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venerdì 25 maggio 2012

La giostrina della Villa Comunale

Villa comunale di Reggio Calabria-Entrata

“Usciamo!” - “E dove andiamo?” - “Alla Villa!” Questo scambio di battute tra un bambino reggino degli anni 60/70 ed i propri genitori era per il bambino l’apoteosi del divertimento assicurato. Divertimento che si concretizzava nella passeggiata per i viali del giardino della Villa Comunale,
un giro sul calesse, magari una partita al pallone con altri compagni nello spiazzo sotto gli sguardi di mamme e papà, un bel gelato se d’estate, ma soprattutto nell’interminabile serie di giri sulla giostrina che per decenni ha fatto divertire diverse generazioni di reggini.
Era bellissima... per i bambini di oggi sarebbe solo un rottame rispetto agli standard attuali, ma per me, per quelli della mia generazione, era magica. Niente di speciale, su un pavimento di assi erano fissati su tre cerchi concentrici diversi soggetti: l’aeroplano, Pinocchio, l’elefantino, Biancaneve, il calessino...ma soprattutto, per me era il massimo la macchinina rossa. Avrei aspettato anche ore, pur di poterci salire. 
Per chi mi accompagnava, il vero problema era farmi scendere, in realtà. Iniziavo sempre con tre giri, ma all’inizio del terzo guardavo con occhi imploranti il mio accompagnatore: mio padre, mia madre, uno dei miei zii, e quasi sempre ottenevo di prolungare di un altro paio di giri il divertimento. Il padrone della giostra guardava mio padre, mio padre guardava me e poi dava un cenno di assenso al giostraio, e il divertimento ricominciava.
Ricordo lo sguardo del proprietario della giostra, attento sia al lato commerciale che alla sicurezza dei bambini; era un uomo senza età, almeno per noi bambini, aveva uno sguardo buono, sorrideva spesso, di rado lo si vedeva accigliato. Anche mio figlio ha fatto qualche giro su quella giostra, naturalmente sulla macchinina, prima che il progresso la inghiottisse facendola sparire.
È sparita insieme al suo proprietario; lo hanno trovato senza vita in una strada del centro di Reggio qualche anno dopo la chiusura della giostra. Di quella giostra e di quell’uomo, di cui ho il nitido ricordo ma non conosco il nome, a Reggio non se ne parla più; non sono riuscito a trovare sul web una fotografia, né un articolo, né una citazione storica. Se qualcuno è in possesso di qualche immagine di allora, sarebbe bello che la rendesse pubblica, tutto sommato quei tempi, quella giostra e anche quell’uomo fanno parte della storia di questa città.

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