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sabato 5 novembre 2016

C'è l'intimidazione ma non l'intimidito.

L’incendio doloso dell’asilo comunale di Santa Venere non è una novità, e non è un atto rivolto contro i bambini. Punto. 

Sono anni che a Reggio dei criminali compiono atti vandalici particolarmente violenti contro strutture scolastiche comunali, in particolar modo asili. E sempre in periferia. Nel settembre 2010, per esempio, fu ritrovato un ordigno inesploso (e inefficiente)  nel cortile della scuola materna di Cannavò, ed altri casi di presunte intimidazioni simili, sempre a strutture comunali, sono avvenuti nel corso degli anni. Intimidazioni. Potrebbe essere. 

Ma l’intimidazione presuppone delle condizioni che al momento non sembra appaiano.

Ora, se qualcuno vuole intimidire qualcun altro lo fa chiaramente per ottenere qualcosa, e perché ciò sia possibile occorrono due elementi essenziali: che l’intimidazione sia incisiva, e soprattutto che il destinatario dell’atto sappia il perché ne è stato oggetto.  

Da quel poco che conosco in materia di azioni criminali, mi risulta che di solito un atto intimidatorio è seguito sempre da una spiegazione del perché, che ovviamente è comunicata alla persona da intimidire. Oppure è la conseguenza di una comunicazione precedente non andata a buon fine dal punto di vista del criminale.

Ma il destinatario del famoso messaggio, in questo caso chi dovrebbe essere, visto che le strutture non sono private?  I casi sono due: o il destinatario ha ricevuto il messaggio, e allora deve informare l’Autorità Giudiziaria se non lo ha già fatto, oppure non lo ha ricevuto e allora non è un’intimidazione.

L’altra ipotesi è che le strutture comunali danneggino gli interessi di qualcuno e per questo motivo non debbano esistere. Cui prodest? 

In ogni caso non si tratta di attentati contro i bambini, nessuno ce l’ha con loro. Quando si sono verificati gli atti criminali, i bambini non c’erano. Sono altri, per fortuna nostra, i posti nel mondo in cui i bambini sono esposti a incendi e bombe giornalmente senza potersi difendere. 

Direi che invece di buttarla sulla tragedia biblica paventando la discesa di un’orda di novelli Erode, sarebbe il caso di andare a vedere quali interessi tocca la presenza di una struttura del genere, naturalmente nell'ambiente giusto. 

E i bambini per favore, lasciateli stare. Fa comodo citarli, fa sensazione, in realtà i torvi incendiari farebbero lo stesso anche con una salumeria o una stalla, se la cosa gli servisse. Altrimenti dovremmo anche sostenere che se domani sarà incendiata una stalla vuota qualcuno avrà voluto colpire le mucche, o che se salterà la saracinesca di una salumeria i salami sopravvissuti dovranno essere messi sotto scorta. E magari si potrebbe anche creare un osservatorio contro la violenza sui salami gestito da un apposito garante.

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