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domenica 15 agosto 2010

Water (closed) gate

Io non sono tra  quelli che pensano (come concetto assoluto) che se in una disputa tra due uno ha ragione, vuol dire che l'altro ha torto e che quello che ha ragione è un puro, ma in questo specifico caso noto una cosa:  entrambi i contendenti tirano fuori (o minacciano di farlo) presunte nefandezze commesse dall'altro. Fini ed i suoi non hanno ancora sbandierato niente su Berlusconi, forse cercano qualcosa di inedito; il berlusca, tramite il direttore de Il Giornale, ha trovato (chissà chi è la fonte) lo scheletro nell'armadio di Fini e lo ha messo al balcone. Al momento, quindi, giudichiamo su quello che abbiamo: penso che Marco Travaglio abbia fotografato con questo articolo la reale sostanza delle accuse del berlusca.

Di Marco Travaglio

Il capo dello Stato, non si sa bene a quale titolo, intima ai giornali di “cessare la campagna gravemente destabilizzante sul piano istituzionale volta a delegittimare il presidente di un ramo del Parlamento”. Eh no, signor Presidente. Anzitutto nessuno, men che meno lei, può decidere cosa devono scrivere o non scrivere i giornali. L’abbiamo detto l’estate scorsa, quando tentò di salvare la faccia di B. invocando una “tregua” alle rivelazioni sui casi Noemi e D’Addario. Lo ripetiamo oggi che interviene in difesa di Fini. Anche perché, arrivati a questo punto, non ci si può fermare sul più bello. Ora che Il Giornale ha pubblicato la fattura d’acquisto di una cucina Scavolini (4.523,41 euro Iva esclusa) al mobilificio Castellucci, sull’Aurelia, da parte della compagna di Fini, i casi sono due: o ha ragione Feltri nel sostenere che la cucina era destinata all’alloggio venduto da An e affittato dal quasi-cognato di Fini, dunque Fini ha mentito; o ha ragione Fini nel sostenere che quella cucina fu acquistata per un altro alloggio occupato da lui e dalla sua compagna, dunque Feltri ha mentito (e non sarebbe la prima volta). In attesa di sapere chi dei due deve andarsi a nascondere, sappiamo che, diversamente da ministri, sottosegretari e dirigenti della Protezione civile, tutti scrocconi che si facevan pagare tutto da Anemone, Fini e signora la cucina se la son pagata da sé. E nemmeno di gran pregio, visti il prezzo e il negozio non proprio da Vip. Insomma quella coppia di nababbi che ci è stata spacciata dagli house organ della ditta (memorabile la foto di Chi che immortala il cognatino con indosso nientemeno che “una polo Ralph Laurent”, roba da Sardanapalo) è una balla. Resta il dubbio che sia una coppia di idioti che, per arredare un alloggio a Montecarlo, comprano la cucina sull’Aurelia, spendendo almeno altrettanto in spedizione. Ma che soprattutto, essendo mossa soltanto dal vil danaro, abbandona la reggia del politico più ricco del mondo, dove girano soldi a palate, dove anche l’ultima squinzia diventa milionaria scrollando un po’ le tette, e dove trovano un posto al sole persino Stracquadanio e Capezzone. In attesa di svelarci chi è il bugiardo, però, la storia di Montecarlo ci ha già regalato due grandi soddisfazioni. La prima: l’Italia, dopo tanto cercare, ha il suo candidato al Pulitzer. Tenetevi forte: è Maurizio Belpietro. Ieri, su Libero (anzi, Occupato), Mento nel Mento ha svelato di esser “cresciuto nel mito dello scandalo Watergate”, ispirandosi ai “due colleghi più famosi del mondo, Bob Woodward e Carl Bernstein, i quali fecero un’inchiesta a puntate che si concluse con la richiesta al presidente degli Stati Uniti di fare le valigie”. Insomma si ritiene un “cane da guardia” e, “fiutata una pista, non l’abbandona finché non ha spolpato l’osso”. Si spera, per il suo bene, che Woodward e Bernstein non leggano Libero, altrimenti nel sentirsi definire “colleghi” da lui potrebbero metter mano alla querela. Anche perché, diversamente dal segugio bergamasco, scrivevano su un giornale davvero libero, il Washington Post, non avendo come editore un politico nemico di Nixon (negli Usa non si usa). Invece Prettypeter riceve lo stipendio da un senatore del Pdl. Più che un cane da guardia, un cane da riporto. O da compagnia. La seconda soddisfazione ce la regala il Giornale, edito dalla famiglia B. I suoi segugi, Bob Chiocci e Carl Malpica, hanno scovato un arredatore di cucine componibili, il quale rivela di aver sentito dire al mobilificio Castellucci (“ma la certezza non posso averla”) che la Scavolini era destinata a Montecarlo. Il ragazzo “fino a due giorni fa lavorava al centro arredamenti sull’Aurelia” con la moglie. Ma poi, per uscire dall’anonimato col Giornale, s’è addirittura dimesso e la moglie pure, restando entrambi disoccupati e condannandosi a una vita di stenti. Si può immaginare un atto di eroismo più temerario di questo, sull’altare della Verità? I due giovanotti meritano un premio. Lei un posto a Mediaset, o alla Rai (fa lo stesso). Lui il ministero dello Sviluppo Economico.
Fonte: 'Il Fatto Quotidiano'

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