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martedì 8 dicembre 2009

UN PENTITO.........INCREDIBILE


Immaginavo che una persona responsabile di sei stragi, della morte di decine di persone e di altri reati tra i più gravi previsti dal Codice Penale, qualora si dovesse pentire avrebbe molta difficoltà a comunicare; non perché non sia a conoscenza di fatti e persone coinvolte, ma perché il dolore, la vergogna, il rimorso e tutti quei sentimenti che (secondo me) dovrebbero venir fuori da un animo (veramente) pentito dovrebbero rendergli difficile anche il solo parlarne. Come fa uno che si è pentito a raccontare con noncuranza fatti che lo hanno visto protagonista e che hanno causato la morte di altri esseri umani? Ecco che la deposizione del cosiddetto "pentito" Gaspare Spatuzza non mi convince: io però non l'ho letta, l'ho sentita in diretta e vi posso garantire che sentire parlare è molto differente da leggere le parole dette, specialmente in questo caso. Questo "individuo", criminale incallito a suo dire pentito ha praticamente recitato una storiella senza alcuna sbavatura ed in discreto italiano (il suo titolo di studio è la licenza elementare, ma questo forse non vuol dire niente), rammentando a richiesta luoghi ed eventi relativi a quasi venti anni fa. Il tono della sua voce non mi ha trasmesso quell'umiltà che mi sarei aspettato da un così efferato criminale adesso pentito. Non c'è stato un momento di commozione, né un tentennamento nel rammentare i fatti, e anche quando ha dichiarato di non ricordare, la risposta è stata pronta, senza alcuna pausa di riflessione. Non credo a quello che ha raccontato, perché mi ha dato l'impressione di parlare sotto dettatura, anche se in quel momento non c'era nessuno a dettare. Ho letto da poco il libro di un altro pentito attualmente in auge, Francesco Fonti, che ha scritto "Io, Francesco Fonti pentito di 'ndrangheta e la mia nave dei veleni"; a pagina 4 c'è una premessa che dice: "L'opera è scritta interamente da Francesco Fonti, nato a Bovalino (RC) il 22 febbraio 1948 ed è riportata integralmente e fedelmente senza alcuna aggiunta e/o modifica che possa indurre il lettore ad una interpretazione non voluta dallo stesso scrittore." Ho letto diverse migliaia (veramente) di altri libri di tutti i generi e di autori di ben altro spessore (letterario, intendo, non criminale) e non ricordo di avere mai trovato prima d'ora una precisazione del genere. Leggendo il libro, a pagina 59, mentre parla di tutt'altra cosa, l'autore interrompe il filo del discorso per intraprenderne un altro: "..Dalla frequentazione con uomini dei servizi segreti, deviati o meno, ho appreso che ci sono molte tecniche atte a depistare le indagini. A seconda della situazione si utilizza quella che si ritiene più idonea. Una tecnica ottima, usata spesso, consiste nel bruciare in anticipo una pista investigativa che, se seguita, potrebbe risultare pericolosa. Questa tecnica consiste nel rivolgersi ad un soggetto amico, ovvero un depistatore, e chiedergli (o ordinargli se fa parte di una organizzazione gerarchica) di affermare come vere cose assolutamente false. Tra le varie cose che il soggetto afferma una sola è vera, proprio quella che si vuole non sia oggetto di indagine. Poiché il soggetto ha affermato, per la maggior parte, delle cose false, anche la notizia vera è così assolutamente screditata e nella sostanza bruciata..." terminata questa precisazione, l'autore riprende il filo del discorso precedente come nulla fosse. Io non so perchè Fonti ad un certo punto si mette a dare lezioni di depistaggio, ma la precisazione all'inizio del libro mi lascia credere che un significato in quest'atto c'è. Non so neanche per certo se la deposizione di Spatuzza risponda a questa "tecnica" di depistaggio, se quello che dice sia vero in parte o tutto o per niente, ma sono certo che al momento quello che esiste sull'argomento è solo ed esclusivamente quella deposizione, senza alcuna prova che la certifichi. E se dovesse venire fuori che Spatuzza ha raccontato un bel po' di balle, chi si sognerebbe più di toccare l'argomento Berlusconi = Mafia? Tutto ciò è veramente nauseante.

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