"passo la vita fuggendo dalla mia ignoranza"
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sabato 1 settembre 2012

Terremoto - La preoccupazione, la paura, il terrore.

Un giorno mi sono trovato a girare per lo zoo di un circo, guardando con tristezza (e, lo ammetto, curiosità) gli animali rinchiusi in gabbie e recinti più o meno grandi, sempre troppo piccoli rispetto al mondo. C’era, tra le altre, la gabbia del gorilla dove vivevano prigionieri due enormi esemplari, credo fossero maschio e femmina. Uno dei due era sdraiato a terra, vicino alle sbarre, in una posa che non esito a definire umana. Per un attimo ho pensato che non era possibile che un uomo stesse prigioniero in tali condizioni; solo per un attimo, poi ho realizzato che era un animale, ed ho pensato che non era possibile che un animale stesse prigioniero in quelle condizioni. Il gorilla mi guardava (almeno credo, aveva lo sguardo rivolto verso di me) con espressione triste, ed a un certo punto si portò la mano alla fronte, come se stesse pensando a qualcosa di particolare. L’imponenza dell’animale mi indusse a domandarmi cosa avrei fatto se me lo fossi trovato davanti libero, e giunsi subito alla conclusione che non sarei scappato, anzi, gli avrei teso la mano in atteggiamento amichevole; non mi faceva paura. Conclusione troppo veloce per non essere sospetta di esagerazione, e per questo continuai a pensarci sopra girando per lo zoo, sempre con lo stesso risultato. Mi convinsi definitivamente quando feci lo stesso ragionamento con un leone e una tigre: sarei assolutamente scappato, sperando di farcela. Non mi ero esaltato, il gorilla mi ispirava fiducia, simpatia, porca miseria lo dico: credo che ci fosse empatia almeno da parte mia. Suggestione o no, l’esito di quel ragionamento se vogliamo sconvolgente, seppur privo di prova reale, mi portò nelle mie elucubrazioni a ragionare sulla paura. Per esempio l’incubo è per definizione spaventoso, terrificante, comunque destabilizzante. I miei incubi (raramente ne ho) sono sempre senza capo ne coda: situazioni impossibili da gestire usando la razionalità e per questo terrificanti. Il gorilla mi è istintivamente familiare e non mi fa paura, quindi non me ne preoccupo, ma è anche vero che gorilla liberi difficilmente ne incontrerò nella mia vita, per me fa parte di un mondo virtuale. L’uomo vive nel mondo reale, la razionalità è essenziale, per affrontare con successo ciò che ci spaventa; in mancanza di razionalità, la paura si trasforma in terrore o addirittura in fobia; terrore e fobia non sono gestibili, portano al caos.
Non conosco l’oggetto, l’oggetto mi minaccia, ne ho paura, cerco preventivamente di difendermi o di scappare.
Oppure non conosco l’oggetto, l’oggetto non mi minaccia, ma proprio perché non lo conosco, l’oggetto mi preoccupa, devo conoscerlo e prendere provvedimenti per difendermi qualora mi minacciasse.
Oppure ancora non conosco l’oggetto, l’oggetto non mi minaccia e non mi preoccupa, lo ignoro e faccio i cavoli miei fino a quando mi minaccia e solo dopo cerco di prendere provvedimenti, oppure, molto più probabilmente, me la faccio sotto.
Paura e preoccupazione essendo situazioni emotive dovrebbero portare l’uomo ad agire  preventivamente e razionalmente; la beata ignoranza, il “...m’incrisciu e mi ‘ndi futtu e tutti i cosi sunnu fissaria…” di Giuntiana memoria lo portano ad avere terrore di tutto quanto non conosce ed ha ignorato seppur essendo al corrente della sua esistenza, nel momento in cui l’ignoto si manifesta, terremoto compreso. Ma non pensiamoci più....passata è la tempesta... aund’è chi rriva a Festa!

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