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sabato 2 gennaio 2010

IL NUOVO INCIUCIO


Si apre il dialogo per le riforme, con la benedizione del Presidente della Repubblica. Con il dialogo si aprono tutta una serie di trattative sotto banco che dovrebbero, nell'intenzione dei dialoganti, sistemare tutte le faccende sospese di interesse comune (tra di loro) e non, tra cui per esempio i processi in corso che vedono imputato il premier. Ma non solo quello, perchè è chiaro che il vecchio detto "do ut des" sarà la parola d'ordine di questo "dialogo". Ci sarà una serie di scambi di favori e cortesie tra le righe di questo accordo che logicamente non dovranno essere percepiti dal popolo prima della stipula e possibilmente neanche dopo; tra l'altro, come ho detto, dovrà essere chiuso una volta per tutte l'argomento della processabilità del signor Silvio Berlusconi. In un modo o nell'altro. Per potere condividere una cosa del genere, l'attuale opposizione ha bisogno di una giustificazione importante da esibire alla propria base elettorale; qualcosa del tipo: --non potevamo fare altrimenti, perchè le riforme andavano fatte, questo era il male minore, e senza l'accordo sul berlusca non se ne faceva niente--. Guarda caso, a sancire la necessità di fare le riforme, proprio il 31 dicembre nel suo discorso di fine anno, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano! Chi potrà sostenere adesso, a sinistra, che le riforme non sono necessarie? Successivamente, seconda parte della sceneggiata, ci sarà tutta una serie di proposte assurde della maggioranza, immediatamente rimbeccate dall'opposizione, che serviranno a sviare l'attenzione dai veri argomenti ed a creare quel bottino di "vittorie" della sinistra utili da mettere sul bilancio finale di quanto ottenuto nella trattativa, per il pubblico. Alla fine diranno: --si, abbiamo dovuto cedere sul berlusca, ma abbiamo evitato che.....--! Ed hanno gia iniziato la pantomima: il ministro della funzione pubblica Renato Brunetta ha appena proposto la modifica dell'articolo 1 della Costituzione Italiana; "l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro" secondo lui non ha alcun significato. Naturalmente è subito insorta la sinistra, a difendere la memoria e le decisioni dei Padri fondatori. Adesso ci sarà qualche giorno di polemica, in modo da accumulare titoli sui giornali, e poi la cosa sarà messa da parte per potere essere utilizzata come bottino di guerra dall'opposizione al termine delle riforme. Poi verrà un'altra proposta "improponibile", probabilmente da qualcun altro, e così via. Alla fine verrà sfornata la pietanza che ci dovremo mangiare volenti o nolenti. Apriamo gli occhi, è già successo e gli attori principali sono gli stessi di allora.

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