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venerdì 12 ottobre 2012

Contiguità e mafiosità...


Ho letto e riletto il testo della Relazione della Commissione d’accesso che ha valutato il caso Reggio. Un massacro, uno tsunami di malaffare e connivenze che rappresentano la vera vergogna per la città. Ho letto e riletto vari commenti, pro e contro l’esito dell’inchiesta, e continuo a chiedermi come si possa ancora sostenere che azzerare l’amministrazione comunale di Reggio Calabria sia stato un atto antidemocratico, inopportuno, o addirittura illegale. Si gioca con la parola contiguità, distinguendola da infiltrazione, ma io dico anche da affiliazione.
Nella relazione la parola “contiguo” appare 22 volte, “contigua” appare 1 volta, “contiguità” appare 11 volte. E la maggior parte dei casi si riferiscono ad elementi già indagati, spesso condannati per reati di stampo mafioso, che vengono definiti “contigui” ad una determinata cosca; ciò perché non esistono elementi che ne possano accertare l’affiliazione, ma non si discute la natura criminale del soggetto. Un elemento contiguo ad una cosca mafiosa non è un elemento che è vicino ad una specifica persona perché ci va al bar insieme, ma che è vicino all’attività della cosca. Ed essere vicini all’attività di una cosca mafiosa, permettetemi, è da censurare come minimo.
È veramente triste leggere lettere e comunicati vari che si arrampicano sugli specchi per cercare di demolire un documento talmente serio e preciso da avere al suo interno alcuni passaggi che definirei quasi comici, seppur giustamente inevitabili. Mi riferisco per esempio al punto in cui il consigliere Eraclini viene segnalato come “controllato” in compagnia di Alberto Sarra, indagato in un procedimento penale; è normale che due esponenti politici, della stessa parte o anche opposta si frequentino, e ci mancherebbe altro. Stessa cosa per il Presidente del Consiglio provinciale Eroi, inserito nella relazione come dipendente comunale, anche lui “pizzicato” con Alberto Sarra. Il problema è che oltre a Sarra c’erano da elencare altre frequentazioni. Un elenco minuzioso e dettagliato di fatti e persone coinvolte.
Nessuno però si permette di dire che i fatti elencati nella relazione non sono veri, e tanto dovrebbe bastare. Invece i difensori dell’indifendibile si appigliano a giochi di parole, a vere e proprie capriole da circo per potere argomentare, e parlano di stravolgimento della volontà popolare, di un’amministrazione eletta dal popolo. Ma era un popolo che non era a conoscenza dei fatti. Un popolo ingannato. Direi che le chiacchiere stanno a zero, chi vuole veramente che questa città riparta, adesso deve dare una mano a spingere il carro, invece di continuare a frenare. Chi frena è un “avversario della città”!

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