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giovedì 19 aprile 2012

Onore e "nnacamentu"

L’onooore, come lo ha definito il bravo Giusva Branca in un suo magistrale pezzo sulla stupidità umana applicata alla comunità reggina. Da ragazzo facevo parte della gioventù reggina, o rriggitana, come volete voi. Sono cresciuto in mezzo a gente che ne faceva un punto fermo di vita (molti) ed altra gente (pochi) che già allora lo snobbava e (addirittura!) lo combatteva.  Le controversie si risolvevano spesso con l’atteggiamento “‘nnacatorio1”, anche a scuola: un litigio tra due compagni di classe, magari per uno scherzo pesante o per questioni di ragazze, culminava spesso con il famoso “ndi virimu fora!2”. Tutta la classe cessava di interessarsi delle lezioni. E nell’ottica dell’onooore c’era chi si preoccupava di “giustificare” la controversia, atteggiandosi a personaggio carismatico (“nnacandosi”) e convocando i due contendenti per “chiarire”. Spesso non per evitare che due amici litigassero, ma per consolidare la propria figura emergente; la risoluzione della “questione” era una stella da appuntare al petto. E se invece il litigio scoppiava tra due sconosciuti per strada e uno dei due sbottava: “ieu sugnu du Gebbiuni!3”?  Terrore, se il poveretto che sentiva la frase non era in grado di opporre una frase altrettanto ricca di contenuti (!) era quasi sempre costretto ad abbozzare; ma se la risposta era, per esempio : “ieu sugnu i San Robertu!4”, allora la cosa cambiava. “Canusci a tiziu?5” “si è me cuginu! e tu comu u canusci?6” “ivumu a scola aniti, ndi rrispettamu assai!7”. E 99 volte su cento c’era “u chiarimentu8”, che terminava bevendo qualcosa di alcolico in un bar. Alcolico, niente succo di frutta o gassosa, perchè “cull’acqua non si struzza9” e se era vino, il bicchiere pieno, perchè “i menzi biccheri sunnu pi’ menzi omini!10”. Un giorno che intervenni a dividere due ragazzi che erano venuti alle mani, uno dei due, a me sconosciuto, pensando che io intervenissi a favore dell’altro mi apostrofò con la frase: “tu non sai cu sugnu ieu11” e citando un noto delinquente terminò la frase con “ieu caminu cu iddu, vint’anni i carceri, si fici!12”. “Ieu mancu un ghiornu, mi fici!13” gli risposi, suscitando l’ilarità dei presenti. Dentro di me, seppur non ancora ben definita, sentivo avversione per quel modo di agire, e lo ridicolizzavo istintivamente.  Si “nnacavano”, i miei coetanei, e qualche volta, lo confesso, mi sono “nnacato” anche io, coinvolto nel vortice di ottusità regnante. Ma io pensavo... come me tanti altri, ma la maggior parte si adeguava.
Per essere “onooorati” c’è poco da fare, dicevo: non è necessario pensare, anzi è meglio se non si fa. Si, perché da sempre pensare è ritenuto uno sforzo sovrumano, meglio non provarci neanche; se tutti pensassero anche solo normalmente, il minimo indispensabile, i grandi pensatori della storia non sarebbero poi così grandi perché direbbero cose già risapute. La natura è strana: l’unico animale intelligente è l’uomo, ma per l’uomo pensare si rivela una fatica. Più semplice utilizzare il lato animale, quello primordiale. Se tutti pensassero... ma è più comodo non pensare, accettare passivamente situazioni consolidate da secoli di apatia. La mafia e la ‘ndrangheta si definiscono anche “onorata società”, e la parola “onore” ricorre spesso nei rituali arcaici eseguiti nelle cerimonie mafiose. Nella mentalità ottusa chi mantiene l’onooore ha diritto a rispetto, mentre chi non agisce in tal senso è fuori dagli schemi, quindi emarginato perché diverso. Ed agire secondo il concetto dell’onooore é molto più facile: basta lasciarsi trasportare dall’andazzo, comportarsi secondo regole primordiali e preoccuparsi principalmente di quello che pensano gli altri; tendere a fare solo ciò che non é sgradito alla comunità. Concetto, quest’ultimo, che non sarebbe poi tanto male se non fosse che la comunità gradisce soprattutto impicciarsi dei cavoli tuoi, giudicare e condannare ogni azione secondo schemi che definire incivili è un eufemismo. Se un’azione o una condizione è sgradita alla comunità, occorre nasconderla, o se non è possibile nasconderla, rimuoverla. Un tradimento (della moglie) in famiglia, un parente omosessuale, sono condizioni da nascondere, o ancora meglio rimuovere. Ma non abbattiamoci troppo, Reggio “leva ‘a furia14”, ma queste cose accadono dappertutto, purtroppo, anche in zone dove non c’è la giustificazione della mentalità mafiosa.. Sarebbe bello, però, se da Reggio partisse la riscossa della gente civile; dopo tutto, per secoli, millenni fa, siamo stati noi i civili, e gli altri i barbari.


1)lo “nnacamento” è un atteggiamento palese di mafiosità non supportato dalla reale condizione; chi si “nnaca” di solito non è un vero mafioso, ma si atteggia a tale. il termine deriva dall’andatura ondeggiante caratteristica dei guappi di quartiere. “nnacarsi” in dialetto reggino vuol dire muoversi, far presto, ma anche, come in questo caso, camminare ondeggiando, ancheggiare 
2)  ci vediamo fuori! 
3)  io sono del Gebbione! - il Gebbione è un quartiere di Reggio 
4)  io sono di San Roberto! - un paese vicino Reggio
5)  conosci Tizio?
6)  si, è mio cugino! e tu com’è che lo conosci?
7)  andavamo a scuola insieme, ci rispettiamo molto! (il concetto del rispetto ricorre spesso)
8) il chiarimento
9)  con l’acqua non si brinda
10) i mezzi bicchieri sono per i mezzi uomini
11) tu non sai chi sono io
12) io “cammino” con lui, si è fatto vent’anni di carcere!
13) io non ho fatto neanche un giorno!
14) porta la colpa, ne sembra responsabile.

1 commento:

  1. post cult!! aggiungerei..."Tu non sai cu sunnu icristiani!??!?!?"

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