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mercoledì 10 ottobre 2012

Reggio Calabria - Ricordi dell'ultimo decennio




Ricordi dell’ultimo decennio...
Ricordo una città fiera di essere in pieno sviluppo, guidata da un Grande Sindaco, Italo Falcomatà che la amava e che troppo presto la lasciò orfana della guida che le era necessaria.
Ricordo un giovane emergente, Giuseppe Scopellitii, allora dai media indicato come prosecutore dell’opera del Grande Sindaco, che eletto quasi per acclamazione alla guida della città si insediò non rinnegando quanto fatto dal suo predecessore, seppur di estrazione politica diversa, ma anzi dichiarando di proseguire nell’opera di rilancio e sviluppo della città.
Ricordo perfettamente i primi anni di gestione del giovane Sindaco, la città aveva due aspetti: di giorno era un operoso cantiere aperto, di notte diventava un grande locale pubblico pieno di attrazioni per i reggini stanchi della faticosa giornata. Almeno questo era quello che appariva agli occhi dei cittadini e dei turisti. Furono iniziati decine di lavori, furono assunti centinaia di reggini nelle società miste del comune e nelle ditte che acquisivano gli appalti. Furono finanziate decine e decine di iniziative, benefiche e culturali, così definite dai promotori. In città giunsero personaggi dello spettacolo mai visti a Reggio proposti gratis ai cittadini dal giovane Sindaco, una delle più importanti radio private nazionali si istallò sul lungomare d’estate, per trasmettere “in diretta da Reggio Calabria!” ed il giovane Sindaco ne divenne DJ onorario, con il nick di DJPeppe. Soddisfazioni, per una città in piena fase di sviluppo economico e turistico.
Ricordo che dopo qualche anno l’attività operosa rallentò piano piano fino a fermarsi, mentre quella frivola e festaiola continuò. Continuò fino a raggiungere il massimo regime quando il giovane Sindaco decise di concorrere alla carica di Governatore della Calabria. Divertimento, feste, festival e concerti.... e soldi a tutti, a pioggia, a cascata, uno tsunami....
Ricordo che il giovane Sindaco fu eletto Governatore, e che il Vicesindaco Giuseppe Raffa ne prese il posto in attesa di nuove elezioni.
Ricordo perfettamente, perché mi ha profondamente amareggiato, quello che successe durante la reggenza Raffa. Ormai credo sia chiaro a tutti, che il tentativo dell’allora Sindaco facente funzioni di sganciarsi dallo sfascio che aveva toccato con mano, al di là dei motivi che lo hanno generato, scatenò la violenta reazione degli “amici di Reggio”. Egli timidamente tentò di diminuire le spese, eliminando alcuni incarichi costosi ed inutili, ma immediatamente i consiglieri che sostenevano la sua coalizione si ribellarono.
Ricordo le trenta firme di consiglieri raccolte ad una “festa” di compleanno per sfiduciare l’allora Sindaco f.f.. (La festa è un elemento ricorrente nella storia dell’ultimo decennio reggino, la si trova, sotto vari aspetti, dappertutto ed in ogni occasione)
Ricordo perfettamente la dichiarazione dell’allora coordinatore del PDL che bluffando minacciò di togliere la fiducia al Sindaco f.f.: non lo fece, e mai lo avrebbe fatto, ne sarebbe scaturito il commissariamento con il rischio anzi la sicurezza che la verità sarebbe venuta a galla, i fatti lo hanno dimostrato, e il centrodestra non avrebbe mai permesso che estranei mettessero le mani nelle carte del comune.
Ricordo le vergognose assenze ai consigli comunali, quando gli “amici di Reggio” boicottavano qualsiasi iniziativa per tenere sotto scacco Raffa.
Ricordo gli appelli alla ragionevolezza che i protagonisti del teatrino lanciavano di giorno mentre di notte si riunivano per smantellare quel poco che reggeva ancora.
Ricordo che alcuni giornali cittadini tramite qualificati commentatori definivano un’onta per la città il commissariamento che altri (me compreso nel mio piccolo) auspicavano. I soliti autorevoli commentatori continuavano ad invocare il buon senso, il supremo bene della città, invitavano a mettere da parte interessi personali e protagonismi ed a ...fare finta di niente, in definitiva.
Ricordo che mentre c’era chi dichiarava senza mezzi termini che il bilancio comunale era allo sfascio, gli “amici di Reggio” negavano tassativamente. Convocavano conferenze stampa, rilasciavano comunicati e interviste ai giornalisti, che di solito, salvo qualche eccezione si limitavano a raccogliere le dichiarazioni e riportarle integralmente. Nessuno faceva in tempo reale la “seconda domanda” ai loquaci amministratori. Eppure era semplicissima: “se è vero che non ci sono problemi, perché la città è ferma, anzi recede?” Qualche giornalista, ad onor del vero, quella domanda la fece, non al tavolo delle conferenze, ma sui giornali, e nessuno gli rispose.
Ricordo il poco coraggio del Sindaco f.f., che non osò dimettersi, seppur lo avesse più volte minacciato. I suoi ormai ex-compagni lo additavano come affossatore della città, come colui che dimettendosi avrebbe causato il commissariamento, l’onta peggiore che avrebbe potuto subire la città. Non ebbe coraggio allora, Raffa, oppure più probabilmente fece i suoi calcoli e cercò di trarre un vantaggio dalla sua situazione poco invidiabile.
Ricordo la calma piatta che subentrò nel centrodestra successivamente alla spartizione  soddisfatta delle candidature per le elezioni comunali e provinciali.
Ricordo il nulla che contraddistinse l’attività dell’amministrazione comunale durante la campagna elettorale, e le giustificazioni che fioccavano sui giornali a firma di autorevoli commentatori e giornalisti: “dopo le elezioni la città deve ripartire, adesso è normale che tutti siano impegnati a cercare voti” disse qualcuno, senza vergognarsi; e nessuno dei grandi commentatori gli rispose a tono, senza vergognarsi per non averlo fatto.
Ricordo che poco prima delle votazioni l’atmosfera indicava concrete possibilità che il sindaco sarebbe stato eletto al ballottaggio; ma il ballottaggio avrebbe messo in pericolo la riconferma del centrodestra, rischiando di mettere alla luce il dissesto di bilancio ed altro ancora.
Ricordo lo stupore di tutti per la vittoria schiacciante al primo turno, imprevedibile per la sua dimensione, del candidato del centrodestra Demi Arena.
Ricordo che pensai, e trovai conforto in tanti reggini nel mio ragionamento, che gli “amici di Reggio” avevano messo in campo, nell’ultima decina di giorni, tutta la loro (pre)-potenza per vincere a qualsiasi costo.
Ricordo
l’immagine del Governatore e del Sindaco neoeletto che stappavano sorridenti, felici, adesso sappiamo che erano soprattutto sollevati dalle preoccupazioni, lo spumante (ma forse era champagne, lo spumante costa poco) in strada, a fianco al Tapis Roulant simbolo del Modello Reggio.
Ricordo che poco dopo la vittoria del centrodestra cominciarono a fioccare i decreti ingiuntivi contro l’amministrazione comunale.... e dal quel momento fu un susseguirsi di passi avanti verso un baratro che c’era sempre stato, ma che gli occhi di una città accecata da fasti e frivolezze non vedevano; per esempio a settembre 2011 l’ENEL chiese al Comune di Reggio Calabria il pagamento di fatture insolute per 9,5 milioni di euro. Il Sindaco minimizzò, come sempre.  Agli “amici di Reggio” fino a quel momento era bastato negare”, ma non solo. Negare, negare, negare, accusare, accusare, accusare, minacciare, minacciare, minacciare. Le tre parole d’ordine del centrodestra di Scopelliti e Arena sono state negare, accusare, minacciare; fino a quando non sono intervenuti enti esterni titolati a indagare e con l’intenzione di farlo. Lo hanno fatto, hanno indagato, e da quel momento, dal momento in cui il risultato delle indagini fu comunicato alla cittadinanza, due delle tre parole d’ordine cambiarono: negare, accusare, minacciare divennero piangere miseria, accusare, scaricare. Ammettere la crisi economica del comune, accusare e scaricare su altri le colpe proprie: dipendenti infedeli, la vecchia amministrazione, la crisi economica. Come se non fosse vero che sono stati loro a governare da dieci anni, come se non fosse vero che i dipendenti infedeli spesso non erano dipendenti, ma gente che era stata assunta con incarico fiduciario, e quindi sotto la responsabilità di chi li aveva assunti. Come se non fosse vero che il giorno prima negavano tutto.
E i reggini?
Ricordo che fin dall’inizio una parte, che successivamente fu definita da Arena i “nemici di Reggio”, si opponeva giornalmente alle bugie che l’amministrazione comunale propinava alla città, tramite varie iniziative di denuncia.
Ricordo che un’altra parte parteggiava apertamente per l’amministrazione comunale, esponendosi con prese di posizione e azioni in contrasto con i “nemici di Reggio”.
Ricordo che una parte stava a guardare parteggiando per una o l’altra fazione, ma senza esporsi; a Reggio non conviene esporsi, si rischia di restare spiazzati alla fine.
Ricordo che un’ultima parte, la più consistente, passò tutto il tempo a oziare senza vedere ne ascoltare, rivolgendo la propria attenzione ai destini della squadra di calcio locale, agli eventi mondani che l’amministrazione comunale regalava alla città a piene mani, alle bancarelle della Festa della Madonna di settembre, ai panini con la salsiccia; “tuttu a postu, u dissi u giornali!” . Dei regali che l’amministrazione faceva abbiamo più chiara la natura adesso, andavano ad allargare un buco nel bilancio che è diventato una voragine, ma allora chi se ne fregava: a caval donato non si guarda in bocca.
Sono terminati i ricordi, adesso siamo ai giorni nostri: la città, per non subire due anni fa l’onta del commissariamento, subisce un’onta peggiore, quanto di peggio potesse accadere in tempo di pace ad una città già stremata da anni di scelleratezze. Il consiglio comunale viene sciolto per “contiguità” mafiosa; la naturale conseguenza, il tanto temuto commissariamento, quello che, adesso lo sappiamo era stato solo rinviato, farà emergere quanto ancora non si sa compresi gli aspetti penali. I reggini non vedranno feste per tanto tempo, avranno ben altro a cui pensare. Speriamo che visto il vuoto di attrattive a disposizione, la loro attenzione si rivolga ai veri problemi della città.

1 commento:

  1. Amarcord....io mi ricordo, a futura memoria per i reggini che questo rimanga scolpito nelle loro menti e nei loro cuori.

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