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sabato 23 gennaio 2010

Il PD calabrese: L'armata Brancaleone


Da sempre la storia ci insegna che le armate composte da mosaici di razze, oppure ideologie, o meglio ancora da mercenari, si sono sempre sfaldate alla prima occasione aldilà dei risultati ottenuti. Mi sorge il dubbio che i fautori del bipolarismo politico abbiano pensato proprio a questo, sperando rispettivamente che l’altra parte si sfaldasse analogamente ai grandi eserciti del passato. La situazione attuale è penosa, inutile negarlo, con una maggioranza che si tiene unita a forza di ricatti reciproci e la consapevolezza che comunque l’opposizione meglio non sta. Con un’opposizione ridicola che per anni ha fatto campagne elettorali basate sulle “biricchinate” del leader avversario e che ha cambiato continuamente leader nazionali e locali a fronte di un unico avversario negli ultimi 15 anni. Ma adesso, quando ormai l’esperienza dovrebbe avere insegnato non qualcosa, ma tutto, assistiamo all’apice dello sfascio totale: lo spettacolo vergognoso che il Partito Democratico calabrese sta dando in questo giorni sta praticamente consegnando nelle mani del candidato della destra il prossimo governo regionale. Non è che la cosa sia un male a prescindere, anzi, ma la palese debolezza di una delle parti in lizza potrebbe causare l’infiltrazione di elementi diciamo “poco adatti” a rivestire cariche amministrative perché supportati da elettori interessati “economicamente” (o per altri motivi, e con un'opposizione come quella che a questo punto dovrebbe prospettarsi non c'è da stare allegri). Sembra il testo di un pezzo da “Zelig”: fino a qualche giorno fa il PD basava la sua campagna elettorale sulla democraticità delle primarie; successivamente, a seguito di una voce relativa ad un accordo con l’UDC secondo cui in cambio dell’alleanza il partito di Casini avrebbe addirittura ottenuto la candidatura alla presidenza, il PD sospende le primarie (come dire, a chi ha un po’ di cervello: la democrazia va bene ma eventualmente decido io); a seguito di ciò il presidente uscente Loiero si dissocia e minaccia di candidarsi da solo (come dire: il candidato devo essere io, perché sono talmente fedele al partito che se non mi candidate me ne vado); in risposta il PD si autoconvoca stigmatizzando il comportamento di Loiero, con un documento firmato da centinaia dirigenti (credo che siano giunti ad un migliaio, una volta negli eserciti c’erano più soldati che ufficiali ma ormai senza gradi nessuno combatte più); il giorno dopo esce un comunicato del vice presidente dell’assemblea regionale PD Pino Gentile, che si dissocia dal documento e chiede conto della firma messa a suo nome arbitrariamente, avanzando anche sospetti sull’autenticità di altre firme; ma ecco il colpo di scena: il dirigente del PD di Cittanova Pino Gentile risponde al suo omonimo, sempre sulla stampa, che la firma è la sua, e che non può pretendere di avere la titolarità del nome (in un partito serio un equivoco del genere si sarebbe risolto al proprio interno con una semplice telefonata mentre in un partito come l’attuale PD sono di moda le sceneggiate che si trasformano in farsa); per finire (ma solo fino ad oggi) la famosa assemblea degli autoconvocati, guarda caso, è stata rinviata a data da destinarsi con le solite motivazioni fumose. Risultato: addio primarie; ennesima figuraccia di fronte agli elettori; chiara immagine di scarsa coesione e pessimo coordinamento. Ma chi li vota a questi? A proposito, complimenti all'UDC che è in grado di spostare i suoi elettori come pecore da destra a sinistra in tutta Italia, garantendo accordi di tutti i tipi a seconda della convenienza. In Calabria è riuscita ad annullare la sinistra e probabilmente adesso farà l'alleanza con la destra. Sarà stata una cosa voluta?

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