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giovedì 26 maggio 2016

La metafora del pescestocco


T’a cacciasti cu ‘na mangiata ‘i piscistoccu” (te la sei cavata con un pranzo a base di pescestocco) è un modo di dire reggino per significare una cosa ottenuta a basso prezzo, pagando poco. Cibo di tradizione nordica, il merluzzo dapprima essiccato per essere conservato viene messo a mollo in acqua dolce e quindi reidratato. Sulla sua qualità influisce molto sia il procedimento di essiccazione che quello di reidratazione, l’acqua usata è decisiva. Cucinato in vari modi, associato a cipolle, olive e patate, nei tempi passati costituiva un pasto nutriente ed economico oltre che gustosissimo. Adesso, in realtà, il detto poco si adatta al suo antico significato, visto che il prezzo è salito vertiginosamente come per tante altre antiche pietanze popolari. Eppure per centinaia di anni in provincia di Reggio Calabria davanti ad un tavolo imbandito a pescestocco si sono prese decisioni di peso, lecite ed illecite. Come lo so? Ieri un amico mi ha esposto una sua teoria: una metafora della “rriggitanità”, che ha  a che fare con il pescestocco.
-Sai, una delle pietanze più buone della nostra tradizione, spesso ha partecipato a decisioni storiche in città. Quante cose si sono decise a Reggio davanti a un piatto di pescestocco!-
-Che vuoi dire?- Lo guardo in faccia incuriosito.
-M’immagino, anzi sono certo che sia accaduto, deve esserlo stato per forza. Per esempio, secondo me quando un famoso imprenditore reggino ha deciso di aprire una catena di supermercati in città deve averlo fatto insieme ad i suoi soci durante una “mangiata” di pescestocco. Anche tante alleanze politiche, riunioni decisive per le sorti della città, summit di ‘ndrangheta. Insomma, tutto quello che alla fine è risultato effimero, volatile, illusorio o dannoso. A Reggio secondo me le decisioni importanti le ha decise il pescestocco. Tutte le decisioni che hanno generato un fallimento, o un breve successo.-
- Mi spieghi perché il pescestocco e non, per esempio, le frittole?- Il ragionamento mi diverte e allo stesso tempo mi intriga.
-Anche le frittole, potrebbero essere, ma molto meno. Perché le frittole non sono un piatto per tutto l’anno. Il pescestocco lo mangi tutto l’anno, le frittole no. Forse qualche mangiata di frittole c’è stata, ma non è stata decisiva.- Ride, sa di stare esagerando, ma secondo me è anche convinto di quello che dice. Naturalmente è una metafora, ma manca un pezzo della spiegazione.
-Ok, il pescestocco. Ma perché  le decisioni fallimentari?-

-Semplice: nonostante sia un piatto gustoso, è comunque un cibo povero, ed è facilmente deteriorabile una volta fatto rinvenire. Il pescestocco dopo due ore che è fuori dall’acqua già puzza, si deve cucinare subito. In un certo senso è effimero, se non viene lavorato in breve tempo. Come tutte le iniziative prese in città negli ultimi decenni: dura poco o, se non curato, niente. Davanti a un pranzo a base di pescestocco si riuniscono solo i “rriggitani”, se c’è un ospite forestiero difficilmente viene invitato esclusivamente a pescestocco, gli si propongono prima altri piatti. Ora, se i “rriggitani” si riuniscono per divertirsi l’effetto è eccezionale, lo sai, ma se si riuniscono per cose importanti la storia racconta che da centinaia di anni quasi mai ne è uscito qualcosa di buono. Sai da quanti anni il pescestocco è stato introdotto in Calabria? Circa 500. Quindi non può essere diversamente, è matematico: da cinquecento anni a Reggio la stragrande maggior parte delle cazzate sono state progettate durante una mangiata di pescestocco. E le poche rimanenti durante una mangiata di frittole. – È un grande attore, il mio amico. Mi  guarda con un’espressione semiseria, tra il divertito e il preoccupato, aspettando la mia reazione.  Mi ha convinto, lo saluto e scappo a casa a scrivere questo pezzo.

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