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domenica 30 settembre 2012

Quando la carta parla.


Leggendo la lettera che Pier Paolo Pasolini scrisse a Maria Franco nel 1970, più delle parole, mi ha colpito l’immagine.*
Scritta a macchina, magari con una gloriosa Lettera Olivetti, firmata a mano, con un inchiostro blu. I caratteri quasi incerti, più chiari o più scuri a seconda del nastro, una S maiuscola sfalsata rispetto agli altri caratteri, una correzione a penna, due virgole aggiunte successivamente...E la carta, un foglio di carta Fabriano, con la filigrana trasparente.
Quella lettera non dice solo quello che vi è scritto; è una testimonianza di un periodo, di un modo di vivere, del pensiero e dello stile di chi l’ha scritta. Quella lettera è unica, non c’è un altro originale.
Ed ho pensato a come avrebbe scritto Pasolini oggi. Sarebbe stata una email, un SMS oppure un messaggio su Facebook? Senza errori, i caratteri perfetti, allineati al millimetro, e la firma in stampatello, come il resto della lettera. La carta, poi... quale carta? L’originale non esisterebbe, tutte le copie sarebbero originali, tutti gli originali sarebbero copie.
Penso che riprenderò ad usare la penna, che troppo tempo ho lasciato nel cassetto.

*La scrittrice e giornalista reggina Maria Franco ha recentemente resa pubblica sul giornale online Zoomsud una lettera che ricevette da Pier Paolo Pasolini nel 1970. Il poeta, dopo aver letto alcune sue poesie, la invitò a leggere, per ampliare i suoi orizzonti, alcuni autori tra i quali Elsa Morante.

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