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giovedì 17 aprile 2014

Il punteruolo rosso e i parassiti della città.



Il punteruolo rosso, coleottero parassita della palma, sta distruggendo un patrimonio botanico di valore incommensurabile, ma soprattutto sta distruggendo una parte di storia di Reggio. E ne sta modificando l’immagine. È lacerante, per me,  vedere piante pluridecennali rinsecchirsi e perdere le foglie velocemente, lasciando in piedi il tronco spoglio simile ad un obelisco funebre. È impressionante vedere tutte le palme cittadine malate (tutte), ma è ancora più impressionante vedere come la città assiste indifferente ad uno scempio del genere. Ho detto la città? Ho sbagliato, dovevo dire i reggini. Perché la città in realtà farà come ha fatto sempre, per migliaia di anni: si adatterà. Modificherà il suo aspetto, le sue esigenze, alla nuova situazione. Le palme un giorno, purtroppo presto, non faranno più parte del contesto cittadino o ne rimarranno solo alcune varietà, quelle non attaccate dal punteruolo rosso. Che cosa mai sarà! I fichi d’india qui da noi non esistevano, prima della scoperta dell’America, anche gli agrumi sono stati importati, il bergamotto si è adattato sviluppando una specie particolare che vive solo qui; la flora, e anche la fauna se vogliamo, si sono sempre adeguati alle situazioni del momento. Punteruolo a parte, Reggio è una città che sembra attirare i parassiti. Il parassita è quanto di peggio possa esistere, si appropria e si nutre di ciò che non è suo, lo fa senza alcun diritto e spesso senza alcuno sforzo, quasi sempre portando la propria vittima alla morte. Di solito attacca le piante, che immobili ben poco possono fare per difendersi. Oppure animali malati, o esseri umani in condizioni disagiate, in difficoltà. A Reggio ci sono altri tipi di parassiti oltre al punteruolo rosso, e anche loro prosperano nutrendosi della loro vittima. Il massone, il mafioso, il politico corrotto, sono figure ormai consolidate nell’immaginazione popolare come responsabili dei problemi che attanagliano Reggio e i reggini al punto da strangolare mortalmente l’economia cittadina e di conseguenza mettere in grave pericolo la sopravvivenza dell’intera società. Non passa giorno senza che i giornali locali, ma anche quelli nazionali, non dedichino almeno un pezzo alla disastrata situazione reggina. E la litania è sempre la stessa: ndrangheta, politica, massoneria, ndrangheta, politica, massoneria, ndrangheta, politica, massoneria.... ogni tanto una bella iniezione di servizi segreti, magari qualche bel faccendiere internazionale. Parassiti. Ma un bell’articolo sull’apatia della loro vittima, ancora non l’ho letto. La vittima è il popolo reggino, la città è solo un contenitore che prende di volta in volta la forma del suo contenuto. I reggini non reagiscono mai, si girano dall’altro lato, al massimo stanno a guardare. Oppure, peggio ancora, aiutano i parassiti a farsi strada e a volte diventano parassiti anche loro. La città reagirà, i reggini no. D’altronde, se non reagiscono contro un qualsiasi “punteruolo”.....

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