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venerdì 25 dicembre 2009

Raccontare balle è una scienza, non un'ideologia.


Rimango sconcertato dal continuo martellamento di comunicati del Comitato Ponte Subito in merito alla fattibilità del ponte sullo stretto; ho più volte detto che i comunicati di questo Comitato sono privi di sostanza e l’ultimo, ripreso da Strill.it è la prova più certa di questa mia affermazione. Con grande soddisfazione i promotori del Comitato dichiarano di avere finalmente “sgombrato il campo”--… dalle tante banalità e inasattezze che circolano in questi giorni in cui si riparla di costruzione del Ponte...--! Il tutto tramite un’intervista rilasciata dall’ingegner Giuseppe Fiamminghi, direttore tecnico del Ponte sullo Stretto rilasciata al Sole 24 Ore e definita “nota scientifica molto approfondita” dal giornalista autore dell’articolo di Strill.it. Da questa nota in cui l'ingegner Fiamminghi auspica "più scienza e meno ideologia" apprendo che: --… il rischio sismico esiste, ma il nostro compito, come scienziati, è valutarlo e affrontarlo, riducendolo o addirittura azzerandolo…-- “azzerare” il rischio sismico? cosa mai sentita dire, perché ritenuta al momento impossibile, da nessuno scienziato moderno; apprendo anche che i sismologi sono in grado di prevedere che un terremoto di magnitudo 7,1 non si verificherà prima di 2000 anni (peccato che invece non siano in grado di prevedere con certezza neanche se se ne verificherà uno entro 48 ore); ancora apprendo che è in atto un sistema di monitoraggio ambientale da 40 milioni di euro diviso in tre fasi, di cui una “ante operam”, una "in opera", ed una "post operam": mi domando cosa succederebbe se in corso d’opera si scoprisse che i danni ci sono! si fermerebbero i lavori? Detto questo, non intendo cadere nel tranello della macchina propagandistica pro-ponte perdendomi in considerazioni tecniche, che tra l’altro sarebbero di competenza di persone ben più titolate di me. Io continuo a ribadire che prima di parlare di fattibilità del ponte occorre dimostrarne l’utilità; argomento che i fautori del ponte sfuggono sistematicamente, come dimostra il comunicato di ieri. Prima di spiegare perché il ponte è tecnicamente fattibile (in modo attendibile, non come fatto dall’ingegner Fiamminghi che parte da presupposti palesemente inesatti) questi signori ci devono dire perché all’improvviso, dopo fatto il ponte, 6000 autoveicoli l’ora dovrebbero attraversarlo nei due sensi di marcia; dovrebbero dirci perché all’improvviso 200 treni al giorno si dovrebbero spostare dal continente alla Sicilia e viceversa; quale sarebbe la novità? Una gita sul ponte? Non stiamo parlando di collegare tra di loro due continenti con miliardi di abitanti. Dovrebbero dirci perché non è invece possibile, con molto meno dei soldi (teoricamente) impegnati per la costruzione del ponte, potenziare il traffico navale nello stretto per i passeggeri, imbarcare i mezzi pesanti dal porto di Gioia Tauro e creare le infrastrutture in Sicilia e Calabria per accogliere meglio il traffico navale. Dovrebbero dirci dove pensano che saranno riassorbiti i lavoratori impegnati per la costruzione del ponte alla fine dei lavori. Dovrebbero dirci cosa pensano possa passare per la testa di un turista che secondo loro partirebbe da chissà dove per vedere un mostro di ferro e cemento. In definitiva, dovrebbero dirci perché "questo ponte s’ha da fare" a tutti i costi! Dopo che ce lo avranno detto in modo esauriente ci potranno anche spiegare se si può fare. Ma una considerazione tecnica la voglio fare, mi scappa proprio: dai dati che vengono diffusi sulla resistenza del ponte ai terremoti emerge che: --Il progetto prevede che l'opera resista senza danni strutturali a sollecitazioni sismiche fino a magnitudo 7,1 (esattamente pari a quello del Terremoto di Messina del 1908). Gli abbassamenti verticali dell'impalcato nella condizione più sfavorevole (quattro treni simultaneamente presenti sul ponte) sono stati calcolati in 15 m (a un quarto della luce) e un concomitante innalzamento di 7 m ai tre quarti della luce, con dislivello verticale totale di 22 m pari a 1/150 della luce e corrispondenti pendenze longitudinali del 2%-- (da Wikipedia). Vorrei che qualcuno mi smentisse, ma da questi dati io capisco che in caso di terremoto di 7,1 gradi Richter il ponte reagirebbe con un colpo di frusta tale da scagliare tutto quello che vi si trovasse sopra in quel momento…che ne so…vogliamo dire dentro l’Etna, tanto per restare in zona? E allora la sicurezza che intendono i signori progettisti a cosa è riferita? Al loro giocattolo, e non alla gente che in quel momento vi si troverebbe sopra. Il ponte resiste e la gente vola; ma secondo l’ingegner Fiamminghi per 2000 anni non c’è pericolo, glielo hanno detto i sismologi.

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