei grandi poteri economici e si aggrappa al potere attraverso una dittatura partitocratica capeggiata dalle inamovibili sigle del partito unico bipartitico del PPSOE. 
L’ansia e l’accumulazione di potere in poche mani crea disuguaglianza, tensione e ingiustizia, il che porta alla violenza, che noi respingiamo. L’obsoleto e innaturale modello economico vigente blocca la macchina sociale in una spirale che si consuma in se stessa arricchendo i pochi e precipitando nella povertà e nella scarsità il resto. Fino al crollo. La volontà e lo scopo del sistema è l’accumulazione del denaro, che ha la precedenza sull’efficienza e il benessere della società. Sprecando intanto le risorse, distruggendo il pianeta, creando disoccupazione e consumatori infelici.
I cittadini fanno parte dell’ingranaggio di una macchina destinata ad arricchire una minoranza che non sa nulla dei nostri bisogni. Siamo anonimi, ma senza di noi tutto questo non esisterebbe, perché noi muoviamo il mondo.
Se come società impariamo a non affidare il nostro futuro a un’astratta redditività economica che non si converte mai in un vantaggio della maggioranza, saremo in grado di eliminare gli abusi e le carenze di cui tutti soffriamo.
È necessaria una Rivoluzione Etica. Abbiamo messo il denaro al di sopra dell’Essere umano mentre dovremo metterlo al nostro servizio. Siamo persone, non prodotti sul mercato. Io non sono solo quel che compro, perché lo compro e a chi lo compro.
Per tutto quanto sopra, io sono indignato.
Credo di poterlo cambiare.
Credo di poter aiutare.
So che insieme possiamo.
Esci con noi. È un tuo diritto.
Rs

venerdì 20 maggio 2011

A proposito di acqua pubblica...


Da martedì scorso, 17 maggio 2011,  a causa delle restrizioni all’erogazione di acqua potabile posta in essere dalla Sorical, i rubinetti dei cittadini del comune di San Lorenzo  (Reggio Calabria) sono a secco. Le responsabilità sarebbero da addebitare all’amministrazione comunale, anche se mi riesce difficile accettare il fatto che in un paese civile si possa interrompere la fornitura di acqua potabile alla popolazione,quale che sia il motivo, e men che meno per mancato pagamento delle bollette da parte del comune, visto che i cittadini corrispondono  regolarmente le quote dovute, e qualora non lo facciano subiscono  le sanzioni previste dalle vigenti leggi.  I cittadini sono sul piede di guerra e sulla rete fioriscono video in cui gli abitanti del comune minacciano proteste clamorose.  La rabbia dei cittadini, già di per se ampiamente giustificata dall’assenza di acqua, è in più motivata dalla latitanza dell’amministrazione comunale sulla materia. Sembra che il due maggio scorso la Sorical abbia inviato al comune di San Lorenzo una lettera avente ad oggetto la diffida ad adempiere al pagamento dei corrispettivi della fornitura di acqua potabile, con avviso che in caso di mancato riscontro entro il termine di 15 giorni (il pagamento di una somma superiore a 600.000 euro oltre interessi), la fornitura sarebbe stata ridotta drasticamente alla data del 17 maggio alle ore 8,00 (fonte www.laurentianum.net). In effetti così è stato, e la cittadinanza, quindi ne fa carico all’amministrazione comunale sia per la carenza idrica, che per il mancato  preavviso, che viene ritenuto dovuto a negligenza, o addirittura malafede. A questo link un servizio realizzato dagli amici del blog saltolavecchia.com, e sotto un'intervista ad un amministratore comunale, che evidentemente non sa che...pesci prendere! Un esempio utile per riflettere su uno dei temi più attuali: la privatizzazione dell'acqua, ricordando che il 12 e 13 giugno si terranno quattro referendum di cui due riguardano proprio questo argomento. L'acqua è un bene comune, non può essere privatizzata!


giovedì 19 maggio 2011

Ha vinto il "modello Reggio!"

File di elettori al seggio elettorale- al centro, gli asini da legare dove vuole il padrone

“Ha vinto il modello Reggio!” il giorno dopo le elezioni comunali a Reggio Calabria, gli organi di stampa titolano più o meno così. Ed io sono d’accordo! Ha vinto il modello Reggio, quello che ha radici secolari, che ormai è consolidato in una città che per secoli ha subito occupazioni, assedi, invasioni, e quant’altro del genere. La maggioranza dei reggini, alle pressioni (propagandistiche e non) dei giorni della campagna elettorale hanno risposto con il classico detto: “ttacca ‘u sceccu aundi voli ‘u patruni” (lega l’asino dove vuole il padrone). Chi sia il padrone (anzi, i padroni) che questi reggini riconoscono come tale, è evidente dal risultato. Non mi riferisco al sindaco eletto, che è un personaggio nuovo per la politica reggina e che quindi non ha (fino a prova contraria) responsabilità dirette sullo stato attuale della città; vedremo a breve il suo reale spessore, quando da tecnico metterà le mani nella realtà del bilancio comunale, poiché non credo che abbia idea di quello che troverà. Comunque il suo slogan era “continuiamo insieme” e quindi, se il consenso è stato quello che è stato, dovrebbe voler dire che la maggioranza dei reggini vuole che Reggio continui sulla strada dell’amministrazione uscente. E invece, adesso riprenderanno a lamentarsi delle situazioni di degrado, delle tasse comunali esose e non corrisposte da servizi idonei (acqua, strade, spazzatura, etc. etc.), degli stipendi non pagati, delle fatture inevase, dei trasporti inefficienti…come hanno sempre fatto, d’altronde. Si presenteranno agguerriti alle iniziative di protesta che organizzerà l’opposizione, intraprenderanno azioni giudiziarie contro l’amministrazione comunale… tutto come prima, insomma. Reggio è sempre stata un’isola (in)felice rispetto al resto d’Italia, non ha mai deciso per se. C’è sempre stato chi  ha deciso per il popolo reggino, spesso facendolo illudere di essere artefice del proprio destino, ma in realtà manovrandolo subdolamente. È chiaro che per potere manovrare un popolo non è sufficiente volerlo, occorre che il soggetto sia disponibile ad essere manovrato; una cosa che a Reggio non è  mai mancata. Altri due detti caratteristici della nostra terra sono: “chiamu papà a cu mi runa  a mangiari” (chiamo papà chi mi dà da mangiare) e “cu a sira si curca cu me mamma, ‘a matina u chiamu papà” (la mattina chiamo papà a chi la sera va a letto con mia madre). Reggio “papà” del genere ne ha diversi, pubblici ed occulti, e i reggini li premiano votandoli (o votando chi è designato da loro) nel perfetto stile del “modello Reggio”.  Reggio Calabria terra di conquista, terra  disgraziata. Oh, per chi non lo avesse capito, naturalmente...io non mollo!!!!!!!!!

sabato 7 maggio 2011

La pedopornografia è un reato. Senza se e senza ma!

Ho letto da poco l’articolo “La pedopornografia non è reato. Anche se lo è” a firma Annalisa Chirico, pubblicato su “The Frontpage”, sito web di informazione politica. La giovane dottoressa (classe 1986, laurea in scienze politiche “cum laude”, master, laurea magistrale e titoli vari evidentemente conseguiti a tempo di record, almeno a quanto risulta dal curriculum sul suo sito web) entra nel merito delle dichiarazioni del sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui diritti dei minori, rilasciate in occasione della “giornata nazionale contro la pedofilia”. Marziale ha affermato che…“chi consuma immagini pedopornografiche si rende moralmente complice di quanti abusano sessualmente dei bambini ”. La dottoressa Chirico non è d'accordo, e ne spiega il perché nel suo articolo; raramente ho letto un testo così arrogante, farcito di “presunte certezze” assurde. Il tono stesso con cui è scritto non lascerebbe spazio a dialogo sull’argomento ad eventuali interlocutori, e onestamente, penso che ribattere ad una teoria esposta in modo tale non sarebbe proprio il caso se non fosse per l’argomento base da cui scaturisce. La pedofilia. Non la pedopornografia, come sembrerebbe, che è una conseguenza della pedofilia. Di pedofilia (purtroppo) si deve parlare sempre, il più possibile. …”Va da sé che chi fa sesso con un’altra persona senza il suo consenso (minore o maggiore che sia!) oppure commette altre forme di violenza, è un criminale e va punito. Chi invece guarda un video pornografico raffigurante minori, non reca danno a nessuno. Ciò è difficilmente contestabile”….afferma la dottoressa Chirico. Difficilmente contestabile? È chiaro che a chi porta avanti concetti così estremi non ha senso fare discorsi del tipo…”e se nel video ci fosse tuo figlio o tua figlia?”... Vedrò quindi di argomentare con lo stesso metodo  (ma non con la stessa logica) della dottoressa Chirico. Qualsiasi tipo di pornografia esiste perché c’è gente che ha interesse ad approvvigionarsi di materiale multimediale o cartaceo del genere. È palese, quindi, che se non ci fossero i pedofili acquirenti/utilizzatori la pedopornografia non esisterebbe. O sarebbe ad uso e consumo privato del produttore stesso, nel qual caso il reato principale sarebbe la violenza vera e propria. Invece il produttore di solito diffonde il video o le fotografie scambiandole con altri prodotti del genere, oppure in cambio di denaro. Incontestabile quindi è senz’altro l’esistenza di responsabilità morale di chi richiede e consuma un prodotto simile. …“In Italia il mero possesso di materiale pedopornografico è severamente vietato dalla legge. Qual è stato il risultato? Che come sulle droghe, per esempio, il proibizionismo ha di fatto alimentato un mercato condannandolo alla clandestinità (e, dunque, all’assenza di regole).”… continua la dottoressa, prendendo fischi per fiaschi paragonando chi usa la droga con chi usa il materiale pedopornografico; proviamo ad individuare gli attori nei due casi: chi vende droga è paragonabile a chi mette in commercio pedopornografia; il problema viene fuori quando si tratta di analizzare la merce: mentre la droga si ottiene con la manipolazione di piante o sostanze chimiche, il materiale pedopornografico si ottiene con lo sfruttamento di uno o più esseri umani minorenni, in molti casi bambini di pochi anni. Direi che  c’è un’enorme differenza, che anche la legge italiana riconosce ammettendo l’uso personale di droga (è un fatto privato tra il drogato e la droga, non ci sono altri esseri umani di mezzo, consenzienti o no); sarei curioso di sapere quali sarebbero le "regole" che la dottoressa Chirico vorrebbe mettere nel suo (da lei) auspicato mercato legale della pedopornografia. Nell'affannata ricerca di argomenti per potere finire di scrivere il post si avventura poi in un ragionamento oltre che illogico basato su cavilli degni dell’ipotetico avvocato di Adolf  Hitler o di qualche altro criminale indifendibile. …”Il reato esiste se c’è una vittima, se a qualcuno viene procurato un danno…. non possiamo non renderci conto che la vittima non c’è…per le stesse ragioni per cui il “reato” di immigrazione clandestina è un falso giuridico, ugualmente il reato di pedopornografia non esiste (????questa poi..)…Va pure precisato, a margine, che non sempre il materiale pedopornografico ritrae violenze sessuali. Il fatto che il soggetto abbia meno di diciotto anni, non implica che manchi il suo consenso. Quando il consenso manca, c’è il reato. Senza se e senza ma. …una legge dello Stato non dovrebbe costruirci sopra un reato. In Italia, invece, è proprio reato, sebbene i dati forniti dal Censis dicano che il 90% delle violenze sessuali si consuma all’interno delle famiglie; l’8% degli abusi proviene dalle cosiddette figure di riferimento (l’insegnante o il prete dell’oratorio…) e il restante 2% da persone sconosciute. Allora, chi ha a cuore il bene dei bambini e vuole proteggerli dalle mani invadenti di un adulto, non dovrebbe concentrarsi sul contesto familiare piuttosto che su quel due percento?... Eh no! Cara dottoressa, chi ha a cuore il bene dei bambini deve concentrarsi su TUTTO IL 100%, non …“piuttosto che”; questo si, senza se e senza ma!...Complimenti, comunque! Più o meno le argomentazioni che userebbe in tribunale un avvocato senza scrupoli a difesa di un pedofilo accusato di detenzione di materiale pedopornografico.

Intervista a Massimo Canale, candidato Sindaco del centrosinistra a Reggio Calabria.

Massimo Canale
di Pasqualino  Placanica (per Costaviolaonline.it)

Abbiamo incontrato il candidato Sindaco del centrosinistra Massimo Canale e gli abbiamo rivolto alcune domande:
Qual e' il tratto distintivo della sua campagna elettorale?

La mia campagna elettorale e' iniziata esattamente un anno fa, come conseguenza alla mia consapevolezza del fatto che per costruire un’alternativa credibile all’attuale maggioranza che governa la  città da circa un decennio era necessario riallacciare un legame con i cittadini che la politica e il centrosinistra avevano interrotto. Così ho intrapreso il primo esperimento di democrazia partecipata che Reggio Calabria abbia conosciuto. “La migliore idea di Città è l’idea dei Cittadini” è stato il leit motiv di quest’anno. Il nostro programma non è stato redatto dai partiti in fumose segreterie bensì dai cittadini, attraverso forum tematici, mail, sito internet e social network. Abbiamo parlato di politiche giovanili, di trasporti e urbanistica, di arte, di musica e teatro, di pari opportunità, di politiche sociali. Ho girato per i quartieri della città e lo sto facendo tutt’ora, con il mio pulmino che ho voluto chiamare “il Pulmino del Cambiamento”, per raggiungere anche quelli che non hanno dimestichezza col web o che per motivi di lavoro o altro non possono essere presenti alle numerose iniziative; ma anche per conoscere meglio e a fondo la città che mi  candido ad amministrare, ed i reggini mi hanno accolto dovunque con interesse partecipandomi le loro esigenze e legittime aspettative.   I protagonisti, quindi, sono stati i reggini. Dal mio sito web è possibile a chiunque scaricare il programma che è composto da ben 40 pagine, articolato su varie tematiche. Leggendolo si può capire, al di là degli specifici argomenti, l’impegno e la cura che sono stati messi da tutti coloro che hanno partecipato alla stesura, che non sono pochi, mi creda.
Qual è l’idea di città proveniente dai cittadini?
Una città normale. Niente opere faraoniche, niente progetti sensazionalistici e dispendiosi, niente slogan pomposi vuoti di significato. I reggini vogliono una città pulita, efficiente, dove vengano garantiti i servizi alla persona, ai disabili, a chi soffre il disagio sociale, che intervenga nelle emergenze, che incentivi le risorse migliori. E poi c’è una grande sete di legalità, di trasparenza, di responsabilità, di rigore. Sono principi irrinunciabili della mia azione politica e sono il mio prioritario impegno per il futuro di questa città.
Quale sarà il suo primo atto ufficiale, qualora venisse eletto?
I reggini devono conoscere la verità. Credo che la prossima Amministrazione Comunale non possa più derogare ai principi di responsabilità e trasparenza amministrativa, specie nella gestione delle risorse pubbliche. Il bilancio comunale non è un affare privato. Il mio primo impegno sarà spiegare alla città la reale situazione delle casse comunali, capirne il debito e procedere al recupero delle risorse necessarie per poter amministrare la città partendo dalle priorità: le politiche sociali, i servizi minimi necessari e il pagamento delle spettanze nei confronti dei creditori.
Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?
Io guardo al futuro di questa città con profondo ottimismo, perché avverto una nuova consapevolezza tra la gente, specie tra i giovani. La gente ha voglia di contare, di farsi sentire e di partecipare. Questa ventata di cambiamento e di freschezza, ne sono sicuro, porterà i suoi frutti.

lunedì 2 maggio 2011

Osama Bin Laden "fulminato" dal Beato Karol?

«L'eliminazione da parte delle forze Usa dello sceicco del terrore Bin Laden all'indomani della beatificazione di Giovanni Paolo II può essere letta come un nuovo enorme miracolo per il mondo regalato dal Papa più amato che tanto tuonò contro la rete del terrore» (Biancofiore, Pdl).
Bene! Adesso, grazie alla parlamentare del PDL Michaela Biancofiore sappiamo che il tanto atteso nuovo miracolo provato scientificamente del Beato Karol è già  stato fatto. Basterà la prova del DNA, che certifichi che il cadavere è proprio quello del capo di Al Qaeda, per proclamare santo Giovanni Paolo Secondo. Il quinto comandamento, "non uccidere"? Che volete che sia, un particolare trascurabile, per una chiesa che ha fatto trucidare in nome della fede centinaia di migliaia di esseri umani nel corso dei secoli....Con buona pace di Barak Obama, che crede di avere il merito dell'impresa.

Drogato di curiosità-da Agoghé

il post è su Agoghé, Blog apolitico e aconfessionale che valorizza la libera e inalienabile voglia di scrivere dei più giovani...ma anche dei vecchi come me!