"passo la vita fuggendo dalla mia ignoranza"
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venerdì 8 ottobre 2010

Bazooka e tacchi alti.

Non ci posso credere! Ho scoperto da poco di essere probabilmente il PAZIENTE ZERO di una malattia che adesso (finalmente) si sta diffondendo tra la popolazione calabrese e soprattutto tra gli organi di stampa: "IL DUBBIO". Il 5 gennaio 2010, due giorni dopo l'attentato alla Procura di Reggio Calabria, ho scritto questo post: 
BOMB...OLA ALLA PROCURA DI REGGIO CALABRIA
Domenica mattina, 3 gennaio 2010, alle ore 4,50, un ordigno composto da una bombola di gas innescata da esplosivo è esploso presso gli uffici giudiziari di Piazza Castello, a Reggio Calabria, provocando danni limitati a causa di un malfunzionamento nel congegno, di natura artigianale. Nessun dubbio che se la bomb…ola fosse esplosa avrebbe causato danni maggiori, e che avrebbe causato la morte di chiunque si fosse trovato nei paraggi, anche a causa delle schegge di metallo scagliate dall’esplosione. Molti dubbi, invece, sul fatto che se la bomb…ola fosse esplosa avrebbe causato il crollo del fabbricato; sono rarissimi i casi di esplosioni di bombole che abbiano causato il crollo di fabbricati ed anche in tali casi la bombola era collocata all’interno, non certo sulla strada. C’è un’altra nota stonata in tutta questa vicenda: la bomb…ola è stata collocata davanti al portone dell’ufficio del Giudice di Pace, e non davanti a quello della Procura, che è a fianco, le foto parlano chiaro; si vede benissimo il muro annerito sulla perpendicolare del portone dove è stata messa la bomb…ola; nonostante ciò gli organi d’informazione si ostinano a definire l’attentato “contro la Procura Generale”. Anche le dichiarazioni degli inquirenti vanno nella stessa direzione: la bomb…ola è stata messa alla Procura. Mi domando se, nel caso di attentati contro esercizi commerciali, qualcuno si è mai sognato di individuare come vittima il negozio a fianco a quello che è saltato in aria. Ma se è così, siamo a cavallo! Abbiamo a che fare con un’organizzazione criminale tanto determinata da non avere alcuno scrupolo ad attaccare gli organi dello Stato, talmente organizzata da avere enorme facilità a reperire una bomb…ola di gas, e soprattutto talmente professionale da programmare l’attentato nei minimi dettagli al punto di sbagliare porta presso cui mettere la bomb…ola. Dimenticavo, talmente professionale, inoltre, da costruire un ordigno estremamente sofisticato, così sofisticato da …fare cilecca. Un’armata brancaleone, praticamente. Magari fosse così! L’attentato di domenica mattina contro gli uffici giudiziari di Piazza Castello ha sicuramente una natura criminale di alto spessore, al di la della scarsa professionalità dimostrata dagli esecutori. Paradossalmente è servito a mettere sotto i riflettori la situazione di Reggio Calabria, ed avrà il risultato di provocare un’ulteriore reazione dello Stato, con arrivo di uomini e mezzi, sia delle forze di Polizia che della Magistratura, e con una (auspicabile) stretta nelle norme legislative; senza contare la reazione dei cittadini, che, al contrario di quanto sostengono alcuni organi d’informazione, sono indignati e non hanno paura a dichiararlo. Una cosa prevedibile, talmente prevedibile che mi domando come potessero pensare, i signori mafiosi, di ottenere qualcosa in questo modo. Ma forse loro non lo hanno mai pensato. ----

Il 9 gennaio successivo, visionato il filmato dell'attentato "alla Procura" ho esternato nuove considerazioni in quest'altro post:
Continuo a non capire come possa essere che tutti gli organi d’informazione pubblichino pedissequamente le informazioni che ricevono dagli inquirenti senza neanche accennare ad un minimo di ragionamento sui dati. Sulle mie perplessità in merito ai mezzi usati dagli attentatori ho già detto in altro post. L’ultima notizia, che scaturisce dalla visione del video ripreso dalla telecamera posta sul marciapiede della Procura, è che si nota bene che a guidare lo scooter era una donna, a causa delle calzature e dei capelli lunghi. E su tutti i giornali appare in questi giorni il fotogramma che immortala il piede destro dell’attentatrice, che calza una scarpa di vernice con tacco alto. Una donna alla guida dello scooter per dare meno nell’occhio, dicono i vari “analisti” dei giornali, nazionali e non. Ora, mi domando come si possa pensare che una coppia su uno scooter alle 5 di mattina con una bombola del gas posta tra le gambe della guidatrice possa non dare nell’occhio. Mi domando inoltre se chiunque dei signori che ha accettato la tesi proposta al pubblico si metterebbe delle scarpe scomode in un caso analogo, donna o uomo che sia. Una terrorista, o mafiosa, che va a fare un attentato con le scarpe col tacco, è una balla da oscar planetario. Spettacolare o deprimente a vostra scelta poi, la definizione data dal giornalista di “Annozero” Sandro Ruotolo. Una “lady della ndrangheta”, ha definito la guidatrice dello scooter. Visto l’abbigliamento, io la definirei una “Bond girl della ndrangheta”. Bello poi il passaggio del video in cui si vede che l'attentatore accende la miccia sul motorino, praticamente tra le gambe della ragazza, e poi se la prende in braccio (la bombola con la miccia accesa) e la porta al portone sbagliato. Cerchiamo di essere seri: chi va a fare un attentato con le scarpe col tacco alto, molto probabilmente sa di non correre rischi. Se poi mi sbaglio, allora che cosa c’è da temere? Abbiamo a che fare con una manica di sprovveduti. Lanciano petardi, innescano bombole del gas che non scoppiano, portano i tacchi alti pur sapendo che potrebbero dover scappare a piedi: probabilmente il prossimo omicidio cercheranno di farlo a colpi di fionda. ----

All'attentato "alla Procura" sono seguiti altri atti di dubbia matrice: 
una macchina carica di armi trovata sul percorso che avrebbe dovuto utilizzare il Presidente della Repubblica; si è rivelata una mezza bufala. Ma sarebbe bastato guardare bene il materiale trovato sopra l'auto, per avere subito dei dubbi.
Due macchine assegnate a due giudici differenti si ritrovano con una ruota con i bulloni allentati (1  2); tutte  e  due le auto sarebbero state manomesse nel garage del Tribunale, che dovrebbe essere super sorvegliato. Una bomba viene depositata e fatta esplodere dentro il portone dell'abitazione del Procuratore Di Landro; dentro, ribadisco. 
L'esplosione avviene dentro, e non fuori dal portone: dalle fotografie si  vede benissimo che i  vetri sono all'esterno, sulla strada, cosa che non avrebbe potuto essere se la bomba fosse esplosa all'esterno. E mi domando com'è possibile che l'abitazione di un alto magistrato già oggetto di minacce ed atti più concreti di intimidazione fosse così facilmente ed impunemente avvicinabile da un malintenzionato, al punto di potere  entrare nel portone, depositare una bomba, innescarla (non si parla di telecomando o di comando a tempo) ed uscire senza essere visto.
Successivamente  un'operazione delle forze dell'ordine porta ad una serie di arresti (operazione Epilogo). Quattro degli arrestati vengono tra l'altro accusati dell'attentato alla macchina del giornalista Antonino Monteleone e dell'attentato alla Procura del 3 gennaio 2010. Dal testo delle intercettazioni ambientali e dagli altri atti  relativi all'attentato ad Antonino Monteleone viene fuori un quadro a mio parere incompatibile tra i due attentati. Mi spiego meglio: siamo in presenza di elementi che vanno in giro per la città per mesi su una macchina (sempre la stessa) con sopra microfoni e con un rilevatore satellitare (non si capisce se è quello di fabbrica o un apparecchio installato dagli investigatori), non certo dei professionisti del crimine. Incendiare una macchina è una cosa, attentare alla Procura un'altra; non ne viene fuori certo il quadro dei tipi che un capomafia incaricherebbe di un compito del genere. Certamente, per potere giudicare con sicurezza occorrerebbe avere tutti gli atti, ma c'è un'altra cosa che da da pensare: la relazione dei ROS sul filmato relativo all'attentato alla Procura. La descrizione del conducente non combacia con le immagini diffuse immediatamente dopo l'attentato, e trasmesse anche da Annozero: --"Il conducente - scrivono i carabinieri - vestiva dei jeans, un giubbotto colore scuro, calzava delle scarpe da ginnastica marca Nike.
Lo stesso indossava un casco di colore scuro, non del tipo integrale, ma che comunque gli garantiva il travisamento". Il passeggero, invece, "indossante un casco simile, ma di colore presumibilmente grigio, vestiva una tuta con una scritta sul retro della maglia con evidenti strisce sia sulla stessa che lungo i pantaloni e delle scarpe di colore chiaro del tipo da ginnastica"-- Ma dalle immagini risulta che il conducente calzasse scarpe da donna con il tacco alto, altro che scarpe da ginnastica. E lo afferma anche il giornalista di Annozero che la definisce "Lady Ndrangheta".
Per finire (speriamo) il ritrovamento del Bazooka nelle vicinanze del Tribunale.  Allarme (motivato, ci mancherebbe altro), blitz, conferenza stampa con tanto di lanciarazzi esposto alle riprese dei giornalisti. Peccato che adesso sia venuto fuori che il lanciarazzi esposto non era quello ritrovato, ma un altro che "sarebbe" uguale (a questo punto il condizionale è d'obbligo). Quello esposto è stato ritrovato tempo addietro nelle campagne di Rosarno. Certo, il Bazooka trovato nei pressi del Tribunale "sarebbe" in mano alla Polizia Scientifica, plausibile.
Quello che non è comprensibile è la necessità di esporne un altro, e soprattutto l'aver omesso di specificarlo ai giornalisti. Sarebbe bastata una foto se non dell'originale anche di un esemplare uguale, e invece si è lasciato credere che il bazooka fosse quello. Non hanno detto che era quello, ma non hanno detto neanche che non lo era. Non so perché ma io quel Bazooka lo vorrei vedere....! Nel frattempo a Reggio Calabria arriva l'Esercito, a presidiare gli obiettivi sensibili.

"...Nessuna verità è poi così sicura, ci sono troppi dubbi non fartene un problema" (E. Bennato)






 

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